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10 parole nuove da usare #34

10 parole nuove da usare

Continua il romanzo di Cormac McCarthy a padroneggiare sulla rubrica delle nuove parole trovate leggendo, col suo libro Meridiano di sangue. Cinque, questa volta, i termini stranieri.

Per la maggior parte si tratta di parole che indicano animali e piante. Poi ci sono un paio di termini enogastronomici e altri due che nell’insieme non richiedono difficoltà a essere inseriti in un contesto che stia in piedi.

  1. Moscioni: trovata a pagina 220 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Sono i moscerini del vino e dell’aceto.
  2. Calderugia: trovata a pagina 192 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Erba comune nei terreni incolti e negli orti.
  3. Ipomea: trovata a pagina 192 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Pianta erbacea dell’America Meridionale.
  4. Tettibranchi: trovata a pagina 192 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Si tratta di gasteropodi.
  5. Ristras: trovata a pagina 194 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Termine spagnolo per indicare mazzetti di peperoncino da appendere a essiccare.
  6. Pulque: trovata a pagina 194 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Termine spagnolo che indica una bevanda alcolica messicana.
  7. Cavedani: trovata a pagina 198 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Pesci d’acqua dolce dalle carni poco pregiate.
  8. Conducta: trovata a pagina 199 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. È condotta in spagnolo, ma non ricordo perché nel romanzo è espressa in questa lingua.
  9. Arrieros: trovata a pagina 199 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Sono i venditori ambulanti, che trasportano la mercanzia a dorso del mulo.
  10. Solpugas: trovata a pagina 220 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Ragni, chiamati solifugi, di media grandezza, propri di zone sabbiose e aride.

Esercizi con le dieci parole

Uscì dalla cantina zoppicando. Una nuvola di moscioni non gli diede tregua finché non s’allontanò di qualche metro. A ogni passo faceva seguire una smorfia di dolore. La ferita alla gamba, col proiettile ancora dentro, sanguinava attraverso la benda, una striscia di stoffa strappata dalla camicia.

Mentre attraversava il campo incolto, dove la calderugia già fioriva coi suoi boccioli gialli e l’ipomea rispondeva con colori violetti e azzurri, ripensava alla strana battaglia combattuta poco prima.

Cos’era quella cosa?, si chiese entrando in casa. E com’era riuscito a spararsi alla gamba anziché colpire quella…

Lasciò perdere le domande. Aveva fame, poi avrebbe pensato al proiettile. Cucinò un piatto di tettibranchi, condendoli con olio e un peperoncino preso dalle ristras che teneva appese al soffitto come tanti impiccati. Bevve qualche sorsata di pulque per alleviare il dolore, ma non servì.

Rumori, dalla cantina. Qualcosa che si rompeva, un suono liquido successivo.

Sta rompendo le botti. Poi verrà a cercarmi.

Due giorni prima, quando era a pesca di cavedani, ricordò di aver notato delle tracce strane sulla riva sabbiosa del fiume. E le pietre, anche. Pietre frantumate. Non ci aveva badato, ma adesso che l’immagine delle orme sul pavimento umido della cantina gli erano tornate in mente, adesso poteva ricollegarle alle tracce sulla sabbia.

Non dovrebbe avere quelle dimensioni. Mierda.

Quale sarebbe stata la conducta della cosa? E che poteva fare lui, un arriero ferito e senza più colpi, contro quella che sembrava una gigantesca solpuga?

Un fracasso di legno ruppe il silenzio paralizzandolo dal terrore. La porta di casa esplose in assi e schegge e la luce del sole si oscurò.

Un tripudio di zampe enormi e peli spessi come steli d’erba apparve per un attimo nella visuale dell’uomo.

Due mandibole scattarono e la distanza fra la solpuga e l’arriero diminuì.

«Hija de pu…», fu l’ultima frase che pronunciò.

4 Commenti

  1. Paola
    23 giugno 2013 alle 11:27 Rispondi

    Bell’esercizio Daniele! Molto stimolante! :-)

  2. Damhìa
    23 giugno 2013 alle 19:08 Rispondi

    Ti faccio come al solito i miei complimenti. Lasci il lettore sempre in sospeso fino all’ultima riga =)

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