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10 parole nuove da usare #22

10 parole nuove

Ancora dieci parole provenienti dal romanzo Suttree di Cormac McCarthy, come quelle precedenti e come anche per i prossimi quattro mesi. Un evento, si potrebbe dire, mai mi era capitato di trovare così tante parole sconosciute in un solo libro.

In questo numero sono presenti ancora dei termini botanici, che difficilmente si possono trovare, ma anche alcune parole straniere, che possono sempre tornare comode.

  1. Scarioso: trovata a pagina 200 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Termine botanico, ma anche zoologico, detto di organo con consistenza membranosa.
  2. Boiacca: trovata a pagina 222 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Detto di una pasta di cemento molto fluida o anche di una minestra mal preparata, come sbobba.
  3. Veilleuse: trovata a pagina 225 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È la lampada da comodino.
  4. Clinker: trovata a pagina 225 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Materiale usato in edilizia per produrre il cemento ma indica anche un tipo di laterizi.
  5. Novocaina: trovata a pagina 225 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Anestetico risalente ai primi del ‘900.
  6. Setali: trovata a pagina 232 del libro Suttree di Cormac McCarthy. È una parte della lenza attaccata all’amo, la più fine.
  7. Check: trovata a pagina 248 del libro Suttreedi Cormac McCarthy. Non ho trovato informazioni, ma nel libro si accennava a un gioco.
  8. Cowitch: trovata a pagina 249 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Un tipo di legume, la Mucuna pruriens.
  9. Epicantici: trovata a pagina 256 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Relativo all’epicanto, piega della pelle palpebrale.
  10. Mortase: trovata a pagina 256 del libro Suttree di Cormac McCarthy. Intaglio fra due pezzi di legno per dare alloggio al tenone.

Esercizi con le dieci parole nuove

Il bambino trovò il cadavere all’alba. Rovistando fra la spazzatura notò una mano che spuntava fra un mucchio di ferrame arrugginito. Si avvicinò e restò a guardare incuriosito. La pelle scariosa del corpo era di un colore che virava dal rosa pallido al verde marcio. Dalla bocca colava un liquido che gli ricordò la boiacca che mangiava al capannone, assieme agli altri orfani. Si massaggiò una guancia, là dove la suora l’aveva colpito quando aveva rovesciato in terra la scodella di minestra.

Si allontanò e continuò a frugare fra la paccottiglia di roba abbandonata. Tirò fuori una veilleuse. Aveva il vetro rotto, ma la tenne con sé. Diede uno sguardo indietro, dove aveva lasciato il cadavere. Si era mosso? La mano ricordava fosse in un’altra posizione.

Lasciò quei pensieri e si diresse verso un cumulo di clinker sgretolati e macchiati. In terra scatole ammuffite di novocaina che prese a calci. A parte quella lampada non sembrava esserci nulla di buono da prendere.

Quando si voltò per andarsene sentì un rumore alle sue spalle. Davanti a lui, gli occhi fissi e senza luce, le vene ridotte a setali indistinti di un colore indefinito, il cadavere avanzava verso di lui con passo lento e barcollante, come un ubriaco appena uscito da un locale. Squarci sulla carne mostravano le ossa scurite e brandelli di muscoli e interiora pendevano muovendosi al ritmo della sua andatura.

È come un gioco, pensò il bambino. Come quando gioco a check con gli altri, al capannone.

C’è chi vince e chi perde.

Il bambino si mosse, di lato, e il corpo del non-morto seguì quel movimento, incerto, come se stesse ragionando sul da farsi. Quasi inciampò sul cowitch rinsecchito, ma si riprese e si riportò nuovamente di fronte al bambino, che lo osservò attentamente. Gli occhi erano semichiusi da membrane epicantiche che davano allo sguardo dello zombi un’aria orientale. Il bambino sorrise a quell’immagine e il capo del cadavere si piegò come a chiedersi il motivo di quella spontanea ilarità.

Poi, con sorpresa del piccolo, scattò in avanti con le braccia protese, le mani artigliate che tentarono di afferrare la sua carne e smembrarla.

Ma il bambino fu altrettanto veloce e colpì al volto lo zombi con la lampada, aprendogli un taglio come una mortasa, da cui uscì altro liquido ributtante.

Il corpo cadde a terra contorcendosi ma, prima che potesse riaversi e alzarsi, il bambino era già fuggito via, scomparendo oltre i mucchi di robaccia e i cespugli aggrovigliati di piante infestanti e i terreni incolti e i prati ingialliti, che la luce indifferente del sole illuminava durante gli infiniti giorni di quella terra giunta alla fine.

7 Commenti

  1. Romina Tamerici
    20 settembre 2012 alle 09:29 Rispondi

    Mi sa che “Suttree” di Cormac McCarthy è uno di quei libri che va letto con un dizionario sempre a disposizione!
    Le parole sono difficilissime questo mese, ma amo le sfide.
    Il tuo racconto le usa davvero bene ed è anche molto coinvolgente. Conoscendo i tuoi finali temevo molto per la sorte del bambino, ma invece per fortuna se l’è cavata! Mi è piaciuta moltissimo l’immagine di lui che si tocca la guancia dove aveva ricevuto una sberla.

  2. ferruccio
    20 settembre 2012 alle 14:18 Rispondi

    Lo hai letto con la lente d’ingrandimento, bravissimo:-)

  3. Daniele Imperi
    20 settembre 2012 alle 14:37 Rispondi

    E non è finita qui :)

  4. Mirko
    20 settembre 2012 alle 18:44 Rispondi

    1. Check si dice nel gioco del poker quando alla propria mano non si rilancia e si lascia proseguire il giro attendendo le giocate degli altri. Quando tutti fanno “check” si scoprono le carte. Se qualcuno rilancia si ricominciano le puntate.
    2. Si usa negli scacchi. Questo non so giocarlo purtroppo…

    Inteso come gioco non saprei, wikipedia non aiuta :)
    Potrebbe essere un piccolo errore di traduzione? Bisognerebbe trovare la frase originale.

    Setale invece è un termine pre-epoca fili in nylon, ormai in disuso, forse qualche patito della pesca a mosca lo utilizza ancora. Adesso è sostituito da finale.

    Ciao

    • Daniele Imperi
      20 settembre 2012 alle 20:43 Rispondi

      Grazie delle info, Mirko. Cerco il testo originale di quella frase, allora, e lo posto nei commenti.

  5. Romina Tamerici
    23 settembre 2012 alle 01:02 Rispondi

    “Check” in inglese significa “scacco”, quindi suppongo che giocando a scacchi nei paesi anglofoni si dica ogni volta che il re vie messo sotto scacco, tranne nel caso dello scacco matto che si definisce “checkmate”. Non vedo però perché in un testo tradotto si debba lasciare questo termine in inglese, quindi suppongo che qui sia usato con un altro significato.

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