Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Le origini del nostro scrivere

Le origini del nostro scrivere
Da dove nasce la nostra #scrittura?

Sul blog di Grazia, Scrivere è vivere, è uscito un post intitolato Di scrittura, di blog… e di me, una sorta di post riflessivo sulla propria scrittura, il proprio blogging, la propria persona. Mi è piaciuta questa idea e così, parlando con Monia, che ha gridato “Al meme! Al meme!”, ho voluto portarla avanti, magari ne nasce davvero un meme interessante.

Ho cambiato però il titolo, perché il senso del post, comunque, era capire da dove provenga questo bisogno di scrivere, che sia narrativa o articoli poco importa. Molti dicono di scrivere da sempre, ma sempre non è un momento preciso della vita.

Ho già detto in passato, chissà in quali post, quando ho iniziato a scrivere storie – e ho anche mostrato una lunga serie di caratteristiche della mia scrittura – o almeno a avere la mania di inventarle, anche se la maggior parte è rimasta ferma al titolo. La mania del blogging, invece, è nata nel 2005 e adesso ne curo due e in futuro ne ho perfino altri 3 in progetto, ma è prematuro parlarne adesso.

Da dove viene il mio scrivere?

Ora, io potrei fare il poetico e il sentimentale e dire che la mia scrittura viene dal cuore, ma sono molto razionale e dal cuore, per quanto mi riguarda, proviene solo il sangue che circola nelle vene. Tanto per distruggere il romanticismo.

La mia scrittura viene dallo stesso posto in cui nasce per tutti gli altri che scrivono: dal cervello, dalla mente. È lì che nasce tutto. Emozioni e sentimenti sono parte del sistema nervoso, quindi del cervello. Il cuore è solo un muscolo, lasciamolo in pace, ché già è delicato di suo.

Potrei chiedermi perché mi è venuta questa mania di inventare storie, di raccontare cose mai accadute, eventi di mondi impossibili e lontani nella fantasia, ma sinceramente non me ne frega nulla di sapere qualcosa che mi è impossibile conoscere.

Vivere al di fuori dalla realtà

Io non ho mai vissuto nel mondo dei miei simili, ma fin da bambino mi sono costruito il mio, a mia immagine e con le mie leggi. “Sei sempre con la testa fra le nuvole” mi dicevano a casa e a scuola, perché era bello pensare a qualcosa che non fosse il mondo che mi circondava.

Io lo dico sempre: ho sbagliato secolo. Avrei preferito nascere nella seconda metà dell’800 o perfino nel Medioevo. E internet? E qui ci metto un secondo chi se ne frega, se non vi dispiace.

E ecco spiegato da dove viene il mio scrivere, alla fine. Da un rifiuto antico della propria realtà, che si ripercuote sia nelle mie letture – ho letto più storie ambientate dalla prima metà del ‘900 in giù che moderne – sia nelle mie scritture – preferisco scrivere di passati lontani e raramente di epoche moderne.

Non so, è come se scrivere di automobili, aerei, internet, cellulari, ecc., togliesse eleganza e interesse alla storia, alla scrittura stessa. Non c’è paragone sullo scrivere di castelli, radure, carrozze, spade, tuniche, ecc.

Cosa rende necessario il mio scrivere?

Potrei dire perché è come respirare, ma l’ha detto prima Asimov, così tocca che mi inventi qualcos’altro. Perché in questi ultimi anni è qualcosa di cui non posso fare a meno, mi piace, al di sopra di altre attività, forse pure più della montagna, ma no, non è vero, una volta a settimana la montagna mi serve per curarmi dallo smog, vedere il mondo reale, che non è quello fatto di cemento e asfalto, e riposare la mente.

Scrivere serve poi a costruire i miei mondi, come per tutti gli scrittori, a dare sfogo a quello che sta dentro – dentro il cervello, ripeto, non dentro il cuore – e a tirarlo fuori in forme più o meno eleganti.

Però è anche vera un’altra cosa: quando hai una passione, non stai lì a chiederti perché ce l’hai, io almeno non me lo chiedo, ce l’hai e basta. A me non interessa sapere perché in me esiste la passione della scrittura. E qui non c’è 2 senza 3 e arriva il terzo chi se ne frega. Sono un menefreghista, lo so.

Scrivi e basta

Non state a perdere tempo coi perché, tanto non portano a niente. Se avete questa passione, significa soltanto che per voi è necessaria, come il nuoto è necessario per chi nuota e ricamare è necessario per chi ricama. Oggi sono in vena di pensieri profondi.

Ma più in profondità scavate e più tempo perdete senza arrivare a nulla e alla fine succede che magari vi scordate pure di scrivere e che vi piace farlo. Sai che bella fregatura?

Quali sono le origini della vostra scrittura?

Ora avete tre scelte:

  1. rispondere qui nei commenti
  2. o scrivere anche voi un post filosofico come questo
  3. oppure fare entrambe le cose, ché è meglio.

49 Commenti

  1. franco battaglia
    30 giugno 2014 alle 06:48 Rispondi

    Il cuore è solo un muscolo, siamo profondamente d’accordo. I sentimenti stanno in testa, la scrittura pure, la passione è un neurone nostalgico.

  2. LiveALive
    30 giugno 2014 alle 08:08 Rispondi

    Mah, chissà se la scrittura viene davvero dal cervello. In fondo “sentimenti” è il termine mentale per indicare un’equivalente reazione neurale. Ma non è detto che mente e cervello siano inseparabili (anzi, oggi si crede lo siano), senza contare che i neuroni non stanno solo nel cervello, ma sono sparsi un po’ in tutto il corpo.

    è vero, anche io sono nato nel secolo sbagliato. Personalmente, credo che il mondo moderno sia estremamente noioso. Come mai? Credo perché abbiamo voluto aumentare sempre più il nostro benessere, e ora non c’è più nulla che per noi sia difficile. Non c’è più conflitto, insomma XD eppure penso: Dostoevskij scriveva del suo tempo e mica si lamentava… Chissà, fossi nato nell’ottocento, avrei scritto del seicento?

    Sinceramente, sono uno scrittore molto atipico! Ma anche lettore atipico. Non ho mai letto un libro perché la storia mi attirasse, più spesso l’ho letto perché era scritto con uno stile strano. Ugualmente, se devo scrivere una storia, costruisco la trama in fretta prendendo pezzi qua e là, e poi mi concentro sulla forma.
    è anche per questo che credo di non essere adatto alla scrittura. Di norma la gente legge per la storia, e se Tolstoj è nell’olimpo è per le sue idee e situazioni, non certo per lo stile (che era terribile). Ecco perché ora vorrei bilanciare, e vorrei concentrarmi sulle idee, e meno sulla forma con cui esprimerle.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 13:47 Rispondi

      Mah, tutto ciò che pensiamo viene dal cervello, quindi festo convinto che sia tutto confinato lì.

      Anche io di solito leggo una storia perché mi intriga lo stile. In fondo, finché non la leggi, non puoi sapere se ti piacerà, ma la scrittura è la prima cosa che vedi e ti attrae.

  3. Monia Papa
    30 giugno 2014 alle 09:55 Rispondi

    Dopo aver gridato al meme (il mio post ispirato da Grazia, sarà pubblicato sul Calamo domani) come potrei non commentare questo post?
    Non potrei, infatti eccomi qui!

    Del tuo bel post mi ha colpito molto questa frase:

    “quando hai una passione, non stai lì a chiederti perché ce l’hai, io almeno non me lo chiedo, ce l’hai e basta.”

    Mi ha colpito perché è l’opposto di ciò che generalmente faccio io. E si sa che gli opposti si attraggono.

    Così mi hai dato uno spunto su cui riflettere e da cui partire per indagare su quanto sia giusto e utile indagare troppo a fondo nelle ragioni delle passioni.

    In fondo la ragione inanellandosi su se stessa finisce col corrodere l’azione, no?

    Per questo, in effetti, forse la passione più che interrogata, analizzata, tenuta ore sotto un microscopio, va seguita. Semplicemente. Che poi semplicemente non è maiò

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 13:48 Rispondi

      Bene, 2 post di seguito sul meme.

      Tu ti chiedi perché hai la passione per la scrittura?

      Ma, se dici che bisogna seguirla e basta, allora significa che non stai molto a perder tempo a farti domande ;)

  4. Nani
    30 giugno 2014 alle 10:17 Rispondi

    “Ora, io potrei fare il poetico e il sentimentale e dire che la mia scrittura viene dal cuore, ma sono molto razionale e dal cuore, per quanto mi riguarda, proviene solo il sangue che circola nelle vene. Tanto per distruggere il romanticismo.”

    Ah!!! Cosi’ mi piaci! :D

    Anche a me l’epoca contemporanea non dice molto. E’ ottima per farci nascere gialli e polizieschi, magari. Per raccontare di crisi dell’eterno Peter pan. O magari per strani giochi alchemici tra universi paralleli…
    Oddio, ma allora, troppo male non e’! :D
    Alla fine, e’ sempre la stessa storia: lo scrittore trova ispirazione dove gli pare. Se e’ bravo, anche il periodo meno ispiratore, piu’ piatto, piu’ grigio puo’ risultare interessante. Questo detto dalla lettrice che c’e’ in me.
    Per quel che riguarda la scrittrice che c’e’ in me, devo ammettere che a volte mi stupisco di me stessa. Sul blog io chiacchiero delle mie letture. A volte capita che le letture non siano proprio quel grande calderone di ispirazione che uno si aspetta. Perche’ io non scelgo il libro da leggere in base a quello che potrei scriverci sopra, ma ci capito per caso. E’ questo che mi diverte. Tuttavia, almeno fino ad ora, ogni mia lettura mi ha dato qualcosa su cui chiacchierare: che fosse Sci fi, fantasy, classico o narrativa da bancarella. Ogni pretesto e’ buono per scrivere, insomma.
    Certo, poi c’e’ il post segreto, quello unico che tengo in serbo per il momento giusto, che curo maniacalmente, che sento mio piu’ di ogni altro. La creatura. Sta li’ e prima o poi vedra’ la luce e ammaliera’ tutti coloro che lo leggeranno e mi fara’ diventare famosa… anche se non proprio ricca. :D

    Alessio, tu dici:

    “Personalmente, credo che il mondo moderno sia estremamente noioso. Come mai? Credo perché abbiamo voluto aumentare sempre più il nostro benessere, e ora non c’è più nulla che per noi sia difficile. Non c’è più conflitto, insomma XD ”

    No, non dire che non c’e’ piu’ conflitto. I conflitti ci sono sempre, altrimenti gli uomini non sarebbero piu’ uomini. E’ che magari a te (e anche a me) risultano insulsi o non interessanti. Io, ad esempio, non sento affatto vicino il tema dell’eterno bambino, quello che a 40 anni ancora si fa chiamare “ragazzo”. Eppure molti altri lo sentono. Vedi Muccino che e’ diventato famoso con questi personaggi eternamente in bilico tra il cresco-non cresco.

    Il fatto e’ che noi vediamo le epoche passate soffuse di un certo pathos onirico che rende le cose sempre piu’ preziose di quello che sono.
    A scavare davvero sotto quella patina dorata, non credo ci si trovi qualcosa di estremamente diverso da quello che vediamo oggi. I conflitti di allora, nella maggior parte dei casi, erano prosaici proprio come quelli di oggi.

    • LiveALive
      30 giugno 2014 alle 11:54 Rispondi

      Sì, credo che anche nelle epoche passate si preferisse il relativo passato. Quelli che il passato non lo avevano, se lo sono dovuto inventare: prendi i greci con l’età dell’oro, dove tutti erano perfetti e vivevano in pace e armonia.
      Però alcune cose sono proprio decadute. Com’era fare un viaggio nell’ottocento? Era prendere una carrozza e starsene via di casa per mesi se non anni, con tutti i pericoli che ci vanno dietro.,oggi cos’è un viaggio? Rimanere un’ora imbottigliato sulla A1? Sì, sarà sempre un conflitto, ma a me pare molto meno interessante XD

      • Daniele Imperi
        30 giugno 2014 alle 13:58 Rispondi

        Quella dei viaggi è vera. Partivi e potevi stare fuori 2 anni e in quel mentre nessuno si dimenticava dell’altro.

        • Nani
          30 giugno 2014 alle 15:45 Rispondi

          E invece a me sembra anche questa una indoratura. Quella del viaggio avventuroso in carrozza.
          Viaggiavi a cavallo? Sai che male al sedere, e la polvere, e gli accidenti, le bettole sporche e il tempo inclemente?
          Viaggiavi in carrozza? Sai che mal di sedere (ancora!) senza gli ammortizzatori, la polvere, i briganti e le bettole sporche etc… E senza aria condizionata!
          E poi, chi ti dice, Daniele, che la gente non si dimenticava di quelli che partivano a tempo indeterminato? Pensa che fatica, tanto piu’ che non c’era la posta elettronica! Le lettere ci mettevano settimane ad arrivare e la gente era gente: non e’ che eravamo diversi. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore: non e’ un modo di dire dei nostri tempi. :)

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 13:56 Rispondi

      Non sei romantica, tu? :D

      Gialli, thriller, storie d’azione, di problemi geopolitici e guerre interne: per questo è buona l’epoeca di adesso.

      Sì, credo anche io che dipende dalle abilità dello scrittore tirar fuori una buona storia anche da un periodo piatto e noioso come quello che stiamo vivendo.

      Anche io capito per caso sui libri che leggo.

      Insomma, ogni pretesto è buono per farti chiacchierare :D

      Hai un post segreto? Questa è bella. E che aspetti a tirarlo fuori?

      Forse hai ragione tu e forse Alessio, o tutt’e due, sul problema del benessere odierno e della mancanza di conflitti.

      Io penso che un tempo di sicuro c’erano più problemi di oggi: sia per la fame, sia per le guerre continue, sia per i governi dispotici. Meno libertà – anche se secondo me stiamo andando verso una sempre più limitata libertà d’espressione – e quindi c’era più sofferenza.
      In quegli scenari uno trova qualcosa di affascinante, nel senso che danno più risorse per scriverci delle trame interessanti.

    • Grazia Gironella
      30 giugno 2014 alle 13:59 Rispondi

      Concordo! E’ quella patina a rendere più esotico e interessante il passato; però secondo me è anche vero che la tecnologia ha reso banali diversi elementi della vita quotidiana, che adesso richiedono sforzi in più per essere riscattati.

      • Daniele Imperi
        30 giugno 2014 alle 14:07 Rispondi

        Quali elementi ha reso banali, secondo te?

        • Grazia Gironella
          30 giugno 2014 alle 16:03 Rispondi

          I primi che mi vengono in mente: fare la spesa al supermercato ha meno fascino che farla all’emporio dove incontri tutto il paese; usare il cellulare ha meno fascino che cercare una cabina telefonica o spedire una missiva tramite un corriere a cavallo; arrivare in un diverso continente in aereo è più povero di stimoli che arrivarci dopo giorni (o settimane?) di Orient Express. Ma è vero che a condire il tutto c’è sempre quella patina di altro dalla nostra realtà, quindi chissà, magari se i tempi fossero invertiti saremmo alla scivania a scrivere con la penna d’oca del periodo fascinoso in cui bastava qualche clic su una tastiera per parlare con gente dall’altra parte del mondo. Ci credo poco, ma può essere.

          • LiveALive
            30 giugno 2014 alle 20:49

            È quello che intendevo. Il punto è che ci piace la naturalezza e ci piace metterci in difficoltà (nella fantasia). Pero, nella vita vera,cerchiamo invece di rendere tutto sempre più semplice e di vivere sempre meglio, cosa non proprio adatta alla narrativa.
            Eppure, è chiaro che il periodo in cui viviamo è il migliore di sempre. Con un click possiamo sapere tutto di tutto, possiamo girare il mondo in un giorno, finanche andare nello spazio… Però, manca qualcosa.
            Per dire, nessuno avrebbe voluto vivere durante la seconda guerra mondiale, immagino. Eppure Hitler, Mussolini, De Gaulle, Stalin, Churchill, Roosevelt non sono più uomini, sono simboli, sono come Achille ed Ettore e anche oltre. L’unica cosa che, per grandezza, posso paragonare alla WWII é la guerra di Troia: nella nostra testa non è più una guerra sanguinaria, ma jn periodo pieno di emozioni, il periodo dei nuovi eroi immortali, il periodo della gloria…
            Insomma, la condizione reale del tempo, e ciò che si prova per esso in relazione a un altro tempo successivo, sono cose diverse, perché vivendo in un tempo evidenziano alcune cose, ricordandolo ne evidenziamo altri.

          • Daniele Imperi
            1 luglio 2014 alle 07:48

            D’accordo sulla parima parte: emporio, cabina, missiva. Ma non ho capito l’ultima parte :)

  5. Chiara
    30 giugno 2014 alle 11:42 Rispondi

    ho scritto il medesimo post giovedì scorso, dopo aver letto quello di Grazia. Sono una di quelle che scrive “con il cuore”, inteso non dal punto di vista fisico (so benissimo come funziona l’organismo umano) bensì metaforico e spirituale. Esso è sempre considerata la sede di tutte le emozioni, il luogo in cui esse nascono e prendono forma. Nelle filosofie orientali rappresenta la sede dell’anima che si oppone al “mentale”, ovvero a quel macrosistema composto da mirabolanti architetture di paranoia che non servono all’individuo, e che non deve essere confuso con la razionalità e la logica, invece utili.

    Non voglio dilungarmi ancora, perchè già nel suddetto post ho avuto modo di raccontare il ruolo che la mia emotività ricopre nella scrittura, dandole vita e forma, nonchè di come mi sia completamente bloccata quando non riuscivo più a darvi voce. Lo linko qui, qualora vi interessasse:
    http://appuntiamargine.blogspot.it/2014/06/scrivere-con-il-cuore-tu-chiamale-se.html

    Buon lunedì e perdonate la concinnitas: sono a letto con 38 di febbre e il pc sulle ginocchia.

  6. MikiMoz
    30 giugno 2014 alle 11:45 Rispondi

    Io ho salutato i post più seri… quindi facciamo che un post del genere posso scriverlo da fine settembre in poi :)
    Però posso dirti che l’epoca contemporanea mi piace un sacco… amo le storie semplici ambientate in contesti normali.
    Comunque a volte si scrive anche col cuore… ;)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 14:05 Rispondi

      Ecco perché mi hai chiesto quella storia sul liceo che ancora non riesco a scrivere, dannato te :D

      • MikiMoz
        30 giugno 2014 alle 23:00 Rispondi

        E certo, volevo vedere come te la cavavi :p

        Moz-

  7. Grazia Gironella
    30 giugno 2014 alle 13:55 Rispondi

    Scrivo del mondo di oggi senza fastidio, perché mi concentro sui personaggi e sulle loro vicende, ma se mi chiedi cosa mi affascina di più anch’io scelgo armi bianche, cavalli & co. Il quotidiano è troppo usurato per darmi emozione in sé. Quanto al “segui la passione e fregatene del perché”, beh, su questo siamo abbastanza agli antipodi. Per me capire significa vivere le cose con consapevolezza, quindi da un lato godere doppio, dall’altro evitare cantonate. Se capisco meglio cosa mi muove, a quali bisogni rispondo scrivendo, forse posso anche riuscire a scegliere meglio cosa scrivere e scriverlo meglio. Senza arrivare alla paralisi per le troppe riflessioni, che sarebbe un’assurdità.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 14:06 Rispondi

      Mmm, non so. Non credo che conoscere il perché mi piaccia scrivere mi farebbe capire cosa mi riesce meglio scrivere e cosa no.

  8. Nani
    30 giugno 2014 alle 15:56 Rispondi

    Daniele Imperi

    Insomma, ogni pretesto è buono per farti chiacchierare

    Cavolo! Mi hai capita bene! :D

    Il post segreto… deve maturare. Io sono una perfezionista. E soprattutto devo infilarci la lettura che lo scatena. :D

    Romantica io? Si’, sono femmina, no?
    Ma il mio romanticismo e’ quello alla Orgoglio e Pregiudizio, quello senza bacini nel finale, anche se poi al lieto fine non rinuncio.

  9. mk66
    30 giugno 2014 alle 16:42 Rispondi

    Mi ha colpito molto questa frase quasi “lovecraftiana”:

    > Io lo dico sempre: ho sbagliato secolo. Avrei preferito nascere nella seconda metà dell’800 o perfino nel Medioevo.

    Anch’io mi ci ritrovo abbastanza in questo pensiero (sia per gli stessi motivi che elenchi subito dopo sia per quello che vedo quotidianamente nella mia realtà), ma riflettendoci bene mi rendo conto che:
    1) in fondo non credo che io sarei riuscito davvero a vivere in tali epoche;
    2) se ci fossi realmente vissuto, probabilmente non avrei raggiunto questa età che ho;
    3) forse anche allora avrei preferito poter vivere in qualche secolo precedente.

    In realtà, la stragrande maggioranza dei miei protagonisti (che in fondo sono anch’essi sfaccettature del personaggio reale che sta digitando sul laptop proprio come l’entità astratta che vive e interagisce dal mio blog essendosi di fatto materializzata dentro e fuori dalla mia mente – scusa, sono un po’ schizofrenico… :P ) vive in periodi “medievaleggianti” (non garantisco che vivano proprio nel medioevo vero, ma in un periodo similare tipico del fantasy) o anche antichi, quasi proto-storici, sostanzialmente perché mi viene semplice ambientare le loro gesta e vicende in tali periodi, proprio riflettendo sul fatto che io troverei molto difficile sopravvivere in tali ambienti ed epoche (se i miei protagonisti dovessero materializzarsi e incontrarmi per strada, temo che non avrei molte speranze di sopravvivere alla loro vendetta).

    Invece, quando ambiento in epoca moderna, non riesco quasi mai a scrivere qualcosa che possa sembrare realistico o che si distolga dagli episodi che già impregnano le mie vicende di vita vissuta. Alla fine mi si creano storie post-moderne, quasi più fantascientifiche che fantasy.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 17:56 Rispondi

      Io ho ambientato storie in epoca moderna, ma ho sempre cercato di creare atmosfere particolari, non dico proprio fuori dalla realtà, ma ci andiamo vicino.

  10. Andrea
    30 giugno 2014 alle 17:16 Rispondi

    Ieri per la prima volta dopo moltissimo tempo ho ritrovato il piacere di scrivere qualcosa che mi trasportasse senza farmi incappare in limiti fisici o mentali. Merito di Kerouac, il mio nuovo autore preferito, di cui ho adottato parte dello stile. Da una paginetta programmata ne ho scritte cinque fermandomi solo perché non avevo più niente di davvero vissuto da scrivere – ma di voglia, quella c’era eccome.

    Ma basta con le chiacchiere. Il mio scrivere nasce dal desiderio di spiegare il mistero?
    Metto questo punto interrogativo perché non lo so. Mando al diavolo le storie chiare, piene di eventi logici, sebbene il mio Dio sia la scienza. Non mi piace né leggerle né tanto meno scriverle. Dei pochi fantasy che ho letto ho adorato quasi solo le parti in cui venivano dipinte immagini senza nome né età – quel lampione appartenuto a chissà chi messo chissà perché o quello strano anello in quella fredda umida grotta dimenticata dal mondo… Mi vengono i brividi.

    Sin da piccolo però ho avvertito un certo fascino di cui non riuscirei a definire i contorni riguardo alle modernità – e qui ci starebbe il corsivo. L’asfalto e il suo odore quand’è incendiato dal sole d’estate, il gorgoglio della città in lontananza, le auto che passano su un ponte lontano o quello che più preferisco: il ronzio ovattato dei tagliaerba. C’è qualcosa in tutto questo e nelle stesse realtà naturali che non comprendo, un segreto cui non riesco a dare una spiegazione a dispetto delle mille nozioni scientifiche che ho acquisito nella mia vita. Con la scrittura ho deciso di indagare questi misteri e se possibile dar loro un nome.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 17:59 Rispondi

      Ho capito il tuo ultimo pensiero. Certo, puoi usare la scrittura per indagare su queste sensazioni.

      In fondo, anche per me le cose moderne piacciono viste sotto una luce diversa, che genera orrore, ma anche disperazione, dramma.
      Devono essere proiettate in una realtà parallela, quasi, dove hanno una funzione più incisiva nella vita umana.

    • Grazia Gironella
      30 giugno 2014 alle 19:41 Rispondi

      Sei riuscito a farmi venire voglia di leggerti!

  11. SAM.B
    30 giugno 2014 alle 18:02 Rispondi

    Adesso per scrivere il mio post e contribuire al meme dovrò ispirarmi anche al tuo, oltre a quello di Grazia! :)

    Io e certi “perché fai quello che fai?” ci parliamo lo stretto necessario, a volte soltanto per liquidare la faccenda con un “perché mi piace”.
    Però, giusto per curiosità, proverò ad approfondire un po’ l’argomento.

    Anche perché mi hai fatto pensare alla scrittura come evasione da una realtà che non ci piace.
    Per me non è così, però ammetto che in certi momenti ho davvero bisogno di una vacanza da problemi e scocciature varie: in quei casi la scrittura diventa un rifugio.

    PS: vedo che hai delle storie in sospeso da scrivere perciò che faccio? Prima di chiedertene una, aspetto ancora un po’? :D

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 18:08 Rispondi

      No, basta che ti attieni a quelle due fatidiche domande :)

      Per la storia: dilla pure, magari mi ispira più delle altre e riesco a scriverla prima :D

  12. GiD
    30 giugno 2014 alle 18:41 Rispondi

    Temo sempre di risultare troppo cinico quando rispondo a questa domanda, ma visto che abbiamo già sdoganato il cinismo ricordando che il cuore è solo una pompa per il sangue, mi butto anch’io nella mischia:

    Perché scrivo? Perché è più facile che realizzare un film. :D

    Se mi sforzo di ricordare com’è nata la mia passione per la scrittura, quel che trovo è un’altra passione più vecchia, più profonda, più naturale: la passione per le storie.
    Io ero uno di quei bambini che passava ore e ore a giocare con pupazzi minuscoli (quelli delle sorpresine Kinder) creando e ricreando storie su storie. Io da piccolo passavo più tempo a scarabocchiare che a disegnare, perché lo scarabocchio era più veloce, e nei miei scarabocchi c’erano eroi ed eroine che combattevano contro mostri alati., e anche lì, negli scarabocchi, giocavo con le storie.
    Crescendo la passione non mi è passata. Volevo ancora giocare con le storie. Il problema era solo trovare il modo per farlo.

    Ed ecco cos’è per me la scrittura: il modo più semplice per giocare con le storie.

    No, fermi, non sto dicendo che scrivere una storia sia facile, mettete giù torce e forconi. Sto solo dicendo che scrivere è materialmente più semplice rispetto a girare un film o a realizzare un cartone animato o un fumetto. Per scrivere non ti servono finanziamenti., non ti servono strumenti professionali, non ti serve una formazione tecnica specifica (e spesso costosa).
    Per scrivere ti servono carta e penna, o al massimo un computer, e la voglia di raccontare una storia. Poi, per scrivere bene, ti servirà anche altro, non ultimo il talento, ma intanto potrai cominciare a scrivere le tue storie, anche solo per tenerle per te. E potrai giocarci quanto ti pare.

    • Daniele Imperi
      30 giugno 2014 alle 19:42 Rispondi

      Anche io giocavo coi pupazzi, ma erano soldatini – che adoravo – nel Forte che avevo. A quel tempo andavano i forti western. Una figata.
      E creavo storie anche con Big Jim e le macchinette.

      Scrivere è più semplice che creare film e cartoni, perché per fare film e cartoni devi anche scrivere la storia. Poi ci sono tutte le parti tecniche.

    • LiveALive
      30 giugno 2014 alle 21:08 Rispondi

      Credo sia così per molti, scrivere solo per raccontare una storia,e scegliere questa forma perché è la più semplice. Però, ammetto di credere più sano fare col cinema ciò che può fare meglio il cinema, fare con la scrittura ciò che può fare meglio la scrittura. …però, in fondo, è comune anche scegliere le vie di mezzo, lo so. E devo ammettere di invidiare molto quelli che riescono a inventare belle storie, perché per me è la cosa più difficile XD

  13. Giuliana
    1 luglio 2014 alle 00:37 Rispondi

    Voglio essere brutalmente sincera: mi è capitato, a volte, di invidiare chi dimostra particolari abilità in passatempi manuali come l’uncinetto, il cucito, il decoupage, il disegno e affini. Mi sono sempre parse attività creative degne di nota, prettamente femminili e in grado di produrre oggetti graziosi da esporre con orgoglio. Perciò, ho provato più volte a cimentarmici. Ma, ahimé, con scarsissimi risultati. Non ho la pazienza di stare lì con l’ago in mano, non riesco a maneggiare l’uncinetto con grazia e scioltezza. Né tanto meno sono il tipo da decoupage.
    Perciò c’è stato un periodo in cui, riposto nell’armadio l’ennesimo aborto di centrino malriuscito, mi sono sentita un po’ giù. Perché mi ritenevo un’incapace, non all’altezza della categoria “donna abile nei lavoretti da donne”. Poi, però, qualcuno mi ha fatto notare che semplicemente “quello non era il mio”. Allora mi sono soffermata a chiedermi quale fosse “questo mio”. E mi sono accorta che la risposta era proprio lì, tra le mie dita.
    Mi bastavano carta e penna e diventavo un’altra persona. Appassionata, libera, felice, folle, sognatrice, spudorata. Una penna al posto dell’uncinetto era tutto ciò che mi occorreva per sentirmi profondamente viva e pulsante.
    Lì ho realizzato che la mia intera esistenza si era sempre sviluppata in funzione della scrittura: quando avevo tempo libero, scrivevo. Quando ero giù, mi sfogavo sul mio diario. Quando volevo comunicare qualcosa di importante a qualcuno, componevo una lettera. Quando mi sentivo ispirata, buttavo giù un pezzo di getto. E anche nei periodi in cui non scrivevo, pensavo a quando avrei ripreso a farlo.
    Ed è lì che ho capito. Che non si può lottare contro le proprie pulsioni perché l’inconscio sa ciò che vuole e lotterà sempre in quella direzione, che noi lo vogliamo o meno.
    Ora che ho accettato la cosa, sono una persona molto più felice e serena. Non solo perché faccio ciò che amo, senza paura né sensi di colpa; ma perché so che, qualunque cosa accada, avrò un mondo tutto mio in cui rifugiarmi, e sarò io stessa a dipingerlo, con i colori e le parole che voglio.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2014 alle 07:51 Rispondi

      Il disegno non è un’attività femminile.

      Per il resto sono d’accordo, ognuno ha le sue passioni e nessuno può sapere da dove vengano. Fanno parte del DNA, io ne sono convinto, ereditate da chissà quale nostro antenato.

      • LiveALive
        1 luglio 2014 alle 08:11 Rispondi

        Ascolta questa domanda… Ammettiamo che domani inventino un test per classificare le abilità, e ti dicano: “signor Imperi, lei non ha alcuna abilità nella scrittura, però, accidenti, sarebbe un eccellentissimo stratega militare!” che fai? Ti dedichi alla strategia o continui a scrivere?

        • Daniele Imperi
          1 luglio 2014 alle 08:18 Rispondi

          Sarebbe un test fasullo, perché sono più abile nella scrittura che in campo militare.

          E, anche se ho tentato di fare carriera militare, adesso i soldatini non li sopporto più, quindi continuerei a scrivere.

          Ma non ho capito davvero la tua domanda…

          • LiveALive
            1 luglio 2014 alle 09:00

            Non sapevo avessi provato la carriera militare. Comunque, in genere, i soldati non mi piacciono, proprio a pelle.

            Il succo della domanda è questo: “e se le nostre passioni e le nostre abilità fossero in conflitto?”. Dedichiamo tanto tempo ad attività che ci appassionano ma nelle quali, magari, siamo incapaci. E se avessimo una abilità divina in un’altra attività che non conosciamo? E se ci dimostrassimo terribilmente bravi in una attività che però non ci piace?

            è complesso. Infondo, ogni epoca ha lavori nuovi, e altre figure professionali scompaiono. Forse io sarei un eccellente scriba, ma chissà, non ci sono più. E se fossi un ottimo pilota di autobus interstellari?
            Ma forse, abilità e capacità non sono così nettamente separati. Forse la nostra passione deriva dal riuscire bene in un campo? Forse la passione spinge anche al lavoro e quindi crea abilità? In fondo Leonardo non dipingeva perché bravo, ma perché gli piaceva.

  14. Nani
    1 luglio 2014 alle 03:38 Rispondi

    Grazia Gironella
    … arrivare in un diverso continente in aereo è più povero di stimoli che arrivarci dopo giorni (o settimane?) di Orient Express.

    E per fortuna! Io sono quasi arrivata al desiderio spasmodico della pace dei sensi. Il bisogno di stimoli a raffica e’, senza dubbio, un concetto sovrastimato al giorno d’oggi.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2014 alle 07:52 Rispondi

      Io non ho alcuno stimolo nella realtà odierna. Gli stimoli li ricevo dalle mie letture e dalla mia immaginazione.

    • Grazia Gironella
      1 luglio 2014 alle 09:21 Rispondi

      Non da me! Le raffiche non mi ispirano… la realtà sì.

  15. Grazia Gironella
    1 luglio 2014 alle 09:21 Rispondi

    (Era la risposta a Nani.)

  16. Severance
    1 luglio 2014 alle 20:56 Rispondi

    Ehi! Tecnicamente sono stato il primo!

    Problema della modernità.
    Il primo fulmine che vediamo non sappiamo cosa è e ci lascia stupefatti. In seguito ci viene spiegato cosa è.
    ADESSO ci viene detto che è elettricità, in tempi antichi che era Zeus. Ma una spiegazione la si dava sempre.
    Giusta o sbagliata che fosse.
    Questo si trasferisce su tutti i “misteri” della vita. Amore, famiglia, morte, reddito… Abbiamo una spiegazione per tutto, ma l’abbiamo sempre cercata e proposta.
    I tempi moderni non differsicono in nulla dai tempi antichi. C’erano persone qualunque che facevano il loro lavoro, e non andavano oltre il loro confine metropolitano. Accade anche oggi. E noi siamo come loro. Convinti come siamo che il fulmine è elettricità, che in un altrove magico si starebbe meglio, che in passato c’erano “gli dei” (letterari, magari), e che bisogna amare l’uomo palestrato.
    Non è difficile scrivere della contemporaneità. Il difficile è tradurre in emozioni forti qualcosa che per noi è scontato (come lo era per un antico romano nella sua epoca). Ci sono enormi imprese avventurose anche oggi. Ci sono grandi atti di amore, di coraggio, di male anche oggi.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2014 alle 08:06 Rispondi

      Il primo a fare cosa? :)

      Non dico che è difficile scrivere della realtà di oggi, dico solo che per me è estremamente noioso.

  17. Giada
    7 luglio 2014 alle 11:15 Rispondi

    Ciao a tutti! Io penso che anche la mia scrittura nasca dalla voglia di ritagliarmi un pezzetto di mondo che esula dalla realtá, che mi faccia sentire qualcosa di nuovo, di diverso. Ed è ció che cerco anche dalla lettura!

  18. La scrittura necessaria: per scrivere bene io scrivo coi piedi | Calamo Scrittorio
    16 agosto 2014 alle 17:37 Rispondi

    […] citando la fonte. Potrai poi naturalmente condividere il link al tuo post tra i commenti. Io so che Daniele Imperi e Chiara Solerio non hanno perso tempo e hanno colpo la palla, per nulla avvelenata, al […]

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.