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10 parole nuove da usare #5

10 parole nuove

Nuovo e quinto appuntamento con la rubrica sulle parole trovate durante le mie letture. Parole mai sentite, per la maggior parte, o anche dimenticate perché d’uso poco comune.

Questa volta le dieci parole che propongo vengono tutte quante dal romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton.

  1. Controrande: trovata a pagina 10 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. La controranda è una piccola vela, che si trova sopra un’altra chiamata randa.
  2. Fucus: trovata a pagina 13 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Si tratta di un’alga marina, molto comune.
  3. Idropisia: trovata a pagina 20 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. È la raccolta di liquidi dentro la pelle.
  4. Rasciugare: trovata a pagina 57 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Ha lo stesso significato di asciugare.
  5. Affè: trovata a pagina 71 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Significa in fede, in verità. È usata dal 1470.
  6. Campeggio: trovata a pagina 73 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Trattandosi di un romanzo sui pirati, questa parola non può riferirsi ovviamente alle strutture turistiche. È invece un albero sempreverde. Indica anche il legno dello stesso albero.
  7. Resipiscenza: trovata a pagina 85 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Indica il riconoscimento di un errore o di un male commesso, con conseguente ravvedimento.
  8. Camole: trovata a pagina 87 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Altro nome dei tarli e delle tarme.
  9. Sagri: trovata a pagina 87 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Qui è scritto senza accento, ma dubito che significhi “sacri”. Forse si tratta di sagrì, pelle di cavallo, asino o mulo conciata.
  10. Drizze: trovata a pagina 98 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. Sono le manovre correnti per issare e ammainare le vele. Sono in pratica delle corde, detto per capirci.

Esercizi di scrittura con le dieci parole nuove

  1. Rande e controrande erano a brandelli. La tempesta imperversava già da un’ora, sballottando la piccola barca come fosse un pezzo di sughero.
  2. S’era immerso senza muta e senza bombole. Aveva solo una maschera, per vedere meglio sott’acqua. Laggiù, in mezzo a un mucchio di fucus che si muoveva al ritmo della corrente, trovò i resti di un’imbarcazione.
  3. Gli uomini che camminavano incerti verso di lui erano gonfi e cianotici. L’idropisia era ormai giunta a un livello incontrollabile. Aveva deformato il loro aspetto, facendoli apparire mostruosi e grotteschi a un tempo.
  4. Aveva lasciato gli abiti a rasciugare sulla riva del lago, mentre sguazzava nell’acqua fredda come un bambino. La donna che passò di lì neanche s’accorse dell’uomo, sparito sott’acqua un attimo prima. Prese quei vestiti, ormai asciutti, e li portò via con sé. Quando l’uomo riemerse, la donna era già lontana.
  5. «Affè, par che costui sia morto» disse il brigadiere.«Com’è consuetudine, caro mio, d’un uom che venga decapitato» rispose il maresciallo.
  6. S’era nascosto in un boschetto di campeggi, dopo un’ora di corsa. Era affannato e ferito. Quando le guardie arrivarono, aveva già perso parecchio sangue. Non oppose resistenza, mentre una di loro l’infilzava con la picca.
  7. Della resipiscenza del piccolo frate all’abate importava poco. Non ammetteva errori nella sua abbazia. I giovani imberbi dovevano essere domati, temprati, per farne frati forti e resistenti. Guardò il giovane, che giaceva legato e ignudo sul letto. Poi si tolse il saio e si avvicinò, pregustando la sua preda.
  8. Aprì uno dopo l’altro i pacchi di pasta, riso, farina che aveva stipato nella dispensa. La sua scorta, prima della tempesta di sabbia che sarebbe arrivata a fare di lui un recluso per il prossimo mese. Camole, ovunque. Non sapeva come fossero entrate, ma gli avevano riempito di uova ogni pacco di cibo.
  9. Aveva portato strati su strati di sagrì al mercato, sperando di venderne qualche pezzo. Aveva conciato proprio lui quelle pelli, con gli animali rubati e poi ammazzati nei giorni scorsi. Questa volta, però, aveva merce nuova da mostrare ai clienti. Un sagrì d’un colore rosato, chiaro, più morbido e soffice degli altri. Peccato che il suo socio non potesse vedere com’era venuto bene.
  10. Gli lanciò una drizza, ma l’altro la mancò. La corda sparì sott’acqua, mentre un’altra onda si abbatté sul naufrago. Il capitano la riavvolse per lanciarla ancora al suo uomo, ma nessuno riemerse dalle acque turbolente dell’oceano.

3 Commenti

  1. ferruccio
    21 aprile 2011 alle 13:24 Rispondi

    Marooooooo… sei peggio di un cane da tartufi.

    “Camole” da me si usa:-)

  2. Michela
    21 aprile 2011 alle 22:53 Rispondi

    Hehehe sì pure per me “camole” era familiare, si danno ai camaleonti per dessert ^^

    Ha ragione Ferruccio, tutte tu le trovi!
    (Per la cronaca sto ancora ridendo della frase con “affé”)

  3. Daniele Imperi
    22 aprile 2011 alle 09:08 Rispondi

    Io mi segno le parole nuove man mano che leggo :)

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