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10 parole nuove da usare #31

10 parole nuove

In questo nuovo esercizio sulle nuove parole trovate detiene ancora una volta il primato un romanzo di McCarthy, che spesso usa termini spagnoli nelle sue storie ambientate fra Texas e Messico. Ci sono quindi parole in spagnolo per la maggior parte.

C’è da dire che le parole sono abbastanza variegate, vanno dai piatti tipici della cucina messicana agli abiti, da elementi dell’edilizia a flora e fauna, da mestieri all’arte.

  1. Ocotille: trovata a pagina 64 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. È una pianta tipica di regioni aride e rocciose.
  2. Almagre: trovata a pagina 73 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Pigmento rossastro usato in pittura.
  3. Serapes: trovata a pagina 76 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Sono specie di poncho messicani usati dagli uomini.
  4. Trabeazioni: trovata a pagina 77 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Elementi architettonico sostenuto dalle colonne e che porta architrave, fregio e cornice.
  5. Tamales: trovata a pagina 77 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Piatto messicano fatto di pasta di mais ripiena.
  6. Javelina: trovata a pagina 77 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Termine spagnolo per pecari.
  7. Azoteas: trovata a pagina 81 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Sono le parti superiori di un edificio, quando piatte.
  8. Scapolari: trovata a pagina 83 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Sopravvesti usate durante i lavori dai monaci.
  9. Nopal: trovata a pagina 92 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Verdura proveniente dalla opuntia, altro piatto messicano.
  10. Campesinos: trovata a pagina 92 del libro Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. In spagnolo indica in contadino.

Esercizio con le dieci parole

Sul campo bruciato dal sole, sotto il caldo di mezzogiorno, le ocotille spuntavano dal terreno come ciuffi di capelli radi sulla testa di un vecchio. L’uomo che camminava come uno spettro senza dimora osservò la patina ormai scolorita d’almagre che macchiava gli antichi ruderi sbreccati e semicrollati. S’asciugò il sudore con un lembo del serapes, sputò un grumo di polvere e saliva e s’avvicinò a quello che sembrava un tempio. Trabeazioni e colonne ormai irriconoscibili nel disfacimento del tempo. Tentò di immaginare chi avesse vissuto in quell’epoca leggendaria e dimenticata, ma per la sua mente si trattava di qualcosa di estraneo.

Sedette su un muretto, tirò fuori dalla bisaccia l’incarto e mangiò le tamales fredde che s’era portato dietro. Mentre masticava, una javelina apparve nella calura dello sfondo arido e secco come un miraggio di vita che tremolò per un attimo, indistinto ed evanescente come il sogno di un infante. L’uomo continuò a mangiare e quando terminò quel pasto si alzò, stanco degli anni e dell’esistenza stessa e di quel mondo senza nome in cui viveva.

Ricordò quando lavorava sulle azoteas della comunità dei monaci, lui e gli altri vestiti con scapolari sdruciti e sporchi a zappare e seminare e veder crescere il verde che spiccava fra i colori bruni e sbiaditi di quelle lande povere. E oltre i muri ricordò le opuntie da cui prendevano il nopal e i cuochi che cucinavano quel piatto e loro che pranzavano nella grande sala e parlavano e tutto allora sembrava vivido e destinato a non finire mai, eterna estensione del tempo e dello spazio. E invece poi erano giunti i cavalieri del Generale a distruggere il suo mondo e impiccare i monaci e bruciare tutto ciò che prendeva fuoco. E lui e pochi altri campesinos s’erano infine ritrovati senza lavoro, senza cibo, senza più un tetto e da allora vagavano, custodi dei ricordi d’una vita che non è più e d’un tempo che ha già scoccato l’ultima ora.

3 Commenti

  1. Damhìa
    2 giugno 2013 alle 21:41 Rispondi

    Come sempre, con pochissime parole riesci a creare qualcosa di unico. =)

  2. Lucia Donati
    6 giugno 2013 alle 12:56 Rispondi

    Conoscevo solo scapolari e campesino.

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