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No ai generi letterari

Catene

Più volte ho scritto di non apprezzare i generi letterari. Sono gabbie narrative. Sono regolati da leggi, anche ferree, e a me le leggi stanno strette. Lo scrittore è libero, non può subire costrizioni di alcun tipo. La sua scrittura deve essere libera, non può venire ingabbiata in un contenitore che non respira.

Perché un genere letterario è proprio questo: una scatola chiusa, senza possibilità di comunicazione col mondo esterno. Talvolta ci sono delle contaminazioni, fuoriuscite di liquido narrativo che inquinano un genere e danno il via a una mutazione genetica che crea un nuovo genere. E il ciclo si ripete.

Superiorità del Fantastico

Il genere oltre i generi narrativi. Ho già scritto tempo fa di come io reputi il Fantastico superiore agli altri generi, forse proprio perché li contiene tutti e nessuno. Forse perché è proprio nel Fantastico che lo scrittore può dimostrare le sue abilità. Opinione personale, ovviamente.

I generi narrativi non esistono

A pensarci bene credo sia così. Secondo voi esiste un genere per le opere pittoriche? No, esiste una corrente artistica, ma è un concetto differente. Nella musica, invece, esistono i generi. Se ne poteva fare a meno? Da inesperto totale di musica sono propenso a dire di no.

Ma nella scrittura è davvero necessario ascrivere un’opera a un preciso genere? Anche il romanzo storico è considerato tale solo in virtù della nascita dell’autore. I romanzi di Bernard Cornwell sono storici perché l’autore è attuale, ma se avesse scritto di Richard Sharpe nel periodo napoleonico, quelli sarebbero stati romanzi di guerra.

Dracula è un romanzo dell’orrore? No, è un romanzo gotico a dire il vero. Altro genere narrativo. È anche un romanzo epistolare, ma questo riguarda la struttura della storia. È stato scritto nel 1897 e ambientato nel 1890: altra storia “attuale”.

Romanzi tematici o narrativa di genere

Così viene definita la narrativa di genere: scrivere storie per farle rientrare in un preciso genere. Lo scrittore che si ingabbia da solo, che si mette le catene al piede e schiavizza la propria scrittura. Scrivete storie, dico io.

D’accordo, ho detto più volte che amo il Fantastico, ma sapete che vi dico? Che tutta la letteratura ricade nel Fantastico, a meno che non si tratti di una notizia giornalistica o di un saggio o una biografia.

Parliamo piuttosto di romanzi tematici. Un romanzo è solo una storia, che si focalizza su un contesto, un tema, che può essere l’orrore, il giallo, l’amore, la scuola.

Categorizzazione editoriale/commerciale

La commercializzazione delle opere letterarie ha portato alla diffusione dei generi letterari. Sono perfino le case editrici a richiederli. Bisogna classificare la letteratura, quando io la dividerei in quattro grandi categorie:

  1. biografie
  2. saggistica
  3. manualistica
  4. narrativa.

C’è altro? Per ora mi sfugge. Mi piacerebbe vedere una casa editrice che pubblica narrativa. Che lo scrive chiaramente nel suo sito, come scrissi a suo tempo “pubblichiamo storie”.

Amate i generi letterari?

Vi piace sentirvi coccolati dal vostro genere letterario preferito, viziati dagli editori, incanalati lungo i binario del genere senza pericolo di deragliamento? O preferite essere più liberi?

34 Commenti

  1. Fabrizio Urdis
    8 novembre 2013 alle 08:49 Rispondi

    Ciao Daniele,
    sono completamente d’accordo con te.
    Se poi consideriamo che oltre ai generi ci sono anche i sottogeneri e malgrado ciò ci sono autori che scrivono libri che non corrispondono a nessuno di essi.
    Inoltre seguire un determinato genere la maggior parte delle volte porta a seguire determinati schemi narrativi e storie molto simili tra loro, va a finire che leggo la prima pagina e so già come finisce.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 14:20 Rispondi

      Hai ragione, è proprio quello che volevo dire: alla fine sei costretto entro precisi schemi.

  2. Salvatore
    8 novembre 2013 alle 10:31 Rispondi

    Secondo me i “Generi” letterari, che pur esistono, non vanno visti dallo scrittore come una gabbia. Essi possono essere anzi un aiuto allo scrittore. Lo spiego qui: paginestrappate.it/news/scrittura-creativa-step-ii/

    Inoltre nell’editoria la classificazione in “generi” di un opera aiuta sia a vendere sia a indirizzare il lettore verso quei “generi” che più attraggono il suo interesse.
    Quindi potremmo dire che la divisione, o la classificazione se preferisci, di un opera in generi circoscritti sia una facilitazione sia per lo scrittore, sia per l’editore, sia per il lettore. Detto questo, lo scrittore non deve sentirsi limitato o ingabbiato. La creatività, la fantasia, non vogliono gabbie di alcun tipo. Si può sempre sforare, inventare nuovi generi o contaminazini, ecc. Non lo vedo come un problema.

    P.S. scusa per il link; se non ritieni sia il caso, toglilo pure. Senza problemi. L’ho inverito perché sarebbe stato troppo lungo riportare tutto in un commento.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 14:29 Rispondi

      Ho capito che intendi, ma allora come posizioni quei romanzi che non sono ascrivibili in un genere?

      Per il link nessun problema, non vengono attivati di default :)

      • Salvatore
        8 novembre 2013 alle 18:14 Rispondi

        Tipo quali? Sai l’uomo è bravissimo a catalogare il mondo che lo circonda; potremmo spingerci a dire che il nostro stesso linguaggio, o la nostra capacità di parlare se preferisci, nasce proprio dall’esigenza di catalogare. Cioè di dare un posto ben definito a ogni cosa, per comprenderla più facilmente. Non c’è un genere adatto per un certo romanzo? Qual’è il problema? Ce lo inventiamo! :) Poi alla fine gli unici limiti sono quelli che ognuno si pone. Altri non ne vedo. ;)

        • Daniele Imperi
          8 novembre 2013 alle 19:14 Rispondi

          Non so, per esempio alcuni romanzi di Cormac McCarthy. O anche di David Mitchell. Non saprei proprio a quale genere appartengano.

  3. Valeria
    8 novembre 2013 alle 11:42 Rispondi

    Stavolta sarò breve… Sono completamente d’accordo con Salvatore, che mi ha preceduto! :-)

    • Salvatore
      8 novembre 2013 alle 18:15 Rispondi

      ;)

  4. Alessandro Cassano
    8 novembre 2013 alle 11:44 Rispondi

    Uomo, donna, bianco, nero… la categorizzazione dello scibile è insito nella natura umana, è d’aiuto nell’orientarsi in ciò che ci circonda ed è un’attitudine anteriore al commercio :)
    Son d’accordo sul fatto che un’opera non dovrebbe essere “blindata” in una categoria, in quanto l’etichettamento di un libro costituisce quasi sempre una sottostima. Ma è innegabile che “Gulliver’s travels” abbia più affinità con “Robinson Crusoe” che con “I promessi sposi”, quindi una categorizzazione a grandi linee non si rivela poi così blasfema.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 14:32 Rispondi

      Sì, concordo che sia in noi categorizzare per riuscire a trovare facilmente qualcosa.

  5. Kentral
    8 novembre 2013 alle 12:16 Rispondi

    Da lettore non mi sono mai posto il problema. Ho sempre letto quel che mi piace senza pensare al genere: giallo, storico, fantastico, narrativa classica.

    Il classificare, ed il farlo in eccesso, risale ad Adamo, quando gli prese il vizio, sotto suggerimento divino, di dare un nome ad ogni cosa. Scherzi a parte, a me non recano nessun fastidio i generi, anzi li ritengo utili.

    Mi sembra evidente che Tolkien e Camilleri pur essendo ottimi scrittori appartengono a due generi diversi. Il primo ha un area di riferimento fantastica, il secondo poliziesca. I generi letterari in fondo servono a classificare gusti. Un piatto di pasta può essere al sugo, in brodo, con olio, ma anche salato, liscio, piccante.
    Mischiare anche più gusti ed essere in formati diversi: piccoli, grandi, spaghetti. Ma sempre pasta è.

    Che poi ci siano autori così bravi da far appartenere la propria opera a più generi, ben venga.

    Cent’anni di solitudine non si trova tra i libri fantastici, così come il nome della Rosa non si trova tra i romanzi storici o polizieschi. Travalicano i loro generi. Si trovano nello scaffale dei libri classici.

    Pertanto convengo che ci sia un uso/abuso dei generi e sottogeneri, fino al maniacale, ma qui occorre dare colpa più a certe stupidità umane che alla classificazione in sé stessa.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 14:33 Rispondi

      Sì, c’è stata alla fine una mania dei generi, è quello che principalmente volevo contestare.

  6. MikiMoz
    8 novembre 2013 alle 13:21 Rispondi

    Ovviamente la libertà è da preferirsi.
    Le opere vengono iscritte in un genere per “semplificazione”, succede anche nei film.
    Certo, sono molto belle le opere che sfuggono alle classificazioni, ma anche quelle che coi generi ci giocano molto (guarda ad esempio le opere di Tarantino -visto che sono suoi soggetti e sceneggiature, si può parlare di cose scritte, prima che filmate).
    Insomma… che genere preferisco? Nessuno in particolare, basta che sia del genere… DIVERTENTE XD

    Moz-

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 14:35 Rispondi

      Anche io preferisco le opere che sfuggono a una classificazione. Tarantino è un ottimo esempio.

      • MikiMoz
        8 novembre 2013 alle 19:05 Rispondi

        Però è anche vero che Mr. Quentin gioca coi generi :)

        Moz-

  7. Ryo
    8 novembre 2013 alle 17:00 Rispondi

    Anche per me le divisioni sono in quattro insiemi/generi, ma i miei quattro sono altri quattro :-)
    – Narrativa
    – Poesia
    – Teatro
    – Saggistica

  8. Tenar
    8 novembre 2013 alle 17:15 Rispondi

    Concordo col post. Tuttavia il nostro cervello ha bisogno di semplificare e categorizzare. Categorizzare i generi serve a giocare col lettore. Una sorta di patto per cui se compro fantasy so che probabilmente troverò della magia, in un giallo troverò un delitto. Vedendolo come un accordo giocoso tra le parti, il genere mi sta bene. Scrivo gialli, prometto al lettore un delitto, ma in cambio lo trascino nel mio mondo…

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 19:07 Rispondi

      Sì, è vero. Quello che penso è che non serva allo scrittore, o almeno non serve a me.

  9. LaLeggivendola
    8 novembre 2013 alle 18:20 Rispondi

    Uhm, ammetto che è comodo sapere dove andare in libreria, se si cercano specificamente libri ‘horror’ o libri ‘fantasy’. Però alla fine la considero soprattutto una comodità e temo che molti wanna-be-scrittori/scrittori/editori prendano la categorizzazione troppo sul serio, cosa che blocca l’innovazione o che comunque finisce per ingabbiare le storie in una manciata di canoni ormai insopportabili.

  10. franco zoccheddu
    8 novembre 2013 alle 18:42 Rispondi

    In generale non ho problemi con l’idea di genere letterario. Se si tratta di un modo per classificare le opere “a posteriori”, va benissimo, e, come avete affermato tu e altri, aiuta ad orientarsi nella marea di romanzi esistenti. Ma concordo: niente gabbie né obblighi ad uniformarsi. Dovremmo essere assolutamente liberi di di far commettere l’assassinio anche al commissario, anche se qualcuno continua a dire che le regole lo “proibiscono”. Figuriamoci…

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2013 alle 19:10 Rispondi

      Vero, per i gialli ci sono delle regole molto ferree. Mi sentirei troppo stretto a scrivere in quel modo.

      • Tenar
        8 novembre 2013 alle 20:13 Rispondi

        Oddio, regole ferree… Pare che l’unica cosa che ancora non si sia riusciti a fare nel giallo è far commettere l’omicidio al lettore (in effetti ci ho provato in un racconto, ma il lettore avrebbe poi ucciso me per autodifesa da racconto illeggibile)

        • Daniele Imperi
          8 novembre 2013 alle 20:24 Rispondi

          Non è male l’idea del lettore come assassino. Può funzionare, secondo me, ma solo se… ;)

          • Salvatore
            9 novembre 2013 alle 11:04

            In alcuni libri game, dove il lettore interagiva direttamente con la trama, è anche stato fatto…

  11. franco zoccheddu
    8 novembre 2013 alle 22:11 Rispondi

    Be’, ricordate “Ascensore per l’inferno”? Si scopriva che l’assassino era chi indagava, insomma inseguiva se stesso. Questo mi ispira una possibile storia di quelle con i vincoli: scrivere un giallo in cui assassino, vittima, poliziotto siano di fatto la stessa persona ma nessuno dei tre è conscio della situazione. L’assurdità del tutto potrebbe essere una bella sfida per lo scrittore.
    Ah, a proposito, Tenar: il lettore l’omicidio lo commetterebbe pure, qualche volta, se avesse a disposizione certi scrittori…

    • Tenar
      9 novembre 2013 alle 16:08 Rispondi

      Sicuramente!

  12. Seagal93
    9 novembre 2013 alle 01:57 Rispondi

    L’esistenza o l’inesistenza di un genere letterario dipende solo e soltanto dallo scrittore. Sono loro che hanno il potere di decidere se rimanere fedeli al solito canovaccio oppure, notorietà permettendo, virare verso nuovi orizzonti. Ovviamente questa è solamente la mia umile idea, facilmente confutabile da voi più esperti.
    Comunque, questo blog è superbo. Complimenti :)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2013 alle 07:36 Rispondi

      Ciao, benvenuto nel blog.

      Grazie per i complimenti. Credo anche io dipenda dallo scrittore restare fedele o meno a certi generi.

  13. Seagal93
    9 novembre 2013 alle 09:36 Rispondi

    Sarebbe interessante ragionare su come poter contaminare un genere e renderlo diverso dagli altri. Ad esempio: cosa cambiereste, del solito canovaccio, in un thriller poliziesco?
    Potremmo porci la domanda anche nei confronti di altri generi.

  14. Lucia Donati
    9 novembre 2013 alle 16:03 Rispondi

    L’ordinamento in generi non è cosa recente ed evidentemente a suo tempo se ne è sentita la necessità; ma la scrittura cambia. La classificazione in generi va sempre più stretta allo scrittore, io ritengo. Come sai, e l’ho scritto nel mio post dedicato ai “non generi”(che spero tu abbia letto), anche io sono contraria alle “ristrettezze”; poiché nelle limitazioni lo scrittore non può esprimersi pienamente: tutto qui. :)

    • Daniele Imperi
      9 novembre 2013 alle 16:31 Rispondi

      Infatti sta diventando quasi un’imposizione, secondo me.

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