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Come la narrativa aiuta il blogging

Come la narrativa aiuta il blogging

Devo fare una premessa, prima che continuiate a leggere. Quasi sette mesi fa ho scritto un post simile parlando di cosa può insegnare a blogger e copywriter la scrittura creativa, segno che molte volte gli argomenti tornano a galla quando sentiamo di dover dire altro.

In fondo, però, quello di oggi è un post diverso, perché tratto di altri aspetti della narrativa che posso tornare utili al blogging, perché esistono anche nel blogging.

Unʼidea originale

Quando ho dato una mia definizione di contenuti originali, è emerso che è quasi impossibile, oggi, scrivere un post veramente originale. Lʼarticolo che ho scritto – era originale, stando alla mia definizione? – voleva essere anche un poʼ provocatorio: come a dire “lasciate ogni speranza, ormai abbiamo già scritto tutto lo scrivibile”.

Chi apre oggi un blog commette un enorme errore. Non tutti, sia chiaro, ma su alcuni temi, come la SEO, il social media marketing, il blogging e simili, questo errore è molto frequente.

Lʼerrore si chiama emulazione. Un eufemismo per non dire copia. Io mi domando: che senso ha scrivere un post su un argomento di cui è pieno il web e che è stato già trattato da esperti del settore? Tu che apri oggi un blog e non sei esperto di certe materie, perché scrivi post su quei temi?

Alcuni argomenti sembrano quasi obbligati per alcuni blog: servono a fare visite, a posizionare il blog sui motori di ricerca. Il problema è che scrivere di un argomento gettonato non serve assolutamente a nulla.

Quello che serve oggi è unʼidea originale, sia per il blog sia per i suoi contenuti. Chi scrive romanzi lo sa bene: è inutile riscrivere saghe che tutti i lettori già conoscono. È inutile continuare coi vampiri e gli zombi, perché si finisce sempre per emulare, per copiare storie già scritte e lette.

La decenza del titolo della storia

Io per i titoli ho la mania. Alcuni blogger non hanno ancora capito che non serve fantasia per scrivere i titoli dei post, ma soltanto la logica. In questo senso il blogging differisce dalla narrativa, perché romanzi come Via col vento, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, 1Q84, La città e la città hanno avuto il loro successo, hanno funzionato alla perfezione.

A leggere quei titoli, senza conoscere la storia, senza aver letto i libri né conosciuto gli autori, non significano proprio niente. Cosa ci comunicano? Nulla.

Ma quella è narrativa. Il blogging è differente.

Sui titoli ho scritto ben sei post e direi che è ora di smetterla. Forse. Un titolo deve comunicare tutto al lettore, altrimenti il rischio è che quel post non vada letto.

Se il titolo di un romanzo deve essere decente, con tutti i significati che vogliamo dare alla parola decenza, quello di un post devʼesserlo ancor di più, perché rappresenta il cuore dellʼarticolo.

La pianificazione della storia

Possiamo scegliere di scrivere un romanzo di getto, oppure di affidarci a una buona pianificazione della storia e tenere sempre sotto controllo il nostro romanzo, senza correre il rischio di correre ai ripari.

Una storia va raccontata con metodo. Allo stesso modo un post per il blog va scritto con metodo. Che voglio dire? Che anche i post vanno progettati. Anche per gli articoli del blog bisogna creare una scaletta, pianificarne la stesura attraverso i principali punti da trattare.

Alcune volte ho provato a scrivere un articolo di getto, ma mi sono bloccato per diverso tempo senza sapere come continuare. Una scaletta mi permette di ragionare prima su ciò che devo scrivere, sui punti da trattare.

Mi permette inoltre di organizzare tutta la materia nel modo migliore, dando un ordine logico che aiuti il lettore nella comprensione dellʼargomento.

Le parole chiave e lʼimportanza del contesto

Sapete che cʼè ancora chi scrive articoli imbottendoli di parole chiave nella speranza di piazzarsi per primo sui risultati di Google?

Cosa succede se in un romanzo trovate una pagina piena di ripetizioni? Etichettate lʼautore come uno scrittore da quattro soldi, gli consigliate di imparare a scrivere, gli chiedete il nome dellʼeditor o perché non ne abbia assunto uno.

Se la ripetizione di una stessa parola stona in un brano di narrativa, stona anche in un articolo del blog. Oggi dobbiamo puntare al contesto, dobbiamo scrivere un post basandoci soltanto sullʼargomento da trattare, usando sinonimi, riferimenti, facendo collegamenti semantici, sostituendo le parole chiave con parole contestuali.

Gli agganci: mantenere lʼattenzione del lettore

Un buon romanzo, una buona storia, deve incuriosire dalla prima allʼultima pagina. Altrimenti il lettore lʼabbandona. È vero che la bellezza di una storia è soggettiva, ma è anche vero che non tutte le storie sono frutto di una buona narrazione.

Un buon articolo deve fare lo stesso lavoro: incuriosire il lettore dalla prima allʼultima parola. Conosciamo ormai a memoria le regole di una buona formattazione del testo per facilitarne la lettura attraverso sottotitoli e grassetti, ma questa è solo tipografia, mentre i veri agganci vanno creati con la scrittura.

Come? Scrivendo in modo appassionato, potrei dire, scrivendo anche in modo corretto, senza errori grammaticali, ma soprattutto scrivendo in modo fluido, conversazionale, perché il blogging è conversazione.

Raccontare è la nuova frontiera del blogging

Quando tutto è già stato scritto, cʼè ancora posto per una buona storia. Ma che sia buona.

Oggi abbiamo bisogno di sicurezze, dunque dobbiamo raccontare esperienze. Il blog è il nostro primo collegamento con la realtà virtuale, con il mondo della rete, ancor più di Facebook. Avere un profilo su Facebook significa, appunto, essere uno dei vassalli di un grande reame. Ma avere un blog significa avere un proprio regno, per quanto piccolo.

Non sai cosa scrivere nel blog? Racconta una storia, allora. Funzionerà.

Idee, titoli, parole chiave, agganci e scrittura

Come gestite tutto questo nel vostro blog? Siete ancora attenti alle parole chiave? Che tecniche usate per invogliare i lettori a leggervi?

18 Commenti

  1. Maria Cristina Pizzato
    21 maggio 2015 alle 09:48 Rispondi

    Ciao Daniele, condivido totalmente questa visione e sono profondamente convinta che il futuro del blogging sia il racconto. Molto probabilmente questa convinzione (e consapevolezza) è dettata dal fatto che bazzico da anni il mondo dei blog e delle community, oltre ad avere una formazione umanistica che mi ha regalato una forma mentis più narrativa che tecnica.
    Però c’è anche da dire che tanto viene dettato dagli obiettivi. Mi capita di scrivere post che io ritengo puramente divulgativi, ma che hanno un riscontro importante. Tanti degli argomenti che riteniamo inflazionati, non sono ancora stati metabolizzati dalla maggior parte dei potenziali lettori del nostro blog. Quindi se l’obiettivo è scrivere per un pubblico non esperto, fidelizzarlo ed essere risconosciuto come un potenziale consulente, anche gli argomenti già affrontati possono avere il loro perché.
    In qualsiasi caso, grazie per gli spunti. Ti seguo sempre con estremo interesse.
    Anzi, oggi adotto questo post all’interno del nostro gruppo FB #adotta1blogger (tu non ci sei su Facebook, vero?)

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 13:41 Rispondi

      Ciao, benvenuta nel blog.
      Gli argomenti più affrontati sono utili, certo, ma credo che sia meglio riproporli in una nuova veste, altrimenti il rischio copia è alto.
      Grazie per inserire il post sul gruppo Facebook. Non sono più iscritto, però, esatto.

  2. LiveALive
    21 maggio 2015 alle 10:29 Rispondi

    Studiare su internet potrebbe sembrare più efficiente che studiare sui libri: in fondo, abbiamo a disposizione infinite informazioni provenienti da infinite fonti, no? Però nell’atto pratico non è così semplice: il problema principale di internet è la ripetizione delle informazioni. Ci sono tante informazioni, sì, ma il 90% sono cose già dette in altri siti, ripetute all’infinito, errori compresi (e qui nuovo problema: gli errori ripetuti possono essere segnalati come fonti, dando parvenza di veridicità, e rendendo impossibile ad un certo punto sapere cosa è vero e cosa è falso: sparisce l’enciclopedia condivisa e ognuno si fa la sua). È molto importante allora sforzarsi di aggiungere informazione, invece di aggravare il problema della ripetizione.
    Per il resto: io scrivo di getto ma in genere ho istintivamente in testa una struttura. A Google non ci penso mai perché sotto sotto sono troppo timido per voler essere letto (ho una forma di sindrome evitante della personalità). I titoli sono saggistici: quello è l’argomento, leggi se ti interessa; i titoli emozionanti sono per altre arti. Stesso cosa per lo stile: il mio ideale sarebbe Kant, o Theodore Kaczynski (è un terrorista fin che si vuole, ma il suo manifesto è, per il saggio, il più alto vertice di perfezione stilistica che abbia mai letto). A volte però posso concedermi qualche scelta marcata. Mi piace parlare di me, è il mio argomento preferito! Ma di norma non inserisco elementi di storytelling, né di autofiction, né di pura fiction.

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 13:43 Rispondi

      Su internet finisci a perdere tempo, altro che a studiare.
      Titoli saggistici? Se scrivi saggi, allora non servono titoli emozionanti.

  3. Banshee Miller
    21 maggio 2015 alle 11:24 Rispondi

    Molto interessante la faccenda dei titoli. Un titolo come ultra riassunto del post è onesto, uno vago o accattivante può “fregare” qualche lettore ed è meno onesto. In più delle volte però il lettore fregato resta scocciato. Raccontare una storia, un’esperienza, è vero, forse è ancora la cosa che può funzionare di più. Sai qual’è il problema dell’aprire un blog oggi? Che a parte i conoscenti non ti legge nessuno, ma proprio nessuno in senso letterale.

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 13:47 Rispondi

      Non è vero che non ti legge nessuno. Magari, se hai pochi lettori, dipende da qualcosa. Devi solo scoprire cosa impedisce al tuo blog di avere un pubblico più vasto.

      • Banshee Miller
        21 maggio 2015 alle 14:32 Rispondi

        Dici? facilissimo che sbagli io, visto che non sono molto pratico, ma va be’, pian piano…

        • Daniele Imperi
          21 maggio 2015 alle 14:55 Rispondi

          Altrimenti come lo spieghi? All’inizio anche io avevo pochissimi lettori. Se vedi i primissimi post, hanno una manciata di commenti e c’erano pochissime visite.

  4. Alice
    21 maggio 2015 alle 13:11 Rispondi

    la parola chiave nel titolo, spesse volte, è per me premessa per parlare di tutt’altro…
    lo faccio sempre memore del tono scanzonato che ha il mio blog

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 13:48 Rispondi

      Se inserisci parole chiave in un titolo e poi parli di altro, quelle non sono più parole chiave :)
      Hai qualche esempio?

  5. Veronica
    21 maggio 2015 alle 14:47 Rispondi

    Utilissimo questo post per me che sono alle prime armi. Certo io ho scelto un argomento di blogging che non aiuta, solo il Cielo sa quanti blog ci sono che parlano di libri ma questo lo sapevo già prima di aprirlo. Non mi sono fermata perché era qualcosa che volevo provare a fare comunque: cerco, se non di essere originale, di dare un tocco distintivo ad ogni post che scrivo unendo quelle che spero essere analisi accurate ad un pizzico di ironia ma so che è difficile.
    ***
    Per quanto riguarda i titoli, non essendo io molto fantasiosa mi risulta abbastanza semplice metterli in modo tale che riassumano il post (e credo sia la cosa migliore).
    ***
    Sulla pianificazione ho ancora molto da imparare, certo un’idea di struttura c’è ma di solito viene dopo aver scritto in fase di correzione.
    ***
    Credo che tutto il discorso sulle parole chiave sia in un certo senso inutile: voglio dire, se tu scrivi un buon post articolato e contestualizzato, le parole chiave ci finiscono dentro quasi da sole.
    ***
    Su agganci e racconti invece devo lavorarci su: credo che siano tecniche molto buone ma io tendo ad essere un po’ troppo “didattica”.
    ***
    Probabilmente quanto ho scritto finora è la guida perfetta a “non avere un blog di successo” ma mi chiedo quanto si possa prescindere da ciò che si ama e da ciò che si è nella scrittura del proprio blog. Spero che il mio possa avere il suo buon numero di lettori anche se non sono chissà quale stratega del blogging, per ora è nuovo per cui è presto per dirlo.
    ***
    Detto questo, i tuoi consigli sono sempre molto preziosi e cercherò di farne tesoro.

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 15:01 Rispondi

      Grazie.
      Sì, è pieno di blog che parlano di libri. Ma questo non vuol dire che si debba smettere di aprirne.
      Parole chiave: esattamente quello che volevo dire :)

  6. Luz
    22 maggio 2015 alle 13:16 Rispondi

    Ecco, giusto stamani ho postato un argomento che mi è capitato di leggere e commentare altrove. Forse si è trattato di un imprimatur, dopotutto sono una neofita del blogging e volevo passare anch’io dall’argomento “perchè essere un blogger”. Banalissimo ma mi piaceva l’idea. :-)

    • Daniele Imperi
      22 maggio 2015 alle 13:52 Rispondi

      Non è così banale, alla fine, secondo me è utile perché aiuta a riflettere sulle vere motivazioni per cui abbiamo aperto il blog, che magari non sono tutte ben visibili, e può dare spunti agli altri.

  7. Valentina
    27 maggio 2015 alle 09:26 Rispondi

    Ciao Daniele, ho letto con piacere il tuo post: scrivi sul blogging in modo schietto solo come una persona competente e appassionata a questo lavoro saprebbe fare.
    Condivido pienamente il tuo punto di vista: la necessità di avere un’idea originale, per esempio, il seguire una scaletta nella realizzazione dei post e via dicendo.

    Condivido il post perché mi sembra particolarmente utile nella speranza di vedere sul web sempre meno blog tematici scritti per il posizionamento su google e sempre più blog scritti da veri appassionati per i loro lettori :)

    Ti adotto come blogger :) Se non conosci l’iniziativa fai un salto su twitter all’hashtag #Adotta1Blogger

    A presto! :)

    • Daniele Imperi
      27 maggio 2015 alle 09:49 Rispondi

      Ciao Valentina,
      hai ragione sui blog tematici: bisognerebbe scrivere più per passione della materia che per Google.
      Grazie dell’adozione :D
      Ho letto qualcosa sull’iniziativa, comunque seguirò l’hashtag.

  8. Alessandro Mariani
    29 maggio 2015 alle 17:20 Rispondi

    l’argomento noioso o gettonato può essere affrontato ancora, sta a noi dargli l’interesse con qualcosa che sia SOLO nostro, un’esperienza o una tipologia di scrittura che ci appartiene. lo storytelling è qualcosa che può portare coinvolgimento e curiosità, ma dobbiamo saper trasmetterli, ma la cosa forse più importante è colpire l’attenzione già dalle prime righe. il SEO può essere un problema? l’utilizzo delle keyword rende la nostra storia un’accozzaglia di parole a caso? le soluzioni esistono, narrazione e SEO possono convivere, ma il re resta sempre il contenuto. ottima analisi sulle evoluzioni del blogging, settore in continuo sviluppo e sempre più ‘umano’

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2015 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Alessandro, benvenuto nel blog.
      Sono d’accordo che oggi bisogna inserire nei post sempre più l’esperienza personale e riuscire a coinvolgere i lettori. La SEO, alla fine, è soltanto un modo per rendere i nostri testi “digeribili” dai motori di ricerca e leggibili online. Un aspetto tecnico della scrittura online che non dovrebbe stravolgere i testi.

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