Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Dobbiamo scrivere post brevi per essere letti oggi?

Lunghezza post ideale

Esistono due scuole di pensiero sulla lunghezza dei post da scrivere ed esisteranno sempre. Di questo sono proprio convinto. Ci sarà sempre qualcuno che sosterrà che è meglio scrivere articoli brevi per il blog e qualcun altro che invece difenderà gli articoli lunghi.

Quando si definisce breve o lungo un post?

  1. Un articolo di 300 parole è breve.
  2. Un articolo di 1000 parole è lungo.

Questo, almeno, è il mio metro.

È vero che i post molto lunghi ricevono meno commenti?

No, dipende dai casi. Il mio post che ha avuto più commenti è “Tu, scrittore”, è lungo 1390 parole e ha ottenuto 128 commenti. Il post più commentato nel blog, con 142 commenti, è il primo guest post pubblicato e è lungo appena 407 parole.

A seguire completano la classifica:

  1. Il nuovo Penna blu: 442 parole, 124 commenti
  2. Pubblicare non è un diritto: 720 parole, 113 commenti
  3. Il mio libro è in libreria: 711 parole, 112 commenti
  4. Perché non è possibile vivere di scrittura: 1077 parole, 109 commenti
  5. I lettori di ebook leggono di più?: 710 parole, 106 commenti
  6. Perché compro libri in modo compulsivo: 615 parole, 103 commenti
  7. 5 cose che non sopporto nei blog: 888 parole, 97 commenti
  8. Gli strumenti per la scrittura: 885 parole, 87 commenti

In questa situazione, con un campione preso dai 10 articoli più commentati nel blog, abbiamo 4 post lunghi, 4 di breve lunghezza e due brevi.

Ecco perché dico che dipende dai casi. Non possiamo dire con certezza che gli articoli molto lunghi ricevano meno commenti. Quelli di Neil Patel sono lunghissimi, non lunghi. Il suo post “9 Formatting Tactics That Will Double Your Readers’ Average Time on Page” è lungo 4688 parole (sono 14 pagine di testo in Word/Writer) e ha ottenuto 168 commenti.

Il segreto delo blogging, oggi, è scrivere post brevi?

Ho voluto scrivere questo articolo dopo aver letto il post di Skande “Il segreto del blogging: corti, veloci e incisivi”, in cui evidenziava alcuni punti che sinceramente non condivido pienamente:

  • la gente non ama leggere: è vero, sappiamo tutti che ci sono quasi più autori che lettori, che in Italia si legge poco e niente. Me ne accorgo quando qualcuno mi propone un guest post, perché capisco che non ha letto una buona parte delle regole. Me ne sono accorto anni fa quando in altri siti mi arrivavano – e arrivano tuttora – articoli che non rispettavano il regolamento scritto. Ma quest’affermazione, anche se vera, va presa con le pinze. Il fatto che pochi amino leggere non significa che dobbiamo metterci al loro stesso livello scrivendo articoli brevissimi.
  • La gente non sa leggere: vero anche questo, secondo uno studio del linguista De Mauro la maggior parte delle persone ha difficoltà a capire lʼitaliano. Idem come sopra: dobbiamo metterci al livello di queste persone o forse è meglio fare in modo che quelle persone raggiungano il nostro livello? Lʼappianamento a me non è mai piaciuto. Se 99 persone su 100 sono stupide, lʼunica intelligente dovrebbe diventare stupida per comunicare con loro? Sono dʼaccordo che nel blogging vada usato un linguaggio semplice e chiaro, ma questo non deve significare scrivere per dei decerebrati bimbominkia.
  • la gente legge dallo smartphone: purtroppo è vero anche questo. Io vorrei però sapere come diavolo fate a leggere un post dallo smartphone. Per me navigare con il cellulare è unʼoperazione lunghissima e stressante. Uso qualche app come Twitter, Whatsapp, Instagram e Gmail, applicazioni per comunicazioni velocissime. Ma non lo uso per leggere blog o altro, la leggibilità è quasi nulla, leggere sullo smartphone per me è scomodissimo (e resto sempre dellʼidea che un cellulare serva per telefonare). Il succo del discorso, se non lʼavete capito, è: peggio per voi se leggete da smartphone.
  • la gente cerca informazioni veloci: vero in parte. La gente cerca quello che vuole. In un blog non possono esserci sempre informazioni veloci. Dipende dai blog.

La lunghezza ideale di un post non esiste

Nel blogging cʼè chi fa informazione di tipo giornalistico e allora dovrà scrivere articoli brevi. La notizia va consumata subito. Cʼè chi fa formazione, scrivendo post approfonditi su vari argomenti, e non potrà essere breve. Cʼè chi pubblica guide e tutorial, che necessitano di spiegazioni dettagliate e immagini e video di supporto.

La blogosfera è bella perché è varia. Cʼè di tutto. Non possiamo generalizzare. La lunghezza giusta di un articolo per il blog non esiste, perché dipende da tanti fattori:

  • tema del post
  • obiettivo del post
  • pubblico di riferimento
  • contenuti concorrenti
  • informazioni da dare

Alcuni blog si prestano a pubblicare post molto brevi, altri invece sono “costretti” a pubblicare articoli molto lunghi. Ogni blog ha il suo pubblico. Ogni blog compie involontariamente una selezione darwiniana sui suoi lettori, premiando la specie più adatta a quellʼambiente.

Dobbiamo scrivere post brevi per essere letti oggi, secondo voi? Leggete il mio blog da computer o da uno scomodissimo cellulare?

Risorse esterne

Di recente è stata affrontata la questione anche nel blog Comunicare sul web con il post di Luana Galanti “Meglio puntare sui post brevi o lunghi nel tuo blog?“.

73 Commenti

  1. Grilloz
    13 ottobre 2015 alle 07:53 Rispondi

    Io sono pi# che altro un lettore, e da lettore dico che tutto dipende dal contenuto. Se il contenuto c’è ed è interessante allora leggo volentieri anche post molto lunghi, quando invece i post sono allungati apposta per fare le fantomantiche mille parole dopo due righe mi stufo e mollo lì. Naturalmente vale anche il contrario, se mi condensi in 300 parole un argomento che merita approfondimento vado a cercare da qualche altra parte.
    Poi i post lunghi vanno anche gestiti bene dal punto di vista grafico, con variazioni stilistiche (e in questo tu sei maestro) che non ti mettano di fronte al muro di testo.

    Quanto al leggere da cellulare, ebbene sì, lo faccio, e mi ci trovo anche abbastanza bene, soprattutto se il blog o il sito ha un bel tema responsivo (altrimenti uso la funzione lettura di firefox ;) ). Questo mi permette di leggere anche nei tempi morti, sul tram,alla fermata, in coda etc. e magari anche a casa quando non ho voglia di sedermi al pc.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 13:30 Rispondi

      Ti dico la verità: se il contenuto è buono e interessante, ma il testo è illeggibile per come è impaginato, io chiudo la pagina. Non riesco proprio a leggere.
      Di post allungati ne vedo parecchi, specialmente quelli dei markettari che ti vogliono vendere un ebook e allungano il brodo con tutte quelle frasi persuasive.

      • Grilloz
        13 ottobre 2015 alle 14:52 Rispondi

        I “come diventare milionario con internet” e similari sono fantastici, sono tutti uguali, dicono tutte le cose (cioè niente) ripetendole in una sorta di spirale :D

        • Daniele Imperi
          13 ottobre 2015 alle 15:22 Rispondi

          Sì, mi riferivo a quel tipo di post e altri simili, tutta fuffa, leggi quel pappone di 3000 parole e alla fine sei nelle stesse condizioni di prima :D

  2. Marco
    13 ottobre 2015 alle 07:54 Rispondi

    Quella dei post brevi o lunghi è la sorella de: “I blog stanno morendo/sono morti/moriranno domattina”. Quindi non mi preoccupo molto. Dipende parecchio dalla capacità di scrittura di chi redige il post. Alcuni riescono a rendere lieve anche argomenti ostici; altri viceversa sono abili a vendere fumo.
    Io quando comincio a scrivere un post non mi pongo alcun limite, non programmo nulla. A un certo punto, termina da sé.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 13:38 Rispondi

      Hai ragione, sono sorelle queste due leggende :)
      Nemmeno io programmo la lunghezza, anche se a occhio e croce capisco quando un post verrà molto lungo.

    • Ryo
      13 ottobre 2015 alle 14:30 Rispondi

      Vero, Marco: è da un bel pezzo che domani i blog spariranno :D

  3. Cristina
    13 ottobre 2015 alle 08:00 Rispondi

    Penso che dipenda dal contenuto e dal tema trattato. In generale, nei post come in qualunque articolo, è la scrittura che fa tutto, il ritmo della narrazione o dell’argomentazione. Evidentemente, però, il lettore medio si stufa presto perchè non è avvezzo alla lettura e presta attenzione alle prime dieci righe, quindi o lo catturi lì oppure meglio post brevi e incisivi, altrimenti il messaggio non arriva. Personalmente do un’occhiata ai post da cellulare, in quanto al lavoro non posso connettermi alla rete da pc, poi ci torno con calma se questo mi interessa. La maggior parte della gente, comunque, si connette da smartphone e tablet, quindi non possiamo non tenerne conto quando produciamo qualche cosa di scritto per la rete.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:04 Rispondi

      Scrittura e ritmo contano molto.
      Per quanto riguarda le abitudini della gente, ne tengo conto fino a un certo punto. Coi tablet puoi leggere benissimo, perché non hanno lo schermo risicato degli smartphone. Ma un cellulare non è fatto per leggere.

      • Ryo
        13 ottobre 2015 alle 14:27 Rispondi

        Col mio cellulare utilizzo un lettore di feed che reimpagina i contenuti ignorando gli stili originali. Lo trovo molto comodo per le news, i blog invece li seguo dal PC/tablet e per fortuna non ho ancora trovato grossi problemi con i layout, anche perché spesso sono standardizzati. Al massimo alcuni hanno schemi cromatici un po’ infelici, in quei casi evidenzio col mouse tutto il testo e leggo bianco su nero :-)

  4. Ivano Landi
    13 ottobre 2015 alle 08:31 Rispondi

    Io ti leggo da un comodo computer. E’ già tanto se il mio cellulare manda gli sms ;)

    La lunghezza media di un mio articolo è di 5.000 parole. Per questo, basandomi anche sulla mia esperienza personale di lettore, preferisco pubblicare in più parti.
    La lettura da schermo di pc e simili, come è noto è faticosa. Ho visto che io non riesco a leggere post di narrativa lunghi più di 1.000 parole senza che l’attenzione mi vada in tilt. Appena me ne trovo davanti uno più lungo di così lo richiudo subito. Nei post di tipo saggistico ho più autonomia di durata, ma anche in questo caso oltre una certa lunghezza comincio a perdere colpi.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:10 Rispondi

      5000 parole sono tantissime, Ivano :D
      Ho scritto un paio di post così lunghi finora.
      Racconti online molto lunghi sono difficoltosi da leggere anche per me.

  5. Roberto Gerosa
    13 ottobre 2015 alle 09:04 Rispondi

    Totalmente d’accordo con te. 300 parole non lo considero neanche un articolo. E’ una boutade ;)
    1000 parole hanno senso se l’argomento lo richiede. L’ideale è tra le 400 e le 700 parole.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:11 Rispondi

      300 parole è davvero pochissimo, è vero :)
      Per una “news” vanno bene, ma per un post no.
      I miei di media sono sulle 700 parole. Qualche volta vanno oltre le 1000.

  6. Ferruccio
    13 ottobre 2015 alle 09:17 Rispondi

    Non ne ho idea, in media scrivo articoli di 400, 500 parole. Credo sia una di quelle tematiche che non hanno risposta

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:12 Rispondi

      Vero, non possono avere una risposta, troppi fattori in mezzo.

  7. Chiara
    13 ottobre 2015 alle 09:33 Rispondi

    Confermo il fatto che la lunghezza dei post non è inversamente proporzionale al numero dei commenti: io ho post di 1500 parole con più di 50 commenti (che per me sono tanti) e post brevi con una ventina scarsa di commenti. Secondo me sono i post troppo complessi a scoraggiare l’interazione da parte del lettore…
    Per quel che mi riguarda, io ho deciso di essere più stringata rispetto a prima: la lunghezza media dei miei post è passata da 1300 a 1000 parole, salvo qualche rara eccezione (il post sui personaggi che ho pubblicato ieri sera è di circa 1200 parole). Ero stufa di scrivere polpettoni immensi con il rischio che le persone si stufassero. Accorciare i post è un vantaggio anche per me in quanto impiego meno tempo per scriverli, con un vantaggio per il romanzo.
    In generale, ciò che mi interessa è che un post sia COMPLETO: se per dire una cosa bastano 10 parole non ha senso utilizzarne 20, ma se ne servono 50, con 40 il testo è scarno. Io tendevo a dilungarmi molto ma ora sto cercando di ottimizzare la mia scrittura.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:14 Rispondi

      Io ho visto che post troppo tecnici ricevono sempre pochi commenti, quelli polemici invece una caterva :D
      Ho visto che hai accorciato i post. In effetti prima in alcuni casi ti dilungavi :)

      • Chiara
        13 ottobre 2015 alle 14:29 Rispondi

        Sì, mi dilungavo perché avevo tante cose da dire! :D
        Ora la mia logorrea si è un po’ placata. ;)

  8. Giulia
    13 ottobre 2015 alle 09:41 Rispondi

    Quando scrivo una recensione di un libro, di solito, non vado oltre le 500-600 parole. Non voglio svelare troppo e, allo stesso tempo, so quanto sia difficile leggere dei paragrafi fitti fitti da pc, tablet o smartphone. Io, per esempio, non riesco assolutamente a leggere nulla dal mio cellulare, ma, dalle statistiche del mio blog, vedo che qualcuno lo fa.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:15 Rispondi

      Devo controllare quanti leggono il mio blog da mobile.
      Una recensione anche per me può bastare lunga 5-600 parole, altrimenti finisci per dire qualcosa della trama.

  9. CogitoErgoLeggo
    13 ottobre 2015 alle 09:56 Rispondi

    Sono una lettrice, quindi la mia testimonianza vale in quanto lettrice.
    Per di più, sono una lettrice da smartphone. Leggo ovunque e il modo migliore per farlo è da ebook (nel caso di libri) o da cellulare (nel caso di blog).
    Preferisco la carta stampata e il pc, ma le ore in cui sono in casa si contano sulle dita di una mano. Se dovessi condensare tutte le mie letture in quelle tre ore al giorno, penso che riuscirei a leggere meno della metà di quella che è la mia media attuale.
    A me, che un articolo sia lungo o breve, non importa più di tanto. Se scelgo di leggerlo è per il contenuto, per cui trovo doveroso arrivare alla fine (anche se a volte questo comporta il dovermi accecare perché le pagine non sono scalabili o il mio cellulare le riproduce a sua discrezione).
    Sulla selezione naturale del pubblico di riferimento, concordo. Penso che un blog che attira lettori (inteso come persone che leggono almeno un paio di libri l’anno) non debba curarsi della lunghezza dei post.
    Onestamente, trovo che anche 300 parole possano costituire un buon articolo, se va dritto al punto ed esprime i concetti con chiarezza.
    Preferisco leggere articoli incisivi di 300 parole piuttosto che sbrodolate di 5000 parole che girano intorno sempre allo stesso concetto.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:23 Rispondi

      Hai anche un blog, però, non sei solo lettrice.
      Se passassi solo 3 ore in casa non so come farei per leggere, visto che preferisco i libri cartacei e non sopporto il cellulare :)

    • Ryo
      13 ottobre 2015 alle 15:12 Rispondi

      @Chiara: considerando che il tuo commento conta 220 parole (non le ho contate, le ho buttate in un word processor :D ) un post di 300 in effetti sarebbe ben misero :-)

  10. Ryo
    13 ottobre 2015 alle 10:25 Rispondi

    Io non tengo il conto del numero delle parole, se ritengo che il tema dell’articolo è stato affrontato in maniera soddisfacente allora è pubblicabile, altrimenti no.
    Non ne faccio una questione di dimensioni… certo è che con un paragrafetto striminzito difficlmente riuscirò a scrivere qualcosa di veramente interessante, soprattutto perché chi segue un blog non è a caccia dello scoop (dove se leggi il sottotitolo è già tanto) ma è alla ricerca di un approfondimento.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:24 Rispondi

      Infatti, un blog non è un giornale di pettegolezzi o di notizie, dove te la puoi cavare con pochissime parole. Se cambiano i dispositivi, non è il contenuto che deve adattarsi accorciandosi, ma è la piattaforma a dover essere fruibile da ogni dispositivo.

      • Andrea Cabassi
        16 ottobre 2015 alle 10:54 Rispondi

        Leggendo i vari commenti ho maturato una riflessione sulla mia esperienza: solitamente mi trovo meno in difficoltà a leggere un post lungo rispetto a due brevi.
        Questo blocco psicologico (malattia mentale? :D ) forse è la risposta all'”impegno” di dover fare due cose al posto di una… non saprei.
        Per esempio i post di Med Bunker (sono sempre lunghissimi ma molto interessanti, professionali e esaurienti) me li tengo per quando so che potrò leggerli con tranquillità, ma poi lo faccio in scioltezza. Quando invece mi si accumulano 2 o 3 post di altri blog

        • Daniele Imperi
          16 ottobre 2015 alle 12:49 Rispondi

          Quindi ti attirano anche i libri dalle 1000 in su? :)
          A me sì, a dire la verità…

          • Andrea Cabassi
            16 ottobre 2015 alle 14:33 Rispondi

            Non ne ho letti moltissimi ma sì, nella mia autobiobibliografia compaiono sia I Miserabili che IT.
            Quest’anno di veramente lunghi (non 1000 pagine ma siamo lì) ho letto Underworld e Notre Dame De Paris; ho anche deciso di “calibrare” i miei obiettivi di lettura per il 2016 in modo da favorire i libri più lunghi :-)

  11. Kya
    13 ottobre 2015 alle 10:25 Rispondi

    Concordo sul fatto che la lunghezza dei post sia un fattore di successo relativo, tutto dipende dal coinvolgimento che ottiene, dalla fluidità con cui viene scritto, dall’utilità che ha per il lettore.

    Io sono una delle pazze che legge spesso i blog dallo smartphone :D senza troppe difficoltà, a onor del vero. Lo faccio perché è l’unico modo che ho per ottimizzare i tempi morti quando sono in giro, in pausa caffè, in coda da qualche parte… o sul divano.

    Questo però non mi frena dal leggere anche post molto lunghi, se ben scritti: frasi brevi e paragrafi ben suddivisi. Quelli che mi demotivano sono i wall of text, ma d’altra parte è una pratica sconsigliata proprio per questo motivo.

    Assolutamente contraria ad adeguare il livello “verso in basso”, dovremmo cercare piuttosto di riabituare le persone alla lettura e a coinvolgerle attraverso stile e contenuti interessanti.
    A forza di abbassare il livello in tutti i campi, guarda un po’ come stiamo finendo…

    Non è la prima volta che leggo la necessità della sintesi tra i consigli degli esperti, ma non mi sono mai trovata d’accordo: se un argomento ha bisogno di spazio per svilupparsi è una forzatura castrarlo.

    Palate di termini forbiti appesantiscono, ma una parola inconsueta perché poco usata, buttatà lì ogni tanto, è un arricchimento. Non abbiamo tutti ampliato il nostro vocabolario in questo modo, dalle nostre letture? :)

    Le uniche due regole indiscutibili, a mio avviso, sono moderazione e buonsenso.
    Per il resto, liberi tutti.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:31 Rispondi

      Sì, purtroppo la pratica di abbassare i livelli dappertutto ci sta portando verso il declino.
      Sintesi non dovrebbe essere equiparata a brevità. E sono d’accordo anche per le parole inconsuete: se le troviamo nei libri, dovremmo trovarne anche nei blog.

  12. Monia
    13 ottobre 2015 alle 11:08 Rispondi

    Oggi il post capita a fagiolo, perché ho appena pubblicato un post piuttosto lungo e ho pensato che, in effetti, io una differenza sostanziale tra post lunghi e post corti in termini di condivisioni/commenti/interazioni varie/ricchi premi e cotillon?

    Secondo me è un po’ anche questione di abitudine del lettore (più che del lettore in generale del “tuo” lettore): se abitui il tuo lettore a post sempre corti magari quando poi gli proponi un contenuto con una lunghezza molto differente resta un po’ spiazzato (e viceversa). Ma i lettori sono anche flessibili. Si adattano a diverse lunghezze. Purché, come hanno ben ribadito i tuoi commentatori, le varie lunghezze siano adeguate al tipo di argomento e soprattutto al modo in cui è stato trattato.

    Io, dal canto mio, penso che una buona soluzione possa essere variare. Abbiamo possibilità infinite, i tipi possibili di post si sprecano (e i BluPennuti qui ne hanno letti di esempi nei tuoi post!), quindi perché non spaziare? Sperimentiamo, non mettiamoci dei paletti invalicabili (devo scrivere solo post di minimo 500 e massimo 800 parole o cose simili). Divertiamoci. Stupiamoci e stupiamo chi ci legge. Con i contenuti, certo. Ma anche nella forma.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:39 Rispondi

      Sì, è anche questione di abitudine. Qui raramente ho pubblicato post molto corti.
      Giusto anche variare e proporre post di vario tipo. Magari richiedono più tempo, però saranno apprezzati.

  13. enri
    13 ottobre 2015 alle 11:10 Rispondi

    Non so che cellulare tu abbia Daniele, ma io ne ho acquistato uno a due anni fa da cui leggo e navigo benissimo, col grande vantaggio che, rispetto a Windows e anche alla carta stampata, con esso si può accedere molto velocemente a link e contenuti remoti. Quindi hai enciclopedie e dizionari a portata di un click.
    Per il resto, io leggo volentieri i post relativi ad argomenti che mi interessano ma se il Blogger non sa scrivere o è troppo verboso o arrogante, tendo a metterlo da parte. Lungo o corto non importa. Deve essere ben impaginare, con una buona grafica, ma soprattutto è il contenuto, in termini di stile e chiarezza, l’elemento per me determinante.
    Anche per le eventuali critiche, se del caso

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:46 Rispondi

      Ho uno smartphone Samsung Galaxy S Advance, preso due anni fa. Dimensione schermo 4″. Converrai che leggerci è un casino :)
      Ma comunque lo trovo lento a navigarci, anche quando c’è una wifi.

  14. Francesca
    13 ottobre 2015 alle 13:02 Rispondi

    Dipende sempre dall’argomento che il blog o sito tratta, ma l’ideale è scrivere dalle 400 parole alle 800 circa. Troppo lunghi le persone si annoiano e troppo corti li reputa scarsi. Poi sta tutto nel contenuto.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:48 Rispondi

      Quell’intervallo è più o meno ideale anche per me: 400 parole però le reputo troppo poche. Non riesco a scrivere un post completo in 400 parole.

  15. MikiMoz
    13 ottobre 2015 alle 13:25 Rispondi

    Troppi calcoli, per me.
    Ogni post è diverso e ha bisogno del numero di parole di cui ha bisogno.
    L’unica cosa che faccio è limare dove serve, evitando inutili lungaggini e ridondanze.
    I post lunghi ma vuoti sono il male assoluto.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 14:57 Rispondi

      Non calcolo nemmeno io. Limare fa bene, taglio anche io qui e là, quando scrivi non ti rendi subito conto che ti stai dilungando.

  16. Giulio F.
    13 ottobre 2015 alle 14:45 Rispondi

    Io molto spesso leggo i blog che seguo da smartphone e mi ci trovo davvero bene, forse perché sono più abituato.
    Anzi, se devo dire la verità, il tuo blog è talmente ben ottimizzato anche per la controparte mobile, che forse la preferisco addirittura a quella fissa ;)
    P.S. Questo commento è stato scritto da un cellulare.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 15:06 Rispondi

      Il blog nel restyling è passato al responsive. Io odio scrivere da cellulare, ogni volta che pigio un tasto ne prendo 2 o 3 :)

  17. Rodolfo
    13 ottobre 2015 alle 16:21 Rispondi

    Sostanzialmente condivido. Io direi che se scrivi un articolo allora l’opinione di Skande è assolutamente condivisibile. Ma non si può mettere insieme tutto. Un articolo è una cosa, una guida un’altra, un mention post un’altra ancora, le opinioni degli esperti un’altra ancora.

    Insomma, la lunghezza dipende dal tipo di contenuto che vuoi proporre.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 16:26 Rispondi

      Un articolo non deve essere breve per forza, anzi. Ma anche le opinioni possono essere lunghe.
      Che cosa è un mention post?

      • Gas
        16 ottobre 2015 alle 00:36 Rispondi

        Credo sia quel tipo di post in cui citi uno o più individui in un caso studio per ottenere backlink.

  18. Amelio
    13 ottobre 2015 alle 17:06 Rispondi

    Posso condividere, ci sono argomenti che hanno bisogno di molte parole, altri meno. Io penso che la bellezza di fare blogging sia condividere le proprie idee e pensieri, stare troppo a ragionarci non conviene, io condivido me stesso per il puro piacere di condividere. Per ora almeno io non ne faccio una questione di “business” quindi non mi importa molto la preferenza che può avere la maggioranza dell’utenza internet. :)

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 17:15 Rispondi

      Ciao Amelio, benvenuto nel blog.
      Il blogging andrebbe fatto proprio così: senza pensare a lunghezze o altro, ma pensando soltanto a scrivere contenuti che ti piace condividere.

      • Amelio
        13 ottobre 2015 alle 18:18 Rispondi

        Grazie per il benvenuto, ti seguirò con interesse.
        Ciao.

  19. massimiliano riccardi
    13 ottobre 2015 alle 17:07 Rispondi

    Non ho mai pensato alla lunghezza dei post. Leggo con piacere quello che mi attira a prescindere dalla lunghezza. Nel mio specifico scrivo quel che mi viene sul momento senza riflettere sulla corposità. In merito all’utilità o al piacere che procurano i miei post, l’ultima parola è dei visitatori. Io mi diverto e tanto mi basta.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 17:16 Rispondi

      Non riesco a capire come si possa riflettere sulla lunghezza del post, infatti. Io anche scrivo e basta. In caso posso suddividere il post in due, se è possibile farlo.

  20. Lisa Agosti
    13 ottobre 2015 alle 18:05 Rispondi

    Non so quanto sono lunghi i miei post, e preferisco non saperlo, perché preferisco la spontaneità alla coerenza.
    Come lettrice, preferisco i post corti e intensi, o di media lunghezza divisi in paragrafi. Trovo difficile leggere post lunghi, specialmente dal telefono, o senza stacchi (come dici giustamente anche nel blog sugli spazi vuoti della scrittura).
    Ci sono tuttavia alcuni blog più impegnativi che vale la pena leggere, e che visito solo quando so di avere il tempo e la concentrazione necessari alla lettura.

    • Daniele Imperi
      13 ottobre 2015 alle 18:11 Rispondi

      Se vuoi faccio io il calcolo :D
      Io mi salvo sempre i post complessi da rileggere in seguito. Poi però finisce che me ne dimentico…

  21. Marina
    13 ottobre 2015 alle 18:44 Rispondi

    Io mi regolo un po’. Tendenzialmente scrivo molto ed essendo consapevole che c’è una soglia di sopportabilità oltre la quale occhi e mente si stancano di leggere (su di me un post troppo lungo ha questo effetto), modero anche i miei di articoli, perché ovviamente ho piacere che vengano presi in considerazione: meglio dire qualcosa in meno ma fare arrivare ciò che si è già scritto, che dire tutto e non essere letti da nessuno!
    Adesso non supero le 950 parole (grosso modo!)

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 08:10 Rispondi

      In alcuni casi ho visto che i blogger si dilungano aprendo mille parentesi, lasciando andare troppo i propri pensieri. Se vai a leggere attentamente ti rendi conto che si possono tagliare parecchie frasi.
      Scrivere molto spesso significa inserire nel post troppe informazioni inutili. Aprire qualche parentesi, far trasparire qualche emozione va bene, ma farlo di continuo nel post allunga solo il testo inutilmente.

  22. Grazia Gironella
    13 ottobre 2015 alle 19:37 Rispondi

    Non penso alla lunghezza, scrivendo gli articoli per il blog, ma le oscillazioni sono comunque limitate. Mi sembra poco utile preoccuparmi, visto che non mi va di accorciare se ho qualcosa da dire, né di allungare il brodo se ho già esaurito l’argomento. Come utente di blog, preferisco i post medio-lunghi, ma esistono eccezioni. Ferruccio, su Otium, per esempio, è molto conciso, ma lo leggo volentieri. Concluderei con il buon, vecchio “dipende”. :)

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 08:12 Rispondi

      Neanche io voglio accorciare se ho parecchio da dire, infatti.
      Concordo sul blog di Ferruccio, ha ormai un taglio ben preciso nei post in cui riesce a dire tutto in poco spazio.

  23. pirkaf76
    13 ottobre 2015 alle 21:33 Rispondi

    La lunghezza o meno di un articolo mi è indifferente e non provo nessun fastidio.
    Sarà che in passato ho persino letto interi libri fuori catalogo ed introvabili in commercio al computer e quindi ci ho un po’ fatto il callo, ma che un articolo sia di 400 o 800 parole mi cambia poco, se sono interessato lo leggo comunque.
    Piuttosto faccio una fatica immane a leggere al computer le strisce fumettistiche in bianco e nero tipo quelle di Zero Calcare et similia.
    Dopo quattro, cinque tavole inizio a provare fastidio, cosa che non mi succede normalmente nella lettura in formato cartaceo.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 08:13 Rispondi

      Penso di essere uno dei pochi, se non l’unico, a cui non piace Zero Calcare: neanche io riesco a leggere quei fumetti così pieni di parole. Ma i fumetti li preferisco comunque in cartaceo.

  24. Gas
    14 ottobre 2015 alle 02:31 Rispondi

    E’ relativo al target che ti interessa.
    Francamente i post di Neil Patel me li leggo tutti con gusto e anche più di una volta. Dei tuoi… salto pezzi.
    Però sono in cerca di dati e informazioni. Quindi quella lunga massa di informazioni e casi studio a me serve davvero. E preferisco chi mi dice tutto su un argomento a chi mi dice la metà o un decimo.
    Ovvio che se devo fare dialogo e tenere un catblog, una volta date due informazioni di stimolo e aver aperto la discussione, fine là. Il resto lo fa la fidelizzazione: c’è chi commenta dicendo “boh, non lo so”, o “si, anche io” come si farebbe in un pub. Di fatto è un micro social network che si crea col tempo. Là credo conti saper stimolare la conversazione.

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 08:15 Rispondi

      Ah, dei miei salti pezzi! E adesso mi dici perché :D
      I post di Neil Patel sono la dimostrazione che la lunghezza conta poco: quegli articoli sono lunghissimi e ricevono una caterva di commenti e condivisioni.

      • Gas
        16 ottobre 2015 alle 00:43 Rispondi

        Perché tanto dici tutto nelle headlines (“La lunghezza ideale di un post non esiste”… ok, grazie!), e poi si va alla conclusione per vedere di cosa si discuterà :). Questo non è un male, significa strutturare bene i post se si cerca un dialogo.

  25. Ulisse Di Bartolomei
    14 ottobre 2015 alle 12:40 Rispondi

    Salve Daniele!

    Nella mia ricerca sulla psicologia del comportamento, peraltro peculiarmente autobiografica in quanto come agente di commercio e di interessato alle religioni, non mi preoccupavo delle verità canoniche ma di quello che l’ “uomo comune” se ne faceva nella vita concreta. Da qui ne consegue che negli articoli in rete, mi piace cogliere dei suggerimenti accessibili rapidamente e altrettanto poterne controllare i riscontri degli avventori. La lunghezza dei tuoi articoli mi viene congeniale, in quanto posso leggerli in pochi minuti e subito concentrarmi sui commenti del tuoi “seguaci”, che per me sono parimenti interessanti, anche quelli che ritengo incongrui, in quanto mi aiutano a tracciare quello che può essere “la risposta del popolo”! Gli articoli molto lunghi li giudico “da prete”, che ambisce proporre delle ultimative dissertazioni a cui non si aspetta confutazioni o distinguo. Quasi delle Lectio Magistralis che ovviamente hanno grande importanza, ma se ne abbisogno non le cerco in un blog. A meno che si tratti di un argomento mai approfondito di solito non seguo articoli lunghissimi, soprattutto non ne ho il tempo e la mia ricerca è sempre finalizzata. Per me dunque, un articolo “da blog” deve essere propositivo ma snello, per consentire agevolmente dei riscontri argomentali che sarebbero parecchio “faticosi” di fronte a una filippica…

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 12:58 Rispondi

      Ciao Ulisse,
      lungi da me scrivere articoli da prete :D
      Però ho capito che vuoi dire. La snellezza si può ottenere in diversi modi, non solo con la brevità.

      • Ulisse Di Bartolomei
        14 ottobre 2015 alle 14:56 Rispondi

        E’ vero… la snellezza si può ottenere con la tecnica e la sensibilità comunicativa, però la lunghezza degli articoli è determinante per selezionare la “clientela”… Se tu facessi (sempre) articoli da leggere in mezzora o peggio, i tuoi lettori ne verrebbero decimati… Questo lo si può desumere dalla lunghezza e la frequenza degli interventi. Sono pochi quelli che dedicano al blog, più di qualche manciata di minuti e non dipende dalla qualità dei tuoi articoli, che ritengo ottimi sia nei contenuti che nella tempistica. E’ mia opinione ovviamente, ma io sono una tipologia di lettore…

  26. Laura
    14 ottobre 2015 alle 18:16 Rispondi

    Le puntate del mio Blog ‘Coffee Time or Sex Time?’ solitamente superano le 3000 parole, ma credo sia un caso diverso.
    Non potrei fare puntate da 300 parole perché sarebbe impossibile raccontare il susseguirsi degli avvenimenti e delle vicende delle quattro amiche, ed inserire e analizzare anche un tema che fa parte di ogni puntata.
    Personalmente leggo sempre i blog che seguo dal mio Mac o dal mio tablet, sull’iPhone sinceramente mi salterebbero gli occhi dalle orbite :D

    Comunque a mio parere non esiste un numero giusto o sbagliato di parole, tutto dipende dall’argomento trattato, dall’interesse che abbiamo nel leggerlo, dal modo in cui è scritto e soprattutto, per quanto mi riguarda se il tema è leggero e scorrevole (come il tuo blog) faccio molto meno fatica a leggere anche articoli molto lunghi (infatti i tuoi mi sembrano sempre corti, vorrei durassero di più ;)), mentre se il tema è già pesante e impegnativo allora preferisco un po’ meno parole.

    Un caro saluto e grazie per i tuoi post sempre molto utili e interessanti :) Un abbraccio Laura

    • Daniele Imperi
      14 ottobre 2015 alle 18:28 Rispondi

      Se parli di racconti, allora va bene. Fra poco ne pubblicherò uno di 8000 parole.
      Però la narrativa è diversa da un post.
      Per quanto riguarda i miei articoli, alle volte arrivano anche a 1500 parole e ho sempre paura che siano troppo lunghi, ma vedo che con te non ci sono problemi :)

  27. Luana Galanti
    15 ottobre 2015 alle 16:04 Rispondi

    Ciao Daniele! Ho letto questo post da smartphone, in treno, ed è stata una grandissima sorpresa leggere il mio nome scrollando la pagina! ;)
    Sono d’accordo con te che la lunghezza ideale di un post non esiste (ho accuratamente evitato di usare questa parola nel post), né esiste un format che va bene per tutte le occasioni. Condivido il pensiero di Monia: ben vengano le sperimentazioni e le trovate che spezzano la routine.
    Comunque da lettrice tendo a preferire i post approfonditi e i blog che seguo con interesse li leggo indifferentemente da mobile o da computer.

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2015 alle 16:33 Rispondi

      Ciao Luana,
      neanche un format ideale esiste, giusto. Bisogna adattare il post a ciò che dobbiamo scrivere e soprattutto comunicare.
      Preferisco anche io i post approfonditi.

  28. Francesco
    24 dicembre 2015 alle 12:51 Rispondi

    Ciao Daniele, sto per aprire un blog. L’idea è rompere gli schemi. Molti post saranno brevissimi. Anche cinquanta parole, scritte come fossero versi.
    C’è troppo da leggere in giro, le persone si annoiano facilmente o si spaventano.
    La brevità, l’essenzialità, questo cercherò.

    • Daniele Imperi
      24 dicembre 2015 alle 13:03 Rispondi

      Ciao Francesco, benvenuto nel blog. Sono d’accordo sul rompere gli schemi, ma molto perplesso sull’eccessiva brevità, specialmente se i post somigliano a dei versi.

      • Francesco
        24 dicembre 2015 alle 14:54 Rispondi

        Grazie, Daniele.Ho sbagliato con i numeri. Le parole saranno in numero superiore, all’incirca tra i 120 e 150. Indubbiamente rischioso come genere, anche se non sarà l’unico del blog. Io li uso da un po’ e piacciono, anche giungono a un numero inferiore di persone. Per darti un’idea, anche se ovviamente sarà qualcosa di personale, puoi provare a vedere cosa e come scrive Claudio Baglioni su facebook.

        • Daniele Imperi
          25 dicembre 2015 alle 09:41 Rispondi

          Sono sempre poche, secondo me, nel senso che se parli di argomenti molto diffusi, sarà difficile che quei post si posizionino.
          Facebook non fa testo, perché non è un blog, e Baglioni ancora meno, perché è molto famoso :)

  29. Francesco
    25 dicembre 2015 alle 13:18 Rispondi

    Mi rendo conto dei problemi che possono sorgere. Diciamo che sto assecondando un mio certo modo di sentire e scrivere. Il riferimento a Baglioni non era per paragonare la qualità, ma solo per darti un riferimento formale. Diciamo che dalla mia ho un progetto diverso da quanto c’è in giro. Eventualmente avrò sempre la possibilità di cambiare.
    Grazie per la tua attenzione.

  30. Michele
    10 agosto 2016 alle 08:00 Rispondi

    Secondo me, occorre scrivere bene e saper comunicare in maniera accattivante le tematiche. Poi, servirsi di mezzi visivi (bottoni, colonne, elenchi, immagini, video) per arricchire il testo e suddividerlo in paragrafi.

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