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Luoghi comuni sul blogging

Luoghi comuni sul blogging
Capire cosa significa avere un #blog e come scriverci

Questo guest post è stato scritto da Attilio Nania.

Un po’ per gioco e un po’ per caso, all’incirca un anno fa mi sono affacciato sul mondo del blogging. Ero una persona che non sapeva nemmeno cosa fosse un blog, ma che in compenso aveva le idee abbastanza chiare su cosa fosse il web.

Inutile dire che sono rimasto affascinato da molti blog e soprattutto da molti blogger, e per questo mi sono ritrovato a seguirli con sempre maggiore interesse e continuità. Tuttavia, non ho potuto fare a meno di notare che molti blogger tendono spesso a dimenticarsi del luogo in cui si trovano: la rete.

Leggendo la maggior parte dei post in circolazione, ho quasi l’impressione che la gente a volte non si renda conto di trovarsi sul web, ma pensi di star facendo altro. Tipo scrivere un diario, o parlare con gli amici al bar, tanto per fare un paio di esempi.

La verità è che Internet ci sta piano piano facendo dimenticare la differenza che sussiste tra parlare in privato e parlare in pubblico, e da qui sono nati un mucchio di luoghi comuni sui social network e sul blogging che travisano completamente la realtà delle cose.

Quelli che vi presento qui di seguito sono alcuni dei principali luoghi comuni sul blogging che ho trovato in giro, ma ciò non toglie che possano esisterne altri anche più significativi.

Il blog è come il salotto di casa mia

La similitudine fra il proprio blog e la propria casa è davvero molto comune; la si ritrova sia nei blog con migliaia di visitatori al giorno sia in quelli che non se li fila nessuno. L’identificazione del blog col salotto di casa è quella che permette al blogger di affermare: «Qui sono in casa mia e posso dire quel che mi pare».

Niente di più sbagliato, ovviamente, perché il blog si trova sul web, che è un luogo pubblico, non un luogo privato. Il blog non è come il salotto di casa, semmai è come la facciata che da sulla strada. Pubblicare un post non è come esprimere un’opinione in casa propria, è come stendere un cartellone fuori dalla finestra. C’è una bella differenza.

Il blog è un diario

Questo luogo comune non è del tutto sbagliato, ma è valido solo fino a un certo punto. Perché il blog non può essere nascosto, non può essere chiuso a chiave. Il blog può essere letto dal tuo miglior amico così come dal tuo peggior nemico, e questa è una cosa che ogni blogger dovrebbe tenere sempre a mente.

Al giorno d’oggi siamo così tanto abituati a non avere più la privacy che fatichiamo a renderci conto anche di un fatto così banale. Un diario è una cosa privata, non pubblica.

Il blog è mio

Assolutamente no! Per quanto possa sembrare strano, in realtà il nostro blog non è effettivamente “nostro”. Per creare e gestire un blog, infatti, a meno che non siamo esperti informatici, ci affidiamo a delle piattaforme che, di fatto, possiedono “fisicamente” i nostri post e le nostre pagine web.

Blogspot, WordPress e tutte le altre piattaforme possono decidere in qualsiasi momento di cancellare il nostro blog, e noi non abbiamo alcun mezzo per impedirlo. Inoltre i gestori delle piattaforme possono a loro discrezione usare il nostro blog per fare indagini statistiche, indagini commerciali, e addirittura per indagini sociologiche. Come se non bastasse, mi sono più volte imbattuto in persone che affermavano di aver perduto il proprio blog perché il dominio era stato affidato a qualcun altro, magari risiedente in un altro paese.

Il blog non è nostro, è bene mettercelo in testa sin da subito, così come non sono nostri i profili su Facebook, su Twitter e sugli altri social network, dove addirittura ci sono degli administrators con la facoltà di bannarci se usciamo fuori dalle righe.

Commentare su un blog è un po’ come stare al bar

Ecco un altro luogo comune davvero molto diffuso. Qui lo scambio di commenti su un blog è paragonato alle chiacchiere da bar. Niente di più ingannevole, ovviamente.

La differenza fondamentale fra un bar e un blog è che mentre al bar sai sempre chi hai davanti, sul web non puoi mai essere certo dell’identità di nessuno. Non hai quindi la possibilità di regolarti in funzione del tuo interlocutore, perché non puoi sapere se si tratta di un uomo, di una donna, di un ragazzino o di un’intelligenza artificiale.

E così, sul web talvolta rispondi agli insulti di un tizio che ti sembra davvero stupido, salvo poi scoprire in seguito che è un ragazzino di quattordici anni, oppure ti diverti a flirtare con una ragazza senza neanche immaginare che in realtà è un uomo di centosessanta chili.

Il blog è una parte di me

Si tratta del luogo comune che esprime appieno il senso di questo post, perché è qui che entra maggiormente in gioco l’inganno di internet.

Quando ci troviamo nella nostra stanzetta a scrivere un post, fisicamente insieme a noi è presente solo il nostro computer, con il quale ci sembra quasi di stabilire una certa intimità. Ecco che il blog ci appare come una sorta di confidente, come una parte di noi. Il problema però è che non ci stiamo limitando a riversare noi stessi sul computer, come faremmo con comune un diario. Anche se davanti a noi c’è solo il monitor, in realtà stiamo scrivendo per un pubblico, e più o meno consciamente ce ne rendiamo conto. Ma quando ci si rivolge a un pubblico, volenti o nolenti, ci si ritrova sempre a mostrare una maschera, non serve una laurea in psicologia per accorgersene. Ecco, il blog è questo: la nostra maschera. E le maschere, per quanto aderenti e ben fatte, non sono parti di noi: sono solo corpi esterni appiccicati alla nostra faccia.

Il guest blogger

Attilio Nania è un raro esemplare di giovane di 23 anni che crede che la filosofia e il ragionamento possano ancora avere un valore nella vita delle persone. La scrittura è una componente importantissima della sua vita, tanto che non ha saputo resistere alla tentazione di autopubblicare un romanzo e ha dato vita al blog Fantashock.

33 Commenti

  1. Giuseppe Vitale
    1 aprile 2014 alle 08:48 Rispondi

    Ottima lista di luoghi comuni sui blog. Alcuni non li conoscevo neanche nonostante bazzichi per la blogosfera da anni. Quindi faccio i miei complimenti ad Attilio per aver capito così tanti aspetti in un solo anno. Impressionante. Vorrei solo aggiungere quel che forse potrebbe essere un altro luogo comune: il blog è superato. Ho conosciuto tante persone, infatti, che pur avendo accarezzato l’idea di aprire un blog pubblicano i loro post su Facebook e, in qualche caso, su Twitter. Perché, magari, ritengono che ormai i Social Network abbiano reso inutili i blog.

    • Attilio Nania
      1 aprile 2014 alle 09:37 Rispondi

      Grazie per i complimenti, Giuseppe. Riguardo alla tua osservazione, penso semplicemente che non tutte le persone siano uguali. C’è chi ama uniformarsi e ha bisogno di uno spazio totalmente gestito da altri, come i Social Network, e c’è chi preferisce crearsi uno spazio proprio che rispecchi un po’ di più la sua personalità. Per cui no, il blogging non è superato e non credo proprio che in futuro verrà soppiantato da Facebook o Twitter, né d’altra parte credo che li soppianterà, perché si rivolgono a diverse personalità.

  2. animadicarta
    1 aprile 2014 alle 09:36 Rispondi

    Bello questo post, che espone in modo chiaro verità su cui dovremo riflettere da blogger o semplici frequentatori della rete. Tra gli inganni più insidiosi c’è secondo me quello che il blog (o qualsiasi altro spazio virtuale gestiamo) sia una parte di noi, perché è verissimo quello che dici: ci mostriamo sempre con una maschera, consapevoli o meno che siamo di questo. E credere il contrario è un male soprattutto per noi stessi. Il pensiero, poi, che questo spazio non ci appartenga realmente, ma che sia solo “in prestito” è preoccupante di per sé…
    Per quanto riguarda quello che dice Giuseppe nel suo commento, non sono d’accordo. Non credo che i blog siano superati da Facebook o Twitter, penso che siano mondi troppo diversi perché uno possa sostituirsi all’altro. Forse è solo una questione di preferenze, di gusti personali.

    • Attilio Nania
      1 aprile 2014 alle 09:40 Rispondi

      Ciao e grazie per il commento.
      Beh, che dire, ho appena risposto a Giuseppe allo stesso modo.

  3. Pier(ef)fect
    1 aprile 2014 alle 12:53 Rispondi

    Articolo interessante, attualmente sto entrando nel terzo anno di blogging ed in effetti alcune cose le condivido. Mi permetto di dire la mia in base ai punti che hai sollevato.
    - Il blog è come il salotto di casa mia
    E’ vero, molta gente crede di poter dire tutto, senza che questo abbia risvolti negativi, in realtà non è così e pensare di essere in pubblico deve essere sempre in mente quando si scrive.
    -Il blog è un diario
    In parte sì, in parte no, come dicevi. Può diventare privato, almeno su Blogspot per cui vi possono accedere solo le persone che decidi tu, però fino a qualche tempo fa la funzione aveva qualche problema. Non credo che però esistano più blog così “diario personale” cioè in cui qualcuno riversi TUTTI i propri pensieri, e se esistono puntano molto sull’anonimato.
    -Il blog è mio
    Non sapevo questa cosa di perdere il dominio, personalmente come dici tu il blog non lo ritengo mio. Lo sentirei più mio se fosse un diario scritto a mano.
    -Commentare su un blog è un po’ come stare al bar
    Questo coincide col primo punto. Anche i commenti sono pubblici e possono avere comunque degli effetti tanto quanto un post.
    - Il blog è una parte di me
    La questione è un po’ contorta, penso che tutti abbiamo una maschera, quotidianamente. Vuoi perché dobbiamo, vuoi perché vogliamo in qualche modo tutelarci. Diciamo che ci vorrebbe un post apposito per parlarne ed ho già parlato troppo :)

    • Attilio Nania
      1 aprile 2014 alle 16:07 Rispondi

      Ciao, grazie per il commento. Capisco quel che vuoi dire, ma tieni presente che io non ho dato un’accezione negativa al termine”maschera”.

  4. MikiMoz
    1 aprile 2014 alle 12:56 Rispondi

    Io sbaglio in tutto, probabilmente, perché anche se non credo esattamente a ciò che hai descritto penso invece che il mio blog sia:
    - non una parte di me ma un’estensione di me nel virtuale;
    - non il salotto di casa mia ma la mia cameretta;
    - non il discorso da bar ma una finestra sul bar;
    - non di mia esclusiva proprietà, ma MIO.

    Moz-

    • Attilio Nania
      1 aprile 2014 alle 16:11 Rispondi

      Ciao Miki, ovviamente dovevo aspettarmi il tuo MIO maiuscolo. Filosoficamente parlando, noi non possediamo niente al 100%, nemmeno il nostro corpo. In quest’ottica, non è nostro ciò che realmente è nostro, ma ciò che “sentiamo” nostro.
      Io però volevo solo mettere l’accento sulla leggerezza con cui molti blogger danno per scontato il web e le sue applicazioni.

  5. ferruccio
    1 aprile 2014 alle 13:10 Rispondi

    Il blog per me è un vetrina per trasmettere e divulgare ciò che mi appassiona. Si impara a bloggare con il tempo e si fanno tanti errori nel tempo in cui si impara. Ho sempre cercato di scivere rispettando il pubblico, ma ahime qualche momento di tensione dovuto a qualche provocazione l’ho vissuto anche io. Nel mio caso però il blog, sta diventando sempre più un braccio della mia professione

    • Attilio Nania
      1 aprile 2014 alle 16:16 Rispondi

      A ben pensarci, i blog incentrati su una professione sono meno affetti dai luoghi comuni di cui ho parlato, in quanto i blogger tendono più a vederli in maniera pratica e non come un’esternazione di se stessi.

  6. franco zoccheddu
    1 aprile 2014 alle 14:31 Rispondi

    Condivido appieno. D’altra parte, il fenomeno per cui si fraintende completamente il potere comunicativo del blog e la responsabilità di chi lo usa, è secondo me analogo alla enorme leggerezza con cui molti personaggi televisivi, tra cui opinionisti, giornalisti e attori, si esprimono: non si rendono assolutamente conto del potere che anche una sola parola può avere quando è pronunciata da una ma ascoltata da molte migliaia (quando non milioni) di persone simultaneamente e senza che il parlante faccia alcuno sforzo per essere udito.
    Non propendo per la censura, sia chiaro: vorrei semplicemente un maggiore senso di responsabilità di chi comunica, una forte consapevolezza del mezzo con cui si comunica.

    • Attilio Nania
      1 aprile 2014 alle 16:17 Rispondi

      Ciao Franco, grazie del commento. Su quello che dici ci sarebbe dascrivere moltissimo, e io comunque sono ancora più drastico di te.

  7. Grazia Gironella
    1 aprile 2014 alle 15:15 Rispondi

    E’ vero, l’abitudine alla rete sfalsa la nostra ottica, e parlare a persone di cui non sappiamo nulla (ma sentiamo di sapere) crea situazioni assurde. Nemmeno io credo che i blog saranno soppiantati da Facebook e dagli altri social network, perché sono in un certo senso complementari. Se metti una petizione sul tuo blog raccogli venti firme in tutto; se cerchi di farti conoscere come scrittore su Facebook hai le stesse possibilità di farti notare di un vermetto nella cesta del pescatore. Ogni strumento ha il suo (limitato) uso. Personalmente sto seguendo il percorso contrario, dai social al blog, perché i grandi numeri e le partecipazioni fugaci mi hanno stancata. Il tuo blog magari lo leggono in sei, ma quei sei gli attribuiscono almeno un milligrammo di importanza, mentre mille “like” su Facebook sono privi di significato. E’ un po’ la differenza tra il salotto e una piazza affollata, se vogliamo riesumare il paragone.

    • Attilio Nania
      1 aprile 2014 alle 16:20 Rispondi

      Ciao Grazia, capisco benissimo il tuo percorso, in quanto ho recentemente cancellato il mio profilo Facebook.
      Attenta però a non passare dal “like di scambio” suisocial network al “commento di scambio” sui blog.

  8. franco battaglia
    1 aprile 2014 alle 17:36 Rispondi

    Sono reticente a darti ragione su quasi tutto: l’unica cosa sacrosanta (e che mi terrorizza) e che la “piattaforma” possa sparire quando e come vuole lasciandomi con un pugno di mosche in mano.. da qui la necessità di un cloud o di un hard disk di salvataggio… per il resto il blog lo sento bello salottino, è mio (si fa per dire..), non ho maschere, non modero e non cancello, ci chiacchiero come al bar e uso il tutto come contenitore/diario/archivio e palestra di pensiero (soprattutto nei commenti (sul mio e sugli altri). E mi piace molto l’idea di MikiMoz “estensione di se nel virtuale”. Certo chi lo sa con chi sto interagendo. Ma siamo pari con l’altra parte, no? Eppoi sto imparando, mi sto sorprendendo, incuriosendo, ed affinando le relazioni. Buttalo via!! ;)

    • Attilio Nania
      2 aprile 2014 alle 12:17 Rispondi

      Beh, capisco la tua perplessità, e a questo punto voglio solo provare a darti semplice un consiglio. Ogni volta che scrivi qualcosa su un blog o da qualsiasi altra parte sul web, prova a chiederti: ma se io in questo momento mi trovassi in piazza davanti a una folla di sconosciuti, mi comporterei in questo modo? Parlerei così?
      Basta solo che tu ogni volta ti ponga queste semplici domande e che trovi le risposte in tutta sincerità, per capire veramente il tuo modo di porti nei confronti del web.
      Perché quando scrivi sul internet non sei in casa tua, sei davanti a una nutrita folla di sconosciuti.

  9. Luca.Sempre
    1 aprile 2014 alle 22:57 Rispondi

    Certo, da amante della filosofia e del ragionamento quale sei, hai “estremizzato” un po’ alcuni concetti.

    Non sono d’accordo su tutto, ma di sicuro una cosa è certa: aprire un blog vuol dire avere la necessità impellente di comunicare. Quindi basta con le frasi ipocrite del tipo “il blog è mio” o “il blog è come il salotto di casa mia”.

    No. Il blog non sarebbe un blog senza lettori. Quindi ogni volta che scrivi un articolo devi aver ben presente che qualcuno ti leggerà. E devi scrivere per quel “qualcuno”, non certo per te stesso.

    Perchè altrimenti non si chiama più blog ma… “bloggario segreto” ;-)

    • Attilio Nania
      2 aprile 2014 alle 12:11 Rispondi

      Direi che non solo devi scrivere per gli altri, ma devi farlo seguendo le regole del mezzo che stai usando. E in questo caso il mezzo è il web, che è ben diverso da una penna, da un diario o da un megafono. Perhcé il web è penna, è diario, è megafono ed è molte altre cose, tutte insieme.

  10. Donata Ginevra
    2 aprile 2014 alle 11:13 Rispondi

    Ottimo questo post, mi ritrovo, purtroppo, in molte delle cose che scrivi…c’è stato un periodo, per fortuna superato, in cui bloggavo per “sfogarmi”, scaricare le tensioni…e rileggendo quello che scrivevo in quel periodo vedevo proprio che non erano post buoni quelli che ho scritto, cioè imparziali come invece sto tentando di realizzarli…col tempo migliorerò…devo solo smettere di pensare al blog come una propaggine di me stessa…ma è difficile, parecchio :(

    • Attilio Nania
      2 aprile 2014 alle 12:08 Rispondi

      Direi che sei sulla strada giusta. Comunque non è detto che tu non possa usare il blog per sfogarti. Col blog puoi fare tutto, ma devi saperlo usare.
      L’importante è che tu tenga sempre a mente che, quando sei sul web, è come se ti trovassi in piazza davanti a un sacco di gente.

  11. franco battaglia
    2 aprile 2014 alle 13:48 Rispondi

    .. mi sembra però ovvio che scrivere per diversissime persone che ti leggono comporti il mantenimento di una certa linea. Non dico editoriale perché farebbe ridere, ma comportamentale si. Ci sono blog di cinema, di cucina, di abbigliamento, di racconti, di chiacchiera folle, di viaggi, di semplici resoconti giornalieri, di politica, di fumetti. E ce ne sono di tutto questo insieme. Certo non garantiscono linearità. E magari è proprio la coerenza al bando. ma c’è aria di libertà, di parole leggere, a volte ficcanti, altre sognanti. A volte tristi e ogni tanto sguaiate. Senza odiosi captcha e senza controllo alla porta. Ecco, vorrei un blog così. E ci sto lavorando… ;)

  12. franco battaglia
    2 aprile 2014 alle 16:58 Rispondi

    .. forse cosi va meglio.. (a proposito di visibilità… era come se parlassi in rumeno su una piazza basca.. ahah..)

  13. Francesca
    3 aprile 2014 alle 00:18 Rispondi

    finalmente un post che senza ipocrisie o buonismi fa un po’ di chiarezza sulle dinamiche della blogosfera :)

    • Attilio Nania
      3 aprile 2014 alle 11:21 Rispondi

      Ciao, grazie per il commento.
      Sinceramente non credo che ipocrisie e buonismi sarebbero stati ben accetti qui su Pennablu…

      • Daniele Imperi
        3 aprile 2014 alle 11:29 Rispondi

        No, infatti :D
        E spero che Francesca non stia alludendo che qui ne abbia trovati ;)

  14. Francesca
    3 aprile 2014 alle 18:53 Rispondi

    no no, qui assolutamente no, infatti è per questo che si sta così bene da Daniele :)
    intendevo piuttosto dire che, bazzicando anch’io la galassia dei blog, specie quelli su WordPress, sempre più spesso riscontro un tasso di melensità (scusate il neologismo) e di autoreferenzialità notevole, il che francamente comincia a darmi l’orticaria :D

  15. Licia
    4 aprile 2014 alle 14:38 Rispondi

    Ho letto più volte il tuo post nel tentativo di inquadrare bene cosa io abbia inteso nel tempo tenendo un blog (ora non ho più un blog) e confesso di essermi sentita “smarrita”. Nel mio caso il blog era una sorta di “evasione”, sebbene abbia sempre fissato come condizione assoluta il rispetto per tutto e per tutti (non escludendo ovviamente quello per me stessa). Solo con il tempo ho capito che ciò che mi spingeva a scrivere era l’emozione di un “viaggio” all’interno di me stessa, oltre che il semplice piacere di esprimermi per iscritto. Mi ha sempre affascinato quel trasporto che sento quando i pensieri si compongono in parole e riescono a giungere intatte nel loro significato a chi legge, ma per il mio modo di scrivere non è accaduto spesso. Quasi sempre mi veniva contestato un modo “sibillino” di dire le cose e allora ho deciso di smettere.
    Perché ora ti ho scritto un commento? Beh, solo per dirti grazie per avermi convinta di aver compiuto la scelta giusta!

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2014 alle 15:22 Rispondi

      Ciao Licia, benvenuta nel blog.

      Non sono convinto che tu abbia fatto la scelta giusta: nel tuo blog scrivi come ti pare. Se vuoi scrivere in modo sibillino, allora fallo. Chi non vuole leggerti non ti legge e basta.

  16. Licia
    4 aprile 2014 alle 17:01 Rispondi

    Ecco come distruggere in mezzo secondo ore ed ore di pensieri attenti!
    Daniele scherzo e anzi apprezzo la tua considerazione al mio “dilemma” … tempi migliori verranno e chissà forse tornerò a scrivere in un blog portandomi dietro, come sempre, il mio bagaglio di parole sibilline.
    Grazie per l’accoglienza, continuerò a leggerti con piacere.
    Ciao e buon blog :)

    • Licia
      11 aprile 2014 alle 12:29 Rispondi

      Buongiorno Daniele, non per farti sentire colpevole, ma alla fine mi hai “convinta” e sono tornata a scrivere in un blog … sibillina come sempre, ovvio! :D
      Grazie

      Licia

      • Daniele Imperi
        11 aprile 2014 alle 20:30 Rispondi

        Ciao Licia,
        bene, sono contento di averti convinta :)

        Buon blogging, allora, anche se sibillino ;)

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