Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

10 parole nuove da usare #4

10 parole nuove

Quarto appuntamento con la rubrica dedicata alle parole nuove trovate qua e là durante le mie letture, parole mai sentite o sentite raramente o anche dimenticate.

In questo articolo le parole sono tratte dai romanzi La fine del mondo storto di Mauro Corona, Raimondo Mirabile, futurista di Graziano Versace e L’isola dei pirati di Michael Crichton.

  1. Corame: trovata a pagina 47 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. È il cuoio lavorato, ma si usa anche per indicare genericamente il cuoio.
  2. Poiat: trovata a pagina 73 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Questa parola manca, ma Mauro Corona ha usato termini dialettali. Cercando in rete ho scoperto essere una catasta di legna da trasformare in carbone.
  3. Sbramare: trovata a pagina 119 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Significa togliere dal risone le glumette con un attrezzo detto sbramino.
  4. Propoli: trovata a pagina 132 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Sostanza resinosa prodotta da alberi come i pioppi e usata dalle api per costruire i favi.
  5. Roccoli: trovata a pagina 137 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Trappole per gli uccelli, fatte di reti e sistemate attorno a piante.
  6. Ierofanti: trovata a pagina 17 del romanzo Raimondo Mirabile, futurista di Graziano Versace. Sacerdote fra gli antichi greci.
  7. Odica: trovata a pagina 33 del romanzo Raimondo Mirabile, futurista di Graziano Versace. Non c’è nel dizionario, ma è il nome di un’energia vitale, così chiamata nel XIX secolo.
  8. Claymore: trovata a pagina 52 del romanzo Raimondo Mirabile, futurista di Graziano Versace. Altro termine che manca, ma si tratta di una spada scozzese.
  9. Flamberghe: trovata a pagina 52 del romanzo Raimondo Mirabile, futurista di Graziano Versace. Sono spade da duello usate nei secoli XVII e XVIII.
  10. Cayo: trovata a pagina 10 del romanzo L’isola dei pirati di Michael Crichton. È un termine spagnolo e indica un banco di sabbia o un isolotto.

Esercizi di scrittura con le dieci parole nuove

  1. Il contadino lo guardò un’ultima volta, gli occhi due fosse nere scavate su pelle dura come corame. Poi menò la zappa con forza e schizzi di sangue gli imbrattarono i vestiti consunti.
  2. Il poiat ardeva da una notte, ma nessuno sentì l’uomo urlare. Lassù, fra quei boschi, soltanto il vento s’inerpicava, assieme ai fantasmi che uscivano dalla nebbia. Qualche giorno più tardi, assieme al carbone, il montanaro estrasse le ossa annerite, che gettò in terra.
  3. La bambina stava là che sbramava sacchi di risone, quando qualcosa si mosse fra tutti quei chicchi. Lo sbramino le cadde in terra e lei osservò la piccola figura che a fatica cercava d’uscire dal sacco. Due occhi piccoli come granelli di pepe la fissarono stupefatti.
  4. Osservava l’ape che raschiava resina dalla corteccia d’un pioppo. L’insetto ne avrebbe ricavato la propoli, per costruire i favi dell’alveare. Il bambino allungò un dito, quasi a sfiorare la peluria sull’addome dell’ape, ma un ronzio e un frenetico svolazzare gli fecero ritrarre la mano, spaventato.
  5. Se ne stava appollaiato fra due alberi, lo sguardo rivolto verso i roccoli stesi poco più avanti. In quattro giorni soltanto un paio di storni erano caduti nella trappola. Se n’erano andate prima le lepri. Poi erano spariti cervi e cinghiali. E adesso anche gli uccelli scarseggiavano nei boschi. Era la maledizione, come la chiamava la gente del posto.
  6. Il sacerdote si erse sulla folla riunita davanti al sagrato come uno ierofante di tempi antichi. Osservò uno a uno gli uomini venuti ad ammazzarlo. Poi sorrise. Sollevò le braccia al cielo e parlò in una lingua che nessuno riconobbe. La terra tremò e dalle nubi, divenute scure, si scatenò l’apocalisse. Fu un attimo e della gente accorsa non v’era più traccia.
  7. Dal corpo che fluttuava davanti agli astanti si levò una sorta di nebbia fluorescente, un’odica che emanava da quell’uomo caduto in trance e levitato. Poi l’energia guizzò via, veloce come il pensiero, e il corpo cadde a terra con un tonfo e un rumore di ossa spezzate.
  8. Brandì la claymore, staccata dalla rastrelliera appena vide entrare l’insegnate e il prete. «Non fare sciocchezze, ragazzo!» gli urlò il professore, avvicinandosi. Szoc! Il suono della lama che affondò nello stomaco dell’uomo agghiacciò il sacerdote. Restò immobile, a fissare come un ebete il ragazzo che l’infilzava come uno spiedo.
  9. Estrasse la flamberga dalla gola dello sfidante. La lama era sporca del sangue del suo nemico. Si passò quel ferro sulla lingua, assaporando il gusto della morte e della vittoria. Poi la rinfoderò e fece ritorno a casa.
  10. La zattera raggiunse il cayo più vicino. Sembrava disabitato. Una foresta cresceva proprio a ridosso della piccola spiaggia e l’unico suono che giungeva era il fragore del mare. Era salvo, si disse l’uomo sbarcando e portando in secca la zattera. Poi alzò gli occhi verso la vegetazione, attratto da un movimento. L’isolotto pullulava di indigeni. Erano nudi, i corpi ricoperti di polvere bianca. Ognuno di loro portava appeso al collo un teschio umano delle dimensioni di un pugno. L’uomo li riconobbe. Erano cannibali.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.