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Ossessioni nella scrittura

CioccolataPer questo articolo devo ringraziare Ferruccio Gianola, che tempo fa ha pubblicato un post dal titolo Sei ossessioni scrittorie. Non avevo mai pensato di analizzare ciò che compare più spesso nelle mie storie, sia quelle scritte sia quelle ancora da scrivere.

Sto parlando di elementi ricorrenti, in un modo o nell’altro, nelle storie che scrivo, temi cari, ambientazioni preferite, personaggi a cui dedico più spazio rispetto ad altri.

Poveri, emarginati, uomini qualunque

Mio padre mi diceva sempre che nessuno ha voglia di leggere la storia di un poveraccio, di un barbone, che è più interessante e avvincente quella di un re, di un condottiero, di un personaggio comunque influente. Questo perché contestavo sempre film basati su personaggi importanti.

Forse è per questo motivo che il romanzo che ho iniziato a scrivere – e che vegeta da qualche mese – ha per protagonista un barbone. Non per confutare quello che diceva mio padre, ma per dimostrare che anche poveri, emarginati e uomini qualunque hanno diritto al loro spazio nella letteratura.

Poi è arrivato Cormac McCarthy. Ognuno di noi ha uno scrittore che guarda come a un mentore, come a una sorta di guida da ammirare, da imitare, magari. McCarthy, almeno nei cinque romanzi che ho letto, ha parlato proprio di gente qualunque, di criminali, di piccola borghesia.

Suburra, campagna, montagna

Preferisco gli spazi aperti, la natura, al caos cittadino. Della città mi piace descrivere le sue suburre, i quartieri più poveri e disastrati, quelli popolari e pieni di baracche. Oppure parlare di paesi, di villaggi, anche di castelli, perché no?, che comunque sorgono sulla cima di una collina.

Leggo volentieri storie ambientate in città, ma di sicuro mi annoiano quelle su tribunali e quartieri in. Della città preferisco leggere e scrivere quello che è più vicino a me.

E poi c’è la montagna, ci sono i boschi e i fiumi, che possono nascondere misteri e storie. Attirano di più la mia curiosità e la mia fantasia. Mette più paura e dà più suggestione un bosco di notte, che una città nelle ore notturne, illuminata com’è da centinaia di lampioni.

Mondi inesistenti e onirici

Stregato da H.P. Lovecraft, sicuramente. Ho apprezzato molto le sue storie su mondi al di là del nostro, raggiungibili col pensiero, col sogno. Tanto che sto progettando – almeno nella testa – un romanzo onirico, sulla traccia di alcuni racconti “stellari” apparsi nel blog.

Ho scritto racconti su paesi immaginari dove tutto è possibile – e qui c’è anche l’influsso di Walter Moers e della sua Zamonia. C’è una continua ricerca di universi paralleli al nostro, di mondi possibili anche se improbabili.

Mi piace vedere lo scrittore come un pioniere: immagina un mondo e lo indaga con la sua scrittura. Il pallino delle esplorazioni mi accompagna dall’infanzia. E in un mondo in cui tutto è stato già da tempo esplorato, non resta che la scrittura per continuare ad affascinare il pubblico.

Soprannaturale, ma non troppo

Ho scritto storie con elementi fantastici, ma non ho dato troppo spazio alla magia, se non raramente. Il soprannaturale c’è, quando occorre, ma preferisco mostrarlo come qualcosa che può essere spiegato in altri modi.

Non sono credente, non credo all’esistenza di qualcosa che non sia puramente terreno, che non sia scientificamente provato. Non amo leggere né scrivere storie – né tanto meno vedere film – in cui siano protagonisti angeli e divinità di qualsivoglia religione.

Semplicemente mi annoiano. Questo, forse, va in disaccordo con la buona recensione che ho scritto per il romanzo Melodia di Daniele Bonfanti, ma quella storia conteneva anche elementi fantastici, oltre alla presenza di angeli e a chiari riferimenti alla religione cristiana. Non ho però gradito Il codice Da Vinci di Dan Brown.

Le vostre ossessioni

Quali sono gli elementi ricorrenti nelle vostre storie? E perché ne avete?

10 Commenti

  1. Carlo
    7 maggio 2012 alle 07:14 Rispondi

    Ciao, sinceramente non ho mai pensato alle mie “ossessioni” in maniera così strutturata.. Però sicuramente ricado sempre in storie che hanno a che vedere con la famiglia (Richard Yates d’altronde diceva: “Di che cos’altro si dovrebbe parlare se non dela famiglia?), con uno sfondo di infanzia non proprio felice, ecco.

  2. Frank Spada
    7 maggio 2012 alle 16:07 Rispondi

    Più che nelle “storie”, chè lì i personaggi sono tutti i comprimari e i luoghi dappertutto, la mia ossessione è eliminare dalla posta le mail appena lette, tanto che non so mai dove mi trovo e con chi ho a che fare.

  3. Luigi Leonardi
    7 maggio 2012 alle 17:17 Rispondi

    E’ anche una questione di gusti, l’umanità è varia.
    Per quanto mi riguarda sono incline alla realtà. Ho sempre voluto scrivere di uomini o donne veri, niente eroi, ci sto alla larga. Neppure dei grandi personaggi, dei potenti: mi sentirei un servo.
    Scrivere di gente anonima è navigare nell’oceano; scrivere di Napoleone è impantanarsi nel fango di una pozzanghera.

  4. Romina
    9 maggio 2012 alle 16:40 Rispondi

    Anche a me piace molto parlare degli ultimi, degli emarginati, di quelli di cui nessuno si cura minimamente… in ogni caso sono moltissimi gli autori che fanno questa scelta!

  5. franco zoccheddu
    9 maggio 2012 alle 20:11 Rispondi

    Un’unica ossessione mi accompagna: l’idea di non riuscire a terminare ciò che scrivo in quel momento.

  6. Lucia Donati
    21 maggio 2012 alle 17:31 Rispondi

    Nel mondo è stato esplorato tutto ma abbiamo sempre noi stessi da esplorare, l’interiorità. E, sempre noi, possiamo creare interi mondi con la mente, da non annoiarsi né far annoiare altri per parecchie vite! Elementi ricorrenti nelle mie storie? Elementi-sorpresa, direi (nei finali). La vacuità di quel che appare e, spesso, non è. Apparenza e sostanza. Mostrare al lettore altre possibilità, altri punti di vista. Elementi fantastici. Aspetti nascosti. Ispirata da gotico, horror.

  7. Monia
    19 ottobre 2012 alle 15:28 Rispondi

    Una delle mie ossessioni è quella per i nomi. Penso con sempre maggiore frequenza che possano contenere una traccia del nostro percorso, che abbiano in nuce le nostre possibili scelte. È un azzardo, me ne rendo conto, ma non posso fare a meno di ampliare questa riflessione ogni giorno che passa. Ho iniziato un racconto in cui uno dei nodi fondamentali è proprio questo, e mi sto scervellando affinché ogni personaggio abbia il nome più adatto alla sua missione. Anche quelli apparentemente meno incisivi vorrei avessero il loro ‘vero’ nome. Perché è da lì che partiranno.

    • Daniele Imperi
      19 ottobre 2012 alle 16:24 Rispondi

      Ciao Monia,
      sui nomi hai ragione, non bisogna sceglierli a caso, ma in funzione del personaggio e di quello che rappresenta.

  8. Il meglio del 2012
    31 dicembre 2012 alle 09:36 Rispondi

    […] Ossessioni nella scrittura: i temi ricorrenti nella mia scrittura. […]

  9. Nuove ossessioni nella scrittura
    17 gennaio 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] già trascorso oltre un anno e mezzo da quando parlai delle ossessioni nella scrittura che avevo a quel tempo. Ma tutto cambia, anche se non radicalmente. Le nostre letture aumentano, la […]

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