Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

I limiti della fantascienza

I limiti della fantascienza

Ho letto di recente un nuovo romanzo di Philip K. Dick, Nostri amici da Frolix 8, una storia distopica interessante e che contiene elementi che ho apprezzato e altri un po’ meno. E sono proprio questi ultimi che mi hanno spinto a scrivere questo post.

La fantascienza è influenzata dalla tecnologia odierna e la mente umana è limitata. La fantascienza, dunque, ha dei grossi limiti, secondo me, che difficilmente possono essere superati da uno scrittore.

Qui intendo la fantascienza hard o tecnologica. Quindi storie ambientate in un futuro in cui la tecnologia ha cambiato le nostre abitudini. Dick, secondo Wikipedia, viene inserito nella fantascienza new wave, ma alcuni romanzi che ho letto erano ascrivibili a quella tecnologica.

Ipertecnologia e tecnologia anacronistica

In alcuni romanzi fantascientifici c’è una convivenza fra invenzioni futuristiche, come magari lontanissimi pianeti colonizzati o, come nel caso di quel romanzo di Dick, macchine-razzo, e quasi tutto il resto fermo alla tecnologia dei tempi dello scrittore, magari anni ’60 o ’50.

C’è qualche autore, che voi sappiate, che abbia previsto internet? Tanto per fare un esempio.

Se da una parte è facile immaginare un mezzo di locomozione innovativo, fosse anche la possibilità per chiunque di smaterializzarsi per muoversi, dall’altra resta difficile pensare a nuove tipologie di abitazione, nuovi cibi, nuovi metodi di comunicazione.

Asimov insegna e sottolinea i limiti della fantascienza

Ogni volta che ho letto Asimov, scienziato e divulgatore scientifico, non ho faticato a capire le varie tecnologie che metteva in campo. Soprattutto, mi sono sembrate tutte plausibili e anche perfettamente contestualizzate e inserite nell’epoca in cui erano ambientate.

È per questo che mi sono convinto che per scrivere fantascienza bisogna studiare la scienza, documentarsi in maniera differente. Non certo diventare scienziati, non dico che dobbiamo laurearci in chimica, fisica, ingegneria aerospaziale, ma di sicuro dobbiamo informarci in modo quasi maniacale.

Forse sono esagerato e forse no. Diciamo anzi che parlo per me: ho alcune idee su racconti e romanzi di fantascienza, ma non intendo metterci mano per due motivi:

  1. non ho letto molti romanzi fantascientifici né molti scrittori del genere
  2. non ho sufficienti conoscenze in certi settori, come astronomia, fisica, ecc.

Asimov, dunque, non aveva limiti? Non ho letto tutte le sue opere né le ricordo perfettamente, ma di sicuro qualche limite all’immaginazione si può trovare. Magari un telefono con cornetta e disco su Trantor, chissà?

La fantascienza è limitata perché è limitata la nostra tecnologia

Forse non ci pensate mai, ma noi usiamo ancora un’invenzione del 1769 per muoverci, anche se ha subito parecchie modifiche nel corso del tempo. Ma noi guidiamo pur sempre un carro di Cugnot, il primo veicolo auto-mobile. In quasi 250 anni (due secoli e mezzo, un quarto di millennio) usiamo ancora quell’invenzione.

Per chiamare una persona usiamo un’invenzione del 1871, anche se adesso ci piace chiamarla smartphone e iphone, ma di fatto è quella, modificata quanto volete ma è quella. In quasi 150 anni non abbiamo cambiato modo di parlare con le persone. E non parlatemi di Skype, che comunque funziona grazie a una linea telefonica.

Che possiamo mai immaginare se ogni giorno abbiamo davanti agli occhi il XVIII e il XIX secolo, pur vivendo nel XXI?

Come superare i limiti della fantascienza?

Dovremmo prima riuscire a superare i limiti della mente umana. E forse un modo c’è e ne ho accennato prima: un’assidua, profonda e completa documentazione, ma non per essere sicuri di superare quei limiti – no, è impossibile, secondo me – ma per arrivarci quanto meno vicino.

Che cosa pensate di questa mia riflessione? Non fatevi problemi a dirmi che sto dando i numeri.

33 Commenti

  1. Marco
    31 luglio 2014 alle 07:35 Rispondi

    Uno dei miei limiti è non riuscire ad apprezzare la fantascienza. Ho letto anni fa “2001 Odissea nello spazio”, che non mi è piaciuto (il film sì, però). Forse dovrei riprovare con qualcosa di diverso.

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 08:12 Rispondi

      A me invece il film non è piaciuto :)
      Prova con qualche romanzo di Dick.

  2. LiveALive
    31 luglio 2014 alle 09:19 Rispondi

    Neanche a me piace troppo il fantastico, per i motivi che ti ho già spiegato in un’altra discussione (cioè: perché troppo spesso si prediligono eventi e ambienti all’elemento umano… Ma faccio le mie eccezioni: il primo Trono di Spade mi è piaciuto molto – i successivi meno).

    Tempo fa avevo ascoltato le ipotesi fantascientifiche di una serie di studiosi. Si parlava, per esempio, di come se alcune tecnologie si evolvono di continuo, anche solo nella forma (come gli arredamenti), ce ne sono altre la cui forma è perfettamente adattata alla loro funzione e al corpo umano (la bicicletta, la forchetta). Alcune tecnologie quindi potrebbero evolversi enormemente, ma altri oggetti potrebbero rimanere invariati: non serve una forchetta laser.
    In un testo, ti ricorderai, avevo fatto addirittura convivere tecnologie nei trasporti (astronavi) con strumenti d’epoca (fucili a pietra focaia, architettura ottocentesca…). L’idea era che, spingendosi di svariate decine di millenni nel futuro, andiamo così lontano che l’umanità può essere finita e ricominciata più volte, e così potrebbe aver continuato a sviluppare enormemente alcune tecnologie (i trasporti), ma per qualche motivo averne perdute altre (le armi). Certo, è una condizione difficile: se hanno la tecnologia per sviluppare un motore all’antimateria, come fanno a non poter sviluppare una single action army?

    Parliamo cioè di coerenza, logica, verosimiglianza… Secondo me dovresti dedicarci un articolo.
    Scusa se mi perdo in discorsi vari e lunghi.
    L’idea di base sarebbe che qualcosa di illogico fa percepire al lettore che é tutto falso, lo distrae, e così si allontana dell’opera. Si distrugge la sospensione dell’incredulitá. Ma è vero? Secondo me dobbiamo distinguere vari casi:

    – conoscenze naturali: se Tizio cade dalle torri gemelle, si schianta al suolo di testa e tutto ciò che ne ricava è un taglio c’è qualcosa che non va: so per mia natura che è impossibile.

    – conoscenze acquisite: se il bambino di 3 anni prende la Desert Eagle del padre e gli spara per errore senza fare una piega alcuni potrebbero anche non vederci niente di male. Peccato che la Desert Eagle è così potente che se usata da un uomo che non sa sparare può slogargli la spalla, figurati a un bambino! Questo lo nota solo chi sa.

    – dubbi illegittimi: se Tizio si getta dall’aereo a diecimila metri, non si apre il paracadute, cade e si spacca solo una gamba io capisco che è falso, giusto? E invece è successo davvero, è un caso entrato nel Guinness.

    – errori accettati: che fine fanno le ragnatele che spiderman lascia in giro? Quale uomo può rimanere in aria per tanto tempo quanto quelli dei film action che saltano di tetto in tetto? E quando si gettano nel cassonetto per salvarsi, perché non trovano cocci o materiale duro che li distrugge, ma sempre carta e gommapiuma? Lo accettiamo perché così ci piace, punto.

    Credo che molto dipenda dall’aspettativa. Da un film storico ci aspettiamo che gli eventi narrati siano possibili nella realtà, da uno giallo ci aspettiamo che l’omicidio sia possibile; ma in una leggenda non ci importa se non esistono fiumi in grado di rendere invincibile e dei che vanno a divertirsi a letto con gli umani. Nella ricostruzione di una fuga da Alcatraz mi aspetto che la fuga rappresentata sia fisicamente possibile. In un film action, al contrario, accetto che la fisica del mondo sia ignorata per creare qualcosa di figo.
    Un esempio che mi viene in mente? Metal Gear 3. Kojima ha fatto avvicinare l’elicottero senza fargli emettere alcun rumore, cosa impossibile nella realtà ma comunissima nei film. Perché? Perché la scena era più bella così, punto, lo ha ammesso Kojima stesso. Ed è vero, il realismo non avrebbe aggiunto niente, e anzi, avrebbe impedito il colpo di scena.

    L’incoerenza interna è qualcosa di diverso. Secondo me se all’interno di astronavi si usano armi a pietra focaia non c’è problema, se è così sin dall’inizio lo accettiamo: infatti in star Wars accettiamo che i Jedi usino le spade e che le pistole benché al laser siano meno potenti delle nostre. Se però prima comprare nell’astronave un uomo col fucile a pietra focaia e poi ne compare uno con un AK-47 c’è qualcosa che non va, così come ci sarebbe qualcosa che non va se in starwars apparisse un ninja con una katana in ferro (super-combo di sciocchezze).

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 12:26 Rispondi

      Io invece pretendo sempre veridicità, anche in un film d’azione.
      La storia dell’elicottero dimostra solo le lacune del regista, secondo me.

      Le spade dei Jedi sono laser, però…

  3. Luigi
    31 luglio 2014 alle 10:01 Rispondi

    Articolo molto interessante, che condivido in pieno. Più di una volta mi sono trovato a riflettere su questi argomenti, da appassionato di fantascienza.
    Quelli che tu indichi come limiti della fantascienza, però, in un certo senso sono una delle caratteristiche intrinseche del genere. Il bello della fantascienza, dal mio punto di vista, è proprio che i suoi autori riflettono sul (loro) presente parlando del futuro. E questo discorso vale in primis per la tecnologia e per la fantascienza tecnologica. Forse è anche questo il motivo per cui molta fantascienza è ancora fortemente ancorata alla tecnologia attuale (che, come giustamente noti tu, equivale in buona parte a quella dei secoli scorsi)

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 12:27 Rispondi

      Grazie.

      In che senso gli autori riflettono sul presente?

      • Luigi
        1 agosto 2014 alle 09:29 Rispondi

        Mi sembra che spesso gli autori di fantascienza abbiano usato il futuro per parlare delle paure e delle angosce del loro presente: hanno immaginato una società futura “possibile”, spesso distopica, per mostrare quali potrebbero essere le conseguenze di un comportamento scellerato nel presente. La fantascienza me l’ha data spesso questa sensazione, in molti dei suoi sottogeneri.

        Vado leggermente offtopic: ho appena finito di leggere “Le meraviglie del possibile”, antologia di racconti classici della fantascienza curata da Sergio Solmi e Carlo Fruttero ed edita da Einaudi. Te la consiglio, se non la conosci, perché offre un’ottima panoramica su alcuni dei principali autori di questo genere :)

        • Daniele Imperi
          1 agosto 2014 alle 12:47 Rispondi

          Vero: la distopia è un buon campo per scrivere di queste paure.

          Leggerò l’antologia, grazie :)

  4. Moonshade
    31 luglio 2014 alle 11:35 Rispondi

    I problema principale non è nella “tecnologia che usiamo noi”, ma quanto ci resta limitata per motivi economici. Noi usiamo le auto a petrolio, ma c’erano progetti per motori alternativi ai tempi di Ford, per esempio (per internet sì, mi hanno parlato di un racconto del tipo 1969, ma non ricordo il titolo). La fantascienza dovrebbe essere un genere che muta man mano che in campo scientifico si scoprono nuove cose, ma tuttavia questo mi sembra non stia avvenendo. È come se prima, con poche nozioni molto teoriche, avessero molto più spazio di manovra. Adesso la fantascienza sta deragliando solo in in “prima o poi sulla terra faremo una rivoluzione fighissima”, perchè le nozioni astronomiche stanno doventando precise ma molto più complicate -ho parlato con un astrofisico per un raccontino di 15mila caratteri e mi ha mandato in crisi, per un romanzo immagino diventi esponenziale. Sta cadendo nel genere bellico perchè è più facile scrivere “fucilone al plasma fotonico” che mettersi a trovare un modo per spostarsi in tempi utili per le galassie, considerare la formazione dei pianeti e possibili forme di vita che le abitano – e, a questo, considera che essendo scienza c’è sempre nel mondo qualcuno che ne saprà più di te e te lo farà notare; forse ai tempi di Asimov si tendeva ad essere più educati e scrivere lettere personali. Se ci pensi, Star Trek (soprattutto negli ultimi du film) hanno fatto un lavoro pazzesco proprio su questo tipo di ricerca -la scena dove non partono perchè non è inserito il coso per evitare che si spiaccichino-, e la spiegazione del salto nell’iperspazio, ance dagli anni Sessanta ad oggi, resta piuttosto valida.

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 12:31 Rispondi

      Credo anche io che adesso sia un po’ tutto complicato a casua di tante scoperte fatte, ma non ci avevo pensato.

      Adesso non esistono più le lettere personali, ma la gogna pubblica e le recensioni nel web :)

  5. Alessandro C.
    31 luglio 2014 alle 15:56 Rispondi

    Ciao Daniele,
    penso che il limite più grosso sia dato dal fatto che per rendere fruibile l’opera occorra mantenersi sul verosimile.
    E’ difficile introdurre in breve al lettore un mondo completamente differente dal nostro, e si rischia di trasformare la fantascenza in… fantascemenza :)

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 17:12 Rispondi

      La verosimiglianza, per me, è alla base di ogni storia. Su questo sono molto ferreo. Puoi anche raccontarmi di un viaggio nel tempo, ma non puoi cavartela dicendo “tornò indietro di 20 anni”.

      • Nani
        1 agosto 2014 alle 10:27 Rispondi

        Pensa che e’ questo che faceva Wells, l’inventore della macchina del tempo. :D
        Il suo personaggio sintetizzo’ un materiale cosi’, tra prove ed errori: la carovite. Quanto si incavolo’ Verne, che gli criticava il fatto che non si puo’ sintetizzare un materiale antigravitazionale! E Wells, che tra parentesi aveva proprio lo stesso atteggiamento che descrive Luigi nei confronti delle sue storie, fischiettava tra le righe: a lui interessava piu’ il risvolto sociologico di un simile esperimento fantascientifico (dove ci portera’ l’evoluzione? Andiamolo a vedere), che non la plausibilita’ del mezzo.

        SInceramente provo piu’ simpatia per Wells che non per Verne. :)

  6. Francesca
    31 luglio 2014 alle 16:31 Rispondi

    Ciao Daniele, ti seguo con piacere da un pò di tempo e devo dire che sono rimasta a bocca aperta leggendo questo articolo.
    Intanto ti rispondo si, uno scrittore di fantascienza ha previsto l’avvento di Internet e di casi simili te ne posso citare una marea: tablet, robot domestici, coltivazioni OGM, animazione sospesa, GPS… Molto spesso è stata la fantascienza stessa non solo anticipatrice, ma ispiratrice di grandi innovazioni tecnologiche!
    Questi individui erano più che semplici umani? Certo che no, avevano una cosa chiamata creatività, brillantezza, acume, genio. Qualità che ogni artista dovrebbe possedere. L’intelligenza è la capacità di astrarre creando associazioni tra i concetti che il nostro cervello è in grado di memorizzare. Quindi si, qualunque cosa inventiamo ha in sé l’impronta di un oggetto che ci è familiare, ma è per questo meno nuova?
    Il giorno in cui hanno dotato i telefoni cellulari di una fotocamera non hanno certo smesso di essere telefoni…Ma non venitemi a dire che chiunque sarebbe stato in grado di inventare o descrivere l’esatto modo in cui telefono e fotocamera dovrebbero cooperare, perchè se lo chiedete a me io continuo a non averne idea. Eppure sono nata in questo secolo e ne faccio largo uso.
    Seguendo il tuo ragionamento potrei dire che non amo i romanzi rosa, che sono limitati, perchè ho provato affetto, ho visto persone scambiarsi affetto, sono nata da un rapporto sessuale… non potrei scrivere niente di nuovo sui sentimenti, avendoli sperimentati e osservati in atto! Qualcosa non torna: c’è un sacco di gente che scrive di questa roba o pretende di farlo, questa gente riscuote successo, e allora, chi di noi sbaglia? Forse io non ho voglia di leggere i romanzi rosa semplicemente perchè non mi interessa il punto di vista di uno scrittore su una qualsivoglia storia d’amore. Quindi, facendo un giro completo, se a te non interessa veramente la fantascienza ma ti sei appena incuriosito leggendo UN autore e affermando di non ricordare bene i romanzi di un altro, perchè hai tirato giù un articolo del genere?

    – Senza rancore, gli altri consigli di scrittura che dai sono davvero molto utili e li ho letti con piacere –

    • Daniele Imperi
      31 luglio 2014 alle 17:49 Rispondi

      Ciao Francesca, benvenuta nel blog (fra l’altro, ti ho visto su Twitter).

      Ti ricordi chi è questo scrittore che ha previsto internet?

      So che la fantascienza ha anticipato invenzioni: Asimov in questo è stato maestro.

      D’accordo su creatività, brillantezza, acume, genio: ma credi che sia qualcosa alla portata di tutti gli scrittori e soprattutto di fantascienza? Secondo me no.

      Il modo in cui telefono e fotocamera cooperano non è per tutti, ovvio, devi essere un tecnico informatico o simili, ma non è un’invenzione nuova. A me non ha stupito trovare fotocamere sui cellulari.

      Non sbaglia nessuno, poi, per me: io non amo il romanzo rosa perché lo trovo noioso, come molti non amano la fantascienza, l’horror, il giallo, ecc.

      Non ho detto che a me non interessa la fantascienza. A me piace, ma non ne ho letta molta.

      Inoltre non ho capito la tua domanda… quale sarebbe l’autore che mi ha incuriosito? Dick? Le letture di Dick sono molto più recenti di quelle di Asimov, che risalgono ad almeno 10 anni fa. Ecco perché le ricordo meglio.

      Ti chiedi perché ho scritto questo articolo? L’ho scritto all’inizio: sono considerazioni nate dalla lettura dell’ultimo romanzo di Dick letto. E mi sono chiesto appunto quanto possiamo essere limitati nello scrivere fantascienza.

      • Francesca
        31 luglio 2014 alle 18:18 Rispondi

        Ti seguo anche da altre parti, facciamo lo stesso mestiere ;)

        Credo che se un autore non dispone di acume, genio, brillantezza, ecc… non è un artista, dunque ha sbagliato mestiere!

        Rispondo alla domanda: Gibson nel 1984 con Neuromante, immagina una società in cui ci si muove e si interagisce nel cyberspazio.
        Douglas Adams in un articolo degli anni ’80 descriveva alla perfezione le dinamiche e le problematiche attuali del web marketing, per citarti un nome che stimo al di sopra di tutti.

        Il panorama di letture di fantascienza è vastissimo e io non ne ho esplorato che un piccolo frammento con Asimov, che è da annoverarsi tra i “padri” del genere. Le sue leggi della robotica, per esempio, sono tuttora applicate nella realtà. Di limiti – lui come altri – ne può avere a bizzeffe, se riteniamo un limite l’influenza culturale del suo tempo che a volte traspare dai romanzi. Così è per tutti, pensa all’antropocentrismo che ci condiziona quando cerchiamo di immaginare altre civiltà, quando diamo tratti umanoidi agli alieni per esempio.

        Questi limiti però non hanno impedito alla fantascienza di crearsi un suo “linguaggio”, anzi, credo che abbiano contribuito alla sua vasta caratterizzazione, che è molto più complessa rispetto a tanti generi proprio perchè non si basa solamente sull’invenzione probabilistica di un futuro che potrebbe realizzarsi (altrimenti ogni scrittore punterebbe a predire il futuro, cosa abbastanza assurda), ma su riflessioni che scaturiscono dall’esperienza di tutto lo scibile umano… scienza e tecnologia non ne sono che una parte.

        • Daniele Imperi
          31 luglio 2014 alle 19:41 Rispondi

          Allora, intanto ho ordinato su Amazon Neuromante.

          Poi farò un esame di coscienza per vedere se sono dotato di creatività, brillantezza, acume, genio e poter continuare a scrivere :D

          Douglas Adams non mi piace, invece, la sua guida galattica l’ho abbandonata dopo 20 pagine.

          Anche io ho esplorato poco, in massima parte Asimov e Dick.

          Sull’antropocentrismo ho scritto un post tempo fa: o meglio ho parlato proprio del fatto che siamo limitati a creare extraterrestri diversi da noi: http://pennablu.it/personaggi-fantascienza/

  7. franco zoccheddu
    31 luglio 2014 alle 23:18 Rispondi

    Forse semplicemente non ti piace la fantascienza. Punto.

  8. franco zoccheddu
    31 luglio 2014 alle 23:23 Rispondi

    Non stai dando i numeri: stai esprimendo il tuo pensiero. Io per esempio non sono d’accordo: quando leggo o vedo fantascienza, chiedo solo un po’ di coinvolgimento, di coerenza interna, non voglio molto altro. Il futuro è imprevedibile, siamo d’accordo. Mi verrebbe da dire che lo è “per definizione” di futuro.
    Un giorno forse leggerai il mio romanzo: è scientifico, ma è anche fantascienza. “Rendere credibile qualcosa di asolutamente fantastico”: io sono d’accordo con questa semplice e umile definizione di fantascienza (che va bene anche per altri generi, a ben pensarci).

    • Daniele Imperi
      1 agosto 2014 alle 09:02 Rispondi

      No, a me piace la fantascienza. Ma non so quanta novità ci possa essere nei tanti romanzi usciti.

  9. Luca.Sempre
    1 agosto 2014 alle 10:09 Rispondi

    Riflessione interessante ;-)

    Come avrai già capito dalla serie di articoli che ho pubblicato sul blog e dedicati a un certo tipo di nuova fantascienza, a me si addice molto di più il contesto fantasy+fantascienza o comunque il filone post-apocalittico, filone in cui – a seguito di un qualche disastro – la tecnologia umana ha fatto qualche passo indietro e perciò si reinventa un mondo partendo da tecnologie “sopravvissute” o già conosciute.

    Quando leggiamo un’opera di fantascienza datata, in cui la tecnologia immaginata è ormai palesemente superata o irrealizzabile, non possiamo far altro che accettare il patto narrativo stretto con il genere letterario e andare avanti.

    “Neuromante” risulta ancora tremendamente attuale perchè siamo in piena era internet, e il sogno di poterci muovere all’interno di matrici digitali è ancora vivo, presente, possibile.

    I razzi nello spazio, invece, non si usano più. A meno che non consideriamo lo Shuttle un razzo…

    • Daniele Imperi
      1 agosto 2014 alle 12:52 Rispondi

      Il post-apocalittico è uno dei miei preferiti :)

      Vero per i razzi: ora dovremmo parlare di altri mezzi per i viaggi spaziali.

  10. Severance
    1 agosto 2014 alle 21:55 Rispondi

    Non mi farò problemi a dirti che stai dando i numeri XD. La SF hard propone ipotesi tecniche sempre funzionali ad una storia. Non è un saggio. E’ chiaro che se voglio stabilire come si evolvono i mezzi di locomozione da qui al 3000 devo conoscere qualcosa in questo ambito. Ugualmente fece Gibson prevedendo le banlieue e la globalizzazione, ma non la ricerca sulle staminali. Sono sempre e comunque STORIE e non trattati. Sono romanzi, “novels”. Ci sono saggi tecnici molto competenti sullo sviluppo della società umana da qui a 100 anni almeno. Ma non sono romanzi.
    Perfino un autore come EGAN, che è più Hard Ficition di chiunque al mondo, ci mette la variabile impossibile e fantastica. Che appunto genera l’incognita che anima un romanzo. Se no, è uan lezione di fisica.

    • Daniele Imperi
      2 agosto 2014 alle 07:55 Rispondi

      Non ho mai preteso che un romanzo di fantascienza debba essere un trattato di fisica o un saggio. Mi sono solo chiesto quanto davvero si possa scrivere di un futuro lontanissimo e tecnologie con le conoscenze che abbiamo ora.

      • Severance
        2 agosto 2014 alle 21:41 Rispondi

        Credo ti stupirò, ora. Fai una brevissima ricerca. Da un minuto.
        Guarda a quali anni si rifanno le teorie fisiche e le tecnologie odierne. E guarda in che anni c’è stato il boom della SF.
        Avevano già le conoscenze che abbiamo noi. Eppure…

    • LiveALive
      2 agosto 2014 alle 12:36 Rispondi

      Qui entriamo nel campo della credibilità e verosimiglianza. Nei siti che si occupano di fantascienza pura e fantastico in generale si parla di come tutto il mondo debba essere studiato e coerente. Se modifichi la massa di Giove devi modificare il posizionamento della terra, e vari il suo clima, vari la lunghezza degli anni, vari l’evoluzione della specie… Oppure ammettiamo che nel nostro mondo ci siano particolari difficoltà a spostarsi. Allora il nostro mondo difficilmente sarà tecnologicamente avanzato, perché ciò porta difficoltà nei commerci, nel recuperare le risorse, anche nel comunicare… Vogliamo un mondo in cui gli uomini sono discriminati? Com’è possibile? Ci sono varie teorie su possibili gruppi preistorici con donne al capo: forse ci sono sciamane che convincono gli uomini a venerare la generazione? Sarebbe più probabile un mondo in cui la donna ottiene una superiorità fisica grazie a particolari armi. Per dire, se ad hogwarts le donne possono combattere ad armi pari con gli uomini difficilmente saranno discriminate; se vogliamo farle discriminare dobbiamo necessariamente renderle meno capaci, cioè incapaci di difendersi.

      …detto tutto questo, a me di tutto ciò frega ben poco. La macchina del tempo è figa, non mi importa se è plausibile oppure no, così come non mi importa se il cambiamento della gravità comporta un cambiamento nell’evoluzione. Il mondo deve avere una sua coerenza, ma solo nei limiti dell’interesse, secondo me. Intendo dire che se io decido di scrivere una storia in cui d’improvviso la gravità ha degli sbalzi, a volte aumenta altre si dimezza, è perché gli effetti di ciò sulla vita mi paiono interessanti. Se la gravità è doppia non è che la gente deve saltare come nulla, sia perché altrimenti non c’è motivo di raddoppiarla, sia perché è una cosa così naturale che nessuno può ignorare. Non è solo questione di credibilità, ma proprio di logica. Ma di effetti collaterali non così evidenti e interessanti non vedo il bisogno. Che cambi anche il clima non né evidente né interessante, e anzi potrebbe impedire scene interessanti. Pure, non vedo la necessità di conoscere la motivazione del fenomeno: è naturale che il lettore se lo chieda, ma la risposta non è vitale, come nei post apocalittici dove non si risponde apposta.

  11. Renato Mite
    2 agosto 2014 alle 12:59 Rispondi

    Daniele, sono d’accordo con te che per scrivere di fantascienza bisogna fare molta ricerca ma non posso accettare l’idea che la mente umana è limitata e di qui la tecnologia e le eventuali storie che ne potrebbero scaturire.
    La forza della mente sta nella fantasia, che non ha limiti. Se la mente fosse stata limitata, non avremmo mai potuto arrivare a concepire quelle invenzioni di cui tu parli. Il processo evolutivo porta sempre a migliorare il pregresso, ma non puoi dire che ciò non crea nuove invenzioni, ne hai una dinanzi a te, il computer, che, nonostante derivi dall’abaco, è comunque un’invenzione del ventesimo secolo.

    • Daniele Imperi
      4 agosto 2014 alle 07:53 Rispondi

      La mente umana invece molto limitata, perché dipende sia dal livello culturale della persona sia dal contesto storico-geografico in cui vive.

      Hai citato quelle invenzioni, bene. E chi l’ha create, secondo te? Forse qualcuno di un villaggio della foresta amazzonica o di un deserto africano? No, sono state create in Europa, perché qui c’è stato quel contesto che ha portato a concepire quelle invenzioni.

      Parli del computer: se leggi la sua storia, risale al XIX secolo, non al XX. E comunque sia, noi stiamo nel XXI.

  12. 4 elementi indispensabili per scrivere Fantascienza
    12 agosto 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] ho parlato dei limiti che ha la Fantascienza, ho esposto i miei dubbi sulla possibilità di creare tecnologie avanzate e innovative. Dubbi che […]

  13. mk66
    12 agosto 2014 alle 15:33 Rispondi

    Il primissimo romanzo di fantascienza che ho letto parlava di un impero galattico, gente che vagava da un pianeta all’altro a bordo di astronavi, ma che poi non avevano quasi nessuna conoscenza tecnologica, giravano sui vari pianeti in stile Conan, combattendosi con spade (non laser) e pistole (anche laser) per i più futili motivi. L’autore aveva (in un flashback) spiegato l’anacronismo tirando in ballo che i primi esploratori spaziali, al loro primissimo viaggio, erano capitati per caso su un deposito di una flotta interstellare di una razza aliena ormai estinta.
    L’ho giudicato fin troppo eccessivo e ho restituito in tutta fretta il libro alla biblioteca.

    Poi vennero Star Trek (TOS) e Star Wars, mi ritornò la passione per i viaggi spaziali e “conobbi” Asimov e la Fondazione.

    Dopo ho trovato un’antologia che mi ha invece entusiasmato: “il senso del meraviglioso”. Le opere contenute sono obsolete e totalmente al di fuori di ogni realtà possibile, se le leggo come ingegnere mi fanno accapponare la pelle (cit.) ma se le leggo con lo spirito di quel giovane appassionato che ero, allora non mi stancherei mai di riprendere in mano quel volume e riaprirlo, per immergermi nuovamente in quei paradossi meravigliosi… Forse si tratta solo di avventure nello spazio anziché nei mari o nelle terre esotiche, ma la sensazione di meraviglia che lasciano leggendo è unica, per me.

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2014 alle 16:29 Rispondi

      Beh, hai fatto bene a restituire quel libro, sembra anche a me troppo semplicistica come trovata :)

  14. mk66
    12 agosto 2014 alle 16:27 Rispondi

    Scusami per il secondo commento, ma mi è tornato in mente un ulteriore limite che ho avuto a leggere un romanzo di fantascienza.

    Genere “fine del mondo” con protagonista il nostro bel sole, pronto ormai a espandersi e distruggere tutto il sistema.
    Il romanzo è visto dall’ottica di un gruppo di astronauti che si accorgono del pericolo, lo comunicano alla Terra e restano in attesa di recupero e soccorso.
    La parte “ipertecnologico-fantascientifica” è che, per sviluppare le tecnologie necessarie a fuggire dalla Terra, raggiungendo una nuova patria, e salvare i suddetti astronauti, occorre tempo, e i terrestri creano a tempo di record uno strumento che immerge la Terra in un campo di forze speciale, col quale la velocità di rotazione aumenta a dismisura e di conseguenza sul pianeta passano i secoli mentre fuori passano i minuti.
    La parte “assurda” è che i terrestri sono capaci di fare una cosa simile ma non di mandare un’astronave a recuperare gli astronauti.
    La parte “che mi ha staccato completamente dalla lettura” è che gli astronauti continuavano a comunicare con una Terra iper-accelerata, sempre con i limiti di tempo tra chiamata e risposta, ma erano costantemente in contatto sempre con la stessa persona, quando la prima cosa che veniva in mente era che, nel tempo intercorso (minuti) tra la trasmissione della domanda e la ricezione della risposta da parte degli astronauti, sulla Terra si erano ormai succedute intere generazioni di scienziati (senza contare che ogni singola sillaba degli astronauti sarebbe arrivata sulla Terra a distanza di anni dalla precedente, quindi occorreva un sistema di registrazione poliennale, un’elaborazione della frase completa, una registrazione della risposta e un invio della stessa, che gli astronauti avrebbero ricevuto dopo alcuni anni (terrestri)

    • Daniele Imperi
      12 agosto 2014 alle 16:32 Rispondi

      Anche questo mi pare scritto senza una minima documentazione. Non fa per me.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.