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10 parole nuove da usare #28

10 parole nuove

Questo numero delle dieci parole è nuovamente monopolizzato da un unico libro, come spesso è accaduto in passato con il romanzo Suttree di McCarthy. Questa volta tocca a uno scrittore nostrano, Salgari, e al suo romanzo d’avventura Al Polo Nord.

La particolarità, in questo caso, non si limita all’unico romanzo, ma anche alla monotonia dei termini: nove appartenenti agli animali e uno alle piante.

  1. Ardee: trovata a pagina 68 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Si tratta di uccelli dei ciconiformi, come gli aironi.
  2. Lumme: trovata a pagina 78 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Non c’è sul dizionario, ma Salgari ne parla assieme alle sterne, dunque si tratta di uccelli.
  3. Morse: trovata a pagina 79 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Manca nel dizionario, ma si tratta di un cetaceo simile alle foche.
  4. Bernide: trovata a pagina 82 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Riferito a un tipo di oche.
  5. Lestrini: trovata a pagina 88 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Anche questa manca, ma Salgari ne parla sempre in riferimento a uccelli cacciati.
  6. Kelp: trovata a pagina 111 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Ordine delle Laminariali, alghe, conosciuto con questo nome.
  7. Nottiluche: trovata a pagina 113 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Sono protozoi marini.
  8. Macrurus: trovata a pagina 116 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Nuovamente, si tratta di un tipo di pesci, i macruridi.
  9. Brisinghe: trovata a pagina 116 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Genere di stelle di mare.
  10. Squille: trovata a pagina 117 del libro Al Polo Nord di Emilio Salgari. Sono crostacei.

Esercizio con le dieci parole

Scese dall’imbarcazione e imbracciò il fucile. L’acqua gli arrivava quasi alle ginocchia, ma non ci badò. Avanzò il più silenziosamente possibile e si acquattò dietro un groviglio di vegetazione che cresceva a riva. Attese.

Alcune ardee, forse spaventate dal rumore della barca, si alzarono in volo a qualche metro da lui. Prese la mira e sparò.

Un tonfo nell’acqua, gli altri uccelli che scomparivano alla vista.

Andò a prendere l’uccello e lo gettò nella barca. Poi tornò alla sua postazione.

Restò lì per quasi mezz’ora, infine decise di cambiare punto. Si incamminò lungo la riva e si fermò quando vide due lumme atterrare poco più avanti. Mirò a una e fece fuoco. Non la prese ed entrambe sbatterono le ali e svolazzarono via.

Rimpianse di non essere andato a caccia di morse con suo fratello. Era più facile prendere quei cetacei che sparare a uccelli e roditori. Era quasi mezzogiorno e non aveva ancora preso sufficienti prede.

Si voltò, attirato da un movimento alla sua destra. Oche bernide si lasciavano trasportare dalla corrente tuffando di quando in quando il becco in acqua. Prese la mira e sparò, una, due volte. Un quack quack quack isterico e le oche, sbattendo le ali, a fatica lasciarono la superficie dell’acqua e volarono via, ma due restarono là, colpite a morte.

Il cacciatore andò a prenderle e le lanciò nella barca.

E tre, pensò.

Si fermò a pranzare a riva. Stava masticando l’ultimo boccone del panino quando un gruppo di lestrini gli passò davanti. Afferrò svelto il fucile e sparò senza mirare. Non prese nulla.

Decise di tornare alla barca e spostarsi. Montò, poggiò il fucile e mise in moto. Sotto la superficie osservò il kelp ondeggiare come mosso da un vento sottomarino. Puntini luminosi si intravedevano in mezzo alla vegetazione acquatica: nottiluche, si disse l’uomo. E mentre avanzava scorse un piccolo branco di macrurus superarlo lentamente. Prese il fucile e sparò in acqua, ma non fu sicuro di aver preso qualcosa.

Fermò la barca e scese. A riva notò parecchie brisinghe attaccate alle rocce del fondo e, vicino, un’intera colonia di squille. Prese dalla tasca un coltello e iniziò a staccare le stelle e i crostacei finché non ne rimase nessuno. Soddisfatto, rimontò in barca e se ne andò. Meglio un’abbondanza sicura di frutti di mare che uno scarso arrosto di cacciagione, pensò, mentre volgeva l’imbarcazione sulla via del ritorno.

5 Commenti

  1. Livio
    21 marzo 2013 alle 11:45 Rispondi

    Ahahah fantastico, non conoscevo questo esercizio ma lo trovo eccezionale! XD
    Non so perché, ma dopo un po’ l’ambiente che stavo visualizzando mentre leggevo l’esercizio testuale si è trasformato in Skyrim… :?

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2013 alle 11:52 Rispondi

      Ciao e benvenuto nel blog :)
      Grazie, non conosco però Skyrim…

  2. Livio
    21 marzo 2013 alle 12:13 Rispondi

    Si tratta di un videogioco fantasy di enorme successo; una delle sue caratteristiche è che ha un’ambientazione naturalistica curata a livelli maniacali, con decine e decine di specie vegetali, animali e fungine che si possono raccogliere.

    Complimenti per il blog! Molto interessante e ben fatto. Penso che tornerò spesso a visitarlo ;)

  3. Romina Tamerici
    2 aprile 2013 alle 00:16 Rispondi

    Questo mese sono tutti esseri viventi! Che bello!

    Interessante anche il tuo racconto, anche se io e il tuo personaggio non credo andremo mai d’accordo! Ahahah!

    Chissà cosa mi inventerò io con tutte queste belle creature!

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