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Padrone del mondo

Un racconto di 300 parole

Sulla Mini appena comprata sembrava volare sull’asfalto della provinciale, sotto un tetto di rami e foglie offerto dai platani che costeggiavano la strada. Il limite di velocità dei 50 Km orari gli venne incontro e sparì dietro di lui. Sorrise. Si sentiva un altro quando guidava, come se fosse stato il padrone del mondo. Aveva appena compiuto vent’anni e la Mini era stata un regalo dei suoi genitori. I sedili in pelle furono una sua idea, come tanti altri optional che avevano alzato il prezzo della vettura. Ma i soldi, per la sua famiglia, non erano mai stati un problema.

Adesso, patentato da un mese, sfrecciava sulla strada come un razzo, i finestrini aperti, la musica altissima. C’era solo lui, in quel momento. Le auto che superava erano un fastidio temporaneo.

Davanti ai suoi amici avrebbe sfoggiato la sua macchina e le ragazze non avrebbero mancato di apprezzare quella sua proprietà. Era un leader, finalmente. Vestito alla moda, con un’auto che raggiungeva velocità proibite e quel sorriso strafottente sulle labbra, nessuno avrebbe potuto fermarlo.

Superata una curva, trovò una fila di tre auto che arrancava a passo di lumaca. Scalò la marcia, con un gesto di stizza. Nessuno di quelli che seguiva la vettura lenta sembrava voler prendere l’iniziativa e scrollarsi di dosso quel bradipo della strada. Così accelerò, tornò in quarta, si portò sulla corsia opposta dando quanto più gas possibile e in pochi secondi superò la prima, la seconda, infine l’ultima.

Ma non fece in tempo a rientrare nella sua corsia. Un camion proveniente dal senso opposto lampeggiò al giovane, suonando il clacson, che si spense nell’impatto violento fra i due. La Mini fu lanciata indietro in un’esplosione di vetri e sangue, dove, fra le lamiere accartocciate e nell’esuberanza di una sregolata gioventù, moriva il padrone del mondo.

2 Commenti

  1. Romina
    9 ottobre 2011 alle 10:24 Rispondi

    Bellissimo! Secondo me, è uno dei tuoi corti meglio riusciti o, forse, è solo il genere che mi è più congeniale… e poi riflettere un po’ non fa mai male: mi piacciono i racconti che non sono solo mero intrattenimento! Ottimo lavoro!

  2. Daniele Imperi
    9 ottobre 2011 alle 17:47 Rispondi

    Grazie, a me non ha convinto molto :P

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