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I limiti delle trilogie

I limiti delle trilogie

Oggi ritorno sul discorso delle trilogie. Ogni tanto mi piace inveire contro saghe e trilogie, anche se in un certo senso continuo a leggerle. Non le boccio tutte in partenza, perché mi è capitato, anche di recente, di aver apprezzato il secondo volume come il primo.

Posso citare Deadweather and Sunrise di Geoff Rodkey (che ho letto in lingua originale), un fantasy piratesco molto divertente. Il secondo volume, New Lands, è stato piacevole come il primo e quindi comprerò l’ultimo, Blue Sea Burning.

Posso citare la trilogia di Maile Maloy iniziata con The Apothecary, un fantasy ambientato negli anni ’50, e continuata con The Apprentices (anche questi due ho preferito leggerli in lingua originale e non so se esistano in italiano). Sono rimasto soddisfatto e leggerò quindi il terzo, The After-Room.

Nonostante questo, penso che le trilogie abbiano dei limiti e che un autore, prima di mettersi in testa di scriverne una, debba considerarli. Oggi parlo appunto di questi limiti.

Il calo delle vendite

Cerchiamo di fare due calcoli. Il secondo volume della trilogia sarà letto da meno persone rispetto al primo e questo per due motivi:

  1. chi non ha apprezzato il primo romanzo non leggerà ovviamente il secondo
  2. il secondo volume può essere letto (e compreso) solo da chi ha letto il primo

Questo discorso vale anche per le saghe. È inutile leggersi il terzo romanzo della serie di Harry Potter. Se devi scegliere di leggerne uno, allora leggi il primo.

Quindi, rispetto al primo volume della trilogia, il secondo e il terzo romanzo venderanno meno copie. Scrivendo dunque una trilogia, dobbiamo mettere in conto che con gli altri due non raggiungeremo lo stesso numero di copie vendute con il primo romanzo, ma quelle copie saranno inferiori.

Ne parlò anche Giordana Gradara, della Plesio editore, nel suo post sulla prima regola dello scrittore esordiente.

Il calo dell’interesse

Quanto tempo passa fra un romanzo e l’altro? Come minimo un anno. E in un anno un lettore forte si è bevuto almeno una quarantina di romanzi. Ha scoperto nuove e più affascinanti storie. Siamo sicuri che sia ancora interessato alle imprese del nostro eroe?

A questo dobbiamo anche aggiungere i preconcetti sui “seguiti”, che spesso deludono. Con le dovute eccezioni, sia chiaro. A me però succede. Inizia a calare il mio interesse per la storia, un po’ perché è passato del tempo e un po’ perché sento il bisogno di nuove storie, di cambiare aria.

Spesso le trilogie hanno il sapore di contenuti duplicati. L’autore scrive la stessa storia, rimescolando la trama, i personaggi, le azioni, i problemi. Un rimpasto di tipo governativo che alla fine ripropone la solita solfa.

La sensazione di incompletezza

Leggere un romanzo che in qualche modo continua nel secondo volume e finisce nel terzo dà la sensazione che la storia non sia finita. E spesso è proprio così. Questo vale ancor più per quelli che chiamo “spezzettamenti”, come la trilogia di Divergent.

In quei casi la trilogia, per me, è una pura strategia di marketing. Ma quanto sarà vantaggiosa se vale il primo punto, ossia che i seguiti vendono meno del primo volume?

Perché devo spendere soldi e tempo per leggere un romanzo non finito, incompleto?

Un esempio di buona trilogia, secondo me, è la prima scritta da Terry Brooks. Nel 1977 uscì La Spada di Shannara – fortemente ispirato all’opera di Tolkien, tanto che molti lo considerano una copia – e il secondo volume (Le Pietre Magiche di Shannara) uscì soltanto 7 anni più tardi. Era una storia completamente diversa, tanto che si può leggere anche senza aver letto La Spada. Nel 1986 esce il terzo romanzo, La Canzone di Shannara, più simile al primo, ma anche questo leggibile senza aver letto nessuno degli altri due.

La trilogia divenne poi una tetralogia, perché Brooks scrisse il prequel Il primo Re di Shannara.

Lo scetticismo dell’editore e del lettore

Se siamo alla nostra opera prima e vogliamo pubblicare con un editore, dobbiamo mettere in conto che molto probabilmente non investirà in un romanzo che dovrà continuare per altri due. Non sa ancora come andranno le vendite del primo e noi non siamo appunto scrittori famosi, che vendono.

Se vogliamo pubblicare in self-publishing, il discorso non cambia: il lettore sarà scettico verso un autore che si presenta la prima volta nel mercato editoriale con “il primo volume di una spettacolare trilogia”.

Puntare sulle false trilogie

Quella che chiamano Trilogia di Frontiera di Cormac McCarthy in realtà sono tre romanzi a sé stanti (Cavalli selvaggi, Oltre il confine e Città della pianura). Soltanto nel terzo romanzo il protagonista del primo e quello del secondo sono presenti entrambi nella stessa storia. Ma potete leggerli anche nell’ordine che volete e non cambierà nulla.

Quest’anno ho conosciuto un grande autore di storie poliziesche e noir, Dave Zeltserman. In italiano ho comparto, e divorato in 10 giorni, la Trilogia nera (832 pagine). È quella che l’autore ha chiamato la trilogia “man out of prison”, ma sono 3 romanzi differenti uno dall’altro. L’unico filo conduttore che li unisce è che ogni protagonista è, appunto, un uomo appena uscito di prigione. Il primo romanzo, Small Crimes, sarà presto un film.

Come scrivere una “falsa trilogia” sta a noi. Forse è più difficile, perché bisogna inventare di sana pianta una storia che ha solo un debole richiamo con la precedente. Ma se uno si mette in testa di fare lo scrittore, il minimo che può fare è inventare di sana pianta nuove storie, vi pare?

42 Commenti

  1. Grilloz
    14 luglio 2016 alle 07:48 Rispondi

    Io sono d’accordo con te, però ci sono anche i lettori che le trilogie le cercano, soprattutto nel Fantasy, credo. Quindi anche per un editore può essere appetibile una trilogia: se il primo vende bene ne ha altri due che hanno buone probabilità di vendere abbastanza bene, se il primo non va interrompe la serie.
    Io metterei due regole (o linee guida se preferisci):
    1. ogni romanzo deve essere una storia conclusa con un inizio e una fine.
    2. il primo della serie non deve essere presentato come primo libro di una trilogia.

    aggiungerei anche che sarebbe bene che ogni libro possa essere letto indipendentemente dagli altri, ma forse è una regola troppo restrittiva :P

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 13:34 Rispondi

      Quelle due regole per le trilogie mi stanno bene, ma se le avessero rispettate tutti gli autori, quante trilogie non sarebbero esistite? ;)

      • Barbara
        14 luglio 2016 alle 18:45 Rispondi

        …non avremmo Il Signore degli anelli, tanto per dire ;)

        • Daniele Imperi
          15 luglio 2016 alle 08:22 Rispondi

          Il Signore degli anelli è un romanzo, non una trilogia. Un romanzo che fu pubblicato in 3 volumi per motivi economici e perché mancava la carta a causa della guerra.

      • Grilloz
        15 luglio 2016 alle 10:24 Rispondi

        non ne ho idea :D sono più che altro regole che mi pongo io da lettore :P (e che spesso non rispetto)

  2. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    14 luglio 2016 alle 08:18 Rispondi

    Quando ho pensato la mia storia, l’ho pensata abbastanza lunga e complicata. Mentre procedevo nella scrittura, mi è parso subito evidente che sarebbe stato impossible racchiuderla in un solo romanzo a meno di tagliare parti enormi, col risultato di creare qualcosa di impossibile da capire anche ad un lettore appassionato del genere.
    Commercialmente parlando hai ragione tu, probabilmente per un esordiente è sbagliato partire con una trilogia, ma se la storia regge il peso degli altri libri potrebbe rivelarsi un ottimo metodo per fidelizzare i lettori ancora per un paio di pubblicazioni. In questo caso, un nuovo romanzo successivo si caricherebbe di una responsabilità ancora maggiore ma poggerebbe su solide basi.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 13:38 Rispondi

      La trilogia di Divergent avrebbe potuto stare in un unico romanzo lungo, tagliando parecchie cose inutili, per esempio. Sei quindi sicuro che la tua storia non possa starci in un romanzo? Quanto verrebbe lungo?

  3. Andrea Torti
    14 luglio 2016 alle 09:31 Rispondi

    Concordo – le trilogie, e le saghe in genere, sono sempre ad alto rischio di “cali di tensione”.

    Per quanto mi riguarda, preferisco storie a sé stanti – magari riunite in “cicli” sul genere della Comédie humaine di Balzac o dei Rougon-Macquart di Zola.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 13:39 Rispondi

      Finora raramente mi è capitato di leggere trilogie che mi abbiano appassionato completamente.

      • Federico
        15 luglio 2016 alle 08:56 Rispondi

        Il ciclo degli Yilanè è fra questi?

        • Daniele Imperi
          15 luglio 2016 alle 09:01 Rispondi

          Sì, bellissima trilogia quella. 3 storie diverse. Sono in ordine cronologico, ma se non ricordo male, ogni storia ha una sua fine e continua dopo qualche anno che è finita la precedente.

      • Andrea Torti
        16 luglio 2016 alle 09:47 Rispondi

        Stessa esperienza, per quanto mi riguarda.

  4. Alberto Lazzara
    14 luglio 2016 alle 09:51 Rispondi

    Penso che la scelta se scrivere una storia in uno o più volumi debba essere operata solo dopo averla progettata per intero. Solo allora si può capire se la sua scomposizione è un’operazione desiderabile oppure no. Di conseguenza, secondo me è sbagliato impostare un progetto di un manoscritto a partire dall’idea di scrivere un numero predefinito di volumi. E poi perché ragionare in termini di trilogia? Essendo che il numero è deciso a posteriori, potrebbe benissimo essere che il numero perfetto per la storia che si sta scrivendo sia due (alla Kill Bill Vol. 1-2 per intenderci).
    Un’ultima annotazione: anch’io penso che sia meglio assegnare una fine “forte” a ogni volume di cui si compone la storia, benché non risolutiva. Allo stesso tempo, ogni volume deve creare un altrettanto forte incentivo che spinga il lettore a continuare a leggere la continuazione nel libro successivo.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 13:43 Rispondi

      Certo, ci sono le duologie, le tetralogie, ecc. Il fatto è che sono convinto che almeno il 90% delle trilogie siano state decise a tavolino: questa è la storia, può starci in un romanzo, ma facciamo 3.

  5. Chiara
    14 luglio 2016 alle 10:42 Rispondi

    Non avevo mai considerato questi aspetti della trilogia, perché il mio ragionamento è molto più terra-terra: un aspirante scrittore ha già difficoltà a scrivere un romanzo singolo, figuriamoci un’opera di così grande portata…

    Ciò nonostante, qualche trilogia l’ho letta e apprezzata, specialmente “gialle” (Costantini, Larsson) o mainstream (quella della Ferrante è addirittura una tetralogia). Io mi ritengo, e non so se sia un bene per me, ma per gli editori di sicuro, una lettrice facilmente fidelizzabile. Se un’opera mi è piaciuta, attendo la successiva con ansia. Ricordo per esempio che quando doveva uscire il terzo volume della trilogia del male (arrivato due anni dopo il secondo) quasi ogni mese andavo a controllare se fosse arrivato. :D

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 13:58 Rispondi

      Faccio anche quel discorso :)
      A me invece l’attesa snerva. Mi piace l’attesa solo come opera successiva di un autore che apprezzo, ma non come secondo o terzo volume di trilogie.

      • Chiara
        14 luglio 2016 alle 14:29 Rispondi

        Ho letto, ma tu parli del punto di vista scettico dell’editore e del lettore self, quindi delle prospettive di vendita. Io invece rifletto da autrice e penso alla qualità dell’opera. Ora come ora non avrei le competenze per scrivere una trilogia e per gestire in modo professionale e coerente un’opera di così grande portata. Verrebbe fuori un obbrobrio. :D

        • Daniele Imperi
          14 luglio 2016 alle 14:31 Rispondi

          In quel caso neanche io adesso riuscire a gestire una trilogia.

  6. Tenar
    14 luglio 2016 alle 10:50 Rispondi

    Se una storia funziona e ha un finale anche solo vagamente aperto, credo sia normale per il lettore volerne sapere di più. Io sono la prima ad affezionarmi ai personaggi e quindi a leggere volentieri più libri con Montalbano, Adamsberg, i vecchietti del Barlume etc… Il problema, secondo me, per un autore è capire quando si è finito di dire ciò che c’era da dire su quella storia o su quel personaggio, perché a volte i libri vendono e la tentazione di scaldare il brodo è forte. Ho seguito con attenzione un’autrice fantasy, Robin Hobb, la sua trilogia dell’assassino è stata folgorante, piena di grandi personaggi e idee nuove, poi ha scritto una seconda trilogia sugli stessi personaggi, non folgorante, ma gradevole, con qualche idea. Ha provato a cambiare completamente ambientazione e storia, ma non è andata bene e la nuova saga ha venduto pochissimo, ovviamente è tornata a quella vecchia. Ecco, credo che a questo punto le cose da dire su quei personaggi fossero state dette, mi è sembrato uno spremere un limone già spremuto.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 14:00 Rispondi

      Sì, è normale in quel caso volerne sapere di più. Ma siamo sicuri che poi saremmo ripagati dell’attesa?
      Affezionarsi ai personaggi è un altro discorso. Quello è il campo della serialità, come in Holmes, Tarzan, ecc. Montalbano non mi ha conquistato, nonostante abbia letto e possegga svariati romanzi.
      Concordo sul chiedersi se abbiamo davvero detto tutto su una storia o un personaggio.

  7. Glauco Silvestri
    14 luglio 2016 alle 10:53 Rispondi

    Quando sento parlare di saghe e trilogie mi viene sempre in mente Trono di Spade. Ha grande successo, sì, ma l’autore è talmente impantanato che ormai non sa più come chiudere la vicenda, e la serie tv ha già raggiunto i libri, tanto che nei prossimi anni andrà avanti per i fatti suoi, senza più attendere che escano le pubblicazioni su carta.
    Ecco… Oltre ai problemi che citi, c’è anche questo. :-O

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 14:02 Rispondi

      Io ormai non sono più curioso di sapere come continuano le vicende delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Tra il 3° e il 4° romanzo sono passati troppi anni e la mia curiosità è calata fino a smorzarsi. Non so neanche a che punto sia arrivato, ora.

  8. Silvia
    14 luglio 2016 alle 10:59 Rispondi

    Ho letto qualche trilogia, ma sempre nell’ambito del mainstrem. Ultimamente sto leggendo il secondo libro di Katerine Pancol Il vazer lento delle tartarughe, che segue Gli occhi gialli dei coccodrilli. La prima storia era conclusa in sé e devo dire che questo secondo romanzo riprende il precedente in modo che chi non l’ha letta capisca lo stesso, ma che chi l’ha letta non si annoi. In pratica potrebbero essere letti in modo separato, anche se sono gli stessi protagonisti.
    Qualche tempo fa lessi i primi due romanzi di Ken Follett La caduta dei giganti e L’inverno del mondo. Mi manca solo I giorni dell’eternità. che possiedo ma non ho ancora letto.
    Ho letto l’Amica geniale della Ferrante e presto acquisterò il seguito perché il primo romanzo mi è piaciuto molto. Questo per dire che non mi disturba il fatto che sia una trilogia (o tetralogia) l’importante è che sia gestita bene dall’autore, cosa che certo non è facile proprio per gli elementi che tu metti ben in rilievo.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 14:06 Rispondi

      Ti sono piaciuti quelli di Follett?
      Io ho letto la duologia medievale ed entrambi i romanzi mi sono piaciuti, e possono essere letti in modo indipendente uno dall’altro.

      • Silvia
        14 luglio 2016 alle 15:44 Rispondi

        Sì, mi sono piaciuti molto. Come anche quelli medievali che ci tu. Sono una fan di Ken Follett… :)

  9. Matteo Rosati
    14 luglio 2016 alle 12:18 Rispondi

    Ed io che ho scelto di impantanarmi subito con la stesura di una tetralogia fantasy! Beh, l’ho fatto per una questione di gusti: preferisco in genere leggere storie ampie e complesse, quindi non avrei potuto scriverne di diverse… Ma credo sia anche la tendenza del momento quella delle storie lunghe, che coinvolgono per più tempo e possono concedersi il lusso dei dettagli. In cinematografia, ad esempio, è il periodo delle serie tv, molte delle quali stanno raggiungendo o addirittura superando sia il seguito che la qualità dei film.
    Però concordo anche con quello che hai scritto, perché tutti quei limiti sono veri.

    • Daniele Imperi
      14 luglio 2016 alle 14:08 Rispondi

      Ah, addirittura una tetralogia? :D
      Le serie TV sono però un discorso a parte, come quello per i romanzi seriali su Maigret, Poirot, ecc. Poi magari in quel caso ci sono diversi sceneggiatori, come per i fumetti, e allora è più semplice trovare idee nuove.

      • Matteo Rosati
        14 luglio 2016 alle 16:28 Rispondi

        Sì, però sono già ad un discreto punto con il secondo romanzo (circa a metà della storia, 600mila battute), ed il primo è concluso (900mila battute) ma deve ancora uscire in qualche modo: cioè cerco un editore, ma se finito il secondo per bene non l’ho ancora trovato, ricorro al self-publishing.
        Ci sono le serie tv come dici tu, ma io intendevo soprattutto quelle con una trama principale che continua da una puntata all’altra, come Gomorra e Trono di Spade (che ho seguito) e poi tante altre che ho visto solo di sfuggita o mi hanno raccontato come Vikings, Falling Skies, Breaking Bad etc…

  10. Barbara
    14 luglio 2016 alle 18:54 Rispondi

    Si, spesso le trilogie sono decise a tavolino per questioni di marketing e gli fanno allungare il brodo (sulle Cinquanta sfumature è lampante il giochino e da lì sono uscite trilogie fotocopie a cascata). Altre trilogie o tetralogie, o forse dovremmo chiamarle “serie”, nascono “per caso”: c’è una storia, c’è un finale, ma possono esserci sviluppi futuri. Non è un vero e proprio finale aperto, puoi leggere il primo libro e fermarti lì, ma poi l’autore decide che la storia continua (quelli che tu chiami romanzi a sè, ma che comunque hanno un ordinamento cronologico, anche Harry Potter lo è, potresti fermarti al primo libro, anche se il cattivo rimane vivo). Infine ci sono libri che hanno richiesto talmente impegno che l’autore non ha potuto allontanarsene, e mi viene da pensare alla Terra di mezzo che da Lo hobbit è proseguita ne Il Signore degli anelli, ma c’è anche tutto il resto di compendio (Silmarillion e le appendici). Avrebbe potuto scrivere Lord or the rings in metà pagine? Forse…ma non sarebbe lo stesso.
    Io comunque mi attengo ad una regola: esce il “primo volume di una trilogia”? Ok, ci vediamo quando sono usciti tutti e tre e nel frattempo sentiamo che ne dicono :D

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2016 alle 08:24 Rispondi

      Il discorso di Tolkien è diverso. Ha creato un mondo e ha scritto storie diverse su quel mondo. Ben diverso dai romanzi fotocopia che sono usciti in questi ultimi anni.

  11. Federico
    15 luglio 2016 alle 08:40 Rispondi

    Io come lettore vedo le trilogie pensate a tavolino come una pura operazione commerciale.
    Uno scrittore capace sa conquistare il lettore anche con un solo volume autoconclusivo.
    Quindi, quando sento parlare di trilogia già alla publicazione del primo volume sono sempre molto scettico. Dire poi che è una tendenza del momento e quindi la si cavalca non fa altro che confermare che si tratta di una operazione puramente commerciale, che posso capire (non condividere) per scrittori famosi ma che non capisco per i piccoli autori emergenti che, a mio modestissimo parere, dovrebbero cominciare con un singolo libro.
    Ovviamente è la mia personalissima opinione di lettore.

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2016 alle 08:49 Rispondi

      Un emergente anche secondo me dovrebbe cominciare con un solo, buon romanzo. Il rischio di fallimento altrimenti è alto.

  12. Luisa
    17 luglio 2016 alle 00:23 Rispondi

    Esco un attimo fuori tema, quì da me al mare c’è un festival del cinema,ogni sera proiettano un film italiano, è bello stare all’aperto e vedere un film, ma i film italiani sono per me di una qualità talmente scadente che dopo trenta minuti ho preferito andar via e pensavo…quanto è più emozionante un bel libro, almeno c’è una storia,perchè si ostinano a girare film così scadenti, quando abbiamo una letteratura vastissima dove poter attingere per la realizzazione dei film?

  13. Mala Spina
    17 luglio 2016 alle 18:01 Rispondi

    Per quanto riguarda gli ebook invece le saghe o serie vanno benone. Ogni nuova uscita rilancia quelle precedenti e più lunghe sono più le si possono “rincicciare”, ovvero fare raccolte intermedie e/o raccolte omnicomprensive. Per rilanciare una serie basta un periodo di promozione e ripartono da sole. Per esempio ho una serie di 6 episodi (piuttosto collegati tra loro) che va sempre ottimamente a un anno di distanza dall’ultimo ebook.

    • Daniele Imperi
      18 luglio 2016 alle 08:20 Rispondi

      Non potrebbe essere solo un caso isolato? In fondo, chi trova un tuo ebook e magari è il secondo della serie, non lo compra perché non ha letto il primo.

      • Mala Spina
        19 luglio 2016 alle 11:39 Rispondi

        Logicamente il primo volume è quello che vende più di tutti e poi gli altri vanno a diminuire. Il motivo è comprensibile e fisiologico.
        E’ difficile valutare da autore ad autore le modalità di gestione dei propri ebook, io parlo solo per esperienza personale (basandomi sulla ventina di ebook che ho pubblicato con vari pseudonimi) e ascoltando l’esperienza di altri autori indipendenti.

    • Federico
      19 luglio 2016 alle 11:41 Rispondi

      Non potrebbe dipendere in parte anche dal fatto che gli ebook sono spesso più corti di un libro cartaceo? Ho notato che mediamente le opere pubblicate solo come ebook sono decisamente più corte di quelle pubblicate anche in cartaceo.

      • Daniele Imperi
        19 luglio 2016 alle 12:35 Rispondi

        Be’, dipende. I romanzi ora sono pubblicati da quasi tutti gli editori sia in cartaceo sia in ebook, quindi ci sono ebook che corrispondono a romanzi di 500 o 1000 pagine.

  14. Irene
    20 luglio 2016 alle 14:05 Rispondi

    Salve, sono nuova del blog e come molti di voi penso che spesso le trilogie siano una questione di marketing e rovinino le storie, anche se amo le trilogie.
    Io scrivo e durante la stesura del primo libro ho cambiato il prologo, e questo ha fatto in modo che debba nascere necessariamente un altro libro. Ma non è stata una cosa decisa ma è una cosa che è accaduta.
    E in questo caso chiedo, cosa c’è di male se un aspirante scrittore scrive una trilogia anche se inizialmente voleva scrivere un singolo romanzo ? A volte accade e non si tratta né di superbia né di marketing.

    • Daniele Imperi
      20 luglio 2016 alle 14:23 Rispondi

      Ciao Irene, benvenuta nel blog. Non c’è nulla di male, è solo pericoloso perché gli altri due venderanno poco. E molti editori sconsigliano di iniziare con le trilogie.

  15. Mirko
    21 luglio 2016 alle 08:22 Rispondi

    Ciao Daniele, credo che le trilogie e le saghe siano sempre difficile da seguirsi.

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2016 alle 08:46 Rispondi

      Specialmente se passa troppo tempo fra un volume e l’altro.

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