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Musicalità, ovvero musicabilità della poesia

Questo articolo è un guest post di Enrico Brandoli, che collabora già con il blog su Edgar Allan Poe.

MusicaHo scoperto, non molto tempo fa, in modo assolutamente autonomo, un aspetto della poesia del quale avevo sempre sentito parlare ma che nessuno proprio mi aveva mai spiegato: la musicalità.

Tutti parlano della musicalità nella poesia ma temo che in pochi sappiano a cosa ci si riferisce. Dando per scontato che tutti sappiate come si contano le sillabe in poesia, cos’è un verso tronco, un verso piano o un verso sdrucciolo (per fortuna c’è Internet!), vi propongo qui le prime due stanze di un celebre componimento di Carducci, scritto in versi settenari, da analizzare “musicalmente”:

L’albero a cui tendevi

la pargoletta mano,

il verde melograno

da’ bei vermigli fior,

nel muto orto solingo

rinverdì tutto or ora

e giugno lo ristora

di luce e di calor.

Il verso settenario ha sempre l’accento sulla sesta sillaba (altrimenti non è un verso settenario), poi può essere piano, sdrucciolo, o anche tronco, come i due versi finali di ciascuna di queste due stanze.

Adesso vi propongo due stanze di una canzone, le cui parole sono pure scritte in versi settenari:

La storia del passato

ormai ce l’ha insegnato

che un popolo affamato

fa la rivoluzion.

Ragion per cui affamati

abbiamo combattuto,

perciò buon appetito

facciamo colazion!

L’avrete riconosciuta, è “La pappa al pomodoro” che cantava Rita Pavone. Ebbene, ora provate a cantar sopra alla stessa aria la poesia di Carducci e scoprirete che ci sta perfettamente! E, attenzione, tutte le volte che troverete una poesia definita metricamente in settenari voi potrete sempre musicarla (ecco dov’è la musicalità, ovvero la musicabilità della poesia) con l’aria de “La pappa al pomodoro”!

Tale gioco viene ancora meglio con le poesie in versi ottonari (accenti ritmici obbligatori sulla terza e settima sillaba, altrimenti non sono versi ottonari) dove gli esempi musicali sono infiniti:

La celebre poesia di Lorenzo il Magnifico

Questi lieti satiretti

delle ninfe innamorati,

per caverne e per boschetti

han lor posto cento agguati:

Or da Bacco riscaldati

ballon, salton tuttavia:

Chi vuol esser lieto sia,

del doman non v’è certezza.

Queste ninfe hanno ancor caro

da loro esser ingannate:

Non puon fare a Amor riparo

se non genti rozze e ‘ngrate:

Ora insieme mescolate

fanno festa tuttavia:

Chi vuol esser lieto sia,

del doman non v’è certezza.

Ve la potete cantare con l’aria di “Garibaldi fu ferito”, o con l’aria de “L’angelo azzurro” di Umberto Balsamo, o ancora con l’aria di “Margherita” di Riccardo Cocciante. Testi e musica sono in questo caso tutti intercambiabili, sono tutti testi scritti in ottonari e, per inciso, viene spontaneo pensare che anche la poesia di Lorenzo il Magnifico non fosse in origine semplicemente recitata, ma cantata, chissà mai però con quale aria musicale.

Se volete potete anche cantare in inglese, sempre con le stesse arie musicali, ad esempio, Il Corvo di Edgar Allan Poe, poema sostanzialmente composto, nella sua versione originale, da versi riducibili a ottonari:

Once upon a midnight dreary, / while I pondered weak and weary, /

Over many a quaint and curious / volume of forgotten lore, /

While I nodded, nearly napping, / suddenly there came a tapping, /

As of some one gently rapping, / rapping at my chamber door. /

`’Tis some visitor,’ I muttered, / tapping at my chamber door – /

Only this, and nothing more.’ /

Ah, distinctly I remember / it was in the bleak December, /

And each separate dying ember / wrought its ghost upon the floor. /

Eagerly I wished the morrow; / vainly I had sought to borrow /

From my books surcease of sorrow /- sorrow for the lost Lenore – /

For the rare and radiant maiden / whom the angels named Lenore – /

Nameless here for evermore. /

Questo aspetto della musicalità o musicabiltà della poesia è importante perché, se siete dotati di un buon orecchio, sarete sempre facilitati nelle composizioni poetiche in metro e, una volta composta, la vostra poesia potrà poi sempre essere sottoposta alla prova del nove misurando la lunghezza dei versi secondo le regole della prosodia di cui sopra accennavo.

Spero che la mia lezione vi sia piaciuta, quelli fra voi che a settembre torneranno sui banchi delle scuole superiori avranno certamente un nuovo argomento per sorprendere il professore d’italiano!

Il guest blogger

Enrico Brandoli si è laureato in Lettere all’Università di Parma nell’ambito dell’area storica e geografica. Ha tradotto e reinterpretato diverse poesie di Edgar Allan Poe, studia e ricerca spesso attraverso gli archivi delle emeroteche online soprattutto del mondo anglosassone.

Importante in tal contesto il suo ritrovamento di prove che hanno portato ad eliminare dal canone una poesia erroneamente attribuita dalla critica allo stesso scrittore americano.

5 Commenti

  1. Romina
    14 settembre 2011 alle 19:57 Rispondi

    Daniele hai fatto davvero bene a invitare questo ospite! Bellissimo articolo per fare un po’ di chiarezza. Di poesia si parla sempre troppo poco e poi si sentono frasi del tipo: “L’endecasillabo è un verso di 11 sillabe” sempre e comunque! Lo dico per esperienza, a me hanno venduto questa “verità” per anni e anni, sono dovuta arrivare all’università per sapere che non è proprio così!

    Appena il mio blog ingranerà un po’, farò anch’io domanda per scrivere un articolo sul tuo blog, ma, come si dice dalle mie parti “ne devo mangiare ancora di polenta”… perdonatemi l’espressione poco letteraria.

    Ovviamente, grazie a Enrico Brandoli per la sua evidente competenza nell’argomento!

  2. Daniele Imperi
    14 settembre 2011 alle 20:03 Rispondi

    Romina, non serve che il blog ingrani, serve che hai qualcosa di originale e interessante da dire :)

  3. Romina
    14 settembre 2011 alle 21:24 Rispondi

    Buono a sapersi! Appena avrò un’idea “originale e interessante” te la sottoporrò… sperando che anche per te sia di valore!

  4. henryx
    14 settembre 2011 alle 22:43 Rispondi

    Romina,

    Ti ringrazio Romina, sembrerà strano ma io di prosodia non sono nemmeno poi così esperto, conosco giusto le cose essenziali, di orecchio musicale ritengo invece di averne parecchio, questo si.

  5. Romina
    15 settembre 2011 alle 07:56 Rispondi

    La modestia è una gran bella virtù… comunque hai davvero un’orecchio musicale invidiabile!

    Nel mio prossimo libro ho inserito degli endecasillabi in rima alternata in apertura di ogni capitolo. Non è semplicissimo scriverli, ma per la maggior parte delle persone sono poco più che filastrocche… evidentemente molti non percepiscono molto la musicalità del testo.

    Che tu sia o no un esperto di prosodia, l’articolo è davvero interessante ed è questa la cosa importante! Mi sono piaciuti soprattutto gli esempi perché aiutano davvero a capire. Grazie.

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