Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

10 parole nuove da usare #35

10 parole nuove

Il monopolio di McCarthy e del suo romanzo western che durava da diverse settimane nella rubrica sugli esercizi di scrittura sembra capitolato: è infatti oggi presente un altro autore che si inserisce quasi timidamente.

Cinque i termini spagnoli in questo numero. Le dieci parole sono molto variegate, più dei numeri precedenti: cibi, geologia, anatomia, verbi. Un bel misto di termini su cui lavorare.

  1. Poblanos: trovata a pagina 221 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Peperoncini verdi del Messico.
  2. Bajada: trovata a pagina 224 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. È una serie di conoidi alluvionali uniti lungo un fronte di montagna.
  3. Guisado: trovata a pagina 227 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Piatto di carne stufata con patate.
  4. Peloncillo: trovata a pagina 227 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. È zucchero non raffinato usato nella cucina messicana.
  5. Adularie: trovata a pagina 15 del libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Minerali di rocce cristalline, usati anche come gemme.
  6. Sclera: trovata a pagina 234 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Parte della tunica esterna dell’occhio, di colore biancastro.
  7. Lemniscata: trovata a pagina 234 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Di cosa legata o avvolta con lemnisco, un nastro.
  8. Boletas: trovata a pagina 247 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Lasciapassare.
  9. Paraselenio: trovata a pagina 248 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Dischi luminosi dell’alone lunare che si formano a destra e a sinistra della luna.
  10. Pertenere: trovata a pagina 256 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Riguardare, concernere, avere attinenza con qualcosa.

Esercizi di scrittura con le parole nuove

Sotto il sole di mezzogiorno tornava a casa, la sporta piena di poblanos appena raccolti. I piedi lasciavano orme nitide sulla piana della bajada e lungo le pendici montane un vento s’alzava a sollevare polvere e ricordi del passato. Donna di tragica vedovanza, incisa dalla sofferenza e dalla fame, la voce dell’illusione spenta e mai più tornata. Camminava piano, con stanca andatura, nell’afa di quel mese estivo, la mente senza più pensieri ma solo fantasmi di speranze non ancora svaniti.

A pranzo riscaldò una porzione di guisado avanzata dalla sera prima. Poi si preparò una tazza di atole, ci mise dentro cinque cucchiaini di peloncillo e la bevve sorseggiandola e soffiando sul bordo per raffreddare la bevanda.

La collana di adularie che le aveva regalato suo marito era impregnata del dolore della scomparsa e la donna amava stringerla, sgranare le pietre come un rosario e a una a una recitare il nome dell’uomo che non avrebbe più rivisto, non in quella vita, non in quei luoghi di polvere. Bianca come sclera, la veste avvolgeva quel corpo non più giovane come un’antica sindone senza tempo e la vedova che l’indossava sembrava ostentarla fiera, portandola come un abito nuziale che ricordi un giorno lontano ma mai sbiadito.

Si alzò. Sotto l’architrave la ghirlanda lemniscata si mosse appena a un soffio d’aria. Fuori, tutto pareva immobile, pietrificato dal sole, come se la donna vivesse in un dagherrotipo a colori e non in una realtà in movimento. Guardò fuori dalla finestra aperta le cime delle montagne scolorite dal calore e dalle polveri in sospensione. Quella finestra diveniva una sorta di boleta per un mondo perduto, fatto di vette inesplorate, di strade affollate, di volti che sorridono. Spesso, la notte, quando la luna appariva all’orizzonte, amava perdersi nei dischi crepuscolari del paraselenio, immaginando di trovare lassù, in quel limbo etereo ed effimero, l’uomo che aveva amato.

Ma era tutta illusione, l’illusione che l’accompagnava lungo gli ultimi giorni dell’esistenza che sapeva essere vicini. E questo le diede speranza. L’imminenza della dipartita, che sapeva non pertenerle, anche se più volte il pensiero d’un suicidio le aveva sfiorato la mente vincendo la barriera del peccato, rinforzò il suo animo e si ritrovò a sorridere, figura statuaria in mezzo alla stanza, dea mortale che attenda d’esser liberata dalle catene della vita.

E così fu, quel giorno. Il sole continuò il suo viaggio ellittico lungo le spire dello spazio e attorno fu silenzio, non un suono non un rumore, solo il fruscio della veste che s’afflosciava a terra senza più alcuna forma che la sorreggesse.

5 Commenti

  1. Frank Spada
    30 giugno 2013 alle 10:24 Rispondi

    Da che mondo è mondo, stando accosto alle memorie di mio padre, l’alba sarebbe il momento migliore per lasciare il letto, se non fosse che oggi e domenica, e l’obbligatorietà di mantenere attiva l’iscrizione a un club di bonaccioni messicani, che di sabato bisbocciano alla grande per pertenere i fatti relativi al panorama di un cannocchiale rovesciato, questa notte mi ha privato di una specialità del cosmo astrale: il paraselenio assente per la fase e attorno a mezzanotte, ritirate le boletas tesserate, ci hanno fatto sloggiare con la lemniscata scaricata al musicale.

    Naturalmente ero andato alla riunione assieme alla mia bella che, per non farsi riconoscere dal precedente amante che ancora se la mena lunga per riaverla, si era messa gli occhiali al nero fumo per nascondere la sclera e sfoggiava al davanzale del corpetto le adularie regalatele da quel tonto di amichetto che per primo l’aveva corteggiata senza giungere allo spasso.

    Lungo strada ho comperato le fumose al bar dell’angolo, ho mandato giù di fretta un ristrettuccio al banco, tralasciando per la dieta il peloncillo bustinato in carta riciclata, e poi di corsa in via dei Passeri.

    Il ristorante abituale mi aspettava prenotato a un tavolo per due e -ossequiente all’ordinato – siamo partiti con il primo piatto, un guisado che a dir poco sembrava una guisada, divorato in un batter d’occhio dalla mia chichita che non vedeva l’ora di tornare a casa per farmi assaggiare… i suoi poblanos nudi, caspita!

  2. Frank Spada
    30 giugno 2013 alle 19:02 Rispondi

    Ringraziarla è poco, riderci su è di più, Daniele :)
    Buone giornate.

  3. Carla
    1 luglio 2013 alle 10:25 Rispondi

    Interessante questo esercizio. Peccato che son di corsa perchè mi piacerebbe cimentarmi. Ma intanto lascio la palla a chi ha più fantasia di me, che stare al ritmo con frank Spada non è mica facile :-)

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.