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10 parole nuove da usare #23

10 parole nuove

Continua la serie di parole nuove, o poco conosciute, trovate nei libri che leggo e ancora una volta a dettare legge è lo splendido romanzo di Cormac McCarthy Suttree. Romanzo che accompagnerà la rubrica ancora per qualche mese.

Ci sono alcune parole straniere e altre scientifiche, oltre a termini tecnici che dimostrano per l’ennesima volta l’enorme proprietà di linguaggio dello scrittore.

  1. Silt: trovata a pagina 268 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È una roccia sedimentaria che presenta granuli più fini di quelli della sabbia.
  2. Bratto: trovata a pagina 269 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È un modo di vogare tipico dei piccoli battelli, con un unico remo.
  3. Turibolo: trovata a pagina 279 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Recipiente in argento usato per bruciare l’incenso nelle funzioni religiose.
  4. Labiata: trovata a pagina 301 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Fornita di labbra, usata sia in botanica sia in zoologia.
  5. Cianfrinatura: trovata a pagina 313 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Operazione volta ad assicurare la tenuta ermetica fra i chiodi e le lamiere.
  6. Scotano: trovata a pagina 331 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Pianta delle anacardiacee, che viene anche coltivata per ornamento.
  7. Soggolata: trovata a pagina 331 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Fornita di soggolo, una sorta di sciarpa che partiva dal collo e arrivava al viso, tipica degli abiti femminili medievali.
  8. Bufonite: trovata a pagina 333 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È un fossile che contiene denti e ossa palatali della famiglia di pesci Picnodonti, anche se le tradizioni folcloristiche ne fanno una pietra che si forma nello stomaco dei rospi (bufo in latino significa rospo).
  9. Zipolo: trovata a pagina 334 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È un pezzo di legno appuntito che serve a turare le botti dopo la spillatura.
  10. Mucronati: trovata a pagina 338 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È un attrezzo o anche un’arma che presenta una punta acuta.

Esercizi con le dieci parole nuove

Camminava sul terreno di silt sotto un sole che non gli dava tregua. Il fiume era ancora lontano e su quella landa desertica non c’era nulla che potesse fornirgli un po’ d’ombra. Quando, tre ore dopo, vide il canyon aprire una ferita profonda sulla terra arsa e l’acqua scorrere come sangue sotto il cielo rosso cupo di quella giornata al tramonto, cadde sfinito e incredulo sulla roccia.

Si rialzò, a fatica. Barcollò fino alla sporgenza che s’affacciava sul fiume e guardò giù.

Erano vestiti di pelle non conciata e sui corpi coperti di fango avevano incisi strani simboli e al collo portavano collane di parti umane essiccate e annerite. Navigavano a bratto su piccole imbarcazioni che fluivano sulla corrente del fiume e in ognuna di esse una specie di sacerdote oscillava un turibolo di terracotta da cui si sprigionava un fumo denso e giallastro.

Quando furono più vicini, l’uomo osservò quei volti sconosciuti. La fronte era ampia e labiata e da quelle insolite labbra spuntava un occhio velato che non stava mai fermo, come in preda a una sorta di convulsioni.

Le barche erano di rozze tavole di legno appena ricavate dal taglio dei tronchi, montate su una struttura di pali scortecciati su cui era stata comunque praticata un’elementare cianfrinatura per assicurarne l’impermeabilità. La forma non era riconducibile ad alcuna popolazione primitiva della terra e l’uomo si chiese da dove provenisse quella gente dai tre occhi e dai misteriosi segni scarificati sulla pelle.

Cespugli di scotano crescevano a profusione a ridosso della riva e le barche vi si diressero. Orde di selvaggi indemoniati sbarcarono con urla di giubilo, come se attendessero da anni la fine d’un viaggio estenuante.

Poi l’uomo vide la donna.

Stava ferma e silente sulla riva, il capo soggolato da un velo color palude, l’abito lungo e stretto che fasciava un corpo proporzionato e invitante, i capelli lunghi, neri e intrecciati da cui pendevano ossicini bianchi e conchiglie e altri oggetti che l’uomo non riconobbe. Al collo aveva una lunga collana con una roccia di bufonite di forma ovale. Il naso e le orecchie erano trapassati da una specie di zipolo di avorio, ricavato dal corno di chissà quale animale. In mano reggeva un bastone mucronauto e inciso da rune ignote, che la donna levò al cielo come per imporre un silenzio.

E silenzio fu.

I selvaggi tacquero e la donna, piantando a terra il bastone, si sfilò l’abito, restando nuda davanti a quel mucchio informe di uomini che sembravano del tutto indifferenti alla carne femminile.

Quando la donna si voltò verso l’entroterra, l’uomo capì.

Ma fu troppo tardi per lui.

Il terreno su cui stava prono a spiare i nuovi venuti cedette e l’uomo precipitò giù per alcuni metri, rovinando sulla riva e fermandosi proprio ai piedi della donna.

Poi innumerevoli mani l’afferrarono e strapparono i suoi abiti, immobilizzandolo a terra.

La donna si avvicinò e quel corpo nudo non parve più così sensuale al prigioniero. Cercò di dibattersi, di sfuggire all’incubo immondo che si faceva sempre più vicino, ma quegli occhi, quei tre occhi che lo fissavano, e quelle cose che si muovevano sul suo corpo sembravano ipnotizzarlo.

Chiuse gli occhi, per un attimo, proprio nel momento in cui la donna e le sue protuberanze dentate stavano per lambirlo. Un dolore inconcepibile lo rapì e lo portò alla follia.

Quando rinvenne, giorni dopo, si ritrovò a navigare su quei legni sconosciuti, il corpo imbrattato di fango, ciondoli di orecchie e dita umane annerite che dondolavano sul suo petto seguendo i movimenti della barca, la pelle scarificata in segni lontani nello spazio.

E la visione del mondo.

Fu quella che lo colpì.

Ciò che vide.

E come lo vide.

Si toccò la fronte e rabbrividì.

6 Commenti

  1. Lucia Donati
    18 ottobre 2012 alle 11:59 Rispondi

    Solo turibolo e labiata…conoscevo. E sapevo che bufo è il rospo (mi sembra il nome latino sia bufo bufo). Mamma mia la fronte labiata! Non male.

  2. dalailaps
    18 ottobre 2012 alle 12:30 Rispondi

    Questi tuoi post sono delle vere chicche.
    Io conoscevo bratto, turibolo e zipolo. Per le altre devo ringraziarti. :)

    • Daniele Imperi
      18 ottobre 2012 alle 12:37 Rispondi

      Grazie :)
      Sarà un problema ricordarsele tutte… queste e le altre pubblicate.

  3. Romina Tamerici
    18 ottobre 2012 alle 16:21 Rispondi

    Ne conosco solo un paio (turibolo e labiata). E poi conosco i bufo-bufo, adorabili rospi che in alcune stagioni sono presenti in gran quantità nella mia zona!

    Racconto un po’ inquietante, ma ormai mi sono abituata. Chissà cosa combinerò io con queste dieci parole, nella mia rubrica del 7 novembre? Non sarà facile, ma io adoro le sfide!

    • Daniele Imperi
      18 ottobre 2012 alle 16:47 Rispondi

      I racconti inquietanti sono la mia specialità :D
      Buon lavoro con le tue parole ;)

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