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Parole in musica: lo stile e ciò che lo definisce

Parole in musica

Questo è un guest post scritto da Giuliana Mosetti.

Ricordo che una volta, in prima o seconda superiore, scrissi un tema che il mio professore di italiano giudicò in modo particolarmente positivo; ciò che mi rimase impresso delle sue annotazioni finali fu però soprattutto la frase: “l’alunna mostra un suo stile”. Quelle parole mi fecero uno strano effetto, che potrei definire quasi euforico: era come se l’insegnante avesse apprezzato non solo il tema, ma anche la voce che lo narrava; come se dietro le lettere incise sul foglio fosse riuscito a intravedere la personalità e l’unicità dell’autore. Sembra davvero una cosa di poco conto. Eppure, io non l’ho dimenticata, né ho scordato le sensazioni e i pensieri che ha stimolato in me.

È infatti da allora che ho iniziato a pormi svariati interrogativi sulla questione, del genere: cos’è lo stile? Come fare per acquisirlo e successivamente affinarlo? Cosa succede se nei propri scritti lo stile non traspare? Cosa accade se la voce dell’autore diventa invece troppo invadente? E via avanti su questa strada. Di anni da quel giorno ne sono trascorsi, la scrittura è rimasta linfa vitale della mia esistenza e nel frattempo ho letto, scritto, sperimentato e imparato nuove nozioni. Desidero condividerle con voi, corredandole di esempi pratici e sperando di arricchirle tramite i vostri preziosi commenti.

Ho pensato di iniziare proprio dando una definizione al termine “stile”, così come appare sul dizionario:

Stile: “Particolare modo dell’espressione letteraria, in quanto siano riconoscibili in essa aspetti costanti (nella maniera di porsi nei confronti della materia trattata, di esprimere il pensiero, nelle scelte lessicali, grammaticali e sintattiche, nell’articolazione del periodo, ecc.), caratteristici di un’epoca, di una tradizione, di un genere letterario, di un singolo autore”.

Si può dire che lo stile di uno scrittore sia il marchio che lo contraddistingue rispetto agli altri autori, un po’ come il timbro di voce differenzia un cantante dall’altro, rendendolo facilmente riconoscibile all’ascolto. Al pari di note e pause in uno spartito musicale, parole e punteggiatura si ripetono nello spazio e nel tempo, ma lo scrittore ha comunque in mano la possibilità di creare la sua personale e ben definita melodia: infatti, sarà proprio il modo in cui decide di utilizzare la materia prima che ha a disposizione a delineare il suo stile.

Analizziamo in dettaglio i tre principali elementi cui l’autore può donare la sua voce.

1) Le parole

Le note dello scrittore. Il potere delle parole è davvero grande, tanto che basta sostituirne anche una soltanto per sovvertire il senso delle cose. Ma la magia delle parole non finisce qui. Lo scrittore può infatti:

  • Invertirne la posizione, modificando in questo modo la musicalità di una frase: scrivere “lentamente si voltò a guardarla”, “si voltò lentamente a guardarla” e “si voltò a guardarla lentamente” produce tre suoni e tre sensazioni differenti, grazie allo spostamento dell’avverbio di modo. Con 5 parole soltanto, si ha già la possibilità di produrre delle variazioni alla melodia, cambiandone ritmo e intensità (eventualmente, anche con l’ausilio della punteggiatura).
  • Abbinarle in modo inusuale, così che nomi, verbi e aggettivi creino delle immagini visive ancor più nitide e forti: per Baricco (in Questa storia), la macchina “salì i tornanti di Colle Tarso come se fossero i passi di un tango brutale, scese stupefatta sul collo di una donna bellissima e come un lungo respiro percorse la morbida curva della fronte di un vecchio matematico che cercava suo figlio. […] Bruciò curve che erano dorsi di animali, e angoli di sorriso, e tramonti. Divenne ansa del fiume e orma sul cuscino”.
  • Scegliere un sinonimo piuttosto che un altro, a seconda della sfumatura che desidera conferire al testo: una persona colta può anche essere definita istruita, dotta, letterata, acculturata, intellettuale, educata, sapiente, saggia, erudita; l’autore ha quindi la possibilità di scegliere il termine che meglio si addice al suo personaggio e allo stile del testo in cui quest’ultimo prende vita.
  • Inventarne di nuove, elemento che caratterizza soprattutto i libri di genere fantasy, costellati di termini e creature inesistenti nella realtà ma assolutamente realistici nel contesto in cui sono inseriti. Tolkien (ne Il signore degli anelli) si è spinto addirittura oltre, creando dei veri e propri idiomi con tanto di regole grammaticali, i cosiddetti linguaggi di Arda.
  • Provare strade innovative mescolando parole, grafica e suoni. È il caso dei poeti futuristi, che nelle proprie composizioni fanno uso di onomatopee e di altri espedienti tipografici per infrangere le regole ed esprimersi liberamente; come nella “Zang Tumb Tumb” di Marinetti: “[…] Giù giù in fondo all’orchestra stagni diguazzare buoi buffali pungoli carri pluff plaff inpennarsi di cavalli flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiiii… scalpiccii tintinnnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craaac[…]

L’autore può giocare con le parole come meglio crede, sperimentando al pari di un pittore sulla tela.

2) La punteggiatura

Le pause della scrittura. La punteggiatura incornicia le parole e contribuisce a definirne ritmo e significato. Il bello della punteggiatura è che, nonostante segua tutta una serie di regole ben precise, rimane comunque un elemento in parte soggettivo: uno scrittore può decidere di omettere la virgola dove un altro l’avrebbe messa, può sostituirla con un punto e virgola quando desidera rallentare l’azione o può inserire un punto laddove volesse creare una separazione più netta. Prendendo ad esempio la frase proposta qualche paragrafo sopra, ecco che “si voltò a guardarla lentamente” si rafforza in “si voltò a guardarla, lentamente” e si intensifica ancora in “si voltò a guardarla. Lentamente.”

Vale la pena citare anche le situazioni estreme, in cui l’autore sovverte le regole: è il caso de l’Ulisse di Joyce, opera contenente monologhi privi di segni di interpunzione, per meglio rappresentare il flusso casuale dei pensieri: “Lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che feci fare la dichiarazione sì prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all’anice e era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato sì disse che ero un fior di montagna sì siamo tutti fiori allora un corpo di donna sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi […]

Lo scrittore può giocare con la punteggiatura così come con le parole, prestando attenzione alle regole di base ma cercando al contempo di donare fluidità e musicalità al testo.

3) Le scelte autoriali

ll pentagramma dello scrittore. Ogni scelta che quest’ultimo compie in merito al suo scritto contribuisce a plasmarlo e a delinearne lo stile: il genere, la voce narrante, l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi, l’utilizzo di figure retoriche e così via. Lo scrittore deve essere tanto abile da riuscire a raggiungere diversi risultati:

  • Gestire le proprie scelte senza mai perderne il controllo, ottenendo un libro omogeneo e coerente dalla prima all’ultima pagina. Questo non vuol dire che nello scritto non possano esserci colpi di scena, personaggi originali o scenari inusuali; significa solo che ogni elemento inserito all’interno del testo deve avere un perché e risultare – nel suo contesto – utile, reale e credibile.
  • Tenere viva l’attenzione del lettore, interessandolo, intrattenendolo ed evitando di risultare prevedibile. Una storia banale, una trama lineare e priva di sottotrame e dei personaggi troppo stereotipati possono annoiare chi legge e fargli decidere di riporre il libro prima ancora di averlo finito. Il lettore deve essere stimolato di continuo, affinché venga divorato dalla curiosità di scoprire il prosieguo delle vicende.
  • Scrivere bene: la scrittura deve risultare corretta, scorrevole e funzionale al genere per cui viene utilizzata. È chiaro che in un saggio l’autore sceglierà spesso di dilungarsi, mentre in un libro d’azione cercherà di mantenere un ritmo piuttosto elevato. In genere è sempre bene evitare gli eccessi (ridondanza o povertà di linguaggio); anche se vi sono scrittori che con uno stile scarno ed essenziale riescono perfettamente a dipingere scene, personaggi ed emozioni. Vedi Ernest Hemingway.
  • Far Lasciar emergere la propria personalità: in questo caso quando parlo di personalità dello scrittore non mi riferisco alla voce narrante, che a seconda del genere del libro e delle scelte autoriali può comparire o rimanere in disparte rispetto al lettore. Intendo invece definire quel tono, quella sfumatura, quella sorta di continuità che caratterizzano gli scritti di un autore. Quell’insieme di scelte lessicali e stilistiche che mi fanno prendere in mano un libro di Stephen King e pensare “Ehi, questo è Stephen King”. Che mi permettono di sfogliare un suo libro ancora non letto e sentirlo in qualche modo già familiare e in linea con i precedenti.

Conclusioni

Lo stile, come si evince dalla definizione riportata a inizio articolo, può essere influenzato da numerosi altri fattori, quali il genere letterario scelto, l’epoca in cui si vive, le letture che più si amano, il proprio modo di essere, l’esperienza maturata, le capacità espressive di cui si è dotati. Va premesso che un briciolo di predisposizione alla base ci vuole; presente quella, è senz’altro possibile delineare e affinare il proprio stile nel tempo, riuscendo a comporre una melodia unica e armoniosa. Nel prossimo articolo che proporrò si parlerà proprio di questo.

Le domande che ti pongo oggi, a stimolo e riflessione in merito all’argomento trattato, sono:

  • Quando leggi ciò che scrivi, riesci a percepire il tuo stile e il suo evolversi?
  • Quali sono le caratteristiche che accomunano i tuoi scritti?
  • Quali quelle che ti differenziano da altri autori?
  • Qual è lo scrittore che senti stilisticamente più vicino e che ha in qualche misura influenzato il tuo modo di esprimerti?

Se ti va, condividi la tua esperienza con me e con gli altri lettori, per un arricchimento reciproco.

La guest blogger

Mi chiamo Giuliana. Semplicità, curiosità e fantasia sono tre aggettivi che mi descrivono bene; la mia serata ideale è sotto le coperte con qualcosa da leggere, o con una penna in mano e dei fogli bianchi a disposizione. Non sono un tipo da scarpe e borse, però se ho qualche euro da spendere in tasca e sono nei pressi di una libreria, poco ma sicuro un bel libro ci esce. Creatività, sensibilità e spirito organizzativo sono i miei punti di forza, il perfezionismo la mia debolezza: revisiono, taglio e limo ciò che scrivo in maniera maniacale, finché non ne sono completamente soddisfatta. Studio, leggo e sperimento molto per migliorare la mia scrittura; da ottobre 2011 curo sul web un blog che parla di dieta, nutrizione e benessere.

21 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    11 settembre 2013 alle 10:14 Rispondi

    Complimenti per il post,
    Penso che tratti in maniera esaustiva tutti gli elementi che riguardano lo stile.
    Credo che, proprio come in una melodia, questo debba plasmarsi in funzione a ciò che si vuole raccontare.
    Purtroppo non so rispondere a nessuna delle domande che metti in chiusura, non ho avuto uno scrittore che ho preso come modello e mi è difficile, nel giuducare i miei lavori, avere la stessa “distanza” che ho nel giudicare qualcosa che non sia stato scritto da me.
    Dò molta importanza a ciò che voglio dire attraverso le storie che scrivo e spesso prediligo soggetti assurdi ( non per questo privi di senso, anzi).
    Concludendo, forse una delle cose che accomuna tutti i miei scritti è che il lettore difficilmente potrà immaginare cosa succederà nella pagina seguente.

    • Giuliana
      11 settembre 2013 alle 12:53 Rispondi

      Ti ringrazio, Fabrizio :)

      L’imprevedibilità è di certo uno degli elementi che più amo in un libro/racconto: arrivare dove lo scrittore ti lascia intuire, ma percorrendo strade che non avresti immaginato. Ti dà un senso di soddisfatta gratificazione. Ho letto dalla bio sul tuo blog che hai viaggiato molto: forse questa dote deriva anche dalle esperienze che hai vissuto e che certamente ti hanno reso più flessibile e aperto mentalmente. Può essere anche per questo che non percepisci nei tuoi scritti una precisa influenza: perché magari hai preso da così tante fonti (scritte e di vita) e le hai miscelate così bene, che nessuna di esse ha prevalso.

      • Fabrizio Urdis
        15 settembre 2013 alle 12:42 Rispondi

        Sono io a ringraziarti per la tua analisi che mi ha più che lusingato anche se, purtroppo, non penso coincida con la realtà.
        Ho iniziato prima a scrivere ed in seguito mi sono interessato alla letteratura e penso che sia per questo motivo che non ho avuto un autore che ho preso come modello.
        Inoltre penso che non possa essere io a dire che non assomiglio a nessuno perchè non ho la distanza che mi permette di criticarmi obiettivamente.
        Anch’io ho dato un’occhiata al tuo profilo e al tuo blog, che tratta un argomento molto delicato e traumatico, almeno per me che ho messo su qualche chilo. :'(
        Una curiosità, scrivi anche racconti?

        • Giuliana
          15 settembre 2013 alle 23:37 Rispondi

          Eccomi qui, Fabrizio! :)

          Se scrivo racconti? Raramente, per lo meno al momento. Più che racconti direi che scrivo articoli, riflessioni, pezzi brevi (ne uscirà uno qui su Penna Blu domenica 6 ottobre), pagine buttate giù di getto, poesie; e poi c’è un libro su cui sto lavorando da tempo e che non so se vedrà mai la luce, ma intanto mi ci diletto ;)

          Non preoccuparti se ti sei dato alla lettura solo dopo aver iniziato a scrivere: non è mai troppo tardi per farlo, e non c’è alcuna regola che stabilisca l’ordine delle cose. Vero è che leggere favorisce l’evoluzione dello stile, moltissimo. Però anche le esperienze di vita sono un’importante fonte di ispirazione, che a te di certo non manca!

          Spero che il mio blog possa fornirti qualche spunto utile per rimetterti in forma :D
          Un caro saluto

  2. Lucia Donati
    11 settembre 2013 alle 11:47 Rispondi

    Un post davvero interessante, Giuliana. Mi pare di capire che tu sia fortemente individualista e io lo trovo un pregio. Sì, l’autore può usare le parole e la punteggiatura secondo le sue scelte, previa conoscenza di base del loro uso. Poi, potrebbe non essere compreso per le sue scelte, ma chi se ne importa? Le tue riflessioni mi trovano sostanzialmente d’accordo. Se può essere una risposta alle domande da te poste in fondo all’articolo, io sto sperimentando vari stili, in evoluzione. In questo momento, quello narrativo è a volte un po’ ostico (e lo si nota dalla punteggiatura) e mi rispecchia in parte (non sono un tipo proprio “comodo”). Ma è il mio stile e mi piace. Lo stile della saggistica, in generale, deve essere funzionale, ma mi piace pensare ad un’apertura alla personalità di chi scrive (quindi sono più portata per la divulgazione).

    • Giuliana
      11 settembre 2013 alle 13:34 Rispondi

      Grazie di cuore, Lucia :)

      Individualista, dipende dall’accezione che intendi dare al termine.
      Sì, per quanto riguarda una linea di scrittura che cerca di non farsi influenzare troppo e che prova a viaggiare sui binari della creatività e dell’innovazione: amo le regole, ma amo ancor di più romperle, viaggiarvi attorno o crearne di nuove, più in sintonia con la mia personalità.
      No, invece, per quanto concerne la chiusura mentale: la condivisione e lo spirito che l’accompagna sono per me fondamentali, perché mi permettono un arricchimento e una crescita continui.
      Individualista, dunque, ma con un occhio ben aperto verso l’esterno :D

      Bello, che tu stia sperimentando vari stili e che li senta in evoluzione. Mi piace notare che, così come per Fabrizio, la tua biografia e il tuo stesso blog rispecchino questo fatto. Ciò dimostra quanto e fino a che punto le esperienze di vita e la propria interiorità possano riflettersi in quello che creiamo e nel modo in cui lo facciamo.
      In fondo, noi siamo ciò che scriviamo, poiché non possiamo impedire alla nostra voce interiore (anima, coscienza, personalità) di esprimersi attraverso l’inchiostro in una qualche forma e misura.
      Fosse anche soltanto una virgola ;)

      • Lucia Donati
        11 settembre 2013 alle 17:06 Rispondi

        L’individuo in quanto essere unico e irripetibile, anche per la sua espressione. Chiusura mentale? Non intendevo certo questo :) Sono contenta che tu ti sia presa la briga di andare a vedere il mio blog e di studiarlo: non tutti si interessano di andare a conoscere qualcosa in più di chi fa i commenti. (Ma se non sbaglio tu eri già capitata dalle mie parti tempo fa…) ;)

        • Giuliana
          11 settembre 2013 alle 21:22 Rispondi

          Immaginavo che non ti riferissi all’accezione negativa del termine, ma tutto poteva essere :D
          In genere, se ce n’è la possibilità, do uno sguardo alla biografia e ad alcuni lavori di chi commenta perché questo mi permette di capire un pochino meglio la persona con cui sto dialogando. Non mi piace soffermarmi in superficie, amo andare oltre.
          Comunque, sì, ero già passata dalle tue parti. Sul tuo blog ScrivereLeggerePercorsi, precisamente nell’articolo “La virgola e la congiunzione e”. Ricordi? ;)
          Grazie per il tuo prezioso contributo in merito alla questione stile, se ti fa piacere leggi anche il seguito dell’articolo, che uscirà a breve (vedi commento in risposta a Cristiana).
          A presto! :)

          • Lucia Donati
            12 settembre 2013 alle 11:44

            Sì, sì, ricordo… Leggerò volentieri. Le tue riflessioni sono interessanti, in una ricerca dell’equilibrio; anche nelle risposte ai commenti… ;)

  3. Cristiana Tumedei
    11 settembre 2013 alle 18:19 Rispondi

    Ciao Giuliana,
    mi piace la similitudine che hai fatto :)

    Ricollegare lo stile di scrittura alla musica è una scelta azzeccata, senza dubbio. Personalmente, però, ritengo che sia necessario fare un passo oltre.

    Provo a spiegarmi: certamente lo stile è composto da vari elementi (tra cui scelta delle parole e uso della punteggiatura), così come da altri che non possono – e, a parer mio, non devono – dipendere da scelte autorali.

    Faccio riferimento soprattutto alla personalità dell’autore che, in questo senso, comprende anche l”intero suo bagaglio di esperienze e vissuto. Ecco, questa ritengo che difficilmente possa dipendere da una serie di decisioni.

    Lo stile può essere migliorato con l’esperienza e l’esercizio, e va selezionato sulla base dello scritto che stiamo per affrontare (in termini di tipologia e genere, intendo). Tuttavia non dovrebbe essere così strettamente correlato alla personalità dell’autore, secondo me.

    Quella se c’è ed è forte, tangibile, verrà fuori in ogni opera prodotta; a prescindere da qualsiasi scelta stilistica lo scrittore potrà compiere. Diversamente – come spesso accade – saremo di fronte a un autore debole: carente di quell’elemento che lo rende unico, perché non ancora messo a fuoco.

    Quindi ricerca dello stile sì, ma senza esagerare! Il rischio, altrimenti, è quello di porre eccessivamente l’accento su aspetti tecnici della scrittura che ci porteranno ad allontanarci dal mostrare la nostra personalità. Perché tutto ciò che è troppo ponderato e misurato, nell’arte, finisce col generare un prodotto asettico. Non trovi? :)

    Sono molto curiosa di leggere il proseguio del post. Sai già quando uscirà? ;)

  4. Giuliana
    11 settembre 2013 alle 20:59 Rispondi

    Ciao, Cristiana!
    Speravo proprio in un tuo commento, perché noto che hai la naturale capacità di cogliere sfumature che sfuggono allo stesso autore del post: cosa mica da poco! ;) Parecchio utile, anche, dato che permette di approfondire l’argomento trattato e, se necessario, di perfezionarlo.

    In questo caso, concordo appieno con tutto quello che hai scritto. Tanto che scorrendo l’ultimo punto delle “Scelte autoriali” dopo aver letto il tuo commento, ora la scelta delle parole mi suona un po’ imprecisa. L’autore, in effetti, non deve “FAR emergere la sua personalità”, perché il processo avviene spontaneamente in corso d’opera. Forse avrei dovuto scrivere piuttosto che “lo scrittore può/deve LASCIARE emergere la sua personalità, senza reprimerla o soffocarla con eccessivi tecnicismi”, perché è questo ciò che realmente intendevo dire. Praticamente, l’opposto di ciò che si è capito ;)
    Anch’io sono contraria ad un’eccessiva ricerca stilistica; ti ringrazio quindi per le osservazioni argute, che hanno corretto e precisato un mio pensiero espresso male. Proprio vero che ogni singola parola conta moltissimo nell’espressione di un concetto…

    Il prosieguo del post uscirà mercoledì 25 settembre e consiste di alcuni consigli per affinare il proprio stile, accorgimenti che personalmente mi sono tornati – e tornano tutt’ora – utili, e che condivido con piacere. Ecco, leggendolo appurerai la mia propensione nei confronti di un’espressione naturale e il più possibile priva di forzature. Ti svelo anche che in realtà il post era nato come uno, ma si è poi sdoppiato in due quando ho visto che le riflessioni sullo stile prendevano il sopravvento sui consigli, rendendo il tutto troppo denso e lungo da leggere.

    Ora, però, sono curiosa io: mi piacerebbe conoscere le tue risposte alle riflessioni che ho inserito alla fine del post. Ti va? :)

    • Cristiana Tumedei
      11 settembre 2013 alle 21:44 Rispondi

      Figurati Giuliana, è sempre un piacere confrontarsi :)

      Avevo intuito che anche tu fossi contraria a un’eccessiva rigidità nella ricerca stilistica. Quindi, a questo punto, sono ancora più curiosa di leggere il prossimo post ;)

      Ora rispondo alle tue domande.

      1. Sì, quando rileggo un mio testo ne percepisco chiaramente lo stile. Sia che si tratti di un contenuto professionale che di una produzione creativa, rilevo alcuni elementi che mi caratterizzano. Chiaramente in modo diverso, a seconda della natura dello scritto.

      2. Negli scritti professionali gli elementi comuni sono: chiarezza, efficacia, sintesi, creatività. In quelli personali – e, quindi, legati alla narrativa in prevalenza – i tratti caratteristici sono: immediatezza, ordine, espressività, tangibilità, colore.

      3. Cosa mi distingue dagli altri? Vediamo un po’… l’istinto, ma certo! Sai Giuliana, ti svelo un segreto: quando scrivo (qualsiasi cosa, per lavoro o per diletto) non devo mai concentrarmi. Semplicemente scrivo, senza pudori o remore. Di conseguenza, quella che abbiamo definito personalità si vede: è lì, perché non ho cercato di mostrarla. Questo mi porta a fare ampio ricorso all’istinto, ovvero alla spontaneità. Non amo l’eccessiva progettazione, che rischia solo di ingabbiarti in schemi che poi sei portato a rivalutare ossessivamente. Se c’è è perché – la progettazione, intendo – è perché conosco il mezzo su cui lo scritto verrà pubblicato. Giusto, a questo punto aggiungerei anche la naturalezza. Istinto e naturalezza: sono questi gli elementi che mi contraddistinguono nella scrittura.

      4. Nessuno. Sai cosa penso Giuliana? Che le influenze debbano sempre restare qualcosa che avviene a livello inconscio. C’è un aspetto del mio mestiere che si chiama Analisi della concorrenza. In sostanza si tratta di indagare come si muovono i concorrenti per identificare punti di forza e di debolezza, proponendo strategie più efficaci. Ecco, io approccio a questa fase sempre con distacco. E sai perché? Perché il rischio è quello di finire con l’emularli. Anche nella scrittura c’è questo pericolo. Ecco perché evito accuratamente di fare esercizi di stile basandomi su quello altrui. Sì, tanto comunque quello che leggiamo ci influenza, in un modo o nell’altro. Ed è preferibile che il processo non sia indotto, ma naturale e spontaneo.

      Che dici, altre curiosità? ;)

      • Giuliana
        11 settembre 2013 alle 22:10 Rispondi

        No no. Soddisfattissima :D

      • Daniele Imperi
        12 settembre 2013 alle 08:02 Rispondi

        Questo e l’altro commento me li rileggo con calma, ché nella testa mi hanno fatto nascere qualche idea da sfruttare per i prossimi post :D

        • Cristiana Tumedei
          12 settembre 2013 alle 08:06 Rispondi

          Parli con me, Imperi? :)

          Beh, prego, fai pure! Tanto solo tu sai come ti nascono certe idee :D Buon lavoro!

          P.S. Dobbiamo discutere delle royalties… :P

          • Daniele Imperi
            12 settembre 2013 alle 08:11

            Sì, ma mi sa che ho sbagliato a rispondere :P

            Le idee nascono dal confronto, Tumedei, no? Se non ci fosse confronto, ci sarebbe solo stasi ;)

            P.S. Immaginavo… e vorrà dire che discuteremo delle royalties :D

  5. franco zoccheddu
    12 settembre 2013 alle 20:17 Rispondi

    Il post mi è piaciuto!

    • Giuliana
      12 settembre 2013 alle 22:54 Rispondi

      Grazie mille, Franco! Conciso e diretto :)
      Se ne hai voglia, prova a dare anche tu risposta alle domande poste in fondo all’articolo, analizzando il tuo stile e ciò che lo caratterizza. Sarei curiosa di vedere se e in che modo la tua passione per la scienza e i numeri influenza la tua scrittura.

  6. PaGiuse
    14 settembre 2013 alle 08:45 Rispondi

    Buongiorno Giuliana!
    Mi scuso se rispondo solo adesso, ma le domande che poni a fine post (molto bello!) mi hanno fatto un po’ riflettere… Ed io non sono molto veloce nell’esternare le mie riflessioni :D
    Il post mi è piaciuto nella sua interezza, perché tra quello che hai scritto ed i commenti che ne sono derivati, c’è da prendere appunti!
    Quindi vengo al sodo e provo a rispondere alle tue domande.
    A dire il vero ero molto indeciso sul farlo, ma alla fine mi hai messo davanti ad una realtà con la quale prima o poi avrei dovuto confrontarmi: guardare me stesso con “occhio esterno”.
    Le mie risposte saranno dettate più dall’istinto che dal metodo, poiché è da poco che mi son deciso a scrivere e sinceramente non pensavo di pormi domande esistenziali sulla scrittura, o almeno non così presto. Ma dato che sono un esistenzialista… Procediamo!

    1) Dire che riconosco il mio stile, mi sembra davvero un azzardo. Però devo ammettere che in un qualche modo mi riconosco, perché tutto quello che ho scritto fino ad ora è derivato da un’esternazione dei miei (strambi) punti di vista e di sicuro, anche se è trascorso poco tempo da quando ho pubblicato il primo post, una piccola evoluzione (o involuzione, dipende dai punti di vista :D) c’è stata. Infatti leggendo post di altri blogger tendo sempre a raffrontarli con il mio modo di scrivere e da questo confronto ne deriva sempre un piccolo o grande cambiamento.

    2) La prendo alla larga! Il più delle volte cerco di esprimere un concetto partendo da un’argomentazione che all’apparenza c’entra poco o nulla con il messaggio che voglio trasmettere. Questo perché mi diverto ad orchestrare le diverse associazioni mentali e metterle in sincronia tra loro, all’unisono (per restare in tema musicale :) ). E’ una mia idea, ma penso che nel nostro vissuto tutto sia in relazione con tutto. Ho sempre rifiutato il concetto di frammentazione degli argomenti e cerco di farlo emergere nelle (poche) cose che ho scritto fin’ora.

    3) In riferimento ai blogger che ora sto seguendo, di sicuro l’ambito che tratto, vale a dire l’Arte. Ma questo penso sia derivato dal fatto che è da poco tempo che ho deciso di guardare al web come mezzo di espressione. In futuro forse, potrò darti una risposta più precisa e argomentata.

    4) Non so quanto abbia potuto influire sul mio modo di scrivere, ma di sicuro Sartre ha devastato il mio modo di vedere le cose. Ha fatto a cazzotti con tutte le convinzioni che avevo maturato, poi le ha appallottolate, buttate via e ha riscritto tutto, partendo da zero. Però sto cercando di evitare di essere discepolo dello “scrittore unico mentore” e sto tentando di aprimi a qualche altra filosofia di pensiero. Da poco infatti sto riscoprendo il passato e mi sono affacciato (per ora ancora in maniera timida) a Socrate che ha dei punti di vista davvero niente male. Ultimamente sto leggendo anche le Metamorfosi di Apuleio e sono rimasto folgorato dai suoi cambi di stile! A seconda delle storie che narra, muta il suo modo di scrivere, che può essere ora volgare e ora aulico: questo però non frammenta il racconto, anzi lo rafforza. Un genio! :D

    Non so se ho soddisfatto pienamente le tue richieste e qualora volessi qualche delucidazione non hai che da chiedere! :D

    Ti auguro buona giornata Giuliana e saluto anche il padrone di casa, il buon Daniele Imperi.

    Attendo con estrema curiosità il prossimo post!
    Ciao :D

  7. Giuliana
    14 settembre 2013 alle 14:21 Rispondi

    Grazie per il bellissimo contributo, Giuseppe, mi piace molto l’analisi che hai fatto del tuo stile :)
    Dal mio punto di vista, nel tuo caso la passione che hai per l’arte, la filosofia e la letteratura si riflettono chiaramente in ciò che scrivi, non solo per quanto concerne i contenuti, ma anche la forma. Il fatto stesso di “prenderla piacevolmente alla larga” per arrivare al punto ne è la riprova ;)

    Come giustamente sottolineava Fabrizio, noto che a volte risulta difficile per chi scrive percepire il proprio stile con nitidezza, mentre per il lettore – che guarda con occhi esterni – esso appare più evidente e marcato. Forse accade anche per una naturale, inconscia modestia: quasi che ammettere di percepire il proprio stile equivalga ad un’ammissione superba di bravura. Ma non lo è, non per come la vedo io: io vedo lo stile come un insieme di più elementi che caratterizzano la scrittura di ciascuno, bravo o meno nell’esprimersi che sia.

    Lo stile è l’espressione completa della persona che scrive: delle sue conoscenze e passioni, del suo modo di pensare, delle sue convinzioni, della sua esperienza, della sua maturazione, della pratica e dell’impegno che ha dedicato alla scrittura. Quindi, la risposta che posso dare ad una delle domande che mi ponevo ai tempi della scuola è: lo stile traspare per forza, in ogni pezzo scritto, a prescindere dall’autore. Che poi possa essere banale, originale, coinvolgente, noioso, semplice o articolato, questo è un altro discorso… ;)

    Per quanto riguarda l’evoluzione/involuzione, secondo me entrambe rappresentano due facce della stessa medaglia, perché anche da un’involuzione può nascere una consapevolezza che porterà poi a evolversi cercando nuove vie espressive. Quindi, ben venga l'”involuzione produttiva”, il fare un passo indietro se questo aiuta poi a compierne due in avanti!

    Fai bene ad espandere le tue fonti ispirative. Da come ne parli, mi sembra tu abbia scelto dei modelli di tutto rispetto, particolari e unici nel modo di esprimersi. Ti confesso che non ho mai letto nulla di Sartre e Apuleio, ma visto l’effetto che hanno avuto su di te, confesso che mi hai fatto venire la curiosità e la voglia. Metto in lista.

    Grazie ancora, Giuseppe, per la condivisione e gli spunti utili che ne derivano. Ne approfitto anch’io per salutare il padrone di casa, il “buon Daniele”, che mi ha ospitato in un posticino così caldo, stimolante e ben frequentato :)

  8. 10 consigli per affinare il tuo stile
    25 settembre 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] Parole in musica: lo stile e ciò che lo definisce ho introdotto l’argomento stile analizzando le varianti che contribuiscono a definirlo, […]

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