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10 parole nuove da usare #8

10 parole nuove

Penultimo giovedì del mese e quindi ecco di nuovo la rubrica sulle dieci parole nuove, mai sentite, perse di vista o dimenticate.

I romanzi da cui sono state prese, o meglio in cui sono state trovate, sono tre: Figlio di Dio di Cormac McCarthy, romanzo tremendo che consiglio di leggere, La morte di Ivan Il’ič di Lev Tolstoj, che mi ha ricordato in un certo senso La metamorfosi di Kafka e Apocalisse Z di Manel Loureiro, che invece è stato una delusione.

  1. Rajon: trovata a pagina 37 del romanzo Figlio di Dio di Cormac McCarthy. Si scrive anche raion e rayon ed è una fibra tessile.
  2. Carampana: trovata a pagina 44 del romanzo Figlio di Dio di Cormac McCarthy. Donna brutta, volgare, trasandata.
  3. Peromischi: trovata a pagina 108 del romanzo Figlio di Dio di Cormac McCarthy. Sono dei cricetidi che somigliano a piccoli topi selvatici.
  4. Stigia: trovata a pagina 134 del romanzo Figlio di Dio di Cormac McCarthy. Aggettivo che, proveniente da Stige, indica qualcosa di nero, oscuro.
  5. Adipocera: trovata a pagina 167 del romanzo Figlio di Dio di Cormac McCarthy. Sostanza che si forma sui cadaveri lasciati all’aria, così che sembrano di cera.
  6. Cretonne: trovata a pagina 35 del romanzo La morte di Ivan Il’ič di Lev Tolstoj. Tessuto di cotone, vivace, usato per mobili e vestiti estivi.
  7. Frisata: trovata a pagina 133 del romanzo Apocalisse Z di Manel Loureiro. È il capodibanda, l’orlo superiore dello scafo.
  8. Cubia: trovata a pagina 135 del romanzo Apocalisse Z di Manel Loureiro. È il foro nella murata, da cui passa per esempio la catena dell’ancora.
  9. Galerna: trovata a pagina 142 del romanzo Apocalisse Z di Manel Loureiro. Nel vocabolario manca, ma è un termine spagnolo e indica un temporale improvviso e violento.
  10. Spinnaker: trovata a pagina 143 del romanzo Apocalisse Z di Manel Loureiro. È una vela di prua.

Esercizi di scrittura con le dieci parole nuove

  1. Camminava sotto il sole estivo, vestita d’un abito di rajon, i piedi nudi, impolverati. Immersa in quella canicola appariva ancor più fragile e sperduta. Una figlia della solitudine, che vagava per la campagna portandosi dietro il suo dolore.
  2. Seduto sotto la veranda, a fumare un sigaro, lo sceriffo ripercorse la sua vita, il matrimonio con quella carampana conosciuta in un saloon, che aveva ingravidato sotto gli effetti dell’alcol e poi sposato, la sua carriera, i ladri di bestiame che aveva fatto impiccare e infine il proiettile che ora lo stava dissanguando, colpa di un imbecille che non sapeva sparare.
  3. La brodaglia che gli portò il carceriere era la solita sbobba insapore. Un liquame giallastro, con pezzi di verdura e perfino un capello che galleggiava come un relitto dimenticato. Era però bollente. Ci buttò dentro il peromisco che aveva catturato e ucciso, e poi spellato coi denti e le unghie. Quella sera mangiò un pasto decente.
  4. Si immerse nel fiume, nudo, sentendo la morsa fredda di quell’acqua stigia e senza nome. Avanzò fino al centro, i piedi che scivolavano sulle pietre del fondo. Poi lasciò che la corrente facesse il resto, portandolo a valle, sballottato sulle rocce affioranti come un pezzo di legno marcio.
  5. Quando entrarono nella casa abbandonata, in mezzo al bosco, dove un tempo visse il vecchio Geremia, trovarono solo ragnatele e polvere. E un cadavere. Steso sul letto, come se dormisse, perfettamente conservato dopo tutti quegli anni, la pelle ricoperta di uno strato di adipocera che lo faceva apparire una statua di una chiesa sconsacrata. Il vecchio Geremia pareva una mummia sorridente, in quel silenzio sepolcrale che era sceso.
  6. La poltrona era rivestita di cretonne, ma il tessuto era macchiato del sangue sgorgato come un fiume dalla gola tagliata dell’uomo. In terra, la pistola che non aveva fatto in tempo a usare. Arrestarono il maggiordomo, in nome di un cliché che si protraeva da decenni.
  7. Il cadavere del capitano era riverso sulla frisata. Da lontano, alla nave ammiraglia in avvicinamento, appariva come un marinaio che si svuotasse lo stomaco sulle acque agitate dell’oceano. Gli ammutinati si prepararono ad accogliere gli ospiti.
  8. Attraverso la cubia il bambino poteva vedere il combattimento che si svolgeva sulla nave ammutinata. I suoi avevano la peggio, contro quegli indemoniati che ammazzavano come furie impazzite. Si chiese che ne fosse stato di lui, quando una mano lo tirò su come fosse un ramoscello.
  9. Quando scoppiò la galerna, il bambino stava ancora sul ponte, a lavare via il sangue dei soldati con cui aveva navigato per mesi. Adesso erano diventati cibo per squali e lui uno schiavo. La nave rollò paurosamente e rischiò di rovesciarsi. E qualcuno lo tirò su di nuovo, portandolo sottocoperta.
  10. Muoveva lo spinnaker, ma non era ancora bravo con le manovre. Era cresciuto in campagna, lontano dal mare, e si era ritrovato a vivere su una nave da due mesi, schiavo di gente di cui non comprendeva la lingua.

2 Commenti

  1. Michela
    21 luglio 2011 alle 08:07 Rispondi

    quella del sorcio scuoiato a mano nella zuppa è bellissima :D

  2. Daniele Imperi
    21 luglio 2011 alle 13:53 Rispondi

    Pensavo che quella del topo me l’avresti bocciata ;)

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