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Fantascienza o narrativa scientifica?

Viaggio nel regno del possibile

Narrativa scientifica

Tempo fa ho notato questa grande differenza di termini per indicare questo genere letterario nella nostra lingua e in inglese: fantascienza e science fiction (o in breve sci-fi). Come se noi preferissimo puntare più sullʼaspetto fantasioso delle storie e gli anglosassoni più su quello scientifico.

La verità sta nel mezzo? Probabile.

A pensarci bene, però, mi sento di dare ragione al termine inglese e di vedere alla fantascienza come a una narrativa scientifica. Questo, credo, pone il genere su un livello più alto, in cui cʼè posto per la fantasia – elemento comune e imprescindibile di ogni genere letterario – ma soprattutto devʼesserci posto per la parte scientifica.

Non significa scrivere romanzi che soltanto uno scienziato capirebbe, ma scrivere romanzi credibili, scientificamente validi – nei limiti della narrativa – e che mostrino un mondo possibile.

Il concetto di “Science Fiction”

Il dominio della narrativa scientifica è il possibile. Il suo territorio spazia dalla Terra che conosciamo oggi fino ai limiti degli universi possibili che lʼimmaginazione umana può creare, sia nel passato, nel presente, nel futuro o in un alternativo continuum spaziotemporale. Pertanto la narrativa scientifica è la sola letteratura in grado di esplorare la macrostoria della nostra specie, e di includere la nostra storia e anche la nostra vita quotidiana, in un contesto cosmico. H. Bruce Franklin

Penso che in questo brano di Franklin ci sia davvero tutto il significato di ciò che si intende e si dovrebbe intendere con “fantascienza”: il possibile.

Nel fantasy nulla è possibile, non esistono gli orchi, gli elfi, non esiste la magia, non esistono quelle terre dai nomi epici – anche se molti autori le hanno create immaginando sconvolgimenti nelle nostre terre o comunque rifacendosi alla nostra geografia.

Forse possiamo asserire che il dominio del fantasy sia lʼimpossibile. I viaggi di Gulliver ne è un esempio. Il viaggio sotterraneo di Niels Klim anche, opere entrambe del ʼ700. E poi tutte le altre che abbiamo almeno sentito nominare, come Il Signore degli Anelli, La spada di Shannara, Le Cronache del ghiaccio e del fuoco, i romanzi di Avalon di Marion Zimmer Bradley.

Nella fantascienza, nella narrativa scientifica, tutto è possibile. Se leggete Asimov, non potete fare a meno di credere che un giorno tutto ciò che state leggendo si verificherà. Persino Trantor, pianeta-città con 40 miliardi di abitanti.

Ma anche leggendo Philip K. Dick avrete la stessa sensazione. I simulacri creati nel romanzo Lʼandroide Abramo Lincoln (We can build you) sono possibili. Anche il Glimmung è possibile (Nick e il Glimmung). E possiamo dire lo stesso di altri autori, come Richard Matheson, Harry Harrison, ecc.

Le esplorazioni della narrativa scientifica

Franklin ci ha suggerito come scrivere storie di fantascienza: ha parlato di applicare la nostra immaginazione a ciò che è avvenuto nel passato, al nostro presente, a un possibile futuro e in qualche universo alternativo.

Fantascienza è dunque immaginare una versione possibile di tutto ciò, di un momento qualsiasi della linea del tempo, anzi di quella spaziotemporale.

  • La fantascienza applicata al passato: esiste. Si chiama “Steampunk”, per esempio. Qualcuno di voi lo conosce, altri lo hanno sentito nominare. Per il resto spiego in breve cosʼè: un sottogenere della fantascienza ispirato al XIX secolo con tecnologia basata sulle macchine a vapore. Un possibile passato della nostra Storia.
  • La fantascienza del presente: non ne ho letta finora, ma il succo è lo stesso, trovare una versione diversa, possibile, del nostro presente. Per esempio ipotizzare un 2016 in cui esistano le colonie lunari o i viaggi interstellari. Nel fumetto, a pensarci bene, esiste una letteratura di presenti alternativi: quella supereroistica. Ambientare una storia di Superman o degli X-Men nel mondo di oggi significa fare della fantascienza applicata al presente.
  • La fantascienza come esplorazione del futuro: quella che siamo abituati a leggere, forse quindi la più frequente, ma non credo la più facile da scrivere. Nel romanzo di fantascienza che sto cercando di scrivere ci sono due società molto avanti nel futuro e questo mi sta impegnando non poco.
  • La fantascienza delle realtà alternative: se volete approfondire, leggete le teorie del multiverso. Ho letto un saggio di Brian Greene tempo fa, La realtà nascosta. Universi paralleli e leggi profonde del cosmo, che mi ha letteralmente aperto un mondo. Anzi tanti, infiniti mondi. Come film possiamo citare Sliding Doors, per i romanzi cʼè sicuramente 1Q84 di Murakami, ma anche la serie della Torre nera di Stephen King, per le serie televisive Doctor Who.

La macrostoria dellʼuomo nel contesto cosmico

Più leggo questa definizione e più mi piace. Perché vi è racchiuso il vero senso della narrativa scientifica. Soltanto questa definizione basta come guida per intraprendere la strada dello scrittore di fantascienza.

Fantascienza o narrativa scientifica? A voi, ora, una possibile risposta.

33 Commenti

  1. Cristina
    9 febbraio 2016 alle 08:35 Rispondi

    Impossibile immaginare una narrativa priva dell’uomo come elemento centrale, a qualsiasi genere il romanzo appartenga. Quindi la definizione “La macrostoria dellʼuomo nel contesto cosmico” calza a pennello! A proposito di pennello, questo avviene anche in un’opera d’arte, per me: i paesaggi mi piacciono, ma istintivamente cerco la presenza della figura umana, pur piccola che sia. Lo stesso è della fantascienza, o narrativa scientifica. (1Q84 di Murakami è un capolavoro.)

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2016 alle 12:21 Rispondi

      1Q84 mi è piaciuto, ma non lo vedo come un capolavoro. Alcune cose le ho apprezzate, altre no.

  2. Grilloz
    9 febbraio 2016 alle 09:07 Rispondi

    Non è sbagliato quel che scrivi, ma molto limitativo, ed è una delle ragioni per cui verso la fantascienza ci sono così tanti pregiudizi. Con questa classificazione taglieresti fuori autori geniali come Farmer, Herbert, Sheckley per alcune cose, anche Vance.
    In fondo gli alieni non esistono più degli elfi, o l’iperspazio non è più reale della magia dei druidi, per non parlare dei superpoteri degli X-men che tu citi.
    In molta produzione fantascientifica l’elemento scientifico o tecnologico è marginale, fa da sfondo, serve solo come espediente narrativo per parlare d’altro e farlo con più libertà. Prendi tutta la narrativa distopica ad esempio, da Orwell a Bradbury, da Huxley alla Atwood.
    Insomma quella di cui tu parli è solo una piccola parte della fantascienza, quella di Asimov e Clarke, quella che in genere va sotto il nome di hard science fiction.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2016 alle 12:23 Rispondi

      Non ho letto nulla di quei 4 autori che citi :)
      Gli elfi non esistono e basta, gli alieni sono invece possibili. Non conosciamo ancora tutto l’Universo.
      Non credo di aver tagliato fuori altri autori con la mia definizione. Ma dovrei sapere cosa hanno scritto Farmer, Herbert, Sheckley, Vance.

      • Grilloz
        9 febbraio 2016 alle 12:54 Rispondi

        Ma ti mancano le basi :D scherzo
        Farmer ha scritto il ciclo del mondo del fiome, nel quale immagina la “resurrezione” di tutta l’umanità (ovvero di tutte le epoche) su un misterioso giganntesco pianeta sulle rive di un fiume che appare infinito, e poi ha scritto il ciclo dei creatore di universi, dove esseri “lieni” potentissimi creano universi dove anche le leggi della fisica sono diverse dalle nostre.
        Herbert ha scritto Dune, un pianeta dove si coltiva una spezia (una sorta di droga) che permette a strani essere di pilotare le astronavi, Sheckley ha temi molto spesso sociologici, Vance per le ambientazioni si avvicina molto al fantasy.
        Ma di esempi se ne possono trovare altri, probabilmente anche più “strani” ;)

        • Daniele Imperi
          9 febbraio 2016 alle 13:06 Rispondi

          Farmer ha esplorato il futuro, allora, quindi non l’ho escluso :)
          Ah, Frank Herbert! Non avevo capito :P
          Ho letto Dune e ho tutto il ciclo. Ma anche quella fantascienza non l’ho esclusa.

  3. Alberto Lazzara
    9 febbraio 2016 alle 09:41 Rispondi

    Condivido il tuo punto di vista, science-fiction è l’ambito del possibile non ancora attualizzato, ma non dell’impossibile. La parola fanta accoppiata a scienza può presupporre invece anche una scienza impossibile, una contraddizione in termini.

    Complimenti e grazie per il tuo bellissimo blog, il primo che seguo in vita mia.

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2016 alle 12:32 Rispondi

      Non sono sicuro sulla scienza impossibile. Il rischio è che la storia diventi troppo incredibile.

  4. Gianfranco
    9 febbraio 2016 alle 11:13 Rispondi

    Ho scritto un romanzo, ancora in fase di revisione, di genere socio-fantascientifico: dove mando un gruppo di Terrestri a fare una esperienza su un pianete simile alla Terra, ma con una tecnologia molto più avanzata. Oggetto del romanzo è soprattutto il confronto tra i due pianeti. Il genere mi ha portato a dilungarmi in descrizioni scientifiche, anche se di fantasia, per dare loro una parvenza di logica e di accettabilità da parte del lettore (diciamo una loro giustificazione scientifica). Questo però ha portato i miei primi lettori e giudici a dirmi: -“Guarda che c’è differenza tra un romanzo e una relazione tecnica”. Evidentemente mi sono prolungato troppo nei dettagli, ma ero decisamente convinto che, dato il genere, fosse necessario per renderlo più credibile. Ora lo sto rivedendo sotto questo nuovo aspetto, con folte e dolorose sforbiciate, ma farò bene?

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2016 alle 12:34 Rispondi

      Bisogna vedere come ti sei dilungato in queste descrizioni scientifiche. Asimov non lo ha mai fatto, a quanto ricordi, eppure tutto quello che ho letto era credibilissimo.
      Le descrizioni erano del narratore?

      • Gianfranco
        9 febbraio 2016 alle 15:12 Rispondi

        No, in genere sono i viaggiatori che, essendo degli specialisti, forniscono ai compagni la loro interpretazione dei fenomeni incontrati, in base alle proprie conoscenze. Comunque mi sono reso conto, grazie ai commenti, che tediare il lettore con dettagliate descrizioni non necessarie lo distraggono dalla storia.

  5. Ulisse Di Bartolomei
    9 febbraio 2016 alle 12:33 Rispondi

    Salve Daniele

    Credo che la differenza tra fantascienza e narrativa scientifica sie piuttosto sottile. La fantascienza più “smaccata” è quella alla star trek dove valgono anzitutto i miti della fisica teorica, che spesso equivalgono ad acqua fresca, vedasi le stringhe, il teletrasporto, il ritorno nel tempo, lo spaziotempo, gli universi paralleli… Quest’ultimi sembrano un riedizione del mondo spirituale, come coesistenza di due condizioni, già proposto dal misticismo, ma adeguati al freddo raziocinio del pensatore ateo. Va considerato che se per uno scienziato, la variazione infinitesimale di un valore “matematico”, può equivalere ad una mutazione significativa spaziotemporale, è praticamente impossibile riprodurla in modo da renderla osservabile, compartecipabile o utilizzabile in qualche modo. La fantascienza scientifica ha un fascino superiore, ma all’atto pratico senza sforare nella fisica teorica più audace, è quasi impossibile produrla. Una narrativa snella con un fantascienza “fantasiosa”, senza pretese di concretezza scientifica, mi sembra più adeguata alla scrittura creativa. Peraltro con la fantasia neppure Einstein ci resiste…

    • Daniele Imperi
      9 febbraio 2016 alle 12:47 Rispondi

      Ciao Ulisse, quella di Star Trek è chiamata space opera. Prevede quindi storie sulla conquista di pianeti e galassie.
      Che intendi che alcuni miti della fisica equivalgono ad acqua fresca?

      • Grilloz
        9 febbraio 2016 alle 12:55 Rispondi

        La space opera è comunque un sottogenere della fantascienza

        • Daniele Imperi
          9 febbraio 2016 alle 13:06 Rispondi

          Sì, alla fine la fantascienza è solo un macrogenere letterario.

          • Grilloz
            9 febbraio 2016 alle 13:11 Rispondi

            Ma infatti quello che voglio dire io è che non bisogna alimentare il pregiudizio che la fantascienza sia roba da nerd ;)

            • Daniele Imperi
              9 febbraio 2016 alle 13:18 Rispondi

              No, assolutamente, è talmente vasta, poi, che secondo me può incontrare i gusti di chiunque.

      • Ulisse Di Bartolomei
        9 febbraio 2016 alle 13:27 Rispondi

        Che praticamente hanno valore ipotetico, fondato su un’architettura matematica giustificata in se stessa, ma nessuna possibilità di appurarne un fondamento. Lo stesso spazio curvo di Einstein, è una condizione in cui stiamo dentro, saremmo curvati pure noi, e quindi non possiamo constatarlo finché non possiamo guardarlo da fuori, ovvero dovremmo uscirne. Insomma se io asserissi che lo spazio non è curvo ma a scalini, nessuno può dirmi che non è vero, come non posso dire che Einstein sbaglia. Si tratta di mere ipotesi, spesso strumentali per sostenere altri scenari, pur essi ipotetici e qui gli scienziati di ipotesi ne tirano fuori a iosa. Una “verità” fantascientifica ragionevole è quella della relazione spazio tempo, correlata ai fattori gravitazionali. Qui però il fenomeno è stato notato nel funzionamento dell’atomo, dove, mi sembra, se cambia la gravità le particelle mobili cambiano velocità per mantenere le orbite. L’avvicendamento dunque cambia. La questione però permane che per notare cambiamenti del tipo “astronauta giovane che torna vecchio”, occorrono percorrenze e mutamenti di stato di inaudita quantità “spaziotemporale”. E anche qui comunque, occorre osservare il fenomeno da “fuori”, poiché per la persona che lo vive, la percezione del trascorrere non cambia.

      • Federica
        9 febbraio 2016 alle 18:57 Rispondi

        La teoria di Einstein che ha rivoluzionato la fisica e creò gran scompiglio e numerose resistenze tra i fisici dell’epoca è stata successivamente validata da numerose conferme sperimentali. Einstein “semplicemente” (eh, diciamo così, in senso…«relativo») nutriva grande fiducia nella sua curiosità e nelle sue intuizioni in materia. Un giornalista una volta gli chiese se si fidasse più della propria immaginazione o della sua conoscenza. Lui rispose: «I am enough of the artist to draw freely upon my imagination. Imagination is more important than knowledge. Knowledge is limited. Imagination encircles the world». Ed era sicuro di averci visto giusto. Allo stesso giornalista aveva, infatti, poco prima dichiarato: « (..) I sometimes feel that I am right. I do not know that I am (…) [but] I would have been surprised if I had been wrong».
        La scienza richiede immaginazione, ma non vuol dire che sia campata in aria… E nemmeno le costruzioni matematiche lo sono…

        • Ulisse Di Bartolomei
          9 febbraio 2016 alle 20:47 Rispondi

          Quelle validazioni le conosco. Addurle sperimentali è una parola “grossa”. Sono sempre constatazioni sul filo del rasoio “matematico”, che associano delle fenomenologie alle teorie di Einstein e le assumono in suffragio, ma con molta cautela e spesso opera di fazioni scientifiche per ragioni di prestigio. C’è molto dissenso attorno alle teorie di Einstein e a prescindere “scoperte” che addusse come sue, ma presentate molto tempo prima da altri, rimane che non si può o almeno non lo reputo corretto, che si imbastisca un racconto con viaggi nel tempo e robe simili allegandovi sentori di “scienza certa ma che verrà applicata in futuro”. Un mondo fantastico è godibile se la premessa è coerente… cioè è fantasia, magari con moderate ambizioni di fisica teorica, per suscitare sommarvi il fascino “e se poi è vero?

  6. Federica
    9 febbraio 2016 alle 19:03 Rispondi

    Risposta alla domanda con cui chiudi il post? Narrativa scientifica è più appropriato, come già, comunque, avevi evidenziato.
    Al Liceo qualcosa ho letto di questo genere, ma molto poco. Ricordo qualche brano di Asimov e di un autore che ora non mi sovviene. Di questo genere trovo interessante l’idea di fondo, anzi la domanda da cui origina: dove ci porteranno le scoperte scientifiche e il progresso tecnologico? Credo che la risposta da dare sia difficile, chiami in causa diverse questioni, richieda del coraggio e un deciso sforzo immaginativo.

    • Grilloz
      9 febbraio 2016 alle 19:11 Rispondi

      Sicuramente Brown, si legge sempre la sentinella di Fredirc Brown a scuola ;)
      Continuo a preferire il termine in uso in italiano, Fantascienza, anche solo per affezione, e, come già dicevo sopra, narrativa scientifica mi pare sminuire un po’ il genere.

      • Daniele Imperi
        10 febbraio 2016 alle 08:26 Rispondi

        Ma che scuole avete fatto? A me di fantascienza non hanno mai fatto leggere nulla…

        • Grilloz
          10 febbraio 2016 alle 08:42 Rispondi

          Per la verità neanche a me, ma io ero curioso e sull’antologia quel brano c’era e lo lessi ;)

        • Federica
          10 febbraio 2016 alle 10:21 Rispondi

          Ha ha!! Che scuola ho frequentato!!!! Ma il Liceo Scientifico ad indirizzo sperimentale linguistico-moderno (doppia lingua, non chiedermi la ragione del «moderno» che non l’ho mai capita nemmeno io. Il corso ora non so se esista ancora: all’epoca serviva ad attirare chi voleva fare il Linguistico che non c’era ed io sono finita allo Scientifico). Più che una scuola era…..un avamposto militare! Disciplina ferrea e tanto studio. Comunque sono sopravissuta ;-) E di sicuro ho imparato a guardare la realtà con i miei occhi.
          Asimov l’abbiamo letto quando abbiamo affrontato i diversi generi letterari in letteratura inglese (terza liceo). Dopodiché la prof ha cominciato con Dickens (Hard Times, Great Expectations…) e William Thackeray…
          Anche in italiano, in prima, ne abbiamo letta un po’. Poi, per fortuna, abbiamo visto anche molto altro…. :-)

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2016 alle 08:25 Rispondi

      Forse quella domanda di fondo è proprio ciò che tiene in piedi la fantascienza, ma il genere non è limitato solo al progresso tecnologico.

      • Federica
        10 febbraio 2016 alle 10:23 Rispondi

        Non sono un’esperta del genere. La mia è solo un’opinione personale basata sulle mie limitate conoscenze e come tale va presa :-)

  7. Riccardo
    10 febbraio 2016 alle 20:35 Rispondi

    Cosa vorresti dire che “La magia non esiste”? Allora cosa sono io, una creazione immaginaria? :D
    Scherzi a parte la seconda trama di cui ti parlavo nelle “inibizioni dello scrittore” era sulla fantascienza, più o meno. La volevo sì ambientare nel futuro, ma non ci sono guerre spaziali, né alieni o cose del genere. Ci sono solo wormhole, universo(i) e Anarchia perché è successa una cosa sulla terra.
    Comunque, sono d’accordo sul fatto che la narrativa scientifica deve parlare della scienza reale e deve essere anche credibile.
    ( E poi io sono appassionato della scienza e degli scienziati, sto proprio ora leggendo un libri si Stephen Hawking, e adoro le teorie sui multiuniversi e mondi paralleli, e ci credo pure. Prendetemi per pazzo ahahah!).

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2016 alle 08:28 Rispondi

      Le teorie sul multiverso piacciono anche a me, ma ho letto per ora solo un saggio di Brian Greene.

      • Riccardo
        13 febbraio 2016 alle 10:06 Rispondi

        Ciao Daniele,

        mi permetto di suggerirti un testo di divulgazione scientifica fatto molto bene: Il paesaggio cosmico di Leonard Susskind, uno dei padri della fisica contemporanea e promotore delle teorie sul multiverso come possibile soluzione del principio antropico.
        Un libro che non si tira indietro quando si tratta di spiegare ai non addetti ai lavori i paradigmi scientifici moderni senza fare uso di equazioni.
        Fortemente cosigliato a chi vive di pane, burro e fantascienza. ;)

        • Daniele Imperi
          15 febbraio 2016 alle 09:16 Rispondi

          Ciao Riccardo, grazie della segnalazione e benvenuto nel blog. Darò senz’altro un’occhiata a quel libro.

  8. Simona C.
    13 febbraio 2016 alle 13:54 Rispondi

    Fantascienza applicata al presente è quella che scrivo io. Un giorno forse potrai citarmi in quella categoria. :)
    Parlo di invenzioni straordinarie che esistono già, ma sono tenute segrete. Le mie trame, però, contengono qualche elemento fantasy come demoni e fantasmi perché mi piace la contaminazione tra generi anche se di base mi colloco nello scaffale fantascientifico.

    Mi piace la definizione di fantascienza come “storia alternativa dell’umanità”come mi piace pensare a uno scienziato come qualcuno che ha bisogno di immaginazione e creatività per spingere i propri studi al di là dei limiti attuali e fare nuove scoperte.

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 09:21 Rispondi

      Certo :)
      I generi mescolati fanno quasi un genere a sé.

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