Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Lʼomologazione nella scrittura

Omologazione nella scrittura

Forse lʼaspetto più interessante della scrittura è la sua estrema personalizzazione. Quando scriviamo, stiamo traducendo in parole i nostri pensieri, le nostre idee, la nostra conoscenza. Ne nasce così un linguaggio abbastanza vario, del tutto personale. Cosa che avviene anche in quello parlato.

Chi ama scrivere dovrebbe ricercare un proprio stile di scrittura – esattamente come accade nella realtà quando parla – sia per distinguersi dagli altri sia per perfezionare la scrittura stessa. Non parlo soltanto di narrativa, ma anche di scrittura per il web.

Scrivere per un blog richiede le stesse attenzioni della scrittura creativa. Anche in un blog dobbiamo ricercare un nostro stile, anche se apparentemente sembra più difficile. O forse nessuno ci pensa, perché spesso scrivere per un blog significa soltanto lasciar scorrere i propri pensieri su un file di testo. Eppure, quando parliamo, facciamo lo stesso: lasciamo fluire i nostri pensieri in parole.

Non so se sono riuscito a crearmi uno stile, so solo che ci provo. Cerco di scrivere creando una linea netta di separazione fra la mia scrittura e quella degli altri, usando il mio linguaggio, le mie metafore e similitudini, facendo battute quando necessario.

In molti blog riscontro una certa omologazione, come se usare uno stesso linguaggio, una stessa dialettica facesse più leva nei lettori o creasse una senso di appartenenza a un gruppo.

Il tam tam delle parole

Nel web le parole corrono veloci, le mode si creano dal nulla. A me piace usare le mie parole, mi piace un linguaggio schietto, senza mezzi termini. Voglio andare dritto al nocciolo del problema, esprimere i miei concetti nel modo più semplice possibile.

Quello che vedo online da molto tempo, però, è un continuo rimbalzare delle stesse parole da un blog a un altro, frasi fatte che ci portiamo dietro da anni, esempi banali, anche, e sempre i soliti.

Parole inglesi

Ormai cʼè questa moda. Qualcuno obietta dicendo che la lingua si evolve, che in passato abbiamo introdotto nel nostro linguaggio termini come “menu”, “flash”, “web”, ecc. Quindi è normale che ne entrino altri.

No, non è normale. Non lo è quando non cʼè alcuna logica nellʼusare certi termini. Facciamo un esempio: in molti siti aziendali si legge la “mission” e la “vision”; alcuni professionisti dicono di usare il contenuto “visual” e parlano anche di “sentiment”. Insomma, davvero è necessario togliere lʼultima vocale per convincersi di aver creato qualcosa di nuovo?

Per non parlare dei “competitor”, che ormai usa parecchia gente. I concorrenti che fine hanno fatto?

Tutto questo è per me omologazione. È il tam tam delle parole che si diffonde nel web e come un virus contagia tutti.

Citazioni sbagliate

Continuano a girare le solite citazioni di Darwin e Gandhi, parole che né Darwin né Gandhi hanno mai pronunciato – e chissà quante altre finte citazioni esistono. Perché?

Da una parte cʼè stata una scarsa attenzione alla fonte – bastava cercare a fondo e si sarebbe scoperto che quelle sono false citazioni, rimaneggiamenti fatti da qualcuno – dallʼaltra, come sempre, cʼè stato il solito copia-incolla. Basta leggere da qualche parte una citazione e si prende per vera e tutti a copiarla.

Omologazione, ancora. Una scrittura imperfetta che avrebbe potuto essere migliorata, se solo ci fosse stata una maggiore cura dello stile, del proprio linguaggio, della propria personalità.

Una questione di insicurezza

Credo che sia anche questo il problema dellʼomologazione nella scrittura. È meglio scrivere come scrivono gli altri, dire ciò che dicono gli altri, avere gli stessi pensieri, le stesse opinioni, giungere alle stesse tesi e essere sicuri di non sbagliare, o forse di non esporsi troppo, piuttosto che fare di testa propria e rischiare critiche.

Io preferisco sbagliare di testa mia che fare una cosa giusta dettata dagli altri. Sarò storto quanto vi pare, ma a me è sempre piaciuto essere diverso dalla massa, fuori da ogni omologazione, altrimenti sembriamo tutti alunni di un collegio, tutti belli in divisa, buoni buoni, senza personalità, senza una propria individualità.

È questo che volete?

52 Commenti

  1. Fabio Amadei
    23 luglio 2015 alle 07:34 Rispondi

    Se non vado controcorrente, non sono in pace con me stesso. Perciò sottoscrivo tutto quello che hai detto. Amavo e leggevo con avidità i controcorrente di Indro Montanelli sul Giornale di tanti anni fa: con parole semplici riusciva a spiegare concetti e ragionamenti difficili.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 13:52 Rispondi

      Siamo i Bastian Contrari :)
      Andare controcorrente è una filosofia di vita.

    • KingLC
      23 luglio 2015 alle 19:05 Rispondi

      Ad andar sempre controcorrente si finisce col criticare cose solamente in base al loro uso o successo. Bisogna prestare molta, molta attenzione.

      • Daniele Imperi
        24 luglio 2015 alle 07:46 Rispondi

        Sì, anche questo è vero.

  2. Grilloz
    23 luglio 2015 alle 08:23 Rispondi

    Quando io andavo a scuola copiare costava quasi tante energie quante ne costava lo scrivere da zero, poi fu inventato il ctrl+C ctrl+V.
    L’omologazione è nemica dela qualità, ma chi si omologa non emergerà mai.
    Però noto anche un altro livello di omologazione, figlia dei corsi di scrittura creativa. Troppo spesso gli scrittori in erba confondono la tecnica, che deve essere un mezzo, con il fine.

    • LiveALive
      23 luglio 2015 alle 11:43 Rispondi

      Ne parlavamo ieri. Ma c’è una idea che credo di poter sviluppare… Il classicismo è contemplazione formale, il romanticismo direi “percezione sostanziale”. Cioè il classicismo si basa su un giudizio di “perfezione”, quanto l’opera si avvicina a un “come deve essere” posto a priori (che nel classicismo è il reale); il romanticismo invece si limita a percepire l’effetto emotivo dell’opera. Lo studio sistematico della tecnica spesso spinge verso una fruizione classicista: gli inesperti finiscono per non badare più all’effetto dell’opera, ma ricercano solo il rispetto delle tecniche imparate. Mi chiedo, però, se questo non sia parte di un qualcosa di più grande. Sono diversi anni, da quando la semplicità del minimalismo è diventata pop, che sto notando la possibilità di un nuovo neoclassicismo in futuro. Di contro, però, in taluni vedo anche un ritorno al gusto ricco del rococò: questo spiega il successo pop di Baricco (non barocco!), e forse anche la vittoria di LaGioia.
      Il problema, comunque, non è solo il badare alla tecnica e non allo scopo: i più stoici riconoscono che la tecnica è un mezzo, ma finiscono per porre in singolo scopo come ubico valido. In realtà se ognuno ha il suo stile è perché ognuno ha il suo scopo lievemente diverso. (e, pure, ognuno ha il suo sentire: ciò che a te pare realizzare uno scopo potrebbe non realizzarlo per me)

      • Grilloz
        23 luglio 2015 alle 14:39 Rispondi

        questo discorso su un neo-neo-classicismo si ricollega un po’ al discorso che facevamo tempo fa sulle correnti letterarie per il XXI secolo.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 13:54 Rispondi

      Eh, ma a scuola non credo si possa usare il Ctrl+C :)
      In che senso confondono la tecnica?

      • LiveALive
        23 luglio 2015 alle 14:04 Rispondi

        Confondono mezzi e fini.

        • Daniele Imperi
          23 luglio 2015 alle 14:31 Rispondi

          Ok, ora ho capito.

      • Grilloz
        23 luglio 2015 alle 14:37 Rispondi

        in classe no, ma nelle tesine fatte a casa purtroppo sì (per arrivare all’estremo di quel ragazzino che per non far scoprire al professore di aver copiato di sana pianta da wikipedia andò a modificare la pagina di wikipedia da cui aveva copiato)

        Ehm, sì, è per questo che non faccio lo scrittore :D comunque ha spiegato qui sotto Livealive ;)

    • Marco Moretti
      25 luglio 2015 alle 16:38 Rispondi

      Mi associo a quello che dice GRILLOZ sui corsi di scrittura creativa: troppo spesso la storia è “piegata” alla tecnica. Parlo in senso di scrittura formale, guscio più importante del frutto insomma: non dico che non si debba partire dalla tecnica e da qualche regola, ma leggere virtuosismi mi stanca. Il succo è sempre e solo la storia, che deve funzionare; come la racconti è poi frutto di tecnica e passione, di cosa sei ogni giorno fuori dal PC

      • Daniele Imperi
        27 luglio 2015 alle 07:16 Rispondi

        Ciao Marco, benvenuto nel blog.
        Sono d’accordo in quel senso. La tecnica serve per far funzionare la storia, il modo in cui si racconta è personale, certo, ma deve in un certo senso “sottostare” a certe regole, altrimenti rischi di non annoiare il lettore o di non far capire nulla.

  3. Chiara
    23 luglio 2015 alle 08:37 Rispondi

    Sante parole Daniele, sono d’accordo al 100% con quanto hai scritto.
    Una delle lodi che ho ricevuto a proposito del blog, e che mi fa molto piacere, è “è diverso dagli altri perché hai il tuo stile” e, se ci penso, è proprio così: so che il mio blog può non essere apprezzato da tutti, ma ho la coscienza a posto, perché è MIO, mi rispecchia.
    La grafica può sembrare un pugno in un occhio, ma a me piacciono gli sfondi colorati, sono caldi: non mi piacciono gli sfondi bianchi, l’assenza di personalizzazione.
    Gli articoli sono spesso scritti in modo impulsivo, ma lo stile, pur avendo il difetto di essere prolisso, è mio. Se mi viene da scrivere qualche parolaccia non mi faccio troppe paturnie: non sarà un “vaffan…” a sporcare un linguaggio che considero comunque elegante.
    Quanto agli aforismi, come ti ho già detto, li colleziono da quando ero piccola. Inserirne uno all’inizio di ogni articolo è un modo per rendere omaggio all’autore. Le fonti sono sempre attendibili. Poi per carità, potrebbe capitare che mi sfugga qualcosa, anche se finora non è mai successo. Nel caso, non esitare a segnalarmelo! :)

    • LiveALive
      23 luglio 2015 alle 11:01 Rispondi

      Solo gli s****** usano parole volgari.
      Hai la raffinatezza di Bukowski.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 13:59 Rispondi

      Sì, da te si vede lo stile personale, come c’è in Tenar, Salvatore, Anima di carta, Grazia, Serena e altri. La grafica la trovo un po’ triste :D
      Se prendi gli aforismi dai libri che leggi, va bene, anche se io da qualche anno li sto raccogliendo.

      • Chiara
        23 luglio 2015 alle 17:16 Rispondi

        Come fa una grafica arancione a essere triste? :D
        Ho scelto quel colore perché nei reiki è associato alla creatività. :)

        • Daniele Imperi
          23 luglio 2015 alle 17:32 Rispondi

          Non l’arancione in sè, ma nel complesso :)
          Il grigio e anche la tessitura dell’immagine di sfondo.

          • Chiara
            24 luglio 2015 alle 10:29 Rispondi

            è una delle grafiche di base di blogger, che non offre molte opportunità. Secondo te quella verde che c’era prima era meglio? Comunque ci rifletterò su e vedrò di sistemarla un po’, approfittando del periodo di pausa. :)

  4. Gloutchov
    23 luglio 2015 alle 09:13 Rispondi

    Copiare è facile, lo è sempre stato. Guardi la rete, i blog, i social, quello non è mica un popolo di scrittori… E’ un popolo di persone comuni, che prendono per vero ciò che leggono senza mai approfondire. Ai tuoi tempi, a scuola, quanti erano quelli che studiavano e quelli che copiavano? Non è cambiato nulla nella vita reale, e nella vita virtuale.
    Non si può pretendere che ognuno sviluppi una propria individualità nel campo della scrittura. Ogni persona ha una propria individualità, ma c’è chi la proietta nello sport, chi nella meccanica, chi nella scrittura, chi nel disegno, chi invece nella cura del corpo… Non si può pretendere che tutti si interessino alla scrittura, specie per quanto riguarda gli aforismi… Perdonami, ma – nel caso di una falsa citazione – la colpa non è di chi la legge e la diffonde in buona fede, credendola vera. La colpa è di chi l’ha pubblicata per la prima volta, magari pure con dolo, per vedere l’effetto che fa.

    Comprendo inoltre che l’uso smodato, o modaiolo, dei termini inglesi e/o stranieri possa essere confuso con una sorta di omologazione che sminuisce la nostra lingua, ma sinceramente, se cominciamo a chiudere le porte a ciò che viene da fuori, la nostra lingua finisce come il latino, o l’esperanto… in pratica diventa una lingua morta. Il mondo, oggi, tende a intrecciare le culture, ad accomunare esperienze, a mescolare linguaggi, idiomi, slang, e vere e proprie lingue. Non ci si può irrigidire di fronte a questo. Perché se qui diciamo ‘competitor’ invece che ‘concorrente’, negli states amano dire ‘Ciao invece che ‘hello’. Va benissimo così. E son ben lieto che accada… E magari un giorno parleremo – finalmente – tutti quanti, in tutto il mondo, una sola lingua… E magari ci saranno meno incomprensioni, più accordi, meno guerre, eccetera eccetera.
    Mica è fantascienza, eh? Be’, oddio, in Firefly viene usato un linguaggio interplanetario che un mix tra inglese e cinese, con influenze latine – per lo più ispaniche.
    A me non dispiace.
    Ciò che mi dispiace è che le medesime persone che si credono chissà chi parlando di mission, di competitor, eccetera, poi facciano figure meschine perché poi l’inglese non lo sanno per nulla, vedi il nostro caro capo del governo in Israele, che ha tradotto Michelangelo in ‘Micheal-angel’ (poveri noi!).
    Perché l’italiano medio deve sempre tentare di fare il furbo? Perché non affidarsi a chi ha vere competenze? Perché sto divagando… ma forse neppure troppo?

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:10 Rispondi

      Io non studiavo, ma neanche copiavo :D
      Sulle citazioni non do la colpa a chi le trova e le diffonde, se la diffusione resta nel tuo profilo Facebook o Twitter, ma se devi usarle in un libro (o anche in un articolo), allora il discorso cambia.
      Non credo che l’italiano possa diventare una lingua morta se diciamo “concorrente” e non “competitor” e via dicendo.
      Non mi piace la visione di un mondo che parli una sola lingua, sono sempre stato molto nazionalista, ogni popolo deve avere la sua individualità, ecco perché sono anche antieuropeista al 100%.
      Ho sentito il discorso del tipo, ridicolo per pronuncia e contenuti :)

      • LiveALive
        23 luglio 2015 alle 15:29 Rispondi

        Quindi “penna blu” è un riferimento politico. Lo sospettavo, uguale a tutti gli altri…

        • Daniele Imperi
          23 luglio 2015 alle 15:51 Rispondi

          Riferimenti politici qui proprio non ne trovi, anche perché non ho un’ideologia politica :)

  5. LiveALive
    23 luglio 2015 alle 11:21 Rispondi

    Ho più paura dell’omologazione delle idee. D’altro canto, siamo sicuri che la varietà degli stili sia un valore? Se tutti scrivono bene come Dante?
    …ma in fondo è inevitabile: anche se possiamo potenzialmente copioincollare uno stile, comunque ci sarà un riflesso della propria mente, da qualche parte.

    • Banshee Miller
      23 luglio 2015 alle 12:42 Rispondi

      La varietà è un valora, siamo sicuri, anche solo per il fatto che rende Dante Dante, che altrimenti sarebbe come me, Moccia e mio cugino.
      Il riflesso della mente ci sarà da qualche parte se le menti hanno differenze.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:11 Rispondi

      Tranquillo, nessuno scrive come Dante e se dovesse capitare, sarebbe un caso unico e non un’epidemia :)

  6. Maria Grazia
    23 luglio 2015 alle 12:30 Rispondi

    Anche oggi sono contenta di seguirti, Daniele. Di confermare il tuo tra i pochissimi blog che seguo con continuita’.
    A me tra l’altro piace il tuo stile, molto diretto, a volte un po’ “rude”, che non cerca mai il consenso facile.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:12 Rispondi

      Grazie :)
      Che sono un po’ rude me lo hanno detto anche altri…

  7. Banshee Miller
    23 luglio 2015 alle 12:39 Rispondi

    Lo stile è molto importante. Per stile intendo non solo uno stile di scrittura, in senso tecnico/sintattico/grammaticale, ma uni stile in generale, contenuti compresi. Essere sé stessi mentre si scrive non è sufficiente però, per avere uno stile, perché implica che bisogna avere delle idee proprie, indipendenti, essere persone indipendenti, insomma, avere uno stile anche nella vita, cosa che purtroppo non tutti hanno.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:14 Rispondi

      Anche per me bisogna trovare uno stile nei contenuti, non solo nella scrittura.
      Tutti hanno idee proprie, ma non è detto che riescano a essere se stessi e a non omologarsi.

      • LiveALive
        23 luglio 2015 alle 15:30 Rispondi

        C’è addirittura chi crede che l’unico stile sia quello dei contenuti, e che la scrittura sia conseguenza del contenuto.

  8. Grazia Gironella
    23 luglio 2015 alle 12:50 Rispondi

    Parteggio spesso per i buoni buoni, con la divisa e le menti allineate. Spesso è solo un’apparenza. Trovo più facile “sentire” il mio stile scrivendo storie che scrivendo articoli per il blog, probabilmente per via dell’approccio più razionale richiesto dal secondo caso. Mentre scrivo il mio romanzo, se torno indietro di una pagina e rileggo qualche paragrafo – un’eccezione, perché non revisiono in corso d’opera – rimango sempre a bocca aperta come un’allocca. Ma l’ho scritto io? Non è detto che sia eccezionale ciò che ho scritto, ma di sicuro ho la sensazione che quello specifico modo di dire le cose venga da qualche posto dentro di me, della cui esistenza non sono consapevole. Non l’ho costruito, è uscito così. Quando succede questo, secondo me lo stile (bello, brutto) c’è per forza, ed è personale. Quando si usa molto la ragione è più facile diventare banali.

    • Serena
      23 luglio 2015 alle 13:24 Rispondi

      *_* Che bello, Grazia!

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:15 Rispondi

      Anche io riesco a vedere più il mio stile in narrativa che nel blog. Sono in fondo due scritture differenti.
      Qualche volta ho avuto la stessa sensazione leggendo i miei vecchi racconti.

  9. Serena
    23 luglio 2015 alle 13:20 Rispondi

    In un certo senso ti ho già risposto di là. Tu il rischio dell’omologazione di sicuro non lo corri… Spero nemmeno io. Mi hanno definita, una volta, lo gnu davanti. Quella che alza il dito e parla, rimediando talvolta anche una simpatica figura di m****. Però dopo gli altri gnu gli vanno dietro, perché serviva solo che qualcuno rompesse il ghiaccio. Tu come mi vedi? Sono omologata? O_O

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:17 Rispondi

      Neanche tu sei omologata, tranquilla :)
      Le figurine che ho fatto io nella mia vita neanche te le racconto, se no devo scriverci un libro.

  10. Poli72
    23 luglio 2015 alle 13:52 Rispondi

    Gran bel post su un argomento molto interessante .Soprattutto se si e’ aspiranti scrittori alla ricerca di un proprio stile.L’omologazione diffusa oggigiorno ,secondo me , ha due moventi.
    il primo e’ la credenza (falsa) che utilizzando certe parole, certi argomenti e anche certi sviluppi di trama che sono stati oggetto di successo precedente ,si possa regalare indubbio fascino alla propria storia.
    Il secondo e’ il cercare di imitare una scrittura altrui ,anche in questo caso si tratta di stili appartenenti a scrittori o blogger di successo,per lo stesso motivo di cui sopra.
    Hai colto nel segno ,affermando che si tratta di insicurezza.L’insicurezza del principiante o di chi non ama veramente cio’ che fa’.
    Il principiante puo’ essere perdonato ,come il bambino delle elementari che erra le prime divisioni. Ma chi ,e ce ne sono tantissimi,si definisce professionista e si affida a scorciatoie , plagi o cliche’ per faticare meno , credendo oltretutto di carpire brandelli di successo altrui, e’ un lavativo, o quanto meno e’ un povero di idee.
    Il normale percorso che deve fare uno scrittore credo sia quello di sperimentare ,provare , cancellare e buttar via ore di lavoro se necessario,fino alla realizzazione della propria “Leggenda personale” per dirla con Coelho.
    Attenti pero’ a non fraintendere !
    La nostra “Leggenda personale ” non e’ il milione di copie vendute e la nostra faccia su tutti i giornali.
    Bensi’, portare a termine un percorso di crescita e apprendimento della scrittura che ci fara’ arrivare ad un punto nel quale potremmo scrivere serenamente e senza ” insicurezza ” come solo noi sappiamo , di tutto cio’ che vorremmo.E’ un percorso che non ‘ finira’ mai nella vita , pero’ il cominciarlo e portarlo avanti con entusiasmo ed impegno dara’ i suoi frutti, il piu’ importante dei quali sara’ L’ORIGINALITA’. E senza originalita’ non ci sara’ mai successo.

    • LiveALive
      23 luglio 2015 alle 14:06 Rispondi

      Poi però ci sono anche certi casi dell’arte pop e di consumo, dove omologarsi, replicare stilemi già usati, è la norma, e in genere il pubblico apprezza.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:25 Rispondi

      Grazie.
      Oltre a insicurezza c’è anche poca voglia di lavorare, secondo me.

  11. Luciano Dal Pont
    23 luglio 2015 alle 13:38 Rispondi

    Daniele, stai parlando con uno che ha fatto della non – omologazione, dell’andare controcorrente, dell’originalità al limite dell’eccentricità il proprio stile di vita. Puoi dunque immaginare come tutto ciò si rifletta anche nella mia scrittura. Forse questa mia caratteristica non si nota molto nel mio primo libro, ma nei prossimi sarà portata all’estremo…

    • LiveALive
      23 luglio 2015 alle 13:48 Rispondi

      Ah, new weird…

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 14:18 Rispondi

      Penso che nel primo libro si riesca a capire poco di uno scrittore, è ancora presto, ma man mano che uno scrive, vengono fuori altri aspetti che completano la figura dello scrittore.

  12. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    23 luglio 2015 alle 15:07 Rispondi

    Il fatto è che la ricerca ossessiva della personalizzazione porta, inevitabilmente, all’omologazione secondo me. E tutto questo perchè lo stile nella scrittura è un po’ come la personalità, come il carattere di un individuo: o ce l’hai o non ce l’hai. Puoi allenarti, è vero, puoi imparare (sempre, nella vita, da chiunque) e migliorarti, puoi affinare la tecnica ma le parole che butti su carta (o su html) sono sempre rappresentative del tuo estro, di ciò che hai di interessante da dire al mondo. Se poi non hai nulla di interessante da dire pazienza, non ce l’ha mica ordinato il dottore che dobbiamo essere tutti scrittori, giusto? Il mondo è pieno di cose interessanti da fare, oltre che scrivere! Sforzarsi di farlo senza ottenere risultati apprezzabili è fatica sprecata ;)

    • LiveALive
      23 luglio 2015 alle 15:27 Rispondi

      Molti insegnanti americani dicono che per tirare fuori la propria voce basta essere “sinceri”. Anche Landolfi diceva che molti scrivono male perché si mettono a pensare così tanto su ogni parola che vien fuori qualcosa di falso e affettato. D’altro canto, non credo basti scrivere a istinto: se no tutti avrebbero uno stile forte semplicemente scrivendo a istinto. Molti comunque sono concordi nel dire che il proprio stile non va sviluppato ma scoperto.

      • Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
        23 luglio 2015 alle 17:11 Rispondi

        Il castello di carte, per me, è crollato dopo aver scoperto che moltissimi “fenomeni letterari” degli ultimi anni sono in realtà creati da fenomeni di editor. Sullo scoprire il proprio stile però niente da dire: verissimo. L’istinto è questione di un attimo, non può chiaramente guidare un progetto lungo e laborioso come quello della stesura di un libro, servono ben altre abilità.

        • Poli72
          23 luglio 2015 alle 23:05 Rispondi

          LIVEALIVE
          Lo stile non va sviluppato ,ma scoperto!? Che cosa significa concretamente?
          Significa forse che un artigiano deve imparare il suo lavoro con un dovuto ed impegnativo apprendistato,per poter padroneggiare poi una tecnica attraverso la quale esprimersi efficacemente.Oppure svegliarsi una mattina e scoprire che ha un’ abilita’ ,senza sapere coscientemente come la ha acquisita?
          DANILO
          Fenomeni di editor!? E perche’ questi straordinari editor lasciano allora tutto il merito e il guadagno a miseri scribacchini da quattro soldi che hanno presentato manoscritti illeggibili modificati e corretti in lungo e in largo.Forse perche’ ,sebben mal scritti, questi “fenomeni letterari ” hanno comunque rappresentato l’originalita’ dell’idea.

          • LiveALive
            23 luglio 2015 alle 23:48 Rispondi

            Cosa vuol dire devi chiederlo a loro. L’idea di base è che ognuno abbia una naturale tendenza verso un dato modello di letteratura (è naturale, per esempio, che ci sia quello per sua natura più concentrato sulla trama, e quello più concentrato sulla parola). A un livello più dettagliato, vuol dire che ognuno ha già delle caratteristiche che lo rendono di natura più adatto a un dato modello d’espressione. Ma quale, esattamente? Va scoperto, bisogna imparare a sfruttare la potenzialità. Ecco, io la interpreto così.
            ***
            Sugli editor, dipende. Per dire, Fitzgerald diceva che il merito della struttura del Grande Gatsby è tutta del suo editor (quello famoso, il cui nome mi sfugge). Lui ne era contento, eppure a me la struttura pare essere il più grande problema di quel libro. Saranno cambiati i tempi, non lo so.
            Editor e scrittore, comunque, sono due mestieri diverse, due menti che seguono schemi di ragionamento molto diversi. Un bravo editor può non essere un bravo scrittore, e un bravo scrittore può non essere un bravo editor. Il punto, naturalmente, è che l’autore crea l’opera passando dall’immagine alla parola, mentre il lettore la ri-crea passando dalla parola all’immagine: poiché le loro menti funzionano in modo opposto, c’è bisogno di un lettore esperto che sappia modificare l’opera in modo da adattarla agli schemi di ragionamento del lettore, schemi di ragionamento che, nello scrivere e anche nel rileggere, lo scrittore non può individuare. Questo individuo è l’editor, e questa è la sua utilità. Non ha molto senso, però, cercare di individuare dove inizia e dove finisce il merito dell’autore. Dove finisce il merito del nuotatore e inizia quello dell’allenatore? è il nuotatore che scende in piscina, tanto basta. Stessa cosa per l’editor. Mi piace però il fatto che ci si stia in qualche modo avvicinando all’opera collettiva, dove le menti si fondono, e non è più possibile individuare i singolo merito. Ma in fondo, i grandi scrittori del passato non si facevano aiutare? Non avevano anche loro i loro editor? In un certo senso, l’editor di Tolstoj era sua moglie, che gli consigliava i cambiamenti.

    • Daniele Imperi
      23 luglio 2015 alle 15:50 Rispondi

      In un certo senso è anche vero quello che dici, non tutti riescono a essere personali e a crearsi un loro stile.

  13. Simona C.
    23 luglio 2015 alle 18:32 Rispondi

    Sono d’accordo riguardo i termini stranieri: se esiste il corrispondente in italiano, userò quello perché parlo e scrivo in italiano.
    Riguardo lo stile, secondo me, è l’espressione della personalità dell’autore, anche quando non parla di se stesso. Nella scrittura, ma anche nella vita quotidiana, ci sono voci riconoscibili e voci anonime. Le personalità forti spiccano, i ragazzini insicuri, invece, si vestono tutti allo stesso modo per essere accettati nel gruppo.
    Non so quanto ci si possa “lavorare”, credo sia qualcosa di naturale. Personalità e stile si formano spontaneamente crescendo, attraverso l’esperienza. La tecnica può aiutare ad acquisire sicurezza, quindi a esprimersi più liberamente con il proprio stile, ma dietro deve una personalità. Riconosci lo stile del tuo musicista preferito anche quando ascolti la sua nuova canzone.

    • Daniele Imperi
      24 luglio 2015 alle 07:42 Rispondi

      Anche secondo me è qualcosa di naturale, dipende da tanti fattori la costruzione della propria personalità, e si riflette anche nella scrittura.

  14. Pietro
    26 luglio 2015 alle 02:22 Rispondi

    Lo stile nella scrittura lo ritengo simile a dieci artisti che dipingono tre bottiglie poste su di un ta-
    volo messo di fronte a loro. Ognuno dei dieci farà di certo dieci dipinti diversi l’uno dall’altro. Tutte le loro capacità usate nel dipinto risalteranno all’occhio di chi scruta le loro Opere. E quindi di certo farà più bella impressione chi aveva più frecce nella sua faretra e le ha usate
    tutte in modo ottimale per ritrarre il soggetto in modo originale, unico, e accattivante…
    Ritengo che l’esempio dei Grandi della Letteraruta sia da ritenere come una guida preziosa
    con cui confrontarsi guando si scrive. Giacomo Leopardi chiamava i suoi scritti ‘Le mie sudate
    carte’…e a ragione ritengo che oltre all’ispirazione personale, alla tecnica e ad altro, lo stile
    deve essere intriso di ‘piacevole’ sudore. Fino a dire: ho sudato tanto e ho raggiunto finalmente
    un mio stile apprezzabile, e mi auguro che anche il lettore lo trovi perlomeno piacevole e rilas-
    sante.
    Tutto ciò è solo una goccia del mare dello stile, ma per iniziare pùò bastare.

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 07:32 Rispondi

      Ciao Pietro, benvenuto nel blog. Le carte erano sudate per Leopardi per via di tutto il lavoro che c’era stato dietro, immagino, non solo per lo stile. Però di sicuro anche il raggiungimento di uno stile personale è un lavoro duro.

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