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Come siamo migliorati scrivendo?

Migliorare scrivendo

Guardarsi indietro, osservare se stessi nei primi tempi della scrittura e osservarsi oggi, al livello a cui siamo arrivati e agli eventuali traguardi raggiunti ci fa capire se ci sono stati progressi o meno.

Una restrospettiva che ci mostra quanta strada abbiamo fatto, quanti errori ci siamo lasciati alle spalle, quanti ne facciamo ancora, cosa potrà riservarci il futuro.

Che cosa è cambiato in noi da quando abbiamo iniziato a scrivere o, meglio, da quando abbiamo compreso appieno questa nostra passione, da quando abbiamo iniziato a fare sul serio, a scrivere cioè con un obiettivo in mente, quello di pubblicare?

In me è cambiato molto. Prendo spunto da un vecchio post apparso su Appunti a margine per osservare i miei progressi e gli errori che continuo a fare.

Le mie 5 fasi della scrittura

A pensarci bene, credo di aver attraversato 5 fasi nella mia passione per la scrittura.

  1. Fase infantile: sognavo di scrivere libri, ne segnavo titoli e bozze di copertina in un diario. Ne ho accennato tempo fa. Cʼera un romanzo fantascientifico intitolato Fantascienza: epoca 3000, ce nʼera uno drammatico sulla schiavitù dʼAmerica intitolato Bis videor mori, ricordo anche Animali e piante: la scienza va avanti, un romanzo post-apocalittico che vede prendere le redini della Terra da animali e piante senzienti dopo la scomparsa dellʼuomo. Eravamo negli anni ʼ70. Quando ero un ragazzino e sognavo a occhi aperti.
  2. Fase acerba: dalle prime letture nacquero le prime storie. Un noioso racconto pseudo-fantasy narrato in prima persona, una storia horror, più altri tentativi che non approdarono a nulla. Il primo progetto di romanzo fantasy nacque in questa epoca (Lʼerede di Mohr, ma chi fosse questo Mohr non lo ricordo proprio…). Erano i primi anni ʼ80.
  3. Fase emulativa: dopo aver letto lʼopera completa di Lovecraft mi dedicai a scrivere una ventina di racconti horror, alcuni anche splatter, due poemi in prosa, uno o due di fantascienza. Li davo in pasto alla mia ragazza, che me li correggeva. Scrissi un romanzo breve in forma di diario, Il trono di ferro, una storia drammatica di un bambino di strada che diventa un criminale, fino al suo epilogo sulla sedia elettrica. Era la prima metà degli anni ʼ90.
  4. Fase della ricerca: siamo negli anni 2000. Dopo una lunga pausa riprendo a scrivere e lo faccio grazie a due forum sulla scrittura, in cui si poteva partecipare a gare di racconti. Non ricordo per niente come mi sia tornata la voglia di scrivere e come abbia trovato quei forum. Arrivano i primi fallimenti, ma alla fine produco qualcosa di accettabile, vinco una gara e guadagno anche un posticino nella piccola antologia dei Corti edita da Edizioni XII.
  5. Fase della maturità: quella attuale. Perché è la maturità? Non certo perché mi ritenga maturo nella scrittura, ma perché mi sento più autocritico, forse anche troppo, e perché il mio pessimismo e la mia negatività mi portano a bocciare tutto quello che scrivo. Arriva però il primo libro pubblicato con un editore, anche se non si tratta di narrativa.

Come sono migliorato nella scrittura?

Scrivendo e leggendo si migliora molto. Lo disse il grande King, lo dicono sempre tutti, ho potuto vederlo di persona. Ma non credo che basti leggere e scrivere tanto. Bisogna innanzitutto saper leggere e saper scrivere tanto, altrimenti non servono a nulla né la lettura né la scrittura.

Mi sento migliorato, però, non commetto più i vecchi errori. Nei primi tempi io scrivevo di getto senza progettare nulla. Ho scritto La valle dei sopravvissuti così, un racconto horror dal taglio giornalistico. Avevo lʼidea in testa, quella di una valle che si comporta come una specie di Triangolo delle Bermuda e che nasconde un male che fa regredire lʼuomo, e ho preso a scrivere. Scrissi anche il seguito, Ritorno alla valle sconosciuta, e infine ho completato la trilogia con Il segreto della valle perduta. Non li leggerete mai nel blog, non è roba pubblicabile.

A quel tempo scrivevo così, mi bastava unʼidea. Adesso lʼidea è solo uno spunto che ha bisogno di studio, di contemplazione, adesso, soprattutto, lʼidea mi deve suggerire passione, altrimenti non riesco a trasformarla in storia.

Ora per me sono diventati importanti vari fattori nella scrittura:

  • la documentazione: che diventa sempre più maniacale
  • la pulizia della scrittura: attenzione alle rime, al numero di avverbi, di pronomi personali
  • la ricerca di uno stile adatto alla storia
  • la sicurezza di una trama solida: la storia deve stare in piedi, ecco perché ho interrotto il mio romanzo, perché cʼerano troppe cose che non stavano in piedi

È solo per questo motivo che ho chiamato la fase attuale “della maturità”, perché penso di avere un atteggiamento più maturo nei confronti della scrittura e della pubblicazione.

Quale sarà la prossima fase? Non ne ho idea. Nel frattempo parlate voi di come siete migliorati scrivendo.

41 Commenti

  1. Monia
    11 novembre 2015 alle 08:38 Rispondi

    Mi piace molto la fase infantile.

    Sarà che penso che l’ideale (ammesso possa esistere una condizione ideale per una cosa straordinaria eppure normale come scrivere) sarebbe preservare quella capacità di “sognare a occhi aperti” pur ricercando e esercitandosi e non perdendo mai di vista l’autocritica.

    Quanto a me non riesco a identificare una fase emulativa. Che debba ancora arrivare?

    In generale penso che comunque la colonna portante di ogni fase debba sempre restare un mezzo e non un fine. Mi spiego meglio: la ricerca, l’autoconsapevolezza, l’allenamento dei polpastrelli sulla tastiera, ogni pezzo letto e scritto e riletto e riscritto, tutto deve essere funzionale all’obiettivo a cui vogliamo arrivare (che può essere o non essere pubblicare).

    Altrimenti manifestare il desiderio di migliorarsi prima di esporsi finisce con l’essere solo un modo come un altro per rimandare il momento in cui buttarsi.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 12:20 Rispondi

      La fase infantile è obbligata. Sono d’accordo sul conservare quella capacità. Secondo me è importante per scrivere.
      Non è detto che la fase emulativa ci sia per forza. Forse è stata latente, forse non ci sarà mai.
      La fase come mezzo mi piace, è come un percorso da compiere: vuole tutti i suoi passi.

  2. Nuccio
    11 novembre 2015 alle 09:31 Rispondi

    Mi dà quasi fastidio dover concordare con te in tutto! Scherzo naturalmente.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 12:21 Rispondi

      Eh, capisco che non è facile mettere tutto nero su bianco, quando si tratta di “difetti”.

  3. Chiara
    11 novembre 2015 alle 09:39 Rispondi

    Grazie per la citazione (il link è corretto, ma il blog si chiama Appunti a Margine, non Appunti al Margine). :)

    Anche io un tempo scrivevo senza progettare. I romanzi non giungevano al termine, però mi divertivo tantissimo. Ora sono più consapevole, ma anche più paranoica. E a volte mi piacerebbe ritrovare un po’ della mia vecchia freschezza.

    Sai che “il trono di ferro” mi ha incuriosito? Vorrei leggerlo! :)

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 12:25 Rispondi

      Ho corretto :D
      Anche per me è stato un divertimento, non lo nascondo. La paranoia la conosco, purtroppo.
      Il trono di ferro è troppo insulso per farlo leggere a qualcuno :)

  4. monia74
    11 novembre 2015 alle 10:06 Rispondi

    Io scrivo da due anni, sono decisamente nella fase dell’innocenza.
    Tanti errori, tanti dubbi, tanta impulsività, tanta passione.
    Eh, sì, leggendo gli altri mi accorgo subito quando qualcuno ha delle carte in più. Farò la mia strada anch’io nel miglioramento, imitando, confrontandomi, studiando… ma spero di non perdere mai quello che sta alla base dell’impulso a scrivere, quello che adesso sento di genuino e irrazionale. Sarebbe un peccato diventare troppo metodici.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 12:27 Rispondi

      Non è detto che tu debba attraversare tutte le mie fasi, come ho scritto alla prima Monia :)
      Gli errori sono inevitabili, fanno parte della natura umana. Seguire le proprie fasi senza perdere di vista il vero scopo della nostra scrittura è il percorso migliore.

  5. Salvatore
    11 novembre 2015 alle 10:35 Rispondi

    Anch’io ho attraversato le prime quattro fasi che indichi, più o meno nel tuo stesso modo. Attualmente, però, mi sento ancora nella fase di ricerca. Vedo dei grossi miglioramenti nella tecnica, anche grazie al confronto con Mozzi e con altri scrittori, ma sono ancora lungi dall’essere soddisfatto. Inoltre sto ancora cercando un mio stile, in cui identificarmi pienamente. Certo, se guardo ai racconti che ho scritto anche solo un anno fa… be’, di strada ne ho fatta. Ma ce n’è ancora tanta davanti. Attualmente posso dire di prediligere la prima persona alla terza (la terza mi suona anomala, e infatti i racconti che scrivo in terza persona suonano falsi); riesco a immedesimarmi perfettamente nei personaggi (anche se molto diversi da me) e questo è un fattore che vorrei sfruttare; la costruzione del racconto inizia a essere professionale e, inoltre, cerco sempre, sia con la sensibilità linguistica, sia con la struttura, di far emergere qualcosa di più dalla storia, che una trama nuda e cruda. Per me, la narrativa, non è solo intrattenimento.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 12:29 Rispondi

      Ah, neanche io sono soddisfatto, sia chiaro.
      Io non credo di voler trovare uno stile in cui identificarmi, preferisco, come ho più volte scritto, trovare vari stili miei personali per le varie storie che scrivo.
      Ora mi spingi a scrivere un post sulla mia idea di narrativa :D

      • Salvatore
        11 novembre 2015 alle 16:38 Rispondi

        Sarebbe interessante: scrivilo!

        • Daniele Imperi
          11 novembre 2015 alle 16:47 Rispondi

          Già messo in programma ;)

  6. ombretta
    11 novembre 2015 alle 10:49 Rispondi

    Credo che il miglioramento raggiunto grazie alla scrittura sia stato soprattutto umano. Forse sono ancora nella fase acerba per quanto riguarda lo scrivere, ma mi sento molto più formata in quella personale. Ho capito che scrivere richiede molto impegno, costanza, allenamento e ho molto rispetto per chi si cimenta a intraprendere questo percorso con umiltà che, secondo me, sta alla base di tutto.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 12:31 Rispondi

      Da parte mia non credo ci sia stato un miglioramento umano. Tendo a scindere completamente la scrittura dalla mia vita personale.

  7. MikiMoz
    11 novembre 2015 alle 12:07 Rispondi

    Bel post, Dani!
    Che dire… la scrittura credo abbia migliorato me anche… fuori dalla scrittura stessa.
    Prendo ad esempio l’avere un blog: mi è servito per incanalare molte delle idee che prima vagavano, o che iniziano e sfasciavo di continuo.
    Quindi. anche una sorta di automaturazione, quasi disciplina che vien da sé.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 12:32 Rispondi

      Grazie, Miki!
      Un miglioramento in quel senso c’è stato anche in me, ma non come in Ombretta, se ho capito quello che intendeva dire.

      • MikiMoz
        11 novembre 2015 alle 13:26 Rispondi

        Ahaha non so se sono migliorato anche in senso umano.
        Anzi, credo di essere diventato ancora più s****** XD

        Moz-

  8. Tenar
    11 novembre 2015 alle 13:06 Rispondi

    Si acquisisce consapevolezza, secondo me, non solo sulla scrittura, ma anche su noi stessi. È un bel viaggio di auto conoscenza, anche fuori dal foglio di carta.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 13:18 Rispondi

      Forse sono io che non vedo cambiamenti in me come persona :D

      • ombretta
        11 novembre 2015 alle 14:06 Rispondi

        Magari ci sono stati e non te ne sei accorto! Intendevo quello che ha scritto Tenar…scrivere è comunque un viaggio per me e come tale mi lascia sempre qualcosa dentro che arricchisce la mia formazione. Ma il mondo è bello perché vario :-D

        • Daniele Imperi
          11 novembre 2015 alle 14:35 Rispondi

          Sì, può essere. Di sicuro, come ho scritto in un vecchio post, da quando scrivo… leggo meglio, nel senso che colgo cose che prima mi sfuggivano e sono più critico verso le mie letture.

  9. Simona C.
    11 novembre 2015 alle 14:16 Rispondi

    L’evoluzione è naturale se si vuole crescere, nella scrittura e nella vita.
    Se una cosa ti appassiona, fai di tutto per migliorare in quel campo: ti informi, studi, ti confronti con chi è più esperto e ha più successo, sperimenti, fai esperienza. Crescendo cambia il nostro modo di vedere le cose, diventiamo più consapevoli e più critici, formiamo il nostro stile e la nostra personalità.
    Va benissimo conservare lo spirito degli inizi, la curiosità e non porre limiti alla fantasia, ma chi pensa di essere arrivato, si è solo fermato.

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 14:37 Rispondi

      Anche per me non si può pensare di essere arrivati, nessuno scrittore ho mai sentito lo abbia detto. Lo spirito infantile c’è sempre, per fortuna :D

  10. Barbara
    11 novembre 2015 alle 16:04 Rispondi

    Scrivere è un viaggio, siamo d’accordo. Pronta a salpare.
    O era volare, senza atterraggi?
    Mah, salpare i cieli e volare nell’acqua, probabilmente si può fare anche questo.
    Sulle fasi, sono indubbiamente alla 4, quella della ricerca. O esplorazione.
    L’infantile celo, l’acerba celo mentre l’emulativa manca. Al suo posto, la sostitutiva: leggo un libro che mi prende, ma il finale mi lascia delusa, buttato là, non sono d’accordo, i personaggi non lo meritavano. Quindi mi sostituisco all’autore e me lo riscrivo a mio piacere.
    Anch’io ho smesso per un po’, pensando “tutti scrivono, tutti vogliono essere letti, ma questo non vuol dire che tutti ne sono capaci”. E poi ho incontrato il mio “life coach” e considero la cosa in modo diverso: mi fa stare bene e non faccio male a nessuno, se qualcuno leggerà meglio, altrimenti pace. Al momento mi leggono quattro gatti, due cani e tre criceti. ;)

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 16:17 Rispondi

      Tu volevi volare :D
      La fase sostitutiva non ce l’ho mai avuta, ho sempre accettato i finali dei libri letti, anche se magari non ne ero completamente soddisfatto.

  11. giuseppina
    11 novembre 2015 alle 17:40 Rispondi

    sono interessanti tutte le fasi ma devo migliorare ho molti difetti non vorrei esagerare tra l’altro sono molto autocritica quindi mi piacerebbe essere analizzata e confrontata da persone esperte, perché tutte le 5 fasi aprono una sfida individuale, nazionale, internazionale ecc….

    • Daniele Imperi
      11 novembre 2015 alle 17:58 Rispondi

      I difetti sono normali. Prova a pubblicare qualche racconti in uno dei vari forum letterari che ci sono e avrai pareri.

      • Nuccio
        11 novembre 2015 alle 18:13 Rispondi

        solo che no sai se chi ti risponde sia qualificato o meno.

        • Daniele Imperi
          12 novembre 2015 alle 08:10 Rispondi

          Dipende. Comunque hai un riscontro da lettori.

  12. massimiliano riccardi
    11 novembre 2015 alle 20:05 Rispondi

    Nel senso che dici tu devo dire che mi sento “sfasato”, vado avanti a botte di fortuna, dipende da cosa mi dice la testa, ho riletto dei vecchi manoscritti assolutamente apprezzabili e cose più recenti che mi vergogno persino di dare in pasto al cestino dell’immondizia. Sicuramente i fattori che sottolinei tu valgono anche per me, sono maniacale nell’impostare una trama solida e nel documentarmi. Complimenti per l’articolo.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2015 alle 08:12 Rispondi

      Grazie. Dovresti capire perché certi scritti vecchi ti sembrano più apprezzabili degli ultimi.

  13. poli72
    12 novembre 2015 alle 00:24 Rispondi

    Be io rispetto a te sono come il bimbo di prima elemantare che tenta di articolare il fatidico
    ” pensierino “. Il mio romanzo storico e’ ben lungi dall’essere concluso ,ma procede ,a rilento ,ma procede.
    Pero’ ! Devo ammettere che dopo alcuni mesi di pratica e relativa lettura affiancata mi sono reso conto di due cose:
    1) Indiscutibilmente, scrivere aiuta a leggere con spirito analitico le opere altrui.Chi scrive si trasforma in un incursore che penetra nel profondo le strutture ,lo stile ,le soluzioni narrative che legge.Scrivere e’ come assumere la pillola di Matrix ,prendi coscienza di essere li’ , assieme al maestro, seduto al suo fianco e lo osservi mentre si pone questioni , eleabora soluzioni per rendere un’idea chiara e comprensibile.Puoi quasi sentire il suo sforzo intellettuale.Lo ammiri per come riesce ad uscire vincente in un dialogo che tu riterresti impossibile da sfangare.Rimani sbalordito nel renderti conto di come riesce a condensare ,con straordinaria efficacia, in poche pagine, una parte di trama che tu non riusciresti a rendere con meno di cinquanta.E intanto apprendi ,memorizzi ,archivi ,impari con un’occhio ,un cervello ed un cuore ben diversi da chi legge soltanto.Per fare una paragone e’ come se a contemplare un giardino vasto ,ben curato e pieno di ornamenti botanici si trovassero due persone ben distinte un impiegato del catasto ad esempio ed un giardiniere.Il primo, certo, rimarrebbe affascinato dalla composizione estetica del lavoro.Il secondo che sa davvero che cosa comporta costruire un’opera d’arte botanica ,osserverebbe con piu’ interesse ,non tanto il risultato estetico , quanto quello tecnico funzionale del lavoro svolto dai suoi colleghi per individuare malizie e soluzioni adottate che potrebbero essergli utili in una futura commessa.
    2) A tre quarti della prima stesura ,con un buon 400 -450 ore di lavoro alle spalle , rileggendo il primo capitolo ho avuto la sensazione che a scrivere non fossi io ,bensi’ un ragazzotto ingenuo e confusionario.L’immaturita’ di certe uscite nei dialoghi e la poca chiarezza di certe descrizioni ,mi hanno fatto apprezzare una volta di piu’ che la massima di King : ” Leggere molto e scrivere molto” senza l’esistenza di alternative e scappatoie.Duro impegno e assidua pratica sono le uniche vie per realizzare qualcosa ,anche nel caso della scrittura ,come del resto in tutti gli ambiti della vita.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2015 alle 08:14 Rispondi

      Ti conviene rileggere tutto a romanzo finito, altrimenti rischi di rallentare. L’importante è che la storia stia in piedi, la scrittura si migliora in revisione e poi con l’editing.

  14. Gianfranco
    12 novembre 2015 alle 02:54 Rispondi

    Questo argomento mi ha fatto riflettere sulla mia esperienza di scrittura. Chiarisco subito che ho sessantotto anni e il fatto di essere in pensione mi ha dato il tempo per scrivere un romanzo, tuttora in fase di revisione, dopo sei anni dalla sua prima stesura. La mia passione per la scrittura non si è mai manifestata nella stesura di racconti, ma in modo diverso ed in tre fasi distinte. La prima alle elementari. Tornato dalla colonia marina e dovendo svolgere dei temi per le vacanze, il tema sulla colonia, non terminava più. Ho riempito tre quaderni pieni. Alla fine, guardando quei quaderni mi sono quasi spaventato, non mi sembrava una cosa normale; non era comunque un tema presentabile alla maestra. I voti dei miei temi erano dei sei rosicchiati e la loro lunghezza non era mai arrivata alla quarta pagina di quaderno. Il secondo momento è stato quando ero a militare. Probabilmente perché leggevo molto, ma anche perché la ragazza mi mancava, fatto sta che per dodici mesi ho scritto da una a due lettere al giorno alla mia fidanzata. Erano si lettere d’amore, ma non solo; descrivevo minuziosamente la mia giornata, i commilitoni e i sentimenti che provavo nel fare le marce e durante le guardie. Anche qui alla fine vedere quello scatolone pieno delle nostre lettere conservate mi ha fatto sentire a disagio, quasi non fossero riconoscibili come roba mia. Ovviamente non era una scrittura destinata alla pubblicazione, ma forse, come quei quaderni, aveva la funzione di tirarmi fuori ciò che si accumulava dentro di me in termini di disagio, di esperienza e di sentimenti. Terzo momento e credo ultimo, visto l’impegno che mi ha richiesto, la partecipazione a concorsi letterari con racconti e, spinto dal successo di questi, la scrittura di un romanzo, la cui, ormai insperata, conclusione mi ha dato una grande soddisfazione. L’evoluzione della mia scrittura è stata poco visibile perché è passato poco tempo dai racconti al romanzo e quasi tutto dedicato a quest’ultimo. Però la sensazione di essere migliorato in questi sei anni di riscrittura la percepisco, così come percepisco che devo ancora migliorare.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2015 alle 08:23 Rispondi

      Ciao Gianfranco, benvenuto nel blog.
      Io invece a scuola scrivevo temi striminziti :)
      Anche se erano lettere, comunque erano diventate una specie di diario. E inoltre ci sono parecchi romanzi scritti in forma di lettere.
      Anche se ti sei concentrato solo su un romanzo, sei continui di scrittura non sono pochi.

  15. Lisa Agosti
    12 novembre 2015 alle 03:40 Rispondi

    Penso di essere alla fase acerba. Già sorrido imbarazzata quando leggo quel che ho scritto nella fase infantile, due o tre anni fa, ma mi rendo perfettamente conto che tra tre anni scuoterò la testa a leggere quel che scrivo oggi.
    Non si finisce mai di migliorare, ma ci vuole il suo tempo. Sono contenta in questo periodo perché sto scrivendo tutti i giorni e so che questo è l’unico modo per passare alle fasi successive.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2015 alle 08:15 Rispondi

      Io non apprezzo quello che ho scritto dopo alcune settimane, altro che 3 anni :D

  16. Loredana
    12 novembre 2015 alle 13:36 Rispondi

    Bellissime le tue fasi, e bellissimo il fatto che tu puoi identificarle, non solo perché ci sei dentro, ma perché hai anche tanta, tantissima esperienza di scrittura. Io mi sono accostata da poco, con il mio blog, e sempre con troppo poco coraggio. Parto dall’idea che difficilmente a qualcuno può interessare quello che scrivo, che è come partire zoppi, lo so bene. Ora, però, qualcosa è cambiato e vorrei intensificare l’espressione, e uscire maggiormente allo scoperto. Mi piace moltissimo la fase della maturità, con la documentazione ferocemente solida e la pulizia nella scrittura.

    • Daniele Imperi
      12 novembre 2015 alle 13:57 Rispondi

      Nel mio caso è stato facile identificare le varie fasi. Io non ho mai pensato che a nessuno potesse interessare quello che scrivevo, non perché fossi sicuro del contrario, ma perché è un discorso che potrebbe valere per chiunque. Quindi non ha senso, altrimenti non ci sarebbe letteratura :)

  17. Laura Teodori
    1 dicembre 2015 alle 19:18 Rispondi

    Grazie per tutte le riflessioni che stimolate in me. Da tanti anni scrivo copioni per il teatro sia per spettacoli per bambini che per adulti per poi metterli in scena. A volte ho avuto anche bei riscontri dal pubblico e ne ho goduto, ma la mia scrittura era finalizzata al lavoro teatrale e quindi limitata in un certo senso, non scavavo in me. Ora sto affrontando un racconto impegnativo tratto da una mia esperienza recente e voglio collegarlo ad un tema assai scabroso come quello della violenza sui minori e devo dire che mi sembra a volte di perdermi e di navigare nel mare di mille emozioni. Cerco disperatamente il distacco.Le tue osservazioni che mi riportano ad un certo “rigore” sono oro. Grazie! Credo comunque che scrivere sia sì un grande impegno, ma anche un regalo che facciamo a noi stessi. Buona vita a tutti Laura

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2015 alle 16:38 Rispondi

      Ciao Laura, benvenuta nel blog.
      La scrittura teatrale forse resta un po’ fredda, perché è solo dialoghi e descrizioni sceniche, come quella cinematografica. Sono scrittura più tecniche. Passare da quelle a un racconto magari non è facile.

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