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Pagare per leggere un blog

Scrivere nel blog e farsi pagare dai lettori

1 euroNegli ultimi giorni sono nati dei post sulla questione della scrittura a pagamento o, meglio – anzi peggio – su quella dei blog a pagamento. I lettori devono pagare per poter leggere gli articoli di un blogger? Questo è quanto è emerso.

I post in questione sono E tu, pagheresti?, Bloggami ‘sto razzo, Ancora una cosa, l’ultima, sui blogger. Infine gli ultimi capitoli della saga, Guadagnare col Blog, Parte II: Forse Non ci Siamo Capiti e Coin-op blog.

Alcuni credono che il blogger sia una figura professionale. Questo è di per sé falso. Un blogger può essere una figura professionale se apre un blog a scopo professionale. Ma in quel caso il suo blog è un puro veicolo promozionale della sua attività. Un professionista non sarà mai così folle da farsi pagare per leggere ciò che scrive.

Il blogging non è un lavoro. Non lo è nell’accezione comune del termine lavoro. Aprire un blog non richiede permessi legali, perché un blog non è una testata giornalistica (a proposito, smettetela di scriverlo nei vostri blog, perché è inutile. È come scrivere che il mio blog non è un mercato del pesce. È una cosa fin troppo ovvia).

Nessuno chiede a un blogger di scrivere qualcosa. Dunque perché dovrebbe essere pagato? Si accomunano i blogger ai giornalisti. Ma non si considera che un giornale e una rivista hanno:

  1. costi per sostenere gli uffici di redazione
  2. costi per sostenere il personale
  3. costi per pagare le tasse
  4. costi per la stampa e la distribuzione
  5. costi per i grafici
  6. costi per pagare i fotografi
  7. costi per tutto ciò che ruota attorno a un ufficio (pulizie, materiali, ecc.)

Tutto questo costa al lettore uno o due euro a giornale o più, se si tratta di una rivista. E i giornalisti, quelli seri, hanno una laurea. Il blogger potrebbe non averla, come nel mio caso.

Ma non è solo questione di laurea, o di esperienza personale e professionale. Perché io scrivo anche di ciò di cui ho esperienza diretta, maturata dopo anni di studio e lavoro su certi temi. Ma scrivo gratis. Perché scrivo a casa mia, nel mio blog, e non chiedo a nessuno di leggermi.

Si paga per ciò che non può esser trovato gratis. Perché dovrei pagare un blog per leggere le sue recensioni di libri e film, quando il web è pieno zeppo di recensioni gratuite?

Cito quanto riportato nel blog di Ajith Prasad Edassery, Dollar Shower, nell’articolo Blog Monetization – Is Pay-Per-Read (PPR) the next thing? (Monetizzazione del blog – È il “paga-per-leggere” la prossima alternativa?)

Blogging è tutto ciò che ruota attorno al concetto di libertà – sia per gli autori sia per i lettori. Questo potente quanto semplice mezzo di pubblicazione di contenuti ha dato un’opportunità senza eguali a milioni di persone nel mondo per dare voce alla propria opinione. I lettori, dal canto loro, sono stati in grado di leggere ciò che vogliono in base alla loro convenienza. E adesso l’avidità sembra avere la priorità sui valori morali, come se chiunque sembri correre dietro ai soldi, non importa come arrivino!

Sono stati discussi diversi motivi per farsi pagare, del tipo:

  • ho Xmila visitatori al mese
  • ricevo decine di email di congratulazioni per ciò che scrivo
  • scrivo contenuti di qualità
  • impiego tempo per scrivere
  • il blogger è una categoria come altre

Fra tutti questi motivi non ne vedo neanche uno per giustificare un blog a pagamento. Devo pagare per leggere una top 10 di film e libri? Il web ne è pieno e sono gratis. Devo pagare per leggere delle opinioni? Il web ne è strapieno e sono gratis. Devo pagare per leggere segnalazioni e recensioni? Idem come sopra.

Un commento al di sopra di ogni confutazione

Il lettore invece diventa cliente e non esistono più patti se non un’analisi costi benefici che portino il servizio che offri a superare il prezzo di riserva del cliente.
Se fai uno studio, anche breve, di beni sussidiari e complementari al tuo ti accorgi ben presto che non ci sono speranze di offrire a “un euro” questo tipo di servizio e che il prezzo di riserva del lettore medio è vicino allo zero, ovvero viene divorato dalla semplice seccatura/avversione del cliente medio a fare donazione.
Aggiungi il tipo di servizio, di cui, sicuramente, si può fare a meno, vuoi per la mancata necessità di governare la complessità del web (anche tematica, come nel tuo caso) vuoi il fatto che lo si potrebbe fare in modo autonomo ma vuoi soprattutto che ci sono altri che lo fanno a costo zero o meno di zero, con qualità diverse, minori, o forse maggiori, chissà, in ogni caso da scoprire e testare.
Quindi no.
Dispiace dirlo ma è un discorso che se non segue logiche di mercato non è del tutto corretto.
Diciamo che nell’istante in cui “metti un prezzo” devi automaticamente smettere di concepire il tuo blog come un “hobby” e concepirlo come “prodotto”.

Ecco la parola magica: prodotto. Un blog non è un prodotto commerciale, ma è il prodotto dell’attività del blogger. Non giochiamo con le parole. Questo è l’unico commento degno di essere preso in considerazione, perché fa luce sull’unico problema che non è stato considerato da nessuno. Quello del blog come prodotto.

L’esempio di Problogger e Chris Brogan

Visto che ci piace parlare di numeri, parliamone.

  1. Problogger, di Darren Rowse: oltre 171.000 lettori via feed, oltre 174.000 follower su Twitter, oltre 43.000 fan su Facebook. Il blog è gratis. Stando ai numeri, quanto dovrebbe farsi pagare per essere letto?
  2. Chris Brogan: oltre 200.000 follower su Twitter, 102.000 persone che lo seguono su Google Plus. Il blog è gratis. Stessa domanda, come prima. Aggiungo che Chris ha una newsletter settimanale in cui, gratis, fornisce altri contenuti interessanti.

Come non monetizzare la propria scrittura

Molti blog hanno il pulsante delle donazioni, che personalmente ritengo pari a chiedere l’elemosina. O la lista dei libri su Amazon. La donazione va fatta a enti e istituzioni umanitari o per la salvaguardia di animali e ambiente. Non ai blogger.

Chiedere soldi a un lettore equivale a non avere lettori. Sia pure se si tratta di 1 euro al mese. Chiedere soldi a un lettore per leggere il proprio blog significa non aver capito cosa sia un blog e a cosa serva.

Internet ha un numeroso spaventoso e quasi impensabile di blog. Perché dovrei leggere un blog a pagamento, quando tutti gli altri sono gratis? E parlo di blog esteri, in inglese, validi e autorevoli. Ma, soprattutto, che cosa stai offrendo ai lettori nei tuoi articoli da giustificare un costo?

Come monetizzare la propria scrittura

Ci sono modi per scrivere su un blog e ottenere delle entrate. Ne segnalo ben cinque. Non considero quei siti – tantissimi, purtroppo – che chiedono ai blogger di scrivere articoli per pochi centesimi. Di quelli ho parlato nel Mercato della scrittura.

  1. Recensioni a pagamento: esistono aziende che pagano per avere i propri prodotti recensiti nei blog. Si chiamano recensioni sponsorizzate. Anche in Italia.
  2. Articoli a pagamento: esistono blog (americani) che pagano blogger per scrivere articoli. Ho letto di prezzi che vanno dai 50 ai 70 dollari ad articolo.
  3. Programmi affiliazione: come Amazon o Tradedoubler. Esponi banner di prodotti e se qualche lettore li acquista, guadagni una percentuale.
  4. Pubblicazione di ebook: crea ebook di indubbio valore, creali in modo professionale, non basta scrivere ed esportare in pdf, e mettili in vendita sul blog.
  5. Annunci pubblicitari: come Adsense. Se qualcuno clicca sugli annunci che esponi, guadagni una percentuale.
  6. Bonus: vi invito a leggere questo articolo, 26 Sites That Pay You to Blog, e quest’altro, 55+ Get Paid To Write Websites.

Aggiungo che non è consentito suggerire ai lettori di cliccare su annunci e banner, se non si vogliono perdere quei pochi spiccioli che si guadagnano. È invece consentito suggerire ai lettori di seguire il blog e commentare gli articoli.

Le risposte di blogger autorevoli e professionisti

Ho contattato alcuni blogger e professionisti del marketing online chiedendo loro cosa pensassero dei blog a pagamento. E queste sono state le loro risposte.

Chris Brogan, CEO e presidente della Human Business Works

Penso che un blog sia un software e chi pubblica può fare ciò che vuole. Ma con centinaia di milioni di blog là fuori, la possibilità di trovare qualcuno disposto a pagare per un post sul blog è abbastanza esile. Se vuoi essere pagato per la tua scrittura, prova qualcosa come Amazon singles o gli ebook.

Laura Roeder, social media marketing

I lettori sono stati abituati a pensare che i blog siano contenuti gratuiti, quindi far sì che la gente paghi per leggere un blog è difficile se non impossibile. Invece, puoi rinnovare i contenuti come un pacchetto premium, sotto forma di relazioni o corsi on-line.

Ti faresti pagare per leggere i tuoi post?

Che ne pensi di tutto questo? Metteresti mai il tuo blog a pagamento? Come pensi che si possa guadagnare con la scrittura online?

24 Commenti

  1. Alessandro Madeddu
    10 ottobre 2012 alle 14:45 Rispondi

    Mettere a pagamento il mio blog sarebbe un ottimo metodo per perdere anche i cinque lettori che mi rimangono :D
    Trovo anche io che sia alquanto contraddittorio appendere un manifesto sul muro – perché questo è un blog, niente di più e niente di meno – e poi piazzarsi davanti al manifesto per impedirne la lettura a quelli che non ti danno un euro. A quel punto, niente manifesto: si scrive un libro e via, mi sembra la soluzione più onesta.

  2. Lucia Donati
    10 ottobre 2012 alle 14:49 Rispondi

    Un buon blog con contenuti gratis di qualità è il miglior biglietto da visita. Chi vuole, può cercare di monetizzare con i sistemi che tu hai ben descritto sotto la voce “Come monetizzare con la propria scrittura”, sperando di guadagnare più che pochi spiccioli.

    • Daniele Imperi
      10 ottobre 2012 alle 15:38 Rispondi

      All’estero funziona. Io stesso ho acquistato diversi ebook da blogger che seguo.

  3. marina
    10 ottobre 2012 alle 15:22 Rispondi

    mamma mia, pensa te che succederebbe se tutti si facessero pagare. Per fortuna leggere e scegliere di rileggere un blog è un atto spontaneo, libero. Come monetizzare? Col blog l’hai detto tu. Con la scrittura on line in generale si apre una pagina dolente di abusi, da tutte le parti. Scrivere on line non è l’ultima spiaggia contro la disoccupazione, ma un’attività seria, faticosa che andrebbe svolta con professionalità e pagata onestamente. Per il resto w la libertà

  4. Alessandro C.
    10 ottobre 2012 alle 15:27 Rispondi

    Non concordo sulla tua espressione “chiedere donazioni equivale a fare l’elemosina”. Ti spiego il perchè: ci sono blogger che spendono intere giornate per informare, rendere un servizio utile a titolo totalmente gratuito. Ti parlo di persone che stimo, come Piero Ricca. Se offrire un determinato servizio informativo comporta costi – qualcuno deve documentarsi spostandosi fisicamente in un luogo, altri devono anche sostenere spese legali in quanto vittime di querele a scopo meramente vessatorio – non capisco cosa ci sia di sbagliato o criticabile nell’invitare chi vuole a sostenerlo anche economicamente. E’ una scelta, non un obbligo. Si pensi a Wikipedia, che potrebbe incassare milioni di euro se si prostituisse alla pubblicità, ma che per una scelta etica (apprezzabile o meno) ha deciso di sopravvivere solo grazie alle donazioni degli utenti.
    Scrivere è un impegno, e anche il tempo ha un costo. Di certo non offrirei mezzo centesimo a un blogger che pubblica due post al mese copincollando contenuti e linkando video di youtube, e con altrettanta certezza non me la sentirei di chiedere un “obolo” ai miei lettori in quanto non ne ho la necessità.
    Quella della donazione volontaria è una modalità che apprezzo rispetto a non chiedere un centesimo e poi farcire le proprie pagine web di adsense, recensioni a pagamento e interviste “mirate”.
    Quando leggo in giro nel web interviste “promozionali” chiaramente tendenziose – e anche nei blog letterari se ne trovano a bizzeffe – mi indigno perchè trovo tali trovate una presa per i fondelli nei confronti dei lettori, che meritano rispetto e chiarezza.

    • Daniele Imperi
      10 ottobre 2012 alle 15:41 Rispondi

      Sulle donazioni la pensiamo diversamente, ma ci sta :D
      Sui post “pilotati”, markettari, concordo. Ne ho trovati anche io. Nel blog di Chris Brogan ci sono recensioni sponsorizzate, ma lui lo scrive prima. E alcuni link a prodotti o libri sono link di affiliazione, ma lui avvisa prima. Questo è un modo corretto di agire.

      • Alessandro C.
        10 ottobre 2012 alle 16:29 Rispondi

        ti pongo una domanda. Gli sviluppatori di software gratuiti in genere pongono sul loro sito il bottone “donate now”. Cosa ne pensi?

        • Daniele Imperi
          10 ottobre 2012 alle 16:45 Rispondi

          In quel caso mi sembra diverso. Se rilasci un programma, che è costato molto più che scrivere dei post, e se soprattutto metti su un sito per pubblicizzarlo, e si tratta di siti professionali, e se poi rilasci anche delle versioni aggiornate e fai pure supporto gratuito… beh, è diverso. Tu usi quel software tutti i giorni e magari anche a scopo commerciale.

          • Alessandro C.
            10 ottobre 2012 alle 17:09 Rispondi

            E’ questo probabilmente il punto in cui la mia opinione e la tua divergono. Tu ritieni lo sviluppo di un software un costo in termini di tempo e fatica, quando magari una volta condivisa la versione funzionante del programma, per gli ulteriori aggiornamenti ci sarà bisogno di scrivere due righe in croce di codice. Ma anche offrire contenuti di qualità in un blog può comportare un notevole dispendio di tempo ed energie. Si tratta di un servizio come un altro, non credi? Ovviamente non parlo dei blog personali che pubblicano articoli come “oggi ho comprato una gonna rosa pagandola solo 10 euro”, ma di quelli che contemplano contenuti informativi per i quali un blogger deve impegnarsi a fondo e magari sostenere anche dei costi.

  5. CervelloBacato
    10 ottobre 2012 alle 16:52 Rispondi

    Articolo interessante e rispondo, se non è di cattivo gusto farlo, mettendo il link di un post del mio blog. E’ solo per non ripetere dato che dico tutto quel che penso sulla questione lì. http://cervellobacato.blogspot.it/2012/10/io-blogger-mi-farei-pagare-ma-non.html

  6. Salomon Xeno
    10 ottobre 2012 alle 21:01 Rispondi

    Ecco, lo sapevo. Hai esposto alcune cose che condivido, molto meglio di quanto avrei fatto io! Sono in disaccordo solo su un punto, quello riguardo alle donazioni, riguardo alle quali ho una prospettiva diversa che comunque spiegherò nel mio prossimo post… Ad avere il tempo di scriverlo!

  7. Mirko
    11 ottobre 2012 alle 12:51 Rispondi

    Le possibilità per monetarizzare un blog esistono, senza per forza blindare e mettere a pagamento.

    Considerate che far pagare le pagine bisogna in qualche modo renderle visibili solo a chi ha pagato, non saranno più indicizzabili dai motori di ricerca e si sparirà dal web che conta, i lettori diminuiranno di conseguenza. Il fallimento è certo.

    Esistono invece molti sistemi creativi e professionalmente dignitosi per guadagnare da un blog: libri, ebook, corsi e risorse su dvd, approfondimenti, consulenze, docenze, etc
    Molto dipende dal settore di appartenenza ma immaginate, ad esempio, un grafico che a tempo perso crea un blog su grafica & design. Avrà visibilità per le proprie attività e sicuramente sarà contattato per lavori, consulenze, docenze, etc.

    • Daniele Imperi
      11 ottobre 2012 alle 13:11 Rispondi

      Infatti è proprio questo il significato del blogging, per i professionisti di qualsiasi campo: una promozione.

  8. franco zoccheddu
    11 ottobre 2012 alle 18:43 Rispondi

    Non so esprimere un’opinione forte in proposito. Certo è che se tu, Daniele, chiedessi un compenso per la fruizione di questo tuo blog, forse non ti visiterei di frequente come adesso. Eppure non riesco a liberarmi dal pensiero che spesso, nella vita di ogni giorno, sono disposto a pagare per sciocchezze delle quali mi priverei più facilmente che della lettura del tuo blog. Davvero, non saprei che altro dire.

  9. Romina Tamerici
    11 ottobre 2012 alle 23:26 Rispondi

    Non imporrei mai un prezzo per la lettura del mio blog (neanche un centesimo al mese). Non ho inserito nemmeno pubblicità o cose di questo tipo. Certo, se qualcuno volesse darmi 70 dollari per un articolo, mi dichiaro assolutamente disponibile a scriverlo, ma in Italia non credo capitino cose del genere!

  10. Come scrivere contenuti nel 2013
    31 dicembre 2012 alle 15:00 Rispondi

    […] se in un mio post ho dato contro i blog a pagamento – e non cambio idea su questo – tuttavia ho anche parlato di metodi con cui monetizzare un blog […]

  11. Giuliana
    20 gennaio 2013 alle 18:31 Rispondi

    Pur essendo contraria al discorso dei blog a pagamento, concordo invece con Alessandro C. per quanto riguarda il fatto delle donazioni. Non penso che equivalga a chiedere l’elemosina, e ti spiego perché.

    Un blog “serio” implica un notevole investimento di tempo ed energia; nel mio caso, un articolo nemmeno troppo lungo può richiedere anche 2 o 3 ore di lavoro (a volte perfino di più). Considera la ricerca delle fonti e il relativo studio che comportano, la loro fusione in modo originale ma al tempo stesso chiaro e armonioso, la correzione e revisione del pezzo, la ricerca di foto e altro materiale utile, e così via.
    Il lettore entra e trova le informazioni che cerca su un vassoio d’argento. Legge l’articolo e gli eventuali approfondimenti, naviga qua e là in cerca di altro, spulcia i commenti e, nella migliore delle ipotesi, si ritiene soddisfatto e arricchito da ciò che ha trovato. Ed ha ottenuto tutto questo gratuitamente, senza nemmeno alzarsi dalla sedia.

    Ora, dietro a “tutto questo” c’è il blogger. Un simpatico esserino che ha dedicato tempo ed energia a produrlo. Che ha acquistato dei libri per informarsi ancora meglio. Che ha lavorato con passione e dedizione. Che, in fin dei conti, ha offerto un ottimo servizio a costo zero.
    Cosa c’è di male, dunque, nel chiedere una piccola donazione a chi ha il piacere di farla? Non equivale a svalutare il proprio lavoro, al contrario. Significa essere consci delle sua importanza, attribuirgli il valore che merita. E dare la possibilità a chi l’ha ritenuto utile di farcelo sapere in modo concreto.

    Ti racconto un piccolo aneddoto che fa capire ancora meglio il mio modo di ragionare. Io non conoscevo una virgola di html prima di aprire il mio blog, quindi mi sono messa alla ricerca di informazioni utili sul web. Ho scovato un sito che non solo offriva una marea di consigli e nozioni, ma anche un’enorme disponibilità dal parte del proprietario, sempre pronto a dare una mano in caso di necessità. Una volta ultimato il lavoro, costato mesi di studio ed aggiustamenti, mi sono soffermata a guardare il mio blog nuovo fiammante, riuscito proprio come lo sognavo. E mi sono detta: “Come avrei fatto senza l’aiuto di Ernesto?” Così gli ho scritto un’ e-mail, chiedendogli la cortesia di inserire sul suo blog un pulsante per le donazioni, affinché potessi ringraziarlo in modo concreto dell’aiuto e dei soldi risparmiati (magari per l’acquisto di libri o materiale di altro genere). Detto fatto, e ti dirò che quel piccolo gesto mi ha reso felice. Mi sentivo in qualche modo in debito, e avevo proprio voglia di ricambiare la disponibilità e dedizione di questa persona. Sono sicura che dall’altra parte è stato lo stesso, e che la persona in questione si è sentita apprezzata e ripagata del suo lavoro.

    In fondo, dietro al blog non c’è un robot, ma un essere umano. Con le sue bollette da pagare, i suoi problemi e le sue insicurezze. Che ha scelto di scrivere perché è quello che gli riesce meglio, che ha rinunciato ad investire il suo tempo in altre attività redditizie anche se magari aveva bisogno di un piccolo extra per arrotondare lo stipendio. Che è felice del servizio che offre e fa questo lavoro con passione, ma che non disdegna la possibilità di continuare a farlo anche grazie all’aiuto di qualche annuncio e qualche donazione. Il mondo reale è questo, fatto di persone normali che coniugano sogni e necessità.

    In fondo, cosa c’è di male? E perché un blogger dovrebbe meritare meno di altri?…

    • Daniele Imperi
      20 gennaio 2013 alle 18:46 Rispondi

      La storia dell’elemosina è stata fraintesa: intendo dire che alla fine, per quanto ci puoi guadagnare, è come se ti mettessi a chiedere l’elemosina: pochi spiccioli, che non ripagano del tuo lavoro, quindi tanto vale non mettere le donazioni. Poi a me stanno proprio indigeste: o crei un prodotto e metti un prezzo oppure lasci tutto gratis.

  12. Cristina Deboni
    25 marzo 2014 alle 23:25 Rispondi

    Ho un blog in cui scrivo poco ma pubblico molte foto e molte mi vengono “rubate” e inserite in siti commerciali di turismo. Non tutti i siti pagano fotografi ma pensano bene di razzolare nel web, rubano e cancellano la firma, infatti nell’ultimo anno metto anche il copyright all’interno delle foto…ho già scritto ai vari siti di levare la mia foto o di pagarmi ma loro le levano e alcuni non si scusano neanche! Mi sono stancata, rassegnata e non scrivo più a chi pubblica le mie foto senza chiedere il permesso e ne pagarle!
    Con Google Immagini si può vedere chi ha le proprie foto e ho quasi smesso di cercare per non farmi il sangue amaro. Hanno rubato una mia foto e pubblicata su un libro di uno scrittore minore peraltro rovinandola inserendo un pessimo fotomontaggio, un sindaco ha utilizzato un’altra mia foto per un poster e cosa devo fare? Pagare un avvocato e spendere più di quanto mi dovrebbero dare? Nel mio caso una donazione sarebbe solo che un pagamento per tutti coloro che utilizzano le mie foto! C’è molto lavoro dietro alle foto e alle elaborazioni delle stesse e tempo nella preparazione dei post.
    Ho un altro blog di cartoline in regalo ma vedo che siti, non blogger, utilizzano le cartoline e qualcuno cancella il nome del blog e lo utilizzano come fosse stato realizzato da loro inserendo la loro firma…che dire in questo caso?
    Mi contattano per avere le foto ma sempre gratis… per depliant di cui uno verrà stampato nel mese di aprile… nessuno paga e i più pensano che la creatività non debba essere pagata… eppure quando lavoravo in un azienda di pubblicità si pagava molto cara la pubblicità! Nel mio caso una donazione sarebbe utile ma io, come te, ho l’impressione che sia una elemosina, per questo non l’ho mai fatto e mai farei un blog a pagamento anche se produco materiale utilizzato profusamente da aziende “Ladre”!
    Stavo valutando Indiegogo ma devo ancora capire come funziona e se funziona.
    Ciao Cristina

    • Daniele Imperi
      26 marzo 2014 alle 07:40 Rispondi

      Ciao Cristina, benvenuta nel blog.
      Il problema delle foto è vecchio e l’unica soluzione, secondo me, è inserire un watermark in mezzo alla foto. Sarà abbastanza difficile toglierlo.

      Io ho visto parecchie mie vignette rubate, una volta ne ho trovata una in una libreria della Feltrinelli a Roma, usata per illustrare l’espositore delle poesie (era la caricatura di Dante).

      Gratis non si lavora, punto :)
      Crea una pagina in cui parli dei servizi che offri e scrivi in chiaro che l’uso commerciale delle foto va appunto pagato.

      PS: ho visto i fotomontaggi che hai fatto usando foto e personaggi dei quadri, veramente belli :)

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