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Paperman, una storia semplice che funziona

Paperman

Un cartone animato che fa bene alla scrittura

Paperman è un cortometraggio della Disney candidato all’Oscar, realizzato in bianco e nero nel 2012 dalla Walt Disney Animation Studios e diretto da John Kahrs. Unisce il 3D alla tradizionale tecnica di animazione.

Perché funziona una storia così semplice? Guardate il corto e poi ne parliamo.

Paperman

Trama di Paperman

Un impiegato incontra una bella ragazza alla fermata del treno, lei va via e lui la rivede all’ufficio di fronte a quello in cui lavora. Tenta di attirare la sua attenzione lanciando aeroplanini di carta fatti con le scartoffie. Quando tutto sembra perduto, accadde un miracolo e i due riescono a incontrarsi.

Semplice, no?

Ma perché ha attratto così tanta attenzione?

Una storia che funziona

Perché Paperman è una storia che incarna un uomo medio e una ragazza media, anche se carina. Gente di tutti i giorni, che potrebbe passare e passa inosservata. La storia è forte non grazie a se stessa – la trama è forse quasi banale, è però una trama che sta in piedi – ma grazie ai suoi personaggi e alle loro azioni.

I punti salienti della storia sono:

  1. un incontro casuale che innesca un desiderio
  2. una prima sconfitta
  3. un avvistamento che scatena un’azione
  4. diverse sconfitte
  5. la resa
  6. un prodigio che aiuta il personaggio
  7. un finale felice.

La storia riesce a catturare l’attenzione dello spettatore perché crea aspettativa e curiosità. Il personaggio è simpatico e un gran numero di persone vi si riconosce. Il capo ufficio è un capo ufficio come molti di noi hanno avuto il dispiacere di conoscere.

Stereotipi? Certo, ma questo è un cortometraggio, un cartone animato e gli stereotipi servono perché vanno diretti là dove devono colpire: al cuore di chi guarda.

Paperman ci insegna come si dovrebbero scrivere alcune storie. Creando personaggi semplici e semplici trame, ma rendendo tutto così affascinante e pieno di empatia da trasformare la nostra storia in un piccolo capolavoro da Oscar.

9 Commenti

  1. Neri Fondi
    22 febbraio 2013 alle 09:58 Rispondi

    Sono perfettamente d’accordo con te sull’analisi di questo corto che ho trovato davvero molto bello. Vorrei però aggiungere un particolare che mi sembra di non aver letto nella tua analisi e che secondo me è fondamentale in questa specifica opera: le espressioni dei personaggi.
    Sembra una banalità, ma non lo è, in quanto i personaggi non sono attori in carne ed ossa, abituati ad interpretare delle emozioni con le movenze facciali e corporee, ma sono “disegni” elaborati da degli artisti. Ne consegue che ogni emozione trasmessa dagli occhi, dalle labbra, dal naso e dalle orecchie (e via dicendo) dei personaggi disegnati, sono il frutto di uno studio da parte dell’autore, che vuole e SA dirci qualcosa.
    Credo sia un aspetto da non sottovalutare.

    Mannaggia quanto mi piace commentare i tuoi articoli :)

    • Daniele Imperi
      22 febbraio 2013 alle 10:16 Rispondi

      Beh, io ho analizzato Paperman dal punto di vista della scrittura, quindi l’espressione dei personaggi non può essere inclusa :)
      Mi fa piacere che ti piaccia commentare ;)

  2. KINGO
    23 febbraio 2013 alle 11:52 Rispondi

    Questo post spiega elegantemente quanto a volte la semplicità risulti vincente.
    Quel che mi da da pensare, però, non è tanto il fatto che questa storiella abbia successo, ma è che altre storie più complesse, più studiate, e che magari trattano argomenti seri e importanti, vengano invece trascurate.
    Penso di poter riassumere la domanda che pone implicitamente questo post con un esempio tratto da ciò di cui mi occupo quotidianamente: lo sport.
    Perché gli americani adorano il Wrestling nonostante che sia palesemente una finzione? E perché gli italiani amano il calcio nonostante che sia in assoluto lo sport più semplice da praticare? Insomma, perché la gente stravede per un fighetto come Ballotelli e non si cura minimamente del campione olimpico di maratona?
    La risposta è semplice: la maggior parte di noi ama vedere qualcuno che trova il successo e la felicità con una combinazione facile di eventi. Quando ci raccontano una storia, vogliamo poter pensare che una cosa simile potrebbe accadere anche a noi, e senza dover fare grandi sacrifici. Uno degli spot pubblicitari più azzeccati degli ultimi tempi è quello che fa “ti piace vincere facile?”
    Beh, a me personalmente non piace affatto vincere facile, posso anzi dire di essere un maestro nell’arte di complicarsi la vita. Ma la maggior parte delle persone non ragiona così, quindi uno scrittore deve agire di conseguenza.

  3. Kinsy
    23 febbraio 2013 alle 13:33 Rispondi

    La questione è la solita: un bravo scrittore è quello che ti fa guardare con occhi nuovi cose già viste (e lette)!

  4. Cristiana Tumedei
    24 febbraio 2013 alle 18:38 Rispondi

    Di Paperman ho apprezzato soprattutto l’impiego delle luci e l’immediatezza. Meno la trama, un tantino scontata, che certamente non si adatta alla mia indole cinica.
    Tuttavia, credo che la tua riflessione sia interessante. In effetti, è proprio la semplicità della storia a renderla così immediatamente comprensibile. L’empatia si crea per l’uso di stereotipi che, in alcuni casi, sono necessari. Soprattutto quando, come nel caso di un corto, si deve tagliare il superfluo e puntare dritti al cuore della storia.
    Probabilmente, questi due elementi potrebbero adattarsi anche a un certo genere di narrativa.
    Un’analisi interessante, brava! ;)

  5. Romina Tamerici
    12 marzo 2013 alle 11:44 Rispondi

    Ho visto questo corso recentemente su consiglio di un’amica. Ci sono spunti interessanti che rendono un po’ più originale una trama che per certi versi è fin troppo scontata. In ogni caso, un corto che si vede volentieri.

  6. 150+ idee per scrivere post
    18 settembre 2013 alle 05:02 Rispondi

    […] Pubblica un video: può essere un booktrailer, ma anche una tua recensione a video o perfino un tuo post “recitato” davanti ai lettori.  Paperman, una storia semplice che funziona. […]

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