Scrivere è comunicare

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Di cosa parliamo quando parliamo di scrittura

Di cosa parliamo quando parliamo di scrittura

Del nostro desiderio di essere definiti scrittori? È un modo per trovare conferme che da soli non troveremmo? Per cercare complicità in altri scrittori? Per giustificare il fatto che scriviamo?

Prima o poi chi ama la scrittura finisce per parlarne. Forse i grandi autori non lo fanno, non ne hanno bisogno. Ne parlano nelle interviste, qualcuno pubblica saggi più o meno tecnici, ma nessuno ha un blog in cui parlare di scrittura.

A chi dovrebbero rivolgersi?

I grandi autori, quelli pubblicati dalle grandi case editrici, hanno bisogno di rafforzare la loro presenza sul mercato, non di trovare scrittori emergenti in cerca di consigli per sfondare.

I grandi autori vogliono lettori. E per farlo non scrivono di scrittura, ma se ne servono per scrivere libri.

Dunque, noi che scriviamo di scrittura cosa vogliamo? A chi ci rivolgiamo? E, soprattutto, di cosa parliamo quando parliamo di scrittura?

Lʼirrefrenabile voglia dello scrittore di parlare di scrittura

Se non parlassimo di scrittura, di cosa dovremmo parlare?

Non abbiamo libri da pubblicizzare e, se ne abbiamo, è solo uno o comunque sono pochi per fare numero, per giustificare il fatto che non parliamo di scrittura ma soltanto dei nostri successi, degli eventi a cui partecipiamo, dei film tratti dai nostri libri.

Ma tutto questo è solo un sogno a occhi aperti, è qualcosa che forse solo qualcuno otterrà. E gli altri continueranno a parlare di scrittura, dei problemi incontrati, delle riflessioni sulle tecniche narrative, delle continue revisioni, dei rifiuti dellʼeditore e degli ebook che non decollano su Amazon.

Lo scrittore emergente di oggi deve parlare di scrittura, lo sente come un passo obbligato, come una parte integrante del suo blog. Del suo essere scrittore, anche.

Il suo pubblico, il nostro pubblico, è fatto di altri scrittori emergenti, siamo tutti qui a parlare e leggere di scrittura, anziché essere chiusi in casa a leggere libri e scrivere storie.

Forse non ci pensiamo mai, ma quanto tempo sprechiamo scrivendo e leggendo di scrittura, tempo che potremmo occupare diversamente, leggendo libri utili e scrivendo il romanzo che ci consacrerà come scrittori?

E in realtà di cosa parliamo nei nostri infiniti articoli sulla scrittura?

Parliamo di noi stessi, soprattutto. Da quegli articoli viene fuori una figura ben definita, si delinea a poco a poco, ogni articolo scritto è un pezzo in più del puzzle dello scrittore. Un puzzle con un numero indefinito di pezzi, forse infinito.

Parliamo di scrittura perché è il nostro modo per credere di essere scrittori, per dare forza a questa idea bislacca che ci è venuta in mente, per dare un senso alle storie che abbiamo dentro.

Tutti gli articoli tecnici, tutti i consigli che abbiamo dato e daremo in futuro sono in realtà rivolti a noi che li abbiamo scritti. Siamo lettori di noi stessi. Non può essere altrimenti, non deve esserlo.

Quegli articoli sono per noi, perché parlando di scrittura diamo vita alle nostre speranze letterarie, ai sogni di pubblicare e avere lettori.

Di questo parliamo. Non di altro. Parliamo di scrittura perché è lʼunico modo per parlare di noi stessi senza parlare di noi.

Non cʼè altro da dire. È di questo che parliamo quando parliamo di scrittura. È di queste speranze. È di noi.

E non è poco.

51 Commenti

  1. Violaliena
    23 novembre 2015 alle 08:05 Rispondi

    No, non è poco forse. Però è parecchio triste. Fa pensare a un progresso bloccato o a qualcosa che mai si alzerà in volo. Vorremmo saper scrivere e ci cibiamo di cose che parlino di scrittura. Fortuna che ci sono persone come te che sanno farlo bene. Ma intorno è tutto un rilanciare le stesse cose, come in un gioco di echi infiniti. Triste, evitabile e abbastanza inutile. E mi rendo conto che neppure stavolta ho scritto qualcosa di originale.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:18 Rispondi

      Grazie :)
      Però non la vedo triste questa cosa. A me piace parlarne perché mi aiuta a riflettere su parecchie problematiche della scrittura.
      Il commento è originale, poi, perché non dovrebbe esserlo?

  2. Chiara
    23 novembre 2015 alle 08:38 Rispondi

    Io credo che se non avessi il blog i miei intenti si sarebbero già frantumati da un pezzo. Scrivere di scrittura aiuta. Aiuta perché il confronto è sempre benefico. E aiuta perché porta consapevolezza su ciò che si sta facendo. è un po’ come fare autoanalisi. Potrebbe essere poco interessante, vero? E forse lo è davvero. Però i lettori ci sono, e sono tanti. Questo mi basta per capire che sto facendo la cosa giusta.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:20 Rispondi

      Sì, aiuta anche per il confronto. Ma anche per capire come vedevamo la scrittura anni fa e come la vediamo oggi: insomma, nel blog possiamo tenere traccia dei nostri sviluppi.

  3. Grilloz
    23 novembre 2015 alle 08:46 Rispondi

    In effetti è una cosa che mi domando anch’io, perchè mi aspetto che parli di scrittura un editor (magari anche per far vedere quanto è preparato nel suo mestiere), ma uno scrittore dovrebbe scrivere, non parlarne. Anche perchè lo scrittore la sua bravura la dovrebbe mostrare con lo scritto appunto, non spiegando come si fa. Ma allora cosa dovrebbe mettere uno scrittore nel suo blog? Ho fatto una breve e parziale ricerca e l’unico blog di una scrittrice affermata che ho trovato è quello di Licia Troisi, che nel suo blog in realtà parla un po’ di tutto, un blog personale, in pratica.
    Ecco, resto senza risposta :D

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:22 Rispondi

      Anni fa ho visto il blog di quella autrice e m’è bastato per decidere di non comprare né leggere i suoi libri.
      La risposta è che il blog di uno scrittore deve essere orizzontale nella sua verticalità, tanto per lasciarti ancora senza risposta :D

      • Grilloz
        23 novembre 2015 alle 13:15 Rispondi

        Ecco appunto :D

        Io lessi il primo per curiosità, non posso dire che non sappia scrivere o che non sia originale, anzi, ma non è il mio genere :P

      • monia74
        3 dicembre 2015 alle 11:39 Rispondi

        Io l’ho letto qualche mese fa e la penso proprio come te.
        Quando leggi uno scrittore fare una recensione musicale un po’ storci il naso.
        Grilloz, non è questione di genere. Basta bazzicare negli ambienti “di quel genere” per capire quanto sia amata come scrittrice. Il motto è: il fantasy italiano non esiste, e Licia Troisi ne è la prova ;)

  4. Luciano Dal Pont
    23 novembre 2015 alle 10:14 Rispondi

    Mah… non so, io credo di essere fra i pochi scrittori cosiddetti emergenti, se non l’unico, a non avere un blog. Ho un mio sito web, certo, e anche abbastanza ben fatto credo, per la realizzazione del quale mi sono avvalso di un mio amico professionista informatico con buone capacità anche come grafico (lo stesso che sta realizzando le copertine dei miei due prossimi romanzi che usciranno a breve in self publishing), ma senza blog.
    Ci ho provato ad averlo, ma: 1) non avevo tempo di seguirlo in maniera adeguata, di pubblicare articoli con una certa regolarità; 2) forse non ne avevo nemmeno una gran voglia, perché se l’avessi avuta probabilmente il tempo sarei riuscito a trovarlo; 3) non ho sufficienti capacità informatiche per gestire un blog come si deve, a livello di Penna Blu tanto per intenderci, e il mio, più che di commenti di lettori, alla fine era sempre intasato di spam; 4) sono d’accordo con il commento di Valentina, in genere nei blog degli scrittori emergenti o aspiranti o comunque ancora sconosciuti la realtà è quella che ha espresso lei in modo molto concreto e disincantato: “Ma intorno è tutto un rilanciare le stesse cose, come in un gioco di echi infiniti. Triste, evitabile e abbastanza inutile”. Già, in un blog dedicato alla scrittura il pubblico è costituito da scrittori, mentre ciò di cui uno scrittore ha bisogno per emergere è un pubblico di lettori, al di là del piacere e dell’arricchimento che si può avere in un confronto e in uno scambio di idee fra persone che hanno la stessa passione e sovente gli stessi sogni. Ma è solo questo, e comunque non è poco, certo, ma non colgo una vera utilità pratica nell’ottica di farsi conoscere da un pubblico vasto, per cui alla fine preferisco dedicare il mio tempo a scrivere (e a leggere, ovvio) e a commentare nei blog degli altri. Del resto la mia esperienza su facebook, anche se forse non è del tutto corretto paragonare un social a un blog, mi conferma comunque questa tesi: ho più di 300 amicizie (ancora poche, ok, ma quelle sono per ora) ma le persone con le quali interagisco maggiormente sono altri scrittori come me. Io compro i tuoi libri, tu compri i miei libri. E basta. Nessun pubblico di lettori, salvo rare e sporadiche eccezioni. Per questo sono sempre più convinto che, per chi vuole emergere davvero e ha le qualità per poter aspirare a realizzare il suo sogno, la strada sia una sola: scrivere qualcosa che faccia davvero il classico botto, qualcosa che faccia rumore, che crei anche scandalo, persino critiche negative di un certo tipo al limite, ma che comunque faccia parlare, faccia discutere. E non è poi detto che anche questo basti, ovviamente.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:27 Rispondi

      Penso di essere d’accordo: con un blog sulla scrittura attiri altri scrittori, anche se sono potenziali lettori, ma per fare il botto devi scrivere qualcosa che faccia discutere.

  5. Luciano Dal Pont
    23 novembre 2015 alle 10:23 Rispondi

    Chiedo scusa, nel mio commento ho fatto riferimento a quello di Valentina, mentre in realtà si tratta di Violaliena. Sorry.

  6. Tenar
    23 novembre 2015 alle 10:31 Rispondi

    Io parlo di scrittura perché ho bisogno di ragionare su di essa. Raramente faccio un post su un tema che non mi sta a cuore in quel momento. Il web è il modo più comodo per trovare altri che stiano compiendo il mio stesso cammino e trovare un confronto. Chissà, se mai un giorno avrò pubblicato 100 romanzi da cui saranno stati tratti almeno 50 film avrò esigenze diverse. Magari il post sarà “come valutare una sceneggiatura tratta da un tuo romanzo” piuttosto che “come presentarsi a un editore”…

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:29 Rispondi

      Anche per me è così: parlo di argomenti che mi stanno a cuore, su cui voglio ragionare. Non credo sia sbagliato avere come lettori altri scrittori: leggono anche loro, possono parlare in giro delle nostre opere e diffonderle.
      Ma oltre a questo, di cosa dovrei parlare nel mio blog? Qualcuno, non ricordo chi, disse che bisogna parlare dei temi delle mie storie: e quali sono i miei? Non ne ho idea…

  7. Simona C.
    23 novembre 2015 alle 10:34 Rispondi

    Non mi sento di dare consigli tecnici. Nel mio blog racconto la mia esperienza personale con la scrittura, la pubblicazione e quello che ci gira intorno. Uso il blog per farmi conoscere dai lettori, descrivere il mondo che sta dietro i miei lavori, condividere successi e sconfitte, ma non credo di avere qualcosa da insegnare agli scrittori. Si tratta più che altro del diario di un percorso e qualche volta ci butto dentro un raccontino. Lo definirei uno spazio per curiosi che vogliono conoscere una scrittrice dilettante. :)

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:31 Rispondi

      Parlare della propria esperienza è sempre positivo. Non devi per forza insegnare qualcosa agli altri.

  8. Elisa
    23 novembre 2015 alle 11:03 Rispondi

    Io mi vergogno come una ladra, a definirmi scrittrice.
    Sono una a cui piace scrivere, scrivo per lavoro, sogno di scrivere, un giorno un romanzo.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:33 Rispondi

      Non ti do torto, perché anche per me “scrittore” è ancora una parola grossa.

  9. nani
    23 novembre 2015 alle 11:19 Rispondi

    Io sono particolarmente affezionata a un paio di blog di scrittori, gli unici che poi seguo costantemente. Nessuno dei due parla mai di scrittura, in effetti.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:35 Rispondi

      E di cosa parlano quei due blog? E non ci dici di chi sono? :)

    • nani
      23 novembre 2015 alle 13:45 Rispondi

      Chiara Prezzavento (SenzaerroridiStumpa) e Davide Mana (Strategieevolutive).
      :)
      La Clarina e’ proprio brava e non posso dire altro, mentre Mana… beh, lui e’ un pazzoide, ma con stile :D.

  10. Salvatore
    23 novembre 2015 alle 11:51 Rispondi

    Parlare di scrittura nel mio blog è per me un modo di confrontarmi e crescere. Io non uso il blog per farmi pubblicità, ma per imparare dalle reazioni e dai commenti di chi passa (a volte provocati di proposito dal sottoscritto). Insomma, io studio scrivendo. Anche i racconti che pubblico, nel mio blog, non sono come quelli che invece vendo: sono sperimentali, abbozzati, magari anche brutti ma che mi servono per capire o per approfondire un dato tecnico. In questo, il blog, come strumento, è un grande potenziale. Usarlo per essere “notati”, invece, è più un’ipotesi che un fatto.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:37 Rispondi

      Salvato’, anche tu ti sei fatto pubblicità, quando hai parlato del racconto pubblicato nella rivista :D
      Ma guarda che mica è un peccato: se pubblichi qualcosa, dove vuoi parlarne se non nel tuo blog?
      I racconto che vendi come sono? Che hanno di diverso da quelli del blog?

      • Salvatore
        23 novembre 2015 alle 15:43 Rispondi

        I racconti che vendo sono più professionali rispetto a quelli che pubblico sul blog, perché hanno un acquirente che, in quanto tale, ha ovviamente delle pretese; allo stesso tempo sono più limitati, perché per piacere a un pubblico più vasto possibile devono sottostare a una sorta di “etichetta”. Quelli sul blog, invece, proprio perché non sono in vendita e se non si vuole leggerli li si può tranquillamente ignorare, sono racconti sperimentali, d’avanguardia, ecc.

        Io non ho fatto pubblicità al racconto, quando ho pubblicato, per il semplice fatto che la vendita mi era già stata pagata e non avrei guadagnato di più permettendo all’editore (Mondadori) di vendere più copie. Ho fatto pubblicità alla possibilità di vendere racconti alle riviste cartacee. ;)

        • Daniele Imperi
          23 novembre 2015 alle 15:59 Rispondi

          È pubblicità anche quella, anzi è promozione, anche se non prendi soldi più. Promuovi la tua immagine di scrittore. Ma non è mica sbagliato :)

          • Salvatore
            23 novembre 2015 alle 16:13 Rispondi

            Sì, è vero. Tuttavia, tieni conto che i nostri lettori sono per la maggior parte altri aspiranti scrittori. Difficilmente il lettore finale viene a leggere il mio blog. Si tratta, quasi, di una promozione fine a se stessa, senza scopo.

  11. giuseppina
    23 novembre 2015 alle 12:10 Rispondi

    .. quando parliamo di scrittura parliamo di arte creata non per farsi conoscere ma per comunicare e aiutare chi non riesce a capire da solo. L’uomo non è stato creato per stare solo, la scrittura è l’arte della compagnia, del ragionamento, della comunicazione, … un aiuto.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 12:39 Rispondi

      Anche questa definizione è condivisibile. A me piace scrivere di scrittura per comunicare i miei ragionamenti e le mie esperienze.

    • Luciano Dal Pont
      23 novembre 2015 alle 14:06 Rispondi

      Ciao Giuseppina, sono d’accordo con te ma solo in parte. Io modificherei la tua frase in questo modo: “…quando parliamo di scrittura non parliamo soltanto di arte creata per farsi conoscere ma anche e soprattutto per comunicare e aiutare chi non riesce a capire da solo.” Ecco, io la penso così, e penso anche che una cosa non escluda l’altra. Io scrivo perché mi piace, perché è una cosa che sento dentro di me, per comunicare qualcosa agli altri, ma anche, lo ammetto, per l’ambizione personale di affermarmi come scrittore, perché no? Credo non ci sia nulla di male nell’avere delle ambizioni, dei sogni da realizzare, e se poi tutto questo coincide con qualcosa che ci piace e ci appassiona davvero e a prescindere, allora penso sia davvero il massimo.

  12. Pades
    23 novembre 2015 alle 14:28 Rispondi

    La risposta alla tua domanda l’ho trovata anni fa, visitando la bottega di un pittore. Lì ho capito che anche visitando tutti i musei del mondo non si diventa buoni pittori perché si vedono solo le opere finite e non la loro costruzione, e con la lettura dei libri è lo stesso. Io cercavo una conferma alla mia impressione con non basti “solo” leggere molto per scrivere bene, perché leggendo vediamo solo il risultato finale e non “come” l’autore ci è arrivato. Se a me interessa dipingere bene e non solo imbrattare tele, dovrò andare a bottega da un pittore, non c’è altra soluzione, non mi basta studiare i quadri. Io leggo il tuo blog perché fra gli articoli e i commenti è come andare a bottega da uno scrittore.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 15:03 Rispondi

      Mi piace come similitudine :)
      È molto azzeccata. Un autore anche per me deve mostrare come è arrivato scrivere le sue storie.

      • nani
        23 novembre 2015 alle 16:39 Rispondi

        Secondo me, no.
        Ossia, come lettore non mi importa sapere il mestiere che c’e’ dietro.
        Come scrittore, invece, dovrei studiarmele queste cose, certo, ma non mi sembra importante farne partecipi anche i lettori. Al lettore e’ il risultato che conta.
        Io ho un Verderosi che non vale nulla. Non rappresenta il pittore in quasi nessuna delle sue tematiche. Il soggetto? Due amanti: la donna di spalle copre a meta’ l’uomo di fronte. Nudi, ma non scabrosi. Un nudo di coppia estremamente elegante. Io non ne capisco una mazza di tecnica o pittura, eppure, ogni volta che lo vedo, vado in visibilio. L’autore aveva qualcosa da dire, lo ha detto, anzi no, lo ha detto bene, ma non nel senso che ci ho trovato le strutture giuste, quelle che si imparano a bottega. Io mica mi chiedo quante volte ha modificato quella curva, prima che il fianco della donna divenisse talmente perfetto da rappresentare insieme la sensualita’ dell’amante e la maturita’ del fianco materno. Io ce lo vedo, lo intuisco e mi esalto, ma poi chissenefrega di sapere come ha piegato la matita o come ha sfumato la grafite.
        Questo per dire che il blog di uno scrittore che si indirizza a possibili lettori non ha bisogno di raccontare il mestiere. Anzi, Eco dice che una volta data in pasto al pubblico, l’autore non dovrebbe proprio piu’ parlare dell’opera, perche’ lei deve parlare da se’. Io credo che abbia ragione.
        Se invece il blog serve allo scrittore per fare comunita’ con altri scrittori, allora e’ un altro paio di maniche. Diventa un diario di bordo e li’ ci sta pure lo studio e la condivisione.

  13. Daniele Imperi
    23 novembre 2015 alle 17:01 Rispondi

    Non dico di parlare di come ha realizzato quell’opera, ma di come scrive in generale.
    Quindi, secondo te, cosa dovrei scrivere io in questo blog? :)

    • Luciano Dal Pont
      23 novembre 2015 alle 18:44 Rispondi

      Ciao Daniele, mi permetto di risponderti io in riferimento al post di Nani, col quale sono abbastanza d’accordo: nel tuo blog secondo me devi fare quello che hai fatto finora (e molto bene) cioè devi continuare a trattare argomenti che riguardano la scrittura, con tutte le implicazioni e le sfaccettature del caso, tecniche e non. Questo proprio perché, a mio modo di vedere, Penna Blu si rivolge più a un pubblico di scrittori che non a uno di lettori. O mi sbaglio?

      • Daniele Imperi
        24 novembre 2015 alle 09:41 Rispondi

        Sì, hai ragione, Penna blu è nato come risorsa sulla scrittura. Poi, ovviamente, essendo il mio unico blog, se pubblico qualcosa lo promuovo qui.

    • nani
      24 novembre 2015 alle 02:51 Rispondi

      Dani, ma e’ diverso.
      Il tuo e’ un salotto in cui ci confrontiamo, riflettiamo e ci scambiamo dritte. Noi siamo il tuo pubbblico ideale per il libro che hai pubblicato, vogliamo sentirti parlare proprio di quello che scrivi.
      Ma se, invece, io scrivo narrativa e il mio pubblico e’ fatto di lettori normalissimi, senza nessuna velleita’ scribacchina, allora e’ superfluo parlare, ad esempio, di punti di vista e trame primarie, secondarie etc etc. Preferirei, da lettore, trovarmi a leggere riflessioni legate alla nascita della storia, piccole curiosita’, persino un work in progress parecchio generico, che stimoli una certa curiosita’ senza dirmi nulla, un po’ come fa la Clarina. Ma ripeto, se ci si rivolge ad altri scrittori e’ diverso. Tutto sta nel capire a quale pubblico si vuole parlare. :)

      • Daniele Imperi
        24 novembre 2015 alle 09:44 Rispondi

        Vero, qui, come ho scritto a Luciano, io mi sono sempre rivolto a chi voleva migliorare la scrittura. Però è anche il mio blog in cui mi promuovo come scrittore, come autore anzi.
        Se inizi da zero e vuoi solo lettori – se io avessi iniziato da zero volendo solo lettori – non so davvero come avrei sviluppato il mio blog. Di sicuro sarebbe stato sempre un blog letterario.

  14. Barbara
    23 novembre 2015 alle 17:39 Rispondi

    Sembra un post del tipo: Essere o non essere (scrittori), questo è il dilemma…
    Stai anche rimirando il teschio?! :D
    Credo che ognuno abbia i suoi motivi per scrivere di scrittura.
    Non è poi del tutto vero che gli scrittori non scrivono di scrittura, è che magari non lo fanno in un blog. Se sono scrittori che vendono, hanno la possibilità di vendere anche il manuale di scrittura, perciò ci pensano bene prima di mettere tutto gratuito in un sito pubblico! E pagare una segretaria che risponda ai commenti mentre loro proseguono il nuovo libro.
    Altri invece più che blogger sono social-blogger, per cui nei vari social che frequentano trovi un misto di testi ed immagini che spiegano il perchè ed il percosa delle loro scelte stilistiche, l’oggetto o l’ambientazione che li ha ispirati alla trama, la foto della loro libreria e la bibliografia della documentazione dove hanno attinto, ecc.
    In realtà, penso dipenda più dalla personalità del singolo scrittore.
    Bisogna essere caratterialmente portati anche per questo.

    • Daniele Imperi
      23 novembre 2015 alle 17:43 Rispondi

      Tu scherzi, ma mi piacerebbe avere davvero un teschio sulla scrivania :D
      Lansdale è un social blogger, su Facebook qualche anno fa aveva dato alcuni consigli di scrittura, che ho tradotto e pubblicati qui.
      Sono d’accordo che dipenda dalla nostra personalità.

  15. Mara Cristina Dall'Asen
    25 novembre 2015 alle 11:26 Rispondi

    “Forse non ci pensiamo mai, ma quanto tempo sprechiamo scrivendo e leggendo di scrittura, tempo che potremmo occupare diversamente, leggendo libri utili e scrivendo il romanzo che ci consacrerà come scrittori?”
    Parole sante, alla fine si spende più tempo per farsi conoscere che per scrivere! Per mia esperienza nei blog di scrittura, di lettura, di libri… si trovano soprattutto aspiranti scrittori, peggio che nei testi gratis di Amazon! Non che sia sbagliato, ma è il cane che si morde la coda… non si va da nessuna parte e soprattutto non ci sono più persone che ti leggono. Io ho vinto un contest questo mese, ma non mi aspetto niente, perchè tanto so che sono quasi tutti scrittori quelli che frequentano quel blog. Diverso il discorso per Penna Blu, qui si trovano tanti consigli, si può riflettere e non ci si viene per promuovere ma per crescere, almeno per me. Ciao ciao

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2015 alle 13:19 Rispondi

      Farsi conoscere richiede parecchio tempo, infatti, siamo in tanti a sgomitare :D
      È vero che nei blog di scrittura trovi altri autori, però che altro modo hai con un blog per attirare lettori?

      • Grilloz
        25 novembre 2015 alle 19:18 Rispondi

        Di argomenti che interessano ai lettori, ad esempio?
        Però non chiedermi quali sono :D

        • Daniele Imperi
          26 novembre 2015 alle 08:21 Rispondi

          Eh, ma è proprio qui il problema :)
          Tu scrivi horror e cerchi lettori. Di cosa parli nel blog? Di letteratura horror, come minimo, mi viene da dire. Se ti metti a parlare di politica, di problemi sociali, di guerre, del tuo lavoro, che lettori trovi?
          Il blog di uno scrittore deve essere un blog letterario ad andamento orizzontale. Di più non posso dirti :)

          • Grilloz
            26 novembre 2015 alle 08:32 Rispondi

            Io su questi orizzontali/verticali mi perdo un po’ :D
            Però stamattina ci pensavo in tram:
            ad esempio un autore di gialli, noir, thriller potrebbe parlare di fatti di cronaca, di metodi di indagine, di analisi della scena del crimine, ecc.
            un autore di fantasienza potrebbe parlare di nuove scoperte scientifiche, di tecnologia futuribile
            un autore di romanzi storici potrebbe scrivere articoli di storia che rimandano all’ambientazione e all’epoca dei suoi romanzi
            Ovviamente scrivendo ognuno articoli di proprio pugno, il copia/incolla no (ma mi pare scontato, no?)
            In pratica dovrebbe scrivere articoli che possano in qualche modo legarsi ai suoi libri, magari alle ricerche che fa per scriverli, e che riportino argomenti che si presume interessino i suoi potenziali lettori.
            Poi ognuno potrebbe parlare di libri che ha letto e da cui ha tratto ispirazione, non propriamente recensioni intendo, magari parlare dei suoi personaggi, se un autore fantasy potrebbe approfondire il mondo in cui si svolge la storia, tutte quegli approfondimenti, insomma, che andrebbero in un appendice (hai presente quelle del signore degli anelli?) che potrebbero interessare i lettori, ma che nel romanzo sarebbero di troppo.
            Di idee poi ne possono venire altre ;)
            Ecco, magari potresti scriverne un post :P

        • Daniele Imperi
          26 novembre 2015 alle 14:39 Rispondi

          Allora, è qualcosa già apparso forse in un commento.
          – Un autore di gialli che parla di metodi di indagine e fatti di cronaca secondo me attira altri giallisti.
          – Un autore di fantascienza che parla di scoperte scientifiche attira altri scrittori come lui o appassionati della materia.
          – Un autore di romanzi storici attira appassionati di storia.
          Io di cosa dovrei parlare, che mi piace scrivere quasi di tutto? :)
          Ora, a me piacciono i polizieschi, ma dei fatti di cronaca non me ne frega nulla. Se voglio scrivere fantascienza, mi documento nel momento opportuno.
          Parlare, da perfetto autore sconosciuto, dei tuoi personaggi e dei tuoi mondi non credo ti porterebbe lettori.

          • monia74
            3 dicembre 2015 alle 11:45 Rispondi

            Non lo so…, e io dovrei scrivere del kamasutra..? del gossip stile novella 2000? :D Ma davvero secondo voi il lettore di un giallo ha voglia di leggere di fatti di cronaca..?

  16. Grazia Gironella
    25 novembre 2015 alle 19:02 Rispondi

    Parliamo di scrittura perché questo cura il nostro pessimismo, ci fa sentire che l’impresa è ardita, ma non siamo dei pazzi a tentare, visto che siamo in tanti. Ci dà un senso di appartenenza. Ci mette in contatto con persone che hanno la stessa nostra passione (non è così facile nella vita quotidiana!). Co fa trovare amici impensati. Ci permette di dare una mano agli altri.
    I motivi per cui parlo di scrittura sono questi, e li trovo abbastanza razionali. Sinceramente non provo un bisogno così irrefrenabile di farlo, anzi, avrei più tempo da dedicare alla scrittura se mi chiamassi fuori. E’ una scelta.

    • Daniele Imperi
      26 novembre 2015 alle 08:18 Rispondi

      E sono anche i miei motivi. Perché dici che non siamo dei pazzi a tentare?

      • Grazia Gironella
        26 novembre 2015 alle 12:12 Rispondi

        Intendevo dei pazzi a tentare di pubblicare quello che scriviamo. Con un blog di scrittura ci si rafforza nella compagnia.

  17. poli72
    26 novembre 2015 alle 14:12 Rispondi

    Questo post e’ un vero articolo di psicologia, ne sono certo. Chiunque si accinga alla scrittura ha un tremendo bisogno di conferme ,di motivazioni , di incoraggiamenti che possano rafforzare la sua sicurezza e dare energia al suo lavoro. Procedere con una attivita’ che assorbe molto tempo ed energia senza avere un benche minimo lume sul risultato finale e’ pura avventura.Scommessa direbbero alcuni.Faccio un esempio .Un muratore che edifica un manufatto impiega tempo ed energia ,se lo fa’ a dovere ottiene un risultato finale concreto , sotto gli occhi di tutti ,ha inoltre l’ indiscutibile vantaggio di verificare in ogni momento la correttezza del suo procedere lavorativo.Lo scrittore impiega anch’esso energia e tempo nella costruzione del suo “manufatto” , ma lo fa veleggiando su un oceano di incertezze.Certo puo’ aver seguito tutti i corsi di scrittura creativa del mondo ,ma e’ la materia stessa ,la scrittura , un qualcosa di astratto e non tangibile, ad essere estremamente piu’ difficile da lavorare.Allora spesso ci si trova a cercare conferme , sicurezze, nella scrittura altrui ,leggendo,scambiando opinioni nei blog e nei forum che trattano di scrittura .Il sollievo pero’ sara’ temporaneo,la nuda e cruda realta’ resta la stessa.Non esistono certezze assolute.Un individuo che vuole coronare il suo sogno personale ,potersi definire scrittore, e’ come un esploratore che desidera raggiungere un luogo mai raggiunto da altri.Certo non puo’ pretendere di partire in bermuda e ciabatte ,deve dotarsi dell’attrezzattura migliore possibile,nel caso la grammatica corretta,la sintassi,la logica.Deve aver compiuto uno studio ,quanto piu’ possibile realistico ,sul percorso che lo attende ,avra’ valutato la spendibilita’ dell’idea,avra’ chiara la trama da seguire, avra’ districato fino a rendere scorrevoli tutti i nodi logici che lo conducono dal principio alla fine. Nonostante cio’ il percorso sara’ comunque irto di ostacoli ,difficolta’ ,aspetti subdoli che mineranno continuamente la tenuta psicologica dell’avventuriero .Andare avanti sempre ,flettendo la propria personalita’,adattando il proprio carattere e se necessario distruggere alcune intime convinzioni per adottarne di nuove ,piu funzionali ,ecco l’unica strada da seguire. Nessuno nei blog o nei forum potra’ sostituirsi a noi stessi di fronte al foglio bianco.

    • Daniele Imperi
      26 novembre 2015 alle 14:29 Rispondi

      Giuro che non so nulla di psicologia :)
      Il bisogno di conferme c’è senz’altro, hai ragione. Forse è uno dei motivi principali, anche se magari inconscio.

      • Lisa Agosti
        27 novembre 2015 alle 21:02 Rispondi

        Sono d’accordo con tutto. Anche su questa postilla riguardo al bisogno di conferme, me ne rendo conto leggendo i miei vecchi post, anche se al momento non ne ero consapevole, certi argomenti li ho scelti proprio sperando di aumentare le mie certezze a riguardo.

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