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La lingua dei personaggi

La lingua dei personaggiTempo fa ho ricevuto un’email da un’aspirante scrittrice che mi chiedeva come doveva far parlare alcuni suoi personaggi. La domanda precisa era: in che lingua far parlare i personaggi francesi che la protagonista italiana incontra?

Ho dato una risposta vaga, ossia limitarsi a spiegare che si tratta di francesi, ma poi ci ho ripensato e ho capito che è un problema non trascurabile. Anzi, il problema c’è e è anche di grandi dimensioni. È un problema che va affrontato in fase di progettazione del romanzo. È un problema che dipende da tante sfaccettature del romanzo, da tanti elementi presenti nella storia.

Nei libri, come nei film, siamo abituati a leggere e a sentire parole straniere, e forse neanche ci facciamo più caso. Nei film, però, io mi sono sempre posto una domanda, che andrò a sviluppare in questo post, e anche leggendo alcuni libri quella domanda è tornata. In questo articolo cerco quindi di sollevare un caso e di presentare alcuni esempi, proponendo una discussione e forse delle soluzioni.

La lingua dei personaggi nei film di Hollywood

Spesso libri e film sono legati, in fondo un film viene prima scritto e poi girato. Un dettaglio che non ho mai apprezzato nei film americani è mostrare gli stranieri con la loro madrelingua. Specialmente in alcuni film, come in quelli di spionaggio, di guerra, di azione, quando interi gruppi etnici – se vogliamo chiamarli così – sono coinvolti, gli USA tendono a lasciare la lingua madre di quei personaggi.

Siamo così costretti a leggere i sottotitoli, perché ben pochi di noi conoscono il russo, il cinese, il giapponese, ecc. Quali sono i pro e i contro di questa scelta? Personalmente non vedo alcun pro.

Se stiamo vedendo una scena ambientata in un sommergibile russo, con un equipaggio russo all’interno, è davvero così necessario che quei personaggi parlino in russo? Forse lo spettatore ha così poca intelligenza da non capire che, se parlassero in inglese, è solo per far capire meglio i dialoghi?

I contro che vedo sono:

  • difficoltà a seguire i dialoghi dovuta alla lettura dei sottotitoli;
  • tentativo di manovrare lo spettatore a favore di chi gioca in casa (leggi: gli americani sono sempre i buoni e gli altri sempre i cattivi, non puoi pensarla diversamente);
  • costruzione di una barriera linguistica (leggi: gli altri, gli stranieri, sono così messi da parte, lontani da noi grazie all’incomprensione di alcune lingue).

Forse sto esagerando e forse no. Ma questo è quello che emerge dalla visione di quei film. È quello che io trovo, che sia poi giusto o sbagliato ha poca importanza.

La lingua dei personaggi nei classici della letteratura

In molti classici che ho letto ho potuto trovare qui e là qualche parola o frase in un’altra lingua, scritta in corsivo. In Poe, per esempio, ci sono parole o frasi in latino, in francese e, se non ricordo male, perfino in tedesco.

In una nota, a cura del traduttore, si leggeva che la parola o frase era in latino nel testo originale. E veniva riportata una traduzione.

Senza nulla togliere ai grandi della letteratura, credo che lo scrittore stesso debba creare una o più note se utilizza parole o frasi di un’altra lingua, parole ovviamente che non sono entrate nel linguaggio comune. Nessuno andrà a scrivere la traduzione di do ut des o errata corrige.

Uso di dialetti nelle storie: il caso Camilleri

Andrea Camilleri scrive in dialetto siciliano. Non tutte le sue opere sono in dialetto, credo che qualcuna sia stata scritta in italiano, ma i suoi gialli con Montalbano e anche altri romanzi ambientati in Sicilia sono scritti in dialetto.

Ma qui si tratta della lingua del narratore, che non è argomento di questo articolo. In un suo romanzo, La mossa del cavallo, Camilleri ha fatto anche uso del dialetto genovese, un dialetto che non avevo mai visto né ho mai sentito. Ricordo ancora tutte quelle parole piene di “x”, del tutto incomprensibili.

Purtroppo sono stato costretto a saltare quelle parti, pagine e pagine, in dialetto, perché non avevo capito un’acca, anzi una x, di quello che Camilleri aveva scritto.

E qui la colpa è sia dell’autore sia dell’editor: nessuno dei due ha pensato di mettere in una nota, magari a fine capitolo, una traduzione in italiano.

Quale lingua per i personaggi?

Il problema va analizzato a fondo. Da una parte c’è la necessità di non imbrogliare il lettore facendogli intendere che ogni personaggio parli la stessa lingua, dall’altra c’è il dovere di rendere la storia credibile e realistica, anche se si tratta di un romanzo fantastico.

Da queste riflessioni sono nate le idee per altri tre articoli, tutti incentrati sullo stesso problema, che leggerete più in là, poiché l’elemento lingua richiede molto spazio per poter essere completato:

  • Il dialetto nelle storie
  • Parole, frasi e citazioni in altre lingue
  • Rendere la lingua dei personaggi

Vi siete mai posti questo problema? Se sì, come l’avete affrontato?

7 Commenti

  1. Romina Tamerici
    13 agosto 2012 alle 09:34 Rispondi

    Mi sono posta spesso questo problema e questo post è stato davvero illuminante.

    Nell’ultimo libro che ho scritto e che ora è in valutazione presso alcuni editori, ho incontrato il problema della lingua. Essendo un libro per ragazzi ho escluso a priori la possibilità di usare lingue diverse dall’italiano e alla fine ho evitato anche il dialetto, perfino in un passaggio in cui forse sarebbe stato “storicamente” molto più corretto. Ho sempre cercato di far capire bene la situazione e la lingua parlata dai vari personaggi senza però riportare frasi in lingue diverse. Il mio problema era aggravato dal fatto che i personaggi parlando tra loro in alcuni casi non dovevano capirsi, eppure leggendo un dialogo tutto in italiano sembrava assurdo. Ho cercato allora di rendere tutto ciò nella prosa che accompagnava i dialoghi. Spero di aver risolto bene il problema e aspetto di leggere gli altri tuoi post sull’argomento!

  2. Recenso
    13 agosto 2012 alle 16:11 Rispondi

    Io ho ultimamente scritto un racconto ambientato in provincia di Napoli (sono campana) e mi sono dovuta relazionare con questa situazione, perché esistono parole comprensibili anche in napoletano e altre meno.
    Inoltre il mio stesso narratore era di quelle parti, era uno dei personaggi che narrava in prima persona. Ho subito scartato l’opzione di farlo narrare in napoletano. Alcune persone credono che da noi si parli solo dialetto, mentre invece si parla anche italiano. A volte si tratta di un italiano italiano, altre volte è italiano con grammatica napoletanizzato, altre è napoletano con pronuncia italianizzata.
    Per il narratore ho utilizzato l’italiano doc + l’italiano con grammatica napoletanizzata + il napoletano italianizzato. Ne è venuto fuori una parlata molto caratteristica e soprattutto fluida, come mi hanno confermato colleghi del nord a cui ho chiesto il favore di leggerlo. Laddove ho usato espressioni dialettali, le ho inserite in un contesto molto chiaro, da cui si capisse il significato della parola anche senza una traduzione.
    Nei dialoghi, altrettanto. Mi hanno detto che non hanno avuto alcun problema a seguire tutto. Il che mi ha fatto felice. Anche passando sotto un editing professionale, non mi sono state fatte segnalazioni riguardo la comprensibilità delle frasi. Quindi penso che se in futuro dovessi riprovare con personaggi stranieri userei lo stesso metodo: parola straniera ma in un contesto o associata a gesti o commenti del narratore che la renda immediatamente capibile.

  3. Salomon Xeno
    13 agosto 2012 alle 18:42 Rispondi

    È un problema di non poca importanza. Io sono a favore dell’uso di lingue straniere, ove si voglia ottenere un determinato effetto. Certo, bisogna mettere il lettore in condizione di apprezzare non solo il suono ma anche il significato della lingua, con note o sottotitoli. D’altra parte, non bisogna cadere nell’eccesso opposto: a meno che non sia dichiarato (e spiegato) altrimenti, non ha senso che i popoli della galassia parlino la stessa lingua. Ma neanche un americano e un polacco (che a scuola ha studiato tedesco).

  4. Daniele Imperi
    14 agosto 2012 alle 13:35 Rispondi

    Romina Tamerici,

    In quei casi devi per forza risolvere con la prosa. Per me hai fatto bene.

  5. Daniele Imperi
    14 agosto 2012 alle 13:36 Rispondi

    Recenso,

    Direi che anche il tuo metodo è più che valido. Interessante.

  6. Daniele Imperi
    14 agosto 2012 alle 13:37 Rispondi

    Salomon Xeno,

    Sui popoli della galassia hai proprio ragione e anche sull’americano e il polacco :D

  7. Rendere la lingua dei personaggi
    8 ottobre 2012 alle 05:02 Rispondi

    […] la lingua dei personaggi Ho trattato in articoli precedenti di un discorso generale sulla lingua dei personaggi di una storia, ponendo l’attenzione sull’importanza di rendere quella lingua nel modo […]

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