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La parte creativa della scrittura

La parte creativa della scrittura

Scrivere un romanzo è un lavoro inserito nella “disciplina” della scrittura creativa. Quando si parla di scrittura creativa, la mente va subito alla narrativa e in particolare alla stesura della storia.

Partecipare ai corsi di scrittura creativa viene collegato immediatamente alla possibilità di scrivere e pubblicare un romanzo, ma in realtà, se il corso è ben sviluppato, si prendono in esame tutte le sfaccettature della realizzazione di una storia, che non inizia certo dallʼincipit.

Dunque, qual è la vera parte creativa della scrittura, quella a cui dobbiamo la stesura di un romanzo o di un racconto?

Da dove arrivano le storie?

Dalle idee? Ok, e le idee da dove arrivano? Rischiamo di entrare in un circolo vizioso.

Qualcuno dice che unʼidea è uno stimolo, un input che riceviamo dallʼambiente che ci circonda, ma allora perché questi stimoli, le idee per le storie intendo, arrivano solo a qualcuno e non a tutti?

Scrittore è chi è ricettivo a questi stimoli, allora – ricettivo e in grado di concluderle, anche. Non tutti hanno idee per le storie, lo sappiamo. Ma in realtà da dove arrivano?

Mi sono divertito a dare unʼocchiata allʼelenco delle storie che ho appuntato: per qualcuna ho creato un documento apposito su Writer, altre invece convivono in uno stesso file.

Ricordo che qualche storia è nata leggendo, è bastata una frase a scatenare la mia fantasia e farmi immaginare una storia. Una parola che, suo malgrado, è divenuta un aggancio. Per altre non ricordo proprio nulla.

Sono ricettivo allʼambiente, qualsiasi cosa può diventare unʼidea, ma non tutte le idee possono diventare storie, questo va detto. Io prendo appunti spesso, ma poi, un poʼ per il tempo e un poʼ per la passione, non tutti gli appunti-idee si trasformano e si trasformeranno in storie.

Come nasce una trama?

Da unʼidea? Certamente. Ma dallʼidea alla trama come ci si arriva? Cosa porta uno scrittore a sviluppare unʼidea e trasformarla in una trama?

Non rispondetemi che avete la storia tutta in testa, perché non è possibile. In testa potrete avere al massimo lʼidea generale. La storia finita esiste soltanto dopo la prima stesura, non prima.

La trama nasce grazie allo sforzo creativo dello scrittore. Lʼidea per me è un titolo, almeno nella maggior parte delle volte. In alcuni casi scrivo una riga o due, per fermare le idee, anzi ho iniziato a fare così da un poʼ di tempo, dopo essermi ritrovato con titoli che per me ora non significano proprio nulla. Quando perdi lʼattimo, quello fugge e il cervello cancella tutto.

Ma quella non è una storia, lʼho scritto varie volte. Sono pieno di idee così, ce ne saranno un centinaio, ma alla fine quante di quelle diventeranno storie, libri conclusi?

Prendiamo lʼesempio di Harry Potter: lʼidea è quella di un bambino orfano che riceve lʼinvito a presentarsi a una scuola di magia. Ma la trama è ben diversa, perché richiede delle sottotrame, lo sviluppo del passato dei personaggi principali, la creazione dei personaggi stessi.

Non so come abbia scritto la trama la Rowling, ogni scrittore la scrive a modo suo. Io ho preso a scriverle in modo molto dettagliato.

Stesura della storia: o il cuore della scrittura creativa

È il punto in cui la maggior parte degli scrittori è convinta di essere nella zona creativa, perché la stesura del romanzo viene assimilata alla scrittura creativa. In realtà, come abbiamo visto, la fase creativa è iniziata molto prima e ha continuato, sotto altre spoglie, a essere presente e attiva nello scrittore.

La figura del tipo coi capelli spettinati, la sigaretta in bocca, le occhiaie, seduto davanti alla macchina da scrivere – non so quale sia la versione femminile di questo cliché, ma segnalatela pure – è ormai tramontata da un pezzo.

È chiaro che, quando scriviamo, quando appaiono i caratteri del “Cʼera una volta”, stiamo creando. Nessuno dice il contrario. Ma abbiamo iniziato a creare da molto prima.

Il fiat lux è nel momento in cui arriva lʼidea. Al Dio cristiano è bastato pronunciare quella frase

e ecco che è nato il sole. Allo scrittore-dio non serve neanche pronunciare qualcosa, lʼidea della sua creatura giunge improvvisa in una notte buia e tempestosa.

Forse però è vero che lʼintera storia è già presente nellʼidea, se vediamo lʼidea come una massa marmorea e lo scrittore che, a moʼ di un Michelangelo, ne libera lʼanima, creando dal nulla, si fa per dire, una storia.

Quando vi sentite veramente creativi? Al momento dellʼidea, durante tutto il percorso o quando iniziate a scrivere?

26 Commenti

  1. LiveALive
    5 agosto 2015 alle 06:00 Rispondi

    Non basta essere recettivi: perché non basta avere idee, ma servono pure idee buone. Più che scrittore qui parliamo specificamente di narratore: perché ovviamente le idee delle storie non sono le uniche idee che si possono scrivere. Io credo ci sia gente con una mente naturalmente orientata alle storie, e alte con una mente orientata sullo stile, o altro. Credo cioè ci sia gente che bada alla storia, e sviluppando lo stile cerca solo qualcosa di funzionale, di meccanico. Una cosa che io non potrei mai fare.
    (in realtà se non sbaglio il Dio dell’antico testamento ha creato prima la luce e poi il sole XD e scientificamente è pure giusto…)

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2015 alle 13:41 Rispondi

      Sì, idee buone, certo. Lo stile serve, ma se non hai una storia non te ne fai nulla.

      • LiveALive
        5 agosto 2015 alle 14:42 Rispondi

        Vallo a dire a Joyce. Le sue trame sono praticamente inesistenti. Ma ce ne sono tanti di grandi così: la collaborazione tra stile e contenuto è più complessa.

        • Daniele Imperi
          5 agosto 2015 alle 14:52 Rispondi

          Ti saprò dire quando leggerò Joyce :)

  2. Chiara
    5 agosto 2015 alle 08:45 Rispondi

    Innanzi tutto, mi ha fatto riflettere la frase “non tutte le idee possono diventare storie”. Non mi trovo pienamente d’accordo, perché penso che ogni idea potenzialmente possa dare vita non solo a una storia, ma a tante storie diverse. Tale trasformazione dipende però da come lo scrittore la elabora e la trasforma. Può darsi che questo spunto non lo pungoli abbastanza, o che non riesca a evolvere, ma la responsabilità di ciò non dipende dalla natura dell’idea, ma da come lo scrittore decide di plasmarla.

    In secondo luogo io penso che tutto ciò che riguarda un romanzo sia creatività, anche la revisione: per adeguare quanto si è scritto e dargli una forma accettabile per il lettore occorre far appello alle proprie competenze tecniche e risorse interiori, prevede uno sforzo creativo da parte dell’autore, non è solo meccanica. In fondo, tutto ciò che prevede un appello all’inventiva di qualcuno può essere considerato creatività, anche appendere un quadro alla parete o cucinare un nuovo piatto. :)

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2015 alle 13:44 Rispondi

      Non intendevo infatti che dipende dall’idea, ma dallo scrittore. Molte mie idee non sono evolute in storie, altre che ho avuto chissà. Quello intendevo. E quindi resta valido che “non tutte le idee possono diventare storie” :)
      La revisione non la vedo come parte creativa, ma meccanica e tecnica. Togliere un avverbio non è creatività, per esempio, anche se la revisione non si limita a quello.

      • Chiara
        5 agosto 2015 alle 14:03 Rispondi

        Certo, la revisione non può essere considerata creativa al 100%, ma in parte può esserlo quando interveniamo direttamente su una scena o su un paragrafo, o decidiamo di inserirne di nuovi.

      • LiveALive
        5 agosto 2015 alle 14:43 Rispondi

        Perché togliere o meno un avverbio non è creatività? Non è creatività inventare uno stile?

        • Daniele Imperi
          5 agosto 2015 alle 14:53 Rispondi

          Togliere un avverbio non ha nulla di creativo. Che stai creando?
          Inventare uno stile sì, è creatività.

          • LiveALive
            5 agosto 2015 alle 14:59

            Ma togliendo o mettendo avverbi creo uno stile. Lo stile è la scelta delle parole.

          • Chiara
            5 agosto 2015 alle 16:57

            Sono d’accordo con Alessio…

  3. Marco Moretti
    5 agosto 2015 alle 09:02 Rispondi

    Le idee sono ovunque, ma purtroppo è vero (almeno per me) che non tutte sono destinate a diventare storie. Perchè? Perchè non siamo macchine, perchè oggi hai altro per la testa e ti fai l’appunto che magari finisce in fondo alla pila giusto a causa di altre idee che in quel momento ti stimolano. Anche io ho provato a riprendere qualche idea messa da parte e non funziona sempre, mentre altre volte ho buttato giù due-tre racconti in poche ore. Una cosa è certa: se hai l’attimo buono bisogna andare avanti, anche per ore. Se ti sblocchi e gli incastri si realizzano, non rimandare a domani

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2015 alle 13:48 Rispondi

      Anche a me è capitato che una nuova idea mi prendesse e allora ho preferito scrivere subito il racconto, anche se avevo altro da scrivere. Penso comunquie sia meglio segnarsi tutte le idee che arrivano, non si sa mai cosa potrà nascere.

  4. Salvatore
    5 agosto 2015 alle 09:04 Rispondi

    In realtà sono molto poche le idee che possono diventare storie. In genere ho idee in continuazione. Restano lì, nel mio cranio, per un po’ di tempo. Se con il passare dei giorni e poi delle settimane queste idee si assottigliano fino a svanire: non erano buone idee. Se invece sopravvivono, be’ prima o poi impattano con una seconda idea. L’urto di neuroni genera la storia. Il passo successivo è quello di svilupparla fantasticando su tutte le sfaccettature e le implicazioni. La scrittura è davvero solo l’ultimo passaggio. Qual è la parte creativa in tutto questo? Quella successiva all’idea e precedente alla scrittura.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2015 alle 13:50 Rispondi

      A me oggi ne è venuta una, sentendo una notizia al telegiornale. Forse la segno sugli appunti, forse no. Se non la segno, però, sicuro al 90% me la dimentico, come succede spesso.
      Per me è creativa anche la parte dell’idea e pure quella della scrittura. Quando scrivi, stai creando.

      • Salvatore
        5 agosto 2015 alle 15:48 Rispondi

        Quella dell’idea non è creativa. Mica hai creato l’idea, ti è venuta. Se non segni l’idea e sparisce da sola allora non era una buona idea. Io facciò così per selezionarle, le idee. Non le segno mai. E non è che mi manchino le idee, anzi. XD

        • Chiara
          5 agosto 2015 alle 16:58 Rispondi

          Anche io faccio come te. Se un’idea è valida torna a pungolarmi anche se non la segno. :)

  5. Tenar
    5 agosto 2015 alle 14:14 Rispondi

    Diciamo che non mi sono mai chiesta quando e quanto sono creativa, forse perché sono troppo impegnata a immaginare storie.
    Di solito parte con un’immagine che può essere statica oppure una sorta di sequenza cinematografica, con uno spezzone di dialogo o d’azione. A volte riconosco subito la fonte d’ispirazione che il mio inconscio ha elaborato, a volte no (l’ultimo racconto che ho scritto è partito dall’immagine di un corvo, avevo visto il giorno prima un documentario sui corvi, eppure, in realtà pensavo ai corvi già nei giorni precedenti e per quello ho guardato con attenzione il documentario, insomma, a volte l’ispirazione è un drago che si morde la coda). Poi inizio a farmi delle domande, chi è Tizio, chi è Caio, da dove vengono, dove vanno, cosa fanno, perché erano in quella situazione, vestiti così, con quell’espressione… La somma delle risposte è la storia.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2015 alle 14:29 Rispondi

      Le domande per me sono fondamentali, quando hai un’idea, ti aiutano a chiarire tutto. Ho interrotto il mio romanzo proprio perché non avevo dato risposte: ho iniziato a fare delle domande e ognuna ne generava un’altra.

  6. Poli72
    5 agosto 2015 alle 15:16 Rispondi

    Certamente la creativita’ si esprime con lo sviluppare l’idea .L’idea arriva come il classico fulmine a ciel sereno,improvvisa e se vogliamo sfuggente.Se ci piace, i neuroni si attivano per costruire ed ampliare questa prima fragile impalcatura e dargli una struttura che stia in piedi.Dalla fase mentale si passa a quella progettuale .Creeremo una scaletta dove la sequenza logica e temporale degli accadimenti sara’ fissata senza possibilita’ di errori . Sviluppo mentale dell’idea e stesura della scaletta sono comunque attivita’ creativa.Occorre inventare soluzioni,aggiungere parti,eliminare incongruenze.Poi finalmente arriva la prima stesura,e qui la creativita’ c’e’ comunque.Se prima si trattava di una creativita’ di tipo logico , durante la scrittura dobbiamo sfoggiare una creativita’ di tipo grammaticale e sintattico.Cercare sinonimi,manipolare frasi o periodi,spostare soggetti,verbi,complementi e quant’altro permettano alla narrazione di avere una fluidita’ ed una comprensibilita’ migliori possibile.E’ proprio questo secondo tipo di abilita’ creativa ad essere il piu’ difficile da raggiungere.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2015 alle 16:05 Rispondi

      Grammatica e sintassi non le inserisco fra la creatività, quelle sono le basi per scrivere qualsiasi cosa. Trovare la fluidità del testo per me è solo tecnica, ha poco di creativo.

      • Poli72
        5 agosto 2015 alle 16:45 Rispondi

        Grammatica e sintassi vanno padroneggiate e’ certo.Sei proprio sicuro che le caratteristiche di fluidita’ e chiarezza di un testo siano solo frutto di tecnica.Intendo dire che la chiarezza fredda e lineare di un manuale tecnico ad esempio ,non si puo’ certo adottare nella stesura di un romanzo. La lettura scorrevole e chiara di un paragrafo saranno anche frutto di tecnica , ma ci vuole anche arte creativa per infondere nella miscela di parole un’anima ,un fascino particolare che rendono tali parole penetranti nel fondo dell’animo di chi le legge.

  7. Grilloz
    6 agosto 2015 alle 12:05 Rispondi

    “Non so come abbia scritto la trama la Rowling”
    ecco qua:
    https://flavorwire.files.wordpress.com/2013/05/rowling.jpg

  8. KingLC
    7 agosto 2015 alle 00:15 Rispondi

    Io sviluppo idee principalmente usufruendo di altre opere, mi faccio influenzare da esse, dalla loro ambientazione, dai loro personaggi, o addirittura solamente da un disegno particolare o una musica ispiratrice. Sia chiaro: non copio nulla da trama e cose varie, ma rubo solamente le sensazioni che un’opera mi porta per trasporle in un mio lavoro. È l’arte a creare in me la voglia di produrre qualcosa. Il che è un bene (perché di idee credo non me ne mancheranno mai) ma anche un male, perché in questo momento ho circa una decina di soggetti da voler sviluppare, e questo mi toglie attenzione da quello che è il libro la cui fine è più vicina. È vero che son giovane è avrò un bel po’ (si spera) di tempo per scrivere ogni libro, ma darsi una sbrigata almeno con il primo non sarebbe male. Per quel che riguarda la trama non ho mai avuto nessuna difficoltà, vien da sé, creo una situazione e automaticamente ne nasce un’altra, finché non arrivo al finale ed il soggetto iniziale è fatto, poi è “solo” questione di approfondire tutto e organizzare il lavoro. Ad ogni modo, l’idea dello scrittore simil-Michelangelo mi fa impazzire, e forse è la descrizione migliore che si possa usare.

    • Daniele Imperi
      7 agosto 2015 alle 07:35 Rispondi

      Anche a me influenzano le letture che faccio, è normale.
      Non so dirti cosa prenda, magari una scena me ne suggerisce un’altra. O un personaggio ne fa nascere un altro.

      • KingLC
        7 agosto 2015 alle 13:54 Rispondi

        Una scena ne suggerisce un’altra. Credo sia proprio quello il punto, a volte. Per esempio qualche giorno fa sono riuscito a sviluppare la trama di un western partendo solamente dall’immagine di un uomo morto davanti ad un saloon. E il bello è che nella mia storia non ci sarà nessun uomo morto davanti ad un saloon, ma si trattava di un’immagine talmente potente da ispirarmi un mondo di idee.

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