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7 motivi per scrivere un saggio

7 motivi per scrivere un saggio

Oltre la narrativa e gli articoli a me piace anche leggere e scrivere saggistica. Finora ho scritto 4 saggi sul blogging, ma solo lʼultimo, che la settimana scorsa ho spedito a un editore, mi ha soddisfatto. La scrittura di un saggio, secondo me, offre tante possibilità a uno scrittore, ma anche a un professionista, a patto che abbia una certa abilità nella scrittura.

Quali vantaggi ci dà scrivere saggistica? Non pochi, per come la vedo io. Ne ho trovati sette.

1 – Riunire in un solo corpus le proprie conoscenze

Cʼè unʼopinione che gira in molti blog esteri e che suona pressapoco così: hai un blog, hai scritto centinaia di post, mettine insieme qualcuno e crea un ebook da vendere. Ecco, questo è per me il modo peggiore di fare self-publishing.

Diversi anni fa ho comprato un “ebook” in pdf in un blog, pagandolo circa 30 dollari e trovandoci nulla più di quanto era stato già pubblicato in quel blog. “Wrap it up” dicono gli americani, qualcosa come “metti tutto insieme”. Ma mi è anche capitato di comprare due libri pubblicati da altrettanti blogger e scoprire che non erano altro che un rimescolamento dei loro post.

Polemiche a parte, la scrittura di un saggio in alcuni casi è davvero una sorta di collezione delle nostre competenze in un settore, ma deve ovviamente offrire al lettore unʼopera unica e non un volgare riciclo di cose già scritte.

2 – Approfondire un argomento

Scrivere un saggio ci permette anche di migliorare la nostra conoscenza su un preciso tema. Me ne sono accorto quando ho scritto il libro sul blogging, in cui ho approfondito alcuni argomenti durante la documentazione.

Se davvero vogliamo creare un ebook partendo da una serie di post scritti, allora – oltre a offrire unʼopera unica e di valore e non riciclata – dobbiamo estendere quei post, rivalutarli, riscriverli alla luce delle nuove esperienze acquisite, delle nuove opinioni anche, perché un saggio, a meno che non sia storico, ha un certo sapore filosofico, secondo me.

3 – Cambiare linguaggio

Scrivere un libro non è come scrivere un post. Lo scrittore deve adattare il suo linguaggio sia al pubblico sia al mezzo che userà per divulgare la sua scrittura. È chiaro che si noterà sempre qualcosa dello stile dellʼautore, credo sia inevitabile, ma lʼapproccio alla materia deve essere differente.

Il primo libro sul blogging che ho scritto, anni fa, non mi piaceva come linguaggio. Ogni volta che lo rileggevo sentivo qualcosa che non quadrava in quelle parole, nella scrittura stessa, ma non capivo cosa fosse.

A distanza di tempo credo di aver scoperto che problemi aveva quella scrittura, quello stile: era distaccato, freddo, non era per nulla coinvolgente, ogni paragrafo era una pura informazione messa lì.

4 – Promuoversi come un esperto

La scrittura di un saggio permette allo scrittore di essere visto come una persona competente nel suo settore. Forse questo è uno dei motivi per cui si consiglia ai blogger di pubblicare ebook informativi – a patto, aggiungo io, che scrivano e non riciclino.

Joanna Penn è una scrittrice indipendente americana, ha pubblicato sette romanzi, ma anche quattro saggi: How To Market A Book, Public Speaking For Authors, Creatives And Other Introverts (questo serve a me), Business For Authors. How To Be An Author Entrepreneur, Career Change: Stop hating your job.

Che cosa ha fatto Joanna? Ha semplicemente messo per iscritto le sue esperienze professionali.

5 – Imparare durante la scrittura

Perché un blog è importante per uno scrittore? Perché resta sempre un continuo esercizio di scrittura, anche se non è narrativa. Scrivere un saggio rappresenta quindi un ulteriore esercizio, ma anche un cambio di linguaggio, di stile, di avvicinamento alla materia, di trattazione degli argomenti.

Tutto questo aiuta la scrittura, perché ci fa conoscere nuovi limiti e nuovi ostacoli, ma ci dà modo anche di superarli.

6 – Diversificare le pubblicazioni

Resto sempre impressionato quando vedo un autore con numerosi libri pubblicati e ancor più se le sue opere appartengono a differenti generi. Credo di aver usato la parola giusta: impressione. Questi autori impressionano i loro potenziali lettori con la loro variegata produzione letteraria.

Ma cʼè un secondo vantaggio nella scrittura di saggi: attirare più lettori (e vendere di più). Cʼè chi preferisce leggere saggi che romanzi e cʼè il lettore che invece ama farsi una cultura su certi argomenti.

Prendete uno dei saggi a caso di Joanna: How To Market A Book. Qualsiasi autore che abbia pubblicato almeno un libro sarà certamente interessato a conoscere come migliorare le vendite della sua opera.

7 – Fornire materiale per il blog

Ma come, non è il contrario? Quando hai un blog, metti in atto la formula “wrap it up” e pubblichi un ebook. No, io la vedo esattamente allʼopposto, altrimenti non sarei il solito “Bastian contrario”.

La scrittura di un saggio ci permette di creare una serie di post che riprendono in parte i temi trattati nel saggio. Questo ci dà nuovo materiale per il blog, ma intensifica anche il “rumore” attorno al nostro saggio.

Conclusione

Qualcuno di voi ha scritto o ha in mente di scrivere un saggio? Secondo voi è utile per uno scrittore dedicarsi anche alla saggistica?

24 Commenti

  1. Serena
    19 febbraio 2015 alle 08:31 Rispondi

    Ehi, ma anche tu sei un fan di Joanna Penn? :D Io ascolto anche il suo podcast e seguo, quando riesco, il canale YouTube. Il suo blog gronda contenuti preziosissimi e i suoi libri anche. I suoi punti di forza sono la generosità e l’autenticità con la quale condivide tutto, sconfitte e delusioni incluse. Hai fatto stra-bene a citarla a proposito della stesura di saggi, è un esempio per molti aspetti.
    A me piacerebbe molto scrivere un libretto con gli appunti del mio laboratorio di scrittura. Come sempre, è il tempo che mi frega. E vabbè.
    Ne scriverò uno sulla gestione del tempo per le madri lavoratrici fissate con la scrittura. Amen.

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 11:45 Rispondi

      Sì, la seguo da anni :)
      Se hai fatto un laboratorio di scrittura, hai un bel po’ di materiale per un ebook.

      • Serena
        20 febbraio 2015 alle 21:42 Rispondi

        In effetti ho parecchio materiale tra brani utilizzati, citazioni (appunto!), mappe mentali, infographic… Partivo sempre da qualche slide per poi far lavorare le persone, individualmente o in gruppi. Dovrei scrivere la parte che fa da collante ai materiali utilizzati, e cioè le mie chiacchiere XD. Non ho ancora chiaro come impostare il tutto. Soprattutto, ho il terrore di apparire scolastica o presuntuosa: è stato un laboratorio, non un corso, e non mi è ben chiaro come, né se sia possibile, trasferire sulla carta l’atmosfera positiva che abbiamo vissuto.
        Comunque, questo libretto è nella lista dei miei progetti per il 2016.

  2. mila orlando
    19 febbraio 2015 alle 09:52 Rispondi

    A me è capitato quando scrivevo per un blog di ecologia, sono partita da un post che aveva riscosso molto successo e che continuava ad avere visite a distanza di un anno dalla pubblicazione. Sono partita dal post per stendere l’indice, poi ricominciato d’accapo. Ho passato un intero mese a fare ricerche e interviste, poi mi sono messa a scrivere. Era un’instant book di una quarantina di pagine, molto settoriale. Non ha venduto molto, ma è stata una bella esperienza. In futuro vorrei ripetere questa esperienza. Anche a me piacciono molto i saggi.

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 11:47 Rispondi

      La vendita dipende anche dalla nicchia di lettori: hai detto che era molto settoriale, quindi è normale.

  3. Salvatore
    19 febbraio 2015 alle 11:22 Rispondi

    Non credo di avere competenze così specifiche da proporre nella formula di un saggio. Per scrivere un saggio si devono possedere competenze estese in un campo specifico (quello trattato nel saggio) e proporne una visione nuova maturata negli anni grazie all’osservazione e alla trattazione di quelle stesse materie. Sul blog tu hai sviluppato le competenze necessarie, quindi ben venga un saggio. Io al momento non saprei neanche che argomento potrei mai approfondire così tanto… mi piace variare, più che scavare. Conoscere un po’ di tutto. E poi, se devo scrivere, preferisco scrivere narrativa.
    All’editore hai proposto una pubblicazione digitale o cartacea?

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 11:49 Rispondi

      E un saggio sul tuo lavoro? Hai detto che sai vendere: ecco, spiega come si fa.
      L’editore pubblica sia cartaceci sia ebook.

  4. Tenar
    19 febbraio 2015 alle 13:06 Rispondi

    Non so se essere del tutto d’accordo con quello che scrivi. La saggistica non si improvvisa. Un conto è postare su un blog la propria opinione, magari ben documentata, su un argomento e un conto è scrivere un articolo o addirittura un saggio asserendo delle cose. Quando si scrive un saggio non si danno più opinioni, ma una precisa visione di un dato problema suffragata da prove oggettive.
    Mi piace discutere sul blog di scrittura, esporre le mie opinioni, ma non mi sognerei mai di scrivere un manuale di scrittura. Da che pulpito potrei farlo?
    Ho quasi smesso di scrivere articoli per una rivista on-line perché il lavoro di documentazione era davvero impegnativo, anche quando scrivevo di didattica, cioè il campo in cui lavoro, mentre scrivo, raramente, articoli di archeologia per pubblicazioni specializzate e ogni volta è un lavoro immane.
    Forse ho l’ottica deformata dalla formazione universitaria, per cui un saggio, anche divulgativo, deve avere determinati requisiti. Deve essere scritto da un esperto e ogni affermazione deve essere suffraga da esperienze verificabili o studi precedenti (verificabili).

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 13:19 Rispondi

      Non intendo che si deve improvvisare la saggistica. Parlando del blog, dipende da ciò che scrivi e dall’esperienza che hai in quei temi.
      Un saggio non è necessariamente qualcosa di scientifico, ma può anche essere una monografia divulgativa su un argomento.

  5. Francesca Lia
    19 febbraio 2015 alle 13:11 Rispondi

    Ho in mente di raggruppare e sistemare alcuni dei miei post per farne uno o più ebook scaricabili, ma gratuiti – se quasi tutto quello che è contenuto nel saggio è stato già detto qua e là nei post, mi sembrerebbe di fregare i miei lettori chiedendo loro di pagare… o sono troppo generosa?

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 13:20 Rispondi

      Non sei troppo generosa, l’ho fatto anche io con due ebook: ho raggruppato alcuni post, li ho revisionati per l’occasione e ho scritto nuovi contenuti per ampliare i temi.

  6. animadicarta
    19 febbraio 2015 alle 13:34 Rispondi

    Ho in cantiere da un sacco di tempo due saggi (che non c’entrano niente con la scrittura), ma il tempo è quello che è, e il poco che ho finisco sempre per dedicarlo alla narrativa, forse perché mi emoziona di più. Però condivido le ragioni che hai riportato e penso che scrivere saggi possa essere anche molto utile come allenamento.
    La parte più complicata in questi casi è la documentazione, che deve essere accurata. Poi bisogna essere in grado di dire qualcosa di nuovo, soprattutto se l’argomento è già sfruttato, e saperlo dire con il linguaggio appropriato. Insomma, mica facile…
    Hai già scritto un post su come organizzare il lavoro di un saggio?
    Dunque, per il tuo sei in attesa del responso della casa editrice?

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 13:43 Rispondi

      Anche io ho un nutrito elenco di saggi, nessuno sulla scrittura, che attendono. Ma devo pensarci bene e capire se ne possa nascere qualcosa di buono.
      Non ho scritto nulla sui saggi, ancora. L’editore ha risposto e ha detto che è interessato :)
      Quando sarà tutto definito ne parlerò, ma ci vorrà qualche mese ancora.

  7. LiveALive
    19 febbraio 2015 alle 13:40 Rispondi

    Ho scritto mooolti più saggi che romanzi. Ma non parliamo di saggi veri e propri, di quelli seriosi con maree di note, quanto di “lezioni” su argomenti che conosco bene. Parlare di “lezioni” può sembrare poco simpatico: io di certo non posso dare lezioni a nessuno, ma non saprei in che altro modo definire l’esposizione, con tono vagamente oratorio, di un argomento. Un saggio serio, con tutte le sue note e un preciso percorso argomentativo della tesi, lo scriverò a breve. Quel che mi interessa scrivere è un saggio di narratologia, dove propongo una mia visione e nuovi approcci e strumenti di analisi testuale.

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 13:44 Rispondi

      Una lezione è una cosa, un saggio è un’altra. Una tesi secondo me si può definire saggio.

  8. Grazia Gironella
    19 febbraio 2015 alle 21:42 Rispondi

    Tutto vero, confermo, sono d’accordo! Un saggio non può essere un collage di articoli, solo un po’ riorganizzato. Il saggio non può solo radunare le informazioni per il lettore, ma deve anche presentargliele in un modo particolare, utile, arricchito e non scontato. In caso contrario è giusto fare come dice Francesca, secondo me: raduni tutto in un ebook e lo regali. In fondo sono cose che hai già scritto e “regalato” sul tuo blog. Secondo me scrivere saggistica serve anche per imparare a porsi davvero la fatidica domanda: “perché il lettore dovrebbe scegliere il mio libro?”. Con la narrativa la risposta è sfumata, con il saggio non lo è affatto. Se c’è già in giro un lavoro come il nostro, il nostro è inutile, per quanto interessante sia l’argomento. Il mio manuale di scrittura (per fare un esempio a caso), è nato per rendere le tecniche narrative accessibili e persino gradevoli anche alle persone che non amano questo tipo di testi. Non ho inventato nulla, ma a me sembrava importante pubblicare un testo di questo genere. Molte persone me ne hanno confermato l’utilità, perciò sono soddisfatta.

    • Daniele Imperi
      20 febbraio 2015 alle 08:11 Rispondi

      Sì, anche secondo me non ha senso farsi pagare per qualcosa che hai dato gratis. I miei due ebook che ho regalato erano raccolte di post, con aggiunta di altre informazioni e appendici, ma per almeno l’80% erano informazioni già lette nel blog.
      Perché dici che non la narrativa la risposta è sfumata?

      • Grazia Gironella
        20 febbraio 2015 alle 10:11 Rispondi

        Secondo me i pareri su un romanzo sono più soggettivi, ed è difficile dire quale sarà l’elemento più interessante per chi legge: forse il protagonista, forse la trama, o lo stile? Nell’insieme, il perché della riuscita o della non-riuscita di un romanzo restano spesso impalpabili. In un saggio le esigenze di chi legge sono più chiare, e così le caratteristiche che deve avere il testo in base al pubblico cui si rivolge.

  9. Ferruccio
    20 febbraio 2015 alle 10:31 Rispondi

    Sono già a buon punto con un saggio. Un viaggio tra i serpenti velenosi

    • Daniele Imperi
      20 febbraio 2015 alle 10:38 Rispondi

      Era ora, Ferru, ne parli da parecchio, “Vipera della morte” ;)

  10. ulisse di bartolomei
    24 febbraio 2015 alle 12:45 Rispondi

    Salve Daniele
    Come ho menzionato, scrivo saggi sociologici e tutti hanno un origine autobiografica. Il mio dubbio concerne i riferimenti personali o che implicano la descrizione di contesti dove alcuni protagonisti potrebbero riconoscersi e venirvi collegati. Sino adesso ho evitato, ma vorrei revisionare dei testi, implementandone la contestualità e tale questione viene in auge. Se scrivo “Eventuali riferimenti a persone sono puramente casuali” Può bastare?
    Grazie e buona giornata.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2015 alle 13:20 Rispondi

      Ciao Ulisse,
      se i riferimenti sono davvero casuali, puoi scriverlo, altrimenti no, non sarebbe etico e non puoi ingannare i lettori.
      In che modo farai questi riferimenti? Devi citare persone? In quel caso o hai il loro permesso o usi iniziali finte o nomi fittizi, specificando in una postfazione, magari, questa scelta.

  11. ulisse di bartolomei
    24 febbraio 2015 alle 18:17 Rispondi

    Grazie Daniele, mi hai già risposto…
    Buona serata

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