Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

10 parole nuove da usare #36

10 parole nuove

Di nuovo due i romanzi che hanno fornito materiale per il dizionario e gli esercizi di scrittura. McCarthy è ancora presente e con la maggior parte dei termini. In più si è aggiunto un libro per bambini che ho riletto da adulto.

Le parole sono molto variegate anche questa volta, forse più dell’altra. Sembra, però, che una certa ambientazione si sia creata quasi da sola.

  1. Noria: trovata a pagina 26 del libro Babagì e il Re Patap di Madeleine Bosco. Macchina utilizzata per sollevare acqua o altri materiale, come nel mulino.
  2. Cotinga: trovata a pagina 26 del libro Babagì e il Re Patap di Madeleine Bosco. Nome di una famiglia di uccelli.
  3. Tangaro: trovata a pagina 26 del libro Babagì e il Re Patap di Madeleine Bosco. Esiste come tangara, altro nome di uccelli.
  4. Incoperchiatore: trovata a pagina 273 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Chi provvede a coprire con coperchi.
  5. Cabildo: trovata a pagina 275 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Era un organo che governava un comune nel periodo coloniale spagnolo.
  6. Archimandrita: trovata a pagina 280 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Era un superiore nei monasteri.
  7. Alparejas: trovata a pagina 294 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Sono selle da carico.
  8. Gheroni: trovata a pagina 294 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Sono i lembi triangolari della camicia.
  9. Macricistide: trovata a pagina 310 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Macrocistide, alga a forma di filamenti.
  10. Corvettare: trovata a pagina 311 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Detto di cavalli, saltare a piccoli e cadenzati balzi.

Esercizi con le parole nuove

Giunse a cavallo all’alba di una giornata di nebbia. Le acque del fiume scorrevano incuranti del sangue che le arrossava e le pale della noria, cariche di cadaveri, giravano monotone tuffandosi e ritornando in superficie come in un giorno qualunque. Perfino il canto delle cotinga e dei tangara sembrava indifferente alla strage avvenuta, come se tutto fosse opera di Dio, nel suo naturale progetto divino.

Mentre scendeva dalla cavalcatura, si chiese quale battaglia si fosse combattuta al monastero e nei suoi dintorni. L’uomo che aveva soccorso, un operaio che lavorava come incoperchiatore presso i monaci, era spirato prima di pronunciar parola.

Due giorni a cavallo, fra il cabildo e il monastero. Gli ufficiali avevano atteso una settimana prima di decidersi a inviare qualcuno a controllare. Quando l’uomo era partito, non immaginava cosa avrebbe trovato. L’archimandrita non era mai mancato a un appuntamento, dunque qualcosa era avvenuto.

Rimontò in sella e si diresse verso il primo arco dell’edificio, oltrepassandolo e continuando fino al portale divelto. Proseguì nel silenzio innaturale, fermandosi oltre l’uscio. Un mulo uscì trotterellando con un frate scompostamente seduto sull’alpareja. Quando l’animale, terrorizzato, lo superò, l’uomo vide che qualcuno aveva inchiodato il religioso alla sella da carico.

Scese da cavallo. In passato aveva già visitato il monastero, così andò deciso al chiostro e da lì alla biblioteca, dove il superiore passava gran parte del tempo.

E lo trovò.

Crocifisso su tavole prese dalle lunghe panche e sventrato, il corpo dell’archimandrita sembrava guardare oltre la vita terrena, gli occhi privi di luce che abbracciavano l’umana follia in un ultimo sguardo di pietà e perdono. L’uomo avanzò, avvicinandosi al cadavere e abbassandogli le palpebre e ripulendosi il sangue sui gheroni della camicia. Il frate sembrava dormire, adesso, per sempre libero dalle sofferenze come un figlio di Dio in attesa di resurrezione. Il sangue era colato a terra ramificandosi come spirali di macrocistide, seccandosi raggrumato in un colore nerastro.

Tornando sui suoi passi, si domandò cosa avrebbe detto agli ufficiali. Sarebbero stati in grado di fronteggiare la minaccia venuta da chissà dove?

Prima di rimontare in sella si voltò a guardare le mura del monastero, cimitero di anime insepolte e senza tregua. L’animale scartò, impaurito dall’odore della morte e l’uomo gli sussurrò qualcosa calmandolo. Poi montò con agilità e spronò il cavallo che, corvettando in una sorta di danza ritmica, si allontanò svanendo assieme al suo cavaliere oltre le colline occidentali, verso la città e i suoi rumori.

2 Commenti

  1. Damhìa
    7 luglio 2013 alle 11:36 Rispondi

    Complimenti come sempre. Lo sai, ti vedrei bene a scrivere dei Thriller. Ci hai mai pensato? =)

    • Daniele Imperi
      7 luglio 2013 alle 17:56 Rispondi

      Grazie Damhìa :)

      No, non ci ho pensato, o almeno non seriamente. Non ho mai scritto racconti thriller, però. Perché mi ci vedresti?

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.