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Che cosa non fareste come scrittori?

LimiteÈ da tanto che mi pongo questa domanda. Capire il limite che ha uno scrittore, aspirante e anche emergente. È la domanda che mi pongo ogni volta che leggo di editing, di pseudonimi imposti, di marketing che sbaglia quella che dovrebbe essere la sua prima regola: mai imbrogliare.

Un giorno ho letto di una selezione indetta da una casa editrice, scopo pubblicazione. Si trattava delle solite storie di vampiri alla Twilight, tanto per cavalcare l’onda che, secondo me, sta per diventare una risacca che inghiottirà questo tipo di letteratura.

Le regole erano ben chiare. Gli scrittori avrebbero dovuto firmarsi con uno pseudonimo, perché i libri sarebbero stati venduti all’estero. Sinceramente non capisco quale sia il problema. Forse in Italia non leggo Jack Ketchum? O George Martin? Quest’ultimo avrebbe dovuto firmarsi Giorgio Martino per far contenti i lettori italiani?

Perché un Riccardo Coltri dovrebbe firmarsi Richard Colters, se dovesse uscire The Wild Running?

Un’altra regola era il pesante editing che avrebbero dovuto accettare. Pesante. Scritto così, a prescindere dal manoscritto inviato. L’editing pesante va fatto a posteriori di un testo letto, non a priori. A priori c’è l’editing e basta. Il romanzo va modificato per renderlo più leggibile e interessante.

Perché stabilire subito che debba essere pesante? Allora tanto vale acquistare delle idee per una storia, poi assumere un ghost writer, firmare il romanzo con un nome estero e darlo in pasto ai lettori. Questa sì che è letteratura sopraffina!

In un’altra occasione ho avuto modo di constatare una manovra di marketing di bassa lega. In pratica, senza fare nomi, era stata inventata una pubblicazione mai avvenuta, per potenziare le qualità del romanzo e attirare più lettori-clienti.

Mi chiedo come si faccia ad accettare tutto questo. Lo pseudonimo. L’editing pesante a prescindere. I libri mai pubblicati. Tutto in nome di una pubblicazione. Tutto per dire quel libro l’ho scritto io!

Al diavolo la pubblicazione, dico. Non mi presto a queste bassezze e imposizioni che non trovano una logica nella mia mente. Al diavolo il mio nome su una copertina, se un editore vuole trasformare il mio io in un qualcosa che non mi appartiene.

Mai, mai perdere di vista ciò che siamo. Mai recitare una parte. Mai imbrogliare i lettori. Queste dovrebbero essere le regole etiche di uno scrittore.

E voi, che cosa non fareste come scrittori? Accettereste ogni cosa pur di pubblicare un libro?

26 Commenti

  1. McNab
    27 ottobre 2011 alle 07:13 Rispondi

    A me una nota casa editrice del settore chiese di scrivere fantasy-spazzatura sotto pseudonimo. La storia doveva essere banalotta e senza guizzi, il nome scelto idiota (tipo, che ne so, Mand Drake, White Elf…). Ovviamente dovevano esserci tutti gli stereotipi del caso – draghi, cavalieri, il predestinato, il vecchio mago etc etc.
    Non mi sono nemmeno premurato di rispondere a lor signori.

  2. Romina
    27 ottobre 2011 alle 08:39 Rispondi

    Hai perfettamente ragione, Daniele! Anch’io credo che non pubblicherei mai un libro sotto pseudonimo per imposizione e nemmeno accetterei un editing in grado di snaturare il mio testo… la critica costruttiva è sempre ben accetta, soprattutto da chi ne sa di più, ma non si deve mai esagerare.
    Se ricordi, qualche settimana fa ho scritto un post sui compromessi (http://tamerici-romina.blogspot.com/2011/10/compromessi.html#more) facendo proprio la distinzione tra un buon editing (compromesso, in senso positivo, come fonte di crescita) e la trasformazione di un libro in spazzatura (vendersi l’anima).
    Certo, non dico che sia sempre facile rifiutare certe proposte, ma spero di reagire sempre come McNab, senza mai un ripensamento. Qualche mese fa, avevo scritto una silloge di poesie e l’avevo presentata a una casa editrice. Mi è stato detto che il mio stile era troppo intuitivo e comprensibile e che se volevo presentare un altro libro avrei dovuto cambiare pesantemente stile… ne sarei stata capace, almeno credo, avrei potuto, ma non ho voluto. Il mio ultimo libro (finito e ormai lasciato a prendere la polvere da un po’), invece, è un testo che difficilmente troverà una collocazione editoriale, perché non segue le logiche del mercato… non credo comunque che lo modificherò per intero per renderlo una storiella idiota togliendo tutto ciò che, secondo me, può dargli valore… in un modo o nell’altro un giorno lo pubblicherò, almeno lo spero!
    Bellissimo articolo!

  3. Glauco
    27 ottobre 2011 alle 09:18 Rispondi

    Sarà che alla fine non ho pubblicato granché… moltissime proposte che mi sono state fatte le ho rifiutate, altre neppure le ho ascoltate. Insomma… sinceramente… a me piace scrivere, non pubblicare. Se capita, bene. Se non capita, bene lo stesso… c’è internet e l’ebook gratuito autoprodotto.
    Non cerco fama, ne null’altro… per cui, a che pro vendersi?

  4. Matteo Poropat
    27 ottobre 2011 alle 10:06 Rispondi

    Non mi ritengo uno scrittore, quindi non c’è nulla che farei per diventarlo.
    Passo di qua solo per un saluto, i complimenti per certe foto al raduno di XII :) e per “Richard Colters”, spettacolare!

  5. Daniele Imperi
    27 ottobre 2011 alle 10:37 Rispondi

    @McNab: hai fatto bene :)

    @Romina: mi ricordo del tuo post. Cambiare stile deve venire dallo scrittore, non dall’editore.

    @Glauco: vendersi è sbagliato a priori e, giusto, male che vada c’è sempre l’autopubblicazione.

    @Matteo: un saluto a te ;)

  6. ferruccio
    27 ottobre 2011 alle 11:09 Rispondi

    Neanche morto:-(

  7. Daniele Imperi
    27 ottobre 2011 alle 11:40 Rispondi

    @Ferruccio: la pensiamo alla stessa maniera :)

  8. michela
    27 ottobre 2011 alle 14:02 Rispondi

    A me non capiterà mai di trovarmi in queste situazioni per n motivi.
    Se però mi ci trovassi, direi di no, non per qualche ragione idealistica, ma perché non mi va che ci sia il mio nome su qualcosa che non ho fatto. Che ne so che ci vanno a scrivere?
    Ma è l’unico motivo, sia chiaro: se non fosse per questo accetterei, NON per la pubblicazione (che a quel punto non ha più niente a che fare con me) ma per abbastanza soldi. Non ci vedo niente di tremendo, è un lavoro, e quando si lavora devi fare anche cose che non ti piacciono.

  9. Daniele Imperi
    27 ottobre 2011 alle 14:05 Rispondi

    @Michela: scelte personali :)

    Io preferisco fare gratis qualcosa che mi piace e in cui credo, piuttosto che essere pagato per qualcosa che non condivido.

  10. Hombre
    27 ottobre 2011 alle 18:44 Rispondi

    non pubblicherei per mondadori, ecco, l’ho detto.
    anche se non ci credo fino in fondo nemmeno io.

  11. Daniele Imperi
    27 ottobre 2011 alle 19:14 Rispondi

    @Hombre: hai paura che spezzettino il tuo romanzo in 2 o più parti?

  12. franco zoccheddu
    27 ottobre 2011 alle 23:28 Rispondi

    Concordo assolutamente, risolutamente: sono pigro, come già detto, e preferisco centomila volte passare il mio tempo con persone che come voi riflettono sul significato della scrittura, sanno sognare, e al diavolo i grossi editori che pianificano, che distruggono il gusto di creare pure e semplici storie… scusate un attimo… sta arrivando una mail, solo un attimo… mond, mondadori: “ci invii il resto del suo manoscritto”. Uhm, ehm: scusate, mi assento un attimo (c***, è fattaaaaaa!!!!!!!)

  13. Hombre
    27 ottobre 2011 alle 23:45 Rispondi

    Daniele Imperi,

    no per quello ci ho già pensato io… a spezzarlo in due tronconi creativi. è che mondadori, mondadori dai, potrei non farcela… io vorrei guanda ecco. stiamo a chiacchiera, no?

  14. Frank Spada
    28 ottobre 2011 alle 12:55 Rispondi

    Ho iniziato a scrivere per gioco usando uno pseudonimo (motivi personali), non ho mai imbrogliato nessuno, continuerò a giocare in assoluta libertà e, naturalmente, lo farò senza modificare le mie impostazioni!
    Ma tutto questo Imperi lo sa, e non solo lui.

  15. Daniele Imperi
    28 ottobre 2011 alle 13:28 Rispondi

    Bravo, Frank, lo so bene ;)

  16. franco zoccheddu
    28 ottobre 2011 alle 16:48 Rispondi

    Scusatemi tutti, soprattutto tu Daniele, per la battuta su Mondadori: volevo solo sorridere della nostra umanità. Non credo nella coerenza come valore assoluto, e se la felicità di una persona fosse proprio diventare ricca, va bene. I soldi, le comodità, anche solo ipotizzate, corrompono la nostra fantasia a tal punto che a questo ormai ci fanno diventare. Allora penso a tutti i bellissimi romanzi che in passato hanno scritto persone reiette, disadattate, incapaci di accettare le “regole”, e perdo il buonumore quando in libreria il mio campo visivo si riempie dell’ultimo libro del vip di turno. Mi sento piccolo e impotente, e scappo nella mia fantasia a scrivere.

  17. Daniele Imperi
    28 ottobre 2011 alle 16:54 Rispondi

    @Franco: nessun problema, ma ho “censurato” la parolaccia, ché il blog potrebbe essere letto da chiunque.
    Sui VIP ho giù scritto un articolo dedicato: la letteratura purtroppo si divide in due filoni. Quella vera e quella commerciale-spazzatura.

  18. Frank Spada
    28 ottobre 2011 alle 18:44 Rispondi

    @ Daniele – non mi chiamo franco e non sono zoccheddu! Di parolacce non ne scrivo mai e non creo problemi e se devo censurarmi lo faccio da solo :)
    Cordiali saluti e buon week-end

  19. Daniele Imperi
    28 ottobre 2011 alle 19:09 Rispondi

    @Frank: ops, ho corretto, avevo sbagliato a scrivere ;)

  20. Lisa Corradini
    28 ottobre 2011 alle 19:44 Rispondi

    Ciao Daniele,
    non mi sono ancora trovata in situazioni tali da dover scegliere ma credo che i compromessi dipendano molto da cosa c’è in palio.
    Certo è che, se un Einaudi o un Mondadori a cui ho inviato il manoscritto volesse scompormelo come un puzzle, a quel punto direi: “Ecchissenefrega!”.
    Per una casa editrice il libro non è nient’altro che un prodotto che sa come commercializzare.
    Una volta che decido di mandarlo ad un editore ho già fatto una scelta.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2011 alle 20:31 Rispondi

      Ciao Lisa,

      mi sta bene che un editore sappia più di me come commercializzare il libro, ma l’ultima parola deve spettare a me, perché l’opera è mia. Se io non reputo che il mio romanzo vada diviso in due o più volumi, non ci sono santi Mondadori o Einaudi che tengono.
      Preferisco fare la mia scelta a priori, prima di inviare il mio libro a un editore. In questo modo mantengo fede a quello che sono e mi incammino lungo un preciso binario, quello del rispetto di me stesso, al di sopra di tutto.

  21. Che cosa non fareste come scrittori? | Diventa editore di te stesso | Scoop.it
    29 ottobre 2011 alle 11:21 Rispondi

    […] Che cosa non fareste come scrittori? […]

  22. Carlo
    24 novembre 2011 alle 22:38 Rispondi

    La cosa che veramente non farei sarebbe quella di cercare di farmi pubblicare una cosa che ho scritto ma non mi piace. Poi, per lavoro si può fare lo “scribacchino” scrivendo su copione; credo che sia un lavoro come un altro, che non svilisce affatto chi lo fa. Pseudonimo, e via andare! Anzi, sarebbe anche divertente, forse.
    Non credo nella purezza ad ogni costo, anche quando non è pertinente…..
    Certo, se hai scritto una cosa che tutto sommato trovi abbastanza buona, e ci hai buttato sopra sudore e anni, e notti insonni.. non è che te la lasci stravolgere così! Ecco, questo non lo farei: lasciarmi stravolgere qualcosa che ho scritto, pur di farmi pubblicare (forse perché farmi pubblicare non mi interessa particolarmente). Per il resto, scrivere è così bello che anche “su commissione” non sarebbe male.

  23. Daniele Imperi
    25 novembre 2011 alle 09:08 Rispondi

    @Carlo: scrivere su commissione va bene, anche se per me dipende da cosa scrivere.

  24. Ape Regina
    5 aprile 2012 alle 15:17 Rispondi

    Io non vorrei che i miei scritti venissero snaturati; se dico che un personaggio ha i capelli rossi c’è un motivo. Poi qualcosa si può anche toccare, io scrivo e basta, non so nulla delle regole editoriali, probabilmente non pubblicherò mai nulla, non lo so… però quando scrivo do un messaggio chiaro, non mi andrebbe di vederlo ribaltato, se no cosa l’ho scritto a fare il racconto/romanzo?
    Un’altra cosa che va contro la mia “religione” è pubblicare con uno pseudonimo. Non mi chiamo Margherita Crocchio, anche se è più scenico del mio nome vero (e comunque NON LO E’)

  25. Lucia Donati
    13 maggio 2012 alle 11:57 Rispondi

    Sono d’accordo con tutto quello che hai detto nel post. Essenzialmente bisognerebbe badare alla qualità di ciò che si scrive. Non piacciono neanche a me le ingerenze: fin dove posso, decido io per me.

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