Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Perché non leggete?

Capre
Quante ore a settimana dedicata alla #lettura?

L’altro giorno mi ha scritto una bambina di 12 anni qui sul blog. Legge e scrive sempre e mi chiedeva consigli sulle letture da fare e su come imparare a scrivere. La sua email aveva una punteggiatura perfetta, nessun accento sbagliato e una buonissima padronanza del linguaggio. Le ho risposto che avrebbe dato lezioni di italiano a parecchi laureati e professionisti che frequentano il web.

E è davvero così. Più leggo i blog nostrani e più vedo orrori ortografici e grammaticali. Com’è possibile? Questa gente legge qualche volta? E se legge, come e cosa legge? Si limita agli status di Facebook?

La lettura è allenamento

È inutile andare in palestra, correre, fare sport e poi non leggere mai. Il cervello è come un muscolo, ha bisogno di allenamento, la memoria e il ragionamento vanno allenati, nutriti e l’unico modo per farlo è leggere.

Ma non basta leggere i blog, perché i blog sono pieni di errori di ogni tipo, l’ho scritto prima. Non c’è un controllo professionale dietro quella scrittura. Non tutti sono capaci a scrivere.

Il pericolo degli smartphone

Sì, io li vedo come un pericolo per la cultura. Per l’alfabetizzazione dei più piccoli. Ora, ditemi a cosa serve uno smartphone con connessione dati a un bambino di 10 anni. A niente, questa è l’unica risposta che accetto. Si parla tanto di controllare i minori quando navigano su internet e poi diamo loro un telefono che gli permette di navigare?

Regalate libri ai vostri figli. Io non ne ho, ma vi assicuro che se mai arriverà quel momento, in casa mia la playstation non entrerà. Né sofisticati cellulari. Ma la casa sarà piena di libri, questo sì.

La lettura è una questione sociale

Siamo una società che non è abituata a leggere. Ma è anche vero che non siamo stati creati per leggere. Questa è bella e più in là ci tornerò approfonditamente. Siamo una società dedita al calcio, ai reality, ai programmi televisivi, a Facebook, alle chat, ma non alla lettura.

Dall’inizio dell’anno ho letto 8 libri e mi sembra pochissimo. Da Facebook mi sono cancellato da quasi un anno e nella mia vita non è cambiato nulla. Quindi non ci tornerò. Il calcio non lo sopporto più da anni, reality e programmi televisivi per me sono la noia più mortale. Qui a fianco, sulla scrivania dove sto scrivendo, ci sono però 9 libri.

La lettura è una questione culturale

Ci sono popoli che leggono molto e altri popoli che non leggono per niente e non sto parlando del Burkina Faso. Questa mappa mostra i lettori nel mondo (per la precisione le ore di lettura a settimana per i vari paesi) e risale a solo 5 mesi fa (clicca per ingrandirla).

Lettori nel mondo
Fonte: World Culture Score Index

Le mie ore di lettura sono di media 3 e mezzo al giorno, vale a dire oltre 24 ore a settimana.

Se fossi uno stato, in quella mappa sarei al primo posto, superato sicuramente da qualcuno di voi, ma leggere non è una gara.

Leggere è un vizio

Ma è l’unico che non fa male. L’unico di cui abusare senza conseguenze negative ed effetti collaterali.

I videogiochi forse – e sottolineo forse – migliorano i riflessi, ma ne dubito, perché sono inferiori ai simulatori. Ma di certo non migliorano il linguaggio, il pensiero, l’intelligenza. Ci sono nuovi mali oggi: si chiamano malattie mediali.

Non ho mai sentito parlare, però, di malattie letterarie.

Perché non leggete?

Mi sembra di chiederlo ai soggetti della foto che ho inserito a inizio post. Loro, almeno, hanno una scusante più che valida.

54 Commenti

  1. ferruccio
    5 aprile 2014 alle 08:07 Rispondi

    Credo che la gente non legge e leggerà sempre meno perché gli stimoli culturali o pseudo culturali sono troppi (se riesco, perché va studiato bene, ci farò un post su questo tema). Intanto a leggere il tuo post c’ho guadagnato un articolo per una mia rubrica, cercavo da anni questi dati. Grazie:-)

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 08:10 Rispondi

      Io parlerei più di stimoli pseudo-culturali. Aspetto di leggere il tuo post, allora :)

  2. Licia
    5 aprile 2014 alle 10:13 Rispondi

    Le buone abitudini vanno insegnate ai bambini sin da piccoli ma, da madre, ti dico che trovare il modo non e` cosa facile. Si dice che s’insegna molto dando l’esempio, facendo loro diventare familiare e “naturale” l’immagine di “leggere un libro” (ma non sempre una madre che lavora ed ha 4 figli puo` concedersi il piacere di sedersi e leggere un libro). I miei bambini per fortuna leggono, anche il piu` piccolo che ha soli 6 anni, ma anche la scelta di privarli della possibilita` di essere al passo con la tecnologia va ben ponderata perche` non si rischi poi di farli restare troppo “indietro”. Tutto nella vita deve avere il suo giusto equilibrio e indovinare questo equilibrio, per un genitore, e` davvero una scommessa.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 10:36 Rispondi

      No, non dico assolutamente di privarli della tecnologia, anzi. È giusto che imparino da piccoli a usare il computer. Ma devono essere strumenti, non passatempi costanti.

      • Licia
        5 aprile 2014 alle 13:11 Rispondi

        Per fortuna siamo a primavera e il cortile e` ritornato ad esser pieno di bambini che corrono e si divertono da matti :)

  3. Mila orlando
    5 aprile 2014 alle 10:19 Rispondi

    Hai ragione, il pericolo é proprio per i più piccoli che affascinati da teconologia e tv leggeranno sempre meno. Io sono diventata zia da qualche mese e mi sono ripromessa di regalargli solo libri, tanto al resto ci penseranno gli altri.
    Per quanto riguarda il tempo di lettura, il mio si era molto abbassato ultimamente. Continuavo ad accatastare libri che non riuscivo a leggere. Da un mese ho iniziato a leggere con gli ebook e devo dire che questo formato é più congeniale alle mie esigenze. Avendolo sempre a portata di mano, sfrutto tutti i momenti morti. Ho ripreso il ritmo e ne sono davvero felice. Anche perchè è diventata quasi una droga, ne finisco uno e ne compro subito un altro.
    Buona giornata!

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 10:37 Rispondi

      Ottima scelta quella dei regali :)

      Nelle mie ore di lettura non ho considerato la lettura dei post durante la giornata. L’ebook per molti è diventato una soluzione per poter leggere in qualsiasi momento.

  4. LaLeggivendola
    5 aprile 2014 alle 10:36 Rispondi

    Beh, via, da piccola giocavo con l’Amiga e con Commodor64 ma leggevo anche u_u Un po’ di Tekken ogni tanto non fa mica male. Poi certo, basta dosare.
    A me spaventano tutti quei telefoni strani. Cioè, secondo me una grande spinta al pensiero è la noia, quel momento in sala d’aspetto in cui non sai bene che fare e allora rimugini ancora prima di leggere. Però un sacco di persone non hanno più bisogno o tempo per quel rimuginare, tirano fuori i telefoni perfino quando sono in compagnia. Tempo fa un’amica mi ha raccontato di un’uscita con altri amici, durante la quale a un certo punto si è accorta di essere l’unica a non avere tirato fuori il telefono. Non si vedevano da un po’, avevano un sacco da raccontarsi, e invece si sono messi tutti a cazzeggiare su Fb. Questa cosa mi urta.
    Non so, mi spaventa un mondo in cui un bambino non abbia più da chiedersi ‘E ora che faccio?’ perché ha già mille risposte pronte davanti, e più o meno tutte a costo-cognitivo-zero.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 12:15 Rispondi

      La scena che hai raccontato è frequente, ecco perché considero gli smartphone un pericolo.

  5. Sandra
    5 aprile 2014 alle 11:09 Rispondi

    Mi sono fatta le tue stesse domande in settimana nel mio blog. Leggo tantissimo, ma ho spesso dubbi riguardo sintassi, grammatica e ortografia perchè alle elementari abbiamo seguito un programma molto fantasioso: nessun rimpianto anzi, quanto mi sono divertita, quanto ho amato la mia maestra, tuttavia col tempo mi sono resa conto che certe lacune non le colmi più e per scrivere bene, cosa che tento di fare da autrice, occorre nelle mie condizioni uno sforzo enorme, perchè la buona storia e uno stile preciso non bastano. Ma con l’impegno i risultati arrivano. Quando leggo un romanzo mi soffermo spesso su quanto sia scritto bene, la costruzione di alcune frasi è spesso davvero sublime, e anche da lì cerco di imparare. Io credo che in Italia non si legga perchè viene di continuo veicolato il messaggio che leggere sia poco figo, e chi non si è già appassionato alla lettura in passato, da piccolo, ora non ha alcun stimolo, nessun coach motivazionale, nessuna figura di riferimento che gli dica “ehi leggere è un passatempo stupendo!”

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 12:16 Rispondi

      Vero, leggere non è da figo, quindi non può diventare una moda. Forse bisognerebbe puntare proprio su questo tema una sorta di pubblicità progresso a livello motivazionale.

  6. Angelo
    5 aprile 2014 alle 11:37 Rispondi

    Io leggo, almeno nel poco tempo che ho a disposizione; ma mi sono organizzato; in bagno ho tre volumi pronti e ogniqualvolta scappa il bisogno, leggo!!!

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 12:17 Rispondi

      Ciao Angelo, benvenuto nel blog.

      Ecco, io non riuscirei proprio a leggere in bagno: faccio prima a uscire che a entrarci :D

    • Licia
      5 aprile 2014 alle 13:08 Rispondi

      Scusami se mi intrometto ma mi hai fatto ricordare che mio fratello ed io da bambini avevamo la stessa abitudine di restar chiusi in bagno a leggere, tanto che mio padre ribattezzo` quel luogo con il nome di “Pensatoio” … lo avevo completamente dimenticato! :)

  7. MikiMoz
    5 aprile 2014 alle 12:56 Rispondi

    Non sono propriamente d’accordo.
    Perché videogiochi e programmi tv sono comunque scritti, a monte. Quindi chi ne usufruisce, li “legge”. Ne legge il linguaggio. Linguaggio radio-cine-televisivo, linguaggio videoludico ecc ecc.
    Non demonizzo queste cose, anzi per me la lettura non è assolutamente per forza un romanzo comperato in libreria. Probabilmente è l’ultima cosa, quella.
    Io leggo fumetti, leggo saggi, leggo giornali, riviste specializzate, approfondimenti… forse storie e racconti sono tra le ultime cose che compero in libreria.
    Il mio discorso è comunque da amante della lettura in ogni senso, sia chiaro^^

    Moz-

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 13:03 Rispondi

      No, dai, ora non esageriamo. Anche il Grande fratello è scritto a monte e cosa usufruisci di quella spazzatura? O di quella di altri reality?

      Puoi anche trovare il miglior programma e il miglior videogiochi, ma non migliori certo a scrivere e a ragionare se ti limiti a vederli e a non leggere.

      • MikiMoz
        5 aprile 2014 alle 14:10 Rispondi

        Se ti piace il linguaggio radiocinetelevisivo (a me piace tanto che ci ho preso una delle mie lauree, in materia) anche la scrittura di reality (per quanto sia “bassa”) è scrittura. Non credere che non ci siano delle dinamiche da innescare, o delle situazioni da creare.

        Io ovviamente sto parlando per chi non subisce passivamente tutte queste cose, ma le osserva sempre con altri occhi. A scanso di equivoci, non guardo i reality show :p
        In ogni caso, c’è anche chi subisce passivamente un romanzo, quindi… ;)

        Moz-

        • Daniele Imperi
          5 aprile 2014 alle 14:43 Rispondi

          Scusa, ma programmi come Grande fratello e simili quale linguaggio avrebbero? Io ho sentito degli spezzoni in TV, per puro caso, e è roba da brivido.

          • MikiMoz
            5 aprile 2014 alle 14:51

            Il linguaggio del reality, appunto. Che è, per me -e penso per chiunque- “basso”, perché deve funzionare in determinati modi e per determinate platee. E se a te ha fatto rabbrividire, significa che appunto ha funzionato. Ad altri, invece, piacerà. E ovviamente ha funzionato anche in quel caso.

            Ma qui siamo in un campo molto vasto di scrittura e linguaggi, potremmo parlarne per ore estendendo il tutto a cinema, tv, musica, mondo ludico e poi saggi, pamphlet, teatro, dossier, riviste specializzate, pubblicità, fotografia ecc ecc…
            Il mio discorso voleva dire semplicemente che chi ha un minimo di cultura… non “subisce” niente, nemmeno il cartellone dell’Algida che è stato “scritto” per farti scegliere determinati prodotti rispetto ad altri.
            Mentre, spesso, chi legge (intenso in senso classico: apri un libro e leggi) subisce la lettura. Perché, magari, è obbligato a farlo.
            Tipo a scuola.

            P.s. scusa se ho portato il discorso su altri binari, ma davvero per me la scrittura è un mondo vasto che va ben oltre il libro in sé, che pure resta la forma più alta e più pura, perché abbastanza diretta tra autore e lettore :)

            Moz-

  8. Luciano Dal Pont
    5 aprile 2014 alle 14:13 Rispondi

    Ciao Daniele, è un po’ che non intervengo sul tuo blog, ultimamente nuovi e pressanti impegni di lavoro (che purtroppo non hanno nulla a che vedere con la scrittura ma servono solo a sbarcare il lunario, ma è solo una situazione provvisoria dettata dalla necessità del momento) mi lasciano poco spazio per navigare, e anche per leggere e scrivere, e il poco tempo che mi resta lo dedico alla promozione del mio libro, ora disponibile anche in libreria.
    Che dire? A parte sporadici periodi circoscritti nel tempo, come quello in atto, per il resto io, nonostante una spiccata propensione a voler essere figo, ho sempre letto moltissimo, narrativa soprattutto, e continuo a farlo. Se non lo avessi fatto, se non lo facessi, non sarei in grado di scrivere e il mio romanzo d’esordio non avrebbe mai visto la luce e non sarebbe mai stato pubblicato.
    Ma questa è una cosa che riguarda noi scrittori. Tutti gli scrittori, ovviamente, sono anche assidui lettori.
    Invece, perché gli altri non leggono? Credo siano validi un po’ tutti i pareri espressi da chi è intervenuto prima di me, è un mix di varie concause e non credo sia da imputare tutto alla tecnologia, gli italiani hanno sempre letto poco, anche quando non esistevano la televisione, i videogiochi, i cellulari e gli smart phone. Non sono contro l’uso della tecnologia, dunque, ma sono contro il suo abuso, questo si. E’ una questione di educazione, di approccio mentale alla vita e ai suoi valori più veri, un’educazione che deve partire dalla scuola e dalla famiglia. Ma la scuola, purtroppo, da ché io mi ricordi, non propone la lettura ma la impone, e questo provoca spesso una reazione di rigetto, di rifiuto, come tutte le cose imposte. Almeno, a me le imposizioni fanno questo effetto ed è stata una sensazione spiacevole che ha toccato anche me, a suo tempo. Se poi ho continuato a leggere, al di là delle imposizioni, è stato solo perché la lettura è una di quelle cose per me innate, che fanno parte del mio dna, come la scrittura, e quindi ho superato la fase di rigetto. Ma non tutti ce l’hanno nel sangue questa cosa, e forse reagiscono di conseguenza. Non so, forse la mia è un’analisi un po’ semplicistica, però i ricordi che ho della scuola e delle sue imposizioni sono tutti piuttosto negativi.
    A presto. Ora vado a sbarcare il lunario in attesa di diventare uno scrittore ricco e famoso… ;-)

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 14:45 Rispondi

      Sì, gli italiani hanno letto sempre poco, almeno credo sia così. È mancata una cultura di base verso la lettura. E l’imposizione a scuola ha fatto odiare i libri anche a me.

  9. franco zoccheddu
    5 aprile 2014 alle 14:34 Rispondi

    Ho “paura” che il videogioco (quello tipico, non l’eccezione) medio stia alla lettura di un buon romanzo più o meno come giocare a scacchi con un principiante assoluto stia a farsi una bella partita con un maestro, magari disponibile a consigliarti.
    Non c’è nulla di male a giocare con tuo figlio a scacchi, ma le tue capacità nel gioco non ne trarranno alcun giovamento.
    Il piacere profondo che ho provato e provo su un bel romanzo non hanno eguali. E’ un’esperienza di contatto con lo spirito, con un mondo che è bellissimo proprio perchè non puoi direttamente vederlo con gli occhi. Un buon romanziere non solo ti entra nella mente e vi costruisce un Universo, egli è capace di crearvi qualcosa di assolutamente originale che non avresti mai potuto immaginare.
    Ma io non faccio testo: ho la pagina fb ma non la uso, ho il videogioco ma non lo uso, ho i reality ma non li guardo. Sono fuori dal mondo, quindi non seguite i miei consigli. A malapena cerco di non perdermi un buon radiogiornale al giorno, un buon film ogni tanto,
    Voglio pensare, riflettere, confrontare, purtroppo faccio fatica a capire dove queste tre cose avvengano sistematicamente e, soprattutto, siano considerate preziose.
    Mi scuso per la sparata quotidiana.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 14:47 Rispondi

      Io vedo la TV al massimo 2-3 ore a settimana e solo film. Il resto della serata lo passo coi libri.

  10. Dredo Bokeh
    5 aprile 2014 alle 14:40 Rispondi

    Secondo me tutto parte dalla scuola. L’obbligo che viene imposto ad un ragazzino di imparare quando vorrebbe solo giocare crea inconsciamente un pensiero: libri = noia. Io ho iniziato ad avvicinarmi alla lettura solo a 19 anni…è un caso? Non credo

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 14:49 Rispondi

      Ciao Dredo, benvenuto nel blog.

      Concordo, anche io mi sono avvicinato alla lettura dopo la maturità classica, quando avevo al mio attivo 2 o 3 libri letti in tutto.

      • Dredo Bokeh
        5 aprile 2014 alle 14:53 Rispondi

        Grazie e complimenti, sito ben fatto e molto interessante. A presto

  11. Daniele Imperi
    5 aprile 2014 alle 14:55 Rispondi

    MikiMoz

    P.s. scusa se ho portato il discorso su altri binari, ma davvero per me la scrittura è un mondo vasto che va ben oltre il libro in sé, che pure resta la forma più alta e più pura, perché abbastanza diretta tra autore e lettore :)

    Moz-

    Nessun problema per la divagazione, ma non riesco a capire dove vuoi arrivare… :)

    • MikiMoz
      5 aprile 2014 alle 15:03 Rispondi

      Intendevo dire che non sono molto d’accordo sul “demonizzare” videogiochi o altro, che pure hanno un linguaggio, e sono comunque opere scritte.
      Perché leggere non è solo aprire un libro; saper leggere significa, per me, una cosa molto più profonda… ossia capire i linguaggi delle varie forme di espressione.
      E la letteratura, che è la forma più pura di scrittura, è solo una tra queste.

      Tanti leggono molto ma subiscono la scrittura, esattamente come altri subiscono un episodio di Beautiful (opera televisiva “bassa”) o di Twin Peaks (opera televisiva “alta”).
      Leggere è un diritto, e forzare la gente in questo senso significherà solo far subire loro la scrittura.

      Moz-

      • Daniele Imperi
        5 aprile 2014 alle 15:12 Rispondi

        Certo che hanno un linguaggio, ma non vedo come possano migliorarti certi linguaggi. Se giochi sempre ai videogiochi, anziché leggere, davvero pensi faccia bene alla tua mente e alla tua scrittura?

        Twin Peaks… abbiamo gusti differenti. Lo considero un guazzabuglio di storie che non portano da nessuna parte. Fu noia mortale vederlo :)

        • MikiMoz
          5 aprile 2014 alle 19:51 Rispondi

          Beh, Twin Peaks porta a qualcosa, dopotutto ha una trama e storie che si concludono :)

          I vantaggi che puoi ricavarne dal -esempio- giocare a un videogame potrebbero essere ritmo e una certa teatralità della storia. Insomma, se non subisci passivamente sempre tutto (romanzi compresi) alla fine ti appropri del meccanismo: ad esempio io conosco a memoria, ormai, qualsiasi schema di Diabolik, con tutte le varianti possibili, tanto che è quasi impossibile che gli autori riescano a “fregarmi” se non stravolgendo i loro dettami ;)

          Moz-

          • Daniele Imperi
            5 aprile 2014 alle 20:44

            Sì, in quel senso sì. Io avevo imparato a conoscere gli schemi di Alan Ford, Nick Carter, Cattivik, ecc., ma nel fumetto seriale purtroppo esistono questi schemi, altrimenti è impossibile far stare la storia sempre nello stesso numero di pagine.

          • MikiMoz
            6 aprile 2014 alle 18:19

            Qui entriamo in un altro campo: per me il fumetto popolare DEVE essere così. Non cambiare. Perché è quello il suo ruolo. Io quando compro Dk, voglio che l’albo finisca (permettimi una generalizzazione) con Eva e Diabolik che si baciano sotto la luce dell’ennesimo bottino.
            Diciamo che pago per quello, per uno schema che conosco a memoria e che nonostante tutto mi rilassa e anche sorprende :)

            Moz-

  12. Lisa Agosti
    5 aprile 2014 alle 19:11 Rispondi

    Chiedo scusa per la polemica, ma questa mappa l’hanno colorata al buio a caso? Ho cercato di risalire ai metodi di ricerca del World Culture Score Index ma ho trovato solo notizie sui risultati, il che li rende inconfutabili ai non addetti ai lavori. Non voglio distrarre i lettori di Penna Blu dal focus del post, che è la lettura, ma non posso non esprimere le mie perplessità di fronte a un grafico che mi pare assolutamente ridicolo. Ho vissuto in nove dei trenta paesi esaminati e vedere che l’Indonesia e l’Australia leggono più dell’Inghilterra, che è tra gli ultimi con il Messico e il Brasile, mi fa venire le lacrime agli occhi, ma non so se ridere o piangere. In Canada ci sono festival di scrittura creativa e librerie ad ogni angolo, in Italia non conosco nessuno che non sia andato a scuola, eppure la Thailandia è lassù sul podio, nonostante i milioni di bambini costretti a chiedere l’elemosina anziché imparare a leggere. Poco credibile, no?

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2014 alle 19:46 Rispondi

      In effetti quella classifica è sembrata strana anche a me, ma non ho trovato di meglio. Che gli indonesiano leggano tanto mi riesce difficile da credere.

      E manca la Norvegia, che ha perfino la città dei libri.

  13. Grazia Gironella
    5 aprile 2014 alle 23:57 Rispondi

    Come altri, anch’io credo che molti non leggano perché restano legati all’idea del dovere scolastico. Non fanno insomma quel piccolo scalino che porta a vivere la lettura non come una fatica ma come un tuffo in un’altra realtà. Poi c’è il fattore esempio familiare, che naturalmente è un gatto che si morde la coda. In Germania è normale vedere coppie sedute al bar in cui ognuno legge il suo libro davanti a una birra. Un curioso quadretto, se succedesse da noi.

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2014 alle 07:56 Rispondi

      Ma anche qui succede, solo che il quadretto è un po’ diverso: ognuno legge il suo smartphone davanti la sua birra :D

  14. Kinsy
    6 aprile 2014 alle 10:21 Rispondi

    Condivido completamente il tuo post e da parte mia posso dire che le mie figlie (anni cinque e mezzo e due e mezzo) sono circondate dai libri. Cerco di essere severa e dire no anche quando potrei dire si, ma quando mi chiedono di comperare un libro non mi sogno nemmeno di dire no: sempre e solo si.
    Mia cognata che ha una figlia della stessa età della mia grande, non le ha mai comprato un libro, ma in compenso l’ha già messa davanti al PC e, peggio, su internet, perché dice che così non rimane indietro con la tecnologia. Io sono dell’idea opposta. Quando le mie avranno necessità (tra molti anni, di sicuro!), sono certa che impareranno presto, mentre mia nipote troverà molte difficoltà in molti altri campi…

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2014 alle 07:58 Rispondi

      Il discorso tecnologia è un po’ complicato. Tu fai bene a comprare loro libri e tua cognata sbaglia a non comprarglieli. Credo sia giusto che imparino da piccoli a usare il pc, ma a 5 anni internet non gli serve. Soprattutto non da soli…

  15. violaliena
    6 aprile 2014 alle 12:24 Rispondi

    Piuttosto che rimuginare sulla crudele scuola e sulla sua cronica incapacità di generare curiosità nei confronti della lettura, preferisco credere che esista una sorta di “predisposizione” a diventare un lettore accanito. Qualcosa di innato e ben resistente a tutte le pressioni, che rende curiosi e perennemente assetati di parole, storie e pensieri e che fa optare per investimenti libreschi persino avendo pochi soldini.
    Quando ero bambina osservavo coetanei (e non), affrontare gli oggetti-libro valutandone con sgomento solo la quantità di pagine. Li pesavano, ci andavano a metraggio. Era chiaro che un libro lo vedevano come un nemico da sconfiggere piuttosto che come un amico da conoscere.
    E allora lo mettevo giù pentita, non gli interessava…
    Poveri insegnanti, per loro questo strazio sarà vissuto all’infinito! Non deve essere affatto facile coinvolgere alla lettura, quando l’altro non riceve.
    Propagatori di videogames e tecnologie invece riscuotono successi più immediati… Però questi ultimi non sono meno faticosi! E a volte nemmeno tanto più gratificanti …
    Personalmente con un game-pad non riesco neppure a far camminare dritto un personaggio, quindi i talenti e studio occorrono anche li. È questione di investimenti che uno è disposto a fare, di voglia di regalargli tempo e risorse.
    Quanto a ignorare le tecnologie, sono d’accordo, non è una cosa che si può insegnare a cuor leggero ai propri figli. Però passargli libri belli o interessanti è doveroso.
    In questo senso sono stata fortunata, mio figlio legge volentieri. E stranamente trova indigesti solo i libri che gli impongono a scuola.
    In difesa dei videogames vorrei dire che esistono giochi che si leggono e che fanno pensare, tipo i giochi di ruolo, hanno scelte e personaggi complessi. A volte raggiungono anche livelli alti. Insomma alcuni non mi sono pentita di averli giocati.
    Un’altra cosa che caratterizza il mio rapporto coi libri è la rilettura, un libro che ho amato sicuramente lo rileggerò prima o poi.
    Deliziose le caprette!
    Magari leggerebbero se potessero… non i libri di cucina!

    • Grazia Gironella
      6 aprile 2014 alle 14:24 Rispondi

      Sono sicura che la scuola non sia né l’unica, né la principale responsabile del mancato amore per la lettura. Magari hai ragione tu, c’è anche un fattore genetico. Poi i ragazzi di oggi vivono in un mondo che offre loro altri tipi di stimoli, ed è normale che li seguano, anche a scapito della lettura. Da quando i genitori riescono a imporre ai figli (dall’adolescenza in poi) i propri criteri?
      Mio figlio ha diciassette anni e legge da sempre, ma quest’anno partecipa al progetto lettura del suo liceo e in pratica arranca con i libri da leggere per il progetto e ha smesso di leggere i suoi. Bel risultato!
      Certo stimolare i ragazzi è un’impresa ardua, ma non credo che sia di aiuto ostinarsi a proporre (o imporre) testi classici, oppure inerenti la seconda guerra mondiale e i campi di concentramento. D’accordo la memoria del passato, ma gli scrittori continuano a scrivere, vivaddio! E nessuno soffrirebbe nel non conoscere i Promessi Sposi (aspetto il lancio di pomodori). Ma forse mio figlio frequenta un liceo preistorico. Mi viene questo dubbio. :(

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2014 alle 08:00 Rispondi

      Non so se ci sia predisposizione. Io ora leggo molto, ma ho iniziato dopo i 20 anni, causa le imposizioni scolastiche. Forse sono diventato predisposto in età adulta?

  16. Andrea
    6 aprile 2014 alle 19:25 Rispondi

    Mi va di scrivere le mie opinioni “scientifiche” riguardo quello che ho letto in questo post.

    Secondo il mio parere condannare i videogiochi è sbagliatissimo. Non solo migliorano l’abilità cognitiva della gente, ma spesso insegnano, fanno sognare, fanno ridere e piangere permettendo al giocatore di immergersi in un mondo che sì, non esiste, ma è così vicino e realistico che è impossibile voltare lo sguardo dall’altra parte.
    Così come succede coi libri.

    Ci sono diversi giochi poi che aiutano a scaricare la tensione e a temprare le proprie emozioni. Io sono un ansioso ipocondriaco cronico, ma un’ora di Dark Souls ogni tanto è capace di farmi guarire dallo stress di una settimana di schifo.

    I risultati benefici dei videogame sono stati ampiamente ricercati da decine di scienziati. Non parlo dunque a vanvera.

    Quando però accade che ci si fissa TROPPO e si arriva a ripudiare la vita, si è soliti condannare Playstation, PC e Xbox.
    Per quale assurdo e stupido motivo? Il problema non sta nelle console, sta nei genitori, negli amici, nella scuola o, più in generale, nella società. L’ossessione non scaturisce dall’oggetto di cui si fa uso (a parte le droghe, ma quelle agiscono direttamente sul sistema biochimico del corpo intero), bensì da come lo si percepisce.

    In soldoni, se uno stupido sparatutto mi affascina più della vita reale, il problema sta nella vita reale, non nel gioco. Non a caso i “nerd” hanno quasi sempre gravi problemi che i loro amici e genitori bollano come inesistenti perché non tangibili.

    Mi sovvengono in mente le condanne a GTA che per un periodo sono state mandate in onda dai tg di tutto il mondo. A me pare che quando un bambino di 10 anni spara in testa alla propria sorellina il problema non sia del gioco a cui giocava due ore prima, ma dei genitori idioti che lasciano una pistola a portata di mano di chiunque.

    Detto ciò, mi chiedo: perché l’eccesso di lettura non è un male? Anch’esso è sintomo di qualcosa di patologico, come ad esempio la necessità di fuggire da qualcosa che non si è in grado di fronteggiare (scuola, amore, autostima, bullismo, solitudine). Parlo per esperienza personale.

    Prima di dire che X fa bene e che Y fa male, pertanto, è meglio considerare tutte le possibilità, altrimenti si scade nel non vero.

    Ora però è tempo di lodare la lettura, che adoro. Ho cominciato a leggere in modo ossessivo (è un modo di dire!) dopo aver letto gli incredibili benefici che porta. Da uno o due libri al mese sono passato a leggerne uno a settimana quando non mi piace o supera le 350 pagine. Ho pure “assaggiato” altri generi che un tempo mi disgustavano, mentre adesso sono i miei prediletti. La filosofia, ad esempio: la credevo inutile finché non mi ha insegnato a capire me stesso.

    Gli effetti positivi della lettura di cui parlo si fanno sentire quando ai libri vengono dedicate un minimo di due ore a settimana. Robetta da nulla, nemmeno 20 minuti al giorno di divertimento (perché la lettura è questo) per una capacità mnemonica, fra le altre cose, quasi raddoppiata.

    La mia abitudine di leggere una decina di ore settimanali la sento eccome. A scuola non ho quasi bisogno di studiare perché gli argomenti trattati dai prof mi sono tutti familiari. E quando ho da fare 40 pagine di roba a me completamente ignota o 10 pagine di letteratura inglese, non impiego che poche ore, il tempo di dare una lettura veloce, poiché capace di memorizzare tutto, farmi uno schema generale, astrarre i concetti, adattarli e collegarli alle mie conoscenze ed eventuali esperienze, tutto in poco tempo. Arrivo al cospetto dei prof senza aver prima impostato il modo in cui trasmettere le informazioni percepite dal libro di testo. Comincio a parlare, dico le frasi come mi vengono, utilizzo i termini più adatti, e questo con una naturalezza minata solamente da un po’ d’ansia.
    Voto medio: 8. Ore di studio impiegate: 2-3.

    Invertite i valori qui sopra per avere la situazione scolastica di chi non legge mai nulla.

    Che poi potrebbe anche non accadere, come alcuni miei amici davvero capaci a scuola che leggono sì e no 3 libri all’anno. Però dimenticano. Il loro lavoro si limita alla pappardella sputata in faccia a dei professori fascisti e ipocriti. Avranno pure la media dell’otto, ma la qualità del loro cervello e dei loro pensieri è scadente e oserei dire troppo pratica.
    A conti fatti vivono una fragile vuota vita che dopo le superiori (e magari l’università) sarà esclusivamente composta da lavoro, sdegno per l’economia e la politica (che non avranno la possibilità di comprendere perché allergici ai libri) e figli da mantenere.

    A questa vita che, ahimè, conducono i miei genitori, preferisco quella dei grandi, tali solo perché hanno cura di loro stessi.

    ___
    Ops, il commento è un po’ lunghetto. Sorry.

    • Grazia Gironella
      6 aprile 2014 alle 21:24 Rispondi

      Ti do in gran parte ragione, Andrea, però da giocatrice e madre di giocatore devo dire che gli stimoli che provengono da PS, Xbox e compagnia bella (ma anche dalla rete in generale) sono tanto acchiappanti da inghiottire una quantità di tempo superiore alle intenzioni. Con lo smartphone a Clash of Clans ci giochi anche in bagno! Non c’è bisogno di essere dei nerd per veder sfumare l’ora di cena giocando. Questo non per dire che i videogiochi sono un male, ma che tendono a essere infestanti e rubare spazio al resto. Poi ogni periodo ha il suo accompagnamento. Forse anche il giradischi portatile faceva dire alle vecchie generazioni che la musica stava rubando spazio al resto. ;)

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2014 alle 08:06 Rispondi

      Dal momento che parli di studi scientifici, nel post ho menzionato le neonate malattie mediali: gente che fa un uso continuo e smodato dei videogiochi. Conosco queste persone e vedo come si esprimono. Così come ho visto rapporti sentimentali sfasciarsi a causa dei videogiochi.

      Alle medie un mio compagno aveva la facoltà di ricordare a memoria quello che dicevano gli altri alle interrogazioni e quindi poi era in grado di ripetere bene la lezione. Ripetere, appunto, come un pappagallo.

      • Salvatore
        7 aprile 2014 alle 16:39 Rispondi

        Anch’io avevo questa capacità straordinaria, peccato averla persa con il tempo…

  17. Salvatore
    7 aprile 2014 alle 16:37 Rispondi

    Poiché sono un eccellentissimo produttore di refusi, tanto da meritare un premio nobel per il genere se esistesse, mi sento tirato in causa. Naturalmente ho ragionato a fondo, tra una pennichella e l’altra, sulla questione e non credo dipenda dal numero di libri che si legge. Sono arrivato a giustificare il mio insano amore per il refuso con la scusante di una mente troppo distratta, o meglio attenta più al messaggio – leggi contenuto – che alla forma – leggi grammatica – dello scritto. Che sia vero o no, che si tratti di una scusa o di verbo biblico, leggo molto eppure refusisco* altrettanto ampiamente. (*tempo passato, presente e futuro del verbo imperfetto refundere)

  18. Alessandra
    8 aprile 2014 alle 01:41 Rispondi

    “Ricordate bambine, una casa senza libri è una casa senza anima”
    Io sono cresciuta con queste parole di mia mamma e fin da piccolissima ho iniziato a indebitare la mia famiglia nelle librerie della mia città e di quella dove trascorrevamo l’estate.
    C’erano pochi coetanei nella mia spiaggia e io trascorrevo ore e ore sotto l’ombrellone con un libro diverso ogni giorno…una bambina strana, forse, ma che diventata adulta ricorda quelle estati come ricche di storie, di amici di carta che prendevano vita nella sua mente.
    Perché questo preambolo autobiografico?
    Perché vorrei che i miei futuri figli riuscissero a vivere almeno un decimo di quello che abbiamo vissuto noi, che da bambini non avevamo Internet e smartphone.
    So che non è facile per un genitore impedire ad un figlio, nel 2014, di avere apparecchi tecnologici per le mani, ma tralasciando l’assurdità di regalare cellulari fin dalle medie (o peggio, le elementari), un ragazzino può essere su Facebook e chattare con gli amici: l’importante è avere una famiglia che insegni la bellezza delle storie, dei libri.
    Io l’ho avuta e mi ritengo fortunata di vivere circondata da centinaia di volumi e sono certa che con i miei figli farò lo stesso.
    Pur rischiando lotte intergenerazionali, proverò anche a far vivere bene la loro infanzia senza tecnologia, sostituendola con la forza dell’immaginazione…l’unica capace di dare anima ad una casa.
    E ad una persona.

    Bravo come sempre, Daniele…

    • Daniele Imperi
      8 aprile 2014 alle 11:36 Rispondi

      Grazie, Alessandra :)
      Sì, una bambina strana, ma in quel caso “strano” non è un termine negativo, anzi.

      Neanche io vorrei impedire l’uso della tecnologia ai miei (futuri) figli, ma di certo a elementari e medie niente smartphone, ma solo libri.

      Sarà come dici una lotta fra generazioni, ma basta abituarli da piccoli a leggere, no?

  19. Ulisse Di Bartolomei
    8 aprile 2014 alle 13:46 Rispondi

    Salve Daniele
    Mi preoccupa quella bambina per le letture dove incapperà! I miei figli sono nati in Germania e con loro parlavo soltanto nel mio miglior tedesco. Tornati in Italia, a Milano, mi sono premurato di insegnargli il mio miglior italiano, ma dopo sei mesi di scuola parlavano un misto di milanese napoletano e conoscevano una vastità di invettive e turpiloquio imparate dagli insegnanti di sostegno (esatto… non dagli altri bambini). Decisi di non tenere il televisore per tutta la durata delle scuole elementari e ogni sera io e la consorte passavamo il tempo con i bambini assistendoli nei compiti e per educarli al corretto linguaggio. Mi chiedo in quali rischi incorra un bambino che si fida della letteratura! Il giornalismo scritto (e proferito) è pessimo e in generale le maniere di esprimersi evolvono al peggioramento del percorso logico. Si tende sempre più a semplificare il linguaggio, rendendolo bisognoso di interpretazione, ovvero… se non si conosce il contesto ampio non si capisce. Condivido che lo scritto in internet e videogiochi è spesso “criminale”… Ho vissuto tre decenni nelle pubbliche relazioni, ma mi sono accorto della dannosità della mediocrità linguistica (la mia in primis…) soltanto quando ho iniziato ad assemblare un testo per un progetto importante. Leggere molto va bene, ma libri di buona qualità! A 12 anni credo che si debba stare lontano da fruizioni letterarie “non controllate”, anche per non viziare le psicoreattività verso un’eccessiva simulazione mentale in discapito della “vita correlata”. Il rischio di assuefarsi a maniere espressive errate e troppo grosso!

    • Daniele Imperi
      9 aprile 2014 alle 07:49 Rispondi

      Il giornalismo scritto e, peggio, parlato non va preso in considerazione per migliorare la propria lingua. Non ho capito che cosa intendi nell’ultima parte del commento: stare lontano da fruizioni letterarie “non controllate”.

  20. Ulisse Di Bartolomei
    9 aprile 2014 alle 14:39 Rispondi

    Salve Daniele
    considerato che la bambina ha 12 anni, gli accorderei soltanto letture di buona qualità. Chi controlla però che lo siano? A tale età il sentore critico è debole e labile agli innamoramenti stilistici per cui se si vuole evitare di plasmarsi emulando, bisogna crescere un po’ di più prima di tuffarsi in letture così impegnative. Ciò non significa che nel caso specifico, la ragazzina non possa trarne dei vantaggi, anzitutto nella percezione dei trucchi retorici o astrazioni di sorta, premettendo comunque che disponga di letture qualitativamente adeguate. In ogni caso, i racconti che utilizzano tecniche esasperate di coartazione della tensione emotiva verso un “finale rivelatore”, non li reputo salubri per le menti troppo giovani. Magari mi sbaglio ma è la mia esperienza e accetto e rispetto altre vedute.

    • Daniele Imperi
      9 aprile 2014 alle 16:49 Rispondi

      Beh, ma credo che siano i genitori a orientare i figli verso le letture. Ovvio che ci sono libri per ragazzini e libri per adulti. A 12 anni non puoi leggere qualsiasi cosa.

      • Ulisse Di Bartolomei
        9 aprile 2014 alle 20:08 Rispondi

        In tal caso non ho obiezioni. Nella mia prima adolescenza mi “ingozzai” di gialli e romanzi d’amore in quanto mia sorella maggiore ne era appassionata e tenendoli in casa li leggevo poi anch’io. Peraltro erano lavori dozzinali tradotti da altre lingue e venduti a due soldi e dunque tutt’altro che campioni di stile o proprietà dialettiche. Questo l’ho ovviamente compreso in età adulta. Probabilmente ne ebbi un beneficio in precocità astrattiva, ma avrei preferito acquisirla nel lavoro scolastico e non su quei testi. Nel complessivo reputo di averne ricevuto un danno.
        Da qui viene la mia preoccupazione su un consumo letterario metodico a tale giovane età.

  21. Ebook e audiolibri per una lettura accessibile
    19 aprile 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] giorno fa abbiamo visto che oggi la lettura è poco considerata in Italia, che ci sono tanti scrittori, però, anche se molti, purtroppo, leggono ancora poco. Però […]

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