Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

I limiti dello scrittore

Riflettendo con Guido Morselli
[…] l’arte non è in grado di ripetere nel proprio linguaggio tutto ciò che la natura nella sua varietà ci presenta. Da questo lato l’espressione artistica ha dei limiti. Difficili da stabilirsi esattamente, ma secondo me innegabili. Vi sono aspetti della realtà naturale che l’arte tradisce, e ai quali l’artista ha da rinunciare, se non vuole decadere nello scenografico, nel retorico, nel non-artistico, cioè. Può darsi che quegli aspetti coincidano con ciò che i trattatisti classici chiamavano il «sublime di natura»: ma non è ben sicuro. Comunque non vi è artista per quanto grande che possa concedersi di oltrepassare quei limiti, e presumere di rendere con la sua arte «tutto» quanto ha colpito i suoi sensi. Se lo fa, viola certe imprecisate ma ferree regole, che la «misura», il «buon gusto», il «senso dell’arte» e altre variamente classificabili categorie estetiche impongono, e che spesso non è dato conoscere se non indirettamente e in via, per così dire negativa: dagli errori, cioè, che si commettono da coloro che non ne hanno il debito rispetto.

Vi è dunque qualche cosa che è bello in natura, ma non è, e non può diventare, materia d’arte. E questa, l’arte, ha le sue idiosincrasie le sue misteriose impotenze.

Diario di Guido Morselli, 11 luglio 1946

In questo brano Morselli svela una grande e drammatica verità sulle opere letterarie: non esiste scrittore al mondo in grado di riprodurre una situazione, un’ambientazione, un’emozione così come esse si sono presentate a lui.

Che cosa può fare, dunque, uno scrittore per riuscire a far provare ai suoi lettori ciò che sente? Come può farli immedesimare nella sua storia, nei suoi personaggi?

Deve innanzitutto riconoscere i propri limiti. Deve riuscire, con la sua scrittura – fatta di stile, di linguaggio, di tono, di metafore, di descrizioni, di dialoghi, di riflessioni – a creare quel ponte immaginario che collega la storia coi lettori. Che collega lo scrittore coi lettori.

La sua storia, che è presente in natura, ossia nella realtà, seppur fittizia, inventata, la sua storia non è né sarà mai materia d’arte, ma solo una più o meno tangibile illusione della natura creata dallo scrittore.

E quanto più tangibile sarà quell’illusione, quanto più forti saranno le emozioni che prova il lettore, tanto più abile e geniale sarà stato lo scrittore.

8 Commenti

  1. Lucia Donati
    4 agosto 2013 alle 10:48 Rispondi

    Intanto, io sono sempre più convinta che tu sia anche filosofo, come già ebbi modo di dire tempo fa. Lo dimostra anche la scelta di alcuni autori che prendi come esempio/spunto per le tue riflessioni.
    Per quello che riguarda il rendere le emozioni, in ogni genere d’arte, c’è qualcosa che oltrepassa l’arte ma, essendo un qualcosa che comunica direttamente all’uomo, ogni espressione che la volesse rendere sarebbe imperfetta, diciamo meno viva: questo qualcosa è il simbolo. Il tuo viaggio nelle metafore potrebbe esserti utile in questa ricerca di rendere al meglio le emozioni.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2013 alle 18:59 Rispondi

      Ma non sono un filosofo, su :)

      Sulle metafore forse hai ragione.

  2. Luigi Leonardi
    4 agosto 2013 alle 13:50 Rispondi

    Non sono del tutto d’accordo con quanto scrive Morselli: le emozioni che possono scaturire da un’opera d’arte non dipendono per la maggior parte dall’autore, ma da chi dell’opera fruisce. Un artista non potrà mai sapere cosa scatta nel suo pubblico.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2013 alle 19:03 Rispondi

      Ciao Luigi, non credo che Morselli volesse dire questo, ma solo porre l’accento sui limiti dello scrittore.

      Però, se lo scrittore riuscirà con le illusioni che crea a far nascere emozioni nel lettore, allora sarà stato abile.

  3. PaGiuse
    4 agosto 2013 alle 17:10 Rispondi

    Buona Sera Daniele.
    Personalmente penso che sia proprio questo il bello dell’arte: l’artificio.
    Il fatto che le emozioni, le sensazioni, le esperienze che l’artista vive e che a sua volta plasma e ripropone sotto una nuova luce, consentendogli di “fare la differenza”.
    Secondo la mia visione (del tutto personale, ovviamente) la grandezza dell’artista sta proprio in questo: trasmettere quelle emozioni che lui stesso ha vissuto, ma elaborate in modo tale da trasmetterle agli altri, che piacciano o meno.
    Faccio un esempio:
    se un pittore che si trova a fare un pic nic in campagna e resta profondamente colpito dal tramonto in collina, nello specifico da come il sole giallo/arancio venga inghiottito dal verde della collina, lui può decidere di fare una rappresentazione di quello che ha visto trasportando tutto sulla tela. Tutti potranno riconoscere in lui le sue doti pittoriche, ma poi si passerà oltre perché il soggetto in questione è inflazionato. L’interessamento della gente rischierà di non andare oltre al: <>.
    Ma se lo stesso pittore vuole trasmettere quell’emozione dalla quale è stato letteralmente investito, può optare per un’altra soluzione:
    fitta una parete bianca all’interno di un museo; entra un giorno a caso nella struttura e mentre il pubblico guarda altre opere in giro, il pittore monta un neon arancione sulla parete bianca. In questo modo comincerà a destare la curiosità di un po’ di persone: una volta montato il neon lo accende, magari grazie all’aiuto di un collaboratore.
    Poi invita gli astanti (che nel frattempo sono aumentati) a fare un po’ di spazio, prende un enorme secchio di pittura verde e lo scaraventa contro la parete bianca in direzione del neon. Una volta che la parete è tutta imbrattata di verde e il neon quasi non si vede più, il pittore in maniera tranquilla si avvicina alla sua “creazione” e con il dito “incide” sulla pittura ancora fresca il titolo “Un tranquillo Pic Nic in collina”.
    Verrà sicuramente preso per pazzo, ma allo stesso tempo avrà dato uno scossone a tutti quelli che hanno visto la scena, così come lui l’ha subito mentre fissava il tramonto.
    Colgo l’occasione per dire che leggendo Morselli (sotto tuo suggerimento), sto ricevendo anche io degli scossoni: era un autentico genio!
    Ecco questa era l’idea che mi son fatto mentre leggevo il tuo bellissimo post.
    Buona Domenica.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2013 alle 19:06 Rispondi

      Ciao Giuseppe, trasmettere le stesse emozioni è arduo e non credo sia possibile, perché le emozioni sono personali.

      Mi fa piacere che hai gradito Morselli. Che stai leggendo? Dissipatio?

      • PaGiuse
        4 agosto 2013 alle 19:14 Rispondi

        Trasmettere le stesse emozioni no, hai ragione, è impossibile.
        Ma la sensazione di spiazzamento che si prova “subendo” una forte emozione, invece è una cosa che secondo me si può fare.
        Poi ognuno vive ed elabora questo spiazzamento a modo suo: l’arte resta comunque una forma di comunicazione.

        Sì sto leggendo Dissipatio H.G. Un terremoto emotivo per la mia personalità :)

  4. Comunicare le emozioni. | PaGiuse
    20 agosto 2013 alle 07:01 Rispondi

    […] riflessione formulata da Daniele Imperi all’interno di uno dei sui post dedicati allo scrittore Diego Morselli, fa emergere una questione molto […]

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.