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7 paranoie sul blogging

Paranoie

Ricordate quando la gente apriva un blog e pubblicava articoli in tutta tranquillità? Forse qualcuno è troppo giovane per ricordarsene. Bei tempi, quelli. Cʼerano pochi contenuti online – pochi si fa per dire – non cʼera comunque tutta la concorrenza che cʼè oggi.

Non cʼerano neanche le paranoie, quelle hanno iniziato a nascere con la diffusione della SEO e del web marketing. Oggi parlo di alcune di queste paranoie, di quelle che mi è capitato spesso di sentire da vari blogger – e che ho avuto anche io, ovvio.

“Non so cosa scrivere”

Non aprire un blog, allora.

È una frase che sento spesso riguardo ai blog. Cʼè chi è attratto dal blogging, dalla possibilità di comunicare, di riuscire a farsi conoscere, ma non ha chiaro in mente di cosa parlare.

Se apriamo un blog, sappiamo già di cosa parlare. Altrimenti neanche dovrebbe nascere nella nostra mente lʼidea di aprirne uno.

Secondo me bisogna rispondere a una domanda: che cosa è un blog?

Anche se il discorso rischia di complicarsi, in realtà non è così, perché basta dare una risposata semplice e semplicistica: un blog è il tema di una discussione. Nulla più.

Detto questo, è facile sapere cosa scrivere nel blog: di cosa vuoi parlare?

Cambiano gli obiettivi, certo, cʼè chi apre un blog perché vuole farsi conoscere come professionista, cʼè il ragazzo che lo apre per parlare della sua vita privata, ma alla fine il succo si riduce a questo: di cosa vuoi parlare nel blog?

“Quali parole chiave devo inserire?”

La mania delle parole chiave non morirà mai.

Da poco una cliente mi ha chiesto di scrivere dei testi “inserendo le parole seo”. Lʼargomento SEO ha creato purtroppo da anni una confusione immensa nella massa, colpa dei SEO improvvisati e dei SEO che hanno usato tecniche scorrette.

Io non ho mai scritto i miei post pensando alle parole chiave, ma soltanto allʼargomento del post. Io penso al tema, a ciò che voglio discutere, a una mia tesi, a una mia esperienza, a una mia riflessione, a un mio problema, a una risorsa da condividere.

È così che scrivo per il mio blog, è così che ho sempre scritto. Io non inserisco le parole chiave, perché quelle parole fanno automaticamente parte del contesto, di ciò che scrivo.

“Come faccio a creare contenuti unici e originali?”

Non esistono i contenuti unici e originali.

Non esistono più, almeno. Abbiamo parlato di tutto, ormai, cʼè un abuso di ogni argomento, cʼè un riciclo spaventoso di contenuti, cʼè un sovraccarico di informazioni che prima po poi imploderà.

Ho esagerato. Forse. In realtà, ognuno di noi crea contenuti unici e originali, ma allo stesso tempo non è così. Tempo fa ho scritto che è molto difficile creare contenuti originali, perché la definizione stessa ci porta a scartarne tantissimi.

Anche la definizione di contenuti unici rischia di essere evasiva e di diventare perfino unʼarma a doppio taglio.

Per creare contenuti unici e originali basta pensare. Pensare a fondo, riflettere su cosa possiamo scrivere di differente e migliore rispetto agli altri. Su come distinguerci dalla massa, su come essere autentici. Ma soprattutto utili agli altri.

“Quanto devono essere lunghi i miei post?”

Almeno 20 cm. E non devono pesare meno di 10 chili.

Qui non scrivo articoli brevi. Hanno almeno 6-700 parole di media. Forse anche di più. Ho scritto post di oltre 5000 parole: è accaduto raramente, ma è accaduto. Prima o poi pubblicherò un post mastodontico, ma non potrò fare diversamente.

I post non hanno né devono avere una lunghezza predefinita o ottimale. La lunghezza di un articolo, secondo me, dipende dagli obiettivi dellʼarticolo.

Faccio un esempio estremo. Sono costretto a interrompere le pubblicazioni nel blog e voglio avvisare i miei lettori. Scrivo un post di appena due righe, dove spiego in breve che per i prossimi 4 mesi non usciranno articoli per un certo motivo.

Quel post non si posiziona bene sui motori di ricerca? E chi se ne frega, non è quello il suo scopo.

Viceversa, voglio scrivere un articolo su come guadagnare con un blog: in rete è pieno di articoli come questo, quindi devo scrivere un articolo-bomba, lungo, che spiega tutti i passi per poter fare soldi scrivendo in un blog.

Questo articolo deve posizionarsi su Google, il mio scopo è quello di farlo conoscere a più persone possibile, di ottenere traffico al mio blog. Anche se il posizionamento di un post non dipende dal numero di parole, con un post di 300 o 400 parole non vado da nessuna parte.

“Posso mettere link esterni?”

La paura di linkare altri blog è sempre presente.

Ci sono blog che non concedono link, hanno paura di regalare qualcosa agli altri. Ci sono altri blog che temono ripercussioni da Google. Sì, Google può penalizzare chi linka con lo scopo di fare spam.

Per esempio? Magari in questo post me ne esco con una frase sul forex o sui mutui e linko una di quelle parole a un sito che parla di quei temi. Ecco, non si tratta di link contestuali, ma sospetti.

Io su Penna blu ho sempre linkato altri articoli – e non uso il nofollow – e a me non è mai successo nulla. Ho linkato post che mi hanno dato spunto per scrivere altri articoli o che ritenevo interessanti risorse da leggere, come linko le definizioni del dizionario Treccani che uso. I miei sono tutti link ragionati, utili, contestualizzati.

“Ho pochissime visite”

Lo spauracchio delle statistiche è sempre dietro lʼangolo.

Se pubblichi ogni giorno e dopo 3 anni hai ancora 30 visite al mese, allora direi che devi preoccuparti e anche seriamente. Se pubblichi da quattro mesi e hai nel blog 15 post, allora direi che è normale.

Visite

Il primo giorno di pubblicazione Penna blu ha avuto 10 visite, ma come potete vedere dal grafico nel giro di un anno la curva si è alzata. Alla fine del secondo anno le visite sono triplicate rispetto al primo. Alla fine del terzo sono quasi raddoppiate rispetto al secondo. Alla fine del quarto sono quasi triplicate rispetto al terzo. In pratica dal primo al quarto anno cʼè stato un aumento del 1500%.

Un blog ha bisogno di tempo per avere un buon traffico, tempo unito a buoni contenuti e a un pubblico di lettori fedeli che li condivide.

“Ho la frequenza di rimbalzo molto alta”

Non mangiare carne per un poʼ, allora, e stai lontano dallʼalcol.

In inglese cʼè un termine ancora più incomprensibile, secondo me: bounce rate. Ci avete capito qualcosa?

Che cosa è questa frequenza di rimbalzo che fa preoccupare i blogger? Su Penna blu è andata aumentando col tempo e ora è dellʼ82,69%. Molto alta, quindi.

Che significa? Che su 100 persone che entrano nel mio blog, 82,69 escono senza leggere altro. Quasi tutti, quindi. E allora? Davvero la cosa dovrebbe preoccuparmi?

Chi è iscritto ai feed, viene avvisato del nuovo post, lo legge e se ne va. Chi entra nel blog cercando unʼinformazione su Google, la legge e se ne va. Chi trova il post su qualche social, idem. Qualcuno resta e legge altro.

Online troverete tante guide su come abbassarla: io ho seguito tempo fa tutti quei consigli e non solo non sʼè abbassata, ma è addirittura aumentata. Il sito con la frequenza di rimbalzo più bassa è quello su Cormac McCarthy: 53,47%. Quello che registra la più alta è un sito abbandonato di vignette: 94,52%. Ma scapperei anche io da quel sito.

Lʼarticolo più letto da sempre nel blog è quello in cui parlo dellʼapostrofo sullʼarticolo “un”. Mi porta oltre 200 visite al mese, ma ha una frequenza di rimbalzo del 93,80%. Altissima, ma chi la legge di media ci si ferma 5 minuti e mezzo, su un post di 300 parole…

Ho smesso di preoccuparmi della frequenza di rimbalzo da tempo.

Quali sono le vostre paranoie sul blogging?

Queste sono quelle che sento spesso e anche quelle che ho avuto io. Le vostre? Avete qualche paranoia anche voi?

74 Commenti

  1. LiveALive
    10 giugno 2015 alle 05:14 Rispondi

    A proposito di contenuti nuovi… Si stima che su internet ci siano più di 800 miliardi di pagine. Google dovrebbe indicizzarne solo l’1%. Quante informazioni ripetute ci saranno? Ci saranno tutte le informazioni di una biblioteca e anche di più? O ci sono informazioni che mancano ancora? È difficile dirlo, perché alcune informazioni esistono ma sono semplicemente introvabili. Per esempio, ieri non sono riuscito a trovare le informazioni che cercavo sul rapporto tra Alfieri e Metastasio.
    …comunque confesso che io sono sempre avuto difficoltà a impegnarmi: il mio carattere mi porta istintivamente a lavorare al di sotto delle mie capacità, purtroppo. Però così paranoie non me ne faccio XD intendo, le paranoie uno se le fa solo se tiene davvero tanto a un obiettivo, no?

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 13:50 Rispondi

      Perché Google dovrebbe indicizzare solo l’1%?
      Il rapporto tra Alfieri e Metastasio è un’informazione abbastanza singolare, se non hai trovato nulla, allora forse non c’è nulla.

      • LiveALive
        10 giugno 2015 alle 14:32 Rispondi

        Perché le statistiche sono quelle: Google ha accesso a 8 miliardi di pagine, ma pare ce ne siano 100 volte tante. Se vogliamo le informazioni non-ripetute, probabilmente dovremmo fermarci al miliardo di pagine, se non meno, ma su questo non ho dati.
        …come mai il blog ora si aggiorna normalmente? Hai trovato il modo di sistemare?
        (e notare l’ora del mio commento XD)

        • Daniele Imperi
          10 giugno 2015 alle 14:35 Rispondi

          Bisogna vedere per quale motivo non trova quelle pagine.
          Ho tolto una modifica che avevo fatto e mi fa piacere vedere che si aggiorna normalmente, spero valga per tutti :)
          Che ha di strano l’ora del tuo commento?

          • LiveALive
            10 giugno 2015 alle 22:04

            Alle 5 dovrei dormire, non vagare per i blog XD
            …perché non le indicizza? Non ne ho idea. Certo indicizzarle tutte è impossibile, e non è neppure utile.

  2. Serena
    10 giugno 2015 alle 07:32 Rispondi

    Alcune paranoie mie le hai appena cancellate con questo post! E mi hai anche fatto ridere Più seriamente: grazie per aver condiviso anche i tuoi dati. Potersi confrontare con un blogger esperto è un bel regalo che non capita tutti i giorni (comunque poco prima di te ho pubblicato e, manco a farlo apposta, ho scritto che a casa tua si impara sempre. Conferma immediata.).

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 13:51 Rispondi

      Bene :)
      Adesso dimmi però quali paranoie avevi prima di leggere il post.

      • Serena
        11 giugno 2015 alle 17:43 Rispondi

        NON avevo quella di non sapere cosa scrivere. Magari non ho il tempo, ma cosa scrivere… non starei mai “zitta” :)
        Parole chiave: mi chiedevo se e quanto, esattamente, me ne dovessi preoccuparee che diavolo significasse che Genesis era già ottimizzato per la SEO O___O Adesso ne capisco di più, ma sapere che anche tu non ti stressi più di tanto mi ha fatto bene.
        Originalità: per me viene molto dopo l’essere me stessa. Poi se non son originale io, pazienza, questa sono.
        Lunghezza: parlo troppo e scrivo troppo. Amen. In futuro cercherò di dividere i post, se sarà possibile farlo in modo rispettoso nei confronti di chi legge. Mi tornerebbe anche comodo, perché già faccio una fatica del diavolo ad aggiornare una volta alla settimana, vivere ogni tanto di rendita non sarebbe male.
        Link: faccio come te. Mi sembra una cosa normale. Non ringraziarmi quando ti linko, mica lo faccio perché sei te, solo per i tuoi articoli XDDDD Ma insomma, sapendo che lo fai anche tu, un’altra paranoia se ne è andata.
        Visite: considerando che posto una volta a settimana, non mi lamento. A novembre, quando il blog compirà un anno, farò un bilancio. Della condivisione dei numeri ti ho già ringraziato :)
        Frequenza di rimbalzo: avevo deciso di occuparmene nella prossima incarnazione. Tu mi hai spiegato cos’è *cancella un’altra paranoia dall’elenco*
        Mi sa che le ho dette tutte :)

        • Daniele Imperi
          11 giugno 2015 alle 17:50 Rispondi

          Genesis forse contiene una serie di funzioni che ti permettono di ottimizzare meglio le pagine. E lo so che linki i miei post non per me :)
          Diciamo che avevi le paranoie più comuni.

  3. Banshee Miller
    10 giugno 2015 alle 07:55 Rispondi

    I tuoi post sul blogging fanno l’effetto d’un cerotto strappato di botto. Un male cane, ma il cerotto alla fine era da togliere.
    Credo che all’inizio uno dovrebbe scrive i post che ha in mente e basta, fregandosene di tutti gli aspetti tecnici, altrimenti altro che paranoia, si diventa addirittura ossessionati e scoraggiati. Io mi sto impegnando proprio in questo, scrivere quello che ho in mente, fine. Ma non è facile, perché mi ritrovo sempre a pensare che sarebbe inutile scrivere quello, mentre quell’altro sarebbe meglio, e così via…e alla fine vengono fuori delle belle schifezze.

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 13:54 Rispondi

      Questo significa che tu avevi tutte e 7 le paranoie? :D
      Anche io spesso mi chiedo se ho fatto bene a mettere in pibblicazione un post o l’altro, ma alla fine lascio perdere, altrimenti non dovrei pubblicare quasi nulla.

  4. Salvatore
    10 giugno 2015 alle 09:26 Rispondi

    Non mi sono mai preoccupato del SEO, né tantomeno del traffico. Chi ha voglia di leggermi, mi legga. Però sono sempre stato curioso di conoscere le persone che decidono di dedicare del tempo per la lettura dei miei articoli. Ci sono molte persone che mi leggono, ma non commentano. Il più delle volte cercano un informazione, o un parere, e dopo aver letto vanno via; altre volte non hanno nulla da aggiungere rispetto a quello che hanno letto; altre ancora possono essere pigre, timide, pensare di non avere grandi cose da dire da spingerle ad aggiunge un commento. Ma un blog, per quanto mi riguarda, è un luogo in cui si chiacchiera, ci si scambia idee e impressioni su un argomento specifico. Quindi non esistono commenti giusti o sbagliati.
    Sulla frequenza di rimbalzo sono d’accordo con te. Mi sembra che wordpress.com non lo metta nemmeno come parametro nelle sue analisi di traffico. Comunque io non le ho mai prese in considerazione.
    Per la lunghezza degli articoli, invece, i miei sono in genere di 1000 parole. Stranamente vengono fuori così, senza che io lo preveda o lo faccia apposta. Però gli articoli troppo lunghi mi fanno venire il latte alle ginocchia…

    • Chiara
      10 giugno 2015 alle 13:39 Rispondi

      Mi devo sentire chiamata in causa? :D
      I miei sono di circa 2500 parole… e anche a me vengono così!
      Gli ultimi però sono un po’ più brevi. Ho perso 500 parole. :D

      • Daniele Imperi
        10 giugno 2015 alle 13:59 Rispondi

        2500? Non mi sembrava. Prova a vedere perché sono così lunghi. 2500 non è poco, io di rado li scrivo così lunghi, quando è proprio necessario.

        • Chiara
          11 giugno 2015 alle 12:28 Rispondi

          Evidentemente avevo usato come riferimento un post lunghissimo, perché ne ho verificati una decina: sono tra le 1200 e le 1600 parole. Giuro che non avevo fumato nulla, quando ho scritto quella cavolata! :-D

          • Daniele Imperi
            11 giugno 2015 alle 13:00

            In effetti mi sembravano un po’ troppe :)

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 13:58 Rispondi

      Del traffico può occuparsene la Polizia municipale, è pagata per quello :)
      Non so nemmeno io perché molti non commentino, forse timidezza, forse mancanza di tempo, boh.
      Allora ti avverto: un giorno non ti verrà il latte alle ginocchia, ma ci si autocostruirà una centrale del latte :)

  5. Paolo Fabrizio
    10 giugno 2015 alle 09:40 Rispondi

    Ottimo post Daniele, a volte è proprio necessaria un’opera di demistificazione.

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:00 Rispondi

      Grazie, hai ragione, bisogna sfatare qualche mito.

  6. Gloutchov
    10 giugno 2015 alle 09:52 Rispondi

    E chi le guarda più le statistiche? Io, per lo meno, le guardo poco. Un tempo era diverso, pensavo a quanti erano i miei visitatori, ai rimbalzi, a tutto ciò che descrivi in modo lucido e chiarissimo nel post… oggi mi preoccupo di curare il mio blog, e basta. Certo, ogni tanto vado a vedere come vanno le statistiche, ma è un’occhiata distratta di pochi minuti.
    Non è un caso che ho chiuso i servizi di statistica professionali che usavo prima, e mi baso sulle statistiche base offerte da blogger (insufficienti se si vuole ‘fare sul serio’).
    Ho sconfitto le paranoie…

    Però su una cosa non sono al 100% d’accordo. Spesso io leggo i blog nei momenti di pausa. Non ho molto tempo a disposizione per cui, quando incontro un post molto lungo, o lascio perdere, o mi salvo il link per una lettura in un momento di calma (che poi non arriva mai, e alla fine finisco per dimenticarmi del post, e dopo mesi, cancello il link perché, se non l’ho letto subito, allora non è importante). Preferisco, se la tematica è lunga e complessa da affrontare, scrivere post a puntate, così che i lettori col mio stesso problema possano seguire ciò che gli interessa senza troppo stress da ‘tempo libero agli sgoccioli’.
    Quale sarà la cosa giusta da fare? Io credo che il giusto o sbagliato in assoluto non esistono, dipende dai punti di vista, dal proprio background, dalle proprie convinzioni, e in ambito di blog è bello anche il fatto che non tutti affrontino i problemi allo stesso modo (altro motivo per cui non amo i libri per diventare blogger, e robe simili… si finisce tutti robot che fanno le cose seguendo regole prefissate – da chi? – e si perde la bellezza dell’innocenza, della diversità, e si finisce persino per cadere nell’omologazione, senza più speranze di veder spuntare qualcuno che davvero sa fare la differenza).

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:05 Rispondi

      Io sto anche giorni senza guardare le statistiche. Capisco il problema del tempo per leggere post lunghi, ma non sempre si possono spezzare in più puntate.
      Ti dico solo una cosa: ho iniziato un post mastodontico, sono al 30% e ho scritto già 4800 parole. Può essere diviso in più puntate? Non so, a dire la verità. Ma ci penserò.

  7. Mr Tozzo
    10 giugno 2015 alle 10:13 Rispondi

    Ottime riflessioni in particolare mi è piaciuta quella sulla SEO. Anche io scrivo non tenendo conto della SEO, ma cerco di creare contenuti utili per chi legge anche perché alla fine io ho bisogno dei lettori e non dei motori di ricerca (adesso ai SEO si drizzeranno i capelli ;D ).

    La prossima volta che incrocio un blogger paranoico gli farò leggere il tuo post !! ;D

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:07 Rispondi

      Hai ragione, un blog ha bisogno di lettori e non dei motori. Oggi non riceviamo visite solo da Google, ma anche dai social. Non dico che la SEO sia inutile, ma non dobbiamo farne un’ossessione.

  8. Roberto Gerosa
    10 giugno 2015 alle 11:27 Rispondi

    Appena finito un articolo ecco la mia paranoia: ma cosa cavolo ho scritto? Niente di originale, niente di interessante, niente di niente. Come la supero? Pensando al prossimo articolo in cui non scriverò niente di originale, niente di interessante, niente di niente ;-)

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:08 Rispondi

      Anche quello è un bel modo di superare le paranoie :)

  9. MikiMoz
    10 giugno 2015 alle 12:38 Rispondi

    La storia dei link nofollow (o chi per loro) l’ho appurata ieri leggendo te e Riccardo sul suo blog.
    Io non credo di avere paranoie, ho sempre scritto come e quando mi pareva e piaceva.
    Davvero non riesco a pensare a una mia paranoia sul blogging :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:08 Rispondi

      Non avere paranoie è il miglior modo di fare blogging ;)

  10. Loredana
    10 giugno 2015 alle 12:44 Rispondi

    Rispetto alle paranoie che hai elencato, non ne ho di nuove. Con un paio di eccezioni, le ho quasi tutte. Ti ringrazio di avermi chiarito la questione del rimbalzo…finché si tratta dell’espressione “me rimbarza” mi stava anche bene, ma questa “frequenza di rimbalzo” aveva un che di sinistro, da ticchettio di bomba a orologeria, che hai disinnescato. Post rassicurante e chiarificatore, devo dire.

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:10 Rispondi

      Quali sono le nuove paranoie che hai?
      Forse si chiama frequenza di rimbalzo perché ci si immagina il lettore che arriva e esce subito dal sito, quindi in pratica rimbalza via :)

      • Loredana
        10 giugno 2015 alle 15:47 Rispondi

        Diciamo che la nuova paranoia che potrebbe venirmi (ma la sto disinnescando subito) è: ma riuscirò a interessare DAVVERO i lettori, e a fidelizzarli? Lo so, oltre che paranoia, questa è sega mentale di grana fina…:-D

        • Daniele Imperi
          10 giugno 2015 alle 15:57 Rispondi

          Quella è una paranoia facile. Per sapere se interessi i lettori devi analizzare l’andamento del blog: le visite aumentano? Arrivano nuovi lettori?

  11. Gianni Galli
    10 giugno 2015 alle 13:24 Rispondi

    Sono inesperto ma ho le idee chiare, perchè anche tu contribuisci a chiarirmele con i tuoi post.
    Sei davvero un insegnante da seguire. Quando comincerò a scrivere sul mio blog (ho il sito in costruzione e ho già scritto il mio primo e-book ancora da pubblicare), cercherò di essere me stesso: appassionato, entusiasta, sincero riguardo ai contenuti che prenderò in esame.Non so se sarò originale, chissà, la motivazione e lo stimolo a scrivere, per quanto riguarda l’argomento che tratterò, nasce dentro di me, perchè ho la speranza e l’ambizione che per qualcuno sarò utile. Ti ricordo ancora la mia mission: elevare la cultura sportiva del nostro Paese e rimarcare di continuo i veri valori dello sport, da trasmettere ai bambini di 3 anni fino agli over65. Lo sport deve essere attivo, educativo, sociale e lo devono capire bene i dirigenti delle società sportive, la scuola e i suoi insegnanti, la famiglia, l’amministrazione comunale. Se tutti questi attori fossero un pò più preparati, i giovani sarebbero meno obesi, i ragazzi non abbandonerebbero lo sport tra i 13 e i 18 anni, gli impianti sportivi sarebbero meno vetusti e fatiscenti, già dalla scuola dell’infanzia si farebbe attività motoria. E gli amministratori pubblici invesirebbero in questo settore, sarebbe una plitica lungimirante, perchè ,oggi ,distogli i giovani da abitudini “pericolosi” e, domani, risparmierebbe Il Sistema Sanitario Nazionale, ormai agonizzante, perchè le persone sarebbero più sane e si ammalerebbero di meno.
    Sei un Grande! ciaooo Gianni

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:13 Rispondi

      Grazie.
      Essere se stessi e sinceri è la strada più corretta da seguire. Il tuo blog mi sembra abbastanza originale. C’è qualcosa del genere in giro?

  12. Chiara
    10 giugno 2015 alle 13:37 Rispondi

    Io se devo essere sincera non ho nessuna delle paranoie che hai elencato, anche perché nessuno di questi problemi mi riguarda: so cosa scrivere, credo di avere un mio stile, le visite vanno bene, metto link solo ai blog “amici” e non mi preoccupo più di tanto della frequenza di rimbalzo (se non sbaglio intorno al 60%) perché ritengo normale che gli habitué vedano solo l’articolo più recente, e poi vadano via…

    Però di recente ho altre due paranoie:

    1) di essere ripetitiva : ormai inizio ad avere un gran numero di post e, siccome spesso esprimo pensieri e opinioni personali, temo di evidenziare concetti già espressi in precedenza, o utilizzare espressioni ricorrenti. Anche quando l’argomento è diverso non si può mai essere certi al 100% della propria assoluta originalità.

    2) ricevere pochi commenti: so che questo elemento c’entra pochissimo con il successo di un post, ma io credo molto nell’interazione con i lettori, che per me è la base del buon funzionamento di un blog. Per me è anche più importante delle visualizzazioni. :)

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:16 Rispondi

      Riguardo alle tue paranoie:
      1: anche io ho paura di essere ripetitivo. Ho usato gli stessi concetti, qualche volta, ma credo sia normale, in fondo non mi pare neanche un gran problema, visto che in quel contesto possono andar bene e ai lettori nuovi non suonano già sentiti.
      Poi siamo umani: è normale rimarcare certe opinioni, come a volerle rafforzare.
      2: non mi pare tu riceva pochi commenti. Guarda che i grandi nomi del web italiano ne ricevono veramente pochi.

      • Chiara
        11 giugno 2015 alle 10:33 Rispondi

        Effettivamente, non ho pochi commenti. Alcuni post di più, altri di meno, come credo sia normale che sia. Però le paranoie si sa non sempre si basano su dati concreti ;)

  13. Tenar
    10 giugno 2015 alle 14:06 Rispondi

    È un problema se non ho paranoie? All’inizio volevo essenzialmente aprire una finestra di comunicazione sui fatti miei e su quel che scrivo rivolta principalmente ad amici sparsi per il mondo per motivi di lavoro. Poi ci ho preso gusto, sono arrivati lettori sconosciuti che sono diventati presenza fisse. Alcuni li ho conosciuti di persona, alcuni via mail. Da ognuno di questi incontri sono uscita arricchita. Mi è arrivata anche la proposta di collaborazione con un testata on-line tramite cui ho conosciuto altre persone assai interessanti. Immagino che i miei visitatori siano pochini rispetto a quelli di altri blog, ma, insomma, chissenefraga? Meglio pochi lettori affezionati che molti di passaggio, no? Ci guadagnassi qualcosa sarebbe diverso, ma non ho semplicemente energie mentali per farmi paranoie anche su quello che per me è divertimento.

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 14:18 Rispondi

      No, è meglio non averle :)
      E certo, è meglio avere pochi lettori fissi con cui interagisci che averne un milione, ma nessuno che si ferma a parlare.

  14. Digamma
    10 giugno 2015 alle 15:18 Rispondi

    E vogliamo parlare della paura di essere querelati/denunciati nell’esprimere opinioni personali (o forse sarebbe meglio dire stroncature) di libri, film, personaggi dello spettacolo o prodotti vari di cui si parla nel proprio blog? Sembra essere diventato lo sport preferito di molta gente…

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 15:58 Rispondi

      Ciao Digamma, posso capire se parli male di un personaggio dello spettacolo o politico (intendo: come ne parli? Lo insulti?), ma chi ti denuncia se scrivi una brutta recensione di un libro e di un film?

      • LiveALive
        10 giugno 2015 alle 22:08 Rispondi

        Certo però che con le recensioni negative si scatena il flame facile, anche se non c’è la querela. Ecco una mia paranoia: non vorrei mai scatenare discussioni violente. Ecco perché voglio un sito statico, senza commenti.

        • Daniele Imperi
          11 giugno 2015 alle 07:48 Rispondi

          Finora si sono scatenati flame sulle recensioni negative agli autori emergenti, perché gli scrittori famosi non si mettono certo a leggere i post dei lettori.

          • Digamma
            16 giugno 2015 alle 16:45

            @DANIELE IMPERI
            @LIVEALIVE
            @CHIARA

            Perdonate il ritardo nella risposta, mi sono dimenticata di cliccare sulla spunta per le notifiche delle risposte. :)

        • Chiara
          11 giugno 2015 alle 16:25 Rispondi

          Da me cose del genere non sono mai successe, per fortuna. Ho lettori molto educati. :)

        • Digamma
          16 giugno 2015 alle 16:43 Rispondi

          @LIVEALIVE

          Infatti generalmente tendo ad essere molto educata nell’esprimere le mie opinioni, anche quando sono negative, pensavo bastasse educazione e buon senso a far girare al largo i querelatori scatenati (perdonatemi il neologismo appena inventato). Per questo mi sono spaventata tanto da cancellare subito il post appena vista la mail.
          Chi commenta per fare polemica bisogna isolarlo o, a limiti estremi, bloccarlo o ignorarlo bellamente. Sono sempre situazioni un po’ delicate, però, personalmente, non mi sento di modificare la realtà di una mia opinione per evitarle.

      • Digamma
        16 giugno 2015 alle 16:38 Rispondi

        Ma no, niente insulti, non sia mai! E mai discussioni politiche, che non sono proprio il mio genere, non su un blog che tratta di tutt’altro.
        Sto parlando solo di stroncature e critiche oggettive e BEN motivate (sempre sottolineando il fatto che sono totalmente personali). La mia unica, sgradevolissima esperienza qualche tempo fa in un post dove ho bocciato un film, dopo qualche giorno mi sono trovata nelle mail una minaccia di querela per diffamazione che quando l’ho sottoposta al mio legale (che si è messo a ridere, tra l’altro) mi ha detto che non era fondata e in tribunale non avrebbe retto un secondo. Suppongo che questo loro lo sappiano, ma minaccino per cercare di eliminare le critiche negative dal web, visto che moltissima gente ormai – grazie al cielo – ha cominciato a cercare reviews/opinioni di qualsiasi genere su internet. La loro richiesta era proprio quella di eliminare il post, cosa che, purtroppo, ho fatto subito appena ricevuta la mail.
        Ho sentito altre storie simili in giro. A quanto pare Daniele (posso chiamarti Daniele?) c’è più di una persona che lo fa… Devono avere ben poca stima del loro lavoro, che vuoi che ti dica…
        Sono cose sgradevoli che ti fanno passare la voglia di scrivere nuovi post. Almeno a me. Infatti da allora non ho scritto più.

        • Daniele Imperi
          16 giugno 2015 alle 17:07 Rispondi

          La gente non si rende conto che fare un processo costa a entrambi, almeno 2-3000 euro. Senza contare il tempo. Secondo me hai sbagliato a cancellare il post, perché l’hai fatto?
          Certo che puoi chiamarmi Daniele, è il mio nome :D

  15. Ferruccio
    10 giugno 2015 alle 15:29 Rispondi

    Più o meno sono tutte cose che mi hanno interessato per qualche periodo. Ti dico però che a volte sono delle finte problematiche che trovavo per scrivere qualche post in merito. Ora come ora ho smesso di farmi condizionare. Mi sono dato delle regole che cerco di portare avanti

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 16:00 Rispondi

      Anche io ho scritto dei post su “finte problematiche”, ma nel senso che non erano mie, però ne leggevo in giro. Che regole ti sei dato?

      • Ferruccio
        10 giugno 2015 alle 18:03 Rispondi

        Basta post con video, basta post con fotografie, basta post di riepilogo… insomma cercare di mettere sempre un contenuto un po’ corposo

        • Daniele Imperi
          10 giugno 2015 alle 18:20 Rispondi

          I post di riepilogo non li pubblico da tempo neanche io. Non hanno senso. Di video ne ho pubblicati pochissimi, forse un paio, ma c’era comunque un articolo. Le foto anche raramente, ci sarà un post fra qualche giorno con una piccola galleria.

          • LiveALive
            11 giugno 2015 alle 09:22

            Però, sai, ci sono situazioni tipo “ah, hai stroncato Fabio Bolo, il nostro scrittore preferito! Ora ti vengo sotto casa!”.
            E comunque, che tu ci creda o no, mi è già capitato che un autore affermato, con pubblicazioni con grandi editori nazionali, venisse a rispondermi. Poi, certo, il flame dipende da due persone, non da una sola.

  16. Ivano Landi
    10 giugno 2015 alle 16:30 Rispondi

    Ottimo post, essenziale e preciso :)
    Se ho avuto un po’ di paranoia è stato nel momento (abbastanza presto) in cui ho dovuto fare i conti con la mia caratteristica di scrivere post chilometrici che sono poi costretto a pubblicare divisi in tanti post (con un articolo sono arrivato a 12 parti). Alla fine nel mio blog non parlo neanche più di articoli ma di “serie” come per le serie tv. Per fortuna si è rivelata una paranoia infondata, perché chi legge il primo “episodio” poi di regola segue tutto e sembra addirittura apprezzare la caratteristica seriale. Meglio così :)

    • Daniele Imperi
      10 giugno 2015 alle 16:43 Rispondi

      Grazie :)
      12 parti non mi è ancora successo, è un bel record…

  17. Gianni Galli
    10 giugno 2015 alle 19:25 Rispondi

    Daniele, non ho visto molto in giro sull’argomento, come lo intendo io. Sono certo che può essere utile, mi farebbe piacere mandarti il mio e-book e avere il tuo autorevole parere.
    Buona serata!
    Gianni

  18. Veronica
    10 giugno 2015 alle 19:51 Rispondi

    Le prime quattro non mi appartengono proprio: credo che se c’è la prima, come dici tu, non si dovrebbe proprio aprire un blog, mentre se la prima non c’è e quindi si sa di cosa scrivere le successive 3 si risolvono di conseguenza scrivendo al meglio, contestualizzando, ecc.
    Per i link, io credo che linkare contenuti esterni, ovviamente ben contestualizzati, possa solo aggiungere valore al blog. Per le ultime due mi porrò, eventualmente, il problema quando il mio blog sarà più vecchietto.
    Posso aggiungerne un’ottava? La mia paranoia più grande è “quello che scrivo e come lo scrivo piace solo a me”: razionalmente, da tanti piccoli segnali quotidiani, so che non è così ma c’è sempre la vocina malefica che mi ripete che scrivo a me stessa.
    Prima o poi passerà spero :)

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2015 alle 07:37 Rispondi

      Anche per me i link esterni aggiungono valore al blog. Io inserisco il “nofollow” soltanto in casi rari, se devo linkare siti come Wikipedia (che prende link da tutto il mondo e inserisce il “nofollow” a tutti i link esterni) e a qualche colosso dell’informazione, che fa lo stesso.
      L’ottava paranoia può essere lecita, ma dovrebbe averla chiunque, a questo punto :)

  19. Mariella
    10 giugno 2015 alle 21:37 Rispondi

    Ciao Daniele.
    Credo proprio di non averne, paranoie da blog. Ho sempre scritto quello che mi pareva cercando di mantenere una mia linea. Non mi lascio condizionare da nulla. Scrivo per assoluto piacere, perché mi scappa. Leggendo te, ogni volta scopro novità interessanti e curiosità. Questa è la molla che mi spinge a tornare qui e da altri. Non ci si annoia mai. Forse uno dei segreti del successo di un blog.
    Come l’onestà d’intenti e la libertà di essere quello che siamo anche nel web. Che alla fine i fasulli, gli egocentrici, i ridondanti meglio lasciarli per strada.
    E spero che alcune di queste qualità vengano fuori anche dal mio angolo di mondo virtuale.
    Alla prossima.

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2015 alle 07:43 Rispondi

      Ciao Mariella,
      non farsi condizionare è sempre una scelta giusta, specialmente nel blogging. Alcune paranoie nascono proprio dai condizionamenti, da una specie di “terrorismo psicologico” portato avanti, senza malizia, da anni da molti professionisti.

  20. Marina
    10 giugno 2015 alle 21:46 Rispondi

    Nessuna paranoia, forse perché sono entrata in punta di piedi in questo mondo che mi ha realmente affascinato soltanto da quest’anno. La mia attività ferve da quando, gennaio? E da zero visite sono gradualmente arrivata a quasi 250 (il giorno in cui pubblico): non saranno numeroni, ma io sono contenta. Poi, la verità è che non capisco nulla di SEO, statistiche, non ho delle applicazioni adatte: uso quella in dotazione di blogger che non so nemmeno se sia attendibile al 100%.
    Certo, non nego di ricevere con piacere i commenti e vorrei che fossero sempre di più, ma la mia non è una scrittura ruffiana: sono contenta se piace, altrimenti pazienza!
    (Ormai sono un inconsapevole contatore automatico di parole, come quando mi sveglio al mattino senza bisogno di sveglia: i miei post non superano quasi mai le 1200 parole e non le conteggio!) :)

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2015 alle 07:46 Rispondi

      I numeroni arrivano col tempo, per i commenti forse è un po’ difficile stabilire se e perché arrivano, ci sono troppi fattori che li condizionano.
      Io invece vorrei scrivere post più brevi, ma alla fine vado sempre oltre le 800-1000 parole. Mi sa che non è corretta quella media che ho fatto :)

  21. MammaNinja
    10 giugno 2015 alle 22:52 Rispondi

    Caro Daniele,
    come sempre un post scritto in un linguaggio semplice (inteso come capace di chiarire concetti che spesso sono espressi in forme volutamente complicate e rigide) per riflettere oltrepassando la superficie delle cose.
    Ammiro la tua capacità di portare per mano i lettori rendendo piacevole e discorsiva la lettura di tutti i temi che tratti :)

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2015 alle 07:52 Rispondi

      Ciao Tiziana, grazie, il linguaggio semplice l’ho sempre preferito – anzi, questa potrebbe essere un’altra paranoia del blogging: con che linguaggio devo scrivere? :) – anche se all’inizio il mio era un po’ asettico e accademico.

      • LiveALive
        11 giugno 2015 alle 09:24 Rispondi

        A me piace il linguaggio asettico: mi fa sentire più sicuro, mi fa pensare di avere a che fare con una persona che sa ciò che dice e non ha bisogno d’altro, una persona attenta alla sostanza delle cose e cui importa solo comunicare cose giuste. Non è detto che sia davvero così, ma l’effetto psicologico per me è questo.

  22. Giuse Oliva
    11 giugno 2015 alle 16:04 Rispondi

    Ora mi è venuto il dubbio, ma i link che inserisco nei post al chiaro di luna con… sono penalizzati da google? Spero proprio di no, perché li inserisco con il piacere di far conoscere le persone che intervisto a chi mi segue… spero prorio di no :D

    altre paranoie… diciamo che cerco sempre di fare un buon post di minimo 700 parole, altrimenti non avrebbe senso scrivere. Almeno, io la vedo così.

    Per il resto… la paranoia e ora di che scrivo? nell’ultimo mese e mezzo mi rimbalza in testa come una di quelle palle magiche che avevo da piccola. Piccole palline distruttive che mia mamma odiava!
    Sarà il periodo pieno di problemi che mi occupa il 90% della testa, impedendomi di rilassarmi, pensare e godere della scrittura. Tant’è che mi sono bloccata un’altra volta con il racconto…

    Non è possibile. Parlo di scrittura e non scrivo, mi sembra di essere oltre mondo… boh

    • Daniele Imperi
      11 giugno 2015 alle 16:14 Rispondi

      No, non sono penalizzati :)
      Anche io penso che meno di un certo numero di parole non abbia senso scrivere, nel senso che non riesci a esprimere a fondo quello che vuoi. Non abbiamo un blog di notizie, noi.
      Succede anche a me di restare bloccato e lo sono, infatti. Di questo parlerò fra qualche giorno.

  23. Pieru
    12 giugno 2015 alle 14:09 Rispondi

    La mia paranoia è che entri a gamba tesa il garante della privacy, l’agenzia delle entrate, il corecom o il babau e mi distrugga il giocattolo…

    • Daniele Imperi
      12 giugno 2015 alle 14:16 Rispondi

      Queste sono paranoie giustificate, perché siamo in un paese di burocrati ignoranti, che dovrebbero prima imparare cosa è il web e poi parlarne e fare le regole. Con la cookielaw è nata un’ennesima paranoia che ha fatto chiudere diversi siti, miei compresi.

      • Pieru
        12 giugno 2015 alle 14:26 Rispondi

        Sai come la penso in merito alla cookie law: secondo me alla base ci sono almeno un paio di idee ragionevoli e condivisibili… quello che incasinato tutto è la modalità di applicazione prevista per l’Italia.
        Sai anche che avrei una mia idea su come fare per combattere e rispedire al mittente questa e altre “normette e circolari” che complicano inutilmente la vita ma credo che mi sto allontando troppo dal tema dell’articolo…

  24. Grazia Gironella
    12 giugno 2015 alle 22:37 Rispondi

    Caspita, il bounce rate! E se per ipotesi uno avesse tanti lettori assidui, che sono al passo con l’uscita dei post, e per questo ogni volta leggono soltanto quello nuovo e se ne vanno? Ho l’impressione che mettersi troppi problemi equivalga a farsi passare la voglia di tenerlo, il blog. :)

    • Daniele Imperi
      13 giugno 2015 alle 09:12 Rispondi

      In quel caso potresti avere una frequenza di rimbalzo del 100% :D
      Ti passa davvero la voglia alla fine, hai ragione.

  25. Alice
    13 giugno 2015 alle 10:36 Rispondi

    Daniele, che bello il tuo post! Leggendolo mi sono ritrovata a pensare che le paranoie nel blogging sono riconducibili a due macro-categorie: da una parte ci sono le paranoie più tecniche, che il più delle volte si risolvono informandosi e studiando. Le altre invece sono le paranoie che vanno a toccare la nostra sfera emotiva, come la paura di non essere apprezzati, di non essere abbastanza, di commettere errori. Di solito, queste paranoie si hanno anche nella vita privata e ho scoperto che, superandole nella sfera del blog, si superano anche in quella reale. Insomma, a volte penso che fare blogging sia dialogo e terapia.

    • Daniele Imperi
      15 giugno 2015 alle 07:38 Rispondi

      Ciao Alice, grazie e benvenuta nel blog.
      Sono d’accordo con le due famiglie di paranoie, non ci avevo pensato. Io ho superato da tempo quelle nel blogging, ma quelle nella vita reale persistono vincenti :)

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