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10 parole nuove da usare #12

10 parole nuove

Tornano gli esercizi di scrittura, questa volta forse un po’ più difficili dagli altri. Le opere da cui sono tratte le dieci parole nuove provengono infatti da tre generi differenti fra loro: un romanzo horror-apocalittico, un thriller medico e infine un libro naturalistico.

Malapunta di Morgan Perdinka, Innesto mortale di Colin Andrews e La vita delle formiche di Maurice Maeterlinck hanno fornito il materiale per creare un racconto che contenga tutte le dieci parole.

  1. Coppi: trovata a pagina 97 del romanzo Malapunta di Morgan Perdinka. Recipiente di terracotta per olio o vino.
  2. Liburne: trovata a pagina 101 del romanzo Malapunta di Morgan Perdinka. Antica nave da guerra usata anche dai romani.
  3. Gotha: trovata a pagina 113 del romanzo Malapunta di Morgan Perdinka. Indica l’elité di un ambiente.
  4. Garguglia: trovata a pagina 229 del romanzo Malapunta di Morgan Perdinka. È il doccione, viene dal termine gargouille, conosciuto anche come gargoyle.
  5. Piglie: trovata a pagina 230 del romanzo Malapunta di Morgan Perdinka. Sul dizionario non c’è e cercando in rete ho semplicemente trovato che è un elemento portante, come i muri, di una costruzione.
  6. Platisma: trovata a pagina 33 del romanzo Innesto mortale di Colin Andrews. Muscolo del collo.
  7. Solipsisticamente: trovata a pagina 64 del romanzo Innesto mortale di Colin Andrews. In modo solipsistico, attinente al solipsismo, ossia accostamento profondo verso la coscienza empirica.
  8. Topochimismo: trovata a pagina 90 del libro La vita delle formiche di Maurice Maeterlinck. Fenomeno chimico locale organico delle formiche.
  9. Soccio: trovata a pagina 95 del libro La vita delle formiche di Maurice Maeterlinck. Soccidario, chi regola il lavoro in una soccida.
  10. Ifi: trovata a pagina 105 del libro La vita delle formiche di Maurice Maeterlinck. Filamenti dei funghi.

Esercizi di scrittura con le dieci parole nuove

  1. Sugli scaffali erano allineati coppi di varie dimensioni. Pieni dell’olio appena macinato. L’uomo ne rovesciò in terra il primo. Un rumore di terracotta in frantumi e il liquido verde dorato che si espandeva sul pavimento. Poi il secondo. E il terzo. Finché il locale si empì dell’odore dell’oliva e delle ore di lavoro e della terra e del freddo della campagna. Quando l’ultimo dei recipienti fu distrutto e tutto il raccolto andato perso, l’uomo uscì, senza più volgere lo sguardo indietro.
  2. Il centurione osservava il mare, sulla battigia insanguinata. Le onde sembravano cullare i cadaveri distesi a riva e l’acqua si faceva rossa del loro sangue. All’orizzonte centinaia di liburne apparvero proprio quando il soldato stava per disperare nei rinforzi che aveva chiesto. Il mare presto avrebbe avuto altri corpi di cui nutrirsi.
  3. Salutò il ragazzo che tremava di freddo all’angolo della strada ed entrò nel ristorante. Un uomo paffuto, coi baffetti a punta e le palpebre cascanti, gli andò incontro abbracciandolo come fosse un fratello. E lo era, in fondo. Era stato ammesso nella cosca, avrebbe fatto parte della famiglia, del direttivo per giunta. Il gotha a cui aspiravano in molti. E molti lo invidiavano per questo. Anche se ignoravano che l’uomo era un infiltrato.
  4. Sotto anonime garguglie, sbrecciate dal tempo, annerite dal fumo di scarico delle nuove vetture a motore che da qualche anno imperversavano per le strade della città, l’anziano cercatore camminava in silenzio, verso il laboratorio segreto che aveva allestito nei sotterranei del palazzo vittoriano in cui abitava. Quella era la notte giusta, di disse. Era venuto il momento di collaudare un macchinario ben più potente di quelle ridicole carrozze senza cavalli che scorrazzavano senza tregua come ragazzine disinibite.
  5. Appoggiato alla piglia, se ne stava in silenzio a fumare una sigaretta. Era l’attesa. Di lì a poco sarebbe passato il curato del paese, il verme – come aveva preso l’abitudine a chiamarlo l’uomo – che aveva osato opporsi, che aveva denunciato, durante le funzioni e alle autorità, che aveva scatenato un putiferio. Ma il giorno della resa dei conti era giunto. E il curato avrebbe finalmente pagato.
  6. Fu un rapido movimento del braccio, un arco di gocce rosse che si disegnò nell’aria, il sibilo asciutto della lama e l’uomo si portò una mano al collo. La donna gli aveva tagliato a fondo il platisma, con un gesto studiato ed esperto. L’uomo barcollò indietro, tentò di estrarre la pistola ma un nuovo affondo lo paralizzò. Dalla camicia bianca si aprì uno squarcio e una massa disordinata di interiora si rovesciò sull’asfalto.
  7. Era l’ultimo dei sapienti. La casta era stata chiusa, dopo che le nuove scienze avevano preso il sopravvento sulle antiche dottrine. Ma il vecchio resisteva, cercando solipsisticamente di scacciare quelle discipline che vedeva come un male da estirpare.
  8. Era stato il suo sviluppato topochimismo a farle riconoscere il rifugio. Ne aveva percepito l’odore, unito a un ricordo che aveva ripescato sotto milioni di immagini, sensazioni, altri odori avvertiti negli ultimi mesi. Trascinò quanto restava del suo corpo umano – ormai ben poco – verso la grotta, raspando sul terreno con le zampe che ancora non riusciva a coordinare. Entrò e poi volse le antenne verso l’entrata, a captare eventuali pericoli.
  9. Gli aveva spaccato il cranio con una sbarra di ferro. Il sangue, e anche qualcos’altro a cui preferiva non dare un nome, aveva imbrattato il muro e anche i suoi vestiti. Il corpo senza vita del soccio, che gli rendeva la vita impossibile nella società in cui operava, sembrava dormire. Tutta l’alterigia, la baldanza, la severità, che fino a un momento prima eruttavano come un vulcano in piena attività, erano svanite per sempre.
  10. Non riconosceva la vegetazione del bosco. Aveva smarrito il sentiero, nascosto dall’intrico di rovi, arbusti e cespugli che crescevano in completa anarchia in quel pezzo di campagna. Quando si imbatté nei funghi, però, cominciò seriamente a preoccuparsi. Ifi di un colore violaceo si prolungavano sul terreno come lunghi serpenti. Sembravano muoversi, nell’immobilità della natura. Accelerò il passo, per allontanarsi al più presto da quel luogo sconosciuto, quando sentì qualcosa afferrargli una gamba e cadde. Per non rialzarsi più.

13 Commenti

  1. Romina
    17 novembre 2011 alle 19:42 Rispondi

    Finalmente le dieci parole! Le ho aspettate tutto il mese e anche oggi… apena trovo un po’ di tempo scrivo il mio esercizio di scrittura, ma non credo di farcela nei prossimi giorni… comunque appena riesco inserisco qui il link!!! Che bello! Non vedo l’ora di trovare un po’ di tempo, anche se mi sembrano davvero difficili le parole di questo mese!!! Bravo, Daniele!

  2. Daniele Imperi
    17 novembre 2011 alle 19:46 Rispondi

    Purtroppo ero fuori e ho potuto pubblicarle solo nel tardo pomeriggio. Buon lavoro :)

  3. Michela
    17 novembre 2011 alle 19:52 Rispondi

    Uhm, ce ne sono di belle stavolta :)
    In perugino i coppi sono anche le tegole, quelle più ricurve che formano la canaletta. Non so se anche in italiano (oltre al significato che hai spiegato tu :) )

  4. Romina
    17 novembre 2011 alle 19:52 Rispondi

    Non intendevo dire che eri in ritardo… però ti confesso che mi ero quasi preoccupata nel non trovare un tuo nuovo post questa mattina! Mi hai viziata troppo con la tua puntualità e mi è sembrato strano oggi uscire di casa senza aver imparato nulla di nuovo sulla letteratura!!! Grazie del bel post!

  5. Daniele Imperi
    17 novembre 2011 alle 19:59 Rispondi

    @Michela: non so dirti sui coppi :)

    @Romina: hai ragione, colpa mia. Ora devo fare in modo di avere sempre due settimane di articoli pronti, così non c’è pericolo di ritardo.

  6. franguzzo
    17 novembre 2011 alle 21:22 Rispondi

    …. “In modo solipsistico, attinente al solipsismo, ossia accostamento profondo verso la coscienza empirica.”….
    O_O What’s????

    Anche al Nord i coppi sono le tegole ricurve ;-)

  7. Romina
    17 novembre 2011 alle 21:59 Rispondi

    Ma quale colpa? Non c’è scritto da nessuna parte che devi scrivere un articolo al giorno e soprattutto che lo devi fare di mattina…
    Io cerco di avere sempre un mese di post pronti (minimo 20 giorni) ma io ne ho in programma solo uno ogni 5 giorni, quindi è tutto un altro paio di maniche! Non riesco nemmeno a capire come fai a mantenere certi ritmi!

  8. franco zoccheddu
    20 novembre 2011 alle 16:46 Rispondi

    Mi è sempre piaciuta “solipsismo”, solum ipsum, solo lui, solo egli, solo quello. Insomma, un po’ come se tra miliardi di persone solo “lui” esiste veramente come soggettività, come coscienza, gli altri sono solo robot, privi di coscienza delle proprie percezioni, senza soggettività. Qualche volta, ammettetelo, non avete sospettato di essere soli?

  9. Romina
    26 novembre 2011 alle 21:59 Rispondi

    So che sono maledettamente in ritardo, ma questa è la mia prima serata “libera” (molto tra virgolette) dall’uscita di questo post… Oggi è uscito il mio raccontino. Ormai è una tradizione!!!
    Se vi va di leggerlo:
    http://tamerici-romina.blogspot.com/2011/11/esercizio-di-scrittura-10-parole-nuove.html#more

  10. Daniele Imperi
    27 novembre 2011 alle 09:00 Rispondi

    L’ho scoperto ieri sera e lo leggo ora :)

  11. Romina
    27 novembre 2011 alle 10:05 Rispondi

    Grazie! Un tuo parere mi interessa sempre!

  12. Elan
    30 novembre 2011 alle 22:59 Rispondi

    Ciao Daniele!
    Come promesso non ho smesso di seguirti, anche se in questo periodo sono stata letteralmente sommersa dagli impegni ^^

    Non avevo notato in precedenza questo appuntamento mensile, ma è veramente un esercizio interessante, che nei prossimi giorni proverò a fare, nonostante il ritardo ^^
    Certo le parole sono parecchio difficili, specie “solipsisticamente”, che non saprei proprio in che modo inserire. Ma qualcosa salterà fuori… O almeno spero! :)

  13. Daniele Imperi
    1 dicembre 2011 alle 09:09 Rispondi

    @Elan: buon lavoro, allora :)

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