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I miti della scrittura

Miti della scritturaCome in ogni disciplina e arte, esistono dei miti anche nella scrittura. Parlo di fantasie classiche a cui ognuno è portato a credere semplicemente perché permangono da troppo tempo.

È venuto il momento di sfatare questi miti e, parallelamente, di confutare quello che sto per scrivere. Perché sono io che penso che esistano questi miti, in base alla mia esperienza e alla logica che applico in ciò che faccio.

I miti della scrittura

  1. L’ispirazione: l’ispirazione non esiste. Chi scrive non è ispirato da alcuna musa, perché neanche le muse esistono. Il mondo è materiale, non spirituale. È fatto di cose che si possono toccare. L’immaginario, in quanto tale, è parte appunto della mente. Dunque l’ispirazione risiede proprio là, nella nostra mente. Ma allo stesso tempo non è neanche là, diciamo piuttosto che nasce nella mente di chi scrive in funzione di un input, di un’informazione che viene immessa nella sua memoria. È quell’informazione che, combinata con altre e con la realtà che circonda lo scrittore, fa scattare il meccanismo. Ma l’ispirazione non esiste. È una bufala che va avanti da secoli. Lo scrittore trova le sue idee dove capita. Se volete chiamare quel “dove capita” ispirazione, allora va bene. Ma non parlate di qualcosa che cammina su un piano più elevato dei piedi. Non c’è poesia nel creare storie, c’è solo tecnica. Pura, sporca, meccanica tecnica.
  2. La paura del foglio bianco o blocco dello scrittore: ve li immaginate gli scrittori che tremano davanti a una pagina vuota che li insegue per tutta la stanza? In una favola per bambini me li immagino anche io. La paura del foglio bianco è un altro mito, che fatica a estinguersi. Diamogli una mano. Che cosa è un foglio bianco? Un foglio senza inchiostro, sia esso materiale o virtuale. Dunque perché dovrebbe spaventare? Perché non sapete che cosa scriverci? E allora che lo prendete a fare? Perché creare un nuovo documento se non sapete cosa scrivere? Quando io apro un documento, quando creo un nuovo file in OpenOffice, so già cosa scrivere. Quel foglio non resta bianco. Su quel foglio scrivo un titolo, creo una scaletta, scarabocchio frasi e periodi. Se non ho idee, lo chiudo e passo ad altro. È così che si vince la fantomatica paura della pagina bianca: chiudendola e facendo altre cose. Se non avete idee su cosa scrivere, c’è solo una cosa da fare: non scrivere.
  3. La sofferenza interiore: per diventare buoni scrittori, per scrivere romanzi sensazionali, bisogna aver sofferto, conosciuto la fame, il dolore, l’angoscia. Questo è un altro mito. Certo, a sua difesa bisogna dire che una persona con un passato burrascoso, doloroso, ha senz’altro da scrivere pagine più suggestive, avvincenti magari, di uno che ha passato il suo tempo a girarsi i pollici. Ma non è detto che non si possa scrivere romanzi memorabili con una vita normale. O forse tutti i grandi scrittori del presente e del passato sono stati dei derelitti e dei perseguitati dal destino?
  4. L’onniscienza: un’altra credenza diffusa è che lo scrittore – inteso come chiunque ami scrivere, non importa cosa – sappia scrivere tutto. Se hai scritto un romanzo, se scrivi articoli, allora sei in grado di scrivere anche un biglietto d’auguri, un discorso, ecc. No, non è assolutamente vero. Volendo fare gli onesti, possiamo dire che chi sa scrivere ha maggiori possibilità di trovare le giuste parole. Ma non è detto che uno scrittore di romanzi sia anche un copywriter.
  5. La solitudine: sfido chiunque a scrivere un romanzo in un locale frequentatissimo il sabato sera. Ma è ovvio che si scrive isolati, non per questo uno scrittore è anche un misantropo (come me). La solitudine è propria delle forme d’arte, secondo me, poiché permette una maggiore concentrazione. Tu e ciò che devi scrivere. Uno scrittore può benissimo essere una delle persone più socievoli al mondo.
  6. La penna magica: alcuni sono soliti dire che la storia è uscita fuori dalla loro penna. La penna è un oggetto inanimato e solo questo basta per sfatare questo mito. La penna (o la tastiera dei tempi moderni) è comandata dalla mano, che a sua volta obbedisce agli ordini della mente. Dunque la storia proviene dalla mente dello scrittore. Per sapere dove la prende, leggere il punto 1.
  7. Nascere scrittori: si nasce bambini, umidi e piangenti. Si diventa scrittori. La scrittura è un processo lungo, che nasce dalla passione, dalla lettura, dal continuo esercizio. È un processo che non ha fine, almeno per quelli che sanno che si deve sempre migliorare.

Avete qualche altro mito della scrittura che vi sentite di sfatare?

 

29 Commenti

  1. antonio solombrino
    5 marzo 2012 alle 06:50 Rispondi

    Non tutti coloro che scrivono e pubblicano sono scrittori.

  2. Frank Spada
    5 marzo 2012 alle 08:00 Rispondi

    1. concordo
    2. ”
    3. ”
    4. ”
    5. ”
    6. ”
    7. concordo (in parte)

  3. Domenico "Helldoom" Attianese
    5 marzo 2012 alle 08:20 Rispondi

    Forse quella che chiamano ispirazione è la capacità di collegare vari “pezzi” presenti nella nostra mente e ne fa uscire qualcosa che consciamente non sappiamo da dove provenga ;)

  4. franco zoccheddu
    5 marzo 2012 alle 10:20 Rispondi

    Gentile Daniele, concorderei con le tue affermazioni (espresse benissimo, schiettamente e in modo non ambiguo) in astratto. In concreto credo che la tua analisi ignori che gli scrittori sono esseri umani, quindi ognuno con una personalità ed esperienze diversissime. Ho paura che (come in amore) non esistano leggi o regole che uno di noi possa stabilire per tutti. Insomma: la tua visione è chiara, apprezzabile. La realtà ha una complessità non riducibile alle tue 7 regole. Conosco almeno una persona che scrive belle cose e, ti assicuro, vìola quasi tutte le tue affermazioni.

  5. I miti della scrittura | Scrivere e leggere libri | Scoop.it
    5 marzo 2012 alle 10:46 Rispondi

    […] background-position: 50% 0px; background-color:#222222; background-repeat : no-repeat; } pennablu.it – Today, 10:46 […]

  6. Romina
    5 marzo 2012 alle 17:16 Rispondi

    Il tuo post è scritto molto bene ed esprime chiaramente il tuo pensiero senza imporre alcun punto di vista, per questo mi sento libera di dirti che non sono pienamente d’accordo su alcune cose. Ma che cos’è il mio se non un altro punto di vista che può essere sfatato? Dunque… dunque viva i punti di vista espressi con moderazione e argomentazioni valide!

  7. Daniele Imperi
    6 marzo 2012 alle 09:07 Rispondi

    @Antonio: vero pure questo.

    @Frank: bene ;)

    @Domenica: una spiegazione può essere quella.

    @Franco: le mie non volevano essere regole, ma solo considerazioni.

    @Romina: su quali non sei d’accordo?

  8. Lisa Corradini
    7 marzo 2012 alle 22:31 Rispondi

    Aggiungerei nel punto 3 -la sofferenza interiore – che la figura dello scrittore moderno è completamente cambiata dalla figura ribelle del passato. Lo scrittore moderno se ne sta seduto al caldo davanti al pc a consumare libri e film, i soli mezzi che gli permettano di sviluppare la creatività. Se poi fossero colpiti da angoscia ricorrerebbero ai farmaci e, a meno che non siano vittime della crisi economica, non conoscono la fame.
    Sicuramente lo scrittore moderno può essere vittima di una sofferenza interiore ma, diciamoci la verità: quali valori può ancora avere lo scrittore moderno strumentalizzato dall’industria dei mass media?

    Forse ho un po’ esagerato ma ho più rispetto per il “vintage”

  9. Daniele Imperi
    8 marzo 2012 alle 10:40 Rispondi

    @Lisa: concordo pienamente. Adesso hanno davvero poco di cui lamentarsi. In quanto ai valori, coi mass media e la nuova società, la maggior parte sono andati a farsi friggere.

  10. Enzo
    8 marzo 2012 alle 14:23 Rispondi

    La scrittura è il mezzo di rimozione una delle tante e complessive sofferenze che coinvolge l’uomo indispensabile per il suo benessere psichico, quando questo mezzo si valuta come quello giusto per il fine.

  11. Il meglio di Penna Blu – Marzo 2012
    3 aprile 2012 alle 12:04 Rispondi

    […] Continua a leggere I miti della scrittura. […]

  12. Il meglio del 2012
    31 dicembre 2012 alle 05:01 Rispondi

    […] I miti della scrittura: leggende urbane da sfatare nella scrittura. […]

  13. Kinsy
    1 gennaio 2013 alle 21:35 Rispondi

    Il punto sette è il mio punto!

  14. Cristian M.
    3 settembre 2013 alle 17:29 Rispondi

    Personalmente considero ispirazione quelle rare situazioni in cui si riesce a scrivere per 2 ore di fila senza accorgersene, emozionandosi davanti all’emozione dei tuoi stessi personaggi che ridono, soffrono, s’infuriano o ti stanno antipatici. E’ come essere trasportati da ciò che si scrive ed essere intimamente legati.
    Questo non vuol dire che ciò che si scrive in quelle 2 ore sia oro senza impurità. Anzi. Però è diverso dal “lavorare a maglia”: un po’ scrivi, ti correggi, torni indietro e rileggi per vedere se tutto fila.
    O no?

    • Daniele Imperi
      3 settembre 2013 alle 17:34 Rispondi

      Certamente: scrivere 2 ore di fila difficilmente significa che crei per due ore pagine e pagine.

      Io, almeno, quando scrivo tendo a rileggere e correggere spesso.

  15. 10 miti della scrittura
    16 settembre 2013 alle 05:00 Rispondi

    […] fa avevo scritto dei miti della scrittura, elencandone sette. Oggi ne propongo invece dieci, due dei quali in comune con il vecchio post, ma […]

  16. Luciano Dal Pont
    20 novembre 2013 alle 21:19 Rispondi

    Be’, forse sarà anche vero che l’ispirazione non esiste, ma come definire altrimenti quel particolare fenomeno che un giorno ti consente di scrivere per le fatidiche due ore consecutive, sia pure soffermandisi spesso a rileggere e correggere, mentre magari il giorno dopo non si riesce a scrivere uno straccio di frase, e quello dopo ancora si torna a scrivere quasi di getto per altre due ore? A me succede spesso di avere questi alti e bassi…

  17. Lorenzo
    12 gennaio 2014 alle 15:38 Rispondi

    “si nasce bambini, umidi e piangenti. Si diventa scrittori”. Avessi letto questa citazione alle superiori non avrei perso dieci anni aspettando di mettermi a scrivere qualcosa!

  18. Sofia.
    21 marzo 2015 alle 21:45 Rispondi

    Ciao, sono anche io capitata qui per caso, e trovo i tuoi consigli, e i tuoi pensieri molto interessanti. Sono alle prese con il mio primo libro. Dato che sono arrivata alla fine, volevo parlare un po’ di tutti i punti che hai scritto.
    Per esempio, il “dove ambientare una storia” : secondo me, se uno crede che ambientare una storia a New york sia opportuno, farà’ le debite ricerche,no?
    Sono molto d’accordo sul metodo delle domande per la trama, anche se l’ho scoperto ora (e te ne ringrazio) lo trovo molto efficiente. Credo anche che sia vero che una storia inizia dalla fine, anche perché e’ proprio quello che e’ successo a me. ho scritto prima la fine, e poi ci sono girata intorno aggiungendo i particolari, e tutto il resto.
    concordo anche sui miri da sfatare.
    io, per esempio, non riesco a scrivere con le persone che parlano intorno a me….ma ci riesco benissimo, anche meglio, con la musica….

    • Daniele Imperi
      22 marzo 2015 alle 10:10 Rispondi

      Ciao Sofia, grazie e benvenuta nel blog.
      Per l’ambientazione a New York hai ragione: deve essere proprio necessario alla storia e non una sorta di moda, perché è “figo” che sia a NY.
      La fine, in pratica, ti suggerisce il senso della storia, la sua giustificazione a essere narrata.

  19. Andrew Next
    7 maggio 2016 alle 20:54 Rispondi

    Tutto molto deterministico, materialista. Lo scrittore è il creatore, il Demiurgo, l’artefice della realtà.
    Secondo alcune teorie scientifiche l il nostro universo è solo uno tra tanti possibili: quelli contigui differiscono solo per lo spin di un elettrone o il decadimento di un neutrone in un dato istante e, ad essere più precisi si crea un nuovo universo ogni volta che una particella quantistica collassa in uno stato determinato, tra tanti possibili.
    Detta così non suona molto affascinante, ma dato che di questi eventi ne avvengono miliardi ogni secondo… hai voglia a universi su cui spaziare e in ognuno di essi vi è una terra abitabile, abitata e con una storia tutta diversa. Heinlein, rifacendosi a queste teorie sul multiverso, arrivò a pensare che immaginare una storia equivaleva a dire che, in uno degli infiniti spazi del multiverso, era realmente accaduta o, addirittura, si aveva appena dato vita ad un nuovo universo in grado di far vivere quella storia.
    E se Heinlein avesse avuto ragione?
    Come ti sentirai la prossima volta che prenderai una penna in mano?

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2016 alle 06:28 Rispondi

      Non sapevo di questa idea di Heinlein. Ho alcuni suoi romanzi, che devo però ancora leggere. Il mio romanzo di fantascienza si basa proprio su un’idea del genere.
      PS: attento a quando metti in link al tuo blog, perché inserisci uno spazio: malichar.%20wordpress.com ;)

  20. Gerardo
    8 luglio 2016 alle 16:01 Rispondi

    Non concordo sul punto 6 che considero superfluo. QUando si riferisce a una “buona penna” si fa riferimento alla notevole abilità dello scrittore e non si fa alcun riferimento all’oggetto per scrivere. Mi sembra che questo sia scontato per tutti.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2016 alle 16:19 Rispondi

      Dipende da cosa si sta dicendo. Io ho sentito spesso quell’espressione. La storia è uscita dalla mia penna.

      • Gerardo
        24 luglio 2016 alle 22:53 Rispondi

        Ripeto, è un modo figurato di esprimersi. Sono veramente meravigliato che non riesce a comprendere questo aspetto molto elementare ed evidente.

      • Daniele Imperi
        25 luglio 2016 alle 12:34 Rispondi

        So che è un modo figurato di esprimersi, forse non hai capito tu il senso di quello che ho scritto io nel post. Ho letto spesso, ripeto, che molti dicono “la storia è solo uscita dalla mia penna”, il che è abbastanza differente dall’essere una “buona penna”.

  21. Valentina
    25 luglio 2016 alle 16:28 Rispondi

    Via, posso confutare? :)
    Sono d’accordo solo sul punto 4.
    Per il resto non condivido manco una virgola :D
    1- per me l’ispirazione esiste. Esistono le muse e pure i musi. (Pensa a Beatrice…). Inoltre per me il mondo è sia materiale che spirituale. Trovo assurdo il fatto che esista solo quello che vediamo (esempio, non credo che non esistano altre forme di vita solo perché noi non le abbiamo ancora scoperte).
    2-per me il blocco dello scrittore esiste. Significa arrivare a un punto in cui ti blocchi e non riesci ad andare avanti. Non è questione di paura. Inoltre, se bisogna scrivere ogni giorno, è difficile avere ogni giorno qualcosa da scrivere. A volte bisogna prendere il foglio e sforzarsi, esercitarsi.
    3-non si tratta di passato tragico, ma di esperienza. Dipende da cosa si vuole scrivere (e alla fine neanche più di tanto). Le storie sono fatte di personaggi, per creare i personaggi bisogna conoscere le persone, le reazioni, i modi di pensare, le situazioni.
    5- tu scrivi in solitudine, io scrivo in solitudine, ma non è affatto ovvio che si scriva in solitudine :)
    6- è nato dalla mia penna per me significa “è nato dal mio ingegno”,”è frutto della mia immaginazione”, che si dice quando siamo soddisfatti di un lavoro. Come espressione è molto vicino a “una buona penna”, e secondo me l’oggetto penna non c’entra niente.
    7- si nasce con un talento innato, appunto. Poi bisogna farlo crescere, studiare, imparare la tecnica e quel che vuoi. Ma se non c’è il talento, per me hai voglia di imparare le regolette…
    Fine :D

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2016 alle 11:15 Rispondi

      Per me l’ispirazione è quando ho un’idea per una storia. Alle muse non ho mai creduto :)
      Il mondo per me è solo materiale, della parte spirituale non esistono prove scientifiche.
      5- No, non è ovvio che si scriva in solitudine.
      6- Punti di vista, ma resto della mia idea :)
      7- Sì, il talento deve esserci, ma è una predisposizione alla scrittura. Poi devi studiare e fare esercizio.

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