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Il momento nero in una storia

Ovvero: quando tutto sembra perduto

Il momento nero

Tutti abbiamo avuto una giornata nera nella nostra vita. Be’, anche le storie ne hanno. Anzi, più che giornate, sono chiamate momenti neri. Nel mondo anglosassone sono conosciute come black moment.

Sì, oggi parliamo ancora di struttura in narrativa. Il momento nero è uno degli elementi più importanti della storia, al pari dell’incidente scatenante, del midpoint e del climax.

Il “black moment” o momento di resa e sconfitta

Fabio Bonifacci, nel suo corso di scrittura online, lo chiama: “Un momento di Resa & Sconfitta in cui tutto sembra perduto”.

È quando ormai ci si aspetta un disastro. Quando il protagonista si rende conto che tutti i suoi sforzi per salvare il mondo/liberare la principessa/trovare il tesoro dei pirati/fuggire da un assassino sono stati vani.

Ha un cedimento, com’è normale aspettarsi in situazioni del genere. Capisce di non essere adatto alla sua missione, di aver sopravvalutato i suoi limiti, di aver combattuto contro un nemico (antagonista) più forte.

A scuola, quando mi interrogavano, vivevo dei momenti neri: sapevo che tutto era finito, che solo un miracolo poteva salvarmi. Miracolo che, come in ogni horror che si rispetti, non arrivava mai. Quei black moment mi hanno segnato.

E devono quindi segnare il nostro protagonista.

Il momento nero spinge all’azione

Scritta in cinese, la parola “crisi” è composta da due caratteri: uno raffigura il pericolo e uno l’opportunità.
John F. Kennedy, Remarks at the Convocation of the United Negro College Fund, Indianapolis, Indiana, 12 aprile 1959

Il momento nero è importante perché offre la possibilità di dare una svolta alle vicende, alla storia. Dalla (apparente) sconfitta il protagonista deve rialzarsi, deve capire dove ha sbagliato e come riuscire nella sua impresa.

Deve ritrovare lo slancio iniziale, la fiducia in se stesso, nelle proprie forze e nelle proprie possibilità. La crisi che ha avuto è umana, ma adesso è arrivato il momento di tentare il tutto per tutto. Forse c’è ancora una via di scampo, un modo per vincere la battaglia, per uccidere il mostro, per riconquistare l’amore perduto.

Il momento nero non è il climax

I due punti della storia sono vicini, confinanti, ma non sono la stessa cosa.

  1. Il climax è il punto di massima tensione, il punto di non ritorno anche. I personaggi sono andati troppo in là e non possono più tornare indietro.
  2. Il momento nero non ha tensione, anzi, è quieto. La resa è tranquilla, non dà alcuna tensione, semmai è un momento di totale rilassamento.

Dove si trova il momento nero della storia?

È situato alla fine del secondo atto, in un classico arco che ne prevede tre. Il momento nero, quindi, dà il via al terzo atto della storia. Chiude una parte sostanziosa del romanzo e introduce gli eventi che porteranno alla sua conclusione.

Esempi di momenti neri in narrativa

Qui di seguito vi mostro i momenti neri in tre romanzi che ho letto. Per leggerli dovrete cliccare sul titolo e la cornice si aprirà mostrando il testo, altrimenti si svela una parte della trama e qualcuno potrebbe giustamente non apprezzare. Cliccando di nuovo sul titolo, chiudete la cornice.

Quando Shea precipita nel fiume, sui Denti del Drago, e la compagnia a Paranor scopre che la spada è stata portata via e che il re degli elfi è morto o fatto prigioniero.

Quando i quattro amici finiscono nel fiume e scoprono che Drew è morto, Lewis (Burt Reynolds) è ferito e l’ultimo dei due montanari gli dà ancora la caccia.

Quando Mark Watney scopre che le scorte di patate non basteranno a farlo sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi e un lancio di una sonda fallisce e un secondo lancio non arriverà prima che le scorte di cibo finiranno.

Esempi di momenti neri in cinematografia

Quando il campo viene evacuato perché ci si aspetta uno scontro, a causa della decisione di Cina, Russia, Pakistan e Sudan di attaccare i gusci.

Quando Rodrigues viene imprigionato e gli ordinano di fare apostasia, altrimenti uccideranno cinque cristiani catturati.

Quando alcuni dei figli di Ben Cash dubitano dei metodi educativi del padre e Bo vorrebbe studiare all’università e scoprire il mondo. Ben è costretto a rivedere le sue ideologie per il bene dei figli.

I vostri momenti neri

Avete pensato a inserire nella vostra storia un momento nero? Siete d’accordo con quelli che ho individuato nelle sei storie citate?

47 Commenti

  1. Serena
    23 febbraio 2017 alle 07:32 Rispondi

    Urca, non mi ricordo abbastanza bene le storie per esprimermi sui tuoi esempi. Però posso parlarti del mio cartone animato preferito, How to train your Dragon: il black moment è così black che più black non si può. È arrivata la resa dei conti, la bugia di Hiccup viene scoperta, il padre lo rinnega come figlio e come vichingo, il villaggio lo disprezza. Sdentato è stato catturato e portato via e Hiccup è letteralmente a piedi, in tutti i sensi. Magistrale l’utilizzo di un altro personaggio, Astrid, per dichiarare in modo esplicito che tutto è perduto. Lei lo dice chiaramente: “You’ve lost everything”.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:20 Rispondi

      Non conosco quel cartone, ma da come scrivi sembra proprio quello il momento nero.

  2. Elena
    23 febbraio 2017 alle 08:05 Rispondi

    Ciao, non ho letto quei 3 romanzi ma credo di aver capito cosa intendi. Ho scritto un romanzo di formazione incentrato proprio sulla crescita umana della protagonista. Il Black moment però l’ho situato a metà della storia, quando Luce scopre che il suo fratello /alter ego sta lottando contro un cancro devastante che sconvolge le loro vite. Lì deve cambiare registro di vita, mentre paradossalmente lui è pronto anche se sceglie di non manifestare appieno la sua identità . Verso la fine c’è un altro Black moment. Forse col senno di poi avrei potuto tenere la suspense un po’ di più. Servono a questo i due momenti che hai descritto, non è così? Riscriveresti un romanzo già pubblicato? Buona giornata

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:23 Rispondi

      Ciao, quello che dici a me sembra invece più il momento centrale, il midpoint: da quel punto cambia tutto.
      No, non riscriverei un romanzo già pubblicato :)
      Perché?

      • Elena
        23 febbraio 2017 alle 21:09 Rispondi

        Tu dici? Sai mi chiedo come abbia fatto a scrivere senza conoscere questo Black moment :). Scherzi a parte di questo blog mi piace che uno può non aver capito un tubo e tu con gentilezza lo fai notare..E bom .
        Veniamo alla domanda: scrivere è crescere. La scrittura cambia continuamente e cambiamo noi. Oggi scriverei il mio primo romanzo diversamente e mi pare che non risvriverlo o almeno revisionarlo, sarebbe come fargli un torto. È tuo ma non lo è più fino in fondo, non so se qualcuno di voi ha già passato qualcosa del genere.. È un travaglio….. :)

        • Nani
          24 febbraio 2017 alle 05:30 Rispondi

          Elena, si dice che una volta finito e dato in pasto al pubblico, il testo ha una vita propria, indipendente dal suo scrittore. Dovremmo imparare a lasciare la presa, come per i figli. Non ti tormentare con gli “avrei potuto”, ma divertiti a scrivere un’altra storia, magari con quegli “potrei” che non ti sei chiesta la prima volta.
          E se poi pensi che la prima opera potrebbe migliorare in vendite e visibilità se rimaneggiata, e credi che quella storia valga davvero la pena di essere raccontata ancora una volta nel modo che ti sembra migliore, allora fai un tentativo, ma senza stressarti troppo. Perché per quanto tu ci possa ritornare, se la storia non vuole, non c’è verso di cambiarla. :)

          • Elena
            24 febbraio 2017 alle 10:45 Rispondi

            Grazie Nani,
            si hai ragione, come un figlio… è che io non ho figli :))
            Messaggio ricevuto. Ci penserò, intanto grazie

        • Daniele Imperi
          24 febbraio 2017 alle 09:53 Rispondi

          No, per me un romanzo, specialmente dopo che è stato pubblicato, va lasciato così. Metti che arrivi a pubblicare 20 romanzi: ti metti poi a riscriverli da capo tutti? No, si guarda avanti e si scrive altro :)

          • Elena
            24 febbraio 2017 alle 10:46 Rispondi

            20 romanzi? Devo darmi da fare allora, sono solo a due :)

  3. Roberto
    23 febbraio 2017 alle 08:06 Rispondi

    Eh sì… viene quasi naturale voler gettare la spugna, e non poterne più; l’ho visto accadere anche nel protagonista del lavoro che ho appena terminato (prima di una doverosa revisione generale); è una presa di coscienza molto imprtante. Induce a scavare ancor più nel profondo, fragilità e risolutezza, ma anche un appiglio per scattare in avanti. Un momento di “crisi” fantastico ed empatico per chi scrive e per chi poi dofebbe leggere.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:29 Rispondi

      Sì, per chi scrive diventa anche un momento in cui capire bene come far evolvere la storia.

  4. Maria Teresa Steri
    23 febbraio 2017 alle 09:17 Rispondi

    Interessante. In effetti ho sempre inserito questo momento nelle mie storie, ma non sapevo né che si chiamasse così né che fosse un elemento della struttura narrativa. Nel romanzo che sto scrivendo sono arrivata proprio al momento nero, con il protagonista che sta gettando la spugna perché lo hanno messo con le spalle al muro. Purtroppo però questo black moment sta coincidendo anche con il mio nella scrittura, nel senso che sono un po’ in crisi e non ho molta voglia di proseguire.
    Non ho guardato gli esempi che fai perché non voglio spoiler, ma d’ora in poi farò più caso a questo specifico punto delle storie.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:30 Rispondi

      Io, nonostante avessi notato quei momenti in parecchie storie, in quella che sto scrivendo non l’avevo inserito, ma per fortuna sto ancora sistemando la trama.

  5. MikiMoz
    23 febbraio 2017 alle 09:50 Rispondi

    E’ uno dei cliché narrativi-cinematografici di chi vuole lanciare un messaggio paraculuniversale, spesso.
    Come Spider-Man che getta il costume e ricomincia con la sua vita regolare.
    Come un karate kid che fa i bagagli e se ne va lasciando il torneo (ma poi sull’autogrill, magari, ci ripensa e tra un camogli e una cocacola, guardando la tv con lo sfidante bullo che si fa il figo, ci ripensa).
    Bisogna saperlo gestire, che se funziona nelle opere anni ’80 o vintage (perché DEVONO seguire quello schema) oggi si rischia di far ridere.
    I miei black moments durano il tempo di una birra con gli amici :)

    Moz-

    • MikiMoz
      23 febbraio 2017 alle 09:52 Rispondi

      Un “ci ripensa” è doppio.
      Sti gironi snoo dislesisco. :p

      Mzo-

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:32 Rispondi

      Fa ridere se diventa prevedibile – cosa che secondo me può accadere in storie come Spiderman e Karate Kid, o Rocky, ecc.

      • MikiMoz
        23 febbraio 2017 alle 13:43 Rispondi

        In quelle io PRETENDO che ci sia; e se è prevedibile fa nulla.
        Non lo accetto in altre opere, che vogliono magari affrancarsi da certi cliché e poi ci cascano in pieno.

        Moz-

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2017 alle 14:13 Rispondi

          Forse perché senza momento nero quel tipo di storie non avrebbe senso.

  6. Andrea
    23 febbraio 2017 alle 10:13 Rispondi

    Quando mi interrogavano a scuola il mio miracolo erano i 5 minuti del “cambio del professore”. Imparare alla meno peggio 2 o 3 concetti e cercare di parlare il più possibile di quelli per accalappiare una “tirata” sufficienza :) Qualche volta però non bastava :)
    Il momento nero nella mia storia è ancora molto lontano. Grande l’idea di mettere degli esempi concreti.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:34 Rispondi

      Io invece non sono mai stato bravo a parlare il più possibile: se una cosa la sapevo, la dicevo, altrimenti scena muta :D
      Il tuo momento nero è ancora lontano perché stai ancora lavorando alla trama?

      • Andrea
        23 febbraio 2017 alle 13:56 Rispondi

        Sono ancora alla fase iniziale, 67 pagine word. Quindi il momento nero è ancora lontano. Però sono contento perché più passano i mesi e meno ripensamenti ho sull’argomento di cui sto scrivendo. Di solito è il contrario no?

        • Daniele Imperi
          23 febbraio 2017 alle 14:14 Rispondi

          Sì, di solito accade il contrario. Ma stai scrivendo senza una traccia di partenza?

          • Andrea
            23 febbraio 2017 alle 14:37 Rispondi

            Diciamo che una traccia c’è, ma non è ben definita. So dove voglio arrivare, conosco alcune tappe del percorso, ma la parte di mezzo è abbastanza nebulosa.

            • Daniele Imperi
              23 febbraio 2017 alle 14:51 Rispondi

              Allora prova a schematizzare la trama, così intanto metti in chiaro quel punto oscuro. Io ho fatto così e alla fine sono riuscito a inserire climax, momento centrale, momenti nero.

              • Andrea
                23 febbraio 2017 alle 19:38 Rispondi

                Adesso che mi hai spinto a concretizzare questo punto saliente mi sono accorto che esisteva già nella mia mente. Meglio trascriverlo, non si sa mai che torni a nascondersi.
                Quando sarò famoso e la mia storia venderà milioni di copie mi ricorderò di te :)

                • Daniele Imperi
                  24 febbraio 2017 alle 09:52 Rispondi

                  Ma grazie, ci conto! :D

  7. Nuccio
    23 febbraio 2017 alle 10:23 Rispondi

    Shakespeare è l’esempio classico. Disseminato di momenti neri del protagonista o della situazione che poi evolve verso i due estremi:tragedia o soluzione eroica e salvifica.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:35 Rispondi

      Forse hanno ripreso da lui i più moderni narratori introducendo il momento nero.

  8. Giuseppe
    23 febbraio 2017 alle 12:33 Rispondi

    Anche i romanzi thriller sono disseminati di questi momenti neri in cui il protagonista, ad un certo punto del racconto, si vede come perso, bloccato nella sua situazione. E penso che questo cliché sia fondamentale per aiutare il protagonista a fermarlo un attimo dalle sue imprese per poter ripensare alle prossime strategie da compiere. Ed è a questo punto che, secondo me, dovrebbe notarsi la bravura di uno scrittore e ripensare il suo personaggio, caricarlo di emozioni, di adrenalina e farlo continuare a vivere.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 13:36 Rispondi

      Forse nei polizieschi in generale il momento nero è d’obbligo. La bravura dello scrittore sta anche nel dare una svolta non prevedibile alla storia.

      • Giuseppe
        23 febbraio 2017 alle 19:00 Rispondi

        Esatto! In caso contrario, la storia diventa banale.

  9. Kukuviza
    23 febbraio 2017 alle 15:34 Rispondi

    Purchè il momento nero non diventi una cosa esagerata dove tutto è contro il protagonista e lui (lei) per venirne fuori deve rompere troppo la verosimiglianza.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2017 alle 16:01 Rispondi

      Sono d’accordo, non dev’essere né prevedibile né inverosimile.

  10. luisa
    24 febbraio 2017 alle 01:18 Rispondi

    C’è nella storia un “momento nero” dove uno dei protagonisti pensa chè tutto si fermi…
    Non sapevo si chiamasse così nella narrativa, come sempre apprendo qualcosa di nuovo.
    Grazie

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2017 alle 09:54 Rispondi

      Ne avevi inserito qualcuno nelle tue storie?

  11. Mirko
    24 febbraio 2017 alle 15:07 Rispondi

    Ciao Daniele, ho letto La Spada di Shannara , e sì sicuramente quello è un momento nero. Comunque un momento di crisi deve sempre esserci in un romanzo.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2017 alle 15:28 Rispondi

      Ciao Mirko, penso che in alcuni generi, specialmente quelli “avventurosi”, sia d’obbligo. Mi vengono in mente 2 romanzi che non hanno questo momento nero: Suttree di Cormac McCarthy e O Lost di Thomas Wolfe.

  12. Kukuviza
    25 febbraio 2017 alle 18:59 Rispondi

    Stavo pensando a quale potrebbe essere il momento nero ne “Il signore degli anelli”. Forse ce n’è uno per libro?
    Nel primo potrebbe essere dopo la battaglia col Balrog? Nel secondo però ci sono più linee narrative e quindi il Fosso di Helm e l’imbozzolamento da parte di Shelob? Nel terzo forse quando Sam prende le redini della situazione? Sono rimasta nel vago perché non si sa mai che ci sia ancora qualcuno al mondo che non sa la storia.

    • Daniele Imperi
      26 febbraio 2017 alle 08:56 Rispondi

      Bella domanda. Il momento nero deve essere uno, però, perché uno è il romanzo. Forse è quando Frodo viene punto dal ragno Shelob e creduto morto?

      • Kukuviza
        26 febbraio 2017 alle 11:19 Rispondi

        Forse è difficile da stabilire quale sia il momento nero in quel romanzo poiché non c’è un unico protagonista. Ho riletto un’altra volta il tuo articolo. Mi sembra di capire che il momento nero è una occasione di “evoluzione” per l’eroe (protagonista). Tornando all’esempio del Signore degli Anelli, anche io penso che la scena del ragno potrebbe essere un “black moment”. Però essendo Frodo ritenuto morto soltanto da Sam, il momento nero sembra essere proprio per quest’ultimo. E proprio Sam ha una sorta di evoluzione caratteriale, lo si vede bene nel terzo volume. Quindi è Sam il vero protagonista?

        • Daniele Imperi
          26 febbraio 2017 alle 11:26 Rispondi

          Un bel casino :D
          Penso anch’io che per quel romanzo sia difficile individuarlo, sono coinvolti troppi personaggi, non c’è un unico protagonista. Forse quindi esistono più momenti neri.

  13. Il Palombaro
    27 febbraio 2017 alle 09:57 Rispondi

    Molto interessante!
    Questo Black Moment sembra coincidere con “l’esperienza di morte” (2° turning point) nell’Arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks, in quanto entrambi posti alla fine del secondo atto. Tuttavia, l’esperienza di morte è uno dei momenti di più alta tensione della storia. A mio avviso, il Black Moment potrebbe essere invece assimilato alla “Discesa”, che si trova all’inizio del terzo atto. In questa fase il personaggio sprofonda nella disperazione, o nella depressione, a seguito dell’esperienza di morte, per poi rinnovarsi con il “Momento di trasformazione”, che lo condurrà al “Climax”.
    Ah, mi presento: sono Giuseppe, e ho sfruttato per bene il tuo blog in passato per le sue risorse. Ma sono finiti i tempi del “Lurkaggio”! Ciao e grazie

    • Daniele Imperi
      27 febbraio 2017 alle 11:17 Rispondi

      Ciao Giuseppe, benvenuto nel blog. Non conosco quell’arco di cui parli, ma sembra essere come dici.

      • Il Palombaro (Immersività blog)
        27 febbraio 2017 alle 15:39 Rispondi

        Grazie per il benvenuto! Farò un articolo, a breve, sull’arco in questione. Ora che ci penso, un altro black moment potrebbe ricondursi alla “Caduta” che anticipa proprio quell’esperienza di morte di cui parlo nel commento precedente, e che segue al periodo di “Grazia” nell’Arco. Parliamo della seconda metà del secondo atto, e di un momento meno nero della “Discesa”. La differenza è che, nelle tragedie, alla “Discesa” non segue nulla: il personaggio sprofonda, non riesce a cambiare e ad accedere al “Momento d trasformazione” che porta al Climax. La sua inabilità a operare un reale cambiamento dentro di sé lo porta alla sconfitta.

  14. Von Moltke
    1 marzo 2017 alle 20:12 Rispondi

    Ciao! Sono uno scrittore alle prime armi, ho scritto un romanzo in un mese a gennaio, come posseduto dald emone della scrittura, e un altro ne sto scrivendo ora, con maggior riflessione. Intanto devo farti i complimenti per il tuo sito: è molto ben fatto, informativo, e il modo in cui scrivi e rispondi incoraggia ad esprimersi. Tornando a me, prima del primo romanzo avevo solo esperienza di lettura, e, riguardo alla trama, solo un sottile ordito che si è poi riempito di episodi praticamente da solo, in un modo che ha stupito anche me: mi pareva che si scrivesse da solo, con tutti gli elementi che sorgevano da sè e andavano ad incastrarsi perfettamente l’uno con l’altro, tanto che non ci cambierei ancora adesso niente (aspettiamo a vedere cosa ne diranno però le case editrici, ammesso che rispondano mai). E’ una storia ambientata nei primi anni 2000, apocalittica con forti dosi di fantastico. Di momenti neri, distinguibili dal climax (che arriva nel penultimo capitolo) ne ho inserito praticamente uno quasi subito, al quarto capitolo (l’ho suddiviso in 24, inclusi un prologo e un epilogo). Forse troppo presto, ma, come ti dicevo, si è fatto praticamente da sè. Ora scrivo una specie di thriller a sfondo storico, mi sto divertendo molto meno, ma va, e il momento nero credo che sia arrivato o troppo presto, o che arriverà molto più vicino alla fine, o anche non sia rispondente ai canoni che hai indicato. Ma, a quanto ho capito, non è assolutamente necessario che arrivi così.

    • Daniele Imperi
      2 marzo 2017 alle 08:23 Rispondi

      Ciao e benvenuto, secondo me il momento nero al penultimo capitolo è troppo vicino alla fine. Manca il tempo per trovare una soluzione, per metterla in pratica e per concludere la storia.

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