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Scrivere per il web: riflessioni sul linguaggio

Linguaggio del web

Esiste un modo più valido di altri per scrivere su un blog? No, esiste, secondo me, una base da cui partire: la conoscenza della propria lingua e della grammatica e l’applicazione dei fondamenti della scrittura online, ma il resto è affidato al linguaggio.

La pratica, ovviamente, gioca un ruolo decisivo nella scrittura e nel blogging. Il continuo e costante esercizio migliora le nostre capacità e velocizza anche il processo di scrittura. Ma si può fare di più. Si può lavorare sul linguaggio per rendere i nostri testi più umani e comprensibili.

Aiutare i lettori online: 3 concetti per rafforzare la nostra scrittura

Se stiamo scrivendo nel nostro blog, dobbiamo e vogliamo farci leggere, altrimenti tanto vale scrivere su un quaderno. Non basta trovare il titolo giusto, affannarsi con le parole chiave, decidere la lunghezza degli articoli e pensare che il lavoro sia finito.

No, il lavoro deve ancora iniziare. Dobbiamo potenziare la nostra scrittura affinché sia in grado di raggiungere il lettore, colpire nel segno, resistere al tempo. Ecco 3 concetti che, secondo me, ci aiutano nel lavoro di web copywriter.

  1. Adottare una scrittura invisibile che renda la nostra comunicazione online più immediata e adeguata: il micro-copywriting che stimola l’attenzione, migliora l’esperienza di lettura e aiuta la comprensione di immagini e video.
  2. Comprendere la tecnica giornalistica di scrittura per creare contenuti esaustivi e completi per i nostri lettori: “chi”, “cosa”, “quando”, “dove”, “perché” e “come” sono tutte domande cui dobbiamo rispondere quando scriviamo per il pubblico.
  3. Pensare all’usabilità dei contenuti quando si scrive per il web: un copywriting usabile affinché i nostri testi rendano piacevole e proficua l’esperienza di lettura del nostro pubblico. Al di là delle semplici regole della scrittura per il web o, meglio, un modo differente e più altruistico di interpretarle.

La scrittura online fra lingua parlata e scritta

Per voi sono la stessa cosa la lingua parlata e quella scritta? Ho letto che per qualcuno è così, ma io tendo a dividerle. Parlare è una cosa, scrivere un’altra.

Entrambe sono forme di comunicazione, certo, ma l’una usa la voce per formulare le parole, assieme alla gestualità e all’espressione del viso, mentre l’altra usa la scrittura per mostrare le parole, insieme alle immagini, alle citazioni, alle didascalie e a tutti gli altri elementi che intervengono nella comunicazione online.

Perché voglio distinguere la lingua parlata da quella scritta? Perché entrano in gioco diversi ricettori (sensi) nella comprensione delle informazioni che ci vengono date:

  1. l’ascolto di un discorso: ci serviamo dell’udito per immagazzinarlo, sentiamo quelle parole e le registriamo nella nostra memoria, aiutati dai gesti e dallo sguardo;
  2. la lettura dei testi: ci serviamo della vista per riconoscere quelle parole, associando dei segni ai suoni che abbiamo imparato da anni.

Non c’è quindi una grande differenza fra lingua parlata e scritta?

Gerghi e colloquialismi nella scrittura online

Io cerco di evitarli il più possibile, specialmente le frasi gergali che, come sappiamo, sono a carattere regionale, se non provinciale o perfino urbano. Parole che sono abituato a sentire a Roma risultano a volte incomprensibili nei paesi vicini e viceversa, e non si tratta di dialetto in quei casi.

Le parole o frasi colloquiali non sono soltanto informali, ma appartengono alle conversazioni quotidiane, familiari e a forza entrano nel nostro linguaggio, riscrivendo a volte la sintassi.

Le usiamo per rafforzare o semplificare un concetto così come nella nostra parlata – ma anche nei nostri scritti – c’è un uso frequente di alcuni verbi (cercare, avere, stare, ecc.). I colloquialismi sono davvero tanti e credo sia impossibile elencarne tutti gli esempi.

Non ci facciamo caso, ormai passano quasi inosservati. Io sono quasi un purista della lingua, nel senso che non tollero errori grammaticali nella scrittura online, ma al tempo stesso mi concedo qualche libertà con frasi e costrutti colloquiali per rendere i miei testi più semplici e veloci da leggere.

Un post per il blog non è un trattato scientifico né una guida tecnica né un saggio né un romanzo. È un articolo che deve raggiungere il numero più alto possibile di lettori, anzi di lettori online: gente che legge velocemente, che ha sempre fretta, che è bombardata ogni ora di informazioni e dati.

Più rendiamo la nostra scrittura online semplificata, chiara, familiare anche, alla portata dei nostri lettori, che hanno differenti livelli culturali, più i nostri testi avranno successo.

Scrivere per il web dando del tu o del voi? E se usassimo il “noi”?

Io ho sempre scritto usando il voi, perché voglio rivolgermi a tutti i lettori e non a uno solo. Altri sostengono che è meglio usare il tu, perché parliamo direttamente alla persona. Qualche volta l’ho usato, ho scritto alcuni post, specialmente guest post, per adattarmi allo stile del blog che mi ospitava, adottando il tu.

Perché, secondo me, è meglio usare il voi? Perché vedo il blogger come qualcuno che parla agli altri, che fa un intervento a un convegno, che parla a una conferenza: si rivolge all’intero pubblico. Non è una chiacchierata fra me e te escludendo gli altri.

Ultimamente, però, ho iniziato a preferire il noi e non si tratta di plurale maiestatis, non sono così megalomane. I miei articoli sono utili a me e a voi che leggete – quest’affermazione, forse, ha un che di megalomania – e quindi devo scrivere usando anche la prima persona plurale.

Siamo noi i protagonisti di queste storie, ecco come vedo i miei post. Usare sempre il voi fa sembrare il blogger un professore che impartisce regole agli studenti. E sappiamo tutti come sono visti gli insegnanti dagli studenti, vero?

Quindi saliamo tutti nella stessa barca, mettiamoci tutti negli stessi panni, eterni studenti con tanta voglia di imparare, e i nostri post saranno magari più apprezzati, perché quel “noi” abbatte ogni barriera.

Ti sai riconoscere in ciò che scrivi?

Che cosa intendo? Che quando scriviamo qualcosa, dobbiamo vedere noi stessi in ciò che leggiamo.

Altrimenti abbiamo fallito. E a nulla servono le nostre conoscenze grammaticali e lessicali, a nulla serve conoscere la scrittura per il web e i dogmi della SEO, se poi scriviamo come macchine di marketing e non come esseri umani, gli stessi con cui parliamo e passiamo il nostro tempo libero.

Quando scriviamo un post, rileggiamolo e riflettiamo: sono io quello che vedo, emergo da quelle parole? Mi riconoscerebbe mia madre leggendomi? Scommetto di no.

Ma possiamo fare un esperimento: possiamo scrivere un brano e farlo leggere, assieme al testo scritto da qualcun altro, a un amico che non legge il nostro blog. Se saprà riconoscere subito il nostro testo, sapremo di stare sulla strada giusta.

Qual è il vostro linguaggio nella scrittura online?

Come vi rivolgete ai vostri lettori? Che ne pensate dell’uso del noi? Usate spesso parole gergali e colloquialismi nei vostri post?

6 Commenti

  1. Evaporata
    21 maggio 2014 alle 13:46 Rispondi

    Uso il noi perché l’esperienza descritta è condivisibile.

    • Daniele
      21 maggio 2014 alle 13:55 Rispondi

      Ciao Nadia, benvenuta nel blog :)

      Anche per me vale lo stesso motivo: il più delle volte si tratta di esperienze in comune.

  2. Francesca Ungaro
    21 maggio 2014 alle 14:33 Rispondi

    Ciao Daniele,

    magari ti stupirò, però io sono quello che scrivo.

    Scrivo usando l’Io narrante, scrivo usando il Noi, scrivo in modo tecnico e professionale.
    Adatto il mio modo di scrivere al contenuto.
    Al lettore (target) o al contenuto? A entrambi, naturalmente, ma per la mia competenza di webwriter, quando scrivo, uso il linguaggio che la storia mi “indica” di usare.
    Ci penso pochissimo.

    Il risultato credo sia proprio questo: sono quello che scrivo perché la mia personalità traspare dal mio linguaggio.
    E devo dire che questo risultato mi piace.

    Sono “fatta strana”?

    • Daniele
      21 maggio 2014 alle 15:11 Rispondi

      Ciao Francesca e benvenuta anche qui :)

      Non sei fatta strana, anzi. Adattare la scrittura al contenuto è bene. Se dovessi scrivere un articolo molto tecnico, sarei costretto a scrivere in un certo modo, per farmi capire dai lettori e per illustrare il mio contenuto.

      Anche io non uso sempre il noi, anzi lo sto usando di recente. In alcuni casi c’è l’io narrante che prevale. Così come, in un post di qualche giorno fa su Penna blu, ho usato il voi, perché l’articolo era tutto per i lettori.

  3. Enrico
    21 maggio 2014 alle 14:44 Rispondi

    Ciao Daniele,
    potresti chiarire la parte in cui parli di microblogging?
    Cosa intendi?

    Grazie!

    • Daniele
      21 maggio 2014 alle 15:13 Rispondi

      Ciao Enrico, benvenuto nel blog.

      Micro-copywriting, non microblogging :)
      Ho parlato in questo post del micro-copywriting. Intendevi questo?

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