Parlare al lettore

Parlare al lettore
Scrivere conquistando il lettore per sempre o solo l’attimo del post?

If you talk to a man in a language he understands, that goes to his head. If you talk to him in his language, that goes to his heart. Nelson Mandela

Questa frase si riallaccia a quanto detto sulla scrittura empatica, nonostante i miei dubbi restino, anche se non sulla veridicità dell’empatia nella scrittura, quanto sulla sua ricezione da parte mia. Con me non funziona, semplicemente. Non recepisco. Ma questo è un problema mio.

Però qui stiamo davvero parlando di due linguaggi differenti nella scrittura online e, quindi, di due precise scelte da fare: possiamo decidere di scrivere usando la lingua che chiunque comprende, l’italiano, e di sicuro arriveremo nella testa dei lettori.

Oppure possiamo scrivere nella lingua del lettore e essere sicuri di arrivargli al cuore. Ma questo non è parlare in tono colloquiale, come suggeriscono molti. Né, credo, scrivere usando il “tu”, che raramente uso nei miei post.

Sicuramente parlare per arrivare al cuore del lettore comporta l’uso di un linguaggio più semplice, diretto, senza decorazioni, senza burocratese, senza neanche l’osceno italinglese.

In che modo scrivere con un linguaggio così potente? Perché chi riesce ad arrivare a quel cuore, chi riesce a emozionare chi legge, a commuoverlo, allora ha una scrittura di una potenza non indifferente.

Perché se scrivi nella lingua comune, vieni sì ricordato, ma come semplice informazione. Se scrivi nella lingua del lettore, allora diventi parte di lui e la questione cambia. Perché il lettore vede un altro se stesso quando ricorderà le tue parole. Ha un alleato. Un compagno di viaggio lungo la strada.

Non è come accadeva ai primi tempi del blogging? Ormai ben pochi riescono a scrivere nei loro blog usando il linguaggio superiore – sì, voglio chiamarlo così. Pochi. Tutti gli altri scrivono articoli, che puoi stampare e mettere nella scatola di un elettrodomestico.

E questo, credo, non è fare blogging, non è scrivere. Dobbiamo smetterla di scrivere con inchiostro di ghiaccio e iniziare a raccontare. Dobbiamo smetterla di fare gli accademici e i tecnici e iniziare a dialogare. Trasformiamo la rete, rendiamola umana.

E quando scriviamo, ricordiamoci sempre delle parole di Nelson Mandela.

Se parli a un uomo in una lingua che capisce, allora gli entri in testa. Se gli parli nella sua lingua, allora gli vai dritto al cuore.

Categoria postPublicato in Blogging - Data post15 dicembre 2013 - Commenti4 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Giorgio 15 dicembre 2013 at 10:32

    Sempre illuminante, grazie.

  • MikiMoz 15 dicembre 2013 at 13:10

    Sì, sono d’accordo con te.
    Io non so fare calcoli sul come parlare, sul registro linguistico da usare, io parlo e scrivo come mangio.
    Certe volte mangio cose prelibatissime, altre volte mi scofano il fegato al fastfood :)

    Moz-

    • Daniele Imperi 15 dicembre 2013 at 13:35

      Neanche io faccio di questi calcoli, ma credo di aver cambiato linguaggio nel corso del tempo.

  • Salvatore 16 dicembre 2013 at 11:32

    Credo che molto dipenda anche dalla sensibilità del lettore verso il linguaggio che usi – cioè il modo in cui dici le cose – e verso l’argomento che tocchi; ma non ne sono sicuro…

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