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Il mercato della scrittura

Content marketplace

Negli ultimi anni il mercato della parola scritta – non parlo di letteratura, ma di copywriting e scrittura per il web – ha subito un calo di qualità, ma soprattutto di considerazione e di valutazione. La richiesta di testi per il web, come pagine, articoli, comunicati stampa, ecc., da parte di aziende, ma anche di semplici privati – spesso minorenni o ragazzetti in cerca di facili guadagni con affiliazioni e annunci Google – è stata affrontata in modo selvaggio e disorganizzato.

Il risultato di questa moda ha dato il via a una produzione di contenuti di scarso livello, basata sulla quantità e non sulla qualità dei testi. Chiunque può essere ingaggiato, attraverso siti di content marketplace1, annunci in blog, forum e siti di settore, per improvvisarsi autore di testi per il web, a prescindere dal suo grado di istruzione e dalle sue capacità, esperienze e competenze nel campo.

Allo stesso tempo, tale andazzo ha infuso nella mente dei “datori di lavoro” un’errata concezione del cosiddetto web copywriting. Il testo è visto non più come parte integrante di una campagna pubblicitaria, di un’informazione o della stessa immagine aziendale, ma come un prodotto in serie, da creare nel più breve tempo possibile e in numero elevato.

La scrittura per il web diviene così una macchina che deve sostenere una produzione intensa e senza controllo – il controllo di qualità che dovrebbe invece esistere per ogni prodotto – e l’autore ne è l’operaio sottopagato e sfruttato. La scrittura per il web deve creare prodotti a basso costo, in grado di soddisfare il richiedente – nota bene: non la richiesta – e adeguarsi a uno standard di valutazione che, di fatto, ha rovinato il mercato del web copywriting.

Scrivere per il web viene visto come un lavoretto per arrotondare i propri guadagni o racimolare qualche euro a tempo perso. Il web copywriting può essere un’attività part time, ma non per “arrotondare” o “racimolare”, bensì per guadagnare.

Produrre un testo professionale richiede tempo, documentazione, competenza, conoscenza del web e del suo funzionamento, capacità di scrittura, sintesi e revisione del testo, conoscenza della lingua italiana – aspetto sottovalutato in questo settore – esperienza nel campo, che si traduce in un continuo e costante esercizio di scrittura.

Nessuna o poche di queste caratteristiche sono prese in considerazione da chi richiede un testo per il web. Ci si preoccupa soltanto della velocità, del ritmo di produzione, come elemento essenziale del successo e della riuscita di un’impresa, di un’idea, di un qualsiasi progetto.

Chi ne fa le spese sono il web copywriter, che vede il suo lavoro declassato a pura manovalanza, e l’informazione, intesa nel significato più generale del termine, che va a intasare il web di pagine inutili, incomprensibili, inefficaci, incomplete, artigianali e talvolta anche rozze.

Il mercato della scrittura è l’ultima frontiera del web copywriting, l’evoluzione di un’arte che dovrebbe essere riservata agli artisti e non improvvisata. Viceversa, quest’arte diviene sinonimo di denaro facile, travisando del tutto come vanno valutati i costi della scrittura.

Ma di questo parleremo la prossima settimana.

Note

1 – Content marketplace: letteralmente, mercato dei contenuti. Tecnicamente, un sito in cui è possibile ingaggiare chi possa scrivere contenuti. Un’azienda, o un privato, si iscrive al sito e pubblica il suo annuncio, definendo i dettagli dei testi da scrivere. I vari web copywriter iscritti al sito possono così prenotare il lavoro, se di loro interesse. Potrebbe essere un’iniziativa interessante e valida, se solo fosse portata avanti da professionisti e non da improvvisatori.

12 Commenti

  1. Romina
    28 novembre 2011 alle 08:14 Rispondi

    La società di oggi produce per consumare e consuma per produrre, è normale che questa logica, come un morbo, intacchi tutti i settori e anche quelli artistici. Bada bene, ho scritto “normale” non “giusto”… Non è giusto che ci sia chi si improvvisa ciò che non è a discapito di chi lo potrebbe fare quel lavoro con professionalità. Un conto sono persone come me che hanno il loro blog e si gestiscono quello e un conto chi pretende di farlo come lavoro senza alcuna esperienza. Se uno non sa fare una denuncia dei redditi non si mette a farlo per lavoro, se uno non sa fare il cemento non costruisce case, ma in campi artistici è diverso. Lo si vede bene in letteratura, dove anche il libro è diventato un prodotto commerciale, dove si punta più alla grafica di copertina o al nome di un autore famoso piuttosto che sul contenuto. Non dico che solo i geni devono scrivere o scrivere per il web (se no io poi cosa faccio?), ma bisogna avere anche l’umiltà di imparare ogni giorno, occorre studiare e documentarsi… e anche sbagliare per non sbagliare ancora!

  2. Giovanni
    28 novembre 2011 alle 09:37 Rispondi

    È una vera vergogna. Hai decisamente ragione su tutto.
    Pensa che io collaboravo per uno di questi ragazzetti che a volte ha usato anche articoli miei di uno dei miei blog. Quando ho smesso di collaborare per mancanza di tempo ha addirittura rimosso il mio nome dall’elenco di collaboratori che copare sul suo sito. Certo non sarò bravo come te e non avrò l’esperienza che avrai tu, però spesso capisci quanto sia selvaggio scrivere per il web e far apprezzare la propria professionalità :( .

  3. Daniele Imperi
    28 novembre 2011 alle 19:57 Rispondi

    @Romina: internet è diventata un modo per sfruttare e lavorare in modo rozzo.

    @Giovanni: grazie, io ho trovato parecchi miei testi rubati da un mio sito e messi pari pari in altri siti :D

  4. Carlo
    28 novembre 2011 alle 21:54 Rispondi

    Anni fa ho collaborato con un sito che trattava di Borsa (erano i tempi del boom della “New economy”…) e devo dire che, nonostante la qualità dei testi richiesti non fosse eccelsa (erano comunque testi tecnici, in un certo senso, ma ho sempre cercato di renderli almeno gradevoli da leggere), è stata una interessante palestra: l’obbligo di inserire nel sito il pezzo a una certa ora, lo scrivere su temi precisi… Credo che mi abbia dato un po’ di disciplina. Comunque, in quel caso documentarsi era d’obbligo (i nostri testi erano pubblicati in tempo reale su Yahoo! finanza, con migliaia di accessi unici ogni giorno), e anche questa necessità è stato un momento di crescita.

  5. eletta senso
    4 dicembre 2011 alle 17:25 Rispondi

    non conosco il campo per parlarne. ho aperto un blog a marzo perché adoro scrivere e occuparmi di grafica. ogni cosa che pubblico nel blog nasce dal desiderio di condividere riflessioni e opere. fuori dal coro. con l’istintività e franchezza che mi caratterizza. non dipendo da nessuno. scrivo in un blog che penso sia di qualità (immagini e parole).

  6. I costi della scrittura
    5 dicembre 2011 alle 05:02 Rispondi

    […] verbo e predicato, che partoriscono banalità e concetti ormai già letti centinaia di volte. È il mercato della scrittura, questo, di cui ho parlato la scorsa […]

  7. Come diventare web copywriter?
    17 luglio 2012 alle 05:04 Rispondi

    […] adesso i cosiddetti content marketplace, di cui ho parlato male nel mio articolo sul mercato della scrittura e sui costi della scrittura, ma li nomino perché un bravo web copywriter potrebbe trovare qualche […]

  8. Lucia Donati
    17 luglio 2012 alle 12:12 Rispondi

    Oggi nel calderone infernale di scritti prodotti a gran velocità, spesso senza grande valore e pieni di innominabili errori di ogni tipo, ci troviamo come su un mezzo poco sicuro e da sfasciacarrozze (non c’è bellezza, sicurezza, eleganza, sostanza): mi domando quanto potrà durare il continuo utilizzare cose prodotte da incompetenti (il discorso potrebbe essere visto anche in senso generale) che non sono basate sulla qualità. C’è uno svilimento della cultura, della preparazione e della qualità, a discapito di tutti; ma, così, e non se ne rendono conto, si sviliscono da soli quelli che causano queste cose. Si potrebbe ovviare a questo solo fermandosi a pensare per un attimo per capire dove si sta andando e, poi, cambiare registro (credo, alla fine, di aver generalizzato il discorso ma si adatta anche al nostro argomento).

  9. Daniele Imperi
    17 luglio 2012 alle 12:17 Rispondi

    Il problema è la fretta e la scarsa voglia di pagare il giusto. Oltre all’ignoranza del mezzo e di ciò che si produce.

  10. Giuseppe
    17 luglio 2012 alle 12:42 Rispondi

    Io penso una cosa: in tema di derive commerciali e commercialistiche, in fondo la colpa – se una colpa c’è – non è tutta da una parte. Gli editori pubblicano sempre più paccottiglia perché il pubblico, imbevuto di stupidismi televisivi alla Maria de Filippi, li richiede. Gli autori si adattano e iniziano a scrivere l’innominabile per restare sulla piazza. Il pubblico si vede servito e si sente autorizzato a chiedere ancora sulla stessa linea. E’ un circolo vizioso, certamente, ma alla lunga tutti insieme questi fattori fanno un trend culturale. Ha senso spezzare la catena recidendo solo uno dei suoi anelli? Il problema secondo me è anzitutto avere le idee chiare: Voglio scrivere per la massa? Mi interessa fare qualità, anche a discapito di un minimo di ritorno economico e di immagine pubblica?

  11. Daniele Imperi
    17 luglio 2012 alle 12:48 Rispondi

    @Giuseppe: non hai tutti torti, anzi. Vada per la qualità a discapito di soldi e pubblico :)

  12. Pagare per leggere un blog
    10 ottobre 2012 alle 14:02 Rispondi

    […] Ci sono modi per scrivere su un blog e ottenere delle entrate. Ne segnalo ben cinque. Non considero quei siti – tantissimi, purtroppo – che chiedono ai blogger di scrivere articoli per pochi centesimi. Di quelli ho parlato nel Mercato della scrittura. […]

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