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Il marketing dei contenuti

Marketing dei contenuti
Regalare per guadagnare. Il do ut discas cui avevo accennato quando ho parlato di come creare contenuti senza pensare alle parole chiave usate per trovarci. Ma è un regalo che ci è costato sudore e lavoro continuo.

Questo significa fare marketing dei contenuti: investire in tempo, in produzione di materiale utile agli altri, a favore della nostra crescita.

Il content marketing è un marketing più economico

Del marketing tradizionale, intendo. Non sostengo che nel web sia tutto gratis, ovviamente, perché così non è. Un professionista va pagato (programmatore, grafico, SEO, copywriter, ecc.), un’agenzia di comunicazione anche.

Secondo il rapporto annuale “B2C Content Marketing: 2014 Benchmarks, Budgets and Trends—North America” prodotto da Content Marketing Institute e MarketingProfs, è aumentato il numero di chi si occupa di content marketing per il B2C rispetto allo scorso anno. Di poco, ma è aumentato.

Il content marketing è un valore aggiunto

Penso che bisogna concentrarsi su quel termine: valore. Perché se un’azienda pensa che sta dando contenuti gratis, sta invece valorizzandosi. Il content marketing va visto come un investimento ma, a differenza di qualsiasi altro investimento, il content marketing è per sempre.

I contenuti che pubblichiamo online, nel blog aziendale o anche sui social media, restano per sempre, entrano a far parte della storia del web. Questo significa che ogni strategia di content marketing continua a lavorare, a fare il suo dovere, anche dopo anni.

Non pensate sia un investimento vantaggioso?

Se il brand è una pianta, il content marketing è il suo nutrimento

Oggi siamo in tanti, ve ne siete accorti? Aziende e professionisti sono identificati con un unico nome: brand. E il loro sviluppo professionale è chiamato personal branding. Io li vedo come alberi che hanno bisogno di essere nutriti per crescere, per aggiungere rami su rami e innalzarsi al cielo.

Ma come possono fare tutto questo?

  • Con un sito chiaro e utile per i loro potenziali clienti
  • Con un blog che diffonda le loro competenze
  • Con guest post che li faccia conoscere altrove
  • Con newsletter che fidelizzino i lettori
  • Con ebook e altre risorse gratuite per farsi apprezzare
  • Con interventi a convegni ed eventi
  • Con una presenza solida nei social media

Tutte queste azioni vanno sotto il nome di content marketing, che non è promozione, no, con quella non c’entra nulla. È il nutrimento che serve oggi a chi vuole giustificare la sua presenza online. Giustificare, certo, perché se non si sviluppa una buona e ragionata strategia per creare contenuti, il brand diventerà un albero rinsecchito che marcirà nel suo arido terreno.

Il content marketing arriva là dove sono i clienti

Quando guardiamo la televisione, siamo inondati di pubblicità. Per non parlare degli scocciatori che ci chiamano a ogni ora al telefono e chiamano quel fastidio telemarketing. È il brand che raggiunge direttamente a casa il consumatore. Vi suona giusto?

A me no. In primo luogo queste due forme invasive di pubblicità non sono farina del sacco delle aziende. La pubblicità è creata da agenzie di comunicazione, il telemarketing è addirittura affidato a società esterne.

Certo, con qualcuno funziona, altrimenti avrebbero smesso di spendere soldi in queste operazioni. Ma c’è una bella differenza con il content marketing. Perché? Perché le pubblicità non sono veramente utili al consumatore. Il succo del discorso è chiaro e semplice: noi siamo i migliori sul mercato, devi sceglierci.

Il consumatore non riceve stimoli, ma verità e dogmi. Tutto ciò che non accade con il content marketing, perché in quel caso il potenziale cliente trova l’azienda dopo aver cercato una soluzione al suo problema.

Io mi soffermerei a ragionare proprio su questo punto: non è più il brand che bombarda il consumatore con ipotetici valori che si auto-attribuisce, ma è il consumatore che in base a ciò che legge e vede attribuirà valore al brand.

Creare contenuti per la ricerca organica

Se siamo online, dobbiamo esser trovati dai nostri clienti. La ricerca organica secondo me è il primo obiettivo cui puntare. Ma ricerca organica non significa intrappolarsi nell’errata concezione della SEO, perché il rischio è creare contenuti per i motori di ricerca e non per gli utenti. E il content marketing per me deve solo puntare al nostro pubblico.

Ma il pubblico si serve dei motori di ricerca ogni giorno. È là che deve trovarci. È là che dobbiamo seminare le nostre perle di saggezza attraverso una pianificazione di post.

  • Long tail: ormai non ha più senso scrivere contenuti puntando sulle parole chiave principali. La long tail ha da tempo fornito la soluzione per creare contenuti più originali e soprattutto vicini alle esigenze del lettore. Ma la long tail è infinita? No, o forse sì. Dipende da quale prospettiva la guardiamo.
  • Contenuti evergreen: quelli che, dicono, attirano gli utenti. Ma non credete che bisogna stare attenti a creare questi contenuti sempreverdi? La parola magica da usare in questo caso è creatività. Distinguersi dalla massa creando evergreen davvero utili e magnetici.

Creare contenuti per i social media

Non solo condivisione di ciò che abbiamo prodotto nel nostro blog. In realtà io credo che non dobbiamo essere noi a condividere i nostri post sui nostri profili sociali, ma gli altri. Vedo il social media marketing come una condivisione indiretta dei nostri contenuti.

  1. Pubblichiamo un post su come fare content marketing
  2. Condividiamo su Twitter post sullo stesso tema, ma scritti da altri
  3. Scriviamo un contenuto sul tema su Google+, ma senza linkare il nostro post

Quanti adottano questa strategia? Non pensate possa avere un effetto positivo sul nostro contenuto?

Creare contenuti per le newsletter

Non m’intendo di email marketing, ma ricevo alcune newsletter da oltreoceano e c’è solo da imparare. Mi arrivano consigli che in varie occasioni mi sono stati di aiuto. Per il blog sto studiando alcune soluzioni per creare una newsletter che valga la pena leggere.

Anche questo è content marketing, ma di un tipo speciale, perché sono stati proprio i nostri lettori a sceglierlo, a chiederci: ehi, mi mandi qualcosa di interessante da leggere?

Sappiamo rispondere a questa domanda?

Creare contenuti per le pubbliche relazioni

Dobbiamo rafforzare la nostra presenza altrove, in casa altrui. I guest post sono nati per questo motivo, non certo in ottica SEO. Un guest post è blog marketing e, quindi, una forma di content marketing. Scordatevi di fare guest post per il solito link da piazzare.

Stiamo creando contenuti di valore per il blog di altre persone e quei contenuti hanno la nostra firma, sono riconducibili a noi e al nostro brand, se ne abbiamo uno.

Dobbiamo partecipare a convegni sulla nostra nicchia. Creare interventi, proporre iniziative, farci conoscere fuori dalla sicurezza di casa nostra. Non è per tutti, questo è vero, ma quanta forza daremo alla nostra presenza facendoci vedere di persona e parlando al pubblico?

Fare marketing dei contenuti

Il marketing dei contenuti non è vendita, è mercato, ma di un tipo gratuito per chi li dovrà consumare. Noi avremo speso in tempo e risorse, anche economiche, ma a vantaggio del nostro nome e della nostra professione.

Come fate marketing dei vostri contenuti? Come diffondete la vostra presenza online e su quali contenuti puntate di più fra blog, social media, newsletter e interventi esterni?

5 Commenti

  1. Alessandro Pozzetti | APclick
    19 marzo 2014 alle 09:31 Rispondi

    Io, lo ammetto, condivido più volte (durante il giorno) il post di giornata relativo al mio blog. Parlo di almeno 4 volte, solo su Twitter.
    Ho anche esagerato, negli scorsi mesi, rendendomi conto che “bombardando” con una dozzina di tweet – tutti uguali – i miei follower (pensando: non sempre tutti sono on line, quindi twitto più volte, così avrò più possibilità di farmi trovare) li allontanavo, invece di farmi re-twittare.

    I contenuti che punto di più sono ovviamente i social media, il web writing ed il blogging. Il mio lavoro insomma :)

    Tu ad esempio, Daniele, che mi segui da fuori, quando ne hai tempo chiaramente: come vedi la mia presenza on line?

    • Daniele
      19 marzo 2014 alle 11:34 Rispondi

      Non dico che sia sbagliato condividere più volte il proprio post, ma a me non piace. Molti sostengono che sia una buona pratica.

      Riguardo la tua presenza online, mi sembra che ti muovi bene: curi il blog e i tuoi profili sociali.

  2. Diego Ricci
    20 marzo 2014 alle 23:40 Rispondi

    Daniele, condivido in pieno la tua analisi. Ci tenevo a fartelo sapere. Condividere crea sinergie e avvicina persone affini, stimola ed arricchisce, senza tante logiche e strategie. Io per ora lavoro a diretto contatto con i Clienti. Ci parlo o scrivo Email. Non un blog e ne sento la mancanza. Ma ho da sempre condiviso la mia conoscenza, senza calcoli. Sui social condivido i contenuti di altri che reputo interessanti e sono contento di farlo. Soprattutto quando trovo post come il tuo dove si impara qualcosa. Grazie.

    • Daniele
      21 marzo 2014 alle 07:36 Rispondi

      Ciao Diego, grazie.

      “Condividere la conoscenza senza calcoli”: bella frase, che ovviamente approvo in pieno, visto che anch’io ho sempre agito così. Credo sia l’unico modo per raggiungere le persone e ottenerne rispetto e fiducia. Grazie a te del commento :)

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