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Libri che scottano

Libri tabù nell’era moderna e postatomica

censura

Nel nostro secolo, il XXI, esistono ancora letture che creano problemi. Libri che, se pubblicati, portano a denunce, discriminazioni, etichette affibbiate senza scampo. A me tutto questo sembra ridicolo – no, è ridicolo oggettivamente – viviamo in un paese che si sostiene sia democratico, libero, in cui un individuo decide da sé quali letture fare e quali no.

Ma questo non vuole essere un post polemico, soltanto un articolo in cui mostrare cinque libri che hanno dato del filo da torcere. Come se, leggendoli, possedendoli, la persona fosse da incriminare, evitare o peggio.

Ricordo una scena del telegiornale di anni fa, ma non a quale reato si riferisse. Le autorità confiscarono armi di vario tipo e le misero, come al solito, in bella mostra su un tavolo. Assieme a quelle armi compariva anche un libro – non uno di quelli tabu di cui parlerò – un saggio sugli anni di piombo. Mi chiesi cosa c’entrasse con le armi. Era un saggio, un libro, era letteratura, che con le armi e i crimini non ha nulla a che vedere.

Mein Kampf di Adolf Hitler

Mein KampfLa mia battaglia, scritta dal dittatore tedesco – quando ancora non era tale – durante la sua prigionia nel carcere di Landsberg am Lech dopo il tentato colpo di stato (putsch) di Monaco avvenuto tra l’8 e il 9 novembre 1923.

È un saggio autobiografico che mostra la successiva linea politica di Hitler e per questo motivo, credo, si ritiene un libro da evitare. Ma io sono convinto che nessun libro possa modificare il pensiero di un individuo e non è leggendo il Mein Kampf che una persona possa trasformarsi in un dittatore sanguinario. Certe tare sono già presenti nel DNA.

L’Istituto storico di Monaco vuole ristampare quest’opera, che conterrà anche delle note critiche, ma ci sono già problemi, polemiche scatenate su quest’iniziativa. Il libro nel 1945 è stato messo al bando – lo dico sempre che il Medioevo non è ancora finito – e in Germania è vietato promulgare idee naziste.

Ma pubblicare un libro può mai significare promulgare idee di qualsiasi tipo? No, assolutamente no, per quanto mi riguarda.

Ho comprato oltre 20 anni fa il Mein Kampf a una bancarella vicino all’università. Costava 5.000 lire e era un tascabile. Non sono riportati né la casa editrice né il nome del traduttore e neanche la data di pubblicazione. Sembra una copia clandestina e fu proprio questo che attirò la mia attenzione. Il peccato tenta, c’è poco da fare. Non l’ho ancora letto e non credo sia una lettura leggera.

  • Mein Kampf
  • Adolf Hitler
  • Editore: Eher Verlag
  • Prima edizione: 18 luglio 1925

Laogai di Hongda Harry Wu

LaogaiSe non avete mai sentito questa parola, è un termine cinese preso da laodong gaizao dui, che significa “riforma attraverso il lavoro”. Quando l’ho letta, ho subito pensato a un altro motto, il famoso Arbeit macht frei tedesco, “Il lavoro rende liberi”, un umiliante slogan che nascondeva verità completamente diverse.

L’autore, senza mai essere stato processato né incriminato, fu arrestato e rinchiuso per 19 anni in 12 diversi laogai, dal 1960 al 1979, perché “controrivoluzionario di destra”. Nel 1985 riesce a emigrare negli Stati Uniti e nel 1992 fonda la Laogai Research Foundation USA.

In questo libro parla della nascita e dell’organizzazione dei laogai, del lavoro correzionale penitenziario, della rieducazione attraverso il lavoro, della destinazione professionale obbligatoria e delle ultime norme sui laogai. Ho acquistato questo libro qualche anno fa.

Può essere considerato un libro che scotta, questo? Forse in Cina, sappiamo tutti come funzionano gli stati totalitari, ma in Italia? Anche in Italia, sì. Anche qui certe idee e informazioni sono scomode.

Era il 15 marzo 2006 e Harry Wu avrebbe dovuto presentare questo libro al Tuma’s book bar di Roma, ma alcune decine di persone armate di bastoni e spranghe bloccarono l’ingresso alla libreria, alcuni dei presenti furono persino aggrediti e Harry Wu rischiò il linciaggio. Tutta la storia completa si può leggere sulla pagina dell’autore nel suo sito.

Lascio a voi ogni considerazione, ché a me certi episodi danno solo ai nervi. Mi ricordano i Bücherverbrennungen tedeschi, i famosi roghi di libri del 1933. Ma qui siamo nell’Italia di 70 anni dopo.

  • Laogai – I Gulag di Mao Tsedong (tit. orig. Laogai, the chinese gulag)
  • Hongda Harry Wu
  • Editore: L’ancora del Mediterraneo
  • 168 pagine
  • Prima edizione: 1992 per la Westview Press
  • Prima edizione italiana: 12 settembre 2006
  • Sito web

La grande bugia di Giampaolo Pansa

La grande bugiaCon questo volume si conclude un percorso dell’autore sulla guerra civile italiana che iniziò nel 2002 con il saggio I figli dell’Aquila e proseguì con Il sangue dei vinti e Sconosciuto 1945.

Ma qui l’autore ha voluto dare un taglio differente alla narrazione. Oltre a ulteriori testimonianze di quel discusso periodo storico, si parla anche del lavoro di Pansa come revisionista, delle sue ricerche su quegli episodi e degli ostacoli incontrati da lui e dai suoi predecessori.

Non so cosa pensiate voi del revisionismo storico, ma io sono sempre stato d’accordo a far luce su fatti di cui non è mai stata data una piena e completa informazione. Altrimenti tanto vale tornare davvero al Medioevo, quando veniva represso ogni tentativo di divulgare la verità.

Nell’ottobre 2006, pochi giorni dopo l’uscita di questo saggio, Pansa presenta il libro in una sala dell’hotel Astoria a Reggio Emilia. E comincia il finimondo. Botte, insulti, cori e infine interviene la polizia a sgomberare i disturbatori. Pansa decide di restare nonostante il caos e fa bene, secondo me. Nessuno può negare il diritto di presentare un libro a uno scrittore né tanto meno di esprimere le proprie idee. Nell’articolo di Aldo Cazzullo sul sito del Corriere potete leggere tutta la vicenda di quel giorno.

Quel fatto è molto grave perché dimostra come in Italia siano ancora pesanti e pressanti i pregiudizi ideologici, uno dei tanti motivi per cui io, da un po’ di tempo, non ho più alcuna ideologia politica. Meglio ragionare col proprio cervello che con quello preimpostato da un partito o un movimento.

Mi manca ancora questo libro di Pansa, ma i 3 precedenti li ho tutti.

  • La grande bugia
  • Giampaolo Pansa
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • 469 pagine
  • Prima edizione: 3 ottobre 2006

Pasque di sangue di Ariel Toaff

Pasque di sangueNel febbraio 2007 esce questo libro sui riti di sangue, tribali, nell’ebraismo ashkenazita medievale, in una cultura anticristiana che vede compiere sacrifici carnali contro gli infanti cristiani. L’autore è il figlio del rabbino capo emerito di Roma e è uno storico e scrittore.

Si tratta quindi di un saggio storico – argomento che mi appassiona molto, soprattutto se dei periodi che riguardano il Medioevo e la storia dall’800 alla fine della Seconda Guerra Mondiale – e quindi un valore per la storia e per la cultura.

Ma non è così, in realtà, perché la pubblicazione di quel libro fa scoppiare parecchie polemiche – sorpresi? – e Toaff decide di far ritirare il suo libro dopo pochi giorni dalla sua uscita. Sul quotidiano online La Repubblica trovate l’articolo che ne parla.

Quando ho saputo di questo fatto, ho deciso di comprare quel libro – sempre per la questione del peccato che attira – e adesso posseggo entrambe le edizioni. Io, al posto dell’autore, non l’avrei mai ritirato, nelle polemiche ci sguazzo.

Ma non è tanto amare le polemiche, che fanno male alla salute, quanto amare la propria dignità di persona e scrittore e storico, anche. Se qualcuno non vuol leggere quel libro, padrone di farlo. Ma ritirarlo dal mercato è per me uno grosso sbaglio.

  • Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali
  • Ariel Toaff
  • Editore: Il Mulino
  • 366 pagine
  • Prima edizione: febbraio 2007

Falce e carrello di Bernardo Caprotti

Falce e carrelloIn questo libro-denuncia l’autore, fondatore di Esselunga, racconta ciò che ha subito dalle Coop, i suoi vani tentativi imprenditoriali che provenivano, da come asserisce, da un precisa strategia. È un breve saggio che ripercorre tutta una serie di eventi e presenta un ricco apparato di fotografie e immagine, di stralci di giornali e documenti.

“Il libro è da condannare e ritirare dal mercato”, così stabilisce il tribunale di Milano il 16 settembre 2001. Appena ho letto questa notizia ho acquistato online il libro, che m’è arrivato il giorno dopo. Potenza del web. Non potevo lasciarmelo scappare e infierire un colpo a quest’ennesimo tentativo di censura.

Nell’articolo di Chiara Rizzo “Falce e carrello: ecco perché al giudice non piace il libro di Caprotti” potete leggere tutti i dettagli della vicenda. Motivazioni che a me sembrano tanto il consueto metodo italiano di tacere tutto ciò che non fa comodo.

  • Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani
  • Bernardo Caprotti
  • Editore: Marsilio editore
  • 187 pagine
  • Prima edizione: 26 settembre 2007
  • Sito web

Altri libri tabu della moderna storia italiana

Ho scovato altri libri che sono stati ritirati, censurati, ostacolati, polemizzati:

  1. Lasciate che i bimbi di Luther Blisset (dicembre 2001)
  2. L’odore dei soldi di Elio Veltri e Marco Travaglio (2001)
  3. Sul sito Abebook potete trovare un corposo elenco di altri libri proibiti

Letteratura che scotta

Un libro è cultura. Leggere non significa applicare le ideologie e idee dell’autore. Si legge per educarsi, ma anche per divertirsi, informarsi, documentarsi. Conoscere. No, la conoscenza non può essere limitata, ostacolata, impedita, non nel XXI secolo, non ci sto. Eppure il quadro è questo.

Oltre i 5 libri che ho elencato, quali altri libri tabù vi vengono in mente?

80 Commenti

  1. Valeria
    3 luglio 2014 alle 05:54 Rispondi

    Lolita di Nabokov per esempio, ma come dimenticare quelli che ho studiato tanto e cioè I Versi Satanici di Rushdie?

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:02 Rispondi

      Lolita per la pedofilia, immagino.
      Hai citato i Versi satanici, io cito allora Gli epigrammi proibiti di Marziale.

  2. Fabio Amadei
    3 luglio 2014 alle 07:20 Rispondi

    Ho letto diversi libri di Pansa, dai Sangue dei vinti e i Vinti non dimenticano. Le forti critiche mi hanno incuriosito e mi son fatto una certa “cultura” sulla resistenza e i partigiani, considerati intoccabili e quasi santificati. Da documenti storici e testimonianze raccolte da Pansa abbiamo capito che non è così. Alcuni partigiani sono stati veri e propri assassini e tutto ciò non si può negare. Lo stesso e’ successo recentemente a Simone Cristicchi fortemente osteggiato per il suo libro e lo spettacolo Magazzino 18 a Trieste sugli esuli.
    Le foibe stesse sono state per tanti anni un tabù e quacosa da censurare.
    La verità e’ sempre scomoda per quelle persone che non usano il proprio cervello e si fanno plagiare da idee estremiste che nascondono il potere malvagio di chi vuole dominare a tutti i costi.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:07 Rispondi

      Condivido in pieno. Sulle foibe, poi, si continua ancora a nascondere e dar loro poco spazio.

  3. Chiara
    3 luglio 2014 alle 08:39 Rispondi

    Un libro può condizionare il pensiero di una persona in due casi:
    1) Si tratta di un soggetto culturalmente debole e poco autonomo, quello che Horkeimer ed Adorno definivano la “black box” entro cui i media possono inserire arbitrariamente qualunque contenuto
    2) Esiste già una parvenza di convinzione relativa a tali correnti di pensiero, che genera interesse per certi argomenti e porta il soggetto ad acquistare il libro
    Pertanto, non sono completamente d’accordo sul fatto che un libro non possa condizionare il modo di pensare. Ciò nonostante, osteggio qualunque tipo di censura “politica” in quanto credo che imbavagliare la popolazione sia ancora un tentativo misero, quotidianamente messo in atto un po’ da tutte le frange ideologiche, e questo non farà altro che generare un popolo di ignoranti.
    Un altro saggio che ha suscitato scalpore (anche se non a tali livelli) è Le Cene Eleganti, di Pietro Colaprico, uscito nel 2011 e rivolto all’inchiesta su Berlusconi, Ruby, ecc. Ovviamente l’autore è stato accusato dai sostenitori del nano di gettare fango sul loro dio…

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:10 Rispondi

      Per i soggetti di cui parli:
      1) A quel punto per evitare plagi e influenze bisognerebbe vietare anche di parlare e di trasmettere in TV e internet.
      2) Vero, sei già di quelle idee.

      Ma la censura, appunto, è sbagliata a priori. Tanto più oggi che, con la tecnologia che abbiamo, possiamo pubblicare come e dove vogliamo.

  4. LiveALive
    3 luglio 2014 alle 09:07 Rispondi

    Beh, non so che fine hanno fatto, ma gli scritti di Brevik sono sicuramente roba che scotta.

    Ci sono poi pubblicazioni scientifiche che analizzano le differenze razziali. Nel 2008 una ricercatrice ha pubblicato una ricerca in cui “dimostrava” che gli uomini di colore sono mediamente più stupidi dei bianchi, che a loro volta sono inferiori agli indiani. Pure, ha dimostrato che tra una razza e l’altra il dna presenta differenze per il 0,5%. Poco? Il 3% basta per passare da una scimmia a un uomo. …inutile dire che la tipa per poco non veniva radiata dalla comunità scientifica.
    Naturalmente io non credo tali ricerche accurate, ma per puro spirito anarco-insurrezionalista, volevo scrivere un racconto sul nazismo in cui, ad un certo punto, il narratore interveniva per riportare quei saggi. Però non l’ho mai scritto.

    Poi ci sono tutti i libri dedicati a Satana, come quello di Carducci.
    E tutti i libro che hanno smosso le morali sessuali, come la già citata Lolita, ma anche Tropico del Cancro, la Recherche di Proust, La Mia Vita Segreta, naturalmente i saggi di Freud, lo stesso Decamerone, i libri di D’Annunzio..,
    Molti cristiani continuano a considerare come impuri i testi di Dan Brown, ma pure Il Nome della Rosa.
    E anche tanti altri testi ribelli, come la poetica di Rimbaud, certi saggi di Nietzsche, i libri di Marx, quelli di Lenin (di cui ho l’opera omnia)…
    Ma sono tutti testi che ormai non hanno più il fascino del proibito come potrebbe averlo un’apologia al fascismo.

    Non sono sicuro sul citare anche i libri di Von Daniken. È quello che crede che gli alieni abbiano fatto visita agli uomini antichi per farli evolvere. È ai livelli di 2012 di Giacobbo, però se ti vedono leggere i suoi libri, di sicuro pensano male XD

    Non sono sicuro sul fatto che un libro non possa far cambiare idea. Certo che può, è naturale anche per il solo fatto che dà conoscenze e fa riflettere. Piuttosto bisogna chiedersi: uno può diventare nazista perché legge il Mein Kampf (a proposito: l’ho sfogliato, alcune parti sono scritte con una certa energia)? Mah, non lo so, perché in giro c’è molta gente influenzabile. Però, il vietare l’apologia di nazismo e fascismo non lo ritengo cosa giusta. Dico, ognuno ha diritto di scrivere ciò che gli pare, giusto o sbagliato che sia.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:20 Rispondi

      Anche Harry Potter fu criticato dalla chiesa.

      Cronache da un altro passato mi interessa, cercherò di reperirlo.

      E no, non diventi nazista se leggi Mein Kampf. Ovvio che leggendo acquisisci conoscenza, ma non credo proprio che una mente razionale possa farsi influenzare da una lettura.

      • Bruna Athena
        6 luglio 2014 alle 10:04 Rispondi

        Sono d’accordo con te. A dire il vero, delle persone non mi fido e non sono nemmeno tanto sicura che non possano ritornare in auge idee perverse e che non possano impiantarsene di nuove. Nonostante ciò, credo che bisogna sempre conoscere una tematica, un fatto storico sotto tutti i punti di vista possibili: una sola prospettiva è riduttrice della grande complessità che i fatti umani naturalmente presentano. Infine, sono comunque ottimista: esistono persone razionali che sanno come non farsi influenzare, ma considerano criticamente quanto leggono. Questo discorso lo faccio spesso con chi critica la TV (che non guardo, a dire il vero) e in particolar modo serie televisive su crimini ed omicidi, sostenendo che sono questi a renderci insensibili alla violenza di questi tempi. A me questo ragionamento sembra sottosopra: l’uomo è sempre stato violento; al più abbiamo preso ispirazione da realtà che a volte sono andate ben oltre la fantasia; se so che uccidere è tremendo, per me sarà in ogni caso d’effetto sentire di un padre e marito che stermina la propria famiglia! Tirando le somme, trovo che certa censura non sia rispettosa della dignità intellettuale delle persone!

        • Daniele Imperi
          7 luglio 2014 alle 08:01 Rispondi

          Sì, molti sono convinti che la violenza nei film influenzi alcune persone, per qualcuno è stato così, ci sono stati casi in cui hanno imitato alcune gesta.
          Però non possiamo generalizzare.

  5. Ivano Landi
    3 luglio 2014 alle 09:29 Rispondi

    Mi sorprendono sempre certe sincronicità. Proprio nel post che ho pubblicato ieri parlo della vicenda di Maestro e Margherita, il libro di Bulgakov. Ne è stata proibita la stampa in Unione Sovietica per oltre due decenni e quando finalmente ne è stata autorizzata la pubblicazione, la storia è apparsa alleggerita da ben 159 tagli, pari al 12% del testo complessivo. Un libro che a suo tempo ha scottato, non c’è dubbio.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:23 Rispondi

      Vita e destino di Vasilij Grossman, che ho, è stato sequestrato dal KGB nel 1961 perché parla del totalitarismo sovietico.

      Il maestro e Margherita ce l’ho, Bulgakov mi piace, ma quello non l’ho ancora letto.

      • Ivano Landi
        3 luglio 2014 alle 13:56 Rispondi

        Be’ saprai già sicuramente che è ritenuto il suo capolavoro, e credo lo sia all’unanimità anche se qualche bastian contrario si trova sempre e ovunque XD
        Personalmente lo considero tra i dieci romanzi irrinunciabili.

        • Daniele Imperi
          3 luglio 2014 alle 15:08 Rispondi

          Mi tocca leggerlo presto, allora :)

          • silvio pezza
            5 luglio 2014 alle 18:41

            Sicuramente!

        • silvio pezza
          5 luglio 2014 alle 18:39 Rispondi

          Totalmente d’accordo sul fatto che sia tra i 10 irrinunciabili di tutti i tempi

  6. LiveALive
    3 luglio 2014 alle 09:36 Rispondi

    Pensavo che Alice nel Paese delle Meraviglie fosse vietato perché scritto da un probabile pedofilo, non per gli animali parlanti XD
    A qualcuno potrà interessare forse che anche un libro cristiano come I Promessi Sposi era stato vietato in quanto Don Abbondio prendeva in giro i preti.
    Che dire della Divina Commedia? Nel 500 un prete l’ha buttata nel fuoco dicendo “ma che divina, è opera del dimonio!”. Forse a causa di Bonifacio VIII, ma ancora oggi sono tanti a leggere in quel libro idee protomassoniche. Per esempio, i gradini neri, bianchi e rossi, cioè nigredo, albedo e rubedo nella scala filosofica dell’alchimia. Inoltre Dante stesso dice, in una lettera, che la salvezza non sta nel dogma, non proprio un’idea cristiana.

    Personalmente, io guarderei storto anche i libri di Paulo Coehlo. Non sono altro che propaganda massonica.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:24 Rispondi

      Che qualche libro fosse vietato nell’antichità è normale, ma nel XXI secolo è solamente ridicolo.
      Significa che siamo ancora arretrati.

  7. ferruccio
    3 luglio 2014 alle 11:00 Rispondi

    Bagatelle per un massacro di Celine

  8. LiveALive
    3 luglio 2014 alle 11:01 Rispondi

    A proposito dei libri e delle idee che possono suscitare in una mente malata, consiglio questa lettura:
    http://lettura.corriere.it/il-mandante-e-il-romanzo/
    di Cogne sono stupito. Del Manuale del Guerriero della Luce mi ricordavo, perché anche l’anno scorso lo hanno trovato nello studio di non ricordo che omicida o attentatore.

  9. Chiara
    3 luglio 2014 alle 11:49 Rispondi

    Nessuno (tanto meno il suo autore, per quanto consapevole) può prevedere le ripercussioni di un’opera d’arte o di una boiata pazzesca nell’inconscio individuale del fruitore.

    Credo che questa frase, tratta dall’articolo che tu citi, parli da sé. Anche io ho letto il manuale del guerriero della luce e, credimi, non ho mai maturato istinti omicidi. tutto dipende dall’interpretazione soggettiva

    • LiveALive
      3 luglio 2014 alle 12:19 Rispondi

      Anche io l’ho letto, eh XD

  10. Tenar
    3 luglio 2014 alle 12:09 Rispondi

    Io penso che la conoscenza non possa mai essere un disvalore, anzi. Conoscere l’ideologia di Hitler o di altri dittatori può solo aiutare a stroncare sul nascere nuovi epigoni (anche se non credo per niente alle tare presenti nel DNA, purtroppo penso che ciascuno di noi in circostanze estreme e aiutato proprio dall’ignoranza potrebbe compiere cose terribili).
    Inoltre la storia e complessa e sfaccettata ed è ben difficile che ci siano buoni e cattivi. La cosa difficile è indagarla in modo onesto, basandosi sulle fonti e non sull’ideologia.
    Mi sembra però diversa la vicenda dell’ultimo libro che hai citato. Non conosco la vicenda e non sono un’estimatrice di coop, però non è che il fondatore di Esselunga era di parte? La diffamazione è (giustamente) reato, non conoscendo gli atti giudiziari non posso a prescindere dire che il giudici abbia sbagliato a farlo ritirare dal mercato.

    Se devo essere sincera, i libri che considero davvero pericolosi sono quelli antiscentifici. Libri (e programmi televisivi) che dicono che con erbe e imposizioni delle mani si guarisce dal cancro e cose simili, ma anche diete miracolose che in realtà fanno male alla salute. Ecco, quelli mi spaventano davvero.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:29 Rispondi

      Il proibizionismo ideologico è il peggiore.

      Certo che era di parte, Esselunga è sua e è stato contrastato. Leggerò a breve il libro, ma guardando anche le immagini allegate ci sono diversi documenti che attestano scorrettezze della Coop.
      Ma ritirare dal mercato no, non esiste.

      Su quei libri antiscientifici hai ragione. In quel senso penso che ci debba essere un controllo, perché il rischio è davvero la morte delle persone.

  11. Edmond Dantes
    3 luglio 2014 alle 12:11 Rispondi

    Vorrei solo aggiungere che oltre alla politica, (condivido pienamente il giudizio di Daniele sulla sua inutilità) il punto d’inizio di ogni persecuzione ideologica è sempre stata la religione. Ricorderete che una particolare etnia della Francia del XVI sec, conosciuta con il nome di Ugonotti, che venne completamente sterminata dalla chiesa, non ne esistono discendenti provati al giorno d’oggi, colpevoli di indurre le persone a leggersela da soli la Bibbia, e non farsela interpretare dai preti. Promuovevano corsi per imparare a leggere, cosa tutt’altro che comune all’epoca, al fine di far aprire gli occhi alle persone contro le fandonie dogmatiche della Chiesa. Insomma non è solo pericoloso proibirli i libri, ma anche dare l’autorità a qualcuno di leggerli e dirci cosa pensare.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 12:32 Rispondi

      Ciao Edmond, benvenuto nel blog.

      Sulla religione mi trovi d’accordo. La Bibbia, inoltre, è ancora un libro oscuro e che contiene testi da interpretare.
      E non certo da chi crede ciecamente.

      • Edmond Dantes
        3 luglio 2014 alle 12:45 Rispondi

        Grazie per il benvenuto,
        Tra l’altro il tuo commento sull’oscurità della Bibbia mi ha fatto venire in mente un altro libro del quale non è stata ritirata la vendita, ma per cui l’autore si è comunque beccato minacce di morte e un proiettile in una busta recapitata a suo nome a Milano. La Bibbia Non E’ Un Libro Sacro di Mauro Biglino. Anche qui si può condividere o meno il pensiero dell’autore, ma…volere ucciderlo? Che razza di follia è?

        • Daniele Imperi
          3 luglio 2014 alle 12:50 Rispondi

          In effetti è assurdo. Non conoscevo quel libro. Purtroppo ci sono estremisti e fanatici in ogni campo.

  12. Grazia Gironella
    3 luglio 2014 alle 13:39 Rispondi

    La censura fa indignare anche me, però mi viene in mente un esempio che mi mette in crisi e mi spinge a fare l’avvocato del diavolo (e mi farà guadagnare il lancio di uova marce, forse). Nell’ambito di un concorso mi è stato assegnato in lettura un romanzo in cui c’erano riferimenti espliciti, e a mio parere morbosi, a episodi di pedofilia. Immagino che l’autore fosse convinto di produrre arte, e chi sono io per chiudergli la bocca? Però, però… l’autore ha una responsabilità su ciò che sguinzaglia per il mondo. Non si può fingere che la letteratura non influenzi la società, o almeno i suoi membri più vulnerabili e poco equilibrati, nei casi peggiori. Come lo vedete il pedofilo con un seguito di potenziali fan? C’è gente che posta su FB video in cui arrostisce il gatto. Allora mi domando: davvero è giusto che tutto diventi pubblico? Sempre, per forza? Nell’esempio che ho fatto, probabilmente l’editore avrebbe rifiutato il testo per i motivi che hanno disgustato me; ma siamo proprio sicuri che l’idea di immettere sul mercato un testo che scotta non avrebbe fatto presa? Non mi sembra che questo mio ragionamento valga per i testi che avete citato, che conosco solo in minima parte, ma credo che il problema esista, e non sia soltanto nella mancata reperibilità di un testo, ma anche nell’impossibilità di avere criteri di censura oggettivi e condivisi da tutti.

    • LiveALive
      3 luglio 2014 alle 14:05 Rispondi

      Qui andiamo in campo morale, che è sempre relativo alla società. Lo stesso omicidio, che per alcuni è indiscutibile, non è un male oggettivo: basti pensare alla pena di morte o all’uccisione per motivi religiosi, anche qui le varie società hanno idee diverse.
      Bisogna sempre lasciare libero tutto di tutto e non censurare mai niente? Beh, Giorgio Tsoukalos io lo censurerei anche se mi sta simpatico XD però, sinceramente, IN RELAZIONE a un dato momento di una data società, no, non credo che tutto debba essere mostrato a forza.

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 15:07 Rispondi

      Difficile rispondere nel tuo caso. Esistono romanzi in cui sono mostrati in modo esplicito omicidi e stupri: vale lo stesso discorso, allora.
      Si tratta di storie. Non so ora a che livello fossero quelle scene. Io, come scrittore, mi sarei mantenuto sul vago, perché non ritengo necessario approfondire, sarebbe soltanto una morbosità inutile.

      Però non confondiamo la mania del dettaglio con l’apologia alla pedofilia. Sono due cose differenti. Lo dico perché oggi sembra facile gridare al mostro senza cognizione di causa.

  13. Edmond Dantes
    3 luglio 2014 alle 14:34 Rispondi

    Attenzione Attenzione! (sembro uno strillone di inizi novecento così…) ma ci stiamo forse confondendo col concetto di censura, allora. La censura è dannosa quando viola arbitrariamente i diritti fondamentali garantiti dalle principali legislazioni mondiali. La nostra Costituzione, ad esempio, nell’art.3 e seguenti, garantisce le varie libertà di culto, credo politico, indirizzo sessuale etc. Nessuna legislazione si sogna di tutelare una palese violazione dei diritti dell’uomo quali sono l’omicidio o la pedofilia. In un caso di apologia alla pedofilia come quello descritto da Grazia o i citati scritti di Brevik sullo sterminio, ritengo (e prima di me lo ritiene lo Stato di Diritto) che sia doveroso non pubblicare affatto! E dirò di più, se si elude la censura con l’autopubblicazione, è doveroso da parte del lettore riportare anche l’abuso, come avviene con il tasto apposito su Amazon.

  14. Marcello
    3 luglio 2014 alle 15:25 Rispondi

    Col Mein Kampf mi era successa questa cosa. Me lo sono fatto prestare da un collega d’ufficio che lo aveva e ricordo che un mattino me lo ha portato tutto zitto e furtivo e mi ha detto di metterlo via, altrimenti qualcuno avrebbe visto. Anche lì, non c’era casa editrice, nè altra indicazione.
    L’ho letto quasi tutto (onesto) e… non ti dico niente (altrimenti ti rovino lo “spoiler” diciamo).
    Ora che me ne hai parlato, mi piacerebbe prendere Laogai.
    Sai che ti dico? Che proprio dopo anni di silenzio mio politico, dati dal fatto che esprimere un’opinione politica diversa dalla sinistra preconfezionata in Italia è una macchia nera, mi sono dichiarato, messo a parlare, discutere e quant’altro. Devo dire che è stato una sorta di alleggerimento, ecco…
    Onestamente non mi viene in mente nessun libro proibito, forse solo La rondine fuggita dal paradiso di Hyok Kang, esule dalla Corea del nord. Lì lo brucerebbero. E’ molto bello e semplicissimo, chiaro e lineare. Totalmente apolitico.

    Saludos!

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 17:30 Rispondi

      Zitto zitto, se no qualcuno lo vede :D
      Mi immagino la scena.

      Sull’esprimere idee politiche diverse dalla sinistra sono d’accordo, potrei fare tantissimi esempi.

      Io ormai ho preferito, più che il silenzio, “l’ateismo politico”, come lo chiamò un amico di mio padre.

      Cercherò informazioni sul libro del coreano. Ma perché lo brucerebbero?

      • Marcello
        4 luglio 2014 alle 11:22 Rispondi

        Hyok Kang, in quel libro, descrive in maniera oggettiva (quindi senza il minimo risvolto politico) le sue condizioni di vita (sue e di quelli che conosce) nella Corea del Nord degli anni ’90. Lui è fuggito in Cina nel 1995, se non sbaglio. Descrive una realtà da fumetto post-apocalittico, tanto assurda che si fatica a crederci.

        Saludos!

  15. Nani
    3 luglio 2014 alle 16:38 Rispondi

    Credo di aver conosciuto anch’io quel tizio col suo personaggio pedofilo. Per sponsorizzare quella porcata, uno di quelli che lo aveva votato per la pubblicazione mando’ un estratto su uno dei forum di Google. A parte il vomito, io mi ci ritrovai a discutere, forse perdendo il mio tempo, perche’ secondo me certe cose non vanno pubblicate. Ma non per la moralita’ o l’ amoralita’ dell’opera, ma perche’ producono assuefazione. Il lettore che la legge la prima volta vomita. La seconda storce la bocca. La terza non gli fa piu’ cosi’ tanta impressione. E cosi’, ad un certo punto, il sesso spinto nei film non fa piu’ voltare gli occhi, la masturbazione pubblica o la tastata del sedere della ragazzina da parte del vecchio viene liquidata con un’alzatina di spalle e la violenza sulle persone incapaci di reagire viene ignorata, quando invece dovrebbe provocare quella prima reazione: il vomito e la rivolta.
    Secondo me il potere di cio’ che si scrive e’ enorme. E, per questo, si ha la responsabilita’ di cio’ che si scrive. Ma quando l’autore non ci arriva proprio, allora e’ giusto che qualcuno gli dica: ok, stai mancando di rispetto. Che poi, chi dica questa cosa non sempre sia l’autorita’ perfetta o il sovrano illuminato, purtroppo e’ un dato di fatto.
    Per il Mein Kampf, anch’io sono dell’idea che non puo’ causare tutti questi danni. Il periodo storico e’ passato, l’ideologia, le varie menate…
    Poi ti ritrovi in Germania e senti che colleghi di tuo marito sono costretti a scendere dal tram o a uscire da uno stand di festeggiamenti collettivi perche’ gruppi di persone piu’ o meno giovani inveiscono violentemente contro di loro. Il loro crimine? Avere tratti orientali.
    Forse il governo tedesco non reagisce nel migliore dei modi cercando di nascondere certi libri, ma credo che anche lui non sa bene come prendere il fenomeno che sembra saltare fuori appena un minimo di disagio fa capolino. Alla fine, nonostante educazione multiculturale a scuola, aiuti all’integrazione, sostegno di vario genere a indigenti propri e stranieri, non riesce nemmeno a tenere a bada la buona vecchina che, passando davanti ai nostri amici indiani con figlia, sussurra qualcosa come: “venite a fare figli qui per i nostri soldi! – bip – ” (Lo stato tedesco aiuta i bambini dei residenti con un sostanzioso contributo mensile fino alla fine degli studi universitari).

    • Grazia Gironella
      3 luglio 2014 alle 17:02 Rispondi

      Ma infatti è proprio questo il rischio. Tu dici, Daniele: sono solo storie, in fondo che differenza c’è a raccontare stupri e assassinii? Ed è abbastanza vero. Abbastanza, ma non del tutto. L’istinto mi dice questo. Certo, se l’autore teorizza schifezze è peggio, ma anche se solo ne parla con una certa autoindulgenza mi pare troppo. Non so quale sia il confine tra libertà di espressione personale e diffusione di marciume. Confesso che me lo domando anche di fronte a certe insistenze su sangue, torture e sbudellamenti, quando l’autore sembra trovarci una soddisfazione che rasenta l’ostentazione, perciò mi rendo conto che come Censore-Moralizzatore sarei terribile. Del resto non sopporto nemmeno l’idea che chi legge le mie storie termini il libro sentendosi impaurito, schifato, depresso. Figurati che effetto mi fanno gli argomenti cui abbiamo accennato!

      • Daniele Imperi
        3 luglio 2014 alle 17:35 Rispondi

        Se indugia troppo su certi particolari, allora ci prende gusto, ovvio. O sta immaginando qualche suo nemico :D

    • Daniele Imperi
      3 luglio 2014 alle 17:34 Rispondi

      Ho capito che vuoi dire. Un conto è censurare a priori romanzi sulla pedofilia, tanto per restare nell’esempio, un conto è far moderare i toni e evitare certi dettagli, che davvero non servono.

      Il periodo storico è passato, hai detto bene, e certe cose secondo me non possono più accadere.

    • LiveALive
      3 luglio 2014 alle 18:21 Rispondi

      Sì, tempo fa avevo sentito di uno studio… Pare che bastino poche ore di visione di telefilm polizieschi/gialli per aumentare l’assuefazione alla violenza. Personalmente, credo dipenda anche molto da persona a persona.
      C’è anche un’altra questione che merita di essere approfondita: la catarsi. Ne ho appena scritto un pensiero nel mio diario… Un testo “pedofilo” come certi racconti di Bukowski vanno considerati come male a priori? Da un lato, di sicuro fanno schifo a molti e c’è il rischio di assuefazione. Dall’altro, permettono la catarsi, e cioè non dovrebbero assuefare ma al contrario ridurre il rischio della pedofilia reale. Cosa dire poi dell’immersione? Facendo leggere a CERTI preti (perché Don Matteo è troppo forte) un testo a tema pedofilo, ma visto dagli occhi del bambino, forse QUEI preti (perché evviva Padre Brown) ci pensano due volte prima di fare qualcosa? O al contrario QUEI preti (perché Don Camillo non si tocca) si assuefanno e quindi finiscono per considerare la pedofilia cosa normale, CERTI preti (perché Don Abbondio non tocca nessuno)?
      Sinceramente non lo so, tra catarsi/immedesimazione e assuefazione, mi sembrano entrambe visioni possibili.

  16. Marco Cagnotti
    3 luglio 2014 alle 23:26 Rispondi

    Domanda: supponiamo che qualcuno scriva un libro nel quale si sostiene che un tizio di nome XY è un pedofilo. E che questo libro cominci a essere venduto e letto da molte persone. E che la loro opinione su XY cominci a essere sempre più condizionata da quanto leggono nel libro.
    A un certo punto i vicini di casa di XY iniziano a guardarlo storto. Si creano situazioni… come dire?… imbarazzanti, ecco. E molto sgradevoli, specie per XY.
    Non pensa XY che quel libro dovrebbe essere ritirato dal mercato e che la sua vendita dovrebbe essere proibita? E che cosa risponderebbe a chi gli dicesse che in fondo “è solo un libro”, oppure “è solo letteratura”, oppure “pubblicare un libro non può mai significare promulgare idee di qualsiasi tipo” o che “una mente razionale non può farsi influenzare da una lettura”?
    La realtà è differente.
    Si pubblicano libri proprio per promulgare delle idee e per influenzare le menti. Anche quelle razionali. Anzi, soprattutto le menti razionali, nel confronto dialettico. E le idee possono essere interessanti, utili, provocatorie, arricchenti, rivoluzionarie. E sì, anche pericolose per la società e per i singoli.
    Io odio la censura. Fosse per me, pubblicherei qualsiasi cosa. Davvero: qualsiasi cosa. Perfino l’apologia del nazismo o della pedofilia, che mi fanno schifo. Perché in una società ideale tutti possiedono degli anticorpi intellettuali e culturali e sanno affrontare con spirito critico la lettura di qualsiasi libro. Ma non viviamo in una società ideale, purtroppo. Sicché qualcuno potrebbe perfino arrivare a pensare che XY è un pedofilo e che il nazismo è una bella cosa.
    Perciò forse, per brutta che sia, almeno qualche volta la censura è necessaria. E il ritiro di un libro da commercio è cosa buona e giusta. Che poi quel libro riesca comunque a circolare in maneira illegale attraverso i canali digitali è un’altra faccenda: non per questo, visto che è di libero accesso sulla Rete, allora dev’esserlo in ogni altra forma.
    Insomma, era solo per dire che la posizione “No, censura mai, a tutti i costi, i libri sono innocui sempre e comunque” mi sembra un po’ ingenua e semplicistica.
    I miei due cent.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 07:47 Rispondi

      Se qualcuno scrivesse un libro del genere mi starebbe calunniando, quindi si becca una bella denuncia o una scarica di legnate :D
      Se scrive che i nomi non si riferiscono a persone esistenti, è un altro discorso. E di Daniele Imperi ne esistono poi almeno altri 4 ;)

      I libri che ho elencato, però, non vedo per quale motivo debbano essere ritirati dal commercio.

      Se ti metti a diffamare è un altro conto. Io non posso scrivere che XY è un pedofilo in un mio libro, e riferendomi proprio a te, se non ho prove certissime di quanto affermo, altrimenti, come ho detto, si tratta di calunnia e questo è un reato, ovvio.

      • Marco Cagnotti
        4 luglio 2014 alle 07:54 Rispondi

        Perciò, Daniele, tu stai sostenendo che almeno alcuni libri, che si macchiano del reato di diffamazione, dovrebbero essere censurati. E va benissimo: io la penso come te.
        Però questo contraddice un po’ il senso generale del tuo post, dal quale sembra trasparire la convinzione che nessun libro, mai, per nessun motivo, dovrebbe essere censurato.
        Prendi il caso di “Lasciate che i bimbi”, per esempio. Ecco:
        wumingfoundation.com/italiano/Giap/lasciate.htm
        Dunque si tratta di diffamazione ai danni della signora Lucia Musti, la quale legittimamente ne ha chiesto il ritiro dal commercio o quanto meno la pubblicazione di una versione emendata. Perciò quel libro merita di essere censurato.
        O no?

        • Daniele Imperi
          4 luglio 2014 alle 08:37 Rispondi

          Premetto che non comprerò mai alcun libro scritto o tradotto da quella fondazione, l’ho inserito solo per dovere di informazione.

          Non so cosa abbiano scritto contro quel magistrato, ma sappiamo tutti che ai nostri magistrati – come ai nostri politici – non piace essere criticati. Ma a parte questo non so cosa abbiano scritto. Se hanno criticato l’operato di quel magistrato, scrivendo cose vere, allora non vedo perché sia giusto condannarli e ritirare il libro.

  17. LiveALive
    3 luglio 2014 alle 23:57 Rispondi

    Da un lato bisogna considerare che le parole sono innocue e le azioni no; dall’altro, bisogna considerare che non sempre parole e azioni sono separate, perché come detto di gente influenzabile ce n’è tanta. Anche per me si potrebbe pubblicare l’apologia della pedofilia (e comunque: Vendola ci è andato vicino, dicendo che bisogna abbattere certi pregiudizi e dare ai bambini il diritto di vivere la loro sessualità), ma non praticarla; cioè le parole/idee non sarebbero mai reato, le azioni sì. Ma è anche vero che se uno espone un’idea è anche perché vuole dargli attuazione, quindi non so…

    Tra gli scritti maledetti, stavo dimenticando le opere di Kaczynski.
    Dopo aver detto che si possono pubblicare le apologie di fascismo e pedofilia, completo la mia autodistruzione dicendo: io sono estremamente affascinato da Kaczynski.
    La sua prosa ha la precisione di un teorema matematico. Non c’è una singola parola di troppo, le frasi sono di una chiarezza infallibile e si susseguono nel modo più logico immaginabile.
    Sicuramente è uno dei geni dell’America contemporanea: si è diplomato con due anni di anticipo, nella tesi di laurea ha risolto un problema che un suo professore non riusciva a risolvere, il suo quoziente intellettivo è stimato a 170.
    …è un’ottima occasione per riflettere su come un intelligenza matematica non si traduca comunque sempre in umanità e lucidità. Non è Kaczynski l’unico genio ad aver fatto cose orribili: anche tutti i gerarchi nazisti avevano un quoziente intellettivo superiore alla media. Goering aveva 138, Schatch 143.
    Naturalmente intendo dire che Kaczynski mi affascina come personaggio, lo vedrei bene in un libro, non appoggio certo le sue idee sulla tecnologia.

    (Visto che a qualcuno, magari, è venuta la curiosità… Aceviper ha pubblicato una stima del QI delle persone famose – su quali basi non lo so – e ha stimato il QI di hitler a 141. Forse non è preciso – goering dei test li ha fatti, hitler no – ma è generalmente considerato sopra la media. Pare che i tedeschi siano uno dei popoli più intelligenti: il secondo uomo più intelligente mai esistito sarebbe Goethe, con un QI di 210. Anche Leibniz ha un 205. Il più intelligente mai nato però è italiano, Da Vinci, con 220. Anche Buonarroti ha un buon 180. Einstein si ferma a 160, come Bill Gates.)

    • Marco Cagnotti
      4 luglio 2014 alle 00:00 Rispondi

      Non sono d’accordo. Le parole NON sono innocue. Nella misura in cui possono sollecitare, indurre, stimolare e per finire anche produrre azioni, le parole non sono affatto innocue.

      • Nani
        4 luglio 2014 alle 07:16 Rispondi

        Concordo!

        Alessio, tu dici:

        “Cioè le parole/idee non sarebbero mai reato, le azioni sì. Ma è anche vero che se uno espone un’idea è anche perché vuole dargli attuazione, quindi non so…”

        E invece no. Anche le parole possono diventare reato. Possono ammiccare al reato, possono insinuare la possibilita’ di compiere il reato. E questo e’ reato. Pensa all’esempio (perfetto) di Vendola. Lui dice: ok, il bambino ha il diritto di manifestare e vivere la propria sessualita’ come gli pare. Vendola non e’ il vecchietto in mezzo alla strada, Vendola e’ un uomo di un certo prestigio sociale. Se dice una cosa, di sicuro l’ha pensata bene e ha un valore. Lo stesso vale per lo scrittore, che di solito non e’ il primo cretino che apre la bocca al bar per riempire una pausa.
        Il primo pedofilo che ascolta la sensata uscita di Vendola, che magari si sentiva anche un po’ in colpa perche’ non riesce a reprimere certi istinti, si dice: “ma vedi! Se il bambino prova desiderio di darmi un bacino, allora e’ suo diritto farlo”.

        E adesso outing: io bacio le mie bimbe sulla bocca. Quando, soprattutto la piccolina, si fa male, il mio modo per consolarla e’ riempirla di bacini. Quello e’ il modo per farle capire che la mamma le vuole bene e le sta vicino. Quando io mi faccio male e faccio finta di piangere, lei viene e mi riempie di bacini. Perche’? Perche’ lei mi vuol bene quanto le voglio bene io e non vuole che io stia male. Lei, con quei bacini mi dice che e’ li’ con me e che ci pensa lei a consolarmi.
        Ecco.
        Mettiamo che io sia uno zio e i bacini non siano sulla bocca, ma da qualche altra parte. Quello che e’ innocuo pensiero, innoqua proiezione di affetto e tutto quello che vuoi da parte del bambino, diventa atto illecito. Tu che mi hai suggerito che questo atto illecito non e’ poi cosi’ illecito, perche’ il nipotino lo fa di sua spontanea volonta’ quando io mi sento triste, tu sei esentato dalla mia vergogna? No.
        E tu, che hai istigato la societa’ a compiere un avvicinamento verso il pensiero che mio nipote possa darmi un bacino di consolazione in un certo posto a patto che lo faccia in liberta’, tu, sei scusabile? Secondo me, no. Non puoi dar forma ad un certo pensiero nella mente della gente. Perche’ le parole hanno un peso e tu sei responsabile dell’effetto di quel peso.

        Ok, si potrebbe pensare che io sia un censore radicale. Forse, ma di sicuro posso dire che ho constatato con l’esperienza che, come i sovrani illuminati sono pochini, anche di gente illuminata ce ne e’ davvero poca. E allora, meglio pararsi un po’ il sedere. E Vendola, certe cose, non le deve insinuare, nemmeno per scherzo. Se le dice, ci deve essere qualcuno di pari autorita’ che gli dica: Oj, stiamo cagando fuori dal vasino (e scusate il tono aulico :D).

        • LiveALive
          4 luglio 2014 alle 09:03 Rispondi

          Mah, io rimango del parere che, se a essere reato non sono le parole ma solo le azioni a cui si riferiscono, allora bisogna punire l’azione, non necessariamente le parole. Questo perché appunto non si possono prevedere le conseguenze delle parole. Uno ascolta l’inno “doichland uber alles” (scritto così?), e la persona normale pensa “viva la Germania!”, il malato pensa “sì, dobbiamo distruggere tutti i non-tedeschi! Dove c’è un tedesco quella è Germania!”. Poi, non pensate male di me, però anche la percezione della pedofilia cambia con il tempo: nella Roma antica era perfettamente normale avere rapporti con gli schiavi più giovani, così come era normale che uno provasse entrambi i sessi prima di decidere come schierarsi. Se le cose sono cambiate è immagino perché all’epoca qualcuno aveva il diritto di pensarla in modo opposto alla tendenza. Ugualmente, credo che l’affermazione possa andare contro la legge, perché è così che la si fa evolvere, mentre l’azione deve sempre sottostare alla legge (escludo naturalmente i casi in cui le parole sono automaticamente azioni, come il caso di diffamazione). È poi possibile, per dire, che un’apologia dell’omicidio spinga uno che ha pulsioni omicide a compiere il passo decisivo, ma l’istigazione dovrebbe essere punita quando diretta, non quando dovuta a un’idea generale. Per esempio, se c’è un uomo su un tetto che urla “mi butto!”, io faccio reato se vado lì di fianco a dirgli “sì, buttati!”, perché non sto esprimendo un’idea, ma faccio qualcosa che so essere dannoso. Di contro, non faccio reato se scrivo che il suicidio è giusto come fa Nietzsche, anche se un maniaco suicida può essere istigato dal paragrafo sul giusto momento per morire che c’è nel Zarathustra. Non è reato appunto perché è impossibile monitorare tutte le conseguenze delle parole, altrimenti dobbiamo anche smettere di suonare l’inno alla Gioia, visto che secondo Tolstoj “divide gli uomini”.

          • Nani
            4 luglio 2014 alle 10:14

            Nella Roma antica, lo schiavo era un oggetto. Non era reputato uomo, tanto che portava scritto addosso: “Se ritrovato, restituire a tizio e caio”.
            Comunque, per il solo fatto che esistesse, non vuol dire che chi la subisse poi non ne soffrisse. Tempo fa, vidi una testimonianza di una donna che veniva da una piccola isola di non mi ricordo quale oceano. In quell’isola si pratica la pedofilia nei confronti delle bambine, che vengono passate da un adulto all’altro. Ebbene, quella donna e’ scappata il piu’ lontano possibile da quell’ambiente appena ha avuto la possibilita’, ha avuto un’esistenza devastata da quella sua infanza e palesemente ne soffriva ancora, vista la difficolta’ di parlare non tanto del rapporto d’abuso, quanto di quello finito male col marito a causa di quegli abusi.
            Eppure su quell’isola e’ pratica normale, accettata pure dalle madri di quelle bambine.
            Vabbe’, mi sto arenando forse troppo sul caso della pedofilia.
            In soldoni: secondo me hai ragione, non puoi prevedere tutte le derive che prenderanno i significati delle tue parole. E per questo e’ logico che la censura deve essere esercitata nel modo meno invasivo possibile. In pratica mai, a parte i casi in cui, con intenzionalita’ o anche senza, la parola offende la dignita’ delle persone. Che siano bambini, omosessuali, ebrei, casalinghe, scrittori e blogger o tedeschi. (Deutschland uber alles. Ma anche io me lo sono andato a riverede. ‘Sti tedeschi, con questa lingua barbara! :DDDD)

    • Marco Cagnotti
      4 luglio 2014 alle 00:03 Rispondi

      Ti dico di più: le parole NON sono innocue nemmeno quando non producono azioni ma solo idee, opinioni. Se le parole diffuse da qualcuno creano l’opinione che io sono un pedofilo, io m’i******. Anche se sono “solo parole”. E, se posso, le faccio censurare. Senza alcun dubbio.

      • LiveALive
        4 luglio 2014 alle 00:30 Rispondi

        Per il primo post: infatti, non lo sono quando provocano azioni.
        Per il secondo: ammetto di non aver considerato la possibilità del disturbo psicologico. In generale, potrei dire che le parole sono innocue quando, senza considerare le loro conseguenze, non vanno contro la legge. Per esempio: le parole di una apologia alla pedofilia possono essere innocue in quanto il danno sta nelle loro possibili conseguenze (azioni), ma non nella parola in sè. Le parole di un testo che ti accusa di essere pedofilo invece possono anche non comportare azioni ma comunque non sono innocue in quanto è la parola in sé a esser diffamazione.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 07:51 Rispondi

      Ah quel tipo ha scritto così? Andrebbe radiato dalla politica, allora. Un bambino, essendo tale, non ha ancora raggiunto la pubertà, quindi non deve vivere alcuna sessualità.
      Anche perché fino a 14 anni non è in grado di intendere e di volere, per la legge.

      Però, comunque, anche io sono convinto che non si possano fare i processi alle idee.

      Avere un QI alto non fa di te una brava persona :D

  18. Marco Cagnotti
    4 luglio 2014 alle 08:50 Rispondi

    Daniele, nemmeno io ho letto quel libro. Non so se contenga cose vere oppure se abbia diffamato Lucia Musti. Non sapendo, devo sospendere il giudizio.
    Però ho un fatto sicuro: c’è un magistrato che ha emesso una sentenza dalla quale risulta che Lucia Musti è stata diffamata perché il libro non dice cose vere, perciò quel libro dev’essere ritirato e censurato. E questo è un fatto certo. Le sentenze vanno prese per buone oppure, se le si critica, bisogna documentare la critica. E farlo in maniera circostanziata. “Ai magistrati non piace essere criticati, quindi il libro non va censurato” non è un argomento.

    Riprendo il caso inventato che ho citato all’inizio.
    Qualcuno pubblica un libro nel quale si sostiene che XY è un pedofilo. Giustamente XY chiede che il libro venga censurato e ritirato: Qualcuno commenta: “Ecco, XY deve avere qualcosa da nascondere. Io non ho letto il libro, ma se dice cose vere non vedo perché dovrebbe essere ritirato”. Ma appunto! Secondo il magistrato che, su richiesta di XY, fa ritirare il libro, quel libro non dice cose vere. Se qualcuno ha un’opinione differente, deve documentarla. Cioè produrre le prove che XY è davvero un pedofilo. Oppure zitto: si accetta la sentenza e basta. E il libro va ritirato senza discussioni, ripensamenti, critiche.

    Tuttavia, al di là del caso specifico, a me interessa aver dimostrato che sì, in certi casi la censura è giusta e legittima: un fatto che, mi pare, non emerge da questo tuo post, dove invece tu sembri condannare qualsiasi tipo di censura, sempre e comunque, per qualsiasi libro.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 09:04 Rispondi

      Il fatto che ci sia stata una sentenza non significa che quella sentenza sia giusta :)
      I giudici non sono portatori di verità assolute e sbagliano come gli altri. Il problema è che non pagano mai quando sbagliano. In Italia sono intoccabili. C’è perfino il ridicolo reato di oltraggio alla corte, roba da Medioevo.

      Tratto dal sito Treccani:

      … mentre il p.m. può pronunciare affermazioni lesive dell’onore dell’imputato, senza esporsi ad alcuna responsabilità in virtù della specifica causa di non punibilità prevista dall’art. 598 c.p., l’imputato che utilizzasse lo stesso linguaggio dovrebbe viceversa rispondere di oltraggio, non essendo prevista una clausola analoga a suo favore…

      Magari hanno argomentato quelle critiche. Magari hanno solo scritto “ha avuto delle responsabilità” e questo comunque risponde a verità. Esempio: un giudice decide di rilasciare uno che ha tentato di ammazzare la moglie. Lui torna libero e ammazza la moglie. Il giudice non è forse responsabile di quell’omicidio? Certo che lo è. E io non posso scriverlo in un libro? Sì che posso, perché corrisponde al vero.

      L’esempio tuo secondo me non calza, perché si starebbero scrivendo accuse pesanti e gravissime contro di me senza alcuna prova.

      Nel caso che citi, secondo me non si tratta di censura. Se impedisci a una casa editrice di ripubblicare il Mein Kampf, allora stai facendo censura. Se impedisci di pubblicare un libro in cui si critica la sentenza di un magistrato, allora fai censura. Prendi il caso di quel tipo accusato dell’omicidio di quella ragazzina, Yara. Ok, hanno trovato il suo DNA, ma questo non dimostra che l’abbia uccisa lui. Di certo non stava facendo qualcosa di lecito, ma non possiamo scrivere che è un assassino finché non si trovano prove certe di ciò che ha fatto.

      • Marco Cagnotti
        4 luglio 2014 alle 09:27 Rispondi

        Daniele, anch’io sono certo che moltissime sentenze siano ingiuste: su questo non ci piove. Così come condivido la tua opinione che la giustizia sia amministrata male, con leggi antiquate e antidemocratiche. E che la magistratura sia una casta intoccabile. E va bene.

        Tuttavia, se non c’è conoscenza sul caso specifico, non è possibile criticare una sentenza. O la si accetta, oppure si controargomenta dimostrando che è sbagliata.

        Il caso del tizio che ammazza la moglie lo prova. Se tu scrivi un libro per criticare la sentenza emessa dal magistrato, lo fai dopo aver studiato il caso, indagato sulle prove, aver letto la sentenza. Perciò a quel punto sei documentato, argomenti, pubblichi un libro che non può e non deve essere censurato.

        Ma non è così per Luther Blissett. Né tu né io abbiamo letto né il libro né la sentenza. Magari il magistrato che lo ha censurato ha sbagliato. E magari no. Magari davvero il libro conteneva delle affermazioni gratuite e offensive e senza prove (del tipo “XY è un pedofilo”, per intenderci), lesive della reputazione di Lucia Musti. Lo sai tu? No. Lo so io? Nemmeno.

        Dunque che si fa? Niente: si prende atto che c’è una sentenza e che, fino a prova contraria (ma quella prova va prodotta), quella sentenza è corretta e va rispettata. E quindi il libro meritava di essere censurato.

        Però, ripeto, questo è solo un caso particolare sul quale non mi sembra valga la pena continuare a discutere.

        Ciò che mi preme è arrivare a concludere che è sbagliata la tua tesi secondo la quale nessun libro, mai, dovrebbe essere censurato.

        Tu hai scritto (cito):
        “Ma pubblicare un libro può mai significare promulgare idee di qualsiasi tipo? No, assolutamente no, per quanto mi riguarda.”
        “…non credo proprio che una mente razionale possa farsi influenzare da una lettura.”
        Sulla base di questa convinzione, rifiuti la censura sempre e comunque.

        Ma questa convinzione è palesemente sbagliata. Molti libri (non tutti, ma molti sì) servono proprio per promulgare delle idee. E sì, certo: una mente razionale si fa influenzare dalla lettura di un libro. Che diamine! Io mi ritengo razionale e posso elencare decine di libri che mi hanno influenzato. Non solo non c’è nulla di male, ma anzi è bene! Anche a questo servono molti libri: a influenzare le menti razionali. Proprio in questo sta la loro bellezza!

        Però non tutte le menti sono razionali. Sicché alcuni libri per costoro sono pericolosi, perché provocano danni. Un libro che sostenesse la tesi che “XY è un pedofilo” e lo facesse senza prove, ma solo sulla base di insinuazioni e sospetti, sarebbe innocuo per me: spazzatura. Perché io sono critico e razionale e, dopo aver letto, il libro, rimango dell’opinione che XY è una brava persona. Se tutti i lettori possedessero spirito critico e razionalità, XY non avrebbe nulla di cui preoccuparsi. Tuttavia, poiché c’è in giro un sacco di gente credulona che piglia per buone anche i complotti delle scie chimiche e dei vaccini pericolosi, allora la reputazione di XY è a rischio: questi sciocchi potrebbero anche pensare che lui sia davvero un pedofilo. Ergo, XY fa legittimamente censurare quel libro. Ergo, alcuni libri meritano di essere censurati.

        Come Volevasi Dimostrare. :-)

        • Daniele Imperi
          4 luglio 2014 alle 10:18 Rispondi

          Proprio perché non conosciamo quel libro non possiamo parlarne. Ma non si tratta di censura, per me, quando scrivi senza conoscere e senza prove certe.

          In ogni caso, c’è un articolo della Costituzione che dice che la stampa non può essere censurata: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

          Ma: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.”

          Nel post non mi riferisco a libri che a titolo gratuito insultano e calunniano persone – perché quello è reato – ma a censure ideologiche, cosa ben diversa.

        • Nani
          4 luglio 2014 alle 10:22 Rispondi

          “Tuttavia, poiché c’è in giro un sacco di gente credulona che piglia per buone anche i complotti […] dei vaccini pericolosi,”

          Oddio, mi sono sentita chiamare per nome… :DDDDD

  19. Daniele Imperi
    4 luglio 2014 alle 10:20 Rispondi

    Nani

    Eppure su quell’isola e’ pratica normale, accettata pure dalle madri di quelle bambine.

    Forse in Polinesia, l’ho saputo anche io.

  20. Marco Cagnotti
    4 luglio 2014 alle 10:24 Rispondi

    Il problema è che la censura ideologica e la censura per diffamazione non sono sempre facilmente distinguibili.

    Un libro può difendere una tesi ideologica facendo delle affermazioni sulle persone. Quelle affermazioni vengono considerate diffamatorie da un giudice che ne decreta la censura. E immediatamente qualcuno insinua che si tratti di censura ideologica.

    Insomma, la faccenda è delicata. Questa distinzione non compare con chiarezza nel tuo post. Per questo mi è parso opportuno entrare nel dettaglio, esemplificando, per dimostrare che la generalizzazione (nessuna censura, mai) è sbagliata.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 10:31 Rispondi

      Dipende, in molti casi, almeno nei 5 libri che ho citato, si capisce eccome.

      Nel mio post non compare la distinzione perché ho appunto parlato di quei 5 libri specifici. Non ho parlato delle calunnie, non era questo il tema del post.

      Ho scritto di libri che hanno creato polemiche sterili e ingiuste e di verità che si vogliono insabbiare ancora oggi dopo decenni. Questo tipo di censura va condannata per me, altrimenti, come ho detto, torniamo al Medioevo.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 10:36 Rispondi

      Inoltre, tu fai esempi di calunnie e basta, che esulano dal tema del post. Non parli della censura ideologica.

      L’esempio che continui a fare sul fatto che qualcuno potrebbe scrivere che io sia pedofilo – e a proposito sarebbe stato meglio scrivere XY anziché mettere il mio nome, ché non è simpatico leggere certe affermazioni anche a titolo di esempio :) – non sono calzanti, proprio perché per nulla attinenti con la censura di natura ideologica che viene ancora oggi operata su alcuni libri.

  21. Marco Cagnotti
    4 luglio 2014 alle 10:40 Rispondi

    Nemmeno tu parli esplicitamente di censura ideologica. Il tuo post è molto generale. Dalla sua lettura, a mio parere, non emerge con chiarezza la distinzione fra censura ideologica e censura da diffamazione. Che poi, come ho detto, la distinzione talvolta può essere difficile.

    Quanto poi al tuo nome, l’ho fatto solo perché, identificando un soggetto chiaro, nel caso specifico il mio interlocutore, l’immedesimazione è più immediata. Comunque, se ti urta, ti autorizzo a modificare tutti i miei commenti (visto che io non posso farlo) e ad anonimizzarli. O anche a usare il mio nome, se ti garba di più.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 10:44 Rispondi

      Libro per libro ne ho parlato della censura ideologica. Tutti quegli esempi sono di natura ideologica. Eccetto, lo concedo, Falce e carrello, che non è neanche censura per diffamazione, ma parlano di azione scorretta di marketing.

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 10:44 Rispondi

      No, non metto il tuo nome, non è giusto :)
      Metto però delle sigle a caso.

  22. Marco Cagnotti
    4 luglio 2014 alle 10:46 Rispondi

    Però hai citato anche il libro di Luther Blissett, pur senza descriverlo nel dettaglio. E lì siamo sul confine fra la censura ideologica e la diffamazione.

    Comunque per me la correzione dei miei commenti va bene. Procedi pure.

  23. LiveALive
    4 luglio 2014 alle 10:49 Rispondi

    Nani
    Comunque, per il solo fatto che esistesse, non vuol dire che chi la subisse poi non ne soffrisse.

    Certo che soffrivano lo stesso: Caligola era diventato così a causa dello zio., …ho sempre voglia di scrivere qualcosa su Caligola.

  24. Daniele Imperi
    4 luglio 2014 alle 10:53 Rispondi

    Marco Cagnotti

    Però hai citato anche il libro di Luther Blissett, pur senza descriverlo nel dettaglio. E lì siamo sul confine fra la censura ideologica e la diffamazione.

    Comunque per me la correzione dei miei commenti va bene. Procedi pure.

    Sì, l’ho citato solo per informazione, senza scendere nel dettaglio, perché a me non piace quella fondazione per vari motivi.

    Ho corretto i commenti, apportando una censura su un post contro la censura :D

    • LiveALive
      4 luglio 2014 alle 12:38 Rispondi

      Per caso hai scritto un post su Luther Blisset, o su Wu Ming? Sarebbe interessante, perché è roba controversa. Da un lato, l’atteggiamento un poco anarchico non mi piace, così come la vuotezza di certe idee anche letterarie.
      dall’altro, apprezzo sia il rendere molti libri disponibili gratuitamente (questo lo fanno i wu Ming), sia l’idea dell’opera collettiva.
      Ti spiace se argomento un poco? Magari ti fornisco qualche spunto:
      1- opere gratuite
      1. Perché il David di Michelangelo è inestimabile mentre i libri se vendono tranquillamente? Perché nelle belle arti (pittura, scultura, architettura) l’idea è inseparabile dalla sua manifestazione fisica, e proprio perché è arte fisica è anche esistente indipendentemente dal fruitore. Inoltre, non è riproducibile: anche se creo copie del David, ciò che vale non è l’oggetto in sé, ma il tocco fisico di Michelangelo. Opere come musica e scrittura invece sono pura idea, ma separata dalla manifestazione. Così, se l’idea del libro è inestimabile, non lo è la carta su cui si presenta. Il marmo del David è inestimabile perché è l’unico toccato da Michelangelo; il libro invece, è sempre uguale, e anzi, ha bisogno di essere riprodotto proprio affinché esista.
      2. Il David è inestimabile, non lo è il servizio del museo, e quindi lo pago, così come pago una orchestra per suonare. Ma la letteratura ha una particolarità: eè l’unica idea pura che si manifesta tramite segni. La musica ha sempre bisogno, anche in cd, di qualcuno che suona per manifestarsi. Il segno no, basta farlo esistere una volta e lì rimane. Chiaramente fino oggi c’era bisogno di qualcuno che stampasse il segno, ma ora, col digitale, abbiamo la possibilità di creare pura idea, senza manifestazione fisica. Ora su internet è possibile riprodurre qualsiasi libro con un taglia-incolla. Detto questo, è ancora giusto pagare prezzi folli i testi classici? Capisco quando l’autore è vivente (paghiamogli il lavoro), e capisco i lavori critici e correzione/impaginazione, ma si può pagare 10 euro una edizione virtuale dei promessi sposi? Mah
      3. Comunque la letteratura come pura idea non danneggerà il mercato cartaceo, ma anzi finalmente faranno delle cose serie! Anche se il formato digitale è logicamente superiore, noi siamo esseri irrazionali e fisici, e l’oggetto fisico ci piace: tutti riconoscono che tra 10 euro di digitale e 13 di cartaceo conviene il cartaceo. Ma se il digitale diventa il mercato principale, allora chi vorrà spendere dì più finalmente potrà avere libri seri: copertine in pelle, rifiniture in oro, pagine plastificate e non di velina, le illustrazioni di Doré… Io ce li ho libri così, ma costano anche 250 euro. Forse, se la smettono di fare libri economici con le pagine che si staccano, si troveranno libri di qualità senza spendere duecento bigliettoni.

      2- opere collettive
      1. Siamo molto gelosi delle nostre opere, vogliamo esprimere le nostre idee e nessuno deve toccarle. È normale avere io mito del singolo genio… Però nella scienza, dopo Einstein, nessuno fa strada da solo. Perché l’arte dovrebbe essere diversa? Forse, rinunciando all’espressione del singolo in favore del lavoro collettivo otterremmo risultati più grandi?
      2. Pensiamo all’iliade. Non è lavoro del singolo uomo, ma di generazioni di poeti. Non è forse questo che la rende così grande? Ma non hanno solo creato insieme, ma hanno anche revisionato di epoca in epoca, aggiornando il gusto. In epoca romana era comune che chi copiasse i libri modificasse cose in base al suo gusto, cosa che è continuata con gli amanuensi medievali. Non a caso noi, per assurdo, non sappiamo esattamente cosa abbia scritto dante, visto che esistono varie versioni della commedia. E Shakespeare? Nessuno dei first folio è identico all’altro, chissà qual è quello più fedele! Però ora la cose sono cambiate e consideriamo certi classici intoccabili. Ma il nostro gusto continua a cambiare. Se Manzoni fosse stato qui oggi, scriverebbe “quel ramo del lago di como…”? Io non credo. Noi non sentiamo più il testo come lui voleva si sentisse. Perché allora, di epoca in epoca, non aggiornare l’opera, cambiarne lo stile, magari rivederne anche il contenuto, come fanno di continuo in musica con cover e variazioni?

  25. Attilio Nania
    4 luglio 2014 alle 12:47 Rispondi

    Ciao Daniele, ti consiglio di disattivare i commenti a questo post perché la gente sta dicendo delle cose assurde.

    Le parole sono innocue… non sono innocue…scrivere di pedofilia e nazismo è giusto… no, non è giusto…

    Ma insomma, possibile che nessuno capisca? Il BENE e il MALE non esistono, così come non esistono GIUSTO e SBAGLIATO. Non esistono, chiaro?

    Nel tuo post dici che la censura è sbagliata perché bisogna poter leggere anche ciò che è male.
    Ma perché, che cosa è il male?
    Non esiste in natura una regola che dice che questo è giusto e quello è sbagliato. Non esiste. Non c’è nessun motivo per dire che i cosiddetti diritti umani siano giusti, mentre che il nazismo e la pedofilia siano sbagliati.
    Per questo la censura è sbagliata in toto. Non perché anche ciò che è male deve essere letto, ma perché niente è male e nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare un’opera. L’unico che può dare giudizi è Dio, per chi ci crede. Ma anche Lui, i giudizi li dà nell’altro mondo, non certo qui.

    • LiveALive
      4 luglio 2014 alle 13:21 Rispondi

      Infatti personalmente la penso come te, però bisogna anche stare attenti al relativismo più totale. È vero che è una posizione che, partendo da Nietzsche, ha dominato quasi tutto il 900, ma ora stiamo provando anche a “ricostruire” la nostra visione del mondo. Un buon esempio è Maurizio Ferraris: non sono un filosofo, però credo sia possibile partire dalla sua documentalitá per creare anche una visione relativa alla morale. Se prendiamo la costituzione come un documento sociale, potremmo dire, per esempio, che anche se la pedofilia non è un male ontologico di sicuro è un male sociale, cioè il male inteso come la definizione che ne dà la società di riferimento (cosa che comunque non nega in toto il relativismo, anzi). Però, ripeto, non ho mai studiato davvero filosofia, sono solo cose che penso ogni tanto…

    • Daniele Imperi
      4 luglio 2014 alle 13:25 Rispondi

      Non disattivo i commenti, ma non mi interessa sapere cosa sia bene o cosa male. Io ho parlato di quei 5 libri, punto. E non è giusto che vengano censurati o ostacolati.

  26. Nani
    4 luglio 2014 alle 17:47 Rispondi

    Evvabbe’, Attilio, se fai cosi’ io mi arrendo! :D

    Pero’, se devo confessarlo, preferisco vivere in un mondo in cui c’e’ censura con un tentativo di mettere ordine tra giusto e sbagliato piuttosto che in un mondo senza censura che si regge sulla legge del piu’ forte. Alla fine c’e’ sempre uno piu’ forte di te che ti schiaccia. E tu devi subire perche’ non c’e’ male ne’ bene, ne’ giusto ne’ sbagliato. Era Sade che lo diceva, o cosa molto simile, vero?

  27. franco zoccheddu
    5 luglio 2014 alle 15:25 Rispondi

    Il relativismo ideologico, culturale, è un fatto assolutamente interessante. Ogni cosa va contestualizzata. Purtroppo è qui che “casca l’asino”: non c’è maggior assolutezza ideologica di chi sostiene l’assolutezza del relativismo ideologico.
    Personalmente, mi limito a giudicare di situazione in situazione.
    Termino (anche perchè sospetto di non avere nulla di veramente importante da dirvi) con una affermazione mia, assolutamente mia e non assoluta, che sono pronto a rimangiarmi quando volete:
    gentile Attilio, io credo che il male esista. Ma sono talmente limitato e incapace di esaminare la complessità del mondo che, ti dico con tutto il cuore, sono ben contento che esista chi non la pensa come me.
    La cultura, la conoscenza, emergono dalla pluralità di giudizi, di affermazioni. Non sono d’accordo con te, ma ti ringrazio perchè anche ciò che tu pensi è uno stimolo al mio ragionamento.

    • Grazia Gironella
      5 luglio 2014 alle 19:23 Rispondi

      Mi riconosco abbastanza in questa risposta. Credo che ognuno di noi abbia una percezione istintiva abbastanza chiara di cosa è “male” in base al proprio sviluppo come individuo, condizionato da tutto ciò che si vuole; quello che ritiene sia “male” è un’elaborazione razionale successiva, non necessariamente più valida né più libera, perché non sta scritto in nessun posto che la ragione veda più in là dell’intuito. E’ comunque la consapevolezza a rendere un gesto morale o immorale. Perciò credo che da un lato ognuno dovrebbe dare spazio alla propria sensibilità per capire cosa trova inaccettabile a livello personale, dall’altro è necessario che qualcuno nella società si prenda la briga di moderare gli eccessi partendo dalle idee riconosciute nel periodo e nel contesto in cui vive. Il risultato sarà spesso opinaabile, ma non per questo inutile. Io la vedo così. Interessante però questo dibattito. Mi è piaciuto molto.

    • Daniele Imperi
      7 luglio 2014 alle 07:55 Rispondi

      Bravo, ogni cosa va contestualizzata. La storia va giudicata con gli occhi di ieri, non di oggi.

      E anche io sono d’accordo che il male esista.

  28. silvio pezza
    5 luglio 2014 alle 19:54 Rispondi

    Come argomento attinente a quanto discusso, suggerisco e consiglio vivamente la lettura del seguente testo di Antonio Armano : MALEDIZIONI. Processi, sequestri e censure a scrittori e editori in Italia dal dopoguerra a oggi, anzi domani.
    (Nino Aragno Editore)

    • Daniele Imperi
      7 luglio 2014 alle 07:56 Rispondi

      Ciao Silvio, grazie della segnalazione e benvenuto nel blog.
      Il libro sembra interessante.

  29. virginia
    7 luglio 2014 alle 04:39 Rispondi

    Mi unisco al
    onsiglio di silvio. Maledizioni è stupendo. Ed è stato recentemente ripubblicato da rizzoli.

    silvio pezza
    Come argomento attinente a quanto discusso, suggerisco e consiglio vivamente la lettura del seguente testo di Antonio Armano : MALEDIZIONI. Processi, sequestri e censure a scrittori e editori in Italia dal dopoguerra a oggi, anzi domani.
    (Nino Aragno Editore)

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