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Perché non leggo più fumetti

Perché non leggo più fumettiDovrei scrivere semplicemente: “perché non mi interessano più” e chiudere il discorso. Eppure c’è stato un tempo in cui li leggevo spesso, tutti i giorni, un tempo in cui seguivo forse 10 e più testate contemporaneamente.

Poi l’interesse per i fumetti è andato scemando. Non è stata una perdita di interesse immotivata: non ho più trovato nulla di interessante da leggere. In Italia c’è ben poca scelta, la più grande casa editrice pubblica di fatto un unico personaggio: un poliziotto, che poi la storia sia ambientata nel Far West, in un mondo immaginario, nel futuro non ha importanza. È sempre il solito poliziotto.

Che cosa vedo in un fumetto

Ciò che mi faceva appassionare a un fumetto erano i due elementi del fumetto stesso:

  1. storia: una storia avvincente, divertente, anche se non un capolavoro ma comunque godibile.
  2. disegni: bei disegni. Il fumetto è immagine e se non trovo uno stile che mi aggrada proprio non riesco a leggere quel fumetto.

La mia passione per il fumetto è anche artistica: io disegno vignette e mi sono dilettato a scrivere qualche brevissima sceneggiatura per fumetto.

Il primo fumetto letto

Da bambino mia madre ci comprava ogni settimana Topolino, quindi è stato quello il mio primo fumetto letto. Belle storie, piene di avventura e anche bei disegni. Ho ancora quei fumetti e sto parlando di albi degli anni ’70.

Ho comprato Topolino diversi anni fa e non ho apprezzato i cambiamenti, neanche nello stile grafico. Secondo me ha perso molto. Ricordo anche le belle storie di Paperinik, prima che lo rovinassero ribattezzandolo PK.

Ultimamente ho inserito nella mia lista su Amazon dei bellissimi volumi della Fantagraphics, che sta pubblicando le strisce cronologiche di diversi fumetti, fra cui anche Mickey Mouse. Di quella casa editrice sto acquistando l’opera completa dei Peanuts – altro fumetto che adoro – e Popeye.

I fumetti che più apprezzavo

C’erano però due fumetti che io amavo – e che amo tuttora – entrambi umoristici – ma io ho sempre preferito il fumetto umoristico, e d’autore anche, agli altri. Si tratta di Nick Carter di Bonvi (Franco Bonvicini) e Guido de Maria (storie che rileggo ancora oggi trovandole sempre nuove e divertenti) e Alan Ford di Max Bunker e disegnatori vari, di cui possiedo tutti i numeri dall’1 al 512 fra originali e ristampe varie.

Ho da poco abbandonato Alan Ford, ha cominciato a perdere colpi e lo preferivo comunque prima, quando faceva parte dello scassatissimo Gruppo T.N.T.

I fumettisti che ho amato

Sono tre.

  1. Magnus: Roberto Raviola in arte Magnus, per me il più grande disegnatore di fumetti italiano in assoluto. Ho diverse opere, da tutti i numeri di Alan Ford a qualcosa di Kriminal, Satanik, Gesebel, Agente SS018. In più ho I Briganti, Necron, Le femmine incantate, Le 110 pillole, Milady nel 3000, Il principe nel suo giardino, Notturni e perversi, Le ceneri del resuscitato, La Compagnia della Forca, La valle del terrore (Tex speciale). E altro devo ancora comprare.
  2. Bonvi: Franco Bonvicini in arte Bonvi. Conosciuto grazie a Nick Carter, poi amato anche con le Sturmtruppen, Cattivik (più bella la sua versione di quella successiva). Ho diversi fumetti anche in volume, come L’uomo del Tsushima, Milo Marat, Le avventure di Marzolino Tarantola e Nuove cronache del dopobomba.
  3. Jacovitti: Benito Jacovitti in arte Jac o Jacovitti. L’ho conosciuto nei primi anni ’70 grazie al Diario Vitt. Ho poi acquistato alcuni volumi come Jac 99, Trotta, trotta Cocco Bill, Jacovittissimo, Joe Balordo, Arcicomiche stellari, Jacovitti magazine, Kamasutra spaziale, Il Salgarone, Coccobill fa coccodè, i tre Pinocchio che ha illustrato, Jacovitti in giallo, Kamasultra (assieme a Marchesi), Molta “Mala” poco bene (assieme a Casacci e Ciambrico), Eja Eja Baccalà, 3 volumi con Zorry Kid, Per un pugno di spiccioli/Occhio di pollo, Jacovittissimo, Elogio della medicina, Tom Ficcanaso, Fantastorie, Don Chisciotte, Il cadavere in bicicletta scritto da R. Pazzaglia. E chissà quant’altro è da acquistare.

I fumetti che seguivo

Erano tante le testate che seguivo negli anni ’90, sia italiane sia americane. Non ho mai apprezzato i fumetti giapponesi: disegni che proprio non riesco a digerire.

Testate italiane

Ho iniziato con Tex, mi pare, a cui ho aggiunto poi Napoleone, Nathan Never, Brendon, Julia (abbandonato sia per colpa di un disegnatore che davvero non sopportavo per come illustrava le tavole sia perché io e Julia abbiamo due differenti approcci nei confronti dei criminali). Queste le serie che prendevo regolarmente. Poi numeri sporadici di Magico Vento, Mr. No, Zagor, Martin Mystere, Gea, Jonathan Steele, Dylan Dog, Dampyr.

Della Bonelli mi piaceva moltissimo la collana di fumetti umoristici, I grandi comici del fumetto: ho gli unici pochi usciti:

  1. Jacovitti: Cocco Bill di qua e di là
  2. Bonvi/Cavazzano: La Città
  3. Bonvi/Cavazzano: Maledetta Galassia
  4. Terenghi/Castelli: Pedrito El Drito.

E ovviamente anche i 3 numeri di Leo Pulp, peccato per la chiusura di quella testata.

Testate americane

Premetto che non sono mai stato un appassionato di supereroi, non so perché. Forse troppo “incredibili”, non ne ho idea. Ho però tutta una serie di 82 numeri di Batman (che preferivo agli altri supereroi perché non aveva poteri), diversi numeri di Spawn e una serie purtroppo interrotta al numero 11, Mike Danger: quel personaggio mi piaceva davvero.

Ho preso poi diverse miniserie:

  1. Shi
  2. Kiss Psycho Circus
  3. Dark Minds
  4. Fathom
  5. Crimine
  6. Manbat
  7. Superman/Batman: Generazioni
  8. Fighting American
  9. Code Of Honour
  10. Spirit, Le Nuove Avventure. Vol. 1.
  11. Kiss- Destroyer

E numeri unici:

  1. The Creech
  2. Spawn/Batman
  3. Batman: Veleno
  4. Batman: Deadman
  5. Il Castello Di Batman
  6. Il Libro Dei Morti
  7. Passato
  8. Silver Surfer
  9. Darkman
  10. Spawn-udaku
  11. Darkman
  12. Alcuni libri di Will Eisner

Poi è venuto a mancare uno stipendio fisso e ho tagliato qualcosa come il 90% o più di quello che seguivo. Alla fine prendevo solo Alan Ford, abbandonato lo scorso anno.

Che fumetti leggere?

Bella domanda. Mi riavvicinerei al fumetto, anzi in un certo senso non è che l’abbia abbandonato, visto che sto acquistando piano piano Peanuts, Popeye e altri in lingua originale, ma sono tutti fumetti antichi: e io li preferisco, è da lì che è nato il fumetto. È nato caricaturale, umoristico e d’autore.

Perché leggete fumetti?

E voi leggete fumetti? Quali fumetti preferite e quali consigliereste?

63 Commenti

  1. Il Moro
    1 febbraio 2013 alle 11:05 Rispondi

    Stranamente, a me PK è piaciuto un casino… mi è dispiaciuto tantissimo che l’abbiano interotto! :-D
    Bisogna dire che la Bonelli sta cercando di intraprendere strade diverse con l’avvento delle miniserie. Ho in mente un post a tema, su questo. Lì, non sono tutti poliziotti. Greystorm, Gea e Caravan, per esempio, esulano parecchio da quel canone. Mi è piaciuto molto anche Brad Barron, Cassidy non tanto, Volto Nascosto è sullo scaffale in attesa ma dai primi numeri sembra davvero interessante. Ho adorato anche gli Zona X.
    Anche la Star Comics sta cercando di seguire un percorso simile.

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2013 alle 11:46 Rispondi

      Non ho seguito le nuove serie bonelliane. Ma se sono miniserie, allora è meglio.

  2. Giuliana
    1 febbraio 2013 alle 11:39 Rispondi

    Anch’io non leggo più fumetti; un po’ perché non mi entusiasmano più come prima e ora preferisco loro la lettura di buoni libri, e un po’ perché, data la crisi incalzante, ho scelto di eliminare la maggior parte del superfluo. Ho dunque smesso di acquistare giornali, riviste e fumetti, ad esclusione di Altroconsumo e – ma solo se il numero merita – di qualche raro numero di Focus e Airone.

    Anch’io ho iniziato leggendo Topolino, e mi sono pressoché dedicata solo a quello, in tutte le sue varianti, specie negli speciali e almanacchi dedicati al mitico Paperino. Come te, non amo molto la grafica odierna di questo fumetto, la trovo ridondante e confusa. Forse ho smesso di leggerlo anche per questo motivo, e perché le storie di una volta mi piacevano di più (ricordo ancora Paperino nella storia in cui sogna di diventare ricco sfondato, e vive in una casa meravigliosa…).

    Poi ho avuto il periodo di Dylan Dog, lo compravo quasi ogni settimana e adoravo le sue avventure nel mondo del paranormale. Ne amavo molto anche la grafica e il look black and white: non so perché, non sono mai riuscita a leggere gli speciali a colori del fumetto, ho sempre avuto la sensazione che gli facessero perdere qualcosa…

    Altri fumetti non credo di averne mai letti; sai, era il periodo di Cioè e annessi, e le ragazzine come me andavano pazze di quei giornaletti tappezzati di foto di attori e cantanti, e ricchi di consigli su come conquistare il ragazzo dei propri sogni ;p

    Comunque, rimango sempre dell’opinione che un buon fumetto, con una storia avvincente e una grafica come si deve, sia una buona alternativa al libro quando ha voglia di una lettura un po’ meno impegnativa.

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2013 alle 11:49 Rispondi

      Ti capisco. Le vecchie storie di Paperino erano le migliori. Anche quelle con Eta Beta, il mio personaggio preferito :P

      Sulle riviste ci scrivo un post, m’hai fatto venire l’idea ;)

      I fumetti a colori della Bonelli non hanno senso, perché sono semplici campiture colorate. Dovrebbero imparare da certi fumetti americani.

  3. Salomon Xeno
    1 febbraio 2013 alle 11:58 Rispondi

    Io ho amato PKNA! :D

  4. franguzzo
    1 febbraio 2013 alle 12:15 Rispondi

    In linea di massima sono d’accordo con te (sottoscrivo il pensiero su PK e i manga in genere), resto però, ancora oggi, attirato e affascinato dal mondo del fumetto. Certo non spendo più i capitali di una volta, ma qualche acquisto lo faccio ancora.
    Il fumetto italiano è, e rimane, comunque troppo dipendente dalla sola Bonelli che, si sa, non brilla certo per innovazione e per sperimentazione, anche se qualcosa oltre all’abitudinario inizia timidamente ad apparire.
    Negli ultimi tempi, in compenso, trovo maggiore interesse nelle graphic novel (o romanzi a fumetti che dir si voglia) rispetto ai classici fumetti, spesso nascondono delle gran belle storie.

    Tra i miei fumetti preferiti del passato, oltre a quelli già da te citati, aggiungerei: Geppo, il diavoletto buono, le cui storie pur permeate di bontà non erano propriamente politically correct.

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2013 alle 12:31 Rispondi

      I manga davvero non li sopporto…
      Le graphic novel sono interessanti. Di recente ho preso Watchmen, in inglese, ma devo ancora leggerlo.
      Geppo era simpatico :)

  5. Sara
    1 febbraio 2013 alle 15:27 Rispondi

    Ciao Daniele,
    eh qui potremmo parlarne all’infinito :D

    Anche io ho una discreta collezione di fumetti, ben selezionata nel corso degli anni, molti dei quali ho dovuto però poi scegliere e selezionare sempre più.
    Penso un pò perchè si “cresce” e i gusti cambiano. Penso un pò perchè alcune testate vadano al macero da sole, penso anche un pò per via della crisi.

    In questo momento sto leggendo Rat-Man (adoro Ortolani! Mi fa ridere anche solo leggendo il suo blog) e Nirvana, serie della quale ho tutti i numeri. Per lo meno non mi spolperanno viva quando le prime copie saranno stimate a peso d’oro (me lo auguro! :D)

    Negli ultimi 3 mesi ho preso una mini serie di Giacomo Bevilacqua, l’autore di “A Panda Piace”. Ha avviato questo progetto, Metamorphosis e a fine gennaio è uscito l’ultimo volume. Una storia che mi è piaciuta molto, è ambientata a Roma, mi ci ritrovo e poi il finale è “apocalittico” se lo si osserva con i giusti occhi :)

    Nell’ultimo anno non mi sono limitata solo al classico fumetto da edicola, ma anche alle graphics novel, che trovo molto più interessanti sotto alcuni punti di vista.

    Ho (ri)scoperto Zerocalcare, l’autrice parigina Pénélope Bagieu e cerco sempre qualcosa di nuovo sulla rete (nuovo nel senso, legato ad autori sconosciuti) un pò perchè sono curiosa, un pò per “vizio” professionale.

    Che dire, non resta che guardare oltre a volte :)

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2013 alle 17:04 Rispondi

      Forse hai ragione, si cresce e i gusti cambiano. Ho visto i fumetti che leggi, a me non piacciono :)

  6. Maria Grazia
    1 febbraio 2013 alle 15:36 Rispondi

    Topolino è stato l’appuntamento settimanale immancabile di tutta la mia infanzia, adoravo soprattutto le parodie dei capolavori della letteratura universale tipo Paperin Furioso, I promessi paperi… Poi leggevo Tex, che comprava mio fratello, ma solo alcuni numeri, soprattutto le storie con Mephisto. Poi più nulla per molti tempo, finché anni fa, mentre frequentavo un corso di sceneggiatura del fumetto tenuto da Roberto Dal Prà, mi sono riavvicinata al fumetto: ho saccheggiato una vecchia raccolta di Ken Parker e infine sono approdata al successivo personaggio di Berardi, Julia. E lì mi sono fermata. Julia l’ho amata molto e seguita per diversi anni, evidentemente finché mi sono almeno in parte identificata con lei. Poi ho cominciato a vederla come una miss Perfettini depressa che non riesce a trovare uno straccio d’uomo con cui mettere su famiglia. Ricordo esattamente quando ho deciso che mi aveva stufato: quando ha adottato a distanza un bambino africano di nome Abebe per appagare il su desiderio di maternità. L’ho trovato un gesto perfettamente simbolico della piega sdolcinata e buonista che il personaggio ha via via assunto e l’ho abbandonato.

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2013 alle 17:07 Rispondi

      Julia secondo me è la peggiore testata della Bonelli, coi suoi messaggi buonisti e il politicamente corretto che affiora ogni pagina.

  7. Alessandro C.
    1 febbraio 2013 alle 17:09 Rispondi

    Ho letto meno fumetti rispetto a te, ma in comune abbiamo la passione per i peanuts e per la strampalata banda TNT del vecchio Alan Ford. Col tempo ho mollato fumetti, vignette e strisce perché ho preferito dedicarmi a tempo pieno alla letteratura, probabilmente perché ho sentito sempre più la necessità di poter costruire le immagini nella mia mente anziché vederle già belle e pronte.
    Faccio una sola eccezione: le strisce di “cyanide & happiness”, che portano all’estremo il nonsense e la rottura degli schemi che era propria – sebbene con un certo bon ton – delle vignette del compianto Schulz.

    • Daniele Imperi
      1 febbraio 2013 alle 17:15 Rispondi

      Ecco, a me quella striscia invece non piace proprio :D

      • Alessandro C.
        1 febbraio 2013 alle 17:16 Rispondi

        Perché sei un uomo buono e dai sani principi.

        • Alessandro C.
          1 febbraio 2013 alle 17:42 Rispondi

          PS: anch’io non sopporto i manga. Di spawn ho visto solo l’anime e mi è piacicchiato :)

          • Daniele Imperi
            1 febbraio 2013 alle 17:51

            Non conoscevo Spawn in quella versione :)

        • Daniele Imperi
          1 febbraio 2013 alle 17:50 Rispondi

          Sani principi sì, buono non troppo :D

  8. Lucia Donati
    1 febbraio 2013 alle 18:02 Rispondi

    Non leggo fumetti da tempo. Leggevo Topolino da piccola. Qui a casa abbondano i Tex. Gli ultimi letti: una sfilza di volumetti sui Peanuts, molto belli.

  9. franco zoccheddu
    1 febbraio 2013 alle 19:33 Rispondi

    Credo meriti un ricordo anche il leggendario “L’eternauta”…

  10. Davide Quetti
    1 febbraio 2013 alle 19:39 Rispondi

    Io? suggerirei sempre i fumetti dell’epoca d’oro del fumetto, cioè i migliori.

  11. Riccardo Carli
    1 febbraio 2013 alle 21:58 Rispondi

    Ciao Daniele! Qua mi devo contenere, altrimenti rischio il tunnel carpale! :-) Oltre alle serie bonelliane, dalle classiche dylaniate a quelle più moderne e autoconclusive, mi sento in dovere di citare Hugo Pratt e il suo bel Corto, Moebius e Andrea Pazienza. Hai mai letto qualche loro lavoro?

    Ultimamente vado a caccia di graphic novel. Mi piacerebbe sentire il tuo parere su Watchmen, ho letto molto di Alan Moore, libri e fumetti assortiti, ed è uno dei miei autori di riferimento.

    Fammi sapere, quando avrai finito!

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2013 alle 08:23 Rispondi

      Ciao Riccardo,
      dunque, Pratt e Moebius non mi piacevano. Non m’attiravano, anzi. Pazienza invece sì e ho qualche suo lavoro, 2-3 libri usciti con un po’ di suoi fumetti.

  12. Roberto
    2 febbraio 2013 alle 05:50 Rispondi

    Ragionanado “de panza” ti risponderei che i fumetti erano la mia televisione. A colori, fantastica e incredibile se leggevo i fumetti americani. In bianco e nero, solida e molto più vicina a me se leggevo Bonelli. Dalle tue lunghe liste ritaglio due eroi che mi hanno accompagnato per molti anni, le storie di Paperino e Zagor. Ho avuto anche una relazione non sempre costante con i fumetti pubblicati dalla Lancio, bellissimi. Ma alla fine la risposta che ti darei è che ho smesso di leggere fumetti perché non ho mai smesso di leggere i libri :-)

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2013 alle 08:24 Rispondi

      Forse anche io ho smesso di leggere fumetti perché leggo più libri, o almeno quello può essere un altro motivo.

  13. Tenar
    2 febbraio 2013 alle 14:30 Rispondi

    Io adoro i fumetti.
    Perché non so disegnare e rimango imbambolata a guardare le tavole.
    Perché anche se sono distrutta, di fretta, sfiancata e non riesco a concentrarmi su una pagina scritta, un fumetto riesco sempre a leggerlo.
    Perché in Italia si possono ancora trovare ottimi fumetti in edicola, costano poco e gratificano tanto.
    Gli ultimi che ho amato?
    Adoro come sceneggiatore Manfredi. La sua mini serie Bonelli Shangai Devil è splendida, tutt’altro che banale sia nella struttura della trama che nella gestione dei personaggi.
    Jona Martini, scritto da Alex Crippa e edito da Renoir. Ha ambientazioni italiane inedite e assai intrigante.

    Poi mi piace spaziare dai classici (Corto Maltese rimane inarrivabile), ai fumetti d’autore francesi (Bilal ha sempre fascino), fino ad assaggiare qualche manga (adesso sto seguendo I giorni della sposa, ambientato in Asia centrale nell’800, sicuramente insolito)

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2013 alle 14:48 Rispondi

      Non conosco nessuno di questi nuovi fumetti, purtroppo. Diciamo anche che ho smesso di informarmi :)

  14. Tenar
    2 febbraio 2013 alle 14:34 Rispondi

    E poi in rete c’è Eriadan, in cui mi riconosco tantissimo!!

  15. Francesca
    2 febbraio 2013 alle 23:09 Rispondi

    Sono un’ignorante completa del fumetto occidentale (non vado molto oltre il Topolino che leggevo da bambina :P), però un consiglio sicuro lo posso dare: Sandman. Fumetto d’autore, non per tutti gli stomaci, ma comunque cult e stracult.
    Sui manga, da brava nipponista in via di stagionatura, ho un’opinione variegata e non così netta. “Il” Manga con la M maiuscola, unico e indistinto, al contrario dell’opinione comune (o anche l’opinione del mangofilo medio), non esiste nemmeno. In occidente arriva, per la gran parte, solo il “fast food del manga”. Le perle che passano in secondo piano sono molte. Ad esempio Vagabond, i cui disegni credo possano soddisfare bene anche il gusto occidentale :) http://4.bp.blogspot.com/-Mc4JPgOxuRc/Tg_5h-uLe0I/AAAAAAAAAJA/LhsQMT3lT8o/s1600/Vagabond+v30+c265+-+12-13.png

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2013 alle 10:10 Rispondi

      Sandman lo conosco di nome, ma mai letto. Forse ho già sentito che il manga non è mai arrivato qui…

  16. KINGO
    4 febbraio 2013 alle 12:12 Rispondi

    Leggendo questi commenti la conclusione e’ una sola: mi sembrate tutti molto, mooolto antiquati!!
    Statistiche alla mano, oggi i fumetti piu’ venduti in Italia sono One Piece, Naruto e Topolino.
    Con questo dovrei aver detto tutto, ma se volete mi spiego meglio: un tempo facevano i cartoni animati sulla scia dei fumetti, poi hanno cominciato a fare i fumetti sulla scia dei cartoni animati.
    Ormai i ragazzi sono abituati a pane e grafica 3D, ed e’ li che chi ha i soldi e’ disposto ad investire. Se un ragazzino abituato a giocare a videogiochi con storie e grafiche superlative si mette a leggere di Linux e Charlie Brown li trova sicuramente noiosi. Ho sentito addirittura qualcuno definire snoopy poco piu’ che uno scarabocchio!
    Mi pare piu’ che normale che nessuno voglia investire sui fumetti a partire da questa direzione, e quindi e’ logico che non ci sia innovazione.
    I manga sono un’ltra storia perche’ qui da noi richiamano il fascino orientale, e i giapponesi li leggono perche’ sono molto legati alla tradizione.
    Ma la realta’ resta una sola: ormai le grandi compagnie come Walt Disney dedicano la maggior parte dei fondi allo sviluppo dei nuovi cartoni 3D, mentre sui fumetti si limitano a vivere di rendita.
    A chi amava le vecchie storie non resta altro che buttarsi sugli Albi dei classici; poi quando anche questi dinosauri nostalgici si saranno stancati, gli editori come Bonelli saranno costretti a riconvertirsi ai New Media oppure a fallire.

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2013 alle 12:58 Rispondi

      Ciao Kingo,
      non vedo cosa c’entri essere antiquati: qui stiamo parlando di fumetti come di un’arte che contiene storie e bei disegni, che riesce a intrattenere e comunicare qualcosa ai lettori. Tu invece mi parli di videogiochi, che ritengo non solo spazzatura ma anticultura.
      Chi ritiene Snoopy un semplice scarabocchio dovrebbe andare da uno psichiatra.
      La storia dei cartoni animati creati sulla scia dei fumetti non mi convince per niente. Tom e Jerry e tutti gli altri cartoni della Warner e della Hannah Barbera sono stati fatti sulla scia dei fumetti?
      Se poi mi parli di “ragazzini”, allora ok: i fumetti, quelli seri, non sono per ragazzini viziati e mal educati dai genitori. Per questi ragazzini vanno bene i videogiochi: ottimi strumenti per distruggere quel poco cervello di cui sono dotati.

  17. Francesca
    4 febbraio 2013 alle 12:28 Rispondi

    Il cattivo gusto fa girare i mercati :( peccato.

  18. KINGO
    4 febbraio 2013 alle 13:13 Rispondi

    Uhm… devo dire che questo blog mi piace, ho avuto risposta in meno di un’ora e non e’ da tutti…
    Comunque e’ un grave errore disprezzare i videogiochi, volenti o nolenti fanno parte della cultura moderna. Non a caso sono presenti in quasi tutte le principali fiere del fumetto.

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2013 alle 13:42 Rispondi

      Grazie.
      Non è questione di disprezzare i videogiochi – e ovviamente fanno parte della cultura moderna – ma di non vederne minimamente l’utilità ai fini della crescita culturale della persona.
      Il fatto che siano presenti nelle fiere del fumetto – assieme a tante altre cose che non rientrano nel fumetto – dimostra solo che una fiera dedicata solo al fumetto non attira il pubblico.

  19. Francesca
    4 febbraio 2013 alle 13:43 Rispondi

    Altro consiglio “paciere” per palati dubbiosi. A me il videogioco non è mai interessato. Però pian piano stanno nascendo videogiochi più simili a storie interattive; imparentati col cinema, quasi (ad esempio L.A. Noire). Io ho giocato a The Path: non si spara, non ci sono livelli e non c’è nemmeno una storia prestabilita. Rielaborazione in chiave horror/simbolica di Cappuccetto Rosso, senza dialoghi, con dinamiche di gioco alternative e una colonna sonora bella e claustrofobica. L’ibridazione fra tecniche narrative, tra vecchio e nuovo, è una bella cosa a cui sono favorevole, ma che dovrebbe essere sempre fatta con gusto estetico e contenuti.
    E’ una storia vecchia come il cucco: nel nuovo c’è del brutto, e c’è del brutto anche nel vecchio. E un ruolo decisivo spetta sempre al fruitore. Io non leggo nè Naruto nè Onepiece (anche se sono “del campo”) perchè rispetto alla mia soggettività li trovo superficiali e infantili; e poi magari mi vado a vedere Ghost in the Shell, che è pure un manga, ma è praticamente un trattato di filosofia a fumetti. Il 3D in sè non è brutto; è brutto, è grezzo, è inconsistente il modo in cui viene utilizzato; e le trame, oddio le trame di quello che i bambini vedono oggi, fanno piangere le pareti. Allo stesso modo, Cenerentola della Disney può apparire melensa, ma gli sfondi del castello in blu e in bianco restano comunque emozionanti. Forse è solo che sono gggiovane e ho i gusti elastici, però credo che la bruttezza sia negli occhi di chi guarda, sia solo il segnale di un mondo che non ci appartiene. Ma se si tiene la mente aperta e si dà una possibilità a tutto, le storie che veramente ci sanno parlare troveranno il modo per farsi notare :)

  20. mirko
    5 febbraio 2013 alle 12:29 Rispondi

    Beh, Topolino e il suo alter ego Paperinik mi piacevano moltissimo. Dagli albori fino agli anni ’90 hanno davvero fatto la storia, e moltissimi personaggi disney sono nati in Italia.

    Attualmente a parte la cronica mancanza di tempo non piace più lo stile. La grafica è fredda (ormai si disegna e colora direttamente al computer, nessuna sbavatura tutto perfetto manca umanità), la carta è troppo lucida (era bellissima la carta pesante e ruvida degli anni ’70-’80).

    Perfette in alcune storie le sceneggiature che facevano riflettere e nel caso di paperino toccavano le manie e ossessioni della gente comune (tecnologie, inquinamento, esagerazione, etc). Mi ricordo dei bellissimi volumoni rilegati di storie monotematiche su Topolino negli anni della guerra, Eta Beta, Paperino, etc. Erano sempre il regalo richiesto per il mio compleanno.

    Forse semplicemente siamo cresciuti (invecchiati).

    • Daniele Imperi
      5 febbraio 2013 alle 12:47 Rispondi

      Paperinik non è l’alter ego di Topolino :D
      Vero, concordo con quello che dici sulle storie e sulla grafica. E forse sarà anche perché siamo cresciuti, chissà.

      • mirko
        5 febbraio 2013 alle 13:31 Rispondi

        Vero, ho scritto male io. Ero partito parlando di Topolino e poi ho cambiato idea…

  21. avstron
    13 marzo 2013 alle 14:43 Rispondi

    io sono diventata diciamo dipendente dai webcomic. Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le salse. Manga, comic, tutti i generi. L’unico problema è che non ne ho trovati molti in italiano.

    • Daniele Imperi
      13 marzo 2013 alle 14:49 Rispondi

      Ciao e benvenuta :)
      A me non piacciono, almeno quelli che ho visto, li ho trovati molto rozzi dal punto di vista del disegno.

      • avstron
        13 marzo 2013 alle 14:59 Rispondi

        Dipende da quelli che trovi! Ne ho visti alcuni molto rozzi ed altri che dal punto di vista artistico e contenutistico fanno vergognare i grandi del fumetto (ti consiglio di dare un’occhiata al sito Escher Girls per vedere che spesso l’anatomia nei fumetti americani è terribile, specialmente se si tratta di personaggi femminili – e ipersessualizzati, ma qui si va fuori tema). Più a volte il fatto che il supporto sia digitale e non cartaceo stimola la creatività degli autori: ho visto fumetti per metà immagini e per metà video, o fumetti con animazioni flash. C’è anche una più grande varietà di stili di disegno (manga, realistico, stilizzato) e di temi.

        • Daniele Imperi
          13 marzo 2013 alle 15:30 Rispondi

          Diciamo anche che non ho mai cercato, quindi mi sono basato solo su alcuni fumetti online trovati per caso :)

  22. MikiMoz
    17 aprile 2013 alle 19:52 Rispondi

    Vuoi leggere IL fumetto?
    Berserk.
    Vai tranquillo, garantisce Moz.

    Moz-

  23. Misato-san
    21 settembre 2013 alle 11:59 Rispondi

    mi fa sempre sorridere leggere di qualcuno che non riesce a digerire i disegni di un’intera cultura, che sia quella giapponese, americana o anche italiana. E mi spiace leggere una frase del genere qui, da un blogger che seguo nell’ombra da un bel po’, perché seriamente… non puoi pensare che disegnino tutti nello stesso modo a meno che tu non abbia sfogliato i fumetti di uno e un solo autore.

    • Daniele Imperi
      23 settembre 2013 alle 07:28 Rispondi

      Ciao e benvenuta nel blog.

      Lo stile giapponese ha precise caratteristiche, non puoi certo negarlo, come ce l’ha quello italiano – almeno un tempo, adesso c’è solo una scopiazzata agli stili americano e giapponese – e così altre culture.

      Ho cercato “manga” su Google immagini e ho visto gli stessi volti e lo stesso modo di rappresentare la figura umana.

      A me non piace quel disegno, non mi comunica nulla. Come c’è a chi non piace il disegno americano.

  24. Roberto
    23 settembre 2013 alle 00:56 Rispondi

    Misato-San, forse proprio perchè il fumetto racchiude l’intera cultura di un Paese a volte rimane “duro da digerire”…Ci sono sfumature, richiami e appunto aspetti culturali che non conoscendo a fondo gli autori o il Paese bloccano il piacere della lettura e impediscono di immedesimarsi nelle storie e nei disegni. E’ esattamente il contrario del pensare che siano tutti uguali, inconsciamente si percepiscono le differenze e ci si allontana se non ci piacciono.

  25. Andrea
    8 ottobre 2013 alle 12:43 Rispondi

    DAGO, di Wood-Salinas e poi Wood-Gomez, è stato per anni il miglior fumetto che ho letto. Ora, purtroppo è scaduto di molto, mi dispiace che l’autore non si sia deciso a concluderlo prima che si guastasse così tanto, non lo compro quasi più, quando lo compro non lo leggo neanche. Che tristezza, che delusione…come essere traditi dal più grande amore della tua vita…come quando uno dei tuoi romanzieri preferiti partorisce una solenne porcheria…cose che càpitano :-(

  26. Seagal93
    9 novembre 2013 alle 15:00 Rispondi

    Io adoro i fumetti di Batman ma, a causa del loro prezzo troppo alto e dal piccolo quantitativo di pagine, ho deciso di non seguirlo più, a malincuore.
    Ho cominciato ad acquistare il fumetto di Nathan Never, spettacolare nelle ambientazione e nella caratterizzazione dei personaggi. All’inizio ero molto contento di questa mia scelta ma, nonostante ancora oggi acquisti i suoi numeri ogni mese, non ho più lo stesso entusiasmo nel leggerli perchè trovo che abbia un difetto: i dialoghi.
    I dialoghi per me sono vitali. Un libro o un fumetto con dialoghi non altezza delle situazioni narrate, finiscono sempre per farmi innervosire.
    Ammetto che questo può rappresentare un mio limite.

  27. Il cambiamento del personaggio
    3 dicembre 2013 alle 05:00 Rispondi

    [...] dei motivi per cui non leggo più fumetti è perché non sopporto più storie con un personaggio sempre identico. D’accordo, è [...]

  28. Lorenzo
    9 dicembre 2013 alle 08:57 Rispondi

    Ciao Daniele!

    Sono capitato su questo articolo quasi per caso, mentre cercavo buoni consigli per scrivere meglio. Nonostante abbiamo visioni diametralmente opposte sui fumetti giapponesi, che ho sempre amato fin da piccolo per i disegni ma che ora leggo soprattutto per la trama un po’ folle, ti consiglio di dare ancora una chance al fumetto. Dai un’occhiata ai lavori di Zerocalcare: è un fumettista italiano, divertente e originale. Sul suo blog ci sono parecchie strisce che non rubano molto tempo alla lettura ma rendono bene l’idea del suo stile, fammi sapere che ne pensi! ;)

    • Daniele Imperi
      30 dicembre 2013 alle 07:44 Rispondi

      Ciao Lorenzo,

      benvenuto nel blog. Conosco Zerocalcare, ma non sono mai riuscito a leggere oltre 2-3 vignette. Non so perché, di sicuro i disegni non mi piacciono, ma anche il carattere usato non lo trovo leggibile.

  29. Valeria
    30 dicembre 2013 alle 04:11 Rispondi

    ciao, sbirciavo sul tuo blog e mi sono imbattuta su questa lunga fila di consigli, vorrei se mi consenti darti qualche nome, magari trovi qualcosa che ti incuriosisce. Confermo Zerocalcare, ho appena preso Dodici ma ancora non l’ho letto. Uno dei fumettisti italiani, secondo me tra i più meritevoli, è sicuramente Sergio Toppi. Lo stile e il suo tratto grafico sono sicuramente unici. Will Eisner è un altro autore che merita di essere almeno sfogliato, New York è il titolo di un suo fumetto che guardo e riguardo di continuo senza mai stancarmi… Un altro fumetto con uno stile totalmente diverso è La Piuma e l’Artiglio, se non ricordo male sono 12 album, di Ayroles-Masbou che a primo sguardo sembra per bambini ma poi quando l’ho letto sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che vi erano diversi rimandi a fatti, opere e via dicendo che solo un adulto avrebbe scovato. Da lì è nata una divertente caccia al ”tesoro” per trovarli tutti… Sempre di Ayroles ma in collaborazione con Maiorana c’è la serie Garulfo. Sempre scuola franco-belga, quella che io preferisco, ci sono i classici TinTin, Spirou, Gastone La Gaffe. Sempre di Franquin Marsupilami. Sillage è un’altra serie che mi ha divertito parecchio. Purtroppo in Italia la cultura della Nona Arte è assai limitata, invasi e tramortiti dalla scuola disneyana, convinti che il fumetto sia una cosa da ragazzini, i manga che hanno invaso librerie e biblioteche più per moda che per un reale interesse al genere, si legge al contrario allora fa figo!! Un po’ per deformazione professionale devo leggere e vedere più stili di disegno possibili quindi ho imparato a leggere in francese e in inglese quello che in italiano non riuscivo a trovare… per giunta è risultato utile per la mia conoscenza delle lingue, come dire utile e dilettelove… Sui siti della Soleil, della Delcourt o della Castermann puoi trovare un infinità di titoli di tutti i generi e gusti e acquistarli poi tramite amazon… Spero di averti dato qualche buon titolo, ciao

    • Daniele Imperi
      30 dicembre 2013 alle 07:51 Rispondi

      Ciao Valeria,

      benvenuta nel blog.

      Toppi e Eisner mi piacciono. Di Toppi i disegni, le storie le ho trovate difficili da seguire. Eisner invece mi piace abbastanza. Per Zercalcare vale lo stesso pensiero espresso poco sopra a Lorenzo :)

      Ho dato un’occhiata online a Garulfo e sembra interessante. Prenderò un volume per prova.

      Purtroppo sono morti i 3 che consideravo i massimi del fumetto italiano, Bonvi, Jacovitti e Magnus, e dopo di loro non ho più trovato nessuno che mi entusiasmasse così.

      Grazie per i consigli :)

  30. Zipporo
    23 gennaio 2014 alle 10:02 Rispondi

    Buongiorno a tutti.
    Per uno scrittore indie -quasi- formatosi a fumetti come me, questo thread è una bella occasione per parlare di un argomento che mi ha sempre interessato.
    Ho cominciato anch’io con Topolino e, senza sapere nulla, già a sei o sette anni riconoscevo le storie italiane dalle classiche americane: più belle, più autentiche e molto legate a quello stile di vita qui -ancora- solo immaginato.
    Poi è venuto Bonelli: il mio preferito era il Comandante Mark, seguirono Zagor e, a un’incollatura, Tex, almeno finché i testi sono stati curati da Gian Luigi Bonelli.
    E la Corno? Tra tutti quei supereroi, su tutti ponevo l’Uomo Ragno con i suoi guai di adolescente con i quali mi identificavo. E la continuity marveliana di personaggi e situazioni pubbliche e private, era per me una intrigante novità assoluta.
    I personaggi della EsseGiEsse (mi sembra si scriva così) erano tutti molto simili (Blek, Miki), ingenui, ma romantici e in piena sintonia con la mia innocenza di ragazzino.
    Tutti avevano avuto, o hanno, una cosa in comune: mi facevano sognare a occhi aperti, e il gusto della collezione era un piacere in più. Ricordo benissimo con quale cura sceglievo la copia centrale, quella non rovinata dallo spago stretto che sigillava il pacco con cui venivano spedite.
    Col tempo ho abbandonato molte letture per dedicarmi ad altro, ma mi piace sempre andare a vedere cosa c’è di nuovo in giro, manga compresi, dei quali ho finora apprezzato solo l’opera di Osamu Tezuka, uno stile diverso dalle nostre abitudini di occidentali ma dai contenuti veramente sopra le righe, perfino tra i manga stessi.
    Ho tenuto quello che ho potuto nelle varie vite che ho cambiato: per esempio, i primi 75 numeri di Alan Ford, quelli targati M&B, i primi 200 di Tex. Tra gli altri, vanto la collezione originale di Ken Parker (il fratello maggiore di Julia), le ristampe, i sequel e una corrispondenza pluriennale con l’autore che, garantisco, risponde sempre a tutti. Basta avere un po’ di pazienza.

    • Daniele Imperi
      23 gennaio 2014 alle 14:26 Rispondi

      Ciao Francesco, benvenuto nel blog.

      Una bella carrellata di fumetti, anche tu. I primi 75 numeri di Alan Ford sono quelli di Magnus, quindi i migliori. Li rileggerò volentieri un giorno.

  31. Eleonora
    25 novembre 2014 alle 09:22 Rispondi

    Anche io ho iniziato con Topolino, penso che ci abbia formato un po’ tutti, e ho sempre letto fumetti Disney di ogni tipo e genere (Monster Allergy, PK, Grandi classici, Mega, ecc.) fino a quando non mi sono avvicinata ai manga giapponesi, a 15 anni circa, e ne ho letti di tutti i tipi e generi (Dragon Ball, Marmalade Boy, Slam Dunk, soprattutto ho adorato Death Note), ma anche ai Peanuts, a Calvin and Hobbes e a Mafalda. Poi per un po’ non ho letto più niente, ahimè, ma adesso sto recuperando leggendo un po’ di tutto, non fossilizzandomi su un solo “mondo” come facevo all’epoca: leggo Spider-Man, Wolverine, X-Men, Batman, Superman ma anche Dylan Dog, Ratman (anche se ogni tanto), PK, graphic novel, Peanuts, ecc.
    Devo dire che i fumetti sui supereroi mi attirano di più, ma riesco benissimo a spaziare, amo il fumetto e ritengo che ci siano grandi opere che meritano di essere lette, quindi ti consiglio di riprendere la lettura, come ho fatto io :)

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 09:31 Rispondi

      Ciao Eleonora, benvenuta nel blog.
      I manga non riesco neanche a guardarli, non digerisco proprio quel tipo di disegno. I supereroi non mi attirano, alla fine è sempre la stessa solfa. La Bonelli non pubblica nulla che mi interessi e anche Topolino non mi piace più. Se riprendo a leggere fumetti, saranno solo quelli di un tempo, Peanuts, Popeye, ecc. Dei moderni per me non c’è nulla.

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