Intervista a MalEdizioni

MalEdizioni

Qual è stato il vostro sogno all’inizio della vostra avventura editoriale e che cosa è cambiato da allora?

Il nostro sogno è creare una realtà indipendente, un’officina editoriale dove artisti diversi possano sperimentare e crescere insieme.

Vogliamo far incontrare diverse forme espressive: scrittura, fumetto, poesia, e lasciarle ibridare, scontrare, dialogare.

Vogliamo dare spazio ad autori con uno stile personale e idee non convenzionali.

Vogliamo proporre letteratura contemporanea, viva, senza farci condizionare troppo dai criteri commerciali, che spesso spingono i grandi editori a non scommettere su prodotti interessanti.

Abbiamo aperto da meno di un anno, perciò i nostri sogni non sono cambiati, e faremo in modo che non cambino.

Un giudizio obiettivo sull’editoria italiana: che futuro ha e come dovrà evolversi per restare attiva?

Difficile fare previsioni: l’editoria italiana è un universo sfaccettato, che va dalla grande casa editrice al microeditore, e ogni realtà è un mondo a sé, con i suoi problemi e i suoi punti di forza.

Per quanto riguarda la produzione spesso le case editrici sfornano molti titoli, nella speranza di imbroccare il prossimo caso editoriale. Noi crediamo invece che il percorso da fare, almeno per le piccole e medie case editrici, sia quello opposto: meno pubblicazioni, più qualità.

Per avere un futuro l’editoria dovrà lavorare per ridurre il numero dei lettori occasionali, provando a convertirli in lettori più coinvolti.

Le piccole realtà, poi, hanno spesso il problema della visibilità e delle logiche di distribuzione, che di certo non le favoriscono. In particolare pensiamo che i microeditori dovranno riuscire a lavorare insieme e creare delle sinergie per acquisire più peso sul mercato.

Un capitolo a parte sono i molti, troppi, editori a pagamento, che pubblicano una miriade di prodotti di dubbia qualità, spesso senza fare alcun lavoro sul testo, contribuendo ad affollare il panorama editoriale. Trovo che lo slogan “se l’hai scritto va stampato” sia demenziale, per usare un eufemismo. Un editore deve assumersi dei rischi e investire sulle idee. Se non investe, non è un editore. La politica aziendale di MalEdizioni è di non richiedere nessun contributo agli autori: preferiamo realizzare poche pubblicazioni, curate nello stile e nei contenuti, piuttosto che sfornare decine di titoli in cui non crediamo del tutto.

Come instaurate un dialogo coi vostri lettori? Lo ritenete sufficiente?

Principalmente su due fronti: da una parte attraverso internet e i social media, dall’altra con il contatto diretto alle presentazioni e alle fiere. Pensiamo sia molto importante ascoltare i lettori e dialogare con loro: l’interazione col pubblico aiuta l’editore a crescere e quindi, per rispondere alla domanda, non è mai sufficiente.

In Italia si legge poco: una frase che si sente troppo spesso ultimamente. Quali sono secondo voi i motivi di questa scarsa attitudine alla lettura e quali “misure” prendete – o vorreste prendere – per aumentare questi numeri?

È una frase che corrisponde a realtà, purtroppo. Le cause sono diverse: i prezzi dei libri, la mancata educazione alla lettura fin da piccoli, l’idea tutta italiana che la letteratura sia qualcosa di “alto”, difficile e distante dalle persone, le biblioteche pubbliche senza fondi, la difficoltà di promuovere una cosa intima come la lettura in una società che ha sempre più bisogno di relazioni e socialità.

Quello che può fare un editore per dare un contributo all’aumento dei lettori è, banalmente, fare bene il proprio lavoro: proporre pubblicazioni di qualità e cercare, per quanto possibile, di mantenere i prezzi contenuti.

Crediamo anche che si dovrebbe puntare su un tipo di promozione più coinvolgente, che guardi anche a diversi media, senza però perdere l’identità propria del libro.

Siete in genere soddisfatti delle vostre campagne di marketing editoriale? E quanto si impegnano i vostri autori nella promozione dei loro libri?

Siamo solo agli inizi del nostro percorso come casa editrice, ma le esperienze che abbiamo avuto finora sono state molto positive e abbiamo sempre avuto buoni riscontri.

Stiamo cercando di creare forme di promozione un po’ diverse dal solito, come le videoletture con cui stiamo promuovendo 13 sardine circa, il nostro primo libro.

Pensiamo sia importante offrire un assaggio del libro e non limitarsi a parlarne a un pubblico che generalmente non conosce l’autore e non ha letto nulla di suo.

Gli autori con cui stiamo lavorando sono molto disponibili a partecipare alla promozione, forse perché in realtà piccole come la nostra si lascia grande spazio all’inventiva e alla creatività degli artisti, che di conseguenza si sentono coinvolti nel progetto.

Avete riscontri positivi dalla vostra presenza nel web? Quanto la ritenete importante e come vorreste migliorarla?

Per una piccola casa editrice come la nostra la presenza nel web è fondamentale, anche perché è più facile ritagliarsi uno spazio su internet che nelle librerie, seguendo le logiche di promozione e distribuzione classiche.

In questo senso possiamo dire che il web è la nostra “base operativa”, tramite la quale selezioniamo gli autori e lanciamo concorsi. Per ora ci ha dato buoni riscontri, forse perché cerchiamo sempre l’interazione con i lettori, sia attraverso i contenuti del sito che con i social network.

Perché un lettore dovrebbe leggere i vostri libri? Che cosa rende differente il vostro catalogo dagli innumerevoli altri?

Per lo spirito avveniristico della nostra letteratura, quotidiana, contemporanea e surreale, perché amiamo sperimentare, perché proviamo a proporre qualcosa di nuovo, di diverso.

Per lo stile pulito, la sintesi.

Perché le nostre collane hanno nomi simpatici: i batteri (la collana di racconti), conSequenza (la collana di fumetto), diVersi (la collana di poesia illustrata e contaminata).

Che cosa vi sentite di consigliare agli aspiranti scrittori che vorrebbero pubblicare con voi?

Cercate la pulizia nella forma e la coerenza nel contenuto. Non abbiate paura di lavorare su idee poco ortodosse. Leggete tanto, lasciatevi contaminare, abbiate un atteggiamento aperto, cercando però di trovare il vostro modo di scrivere e di sviluppare la vostra poetica.

Dopodiché date un’occhiata al nostro sito per vedere se il vostro stile si avvicina al nostro, e inviateci la vostra opera!

Noi rispondiamo a tutti, anche in caso di esito negativo. Pazientate perché ci arriva tanto materiale, ma ci teniamo a leggere tutti i manoscritti e ci vuole del tempo.

Il mercato degli ebook si sta espandendo. Come accogliete questa tipologia di pubblicazione? Ritenete che possa “danneggiare” le edizioni cartacee?

Le nostre pubblicazioni saranno disponibili anche in formato ebook, crediamo che questa forma di pubblicazione offra anche ai piccoli editori la possibilità di avere una distribuzione capillare. Riteniamo comunque importante portare il libro nei circoli e nelle librerie, per questo quando abbiamo aperto, un anno fa, abbiamo deciso di stampare i nostri libri anche in formato cartaceo.

In Italia nei confronti degli ebook c’è un clima da “apocalittici o integrati” che non ci convince: agli apocalittici diciamo che l’ebook non danneggerà il cartaceo, piuttosto è probabile che lo affianchi e c’è la possibilità che aiuti la diffusione della lettura e il mercato del libro tradizionale.

Si tratta però di un mercato che deve ancora maturare e sarebbe ingenuo considerarlo la panacea di tutti i mali editoriali: è un sistema che ha ancora dei limiti ed è a forte rischio di monopolio.

Quanto ritenete valida la promozione della lettura in Italia? Fiere, eventi letterari, iniziative: sono sufficienti secondo voi? Come si potrebbe migliorare la situazione?

La promozione della lettura in Italia di solito trova spazio soprattutto in contesti pubblici e quindi soffre molto dei tagli ai bilanci. L’editore può occuparsi di promozione della lettura, ma il ruolo principale spetta alle istituzioni culturali, come scuole e biblioteche.

A questo proposito c’è un libro intitolato Le piazze del sapere, di Antonella Agnoli, che parla del ruolo delle biblioteche come motore di una rinascita dell’economia della conoscenza. Le istituzioni culturali devono essere il luogo in cui si condividono i saperi, si coltiva la libertà e la creatività.

È vero che ci sono diverse fiere, utili alle piccole realtà come la nostra per farsi conoscere.

Questo tipo di eventi però non sono sufficienti, anche perché si rivolgono a un pubblico di lettori forti che segue già il mondo dell’editoria.

La vera sfida, invece, dovrebbe essere coinvolgere anche i lettori deboli, farli cadere dalla sedia, far venir loro il sospetto di essersi persi qualcosa di travolgente. L’unico modo per farlo è aumentare la qualità e la quantità degli eventi. Inoltre non si può pensare di promuovere la lettura partendo da Manzoni: chi non legge ha bisogno di sapere che esiste una letteratura che parla la sua lingua, che racconta il mondo in cui vive.

Categoria postPublicato in Interviste - Data post12 aprile 2012 - Commenti3 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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  • Lorenzo C. 29 giugno 2013 at 16:29

    Scoperta recentemente per caso e mi piace tantissimo. Il loro stile, la loro grafica, il loro approccio… peccato però che non abbiano ancora un vero distributore nazionale (c’è una MAFIA dietro!) ma spero per loro che possa arrivare presto perché se lo meritano.
    Bella intervista!

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