Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

10 parole nuove da usare #3

10 parole nuove

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alle parole nuove, quelle cioè che non ho mai sentito, che sento raramente o che non ricordo cosa significhino.

In questo articolo le parole sono tratte dai romanzi Le notti di Salem di Stephen King e La fine del mondo storto di Mauro Corona.

  1. Nartece: trovata a pagina 558 del romanzo Le notti di Salem di Stephen King. È una sorta di vestibolo nelle chiese e può essere sia interno che esterno.
  2. Ferrotipo: trovata a pagina 566 del romanzo Le notti di Salem di Stephen King. Termine usato in fotografia. È l’immagine che si ottiene su una lastra di ferro. L’accento cade sulla prima “o”.
  3. Surrettizio: trovata a pagina 578 del romanzo Le notti di Salem di Stephen King. È ciò che vien fatto di nascosto. Proviene dal verbo latino subrepere, strisciare sotto.
  4. Francolino: trovata a pagina 39 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. È un uccello di colore scuro, con macchie bianche, simile alla pernice.
  5. Alum: trovata a pagina 40 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Non c’è sul dizionario, ma Corona ha usato termini locali e vecchi. Forse si intende un composto chimico, un solfato di potassio e alluminio.
  6. Mughe: trovata a pagina 41 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Non c’è sul mio dizionario, ma si tratta del pino mugo, una pianta a cespuglio, con aghi e tronco nascosto e contorto.
  7. Lagrimo: trovata a pagina 42 del romanzo La fine del mondo stortoo di Mauro Corona. Termine con cui viene indicata la resina prodotta dagli alberi.
  8. Loppe: trovata a pagina 43 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Altro nome della lolla e della pula: la pellicola che riveste i chicchi di cereali. Ma anche le scorie fluide sulla ghisa liquida.
  9. Cantorie: trovata a pagina 43 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Sono sia le scuole corali che le parti delle chiese dove si trovano i cantori.
  10. Gracchi: trovata a pagina 47 del romanzo La fine del mondo storto di Mauro Corona. Per gracchio si intende sia il verso, gracchiare, che un grosso uccello nero dei passeracei.

Esercizi di scrittura con le dieci parole nuove

  1. Incontrò il parroco vicino al nartece della grande basilica. Era scuro e freddo là dentro, come la sua anima. Quando il sacerdote si avvicinò, la donna gli sparò un colpo in pieno petto. Poi accese una candela, buttando una moneta nella cassetta di metallo.
  2. L’immagine impressa sul ferrotipo che aveva trovato in casa del morto era fin troppo chiara. Era la sua immagine, il suo volto stampato su metallo. Si chiese quando quel maledetto fotografo gli avesse scattato la foto.
  3. L’accordo era stato siglato dai due uomini con una semplice stretta di mano. Il primo dei due, però, ne aveva siglato un altro, in modo surrettizio, con un terzo. Il doppio gioco era sempre stato una sua caratteristica.
  4. Aprì la gabbia e prese il francolino che invano cercava di svolazzare via. L’uccellino gli era stato regalato dalla direttrice del manicomio criminale. Alberto si era comportato bene in quegli ultimi tempi e la donna aveva voluto premiarlo. L’uomo vide il piccolo uccello prigioniero nella sua mano e strinse il pugno. Strinse. Strinse ancora. Poi prese a mangiarlo. Ne conservò una piuma, che avrebbe donato alla donna l’indomani.
  5. Usava polvere di alum per conservare fresche frutta e verdura. La spargeva a piccole manciate, con tocchi precisi e mirati. Passò un domenicano, un giorno, e la vide. Vide la donna aprire il sacchetto e prenderne la polvere. Magia, pensò l’uomo di chiesa. Tornò l’indomani per arrestarla e interrogarla. E l’indomani ancora, per vederla bruciare sul rogo, godendo delle sue urla inumane.
  6. Aveva buttato il fucile in mezzo alle mughe che crescevano abbondanti in quella zona di montagna. Al di qua del sentiero s’era poi nascosto in mezzo agli alberi, osservando il contadino che saliva la china. Lo vide fermarsi e portarsi le mani al volto, poi correre avanti e urlare. Aveva finalmente visto il cadavere, si disse l’uomo, sorridendo. Il cadavere del fratello. La vendetta era stata compiuta.
  7. L’albero sembrava piangere. L’uomo ne accarezzò la corteccia irregolare. Tutto quel lagrimo che fuoriusciva era la tristezza e il dolore della pianta che s’ammalava e moriva. Tutte quelle lacrime che l’uomo piangeva, la notte, erano la sua tristezza e il suo dolore. Erano simili, lui e quell’albero.
  8. Il sacco pieno di loppe era stato buttato semiaperto sul pavimento del magazzino e parte del contenuto era fuoriuscita. Il commissario s’era avvicinato, attratto da un oggetto che spuntava. Con una penna aveva rimestato nel sacco, per liberare quell’oggetto e osservare meglio. Era una mano. La mano della donna trovata morta due giorni prima.
  9. Frequentava le cantorie da tre anni. Gli piaceva cantare nel coro della sua parrocchia, sebbene l’alito della grassona che gli stava sempre vicino puzzasse d’aglio ogni giorno. Una volta aveva provato a offrirle delle caramelle forti, nella speranza di poter respirare qualcosa di buono per almeno una sera. Da allora la grassona s’era perdutamente innamorata di lui.
  10. Volavano in groppa a enormi gracchi, neri come il buio, veloci come il vento. Nessuna freccia era in grado d’abbatterli, nessuna magia in grado di fermarli. Sorvolavano i villaggi in cerca dei fuggiaschi, atterrando di quando in quando sulla campagna. Nessuno osava avvicinarsi a quegli uccelli dal becco rosso come il sangue.

Appuntamento come al solito al penultimo giovedì del mese, il 24 marzo, con altre dieci parole.

2 Commenti

  1. Michela
    17 febbraio 2011 alle 21:16 Rispondi

    Trovo inquietante che molte di queste parole provengano da libri che ho già letto e riletto tante volte (come “Le notti di Saalem”, per l’appunto), e che mi risultino nuove.

    Mi sa che dovrei fare come te, e scriverci una microstoria sopra… quasi quasi ci provo. Grazie per l’dea. :)

  2. Daniele Imperi
    17 febbraio 2011 alle 21:38 Rispondi

    Pensa che una volta avevo fatto un elenco, che ho ancora da qualche parte, scritto a penna, su tutte le parole nuove che trovavo mentre leggevo, con il pensiero di andarne poi a vedere il significato sul dizionario.

    Il risultato fu che l’elenco aumentò in continuazione e io ancora devo sapere che cosa significano quelle parole. Alcune penso di averle ritrovate e fatte mie.

    Con questa scusa imparo di più, e in maniera duplice: scovo nuove parole e faccio esercizi di scrittura.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.