Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La narrativa è solo intrattenimento?

La narrativa è solo intrattenimento

Quando ho letto lʼarticolo di Salvatore “Che scopo ha la narrativa?”, ho risposto nei commenti che per me è solo e puro intrattenimento. E ho parlato da lettore e da potenziale scrittore.

Quando leggo un romanzo, voglio soltanto passare il mio tempo in modo piacevole. Niente di più. Leggo romanzi anche per approfondire un genere letterario, li leggo per colmare le lacune giovanili sui classici, per migliorare lʼinglese coi libri per ragazzi, ma in tutti i casi io voglio essere intrattenuto da quelle storie.

Forse bisogna tenere separate le due metà di noi che scriviamo: capire come vediamo la narrativa da lettori e come la vediamo da scrittori. Da parte mia, però, non credo di poter fare questa scissione, perché da lettore e autore ho gli stessi gusti e le stesse motivazioni.

A cosa servono le storie?

… se ho la necessità di mostrare, di trasmettere qualcosa che sarebbe difficile o riduttivo dire in altro modo, solo attraverso la narrativa ho la possibilità di far calare il lettore nel giusto contesto capace di trasmettergli quella sensazione lì.

Salvatore sostiene che una storia non deve trasmettere unʼinformazione – e siamo dʼaccordo, la narrativa non è giornalismo – ma “comunicare un certo stato d’animo, un certo tipo di informazioni che non giungerebbero al destinatario nel modo corretto”.

Ciò significa tutto e non significa niente. Per me la narrativa deve trasmettere emozioni, ma non per volere dellʼautore, bensì grazie alla ricezione del lettore.

Che voglio dire? Che quando scrivo a me non interessa trasmettere nulla – eccetto in una storia venuta in mente in seguito a un fatto di pochi giorni fa: in quel caso lancerò un messaggio, ma probabilmente non scriverò mai quel romanzo – a me non interessa usare le mie storie per comunicare stati dʼanimo.

Saranno i miei futuri lettori a leggerci ciò che vogliono.

Come lettore a me non interessano gli stati dʼanimo che vuole comunicarmi lʼautore, a me interessa la storia, interessano i personaggi e come reagiscono per portarla avanti. Interessano le mie emozioni, se ne proverò, quando leggo.

Qual è dunque il ruolo della narrativa?

Lʼuomo ha sempre amato raccontare, fin da quando viveva nelle caverne. Illustrando le pareti di quelle prime forme dʼabitazione, ha voluto comunicare qualcosa agli altri. Ma cosa?

Il mondo che vedeva.

Da allora non credo sia cambiato molto, anzi penso che non sia cambiato nulla. Noi continuiamo a illustrare le pareti delle nostre caverne, lo facciamo in modo diverso e con altri strumenti e altri mezzi di diffusione, ma comunichiamo, esattamente come i nostri antenati trogloditi, il mondo che vediamo.

Il ruolo della narrativa – se la narrativa ne ha uno, perché non ne sono per niente scuro – il ruolo della narrativa è raccontare il mondo con gli occhi dello scrittore. Comunicarne la sua visione, ciò che rappresenta per chi scrive.

Le storie, allora, hanno una duplice funzione, quella dellʼautore che le ha create, perché sono un quadro più o meno nitido della realtà che vive, e quella del lettore che le legge, perché ne trae un giovamento, una riflessione, un fastidio anche, ma comunque ne trae unʼemozione.

La narrativa avvicina scrittori e lettori

È sbagliato sostenere che la narrativa sia solo intrattenimento? No, affatto. Etimologicamente intrattenere significa “fare indugiare”, “ritenere presso di sé”.

E non è forse ciò che fa lo scrittore con le sue storie? Non fa indugiare i lettori, non li tiene presso di sé?

Non è forse questo lo scopo più grande della narrativa, una forza tale da riuscire a bloccare il lettore sulle pagine e lasciarlo con le sue emozioni? Quelle sue personali, non quelle stabilite da qualcuno.

Quindi sì, per me la narrativa è puro intrattenimento. Ma in questa parola cʼè una forza gigantesca.

35 Commenti

  1. Enrico
    3 dicembre 2015 alle 06:43 Rispondi

    Un articolo davvero bello. Mi ha colpito la parte in cui si parla di emozioi. Sopratutto la relazione tra le emozioni dello scrittore e quelle del lettore. Io non credi che uno scrittore possa vricolare la sua scrittura in modo da trasmettere determinate emozioni. Credo invece che durante l atto di scrivere provi delle emozioni e mi chiedo se quest emozioni vengano poi implicitamente trasmesse al lettore oppure no.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2015 alle 17:50 Rispondi

      Grazie. Neanche secondo me puoi decidere di veicolare le emozioni, dipende da tanti fattori.

  2. Salvatore
    3 dicembre 2015 alle 07:30 Rispondi

    Negli estretti dei post altrui si rischia sempre di venir interpretati male. Lo scopo dell’intrattenimento, per quanto mi riguarda, rimane principale e indispensabile. Anche nella narrativa qlta e di nicchia non si può prescindere da esso, verrebbe meno il concetto stesso di narrativa.

    Nell’inciso estratto dal post, invece, il significato è che oltre al dato concreto (ad esempio “la mela è verde”), il compito della narrativa è quello di trasmettere un senso, attraverso l’emozione che suscita nel lettore, che il dato concreto da solo, letto ad esempio nella cronaca di un giornale, non basterebbe a trasmettere. :)

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:29 Rispondi

      L’estratto era una scusa per scrivere un post :)

  3. Serena
    3 dicembre 2015 alle 07:33 Rispondi

    Bello. Assolutamente d’accordo. Che cavolo di commento, ma non so che altro dire. Bell’articolo.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 09:34 Rispondi

      Una volta sei a corto di parole? :D

  4. Grilloz
    3 dicembre 2015 alle 08:04 Rispondi

    Se la letteratura però fosse puro intrattenimento avrebbe già perso contro forme di intrattenimento molto più efficaci. Perchè decidi di legere un libro invece di guardare un film, giocare ad un videogame, fare un’ora di sport o giocare a tresette con gli amici al bar? Perchè gli uomini preisorici dipingessero le grotte in realtà non lo sappiamo, probabilmente aveva a che fare con qualche forma di superstizione o religione (un significato oltre ciò che è rappresentato, vedi?) Però ce l’hanno detto i greci, mai sentito parlare di catarsi? e le favole di Esopo non avevano forse una morale?
    Daltro canto leggere non è in fondo dare un significato a dei segni alfabetici? La facciamo con tale naturalezza che neanche ce ne rendiamo più conto.
    Un buon libro, secondo me, deve trasmettere qualcosa, non voglio dire un messaggio, ma qualcosa oltre la storia deve passare da autore a lettore. Ho letto libri, anche scritti bene e con trame avvincenti, che, chiusa l’ultima pagina, non mi hanno lasciato nulla, solo qualche ora passata sì im modo piacevole ma fine a se stessa. Ecco, anni fa, da lettore, decisi che non avevo abbastanza tempo da perdere con narrativa che non mi lasciasse niente.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:32 Rispondi

      Un libro dura più di un film e trasmette qualcosa che secondo me un film non può darti.
      La parola intrattenimento contiene tantissimo, ma purtroppo si tende spesso a darle un significato limitato.

  5. ombretta
    3 dicembre 2015 alle 09:53 Rispondi

    Concordo! Leggo per intrattenimento, anche se non è un termine che mi piace, per vedere cos’è capace di offrirmi un autore. Poi, se provo delle emozioni, se la storia e il ritmo della narrazione mi coinvolgono, che ben vengano! A me non sono piaciuti per niente dei romanzi che molti hanno amato..tutto è soggettivo!
    E, comunque, le lacune giovanili sui classici ce le abbiamo un po’ tutti. Chi non ha sbuffato al liceo quando i professori ti imponevano le letture? E chi li leggeva davvero? :D

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:33 Rispondi

      La lettura è soggettiva, certo, e ciò che un romanzo trasmette a me magari non lo trasmette a te.

  6. Luciano Dal Pont
    3 dicembre 2015 alle 10:47 Rispondi

    “Per me la narrativa deve trasmettere emozioni, ma non per volere dellʼautore, bensì grazie alla ricezione del lettore.”
    No, non sono proprio d’accordo. Secondo me invece l’autore deve voler trasmettere delle emozioni, e deve raccontare le sue storie in modo tale da suscitare queste emozioni nel lettore, il quale a quel punto, se lo scrittore è all’altezza del suo compito, le capterà e le farà sue. Non si può pretendere che il lettore vada a vivere intense emozioni leggendo una storia che, di per se, non ne trasmette.
    “Saranno i miei futuri lettori a leggerci ciò che vogliono.”
    Io, come scrittore, non desidero che i miei lettori leggano nelle mie storie ciò che vogliono, desidero invece che vivano proprio quelle emozioni e quelle sensazioni che io mi sono prefisso e che faccio di tutto per trasmettere. Se scrivo horror, voglio che i miei lettori provino orrore, terrore, paura, persino disgusto per le scene più estreme, se scrivo erotismo, voglio che essi vivano nella loro mente la stessa eccitazione sessuale che stanno vivendo i personaggi, ma sono io, scrittore, che devo essere capace di suscitare tutto ciò in chi legge, non posso limitarmi a descrivere una determinata scena così come si svolge, magari in maniera fredda e distaccata, delegando alla fantasia del lettore le emozioni che egli riuscirà (o non riuscirà) a provare.
    Che poi lo scopo della narrativa possa essere di puro intrattenimento e non debba necessariamente trasmettere dei messaggi, su questo sono d’accordo, ma un conto sono i messaggi, un’altro conto sono le emozioni, e queste ultime non possono e non devono mancare, anzi, io dico che è proprio la capacità o meno nel riuscire a trasmettere o suscitare emozioni intense nel lettore a fare la differenza tra un grande scrittore e uno scrittore mediocre.
    Faccio un esempio pratico, senza fare i nomi ma soltanto i cognomi: Wilbr Smith e Stephen King.
    Tempo fa iniziai a leggere La legge del deserto, di Wilbur Smith. Storia potenzialmente avvincente, appassionante, intrigante, ma abbandonai la lettura dopo 30 pagine. Smith scrive bene, ma il suo stile è freddo, asettico, distante, i personaggi non sono ben caratterizzati e sembrano tante marionette senza personalità e senza spessore che assecondano i fili tirati in maniera scialba dall’autore, e tutto alla fine si riduce a una gelida descrizione cronologica di ciò che avviene. Punto.
    Ora, sempre ad esempio, sto leggendo L’ombra dello scorpione, di Stephen King. Bene, King ti prende per mano e ti accompagna attraverso le pagine del romanzo in un intricato labirinto di emozioni forti, di sensazioni profonde, tu leggi e ti sembra di essere lì, in quei luoghi descritti, e vedi letteralmente i personaggi, vedi come si muovono, vedi le espressioni dei loro visi, vivi le loro stesse emozioni, provi quello che provano loro, insomma quasi diventi tu stesso uno dei protagonisti della storia. Alcuni sostengono che King abbia il difetto di allungare il brodo, può anche essere vero, almeno in parte, ma se questo allungamento del brodo serve a rendere la storia più intensa, più emozionale, più partecipata da parte del lettore, allora ben venga l’eccesso di brodo. Altrimenti preferisco leggermi un articolo di giornale.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:38 Rispondi

      Le emozioni che tu pensi di trasmettere potrebbero non arrivare a me, questo intendo dire.
      I tuoi lettori potrebbero però davvero leggere ciò che vogliono nelle tue storie. Tu non stai nella testa degli altri.
      Anche sull’erotismo il discorso è diverso: ciò che può eccitare una persona, leggendo certe scene, potrebbe non creare lo stesso effetto in un’altra.
      A me Wilbur Smith non ha trasmesso nulla e non ho più letto algtri suoi romanzi. Mi sono fermato a Il destino del cacciatore.
      King invece mi ha trasmesso delle emozioni, come anche Rachel Joyce, che consiglio a tutti.

  7. Andrea Torti
    3 dicembre 2015 alle 11:02 Rispondi

    Qui ci avventuriamo in un campo “minato”, al limite della filosofia :P

    Credo che una storia possa raggiungere più obiettivi allo stesso tempo.

    Intrattenere, ma in un certo senso anche informare, “aprire la mente” dei lettori su realtà che per ragioni sociali, culturali o economiche non possono conoscere, ad esempio, oppure essere un punto di partenza per una discussione.

    I “livelli di lettura” possono essere davvero infiniti!

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:40 Rispondi

      Sono d’accordo sulla storia che possa raggiungere più obiettivi, ma per me dipende sempre dalla ricezione del singolo lettore.

  8. Tenar
    3 dicembre 2015 alle 15:10 Rispondi

    Mi piace un sacco questo post e il significato che tu hai dato alla parola “intrattenimento”. Anch’io voglio intrattenere. Che non vuol dire far spegnere il cervello, anzi. Mi piace creare qualcosa per l'”otium” alla latina, il tempo separato da quello del lavoro,dedicato all’arricchimento personale.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:42 Rispondi

      Grazie. Hai dato una buona definizione di intrattenimento.

  9. Loredana
    3 dicembre 2015 alle 15:24 Rispondi

    Forza gigantesca che hai espresso molto bene. L’intrattenimento non significa solo evasione o divertimento. Mi piace proprio come hai scovato e tracciato il significato ampio di questo termine, che usiamo in modo troppo chiuso.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:43 Rispondi

      Grazie. Penso anch’io che quel termine venga usato sempre in modo chiouso e limitato, come se avesse una connotazione negativa.

  10. Luciana Benotto
    3 dicembre 2015 alle 15:31 Rispondi

    Un vero scrittore, intendo colui che scrive letteratura, deve lasciare ai lettori uno o più messaggi universali, solo così il romanzo resterà nel tempo. Certo, l’intrattenimento è importante, ma tra le righe deve esserci di più.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:44 Rispondi

      Che intendi per messaggi universali?
      Io non so leggere tra le righe, quindi in quel senso è fatica sprecata :D

  11. poli72
    3 dicembre 2015 alle 22:46 Rispondi

    La magia della narrativa che intrattiene.Tutti gli autori , credo perfino quelli che scrivono lineari manuali tecnici hanno l’intimo desiderio di coinvolgere il lettore.L’intrattenimento quindi nel suo significato piu’ nobile e’ riuscire a sedurre il lettore tanto da spingerlo a continuare fino alla fine,lasciando in lui ,se possibile ,un buon ricordo.Oggi dove tutto corre e scivola via alla velocita’ della luce, dove esiste un numero di mezzi di intrattenimento elevato all’ennesima potenza , creare un testo letterario che calamiti la sfuggente attenzione del moderno fruitore e’ un risultato enorme.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:46 Rispondi

      Anche questa definizione mi piace: intrattenere con un libro forse oggi è molto più difficile che in passato.

  12. nikita
    4 dicembre 2015 alle 11:53 Rispondi

    bell’articolo…ho iniziato nel leggere i commenti sotto, poi mi sono fermata per non rischiare di essere influenzata dai pensieri altrui..ovviamente anch’io scrivo e leggo, ed ovviamente da scrittrici non sono d’accordo sul fatto che non si debba “comunicare ” le proprie emozioni…quando scrivo sento l storia..la vivo…sento il dolore contenuto in essa e la felicità dei vari momenti….quindi mi emozioni. ..quando la rileggo sento le parole più intense che mai e tutto ciò da lettrice mi emoziono ancor di più. ….amo una bella storia ma soprattutto sono innamorata dal modo in cui uno compone le parole. ..esterna la storia…solo così posso vivere emozionandomi….lettura é intrattenimento? perché no…..si parla di qualcosa ossia di una scelta….come qualcuna ha osato dire si tratta di scegliere se guardare TV o leggere…ebbenesi, equivale ad intrattenimento poiché scelgo di passare il mio tempo leggere e intendo intrattenimento nel senso che ti sospende o blocca dal resto del mondo. …ti spegni un attimo e vai su altre dimensioni! ecco tutto ciò grazie alle “emozioni”

    • Grilloz
      4 dicembre 2015 alle 15:06 Rispondi

      Beata te, io quando mi rileggo non mi piaccio più :D
      Ma infatti non faccio lo scrittore ;)
      Ma perchè scegli la lettura al posto di altre forme di intrattenimento? Mi pare che la risposta tu l’abbia già data ;)

      • nikita
        4 dicembre 2015 alle 16:56 Rispondi

        è ovvio che quando rileggo i miei scritti..vedo e ho sempre la sedazione di insoddisfazioni…non riesco a rivedere la bellezza della prima volta e questo modo mio autocritico mi fa andare avanti e insistere sulla storia..nel far piacere alla gente e soprattutto me stessa..scelgo lettura perché mi da quello di cui cerco…essendo un amante di scrittura la TV mi da poco… amo imergermi nelle storie ma allo stesso tempo capire segreti che pochi colgono! !!

        • Grilloz
          4 dicembre 2015 alle 17:16 Rispondi

          Questo articolo casca a fagiolo :)
          http://www.ilpost.it/2014/12/04/perche-leggere-libri-coinvolge/

          • Ulisse Di Bartolomei
            4 dicembre 2015 alle 18:21

            Molto interessante quell’articolo. Un grazie pure da parte mia. Mi ricorda le “sensazioni transazionali” che ho studiato secoli fa per diventare un buon venditore. Vi aggiungerei che sono i moti psicoreattivi in cui il bambino “impara” i genitori. Cosa si aspetta da loro, cosa gli piace di loro (e quindi emula) e cosa deve temerne (e impara a prevenire), è un processo che prosegue sino alla fase adulta e all’indipendenza logistica. Infatti nella psicologia di vendita si studiavano le tecniche per manipolare anzitutto le sensazioni “infantili” della persona per poi convincere razionalmente l’adulto in lei. A ogni scrittore o aspirante tale, consiglio di fare una capatina su queste tematiche. Il lettore è in qualche modo un “bambino” che cerca un modello.

          • Grilloz
            4 dicembre 2015 alle 18:26

            Interessante, sapresti indicarmi dove è possibile approfondire?
            Fra l’altro col lettore dovrebbe essere anche più facile, perchè si approcia in modo più aperto, il lettore vuole essere convinto.

          • Ulisse Di Bartolomei
            4 dicembre 2015 alle 19:14

            La mia esperienza risale all’ ’85. Va premesso che anzitutto le tecniche PNL (programmazione neuro linguistica) possono “incattivire”, in quanto utilizzabili in funzione coercitiva (eccesso di espedienti di suggestione) e quindi da valutarne l’adozione con prudenza. L’esperto le riconosce, ma possono fare male alle menti ingenue. In generale la conoscenza del “bravo venditore” abbisognava della suddetta PNL e delle analisi transazionali ( le componenti dell’ “io” (genitore, bambino , adulto) con un consigliabile compendio sull’autocontrollo emotivo del venditore. I libri che più mi piacquero furono uno sull’analisi transazionale di cui non ricordo il nome ma era di Eric Berne e Thomas Harris, appositamente per i venditori (senza approfondire troppo nella psichiatria) e l’altro di Frank Bettger “Il venditore meraviglioso”. Per la PNL seguì dei corsi appositi. Studiare queste tecniche, aiuta anche a valutare il proprio scritto mettendosi dalla prospettiva del lettore e quindi modificarlo se è il caso. Comunque è’ roba utile ma pesante… non da serafici.

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:51 Rispondi

      Ciao Nikita, grazie e benvenuta nel blog.
      Non disdegno un buon film, ho bisogno anche di quella forma di intrattenimento, ma i libri mi attirano molto di più.

  13. Ulisse Di Bartolomei
    4 dicembre 2015 alle 13:14 Rispondi

    Salve Daniele

    Credo che i nostri remoti antenati disegnassero (ovviamente nelle caverne) per virtualizzare un identificativo di sé, il proprio specchio, considerato che l’interattività tra individui era ridotta all’osso… Il desiderio di comunicare sovviene quando la mente inizia a concepire gli utensili scambiabili tra cui il mutuo sostegno. Il primo utensile, probabilmente la clava, la si teneva ben stretta. Ci guardiamo allo specchio per controllare il nostro viso, se ben pulito, i capelli, i nei… come incidono nella visione d’insieme. Possiamo chiedere pareri, ma al nostro occhio non possiamo rinunciare. Fossi un cavernicolo, disegnerei per avere un oggetto mnemonico con cui raffrontarmi, poiché senza la memoria storica un lavoro raziocinante è impossibile. Per lo scrittore (narratore) che all’improvviso si ravvisa “baciato dal fato”, non credo che la questione sia differente. Inizia a scrivere per applicarvi e vedervi riflessa la sua interiorità estetica, che magari gli riesce difficile percepirla adeguatamente apprezzata nella vita quotidiana. Per me è stato così e peraltro, scrivere per se stessi è l’unico “fatto” su cui uno scrittore può contare. Comunicare è tutta un’altra storia…

    • Daniele Imperi
      9 dicembre 2015 alle 10:53 Rispondi

      Ciao Ulisse, forse disegnavano anche per ricordare il loro passato. Quelle erano storie di vita vissuta, mentre oggi si disegna e si scrive facendo leva maggiormente sull’invenzione.

  14. Grazia Gironella
    8 dicembre 2015 alle 20:49 Rispondi

    Intrattenere è nobile. Se non entri in comunicazione con il lettore, non lo puoi intrattenere; se lo intrattieni significa che hai fatto vibrare una delle corde del suo animo, che sia la voglia di ridere, la paura, la commozione o la rabbia o altro. Le altre classificazioni non hanno molto valore per me.

  15. Daniele Imperi
    9 dicembre 2015 alle 10:55 Rispondi

    Sì, è vero quello che dici, ma non pensi che dipenda sempre da come il lettore percepisce ciò che scrivi?

  16. alessandro
    24 gennaio 2016 alle 16:34 Rispondi

    In quello che sto cercando di scrivere ora quest’idea inizialmente non c’era, ma adesso, un po’ per caso e un po’ di proposito, sto trasmettendo tutti i miei ideali in quello che scrivo, inizialmente attraverso una società catastrofica che viene salvata, e poi grazie a una società perfetta. Spero che se li finirò e qualcuno lo leggerà, adotterà le li e idee. Comunque, di pende dai desideri e le idee personali, non è una regola. Inoltre, senza intrattenimento e profondità d’animo l’idea non passerà mai

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.