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Come scegliere il nome del protagonista

Nome protagonista

Più volte ho scritto quanto io sia fissato coi nomi dei personaggi. Ho deciso di scrivere questo post quando ho iniziato a scriverne un altro, che vedrà la luce intorno a metà settembre – è un articolo monumentale-enciclopedico – e che, anche se non parla di nomi, però ne contiene un bel poʼ.

Quellʼarticolo mi ha fatto riflettere su come chiamare un protagonista, non un personaggio qualsiasi, ma proprio quello principale, che ha quindi una parte fondamentale nella storia, è quello che il lettore segue con più attenzione.

Tutto questo perché il protagonista deve essere perfetto: quando ho parlato della sua perfezione, abbiamo conosciuto Cremenzio, Zosima e Abbondanzio, nomi reali, certo, che mal si adattano a ogni contesto.

Contesto storico e geografico

Questo è per me il punto di partenza per la scelta del nome del protagonista. Prima di tutto dobbiamo individuare lʼambientazione della storia. In quale periodo storico avviene? E in quale parte del mondo, reale o immaginario?

Sì, anche se si tratta di un mondo inventato lo scrittore deve distinguerne le aree geografiche e le eventuali razze. In questo Tolkien è stato un maestro. Hobbit, uomini e elfi avevano nomi propri delle loro etnie, distinguibili dagli altri.

Nel romanzo Il richiamo del cuculo della Rowling il protagonista si chiama Cormoran Strike. Un nome altisonante, che spicca fra gli altri. Cosa curiosa, la sua assistente si chiama Robin. Cormoran (cormorano, un grosso uccello nero) e Robin (pettirosso): due uccelli. Una sorta di richiamo a Batman e Robin?

In ogni caso una buona documentazione ci facilita il lavoro, specialmente se si tratta di un romanzo storico. Online si trovano archivi di nomi, ma credo sia anche possibile consultare documenti storici, come leggere opere dei periodi storici di cui vogliamo parlare.

Caratteristiche essenziali del nome del protagonista

Quali sono gli elementi che ci permettono di migliorare il nome dei nostri protagonisti? Io ho selezionato questi cinque.

  • Pronunciabilità: un nome va letto, quindi pronunciato a mente. Un nome deve essere ricordato facilmente dal lettore, specialmente quello del protagonista, che ricorre quindi spesso nella storia.
  • Unicità: il nome del personaggio principale non deve essere appioppato ad altri personaggi, altrimenti crea confusione nel lettore. Non smetterò mai di criticare Centʼanni di solitudine e i suoi tanti Aureliano Buendia: alla fine non capivo più di quale Aureliano si stesse parlando.
  • Musicalità: sì, deve essere in un certo senso musicale, deve avere una sua eleganza linguistica, suonare bene nel contesto, nella storia.
  • Adattabilità: deve adattarsi al personaggio. Vedi esempio di Zosima Zizzadoro come protagonista di un romanzo dʼamore: sì, se interpretato da Totò e Peppino siamo dʼaccordo, ma se deve essere una storia seria, allora proprio no. Immaginate il Commissario Zosima Zizzadoro? Suvvia…
  • Brevità: più è corto e meglio è (e non fate battute!). Ma secondo me non deve essere eccessivamente lungo. Montalbano ha una lunghezza media, sono 4 sillabe per 10 lettere. Huckleberry Finn idem, anche se veniva chiamato soltanto Huck.

La (il) protagonista di Ancillary Justice di Ann Leckie si chiama Breq, nome che si pronuncia senza problemi, unico (non ne compaiono altri nel romanzo, come i mille Buendia di Centʼanni di solitudine), è anche musicale, una nota secca, è breve, quattro lettere e una sillaba. È adatto? Perché no?

Ultime considerazioni sul nome del protagonista

In linea generale secondo me il nome del personaggio principale deve spiccare in mezzo agli altri, come il primo della classe, ma decisamente più simpatico. Deve emergere in mezzo a tanti altri nomi che, se non proprio comuni, banali e “anonimi”, non sono comunque allʼaltezza di quello del protagonista.

Nel romanzo Il totem del lupo i due protagonisti sono il cinese Chen e il mongolo Bileg: nomi facilmente pronunciabili, brevi, unici, adatti (Chen è un nome cinese e Bileg è un nome mongolo) e anche musicali.

Per me scegliere i nomi dei personaggi è un lavoro faticoso, ma anche divertente. Forse sono troppo maniacale, anzi lo sono di sicuro, ma ognuno ha le sue manie nella scrittura.

Voi che metodo usate per scegliere il nome del vostro protagonista?

44 Commenti

  1. LiveALive
    13 agosto 2015 alle 07:40 Rispondi

    Ma chi lo dice che il protagonista deve avere un nome? Se è solo “lui”? E se voglio chiamarlo K.? E se ha solo il cognome? Solo il nome? Nome cognome patronimico soprannome codice fiscale? E se voglio identificarlo con un nome comune, come l’innominato? Poi ci sono inomi mimetici: quelli cioè che ci descrivono il personaggio: come don Abbondio. Ma ci sono anche i nomi che evocano atmosfere particolari: così sono i dannunziani, come Stelio Effrena, che molti considerano ridicoli ma che io continuo ad adorare. …insomma, c’erano molte più cose da considerare. In ogni caso, è il contesto che richiama la scelta: usare solo una sigla o niente da un tono misterioso e surrealista, magari, mentre usare un nome generico può chiamare archetipi o incutere timore a seconda del caso. Non posso usare il più comune dei nomi, se sto scrivendo la storia di un uomo senza qualità? Ovviamente sì. Io uso nomi parlanti, mimetici, ma rifacendomi all’etimologia: così rimane nascosto. Altre volte, lr scelte nascondono motivi personali (per esempio: avevo dato a una prostituta il nome di una ragazza che mi aveva deluso. Eterna vendetta!)

    P.S.: visto che ho nominato d’Annunzio: ieri sono andato al Vittoriale. È impossibile descriverlo, tutte le foto su internet non lo descrivono: bisogna vederlo. È uno dei luoghi più belli del mondo, di qualsiasi paese: appena puoi vallo a visitare.

    • Daniele Imperi
      13 agosto 2015 alle 13:55 Rispondi

      Anche se usi un nome comune perché è un uomo comune, devi comunque studiare quel nome. E non chiamare altri personaggi alla stessa maniera.
      Nessun nome è rischioso, può capitare raramente.

  2. Simona C.
    13 agosto 2015 alle 09:47 Rispondi

    Sul mio sito di autrice, ho creato una sezione “Dietro le quinte” dove racconto curiosità sui miei libri e, tra queste, c’è anche la scelta dei nomi per i personaggi.
    Tenendo sempre conto di etnia e contesto storico, i nomi che scelgo sono tutti citazioni. Mescolo nomi e cognomi di miei amici, italiani e stranieri, con quelli di personaggi famosi o storici (fumettisti, scienziati, scrittori, musicisti…).
    In un caso, però, ho dato il cognome a un protagonista traducendo in inglese il nome della mia gelateria preferita in città. :)

    • Daniele Imperi
      13 agosto 2015 alle 14:23 Rispondi

      Usare nomi di personaggi esistenti, però, non toglie originalità alla storia?

      • Simona C.
        14 agosto 2015 alle 09:04 Rispondi

        Non credo, dal momento che mischio nomi e cognomi, anzi è un gioco di citazioni.
        Ho chiamato un personaggio Gabriel Walken, cioè il cognome dell’attore Christopher Walken e il nome dell’arcangelo Gabriele che interpretava nel film “L’ultima profezia” (bel film, tra l’altro).
        Aurora Petrucci ha il nome della Bella Addormentata e il cognome del chitarrista dei Dream Theater.
        E così via…

        • KingLC
          17 agosto 2015 alle 01:53 Rispondi

          Anch’io faccio una cosa simile, e sinceramente mi diverto un sacco. Io, però, preferisco citare qualcosa che riguardi molto da vicino lo stile della storia che voglio raccontare. Ad esempio, il protagonista del mio primo romanzo (un horror-psicologico) l’ho chiamato James Lynch. La citazione è chiara, palese. Non è forzata e poi, trattandosi di un cognome, non viene sbandierata ogni tre righe. Bisogna stare attenti, ma le citazioni le ho sempre amate come spettatore, dunque è più forte di me.

          • Ryo
            25 agosto 2015 alle 11:15 Rispondi

            Anche io nascondo citazioni nei nomi dei miei personaggi (o in quelli dei luoghi), per esempio in “Pelicula” il nome del personaggio (non è il protagonista!) Wistroge Munpete è scomponibile in quattro parti, ognuna corrispondente al nome di uno dei componenti del gruppo The Who:

            Wist- → John EntWISTle
            -roge → ROGEr Daltrey
            Mun- → Keith MOON
            -pete → PETE Townshend

            :D

            • Daniele Imperi
              25 agosto 2015 alle 16:50 Rispondi

              Sono scettico su questo. Il nome potrebbe diventare illeggibile o essere troppo strano.

          • Ryo
            25 agosto 2015 alle 17:11 Rispondi

            Vero, infatti ho osato tanto solo su un personaggio di secondo piano

  3. Giulio F.
    13 agosto 2015 alle 10:20 Rispondi

    Secondo me il nome e il cognome, in quanto a musicalità, dovrebbero adattarsi anche al modo di essere e di presentarsi del personaggio stesso.
    《Il mio nome è Bond, James Bond.》
    《Sono Chuck Bass.》
    Sono simili, certo, ma se Bass si fosse chiamato James -e Bond si fosse chiamato Chuck- non sarebbero stati gli stessi personaggi.

    • Daniele Imperi
      13 agosto 2015 alle 14:29 Rispondi

      Sì anche secondo me. Inoltre nome è cognome devono in qualche modo stare bene insieme.

  4. Tenar
    13 agosto 2015 alle 12:30 Rispondi

    I miei personaggi nascono già con un nome, al massimo sta a me capire perché si chiamino così. Don Marco Siracide, il protagonista del mio primo romanzo ha un nome banalissimo e un cognome che non lo è affatto. Quando si è presentato nella mia testa aveva già questo nome. Stessa cosa per la protagonista con cui sto lavorando ora. Ha un nome reale, anche se molto insolito (però ho avuto un’alunna che si chiamava così) e questo vuol dire ovviamente che ha alle spalle una famiglia un po’ particolare, da cui dipende, a pioggia, parte del suo carattere e del suo immaginario. Però questo l’ho capito dopo, prima ho visto il suo viso e ho sentito il suo nome.

    • Daniele Imperi
      13 agosto 2015 alle 14:52 Rispondi

      A me difficilmente accade di sapere già il nome del protagonista o dei personaggi, forse perché non scrivo di solito storie di questa realtà, quindi devo fare un po’ di ricerche.

      • Tenar
        13 agosto 2015 alle 15:10 Rispondi

        Mi capita anche con i personaggi di altre realtà a dire il vero, a volte da un nome ho dovuto dedurre un’intera civiltà, mi è capitato con un tale Hermise, im-sha degli Imsheti (e poi andare a capire che fosse un mi-sha e chi fossero gli Imsheti…). Tutta colpa di una bottiglietta d’acqua lituana di marca, appunto “Hermise” (che sta per Hermes)…

  5. Ulisse Di Bartolomei
    13 agosto 2015 alle 13:15 Rispondi

    La scelta appropriata dei nomi e delle terminologie specifiche in genere, è tra le caratteristiche primarie per la piacevolezza di un racconto. Anni fa un amico mi regalò La battaglia di Tsushima dove i nomi dei marinai russi erano “pazzeschi” a dir poco! Sono un mancato marinaio (ho frequentato una scuola nautica ma poi ho fatto tutt’altro) e soltanto la passione per le navi e il mare mi indusse a terminare la lettura di quel libro, ma ogni qualvolta capitava un nome russo i miei neuroni volevano darsi alla fuga! Non riuscivo a memorizzarli adeguatamente o quindi mi era difficile contestualizzarli nelle addivenenti vicende. In quel caso, ovviamente, l’autore non aveva opzioni ma in un racconto di fantasia soltanto un autore sadico potrebbe costringere i suoi lettori a dei nomi sgradevoli o nomignoli che evocano immaginari astrusi. A mio parere un racconto di qualità non deve costringere il lettore a rileggersi le frasi precedenti per ricordarsi “chi era quello”, né indurre la mente a divagare ad esempio su un soprannome tipo “cappella” o un maggiordomo soprannominato “la sfinge”, per la sua peculiare prossemica. Sono dettagli che possono venire talvolta menzionati, ma poi i nomi devono essere quelli “normali”. Questo vale per la mia esperienza di lettore.

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2015 alle 19:53 Rispondi

      Se la storia è russa, però, c’è poco da fare: devi scegliere nomi russi. Se lo scrittore è russo, per lui non è un problema. Se è italiano e vuole ambientare la sua storia in Russia, allora hai ragione, io sceglierei nomi russi leggibili.

  6. Cristina
    13 agosto 2015 alle 17:27 Rispondi

    Dipende dal personaggio, perché nei romanzi storici non puoi cambiare il nome a personaggi realmente esistenti, e qui caschiamo già sull’unicità, e purtroppo c’è il rischio “Buendìa”. In “Cent’anni di solitudine” avevo dovuto farmi addirittura un albero genealogico perché, come te, non capivo più di quale Aureliano stesse parlando.Nel periodo storico di cui tratto tutte le grandi casate normanne chiamavano i figli nello stesso modo, specie se maschi e specie se primogeniti. Quindi c’erano una badilata di Geoffroy, Hugues, Baudouin e Guillaume, e devi essere tu bravo a connotarli in qualche maniera.

    Per il resto sono d’accordo con la regola un personaggio = un nome, che applico quando posso scegliere. Faccio naturalmente qualche ricerca per capire che nomi andassero per la maggiore nel periodo storico, di solito ho dei saggi. Ho scoperto che nelle Fiandre del 1100 c’erano molti nomi dal suono germanico, come Hildebrand, che infatti ho affibbiato al docente di uno dei personaggi principali.

    Più che altro sono in difficoltà quando devo inventarmi i nomi per le locande medievali! :-)

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 17:25 Rispondi

      Ecco perché preferisco raccontare di gente comune :D
      Che saggi hai per i nomi?
      Le locande sono un problema, ma non si trovano documenti o testi in cui compare qualche nome così che uno si possa regolare?

      • Cristina
        14 agosto 2015 alle 18:02 Rispondi

        Mi sa che hai ragione, molto meglio andare sulla gente comune! :-) Non ti dico poi quando trovi gli alberi genealogici con gli eredi del feudo che hanno tutti lo stesso nome, tipo Guillaume I, Guillaume II e via dicendo… c’è da mettersi le mani nei capelli.

        Per i nomi pesco da due saggi “La vita quotidiana nell’anno Mille” e “La vita quotidiana ai tempi dei Cavalieri della tavola rotonda”… ma dopo un po’ inevitabilmente finiscono.

        Purtroppo per i nomi delle locande non ho trovato fonti, così devo sbrigliare un po’ la fantasia. Lo stesso per i nomi delle navi, che si ispiravano ovviamente a santi protettori.

        • Daniele Imperi
          14 agosto 2015 alle 18:41 Rispondi

          I due libri li compro presto. Per le locande deve esserci per forza qualcosa. Mi viene in mente di cercare in qualche opera medievale nostrana. Che dici?

          • Cristina
            14 agosto 2015 alle 18:47 Rispondi

            Questi due saggi sono utili per tantissimi aspetti, specie su come viveva la gente comune e non. Ho scoperto un sacco di cose su cibo, mestieri e struttura degli edifici! Sì, mi sa che ci toccherà fare ricerche anche nella letteratura di casa nostra…

  7. Francesco
    13 agosto 2015 alle 19:40 Rispondi

    Io ho spesso difficoltà nello scegliere i nomi. Alcune volte mi vengono d’istinto dal momento in cui me li immagino. Altre volte, invece, anche se programmo la loro storia, il loro stile, il modo di comportarsi, vestirsi ecc. Non riesco proprio a dare un nome che si adatti a loro. Per il momento, nel mio romanzo, ad alcuni personaggi ho dato dei nomi assolutamente provvisori (solo per non lasciarsi senza nome) ma appena possibile dovrò proprio cambiarli perché sembrano nomi “forzati”, spero di essermi fatto capire bene. Fatto sta che i nomi, sia del protagonista e sia dei normali personaggi, sono assolutamente importanti e non devono essere presi alla leggera, almeno è quello che io penso.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 18:10 Rispondi

      Non vanno presi alla leggera nemmeno secondo me. Io pian piano mi sto facendo un archivio e delle risorse per nomi e cognomi.

  8. Kinsy
    14 agosto 2015 alle 06:22 Rispondi

    Quello dei nomi è sempre un cruccio!
    Nel romanzo che sto scrivendo, essendo ambientato dove abito, ho scelto di mantenere i cognomi del territorio, ma puntando su nomi propri davvero poco comuni, così da non incappare in omonimie con persone reali, anche se il romanzo è ambientato alla fine del 1700.

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 10:28 Rispondi

      Hai fatto bene a mantenere i cognomi del posto. Non avrebbe senso fare diversamente. Per i nomi devi vedere quelli di moda nel 700.

  9. Grazia Gironella
    14 agosto 2015 alle 18:46 Rispondi

    Di solito gironzolo intorno ai personaggi fino a quando il loro nome non mi balza addosso a mo’ di rivelazione. Tutti i personaggi principali devono avere un nome e una faccia di mio gusto perché io possa iniziare a lavorare seriamente sulla storia. Non so, mi sta sulle scatole inventare una trama su A, B e C, o nomi a caso. E poi, se non conosco almeno nome e faccia dei personaggi, come faccio a sapere cosa succede loro nella storia?

    • Daniele Imperi
      14 agosto 2015 alle 19:33 Rispondi

      Per me è lo stesso, anche sulle facce. Su questo punto, anzi, più in là scriverò un post.

  10. Il Pierpo
    15 agosto 2015 alle 17:49 Rispondi

    Bel quesito. Mi sono trovato a dover scegliere, anzi cambiare, i nomi di tutti i personaggi dei miei libri (tranne che il mio!). Nei primi quattro (ricordo che narrano una storia vera) li ho scelti dopo averli conosciuti. I nomi dei due protagonisti mi sono venuti naturalmente. Per quello del protagonista principale in particolare: Mario M. Mi è subito suonato bene tant’è vero che ne ho fatto il titolo della raccolta che racchiude i quatto libri: Io sono Mario M e questa è la mia storia! Quello del coprotagonista è stato scelto più per trovare un diminutivo con il quale Mario lo chiama: Roberto (Roby, ma solo per lui e la ex moglie).
    In generale, scelgo il nome in base al carattere che dimostra nel racconto.

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2015 alle 09:56 Rispondi

      Con una storia vera c’è però il problema della riservatezza delle persone coinvolte. Sono d’accordo a comparire in un romanzo?

      • Il Pierpo
        17 agosto 2015 alle 15:15 Rispondi

        Secondo te?

  11. Roberta
    20 agosto 2015 alle 08:24 Rispondi

    Ciao Daniele,
    Io che mi diletto con la narrativa Fantasy scelgo i nomi dei miei personaggi frugando nel passato . Ho una certa passione per i vecchi nomi italiani dimenticati, a patto che non risultino troppo anacronistici. Ma il cognome e’ quello che mi diverte di piu’… cerco sempre un motivo per attribuirgli un significato, ed ecco che la vecchia strega disordinata si trasforma nella simpatica Berta Catasta! E’ un sistema valido, a mio parere, per fissare un’ immagine precisa nella mente di chi legge. Un Grazie sincero per gli utili consigli!

    • Daniele Imperi
      20 agosto 2015 alle 19:55 Rispondi

      Ciao Roberta,
      quella dei nomi dimenticati è una bella idea. Io ho comprato un dizionario di nomi e per un racconto di streghe ho trovato Selma e Cia, per esempio, e per uno horror nomi come Marcolfa e Frine. Se non sono vecchi e domenticati questi :)

  12. monia
    24 agosto 2015 alle 11:16 Rispondi

    Assolutamente d’accordo, ti faccio solo due esempi:
    – i romanzi russi: io di solito mi impegno alla prima lettura, ma già dalla seconda memorizzo l’iniziale e il suono (Pe…o..ic). Troppo impegnativo rileggerli ogni volta.
    – il trono di spade. Martins deve proprio odiare i lettori! Già sono tanti i personaggi, e se poi ognuno ha nome-cognome-soprannome-casata-storpiatura… e sono impazzita al vedere pure nomi doppi (Robert)! Questa è meschinità!

    • Daniele Imperi
      25 agosto 2015 alle 16:43 Rispondi

      Ciao Monia, benvenuta nel blog. I russi dipende. Ma con Martin non ho avuto problemi.

  13. Giorgi
    24 agosto 2015 alle 21:06 Rispondi

    Per scegliere il nome della mia eroina ho fatto una vera e propria graduatoria: avevo circa quaranta nomi in mente, alcuni suonavano bene, altri nascondevano un certo significato, altri vi ero semplicemente affezionata da sempre, e così via. Li ho scartati man mano finché non ho trovato quello perfetto che rispondeva a tutti gli stessi requisiti che hai elencato, ed è stata una gran bella soddisfazione XD
    Penso che il criterio più importante a cui far conto sia l’unicità. Il nome del protagonista deve rimanere impresso nella mente del lettore, non deve essere confuso con nessun altro personaggio, con nessun’altra storia. Esistono nomi triti e ritriti che sembrano essere noleggiati da un autore alla volta e che saltino da un romanzo all’altro di tante volte che li ho trovati sulla carta!
    Un’altra cosa che mi dà fastidio è la somiglianza tra il nome del protagonista e il nome di uno o più personaggi secondari. Ad esempio, se l’eroe si chiama Maverick non posso accettare che la sua spalla si chiami Margaroc (nomi sparati a caso ovviamente), o se uno si chiama John l’altro non potrà chiamarsi James. Sembra quasi che l’autore non abbia fantasia. Pur sapendo chi è John e chi è James quella semplice “J” iniziale ripetuta all’infinito può stancare e a volte se si legge con distrazione perfino confondere. Meglio che il nome del primo sia ricco di consonanti ruvide e di “a” e magari il nome del secondo abbia più consonanti dolci e molte “e”. Più distanza e diversità c’è, più gusto c’è.

    • Daniele Imperi
      25 agosto 2015 alle 16:47 Rispondi

      Ciao Giorgi, benvenuta nel blog. La differenza di vocali e consonanti è una buona idea

  14. Chiara
    25 agosto 2015 alle 10:10 Rispondi

    Il protagonista del romanzo che sto scrivendo, inizialmente non doveva essere il protagonista. Si è imposto strada facendo. Ho pensato di cambiargli il nome per renderlo più particolare, ma mi sembrava di snaturarlo, quindi ho mantenuto quello che avevo scelto: semplice, quattro lettere (in realtà è un diminutivo) ma con un cognome “potente”. Se sia appropriato o no non lo so, ma a me piace… :D

    • Daniele Imperi
      25 agosto 2015 alle 16:49 Rispondi

      In che senso si è imposto? La storia parte dal protagonista. Non hai dovuto cambiare la trama?

      • Chiara
        27 agosto 2015 alle 08:39 Rispondi

        Certo che l’ho cambiata!
        All’inizio doveva essere un romanzo corale, poi ho ritenuto opportuno scegliere un protagonista unico, in primis perché – come ti dicevo – il personaggio ha preso il suo spazio, in secondo luogo perché avevo messo troppa carne al fuoco: focalizzarmi su di lui invece di dare a tutti lo stesso spazio mi aiuta a veicolare meglio la storia e il suo messaggio.
        Per fortuna, quando ho preso questa decisione, avevo scritto solo un paio di capitoli quindi non ho dovuto buttare via troppo materiale…

  15. laura
    14 maggio 2016 alle 15:08 Rispondi

    Io ho un problema,non trovo il cognome adatto alla mia protagonista. Si chiama Charlotte Natalie Elizabeth ,è inglese,abita nellaLondra del1890. Ha un carattere forte,è egocentrica e geniale.Il grande problema è che tutti la chiamano per cognome quindi quest’ultimo deve suonare bene sia col nome che da solo. Vi sarei grata se mi aiutaste .

    • Daniele Imperi
      16 maggio 2016 alle 08:19 Rispondi

      Ciao Laura, benvenuta nel blog. “Charlotte Natalie Elizabeth” è solo il nome? A me sembra troppo lungo, visto che si tratta della protagonista e quindi deve avere un nome che si ricordi facilmente.

  16. laura
    16 maggio 2016 alle 13:19 Rispondi

    Sì é piuttosto lungo ma verrà chiamata solo Charlotte gli altri due nomi verranno usati solo per la firma. Ma la questione del cognome mi preme molto e non so più cosa inventarmi, ho provato ad usare dei generatori di nomi ma non ha funzionato. Anzi sono più confusa di prima.AIUTO

  17. laura
    16 maggio 2016 alle 13:39 Rispondi

    Lo farò grazie mille

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