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Al di là della storia

Al di là della storia

Quando scrive un racconto o un romanzo, lo scrittore non deve pensare che la storia che ha creato sia il solo elemento valido a renderla piacevole al lettore, a suscitare in lui emozione e coinvolgimento. Non è soltanto la trama a giocare un ruolo fondamentale.

Lo scrittore sta narrando e nella narrazione entrano in gioco altri elementi, tutti utili ad appassionare il lettore. Lo scrittore ha scritto: e in quest’azione c’è molto più della trama e del suo svolgimento.

Lo stile

Sono convinto che lo stile sia un’arma potente nelle mani di uno scrittore, a meno che non diventi un’arma a doppio taglio. Stile che coinvolga, che meravigli, ma unito comunque a una storia solida, altrimenti lo scrittore sarà ricordato per lo stile, ma ciò che ha scritto si perderà nell’oblio. Lo ricorderanno per come scrive, quindi, non per cosa scrive.

Il ritmo

La storia ha bisogno di un ritmo, come se fosse una poesia. Ha bisogno di avere una sequenza di scene ed eventi ordinati e con una frequenza che permetta al lettore di seguire la storia senza problemi, senza fatica. La storia ha bisogno di scorrere come un fluido, anche se ha un intreccio complicato.

I personaggi

Sono gli attori dell’opera e il lettore deve riuscire a personificarli. A renderli reali. Lo scrittore deve quindi lavorare affinché i suoi personaggi siano credibili e tridimensionali, non amorfi e senza vita.

Le azioni dei personaggi

Come un attore, ogni personaggio deve riuscire a prendere decisioni, deve avere conflitti interiori che lo spingano a riflettere, deve sbagliare, deve agire come un essere umano. Un personaggio è un essere umano, non una specie di macchina che obbedisce agli ordini dello scrittore. Credo anzi che lo scrittore non debba conoscere fin dall’inizio come reagirà un personaggio a uno stimolo.

I dialoghi

Sono la voce dei personaggi. Sono la parte recitata dell’opera. I dialoghi devono essere musicali, ossia naturali. Il lettore, leggendoli, non deve trovare forzature, banalità, ma frasi scorrevoli, realistiche soprattutto. Uno scrittore non deve limitarsi a scrivere il dialogo di getto, ma deve recitarlo nella sua mente o meglio ad alta voce.

L’ambientazione

La scenografia di una storia concorre alla storia stessa. È la visualizzazione a parole del mondo creato dallo scrittore. Questo non significa perdersi in lunghe descrizioni, ma scrivere in modo che il lettore riesca a figurarsi le scene.

La documentazione

Il vecchio detto “scrivi ciò che conosci” è sempre valido. Non si può scrivere una storia senza essersi informati su ciò che si sta scrivendo. Anche se la storia è ambientata a casa nostra, ci sarà sempre qualcosa su cui documentarsi, per evitare di scrivere cose insensate o incorrere in grossolani errori.

Post scriptum: musica e cinema

Voglio aggiungere due esempi in campi non proprio attinenti alla narrativa: le canzoni che ascoltiamo e i film che vediamo.

  1. Non amo la musica italiana, la trovo deprimente. A sentire le canzoni italiane mi intristisco. Molti mi ripetono lo stesso concetto, per me illogico: ascolta le parole, sono bellissime. No, in una canzone non ci sono solo parole, ma anche la musica, che è il primo elemento che percepisco. E c’è il ritmo di quella musica. Poi arrivano le parole.
  2. Non amo i film italiani, eccetto i vecchi capolavori con Totò, i De Filippo, Sordi, Tognazzi, ecc. Quelli di oggi mi deprimono, annoiano. Molti mi ripetono lo stesso concetto, per me illogico: la trama del film è bellissima, parla di fatti odierni, ecc. No, è un discorso che per me non sta in piedi. Prima della trama io vedo la scenografia, sento recitare coi piedi gli attori, l’audio è pessimo, la colonna sonora triste.

Capito il concetto del mio poscritto?

Cosa suggerite per una storia?

Quali altri elementi sono per voi utili affinché una storia sia completa e riesca a coinvolgere totalmente il lettore? O pensate che soltanto la trama sia importante?

17 Commenti

  1. Frank Spada
    2 luglio 2013 alle 08:21 Rispondi

    Alla domanda “Capito il concetto del mio poscritto? risponderò che non ci resta che invecchiare per arrivare a quell’età che viene definita indispensabile per capire che non potremo cambiare ciò che abbiamo fatto per astrarci dalla vita e viaggiare più leggeri imbarcando lo stretto necessario.

  2. Fabrizio Urdis
    2 luglio 2013 alle 08:25 Rispondi

    Premessa: sono MOLTO pignolo.

    Seguo il tuo sito con attenzione e penso che questo articolo tratti un aspetto importantissimo anche se non sono d’accordo con ciò che scrivi a proposito dei personaggi.
    Penso che i personaggi siano creature e non esseri umani. Ho scritto un racconto breve intitolato “L’orso Bruno”, dove il protagonista era l’animale in questione.
    Non vorrei sembrare pedante ma tu sostieni che i personaggi ad esempio debbano fare errori… ma se il protagonista è Dio che per definizione di errori non ne fa?
    Per quanto riguarda musica è film da usare penso che debbano essere utilizzate a seconda dell’ambientazione e di chi la ascolta, quasi a completare una descizione ma dipende molto dallo stile dell’autore.
    Per il resto è molto interessante e completo. Analizza in maniera esaustiva tutti gli elementi che bisogna ponderare prima di iniziare a scrivere la storia che abbiamo in testa.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 09:02 Rispondi

      Ciao Fabrizio, benvenuto nel blog.

      Un orso è una creatura vivente, quindi si comporta come un essere umano, più o meno. Anche io ho scritto un racconto in cui il protagonista era un cane.

      Sulla questione che Dio non sbaglia per definizione, ritengo che sia una comodità furba della religione per giustificare ciò che non ha spiegazione.

      Il pezzo sui film e la musica voleva solo ribadire i concetti espressi nel post, non intendevo che debbano essere usati nella storia.

  3. Enzo
    2 luglio 2013 alle 08:54 Rispondi

    ‘Cosa suggerite per una storia?’
    …per la ‘riuscita’ intendi, credo.
    Così ex abrupto, non saprei, mi sembra “tu abbia dipinto il tuo quadro” in modo esaustivo. Sicuramente c’è chi aggiungerà o modificherà una caratteristica da te indicata, per “tagliare e cucire sulla propria pelle il vestito (=romanzo/racconto)”; ad ogni modo, tu hai assegnato ad un opera intrellettuale le sue principali qualità, dettato i punti fermi.
    Non sono d’accordo sulla canzone, perdona.
    Non mi piace in genere massimizzare su niente; ci son sempre eccezioni che valgono la pena.
    Prendi, ad esempio, Dalla, De Gregori, Bennato, De André, mi sembra che siano di spesssore le loro canzoni.
    Enzo

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 09:08 Rispondi

      Sulle canzoni dipende dai gusti. A me non piace proprio quella italiana, ma ovvio che possa piacere agli altri. Non dico che sia mediocre o che, solo che a me deprime ascoltarla.

      Il problema è che stiamo parlando di qualcosa che viene percepito dalle orecchie e recepito dal cervello, ma non solo la musica, anche il romanzo. Se i suoni che sento innescano nel mio sistema nervoso un processo che mi porta depressione e malinconia, dipende dal mio sistema nervoso. Quello che la gente chiama “gusto”.

      Anche per la letteratura è così. Io leggo, ma sento ciò che leggo. Se quello che sento non mi dà emozione, o peggio scatena in me fastidio o noia, non posso continuare la lettura.

      Tempo fa ho visto il film Educazione siberiana, che mi è piaciuto molto. Volevo comprare il romanzo, ho letto un estratto e non l’ho comprato. Sembrava scritto da un bambino. Quella scrittura non mi dava nulla.

  4. loretta fusco
    2 luglio 2013 alle 09:47 Rispondi

    Sono d’accordo con quanto dici. Un romanzo deve trasmettere emozioni ed è frutto di una felice combinazione di tutti gli elementi. Se qualcosa viene a mancare lo noti subito. Anche io sono convinta che lo stile letterario sia importante ma non così determinante da oscurare la storia altrimenti diventa esercizio letterario. La lettura poi è anche questione di gusti, come la musica e il cinema ai quali accenni. Ti appassioni a qualcosa che corrisponda al tuo intimo sentire e alla tua personalità ed è difficile accontentarsi quando si è aperti ad ogni tipo di sollecitazione e contaminazione. Nascono i confronti!
    Buona giornata e buon lavoro.
    Loretta Fusco

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 09:55 Rispondi

      Ciao Loretta e benvenuta nel blog.

      Hai detto bene: ti appassioni a qualcosa che corrisponde alla tua personalità. Penso proprio che sia così. Letteratura, musica, cinema, ma anche pittura, ci attraggono se sono legati alla nostra personalità, se contengono ciò che abbiamo dentro.

  5. Tenar
    2 luglio 2013 alle 11:55 Rispondi

    Adoro i cantautori italiani, sopratutto quelli deprimenti.
    Per il resto, però, sono d’accordo. Una bella storia è l’insieme di tanti elementi da amalgamare e gestire. Ed è per questo che scrivere è così difficile.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 11:56 Rispondi

      Ma come fai ad amare i deprimenti? :D
      Sì, credo anche io che scrivere sia davvero difficile, comporta appunto diversi elementi da prendere in considerazione.

  6. Katia Anna Calabrò
    2 luglio 2013 alle 12:12 Rispondi

    Bel post! Concordo appieno con te Daniele: non solo stile, non solo trama, deve esserci tutto. Concordo con anche Loretta con un piccolo distinguo: anche per me si ama e ci si appassiona a ciò che trova una corrispondenza in ciò che siamo, che siano libri, musica o altra forma artistica. Io però a volte, qui il mio distinguo, amo cose diametralmente opposte a ciò che sono o sento e le amo per il solo fatto che mi tolgono dalla mia zona di sicurezza. Mi spingono a pensare oltre, a rielaborare, ad esplorare mondi e profondità che altrimenti non avrei mai visitato.

    Sulla musica: anche qui ti condivido ma forse non al 100%. Una canzone è musica + testo + voce. Se il testo è bello ma la musica non è nemmeno passabile e la voce è tutto fuorché una “voce”, non è una canzone, è un racconto su una base musicale. Per questa ragione ho dei seri problemi con quasi tutta la musica italiana (davvero poche eccezioni) e con molti cantautori. Un esempio: Guccini, che mi piace come persona, non posso ascoltarlo ne lo digerirò in un milione di anni, mi fa venire l’orticaria.
    Vale anche il viceversa. Ottima musica con un testo davvero fragile o debole perde efficacia e valore, anche se sostenuta da una voce davvero “voce”: se il testo non è curato come la parte musicale, perché non esprimersi solo in musica, solo con una versione strumentale? Avrebbe un valore più assoluto e completo. Cosa intendo per voce che sia davvero”voce”? Faccio un altro esempio: Jovannotti ha una voce che non è una voce. Non canta e se posso… nemmeno parla. Ha un suono sgradevole (scusate, la penso così), unitamente a dei testi molto banali e spesso populisti. La sua voce non descrive, ne dipinge, ne sottolinea, ne condivide emozioni. La sola cosa che gli riconosco è che si serve di ottimi musicisti… anche se poi la musica non sempre è l’espressione della loro competenza e bravura. Battiato, invece, ha una voce “voce” pur non essendo un vero cantante e non essendo dotato di una voce da vero cantante, stonando dal vivo e con una estensione vocale quasi pari allo zero. La sua voce ha però sfumature, colore e suoni che sono in grado di esprimere in canto e, trasmettere e dipingere. Amo i suoi testi e la sua musica regge ed è coerente e si fa ascoltare. Capisco che può essere davvero soggettivo come discorso ma così penso e così racconto.

    Vabbé, chiudo altrimenti al posto di un commento finisce che ti lascio un post!

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 12:53 Rispondi

      Anche a me piace spaziare su vari temi, ma devo però trovarli adatti al mio, non riesco a leggere cose che non mi appartengono. E sul “cantante” che secondo te parla e non canta e scrive canzoni banali… sono d’accordo al 100% :D

  7. PaGiuse
    2 luglio 2013 alle 12:32 Rispondi

    “Il Bivio”, ossia la possibilità di scegliere. Che poi va ad integrarsi alla sezione “le azioni dei Personaggi”.
    Credo che mettere il personaggio di fronte a delle scelte, consenta di dare uno sviluppo alla storia del tutto inaspettato, perché in un certo senso “deraglia” dai binari della trama che lo scrittore aveva in embrione.
    Di conseguenza i personaggi crescono (nel bene o nel male) e lo scrittore si limiterà a raccontare (narrare) le gioie o le delusioni che tali personaggi gli riservano (o anche la loro apatia in caso di inettitudine) .
    E’ qui che lo scrittore assolve in pieno al suo ruolo, ossia muta la sua pelle e diventa un vero e proprio narratore.
    Non credo di aver detto nulla di nuovo, ma mi andava di scriverlo :-)
    Buona Giornata Daniele e… mille di questi post!
    PaGiuse

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2013 alle 12:55 Rispondi

      In parte concordo con te, sulle scelte. Però una certa linea da seguire nella trama secondo me ci vuole. Diciamo che vedo le scelte del personaggio come una soluzione per dare vigore alla storia.

      Buona giornata a te e grazie :)

  8. franco.zoccheddu
    2 luglio 2013 alle 16:14 Rispondi

    Ahimé, credo che esista un grado di libertà sia in letteratura che nel cinema del quale nessuno, né regista né sceneggiatore né alcun altro, possa prevedere gli effetti sul fruitore: è l’esperienza personale di ogni lettore/spettatore.
    Insomma, mi spiego con un esempio: la musica che mi coinvolge più di tutte non è la nona di Beethoven, né la bellissima Rimmell di De Gregori o La Bohéme di Aznavour (elenco brani per me celestiali!). Sai qual é? E’ l’inno nazionale Russo. Ora: odio tutte le dittature, odio tutti i testi che inneggiano a qualsiasi forma di nazionalismo, odio tutto ciò che inneggia alle guerre etc etc. Ma in primis odio gli inni nazionali in sé, contraddizione in termini se crediamo veramente negli Stati Uniti del Mondo.
    Eppure… Ascolterei mille volte di seguito l’inno russo.
    Voglio dire: nelle cose che preferisco non c’è quasi mai un motivo razionale, che io possa mettere razionalmente per iscritto.
    No, per me niente regole. Se mi piace, mi piace e basta. Poi dopo con calma anche io razionalizzo, ma è solo un esercizio di stile.

  9. Frank Spada
    3 luglio 2013 alle 11:36 Rispondi

    Domani è il 4 luglio, e già sappiamo; stamani ho scritto FINE in un precedente post di Daniele e incoerentemente rispondo qui alla sua perplessità: fine come mezzo? No, fine come punto da cui riparte l’astrazione? Sì – in quanto musicalmente, caro Imperi :)

  10. Il meglio di Penna Blu – Luglio 2013
    1 agosto 2013 alle 15:04 Rispondi

    […] Continua a leggere Al di là della storia. […]

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