Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Problemi e limiti dello scrittore moderno

Clessidra

Quando ho letto il post di Alessia Savi “Vita d’authorpreneur: perché scrivere non basta”, ho riflettuto su cosa significhi oggi essere e voler fare lo scrittore. In breve lʼarticolo spiega la figura dello scrittore del XXI secolo, toccando temi che in varie occasioni ho toccato anchʼio.

Pur essendo dʼaccordo con quanto ha scritto, leggerlo mi ha dato da pensare. Da pensare perché considero tutto questo – il mondo tecnologico in cui viviamo, la febbre dei social, la necessità di comunicare, lʼimpegno del blog, il marketing editoriale – la fonte principale di distrazione.

Tutto questo, per quanto utile, per quanto necessario, rallenta il processo di scrittura. Rallenta il numero di pagine che possiamo – che altrimenti potremmo – scrivere ogni giorno e di conseguenza il numero di libri che possiamo scrivere nella nostra vita o in ciò che ne resta.

Oggi non serve più essere un autore, ma bisogna essere una macchina sforna-contenuti. Oggi un autore è tale se ha una sua piattaforma: non il blog, il blog ne è solo una parte, ma anche i vari social media, la newsletter, ecc.

Alessia fa un elenco di tutto ciò che lʼautore del XXI secolo deve fare in più rispetto allʼautore del passato:

  • trovare recensioni
  • scrivere ‪newsletter‬
  • gestire il blog
  • gestire i profili ‪social‬i
  • promuovere i propri romanzi
  • creare un piano di marketing editoriale
  • programmare interviste
  • rispondere alle email

Se lavora, deve anche lavorare. E ha bisogno anche di svago. E se ha una famiglia, deve passare del tempo con la famiglia.

Non so voi, ma le mie giornate sono ancora di 24 ore. E io non scrivo di notte, la notte dormo. Io vivo di giorno, sono un animale diurno.

A me tutto questo – il mondo tecnologico in cui viviamo, la febbre dei social, la necessità di comunicare, lʼimpegno del blog, il marketing editoriale – comincia a stare stretto, troppo stretto per poterlo sopportare ancora a lungo.

Tutto questo mi sta togliendo il gusto per la narrativa, che era più forte quando non esisteva il web, quando avevo i miei mucchi di carta su cui scrivere a penna i miei racconti e progettare i romanzi.

Prima avevo tanto tempo a disposizione per scrivere. Ora non più. Ora ci sono tutte queste distrazioni.

Il sabato e la domenica mi metto a disegnare la mia striscia a fumetti, non accendo per niente il computer. È un ritorno al passato che mi sta appassionando, di cui sentivo il bisogno. Forse il disegno è solo una scusa o lo strumento per tagliare con le distrazioni.

Il sabato e la domenica sono diventati giornate più lunghe del resto della settimana. Il tempo sembra aver rallentato, tanto che mi chiedo: e se ricominciassi a scrivere su carta, alla faccia del XXI secolo?

Oggi lʼautore del XXI secolo ha bisogno di curare la sua presenza online, altrimenti non è nessuno. Ma questa presenza limita il tempo per scrivere romanzi.

E non è solo questione di scegliere una pubblicazione tradizionale piuttosto che il self-publishing – che richiede sicuramente più tempo per gestire il processo di creazione dellʼopera letteraria – perché se anche pubblicassimo con un editore, il discorso alla fine cambia poco, ci sono sempre le solite cose da curare:

  • trovare recensioni
  • scrivere ‪newsletter‬
  • gestire il blog
  • gestire i profili ‪social‬i
  • promuovere i propri romanzi
  • creare un piano di marketing editoriale
  • programmare interviste
  • rispondere alle email

Lʼautore diventa prigioniero della sua presenza, prigioniero della costruzione della sua presenza.

E alla fine cosa resta?

Tante chiacchiere, ma davvero tante, e poca sostanza.

Nel gran lavoro da fare per scrivere tutti quei contenuti oggi gli autori devono ritagliare un poʼ di tempo per scrivere, quando dovrebbe essere il contrario: dovrebbero scrivere e ritagliare un poʼ di tempo per fare tutto il resto.

Non cʼè nessuna tesi in questo post, ma solo una riflessione aperta: forse non sarà possibile chiuderla, forse occorrerà tempo e coraggio per chiuderla.

Però il mio sospetto è che oggi gli autori moderni pensino troppo alla propria presenza da curare e poco alle opere da scrivere. Il mio sospetto è che oggi gli autori moderni siano diventati solo chiacchiere e distintivo.

65 Commenti

  1. Chiara
    18 gennaio 2016 alle 09:11 Rispondi

    Una riflessione senza dubbio interessante, difficile da smaltire in un commento breve. Se devo essere sincera, bazzicando sui social e rispondendo alle email ben prima di riprendere a scrivere, non vedo queste attività come un ostacolo alla scrittura, anche perché di solito le relego a momenti in cui non posso scrivere. Per esempio, in ufficio durante la pausa sigaretta scrivo due righe o condivido qualcosa su facebook…
    Ciò che per me è il vero ostacolo, per lo scrittore, è la frenesia del mondo contemporaneo, nonché le sue aspettative anti-creative. Ho in bozza un post “perché per un impiegato è più difficile diventare scrittore”, e appena troverò il coraggio lo scriverò. Se non faccio attenzione rischio il licenziamento. :D

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:30 Rispondi

      La frenesia è insopportabile, anche perché illogica. Non credo che solo il lavoro impiegatizio sia un ostacolo per diventare scrittore, anche quello freelance lo è.

  2. sandra
    18 gennaio 2016 alle 09:29 Rispondi

    Tu concludi dicendo: Nel gran lavoro da fare per scrivere tutti quei contenuti oggi gli autori devono ritagliare un poʼ di tempo per scrivere, quando dovrebbe essere il contrario: dovrebbero scrivere e ritagliare un poʼ di tempo per fare tutto il resto.

    Be’ è quello che già faccio io.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:30 Rispondi

      E fai bene :)

  3. Silvia
    18 gennaio 2016 alle 09:41 Rispondi

    E’ la stessa riflessione che sto facendo da un po’ di tempo. Da quando ho cominciato a seguire con costanza i vari blog di scrittura creativa e da quando ho aperto il mio, con tutto gli annessi commenti e condivisioni sui social, ho avuto subito l’impressione di essere entrata in un mondo che mi stava per così dire risucchiando, offrendomi possibilità di crescita (tecnica, professionale e “sociale”), però anche impegnandomi una quantità di tempo impressionante.
    A volte la domanda che mi sorge spontanea è: parliamo tanto della nostra scrittura, ma alla fine poi scriviamo o ne parliamo solo?
    Credo che il punto stia nel trovare l’equilibrio, sapersi dosare senza perdere di vista il nostro vero obbiettivo: scrivere.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:32 Rispondi

      La crescita in tutto questo c’è senz’altro, ma c’è anche un impegno che, secondo me, non ripaga totalmente.

  4. Grilloz
    18 gennaio 2016 alle 10:20 Rispondi

    Sottoscrivo l’ultima frase ;)
    Comunque non è che gli scrittori pre era digitale avessero meno impegni, alle lettere dovevano rispondere anche loro, in più le dovevano affrancare e spedire, lo stesso per i manoscritti, prima li dovevano fotocopiare e poi andare in posta a spedirli. Non c’erano i social ma c’erano i circoli letterari, insomma, forse si risparmiavano il marketing, ma per il resto…

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:33 Rispondi

      Prima era tutto più lento e sono convinto che le giornate fossero più lunghe di quelle di ora. La frenesia ti porta a fare troppe cose insieme.

      • Grilloz
        18 gennaio 2016 alle 13:34 Rispondi

        Il mondo moderno ci da più opportunità di fare cose, e quindi ne vogliamo fare di più ;)

        • Daniele Imperi
          18 gennaio 2016 alle 13:54 Rispondi

          Vero, ma non credo sia solo questo il motivo.

  5. Digamma
    18 gennaio 2016 alle 10:27 Rispondi

    “Il mio sospetto è che oggi gli autori moderni siano diventati solo chiacchiere e distintivo.”

    Amen.

    Purtroppo il marketing sta offuscando tutto quello che di vero e spontaneo c’è nell’arte (ho sempre associato la scrittura all’arte tanto quanto il dipingere o il comporre musica, è un’opinione personale, quindi do per scontato che qualcuno possa non essere d’accordo, ma spero gli arrivi lo stesso quello che voglio dire). Lo riesco a vedere anche in altri campi, per esempio: mia madre ha sempre dipinto e da un poco si è anche convinta che valeva la pena vendere i suoi quadri tramite le gallerie, ma ora stanno cominciando a volere il blog e i social anche loro, con un minimo di post al giorno, per la pubblicità.
    Ora la mia domanda è: se impieghiamo tutto il nostro tempo a fare pubblicità a quello che creiamo, togliendoci da soli il tempo della “creazione”, andando avanti a cosa diavolo faremo pubblicità? All’aria fritta?

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:35 Rispondi

      La scrittura è una forma d’arte, c’è poco da non essere d’accordo :)
      La tua ultima domanda è pertinente e difficile da completare con una risposta.

  6. ombretta
    18 gennaio 2016 alle 11:17 Rispondi

    Sottoscrivo ogni parola! Anche se non ho aperto il blog, ci sto lavorando, e mi chiedo se mai riuscirò a far parte della blogosfera visti gli impegni che ho (come tutti) e i miei vari interessi che mi spingono a togliere spazio alla scrittura…e alla famiglia!
    Forse il problema principale non è solo la pubblicità che per forza di cose gli autori devono gestire sui social, ma anche i troppi impegni che vengono presi. Per scrivere buone storie, secondo me, ci vuole tempo e poche distrazioni, bisogna fare delle scelte e sacrificare alcune cose…il difficile è capire quali sono le cose da tagliare per arrivare a far tutto nelle sole 24 ore a disposizione, e farle bene.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:36 Rispondi

      Ci vuole tempo, infatti, ogni grande autore del passato, quando doveva scrivere, si isolava. Ci sarà un motivo, no?

  7. Ulisse Di Bartolomei
    18 gennaio 2016 alle 11:33 Rispondi

    Salve Daniele

    Aspettavo un nuovo articolo, in quanto ieri sera il tuo blog è stato fuori linea per molto tempo. Articoli fa, avevo menzionato che facendo un’attività “blogger” come la tua, narrare mi appariva complicato. Lo scrittore di narrativa, romanziere ecc…, crea immaginari e deve per forza scegliere un periodo in cui farne parte, senza interferenze. Chi “costruisce” letteratura, può pure avere molti progetti in corso d’opera, ma chi fa dal profondo del cuore e ci ripone tutta la speranza, può soltanto uno e cerca di proteggerlo dalle distrazioni. Lo scrittore per antonomasia, lo vedo chinato a scrivere per mesi, in luce fioca e apre al postino con stizza. Ovviamente l’era internet spariglia le carte. Ho lasciato un forum di fotografia, in quanto certe discussioni mi portavano via sino a sei ore. Piacevolissime, ma ho dovuto cancellarmi per progredire la mia scrittura. Come saggista, internet mi fa comodo per le ricerche documentali e quindi non è un’interferenza anomala, ma per un narratore credo che sia la peste…

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:38 Rispondi

      I forum, altri luoghi che succhiano tempo. Ho chiuso coi forum da anni. Volevo aprire un forum legato a questo blog, ma ci ho ripensato subito. La figura dello scrittore che immagini la immagino anche io.

  8. animadicarta
    18 gennaio 2016 alle 11:51 Rispondi

    Comprendo in pieno la tua (amara?) riflessione. Mi sono ritrovata troppo spesso anche io a dovermi ritagliare il tempo per scrivere, tra le tante altre cose collaterali alla scrittura, che finiscono con il fagocitarmi completamente. E mi sono chiesta quanto ne valga la pena. Poi secondo me non è solo una questione di tempo materiale, ma di concentrazione. Per immergersi in una storia occorre isolarsi, mettere da parte tutte quelle attività che citi e che ci “portano fuori”. Non so se mi sono spiegata… In ogni caso a volte vorrei proprio rintanarmi in una soffitta, scrivere e basta.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:39 Rispondi

      Sì, è un’amara riflessione. La concentrazione se ne sta andando a causa di tutte quelle che ho chiamato distrazioni.
      Vorrei rintanarmi anche io da qualche parte per scrivere.

  9. Lorenzo
    18 gennaio 2016 alle 11:54 Rispondi

    Io sono sempre stato convinto che ogni scrittore, che sia del XXI secolo o no, debba saper fare solo una cosa: scrivere. Non ci sono scorciatoie. Poi è chiaro che blog e profili social, al giorno d’oggi, sono utili se non necessari, però, come hai detto tu, sono cose che dovrebbero occupare un tempo molto ristretto, perché se una persona trascorre dieci minuti del proprio tempo libero a scrivere narrativa e tre ore a curare il proprio blog non è uno scrittore, bensì un blogger. E un blogger non è automaticamente uno scrittore.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:40 Rispondi

      No, un blogger non è automaticamente uno scrittore, è vero. Le attività collaterali dovrebbero portare via meno tempo, ma non è così.

  10. Federica
    18 gennaio 2016 alle 12:16 Rispondi

    Commento la questione da lettrice. Anni fa acquistai un libro di cui si era parlato moltissimo. Veniva magnificato in ogni dove e, dato che vendette, da un certo punto in poi divenne un grande successo, un bestseller imperdibile. L’ho comprato. Sono arrivata, a fatica, a metà. Non ce la facevo più, un’altra riga e mi sarebbe venuto l’esaurimento nervoso. L’ho chiuso ed ora è il catturapolvere della mia libreria.
    Perciò, preferirei leggere una sola (UNA!) recensione ben fatta, che mi dica se val la pena leggere quel libro, ovvero cosa vi troverò e se corrisponde a ciò che cerco.
    Gioverebbe anche allo scrittore.
    Troppo rumore confonde.

    • Grilloz
      18 gennaio 2016 alle 12:54 Rispondi

      Son troppo curioso, qual’era il libro?

      • Grilloz
        18 gennaio 2016 alle 13:33 Rispondi

        ovviamente senza l’apostrofo :P

      • Federica
        18 gennaio 2016 alle 14:15 Rispondi

        Ehm….devo proprio proprio dirlo? Sei sicuro che reggerai il colpo? O, forse, potrei non reggerlo io… ;-)
        Era “Il linguaggio segreto dei fiori”. Ecco, l’ho detto. Ve lo dico in anticipo: siate buoni!!! Non infierite!! Grazie :-)

        • Grilloz
          18 gennaio 2016 alle 14:21 Rispondi

          Non ne conoscevo neanche l’esistenza :O
          Ho aperto l’estratto e sembra un erbario :D

          • Federica
            18 gennaio 2016 alle 15:01

            Ecco, hai centrato il punto! (sorvolo sul paragone con l’erbario)
            Ho pensato che, se il libro fosse stato all’altezza della bellezza del linguaggio dei fiori, sarebbe stata un’altrettanto magnifica lettura.
            Le recensioni delle lettrici (e qualche sporadico – molto sporadico – lettore) non facevano che tesserne l’elogio…sicché l’ho comprato.
            Risultato? Una enorme delusione. Tra l’altro alterna un capitolo narrante le vicende del presente della protagonista con uno di feedback, manco fosse un pendolo di Foucault! Snervante. Anche la caratterizzazione dei personaggi principali è piuttosto carente, a tratti stereotipata…
            Morale? Adesso, prima di prendere un libro, ricerco un’adeguata quantità di informazioni buone e finora questo mi ha aiutato a non sbagliare letture, con mio grande sollievo :-)

          • Federica
            18 gennaio 2016 alle 21:29

            Ps: devo fare una precisazione a proposito del “sorvolo sul paragone” messo tra parentesi. Il paragone è azzeccato. Infatti, l’impressione che ci si fa scorrendo l’estratto è sostanzialmente positiva. A te, a prima vista, ha ricordato un erbario, quindi ti ha richiamato alla mente un modo, serio e scientifico ma bello, per catalogare e conservare piante e fiori. Ciò su cui, invece, intendevo sorvolare è che, a posteriori, capisci che l’estratto è pensato per essere uno “specchietto per allodole”. Per me non c’è stata alcuna corrispondenza tra la sensazione iniziale e l’aspettativa che mi ero creata (e basata sul mio grande amore per il mondo floreale) e il libro che mi sono ritrovata in seguito a leggere.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:42 Rispondi

      Chi ne aveva parlato? I responsabili marketing dell’editore? Bisogna vedere questo, prima. Se ne hanno parlato i lettori, tanto meglio.

  11. Serena
    18 gennaio 2016 alle 13:04 Rispondi

    Eh. Indovina un po’ perché io ci sono di meno? Questione di scelte e priorità.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 13:53 Rispondi

      Tiro a indovinare? :D

  12. CogitoErgoLeggo
    18 gennaio 2016 alle 14:17 Rispondi

    Non posso che condividere, questo mondo social mi sta stretto e mi sfinisce.
    Tra un lavoro che mi impegna 8 ore al giorno e il tempo che trascorro con la famiglia, mi restano poco meno di 2 ore al giorno per portare avanti il mio romanzo, gestire il mio blog e leggere qualche libro. Queste due ore di solito sono collocate tra le 21 e le 23, o peggio, tra le 23 e l’una…
    Ho provato a gestire un account Twitter, visto che ripudio Facebook con tutta me stessa, ma posso dire che è praticamente morto. Non ho il tempo di occuparmene e il mio romanzo, al momento, ha la priorità.
    Le chiacchiere, per quanto forse potrebbero aumentare il mio numero di lettori, non fanno per me.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 14:39 Rispondi

      Tra le 23 e l’una per me sarebbe improponibile :D
      Mi spengo a quelle ore.
      Il mio Twitter anche sta morendo.

  13. Ulisse Di Bartolomei
    18 gennaio 2016 alle 14:21 Rispondi

    La qualità oggettiva di un’opera letteraria, si scontra quasi sempre con il fattore commerciale che la muove. Un grosso editore può costruire una notorietà con investimenti massicci nella pubblicità, interviste, ospitate ecc…, mentre ai lettori che scoprono la “bufala”, rimane soltanto qualche commento da lasciare in giro e che non sarà mai riverberato sui media importanti, interessati a non infamare un prodotto a cui hanno o stanno facendo pubblicità (pagata) oppure è un prodotto “amico”, come può essere un ipotetico caso di Mondadori. In tale contesto vedo l’autopubblicazione come la riscossa “morale” dei buoni…

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 14:40 Rispondi

      Da questo punto di vista l’autopubblicazione produce meno sensazionalità dell’editoria classica, hai ragione.

  14. Simona C.
    18 gennaio 2016 alle 14:46 Rispondi

    Per un certo periodo mi sono fatta prendere dalla frenesia di seguire tutto e tutti. Ora, da buona contabile, mi sto organizzando. Non è il tempo dedicato ai miei blog o ai social network quello che ruba spazio alla scrittura perché sono attività programmabili (grazie, tecnologia) mentre mi pesa “sprecare” ore preziose ed energie con altri impegni quotidiani (lavoro, pulizie, spesa, auto, commissioni). Se ho voglia di scrivere, non mi faccio problemi a trascurare Internet, ma non posso assentarmi dall’ufficio :)

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 14:51 Rispondi

      Seguire tutto e tutti all’inizio è normale, poi ti rendi conto che non è fattibile né giusto.
      Puoi programmare i contenuti sui social, ma devi comunque crearli :)

      • Simona C.
        18 gennaio 2016 alle 16:05 Rispondi

        Quando ho un po’ di tempo, ne approfitto per scrivere più articoli, poi devo solo rispondere ai commenti, ma per quello basta il cellulare. Posso dedicare ore alla scrittura del romanzo e 5 minuti a dare uno sguardo al blog, ma io non ho la tua stessa quantità di commenti da gestire :)

  15. Tenar
    18 gennaio 2016 alle 17:25 Rispondi

    Trovare recensioni? In che senso?
    Sul resto dipende. Se si vuole mantenere una certa qualità della prosa bisogna anche dare uno stop alle attività accessorie (o delegare altri, ad esempio l’editore). Preferisco 10 lettori meno per un romanzo perfetto che 10 lettori scontenti per un romanzo scritto male.

    • Daniele Imperi
      18 gennaio 2016 alle 17:33 Rispondi

      Ho riportato quello che aveva scritto Alessia nel suo post e che io gli avevo criticato :D
      Intendeva chiedere una rece ai suoi lettori, che a me non piace fare.
      Puoi delegare alcune cose, certo, non il blog però. Come le relazioni sui social.

  16. Federico
    18 gennaio 2016 alle 20:54 Rispondi

    Non sono uno scrittore, ma la questione trattata è più generale.
    Ho gestito per molti anni un sito di modellismo. La comunità parlava di quanto costruiva, o almeno così era all’inizio. Poi, pian piano, le parole aumentavano e i fatti diminuivano. In misura anche maggiore per me che gestivo il sito (e ne seguivo altri).
    Ad un certo punto mi sono accorto di quanto fosse assurdo. Sulla scia di questa riflessione mi sono accorto anche di quanto tempo mi assorbivano social e forum.
    Ero a disagio, un disagio sempre più grande. Ma non mollavo, un po’ anche per una sorta di “dovere” nei confronti degli utenti.
    Poi finalmente ho deciso cos’era importante “per me stesso”, e cosa no. Ammetto che non è stato facile ma ho fatto una scelta.
    Adesso non curo più il sito (passato ad un amico, intervengo solo quando mi chiede supporto). Ho cancellato tutti i miei account social (quasi tutta fuffa). Seguo un solo forum e un solo blog (questo). Un po’ mi dispiace perché c’è tanto di interessante in internet, ma serve fare delle scelte.
    Io ho fatto mia una frase di Benjamin Franklin che per me è ispiratrice e che mi ripeto sempre quando tendo a ricascare nella trappola: Ben fatto è meglio che ben detto.
    Quindi ora chiacchiero poco in rete e il tempo risparmiato lo dedico al “fare”.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2016 alle 08:23 Rispondi

      La situazione che hai vissuto nel modellismo secondo me è comune a molti altri argomenti, forse a tutti. E hai fatto bene a fare quella scelta, altri saresti diventato solo un opinionista sul modellismo e non uno che si diverte a costruire modellini.
      Non sono ancora caduto in quella trappola, ma voglio evitare di caderci.

  17. Ilaria
    18 gennaio 2016 alle 22:27 Rispondi

    Ma essere scrittore oggi davvero comporta anche tutti quegli obblighi?
    Io credo che lo scrittore con la S maiuscola possa ancora scrivere con la macchina da scrivere, sempre se al suo editore sta bene… Il suo libro sarà il suo messaggio per il lettore.
    Davvero serve altro???
    Se poi parliamo di qualcuno che scrive e vuole affermarsi come autore, allora sì, forse il discorso è diverso, forse questo qualcuno potrebbe usare tutti questi strumenti per aprirsi più strade, ma beh… è pur sempre una scelta.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2016 alle 08:29 Rispondi

      Nessun obbligo, ma una necessità. Che, in molti casi, credo lasci il tempo che trova. Staremo a vedere quanto saranno valse tutte queste operazioni.

  18. nani
    19 gennaio 2016 alle 00:47 Rispondi

    Io ho la stessa paura: che il lavoro di pubblicita’ diventi prioritario rispetto alla mia scrittura.
    Per questo rimando e rimando l’apertura del blog.
    E poi mille altre considerazioni nascono da questa. Voglio davvero vendere i miei racconti? Insomma, li ho scritti per farci soldi? No, piu’ li curo e piu’ mi rendo conto che i soldi non c’entrano un bel niente. Ma neanche il riconoscimento personale, tutto sommato. Li leggo, li trovo belli, e vorrei semplicemente che anche altri potessero esaltarsi alle vicende dei personaggi, almeno quanto me, per trarci lo stesso piacere. Ma no, forse nemmeno questo. Lo scrivere era un atto dovuto a quei personaggi che reclamavano un posto nell’immaginario di qualcuno. Mio, prima di tutto, e forse di coloro che li leggeranno, se li troveranno mai.
    E allora, quale priorita’ hanno per me social come blog o twitter o Fb? Non lo so. E piu’ ci penso, piu’ mi dico che il mio lavoro non e’ quello di far pubblicita’. Io sono brava a fare altro. O, almeno, vorrei perfezionarmi e diventare brava a fare altro.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2016 alle 08:31 Rispondi

      Vedi, il blog puoi gestirlo come vuoi. Non è necessario pubblicare un post al giorno. 3-4 post al mese sono un minimo da garantire, secondo me, e sono un’impresa fattibile a chiunque.
      Non ci fai i soldi con la scrittura, a meno di non sfondare in qualche modo.
      Non è nemmeno il mio lavoro fare marketing e pubblicità e curare relazioni. Un misantropo e asociale ce lo vedi a curare relazioni? :D

  19. Kinsy
    19 gennaio 2016 alle 06:38 Rispondi

    Davvero: per emergere non basta solo scrivere un buon libro, bisogna fare in modo che venga letto e che se ne parli, perché più se ne parla più verrà letto…
    Mi rendo conto sulla mia pelle che essere scrittore non vuol dire solo solo scrivere e ci vuole davvero molto tempo!

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2016 alle 08:32 Rispondi

      Devo studiare una strategia ideale per uno scrittore che non ha tempo. Se ci riesco, vedrà la luce con un post :)

  20. Marco
    19 gennaio 2016 alle 07:47 Rispondi

    Sto pensando seriamente a ridurre il numero dei post da 3 a 2. Chi scrive, dovrebbe col tempo ridurre la sua presenza sulle reti sociali, far parlare solo le sue opere. Sarebbe perfetto sparire dalle reti sociali e limitarsi solo al blog, con qualche post ogni tanto, una volta al mese.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2016 alle 08:33 Rispondi

      Hai ragione. Vuoi ridurre a 2 post settimanali? Ci sto pensando anche io.

  21. Carlo
    19 gennaio 2016 alle 09:23 Rispondi

    Sono d’accordo con la tua visione Daniele,
    è come se si volesse costruire una presenza, o meglio una “simil-carriera” sul web, prima ancora di aver mai scritto una pagina o un racconto intero. Personalmente negli ultimi mesi, ho pesantemente ridimensionato la mia presenza sul web, lasciando più ampio spazio alla scrittura… quando avrò terminato qualcosa, spero che molti dei punti della lista di Alessia, avvengano naturalmente, lasciando risorse per continuare a scrivere altro.

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2016 alle 09:33 Rispondi

      Una volta avevo detto che la presenza online va creata prima di aver pubblicato, nel senso che cominci a farti conoscere nei vari blog e anche nei social, ma il tutto va visto in una certa dimensione, altrimenti succede come hai detto tu, che ti cresi una carriera che carriera non è.

  22. Barbara
    19 gennaio 2016 alle 12:04 Rispondi

    Condivido appieno quel che dici. Erano le stesse riserve per cui non volevo aprire il blog. E visti i primi tempi (post pubblicati all’1 di notte contro un racconto breve che ancora non vede luce…e tutto il resto fermo) le riserve sono più che valide.
    Ma: l’avere un blog una qualche soddisfazione la dà (il primo commento non era di spam, almeno!), in qualche modo mi costringe a scrivere (anche se non narrativa), finalmente ho un posto dove pubblicare fuori dai social (quindi i parenti non hanno più scuse…il re è nudo!).
    Sulle guide, manuali e che cosa bisogna fare per, è il caso di chiedersi: ma io cosa voglio?
    Se vuoi essere il prezzemolo social va bene, ma poi in effetti cosa scrivi? Mi è capitato di beccare su Twitter gente che vive lì. Credo ci dimorino proprio. Buttano là frasi sconnesse, che non mi dicono nulla. Vai nei rispettivi blog e scrivono…si…giri di parole, e aggettivi, e ossimori, poesie quasi, ma che non mi lasciano nulla. Alla fine della pagina non c’ho capito niente. Se il blog fosse a pagamento, venderebbero? No.
    Oppure: attività febbrili di marketing, partecipazione intensa a forum, scambio di recensioni (scritte col copia-incolla magari), newsletter sopra newsletter, interviste….ma alla fine, chi ti legge? sei sempre dentro lo stesso giro o sei riuscito a recuperare (e mantenere) qualcuno che passava per caso? qualcuno che legge ma non scrive? qualcuno che legge ma non blogga? qualcuno che legge legge? E poi….sei riuscito a pubblicare e vendere? (perchè, in genere, dovrebbe essere il fine ultimo, self o no, eap escluso)
    E torniamo alla domanda: ma io cosa voglio?
    Qualsiasi sia la risposta, questo è -per me- un metodo valido: “Se desiderate ottenere il successo, non avete da far altro che trovare un modo di imitare coloro che già sono riusciti ad
    assicurarselo. In altre parole, dovete scoprire quali azioni hanno intrapreso, e più specificamente come si sono serviti del loro cervello e del loro corpo per produrre i risultati che voi desiderate duplicare. Volete essere un amico più fidato, diventare più ricco, essere un genitore migliore o un atleta più bravo, un uomo d’affari di maggior successo? Non dovete far altro che trovare modelli di eccellenza. Coloro che muovono e sommuovono il mondo sono spesso imitatori di professione, persone cioè che conoscono a fondo l’arte di imparare tutto ciò che possono seguendo l’esperienza di altri. Costoro sanno come fare a risparmiare l’unica merce che nessuno di noi possiede mai a sufficienza: il tempo.” (Anthony Robbins, Unlimited power)

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2016 alle 12:16 Rispondi

      Sì, il blog, questo almeno, mi ha dato e mi dà soddisfazioni. I social invece non me ne hanno data.
      Anche secondo me molti ci vivono su Twitter. Ho visto durante le feste natalizie che la gente continuana imperterrita a pubblicare tweet come nei giorni normali. E così d’estate. Ma dico: una pausa no? Un po’ di vita sana nemmeno?

      • Federico
        19 gennaio 2016 alle 12:56 Rispondi

        Per molti “twittare” (si dice così?) o seguire FB è ormai compulsivo. Moltissimi vivono con lo smartphone in mano. Nel mio ufficio più di qualcuno ha il telefonino subito a fianco della tastiera, lo seguono in continuazione con la coda dell’occhio.

        • Daniele Imperi
          19 gennaio 2016 alle 13:12 Rispondi

          Ci vivono sì con lo smartphone in mano, basta vederli quando camminano per strada o stanno al cinema: anche al cinema non sanno farne a meno.
          Questa è una malattia mediale, ma si può guarire :)

          • Barbara
            19 gennaio 2016 alle 19:24

            Oddio, ieri in metro avevo lo smartphone in mano. Solo che la mia vicina giocava col solito candy crush… io avevo aperta l’app Kindle e mi stavo leggendo un libricino. ;)

          • Federico
            19 gennaio 2016 alle 20:14

            Io vengo direttamente dal giurassico: non ho ancora preso uno smartphone e per ora non ne sento il bisogno ;)

      • alessandro
        20 gennaio 2016 alle 14:32 Rispondi

        A proposito di scrivere e pubblicare invece di stare sempre su Internet, Daniele, a che punto sei col tuo libro. Se alla fine lo finirai e lo pubbliche Rai mi piacerebbe leggerlo

        • Daniele Imperi
          20 gennaio 2016 alle 14:37 Rispondi

          Grazie dell’interesse :)
          Il romanzo di fantascienza è in lavorazione, ma manca parecchio per terminarlo.
          Sto ultimando invece un racconto da pubblicare in self-publishing.

          • alessandro
            20 gennaio 2016 alle 18:54

            Non era fantasy?

        • Daniele Imperi
          21 gennaio 2016 alle 08:28 Rispondi

          No, è fantascienza. Credo di aver scritto in un post che era fantasy, in effetti, se lo ritrovo lo correggo.

  23. monia74
    22 gennaio 2016 alle 12:09 Rispondi

    Certe cose, la ricerca della carta e della penna, dette da un blogger fanno un po’ sorridere :) :)
    A parte tutto,.. credo che questo problema di dover gestire una vita pubblica e una intima emerga nel momento in cui uno dei tuoi obiettivi voglia essere quello di raggiungere i lettori. Tanti lettori. Perché se scrivi per te stesso come hobby non ti serve marketing, non ti serve facebook e probabilmente non devi neppure rispondere alle email.
    Gestire le pubbliche relazioni è un problema condiviso con chiunque faccia un mestiere che ti porti ad avere successo o a cercare di averne, nella scrittura come in tantissimi altri ambienti. In altri secoli non ci sarà stato Facebook, ma magari dovevi ingraziarti un re o un duca…

    • Daniele Imperi
      22 gennaio 2016 alle 12:24 Rispondi

      Carta e penna per me sono irrinunciabili :)
      Il problema che sollevo è che oggi sembra che tutto ruoti attorno alle pubbliche relazioni e resti ben poco della vita personale e intima.

  24. monia74
    22 gennaio 2016 alle 12:46 Rispondi

    Dicono 50/50 del tuo tempo, assolutamente tantissimo concordo.
    Ma onestamente, se tu fossi un bravo ballerino, sarebbe più facile farti notare e avere successo? Basterebbe esercitarsi ed essere il più bravo? Oppure non dovresti presenziare a selezioni, esibizioni e quant’altro? Se fossi un inventore e avessi trovato la soluzione per un problema che affligge milioni di persone, forse sarebbe più facile?
    Spendere energie nel marketing è imprescindibile in qualsiasi mestiere, l’unica cosa fastidiosa nel nostro caso è che se non ci si può permettere di pagare qualcuno occorre fare tutto da soli. :)

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