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«Non siamo soli»

Un racconto di 300 parole

«Non siamo soli»

Ho visto morire gente come nessun uomo avrebbe mai dovuto vedere. Anche nella morte del peggior criminale si deve mantenere quel minimo di umanità, senza cadere nell’efferatezza più bestiale. Eppure l’uomo che ha compiuto quella strage, oggi, massacrando con una sega a motore quattordici persone, quell’uomo… era animato da una cieca furia al di fuori di ogni comprensione umana. E noi eravamo lì, in quel piccolo supermercato trasformato in mattatoio.

Prima che riuscissimo a rifugiarci in questo magazzino sul retro, siamo stati prigionieri della follia più tremenda. Abbiamo visto scorrere il sangue come scorrono i fiumi nei loro letti di roccia. Abbiamo sentito le urla di dolore di chi moriva, urla di estrema pazzia. Siamo inciampati nelle membra staccate dalla lama rotante. Qualcuno di noi, caduto, è diventato altra carne da macello. E poi, finalmente, siamo riusciti a entrare qui dentro, in questa stanza buia. Tre superstiti su diciassette.

Non so che faccia abbia quel mostro là fuori. Forse non ha importanza. La morte ha soltanto un volto: quello della paura. E ora qui, chiusi nella semioscurità, aspettiamo che la furia si calmi, che qualcuno giunga in nostro soccorso. Da una piccola finestra possiamo scorgere quel che resta di quelli che un tempo erano uomini, vite che pulsavano come le nostre. A turno restiamo davanti a quel vetro opaco, ma nulla si muove al di là. Che l’orrore sia dunque finito?

Alle mie spalle posso sentire i miei due compagni bisbigliare sommessamente. Vedo davanti a me la porta chiusa e sbarrata. Vedo tutt’intorno le ombre della piccola stanza stese su di noi, come a proteggerci. Posso riconoscerle e associarle agli oggetti che le producono. Tutte.

Ma ecco che un dettaglio mi colpisce. C’è un’ombra diversa dalle altre. Si muove. Finalmente capisco.

Qui, nel silenzio e nel buio, non siamo soli…

2 Commenti

  1. Luigi Leonardi
    22 aprile 2012 alle 09:22 Rispondi

    Ciao Daniele,
    questo è un bel colpo di scena. Degno di Poe.
    Non mi sono fatto vivo da un po’ per via dei problemi che ho avuto con l’installazione della nuova linea. Ho traslocato, e ora abito alla Spezia.
    A presto.

  2. Romina
    28 aprile 2012 alle 13:23 Rispondi

    Questo racconto mi ha messo i brividi… non tanto per il sangue, quanto per l’ombra. Si tratta di una strana sensazione che non so spiegare, ma immagino che dimostri che il racconto è ben scritto!

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